La Polizia Partigiana e il caso del 1° Gruppo Divisioni Alpine
Tommaso Murino
In alto: Ausiliari delle Polizia Partigiana a bordo di una FIAT 1100 L a Milano nell'immediato dopoguerra (Foto da Autocapital, 1989)
Breve storia della Polizia Partigiana
Con l’avanzare della guerra partigiana e la creazione di zone controllate dalle forze della Resistenza aggregate al Corpo Volontari della Libertà (CVL), ma anche per il pericolo crescente di infiltrazioni da parte di spie e sabotatori nemici, si creò la necessità, tra i vari comandi regionali o locali e nelle unità da essi dipendenti, di costituire organi di polizia “partigiana”. (1)
La creazione di questi reparti varia nel tempo in base alla formazione e alla regione, come muta anche la denominazione e la struttura organizzativa delle varie “polizie partigiane”. Prendendo come esempio il caso della Repubblica d’Ossola (9 settembre-23 ottobre 1944) (2), venne creato il “Corpo Volontario della Guardia Nazionale” (3), al comando del colonnello Attilio Moneta di Malesco composto per lo più da volontari che andavano a svolgere i compiti delle vecchie istituzioni di polizia come la Milizia forestale, la R. Guardia di Finanza (denominata sotto la RSI come Guardia di Finanza Repubblicana) e i Carabinieri. Questa Guardia Nazionale però non ebbe molta fortuna a causa dei vari contrasti con organi di polizia già presenti nelle formazioni della zona (4), tanto che la Giunta Provvisoria di Domodossola si trovò spesso a mediare, ideando anche un piano di unificazione dei servizi di polizia (5), mai realizzato a causa degli eventi bellici che portarono alla riconquista della Zona Libera da parte delle forze dell'Asse.
Più comunemente invece i ruoli di polizia vennero assegnati a ex membri dei corpi di polizia tradizionali quali i Carabinieri, la Guardia di Finanza (6) e gli agenti del Corpo degli agenti di Pubblica Sicurezza (sotto la RSI ridenominato come Corpo di Polizia Repubblicana). I Carabinieri, in particolare, svolsero un ruolo molto attivo nella Resistenza (7), sia tramite la fornitura sottobanco di materiali e altre attività di supporto alle formazioni, sia andando a formare veri e propri reparti inseriti all’interno delle unità partigiane con compiti, oltre che combattenti, di polizia civile e militare, utilizzando anche le caserme e le stazioni presenti nelle zone liberate. Come esempi di questi reparti, per citarne solo alcuni, abbiamo: la “Compagnia Carabinieri Patrioti” al comando del maresciallo Tarcisio Ballarini e inserita nella I Divisione D’Assalto Garibaldi operante in Valsesia (8), di cui 8 membri furono tra le vittime dell’Eccidio di Alagna del 14 luglio 1944, la banda “Carabinieri Patrioti Gerolamo” del maggiore Ettore Giovannini (9) attiva nel Milanese e la banda “Barba” o “Brigata Carabinieri Patrioti” schierata nel Bergamasco al comando del maggiore Giovanni Rusconi (10). Degna di nota anche la “Compagnia Carabinieri” del tenente Fausto Cossu, che fu la base per la creazione della Divisione “Giustizia e Libertà”, poi “Piacenza”, (11), comandata proprio da quest’ultimo ufficiale nel Piacentino. Altre unità composte da carabinieri figurano anche in Veneto, come quella comandata dal tenente Luigi Giarnieri, uno dei martiri del rastrellamento del Grappa (12). Non di minor importanza furono anche le reti clandestine come quella della Stazione di Fiesole (13), il Fronte Clandestino del generale Filippo Caruso (14) a Roma o quella del maggiore Pasquale Infelisi nel Maceratese (15).
