La Mitragliatrice Mod. 907 F Saint Etienne in Italia 1916-1945
Pierfranco Malfettani
Nel maggio del 1915, all’inizio delle ostilità contro gli Imperi Centrali, i reggimenti di fanteria italiana disponevano di una sola sezione mitragliatrici, su due armi, mentre le specialità di alpini e bersaglieri potevano contare su di una sezione per ogni battaglione; questo deficit di fuoco si manifestò in tutta la sua gravità già durante i primi scontri contro le truppe austriache, che invece erano ben fornite delle ottime armi Schwarzlose M.1907/12. Sia in difesa sia in attacco, infatti, la mitragliatrice si dimostrò indispensabile nell’offrire un congruo volume di fuoco alle fanterie impegnate in un’azione. (1) Dopo un anno di guerra il problema della scarsità di mitragliatrici non aveva ancora trovato una pronta soluzione, poiché le industrie nazionali non erano in grado, in quel momento, di produrre quantitativi sufficienti di tali armi a fronte di richieste che si stavano facendo particolarmente urgenti. Dai primi mesi del 1916 il Regio Esercito, per sopperire velocemente a tale carenza, si trovò obbligato a rivolgersi agli alleati: alla Gran Bretagna fu sollecitata la consegna degli ultimi lotti di Vickers Mod. 1911, peraltro già pagati, e si sondò il mercato statunitense per acquisire le armi Colt M1895, mentre alla Francia ci si rivolse per richiedere le mitragliatrici St. Etienne M.le.907 in calibro 8 x 50 R mm Lebel, arma che in patria aveva evidenziato vari difetti e che lo stesso esercito d’Oltralpe stava progressivamente ritirando dalle prime linee, in favore delle migliori Hotchkiss M.le 1914. Le trattative miranti ad aggiudicarsi numeri consistenti di tale arma presso l’alleato furono però complesse e problematiche, poiché l’Italia – pressata dall’urgenza - chiese la cessione della totalità delle St. Etienne giacenti nei depositi francesi, e di cui era nota la disponibilità; al termine di una riunione tra alti ufficiali francesi e italiani, tenutasi nella città di Chantilly nel marzo 1916, i nostri alleati d’Oltralpe concessero l’esportazione di soli 600 pezzi, di cui 200 da consegnare subito e gli altri 400 con scadenza di consegna in aprile, unitamente alla richiesta di un adeguato quantitativo di munizioni. Fu necessario perciò inviare in fretta un gruppo di ufficiali italiani per apprendere il funzionamento della nuova arma nella sede della Manufacture Nationale d’Armes de Saint Etienne, in vista della creazione di speciali reparti mitraglieri nazionali. Dieci giorni di corso intensivo – a fronte dei 21 di istruzione necessari ai militari francesi – dovettero bastare al manipolo di ufficiali per studiare ogni aspetto della mitragliatrice St. Etienne, con la incombente consapevolezza che il Comando Supremo italiano intendeva impiegare queste armi nella prossima controffensiva in Trentino, prevista entro il giugno del 1916. Il maggiore degli alpini Domenico Chiodo – futuro comandante del primo Riparto Mitraglieri 907 – significò al Comando Supremo che l’impiego al fronte di unità frettolosamente istruite avrebbe costituito un tragico spreco di uomini e mezzi; egli inoltre avanzò ai francesi la richiesta di poter allestire in territorio italiano un’officina specializzata nella riparazione delle armi, questione sulla quale gli alleati si dimostrarono irremovibili, ma che in seguito fu poi accettata, con la necessaria creazione di un deposito dotato di parti di rispetto e accessori, utilizzabile anche come sede di istruzione per i reparti e che fu individuata nella città di Torino, in virtù della relativa vicinanza al confine francese, della disponibilità di spazi idonei e di numeroso personale armaiolo specializzato. (2)
Fu così costituita la Scuola Mitraglieri di Torino per armi St. Etienne Mod.907 F (cioè francesi), al comando del già citato maggiore Chiodo, in cui si formarono nel tempo ben 544 Compagnie Mitragliatrici. (3) Essa fu inaugurata nel mese di maggio 1916, nei locali dell’ex Ospedale Militare di via Santa Croce n.6; ai militari furono assegnate le mostrine bianco-azzurre (per distinguerle da quelle delle Compagnie FIAT, che erano bianco-rosse e la cui scuola ebbe sede a Brescia) e gli speciali distintivi da giubba e da berretto. I tempi di consegna delle St. Etienne da parte della Francia non furono però rispettati, infatti le prime 200 armi giunsero solo a maggio, e tale ritardo riguardò naturalmente anche le munizioni, gli accessori e i basti per il trasporto someggiato; le successive 430 mitragliatrici consegnate, inoltre, erano dotate di munizioni su nastro di tela, anziché delle originarie lastrine rigide da 25 colpi. Nel maggio – giugno 1916 si riuscirono a costituire i primi Riparti Mitraglieri 907 F, mentre alla fine del 1916 si formarono quelli muniti di mitragliatrici Mod. 916 I (cioè italiane), un lotto di armi che furono ricalibrate per la munizione 6,5 × 52 mm Mannlicher-Carcano regolamentare italiana, soluzione dettata dalla lentezza delle forniture francesi e dalla urgente necessità di disporre di armi automatiche in grado di sparare un munizionamento largamente disponibile. Le St. Etienne così ricalibrate si rivelarono, com’è facilmente intuibile, una complicazione dispendiosa e poco efficiente e fu in seguito abbandonata. (4) Sul finire del mese di giugno 1916 i mitraglieri 907 F esordirono sulla fronte trentina per contrastare l’offensiva nemica, nota come Battaglia degli Altipiani. Nel maggio 1917 il Comando dei Riparti Mitraglieri 907 F di Torino fu trasformato in Deposito Scuola Mobilitato, sempre al comando del maggiore Chiodo; in seguito ai disastrosi fatti di Caporetto (ottobre – novembre 1917), i vertici del Regio Esercito considerarono purtroppo disciolte ben 104 Compagnie Mitraglieri 907 F e 916 I, oltre ad analoghi reparti armati con le FIAT Mod.14. (5). Nel novembre il Comando Supremo previde la costituzione di altri Riparti con 200 armi francesi, visto che, alla prova dei fatti le 907 F si comportavano meglio delle 916 I durante i tiri prolungati; le armi transalpine, infatti, riuscivano a sopportare il fuoco continuo senza perdere la tempra dell’acciaio delle canne, se queste venivano lasciate raffreddare lentamente, mentre gli inceppamenti, riscontrati maggiormente nelle 916 I, erano dovuti anche al fenomeno pericoloso dell’impiombatura dell’anima della canna, che si verificava dopo lo sparo continuato di circa 300 colpi in calibro 6,5 italiano. La St. Etienne, nonostante la fama di poca affidabilità, dimostrò di essere – se impiegata correttamente – un’arma robusta, che non richiedeva il macchinoso raffreddamento ad acqua (presente sulle FIAT Mod.14), che sparava proiettili di calibro indubbiamente efficace ed era anche ben accetta dal personale.