Tornando più generalmente ai nuclei di Polizia Partigiana, essi svolgevano compiti tra i più disparati, in particolare il controllo dell’ordine pubblico nelle zone occupate dalle formazioni partigiane, la difesa da abusi sulla popolazione (16) e in generale il mantenimento della disciplina, anche tra patrioti stessi, punendo chi si macchiava di crimini come la borsa nera, il furto o lo stupro (17). Inoltre furono addetti anche alla sorveglianza di prigionieri di guerra e di eventuali elementi sospetti come spie e delatori vari. I membri di queste unità poliziesche potevano anche non essere appartenenti alle Forze dell’Ordine, infatti, a volte, anche per eventuali mancanze di membri di quest’ ultime (18), vennero inseriti elementi, spesso volontari, più o meno scelti in base ad affidabilità, onestà e fedeltà, creando però occasionalmente delle situazioni problematiche (19) (20). Con l’insurrezione la Polizia Partigiana, agli ordini di nuovi prefetti e questori eletti dai Comitati di Liberazione Nazionali (CLN) locali, continuò a operare (21), garantendo la sicurezza dell’ordine pubblico, ma anche svolgendo compiti rischiosi come l’eliminazione dei franchi tiratori (22). Con l’arrivo nelle città liberate delle autorità alleate e del governo regio (23), oltre che la fine delle ostilità, la polizia partigiana rimase in servizio in vari luoghi, con autorizzazione del Governo Parri, come “Polizia Ausiliaria" (24) e man mano si cercò di integrare essa al Corpo degli agenti di Pubblica Sicurezza, compito a cui si dedicò in particolare il Ministro dell’Interno socialista Giuseppe Romita (25). Con la proclamazione della Repubblica Italiana nel giugno 1946 e la presidenza del Consiglio dei Ministri affidata al democristiano Alcide de Gasperi (26) nell'estate del 1946, si iniziò a fare un passo indietro per quanto riguardava gli ex partigiani in servizio nella Pubblica Sicurezza. Molti di essi, infatti, furono man mano epurati, di ciò se ne occupò in particolare il Ministro dell’Interno Mario Scelba (27), con motivazioni come “scarsa professionalità”, inabilità fisica o raggiungimento dei limiti d’età, mentre altri furono invogliati ad abbandonare la polizia tramite trasferimenti in zone impervie come le isole (28). La motivazione di questa scelta va sicuramente inserita nel contesto politico che si stava andando a creare in quel periodo, ovvero quello della Guerra Fredda e, dunque, della paura di doppiogiochismo o di eventuali tentativi sovversivi da parte di personale vicino a ideali di sinistra, in particolare i comunisti (29), come erano considerati molti poliziotti ex partigiani. Vennero inoltre reintegrati nei ranghi della Pubblica Sicurezza alcuni agenti e funzionari precedentemente epurati sotto il Governo Parri per legami col vecchio regime fascista e questo non fece altro che aumentare l’instabilità e i conflitti con gli ex resistenti fino al punto di creare situazioni di protesta, anche violente (30). Al dicembre del 1948 i poliziotti ex partigiani erano ben 4.475 (31).
In alto/ a sinistra: Estate 1944, gruppo di partigiani e carabinieri a Usseglio, nelle valli di Lanzo (Foto da Centro di documentazione di storia contemporanea e della resistenza nelle Valli di Lanzo Nicola Grosa)
In basso/a destra: Agenti del Battaglione di Polizia Partigiana di Brescia in servizio di pattuglia presso corso Magenta nell'ottobre 1945 (Foto per gentile connessione di Maurizio Marinelli)
Il caso del 1° Gruppo Divisioni Alpine
Per quanto riguarda la polizia partigiana operante nelle unità del 1° Gruppo Divisioni Alpine del maggiore Enrico Martini “Mauri” (32), una sua prima organizzazione, o meglio un embrione di essa, fu costituita già dai tempi dell’arrivo di Mauri e della sua banda in Val Casotto (33) tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio del 1944. Venne infatti affidato al vice-brigadiere dei Carabinieri Reali Lodovico Cesare Baricalla (34), nome di battaglia “Franco di Valcasotto", il ruolo di capo della polizia (35) e il comando di un nucleo di carabinieri (36); oltre ai ruoli di polizia, Baricalla e i suoi si occupavano anche del controspionaggio all’interno del Servizio Informazioni delle formazioni di Mauri (37). A causa dei rastrellamenti avvenuti nella seconda metà di marzo da parte dei tedeschi (38), questa organizzazione venne sciolta e ricostituita solo nell’estate, dopo che Mauri si era ormai spostato nella zona delle Langhe dove stava riorganizzando le sue forze, andate praticamente allo sbando dopo i rastrellamenti sopra citati.