Durante il conflitto le 907 F furono impiegate anche in funzione controaerei, con lo scopo di integrare i tiri d’artiglieria sino alla quota d’azione efficace (circa 1.000 m.) e perciò schierate generalmente a protezione di obiettivi di piccole dimensioni, per colpire i quali gli aerei nemici erano obbligati a scendere a quote più basse. Nel febbraio 1918 il Comando Generale d’Artiglieria diramò agli organi dipendenti precise istruzioni sul tiro delle 907 F durante le azioni notturne, raccomandando l’uso di munizionamento a pallottole luminose, di cui esistevano delle scorte consistenti; dal luglio del medesimo anno le 907 F furono progressivamente relegate a compiti secondari, sia pure rimanendo “(…) comunque in linea fino al termine delle ostilità in virtù delle buone qualità balistiche del loro munizionamento, superiore al calibro 6,5 regolamentare italiano (…)”. (6) La St. Etienne fu installata anche sulle autoblindo Ansaldo Lancia 1Z, due per torretta, in ragione di 13 squadriglie (circa 100 vetture). In questo ruolo la 907 F non soddisfece pienamente per la complessità dell’insieme, la disposizione al frequente inceppamento e l’eccessivo ingombro del supporto dell’arma a bordo del veicolo; gli aspetti positivi, rispetto alle originarie FIAT Mod.14, erano rappresentati dal raffreddamento ad aria, anziché da quello ad acqua, dal buon brandeggio orizzontale (42°) indipendente da quello della torretta, dal maggiore brandeggio verticale, dal migliore campo di tiro posteriore; nonostante ciò nel 1923 si decise di montare nuovamente le originarie FIAT. (7) Al termine del conflitto i reparti mitraglieri dipendenti dal Comando Deposito avevano raggiunto la forza di 11 battaglioni, che furono rischierati successivamente in Emilia e Romagna (Piacenza, Ravenna e Budrio), Liguria (Genova, Busalla, e Sampierdarena) e Piemonte (Perosa, S. Francesco al Campo, Rivoli, Torino e Alpignano) a disposizione delle Autorità di Pubblica Sicurezza per esigenze di ordine pubblico. (8) Il numero totale di mitragliatrici St. Etienne acquistate in Francia durante la Grande Guerra fu valutato in circa 5.000 pezzi. (9)
In alto: Sezione mitraglieri della XV Legione DICAT – MACA di Firenze in addestramento nel 1938. (Coll. Malfettani)
Il periodo tra le due guerre mondiali
Nel dopoguerra ebbe inizio la seconda stagione di vita operativa per l’arma francese in Italia, una storia che si può certamente definire come la politica della coperta corta, una vicenda scandita da assegnazioni, cessioni di lotti di armi e scorte altalenanti. A partire dal 1924, dopo lo scioglimento di tutti i Battaglioni Mitraglieri, si dispose che le mitragliatrici Mod.907 F fossero destinate alla difesa controaerei del territorio (struttura denominata dapprima D.A.T., poi DI.C.A.T., Difesa Contro Aerei Territoriale, spettante a Esercito e Milizia), per il cui utilizzo si studiarono alcuni specifici accessori di puntamento. Nel periodo 1926-1928 le competenze in tema di difesa controaerei furono trasferite – non senza resistenze - dall’Esercito alla M.V.S.N. e le St. Etienne costituirono i materiali con i quali armare i reparti destinati alla difesa a bassa quota degli obiettivi, che furono suddivisi in quelli di interesse nazionale di 1° grado (in concorso con le artiglierie) e di 2° grado, affidati alle sole mitragliatrici. Il passaggio di competenze dalle Forze Armate alla M.V.S.N. per la difesa controaerei fu dettato:
a) dalla presenza capillare dei volontari della Milizia su tutto il territorio nazionale;
b) perché composta in maggioranza da elementi nati o residenti negli stessi luoghi da difendere e che disponevano del corredo al proprio domicilio;
c) perché le armi destinate alla difesa c.a. erano disponibili in tempi brevi, poiché custodite in località limitrofe agli obiettivi da difendere;
d) inoltre la Milizia era facilmente mobilitabile e impiegabile d’urgenza, più di qualunque altra Forza Armata. (10)