Nel luglio del 1944 venne emanato da Mauri un bando (39) riguardante la disciplina che doveva essere seguita dai patrioti e, più in generale, si incentrava sulla gestione dell’ordine pubblico nelle zone sotto l’amministrazione delle sue unità, che verso la fine del mese vennero riorganizzate nel raggruppamento che prese il nome di “1° Gruppo Divisioni Alpine” (40). L’erogazione della giustizia era affidata ai comandanti di reparto, che dopo aver sentito i capi di accusa e difesa, agivano sulla base del Codice Penale di Guerra (41) e , più tardi, vennero organizzati tribunali permanenti su base divisionale (42).
In agosto Mauri affidò l’incarico di organizzare la polizia all’interno del 1° GDA al maresciallo dei Carabinieri Giorgio Terreno (43) utilizzando personale già appartenente a corpi di polizia quali i Carabinieri, la Guardia di Finanza e gli agenti di Pubblica Sicurezza. All’interno della polizia del 1°GDA vennero poi ammessi, come visto in precedenza per altre formazioni, anche elementi non appartenenti alle Forze dell’Ordine (44) ma comunque considerati affidabili (45). Venne comunque prediletto l’uso di personale dei Carabinieri per via della buona reputazione che essi avevano presso la popolazione civile, l’apoliticità (46) e le abilità di cui già disponevano riguardo la burocrazia poliziesca (47). All’inizio dell’ottobre del 1944 venne emanata una circolare (48) che informava sulla creazione di un Comando di Polizia, posto al di sopra dei comandi divisionali o di distaccamento, con i compiti di “controllo dell’attività singola e collettiva delle formazioni partigiane, coordinamento delle azioni di reciprocità morali nei confronti dei singoli patrioti con la popolazione civile, tutela dell’ordine pubblico nella collettività borghese e tutela delle moralità di ogni singolo civile”. Venne inoltre disposto nelle prime righe del documento che i membri della polizia fossero muniti di tesserino di riconoscimento. Più avanti furono elencati i tipi di operazioni svolte dalla polizia, divisa in polizia civile che svolgeva operazioni quali “ricerca, fermo ed arresto di spie o di persone comunque sospette, interrogatori, proposte o denunce varie di individui fermati da agenti di Polizia e da partigiani, denunce delle attività di qualsiasi carattere esplicate a danno delle formazioni partigiane, tutela della popolazione civile per la repressione dei reati comuni” e in polizia militare che svolgeva compiti quali “controllo dell’azione politica e militare dei Patrioti, eliminazione di abusi nelle perquisizioni, requisizioni e fermi, abolizione e denuncia del furto e del sequestro illegale, repressione di ogni violenza ed atto che leda l’onore, il buon costume e l’ideale del Patriota”. Oltre alla polizia civile e militare, pare che già dall’estate fosse presente anche un servizio di polizia annonaria agli ordini dell’Ufficio Affari Civili, che aveva a capo il sottotenente Basso Sciarretta “Walter” (49), con le funzioni di controllo delle “[...] quantità prodotte, quelle da consegnare all’ammasso e la conseguente distribuzione alle formazioni partigiane e alla popolazione civile” (50).
Nello stesso periodo della circolare avvenne anche una delle più importanti operazioni svolte dal 1° Gruppo Divisioni Alpine, ovvero l’occupazione della città di Alba (51), che divenne in pratica la capitale della zona liberata, con tanto di organizzazione di vari servizi, fra i quali quello della Polizia, affidato da Mauri al carabiniere Maggiorino Colombaro (52), nome di battaglia “Tenente Marino”, usando come basi le stazioni dei CC.RR. locali (53). Pare inoltre che in questo periodo vennero distribuiti ai poliziotti partigiani dei bracciali con la dicitura “POLIZIA” (54).
Nel gennaio del 1945, con la prospettiva dell’insurrezione che sarebbe avvenuta solo pochi mesi dopo, Mauri diramò un’ennesima circolare (55), questa volta riguardante la riorganizzazione degli organici del 1° Gruppo Divisioni Alpine. In essa fu anche trattato l’argomento della polizia partigiana, la sua struttura e i suoi compiti.