Nel luglio 1927 si stabilì ufficialmente di destinare alla DI.C.A.T. solamente le armi residuate di guerra (artiglierie) e le mitragliatrici St. Etienne, che lo Stato Maggiore quantificava in 3.100 pezzi e che, si precisava, erano in corso di adattamento per il tiro controaerei (11). Nel settembre 1928 il Ministero della Guerra dispose la definitiva cessione delle armi alla M.V.S.N., armi per le quali era ancora in atto una rigenerazione, e la consegna delle serie complete di accessori e parti di ricambio (una serie per ogni tre armi), dei nuovi congegni di puntamento, nonché dei supporti per il tiro, che erano ancora da definire ed allestire. Tra gli adattamenti al tiro contraerei era previsto il montaggio di due appigli, collegati alla culla dell’arma, detti spallacci, che adattandosi alle spalle del puntatore consentivano una più agevole manovra di inclinazione e direzione. Gli affusti controaerei per le 907 F furono di due tipi: quelli prodotti dalla ditta Gnutti di Lumezzane (Brescia) e quelli tipo Valente (treppiede per il tiro terrestre con una serie di parti aggiuntive); a novembre 1928 il munizionamento destinato a tale impiego era garantito in due giornate e mezza di tiro. Il 27 novembre 1928 l’allora capo di S.M. dell’Esercito, generale Gualtieri, presentava la sua Relazione sulla difesa contro aerea territoriale attiva, nella quale, come programma minimo, si prevedeva di organizzare a difesa i venti centri demografici militari ed industriali più importanti del territorio metropolitano, che – oltre che dalle artiglierie – dovevano essere difese dalle mitragliatrici St. Etienne, enumerate in circa 3.100 pezzi, per i quali era in corso l’adattamento al tiro controaereo e di cui era garantita una abbondante scorta di munizioni. In quell’anno la zona maggiormente difesa in Italia risultava essere quella del triangolo Genova-Sturla-Pontedecimo, con lo schieramento di 17 batterie d’artiglieria e 20 squadre di mitraglieri St. Etienne. (12) A metà degli anni ‘30 la disponibilità effettiva di armi 907 F per la DI.C.A.T. dovette variare in virtù della distribuzione di queste armi alla neonata Guardia alla Frontiera, oltre che diversi lotti già in dotazione alla R. Guardia di Finanza e ai Reali Carabinieri in Dodecaneso; in questo possedimento l’Arma disponeva – nel 1936 – di 18 St. Etienne, mentre altre 6 erano in carico alla M.V.S.N. dell’arcipelago. Nel 1937, un promemoria del generale Foschini, riguardante il potenziamento della difesa territoriale e della protezione antiaerea nazionale, lamentava che la sola mitragliatrice St. Etienne era assolutamente insufficiente a garantire una efficace protezione delle località metropolitane più importanti; nell’ottobre 1938 la DI.C.A.T. poteva contare sulle 4.700 armi 907 F, che era poi tutto ciò di cui si poteva disporre in attesa della attesa distribuzione delle nuove armi Breda da 20 e da 37 mm. (13) Con l’intervento dell’Italia nella guerra civile spagnola, il Corpo Truppe Volontarie schierato con la fazione nazionalista ricevette anche mille St. Etienne, armi che furono – in taluni casi - montate su autocarri leggeri per la difesa controaerei delle autocolonne e per difendere gli aeroporti. (14) All’8 maggio 1939 il Consiglio dell’Esercito ribadiva l’urgenza di sostituire le mitragliatrici di tipo oramai antiquato e insufficiente, comprese ovviamente le 4.700 St. Etienne (15); in questo mese, nel quadro della difesa del territorio nazionale, il Regio Esercito stabilì la costituzione di 108 Battaglioni Territoriali Mobili per la difesa costiera e di 97 Battaglioni Territoriali per la protezione delle comunicazioni e degli impianti, anch’essi dotati di una parte delle mitragliatrici francesi residuate. Una Situazione Munizioni datata 30 dicembre 1939 riportava la disponibilità dei colpi completi per l’arma, che era pari a 444.447.000 colpi (7,40 unfoc), situazione che, alla successiva data del 30 giugno 1940, per effetto di allestimenti e ripristini, avrebbe dovuto raggiungere la cifra di 519.292.000 (8,65 unfoc). Nel febbraio 1940, il sottocapo di S.M. per la difesa territoriale, generale Bergia, evidenziava come gli obiettivi considerati di 2° grado, che erano 297, potevano contare sulla difesa offerta dalle 4.206 modeste mitragliatrici St. Etienne presenti a quella data. Con la Circolare n.87, in data 25 aprile 1940, contenuta nel Foglio d’ordini della M.V.S.N., in vista delle operazioni contro la Gran Bretagna e la Francia, la Milizia Controaerei assunse la denominazione di Milizia Artiglieria Controaerei (M.A.C.A.), strutturata inizialmente su 22 Legioni, che nel corso del conflitto furono elevate a 28.