Vennero disposti “nuclei di polizia”, sottoposti a doppia dipendenza, per quelli di polizia civile la subordinazione era al Comando del Corpo di Polizia, posto presso il Comando di Mauri, per quanto riguarda invece la polizia militare essa dipendeva direttamente dal Comando di Divisione (56) mentre la polizia contabile rimaneva a disposizone dell’Ufficio Affari Civili (57). I nuclei, inoltre, che contavano circa 5-10 uomini ciascuno (58), erano divisi in fissi e mobili: i primi volti alla custodia di detenuti e prigionieri di guerra, mentre i secondi incaricati della soppressione della delinquenza e dello spionaggio. Più avanti nella circolare vennero anche esplicitati compiti particolari della polizia militare come la rappresaglia contro elementi fascisti, le operazioni di requisizione e il controspionaggio (59). A seguito della circolare fu anche formalizzato il sistema di erogazione della giustizia basato su tribunali divisionali e, per i casi eccezionali, sul tribunale del Comando del 1°GDA (60), presieduto dall’ammiraglio di Squadra Alberto Marenco di Moriondo “Sismondi” (61).
Al suo massimo sviluppo la Polizia del 1° Gruppo Divisioni Alpine andò a contare oltre un centinaio di individui (62) che vennero, all’Insurrezione, ripartiti in stazioni sul modello di dell’Arma dei Carabinieri (63).
A sinistra/In alto: Struttura della polizia del 1° Gruppo Divisioni Alpine seconda la circolare del gennaio 1945 (Schema tratto da Maurizio Stefanini, Struttura e organizzazione del Primo Gruppo Divisioni Alpine, op. cit.)
A destra/In basso: 26 febbraio 1944 Val Casotto, funerali dei quattro partigiani caduti negli scontri con i tedeschi nella zona, si notano tra il picchetto alcuni Carabinieri. I quattro caduti erano Rinaldo Alberto, Sergio Sabatini, Giorgio Carrara e il francese Luigi detto "Doirè" (Foto da Rivista AUTONOMI Quaderno n.4 Diario Storico e Albo d'Oro della "Val Casotto a cura di Renzo Amedeo 1979)
Conclusioni
L’argomento della Polizia Partigiana è sicuramente molto spinoso da trattare e, quando lo si è fatto, ci si è voluti più che altro soffermare sul suo “periodo finale”, ovvero dell’Insurrezione e il primo dopoguerra, oltre che su eventuali episodi controversi, a cui si sono dedicati in particolare in chiave polemica alcuni autori di forte impronta revisionista.
Ciononostante l’argomento offre buoni spunti di riflessione riguardo l’organizzazione molto variegata delle formazioni partigiane e su come esse dovettero affrontare problematiche quali la gestione dell’ordine, pubblico e non, in una guerra clandestina. In particolare nel caso della polizia nelle formazioni autonome di Mauri, analizzate nella seconda parte, si nota la forte impronta militare della sua organizzazione, affidata per lo più a membri dell’Arma dei Carabinieri.
Si spera che col seguente articolo venga stimolato l’interesse per questo argomento davvero poco trattato, inoltre si consiglia fortemente la lettura di alcuni volumi presenti in bibliografia, in particolare quello di Tullio Omezzoli “Giustizia partigiana nell’Italia Occupata”, che offre ottimi spunti di riflessione sull’argomento non solo della polizia partigiana e su come essa fosse concepita nelle varie formazioni, ma anche della concezione di giustizia nel periodo della Guerra Civile.
Un ringraziamento finale va a Daniele Notaro, Teodoro Rizzi e Maurizio Marinelli per aver fornito alcune fonti e materiale vario per l’articolo.
A sinistra/In alto: Segnalazione di collaborazionismo tra Carabinieri e Partigiani da parte del colonnello Merico Zuccari, comandante della Legione "Tagliamento" della GNR (Fonte Archivio di Stato a Vercelli, fondo del gabinetto riservato alla Prefettura repubblicana [serie 1, 1927-1945], si ringrazia Teodoro Rizzi)
A destra/In basso: Finanzieri fotografati durante l'insurrezione di Milano (Foto tratta da Pierpaolo Meccariello, Storia della guardia di finanza, Le Monnier, 2003)
Note
[1] Massimo Legnani, Politica e amministrazione nelle repubbliche partigiane, Istituto nazionale per la storia
del movimento di liberazione in Italia,1978 pp.45-46
[2] Per approfondire vedasi Giorgio Bocca, Una repubblica partigiana. La resistenza in Val d'Ossola, Milano, Il
Saggiatore, 1964.
[3] “Verbale seduta Giunta Provvisoria di Governo (G.P.G) del 14 settembre 1944” in Mario Giarda e Giulio
Maggia (a cura di), Il Governo dell'Ossola, Istituto storico della Resistenza in Provincia di Novara e in
Valsesia, Novara, Grafica Novarese, 1974.
[4] “82- Lettera della G.P.G. alla Divisione Piave” in Ibidem
[5] “32 - Verbale seduta della G.P.G. 28 settembre 1944” in Ibidem
[6] Si ricorda per esempio la figura del generale Alfredo Malgeri, che partecipò all’insurrezione di Milano coi
suoi finanzieri, occupando la Prefettura e altri edifici chiave, vedasi il suo libro L'occupazione di Milano e
la liberazione, Editori Associati, Milano, 1947.
[7] Con l’armistizio i carabinieri rimasti al Nord, salvo per le zone direttamente controllate dai tedeschi, nel
dicembre del 1943 furono incorporati nella Guardia Nazionale Repubblicana, il nuovo corpo di gendarmeria
della RSI, anche se l’adesione non fu sempre semplice e spesso si verificarono lamentele da parte delle
autorità repubblicane riguardo il comportamento dei componenti dell’Arma, per approfondire vedasi Tullio
Omezzoli, Giustizia partigiana nell’Italia Occupata, LeChâteau, Aosta 2019 p. 21 e pp. 158-159.
[8] Vedasi l’articolo di Simona Giarusso I partigiani in Val Sesia contenuto in AA.VV. “Notiziario Storico
dell’Arma dei Carabinieri” Anno III (2018) Numero 6, Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri, Milano pp. 24-31
[9] Vedasi l’articolo di Andrea Galli, I Carabinieri di Gerolamo in AA.VV. “Notiziario Storico dell’Arma dei
Carabinieri” Anno I (2016) Numero 2, Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri,
Milano pp. 32-37
[10] In AA. VV. a Cura di Flavio Carbone Rassegna dell’Arma dei Carabinieri- I Carabinieri del 1945 La
Liberazione, Ministero della Difesa, Milano, 2025 p.127
[11] Vedasi l’articolo di Marco Riscaldi Cossu e Araldi, due carabinieri a capo della Resistenza sull’Appennino
Emiliano in “Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri” Anno x (2025) Numero 3, Ufficio Storico del
Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, Milano pp 4-17.
[12] Vedasi l’articolo di Giovanni Salierno Ero ribelle e questa è la mia fine in “Notiziario Storico dell’Arma
dei Carabinieri” Anno IV (2019) Numero 6,Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri, Milano pp. 27-33.
[13] Tristemente nota per i suoi 3 martiri, vedasi AA. VV. Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri- I Martiri
di Fiesole Anno IX (2024)- Speciale 80° Anniversario,Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri, Milano.
[14] In AA. VV. a Cura di Flavio Carbone Rassegna dell’Arma dei Carabinieri- I Carabinieri del 1944 Il Regno
d’Italia, Ministero della Difesa, Milano, 2024 pp. 39-49.
[15] Vedasi l’articolo di Giovanni Salierno Nessuno Aderì, Nessuno Giurò-il Maggiore Pasquale Infelisi,
Comandante del Gruppo di Macerata nel 75° Anniversario della sua uccisione in “Notiziario Storico
dell’Arma dei Carabinieri” Anno IV (2019) Numero 4,Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei
Carabinieri, Milano pp. 14-21.
[16] Un esempio è la circolare del 23 gennaio 1945 del Comando Militare Regionale Piemontese, contenuta in
Gianni Toscani, Con i partigiani in Val Bormida-Valle Uzzone-Valle Belbo- Langhe. Interviste documenti e
fotografie, Magema edizioni, 2007” p.226, dove si richiamava i comandi al combattere con gli organi di
polizia e giustizia il fenomeno del banditismo di ex partigiani datisi al furto e alla violenza, che potevano
nuocere alla figura dei patrioti e aumentare il possibile odio tra la popolazione
[17] Furono istituiti nelle varie formazioni sia prima che durante l’insurrezione dei tribunali volti ad emanare
sentenze per coloro, partigiani compresi, che si macchiarono di crimini. Vedasi per esempio la circolare del
Comando Militare Regionale Piemontese del 12 dicembre 1944 (Istoreto, Fondo Agostino Conti, b. B MAT
ac 2, fasc. a, consultabile su 70resistenza.it)
[18] Come nel caso del Canavese e Valli di Lanzo riportato in AA.VV., 25 aprile, Nuovi Arti Grafiche,Torino,
1984 p.116.