A sinistra/In alto: Sezione mitraglieri della Legione Regia Guardia di Finanza di Trieste durante gli anni ’20, munita di due armi FIAT Mod.14 e due Mod.907 F. (Coll. Malfettani)
A destra/In basso: Mitragliatrice St. Etienne in postazione lungo una strada sul fronte del Piave nel 1918. (Foto USSME)
La Seconda guerra mondiale
Allo scoppio della seconda guerra mondiale l’Italia, come abbiamo visto, affidava la difesa controaerei alle basse quote prevalentemente alle armi 907 F da 8 mm e alle batterie da 20 e 37 mm, il cui numero fu incrementato nel corso del conflitto. La St. Etienne, che pure disponeva di un munizionamento eccellente, anche tracciante, era comunque un’arma ormai obsoleta, lenta e complessa, insufficiente a contrastare le moderne forze aeree nemiche che, già dai primissimi giorni di guerra, effettuarono diverse incursioni sul territorio nazionale. Il 10 giugno 1940 la DI.C.A.T. disponeva globalmente di 4.064 mitragliatrici St. Etienne (16); nello stesso mese, per le necessità delle Coorti Territoriali Mobili addette alla difesa costiera, duecento esemplari di tali armi in servizio con la DI.C.A.T. furono nuovamente trasferite dalla Milizia all’Esercito. All’8 settembre 1940, l’entità di una unfoc per l’arma St. Etienne era calcolata in 2.000 colpi ordinari. Al 30 giugno 1941 le dotazioni ufficiali d’armamento della DI.C.A.T. comprendevano 3.603 St. Etienne; nello stesso anno ulteriori quantitativi di Mod. 907 F furono incamerate come bottino di guerra in Francia, Grecia e Jugoslavia ed utilizzate, oltre che dalla M.V.S.N. per la difesa controaerei territoriale, anche per quella delle installazioni portuali (Milizia Portuaria e Milizia Artiglieria Marittima – MILMART) e dalla Regia Aeronautica per la difesa degli aeroporti. Entro il maggio 1942 erano state dismesse dalle Forze Armate e versate nei magazzini della M.A.C.A. 1.400 mitragliatrici St. Etienne, sostituite in linea da armi di maggior calibro. Con il prolungarsi delle operazioni belliche, le esigenze dei reparti di seconda schiera e di difesa costiera e territoriale aumentarono notevolmente; per l’armamento di queste unità si fece ricorso, oltre che ad armi di varia provenienza, anche alla disponibilità delle 907 F residuate giacenti nei magazzini M.A.C.A.; fu così che numerosi enti e reparti militari fecero richiesta delle antiquate mitragliatrici per il loro utilizzo in chiave difensiva. Dalle carte d’archivio risulta, ad esempio, l’assegnazione di 10 St. Etienne alla Difesa Territoriale di Bolzano, 15 a quella di Sondrio, 4 al 352° Battaglione Costiero (nella zona di Vasto), altre per la scorta dei convogli ferroviari, altre ancora per la difesa di obiettivi militari in Sicilia, Calabria, Albania, Corsica, Slovenia e Dalmazia. Proprio il Comando Superiore FF.AA. Slovenia – Dalmazia (2a Armata) dispose, in data 23 settembre 1942, l’assegnazione alla 154a Divisione fanteria “Murge” di due vagoni ferroviari a scartamento ridotto armati ciascuno con due St. Etienne e un mortaio da 81 mm, da impiegare per la scorta ai convogli sulla linea Karlovac – Bosanski Brod. (17) Nei primi mesi del 1943 altre 700 mitragliatrici 907 F furono ritirate dal loro impiego preminente nella M.A.C.A. e, non potendo disporre di meglio, destinate alla difesa ravvicinata delle batterie c.a. da 88/55 del Regio Esercito in territorio metropolitano. Nel marzo-aprile 1943 furono poi costituite anche cinque Compagnie Mitraglieri Speciali per difesa c.a. (su squadra comando e 12-15 nuclei-treno) affidate ai treni armati presenti in Sicilia e Calabria, dotati di Flakvierling 38 tedesche, armi singole da 20 e mitragliatrici St. Etienne. (18) Nell’aprile di quell’anno, per rinforzare l’armamento dei reparti territoriali assegnati alla difesa costiera della Corsica, il Comando del VII Corpo d’Armata dispose la consegna di 16 St. Etienne per ciascuno dei Battaglioni Territoriali Mobili 510°, 511° e 515°. Analogamente, l’11 giugno 1943, lo S.M.R.E. ordinò l’assegnazione di 60 armi Mod. 907 F alle Divisioni Costiere 211a, 212a e 227a per la difesa fissa delle opere d’arte e degli impianti della Calabria, armi che dovevano essere consegnate “(…) in perfetta efficienza e complete di tutti i caricamenti, necessari ricambi ed essere dotate di 3 unfoc.”. (19) In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943 la sorte delle ormai vetuste armi francesi si confuse con quella di un esercito dissoltosi miseramente nel tumulto degli avvenimenti; dismesse dalle funzioni principali di difesa controaerea, confinaria e costiera, le sorpassate St. Etienne finirono nella massa del cospicuo materiale catturato dai tedeschi. Tracce sicure della loro presenza dopo l’armistizio sono documentate tra le bande partigiane (in quei frangenti ogni arma era buona per "fare numero" in mancanza d’altro), così come in alcune formazioni militari della R.S.I., impiegate per la difesa di posti fissi, postazioni di avvistamento o, sporadicamente, a bordo dei motocarri in carico alla Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti” di Milano, di reparti operativi della X Flottiglia M.A.S. (battaglioni “Barbarigo” in Piemonte e “Risoluti” a Genova) e della XXXI Brigata Nera “Silvio Parodi” di Genova.