[19] Antonio Pietra, Guerriglia e Controguerriglia-un bilancio militare della resistenza 1943-1945, Gino
Rossato Editore, Valdagno, 1997 p. 173.
[20] Vedasi Tullio Omezzoli Giustizia partigiana nell’Italia Occupata, op. cit., in particolare
pp. 96-103 e pp. 156-163.
[21] Furono diramati ordini precisi su come essa doveva operare, un esempio si ha in questa circolare del 10
febbraio 1945 del Comando Militare Regionale Piemontese, dove vengono menzionati anche i Carabinieri
(Istoreto, Fondo Agostino Conti, b. B MAT ac 2, fasc. a consultabile su 70resistenza.it)
[22] Un esempio è la circolare del 28 aprile 1945 del Comando Piazza Torino del CVL,contenuta in Gianni
Toscani, Con i partigiani in Val Bormida-Valle Uzzone-Valle Belbo- Langhe. Interviste documenti e
fotografie” op. cit. p.267, dove si dispone la fucilazione immediata dei franchi tiratori
fascisti, per dare avviso alla popolazione.
[23] Nel dicembre 1944 si era insediato il governo Bonomi III ed in seguito alle dimissioni di quest’ultimo, nel
giugno del 1945 si insediò il governo dell’azionista Ferruccio Parri, succeduto poi da quello del
democristiano De Gasperi nel dicembre dello stesso anno.
[24] Un esempio fu il caso del Battaglione di Polizia Partigiana di Brescia, dotato addirittura di una propria
uniformi e fregi, vedasi per approfondire Maurizio Marinelli, Raffaele Piero Galli, Flavio della Libera, Il
Battaglione di Polizia Partigiana, la meglio gioventù bresciana 1945-1946, edito dall'Associazione
Nazionale della Polizia di Stato Sezione “Morello Alcamo e Domenico Prosperi”, Brescia, 2022.
[25] La cifra degli agenti reclutati è di 11.145 a cui vanno aggiunti circa 4.000 tra ufficiali, sottufficiali e graduati,
per un totale di circa 15.000, secondo lo stesso Romita e riportato in Romano Canosa, La polizia in Italia
dal 1945 ad oggi, Il Mulino, Bologna, 1976.
[26] Già in carica dal 10 dicembre 1945, de facto fu ultimo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia (De
Gasperi I) e primo della Repubblica Italiana (De Gasperi II-VIII)
[27] Che ricoprì la carica dal 2 febbraio 1947 al 16 luglio 1953.
[28] Di ciò parla lo stesso ministro nelle sue memorie Per l’Italia e per l’Europa, Roma, 1990.
[29] Intervista a Scelba di Federico Orlando del 1988, contenuta in Marco Rossi, Ribelli senza Congedo, Rivolte
partigiane dopo la Liberazione 1945-1947, Zero in condotta Edizioni, Milano, 2011 p.47.
[30] Vedasi il libro di Marco Rossi, Ribelli senza Congedo, Rivolte partigiane dopo la Liberazione 1945-1947,
op. cit. in particolare sulla situazione della Polizia pp. 45-49.
[31] Vedasi Raffaele Camposano C’erano una volta le Guardie. Dalla ricostruzione al boom economico in AA.
VV. “L’Italia 1945-1955 La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate-Congresso di studi storici
internazionali Roma 20-21 Novembre 2012-Atti del Congresso”, Ufficio Storico del Ministero della Difesa,
Roma 2014, in particolare pp. 285-288.
[32] La formazione, inquadrata nei ranghi delle Formazioni Autonome Militari (FAM), detti anche “gli azzurri”
dal fazzoletto indossato al collo, operò nel sud del Piemonte, in particolare nel Cuneense, e fu tra le più
numerose ed importanti della Resistenza, vedasi per approfondire i testi in bibliografia di M. Stefani, E.M.
Mauri, G. Toscani e M. Grandi e G. Perona.
[33] Maurizio Stefani, Struttura e Organizzazione del Primo Gruppo Divisioni Alpine, Edizioni
“AUTONOMI”,Torino,1986, p.40.
[34] Vedasi la sua scheda consultabile sul portale del partigianato piemontese su istoreto.it o sul portale online
“Partigiani d’Italia” a cura del MiC.