A sinistra/In alto: Mitragliatrice St. Etienne in postazione su altana e appartenente ad una batteria della V Legione MACA “Viscontea” di Milano, postata a Monza nel 1941. (Foto Coll. Malfettani)
A destra/In basso: Tiri notturni per armi St. Etienne Mod. 907 F della difesa controaerei di Novi Ligure (AL) nel giugno 1940. (Foto Coll. Malfettani)
Conclusioni
Nel secondo dopoguerra le mitragliatrici St. Etienne superstiti costituirono solamente materiale di studio per scuole e caserme del nuovo Esercito Italiano, anche se, in un documento datato ottobre 1945, le autorità militari comprendevano le vecchie armi francesi tra quelle da conservare a consumazione, insieme ad altri materiali obsoleti. (20) Diversi esemplari di mitragliatrice Mod. 907 F sono oggi esposti in varie strutture museali nazionali, e, in dettaglio: al Museo Storico Navale di Venezia; al Museo Storico della Guerra 1915-1918 di Cima Grappa (TV); al Museo degli Alpini di Conegliano (TV); al Museo della Grande Guerra di Redipuglia (GO); al Museo della Guerra per la Pace di Trieste (ex collezione De Enriquez); al Museo Storico Italiano della Grande Guerra di Rovereto (TN); al Museo della Terza Armata di Padova; al Museo Storico di Artiglieria di Torino (diversi esemplari); al Museo delle Armi Moderne di San Marino (un esemplare privo di treppiede); al Museo delle Aviotruppe dell’Esercito Italiano di Pisa; al Museo Storico della Fanteria e al Museo Storico dei Bersaglieri, questi ultimi entrambi in Roma. In conclusione si può affermare che la mitragliatrice St. Etienne, al netto delle critiche, spesso ingiuste, rivestì un ruolo importante sotto le insegne del Regio Esercito e della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, sia pure come arma di seconda schiera, oggettivamente condizionata dai suoi limiti costruttivi e resa superata dal rapido sviluppo delle tecnologie militari, in specie di quelle aeronautiche. È indubbio che la Mod. 907 F costituì per almeno due decenni l’arma leggera sulla quale si strutturò la difesa controaerei nazionale, oltre che del sistema difensivo costiero e confinario. Come abbiamo visto, il personale addetto a quest’arma la considerava comunque precisa ed affidabile – se utilizzata seguendo semplici accorgimenti –, e il suo munizionamento era per certo uno dei più performanti della sua categoria.
A sinistra/In alto: Militari italiani in aula studio all’interno di una struttura militare negli anni ’50; in alto a destra, sulla scaffalatura, si nota un’arma Mod.907 F St. Etienne munita dell’apposito spegnifiamma per il tiro notturno controaerei. (Foto tratta da F. Cappellano, op. cit.)