[35] Il ruolo in precedenza, dice Mauri stesso in Partigiani Penne Nere (op.cit in bibliografia), era ricoperto
assieme ad altri titoli dal carabiniere Alberto Gaglietto, aiutante del Colonnello Paolo Ceschi “Rossi”, a sua
volta incaricato dal Generale Giuseppe Perotti del comando partigiano della Val Casotto, poi passato a Mauri
a febbraio. Gaglietto stesso aveva dato già il 24 settembre precedente il comando della stazione dei
carabinieri della frazione di Borgna al vice brig. Baricalla, secondo quanto riportato da don Emidio Ferraris
in Valcasotto nella vita partigiana - settembre 1943 - aprile 1945 Tipografia Avagnina, Mondovì,1948”
[36] Enrico Martini Mauri, Partigiani Penne Nere Boves Val Maudagna Valcasotto Le Langhe, Milano,
Mondadori, 1968, p.37.
[37] Maurizio Stefani, Struttura e Organizzazione del Primo Gruppo Divisioni Alpine, op. cit., p.12-13, secondo la nota 17 dell’autore ciò proviene da testimonianze orali dei
partigiani: Renzo Amedeo, Giuseppe Anacar e Franco Geraci.
[38] I reparti erano per lo più tedeschi della 356. Infanterie Division (vedasi il libro di Leandro Sandri La 356.
Infanterie Division sul fronte italiano 1943-45, 2021, Milano) affiancati da reparti della RSI come la GNR e
due battaglioni di bersaglieri, secondo l’Atlante delle stragi naziste e fasciste in Italia e il Diario Mauri del
marzo 1944, contenuto nel libro di Marco Grandi La relazione sull’attività del Gruppo Divisioni Autonome
“Mauri” (settembre 1943-aprile 1945), editrice Ipotesi, Rapallo,1979.
[39] Nella Circolare del 10 ottobre 1944 sulla “Costituzione del Corpo di Polizia” si fa riferimento ad una
circolare del 4 luglio 1944, un bando invece datato 24 luglio 1944 elenca i reati e le punizioni previste per
essi, facendo riferimento anche, nell’articolo 11, al Codice Penale Militare di Guerra del Regio Esercito,
entrambe sono riportate nel volume a cura di Gianni Perona Formazioni autonome nella resistenza, Franco
Angeli Editore, 1996 a pp.384-385 e pp.361-163.
[40] L’8 Luglio del 1944 fu emanata una circolare che decretava la creazione del “Raggruppamento Langhe
Settentrionali” che aggiungeva ben 4 distaccamenti alle formazioni di Mauri, poco dopo tutte le unità furono
organizzate nel “1° Settore Cuneese e delle Langhe” composto da 4 settori e varie squadre e reparti sparsi, ed
infine da circolare del 22 luglio 1944 il Settore fu riorganizzato su 3 divisioni, 3 brigate e varie unità
dipendenti, cambiando poi nome poco tempo dopo. Vedasi AA.VV. a cura di Gianni Perona, Formazioni
autonome nella Resistenza, Documenti, op. cit. pp. 356-359.
[41] Secondo testimonianza di Renzo Amedeo a Maurizio Stefani contenuta in Struttura e Organizzazione del
Primo Gruppo Divisioni Alpine op. cit., p.41 nota 88.
[42] Mauri stesso parla nel periodo dell’occupazione di Alba (10 ottobre-2 novembre 1944) di tribunali
divisionali, vedasi Partigiani Penne Nere pp. 219-20.
[43] Scheda consultabile sul portale “Partigiani d’Italia”
[44] Come il poliziotto partigiano Prospero Viotto “Rino”, classe 1923 di Farigliano, la cui video intervista è
presente sul sito Metarchivi.
[45] Maurizio Stefani, Struttura e Organizzazione del Primo Gruppo Divisioni Alpine, op. cit., p.40
[46] Ibidem.
[47] vedasi il punto n.6 della Circolare sugli Organici delle formazioni del 6 gennaio 1945 in Formazioni
autonome nella resistenza, op. cit. pp. 403-412.
[48] Datata 10 ottobre 1944, riportata in Formazioni autonome nella resistenza, op. cit.pp. 384-385.
[49] Vedasi la sua scheda consultabile sul portale del partigianato piemontese su istoreto.it o sul portale online
“Partigiani d’Italia” a cura del MiC.
[50] Diana Carminati Marengo Gli esperimenti politico-amministrativi dell’estate ‘44 nella zona libera delle
Langhe in “Il Movimento di Liberazione in Italia”, n.86, 1967, pp. 10-11.