A destra/In basso: Pagina tratta da un manuale del Regio Esercito edito nel 1918 con la nomenclatura dei pezzi dell’arma. (Foto Coll. Malfettani)
Curiosità sulla St. Etienne in Italia
La St. Etienne ha goduto di importanti citazioni nella letteratura italiana del Novecento, come nel romanzo erotico-futurista di Filippo Tommaso Marinetti L’alcova d’acciaio (1921), o come del sofferto volume autobiografico di Carlo Emilio Gadda Giornale di guerra e prigionia, del 1955. Ancora oggi, sul muro esterno del civico n.6 di via Santa Croce a Torino, esiste una targa marmorea che ricorda la sede della Scuola Mitraglieri St. Etienne con le seguenti parole:
Qui dove – i mitraglieri d’Italia – ebbero – tirocinio di tecnica – scuola di sacrificio – viatico di gloria – vigilati dalle ombre eroiche – di – Torino sabauda ispiratrice – i reduci – dell’Associazione nazionale mitraglieri – non immemori – dei caduti – sempre pronti a intonare – il più alto canto - delle loro armi e delle loro anime – convennero – nella ricorrenza della battaglia del Piave – il 15 giugno 1930
Sulla parte alta della targa campeggia una mitragliatrice St. Etienne scolpita in rilievo nel marmo.
L’arma 907 F fu inoltre presente – stilizzata – su fregi, medaglie, targhe, cartoline, monumenti e nell’iconografia della Milizia Artiglieria Contro Aerei. L’arma francese compare anche nel filmato Giornale Luce A0297 La Milizia per la Difesa Aerea Territoriale in un’esercitazione a Bari, del marzo 1929 e in un altro filmato, realizzato durante la RSI, illustrante alcune St. Etienne montate sui motocarri Guzzi TriAlce della Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti”.
A sinistra/In alto: Il sottotenente Carlo Emilio Gadda fotografato in una postazione armata con una mitragliatrice S. Etienne. Gadda, scrittore e poeta, fu volontario nella Grande Guerra e fece parte della 89º Reparto mitraglieri del 5° Reggimento Alpini (Foto da mariavittoriaadami.blogspot.com)
A destra/In basso: Copertina della prima edizione de L'alcova d'acciaio di F.T. Marinetti pubblicata nel 1921. L'immagine mostra il muso e la torretta di un'autoblinda Lancia 1Z. Al tempo le blindo erano armate con tre mitragliatrici S. Etienne (Foto da www.arengario.it)
Note
1: Si veda: Scala, Storia delle fanterie italiana, volume VI, pag. 408, op. cit. in bibliografia.
2: Cfr. Cabrio, Uomini e mitragliatrici nella Grande Guerra, volume 1, pag. 182, op. cit. in bibliografia.
3: Scala, op. cit. in bibliografia, pag. 409. La Disposizione n. 24250 del 10 luglio 1916 stabilì gli organici delle Compagnie Mitraglieri 907 F., che dovevano essere: a) someggiata da 6 armi, 4 ufficiali, 134 uomini di truppa, 47 muli, 4 carrette, 2 biciclette; b) carreggiata da 6 armi, 4 ufficiali, 119 uomini di truppa, 32 muli, 7 carrette, 2 biciclette; c) da posizione (campale e/o controaerei) da 6 armi, 3 ufficiali, 48 uomini di truppa, 2 quadrupedi, 1 carretta.
4: Si veda: Cabrio, op. cit. in bibliografia, volume 1 pag. 174.
5: Si veda: Cabrio, op. cit. in bibliografia, volume 2, pag. 79.
6: Cfr. Di Martino, Cappellano, La Difesa Aerea in Italia nella Grande Guerra, pag. 208, 222, 231, op. cit. in bibliografia.
7: Le Squadriglie autoblindate Lancia 1Z armate con St. Etienne nel 1918 furono le seguenti: 3a, 4a, 5a, 7a, 9a, 10a,11a, 12a, 13a, 14a, 15a, 16a (costituita dopo l’armistizio con l’Austria), 17a. Vd. Cabrio op. cit. in bibliografia, vol.2 pag.189 e Tallillo, L’autoblindo Lancia 1Z, pag. 41.
8: Si veda: Cabrio, op. cit. in bibliografia, volume 1, pag. 185.
9: Comunicazione scritta di Filippo Cappellano all’Autore in data 20 gennaio 2022.