[51] Avvenuta il 10 ottobre 1944 e durata fino al 2 novembre, all’occupazione parteciparono oltre agli uomini di
Mauri anche elementi garibaldini e giellisti, vedasi Paolo Crippa e Daniele Notaro Alba, Città Contesa
1944-45, Collana Witness of War-Luca Cristini Editore, Zanica(BG), 2024. pp. 8-10.
[52]: Risulta decorato con Croce di Guerra sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 28 gennaio 1949 per il suo contributo alla lotta partigiana, la seguente motivazione: “Simulando infermità si asteneva per più di un anno di prestare servizio adoperandosi in favore del movimento clandestino di liberazione. Prendeva parte, come semplice gregario, a rischiose imprese, comportandosi da valoroso - Langhe (Cuneo) agosto 1944-aprile 1945”. Consultabile sul portale di ricerca online dell’Istituto del Nastro Azzurro, la scheda di riconoscimento partigiano invece è consultabile sul portale del partigianato piemontese su istoreto.it o sul portale online “Partigiani d’Italia” a cura del MiC
[53]: Mauri, Partigiani Penne Nere, op. cit., p.152.
[54]: Dal documento del 29.10.1944 “Sintesi situazione partigiana in Alba e dintorni (Annesso n.3 del comando RAP di Alba)”, contenuto in AA.VV. Missioni alleate e partigiani autonomi- Atti del convegno internazionale Torino 21-22 ottobre 1978, Edizioni L’Arciere, Cuneo, 1980 pp.588-592.
[55]: Datata 6 gennaio 1945, presente in Formazioni autonome nella resistenza, op. cit.pp. 403-412.
[56]: Vedasi per esempio il documento sulla costituzione della 15a Divisione Alpina del 31 Marzo 1945, contenuto in Gianni Toscani, Con i partigiani in Val Bormida-Valle Uzzone-Valle Belbo- Langhe. Interviste documenti e fotografie, op. cit. p.254, dove figura un nucleo di polizia militare per ogni brigata, dipendente dal comando di divisione
[57]: Maurizio Stefani, Struttura e Organizzazione del Primo Gruppo Divisioni Alpine, op. cit., p.41
[58]: Ibidem, nota 84 “Testimonianza di Franco Geraci all’autore”.
[59]: La requisizione e il controspionaggio erano materia particolare rispettivamente delle Intendenze e del Servizio Informazioni, ma la P.M. poteva adoperarsi a questi compiti per necessità, vedasi la circolare datata 6 gennaio 1945, in particolare i punti 3 b) e 15 a)-b), presente in Formazioni autonome nella resistenza, op. cit. pp. 403-412.
[60]: Stefani riferisce inoltre, sempre a p.41 del suo libro Struttura e Organizzazione del Primo Gruppo Divisioni Alpine, il Gruppo fu messo a dura prova agli inizi del 1945 a causa dell’infiltrazione massiccia di militi repubblicani dei Reparti Anti Partigiani ,muniti addirittura di fazzoletti azzurri e documenti falsi, ciò fece decretare la necessità di costituire tribunali partigiani non più solo a livello di Divisione, ma di Brigata.
[61]: Vedasi anche Tullio Omezzoli Giustizia partigiana nell’Italia Occupata, op. cit. pp. 82-84.
[62]: Prendendo come esempio il caso della 12a Divisione “Bra” erano attivi ben 20 carabinieri nella polizia divisionale, il numero sale a ben 60 dopo l’insurrezione e la liberazione della città omonima del 26 aprile 1945, ma non è reso noto il numero del personale non appartenente all’Arma, tratto da Renzo Amedeo, Storia partigiana della 12a Divisione Autonoma "Bra", Autonomi Editore, Torino, 1982 p.127 note 3 e 4
[63]: Maurizio Stefani, Struttura e Organizzazione del Primo Gruppo Divisioni Alpine, op. cit., p.41, in particolare la nota 87 “Testimonianza di Franco Geraci all’autore”.
Fonti
Bibliografia
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Sitografia
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- Banca dati del partigianato piemontese www.istoreto.it
- Portale “Partigiani d’Italia” partigianiditalia.cultura.gov.it
- Portale di ricerca dell’Istituto del Nastro Azzurro decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org
- 70resistenza.it
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