10: Cappellano, L’artiglieria controaerei italiana sino al 1943, S.M. DOSSIER n.18, pag. 16. La M.V.S.N. poteva integrare le sue forze con personale volontario riformato, anziano, invalido, non soggetto alla leva, compresi i giovani delle organizzazioni giovanili (Opera Nazionale Balilla, Fasci Giovanili di Combattimento, Gioventù Italiana del Littorio), anche per i compiti peculiari della DI.C.A.T.
11: Della Volpe, Difesa del territorio e protezione antiaerea 1915-1943, op. cit. in bibliografia, pag. 139.
12: Della Volpe, op. cit. in bibliografia, pag. 144. In una memoria redatta nel 1927 dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Giuseppe Ferrari, l’organizzazione della DI.C.A.T. avrebbe compreso, per i tiri a bassa quota, 125 compagnie mitraglieri St. Etienne (dell’Esercito) adattate al tiro controaerei, corrispondenti a circa 500 plotoni.
13: Cappellano, Controaerei, op. cit. in bibliografia, pag. 22. Una batteria – tipo della M.A.C.A. (4 pezzi da 76/40) era normalmente dotata anche di 2 mitragliatrici St. Etienne per la difesa ravvicinata, munite di altrettanti treppiedi, 2 congegni di puntamento, 2 canne di ricambio, 2 coprifiamma, 20 cassette per caricatori, 240 caricatori metallici, 1 borsa per armaiolo, cassette per accessori, cuffie di protezione, etc.
14: Comunicazione scritta di Filippo Cappellano all’Autore in data 20 gennaio 2022.
15: Cfr. Della Volpe, op. cit. in bibliografia, pag. 204-205. Secondo un documento della Direzione Generale Artiglieria del novembre 1939, il costo unitario approssimativo di una St. Etienne (costo arma inquadrata) era valutato in 15.000 Lire (11.500 costo arma isolato + 3.550 costo aliquota inquadramento).
16: Cappellano, Controaerei, op. cit. in bibliografia, pag. 24. A titolo d’esempio, la 3a Legione M.A.C.A. “La Dominante” di Genova, allo scoppio della guerra schierava 4 Centurie Mitraglieri per un complesso di 14 Manipoli, a loro volta suddivisi in 66 Squadre Mitraglieri, per un totale di 132 armi St. Etienne.
17: Comunicazione scritta di Filippo Cappellano all’Autore in data 20 gennaio 2022.
18: Si veda Cappellano, Controaerei, op. cit. in bibliografia, pag. 104-111.
19: A titolo di esempio, nel luglio 1940 il 305° Battaglione Territoriale Mobile, addetto alla difesa del IX Settore (a levante di Genova, per 42 km di costa dal paese di S. Ilario a Punta del Mesco) disponeva di 12 mitragliatrici St. Etienne. L’unità, al comando del maggiore Alberto Verzelli, era strutturata su 4 Cp. con una forza di 21 ufficiali, 32 sottufficiali e 515 militari di truppa. La sede del comando era a Chiavari e le 12 armi in dotazione erano posizionate a Recco, Camogli, Punta Pedale, Zoagli, Lavagna, Cavi, Sestri Levante, Riva, Punta Baffe, Moneglia, Marina di Deiva, pari ad un’arma ogni 3,5 km.
20: Si veda Cappellano, Mosolo, op. cit. in bibliografia, pag. 22 (foto) e 40 (nota).
Fonti
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- F. Cabrio, Uomini e mitragliatrici nella Grande Guerra (2 volumi), Valdagno (VI), Gino Rossato Editore, 2008.
- F. Cappellano, L’esercito italiano nel 1943, STORIA militare Dossier n.5 e n.6, Parma, Edizioni STORIA militare, 2012, 2013.
- Id., L’artiglieria contraerei italiana sino al 1943, STORIA militare Dossier n.18, Parma, Edizioni STORIA militare, 2015.
- F. Cappellano, E. Mosolo, Armi portatili e di reparto dell’Esercito Italiano 1945-2020, Parte 2a, STORIA militare Dossier n.53, Parma, Edizioni STORIA militare, 2021.
- Comando 7a Armata, Istruzioni sulle mitragliatrici in distribuzione, settembre 1918.
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