Il Servizio Ausiliario Femminile della R.S.I. 1944-1945
Pierfranco Malfettani
Il 2020 ha segnato l’anniversario ventennale dell’ingresso delle donne nelle Forze Armate italiane, un’aspirazione che ha dovuto attendere parecchi decenni prime di potersi concretizzare, un giusto progetto che ha dato risultati decisamente positivi (1). Tuttavia, sia pure in un contesto storico-culturale totalmente diverso e senza volere minimamente creare parallelismi o similitudini, nella storia nazionale va annoverato il contributo, certamente acerbo e condizionato negativamente dalla particolare situazione politico-militare, che una parte di donne in uniforme diede sotto le insegne della R.S.I., ovvero il Servizio Ausiliario Femminile, una realtà sulla quale ci si interroga ancora e che è sottoposta ad una valutazione storiografica segnata da giudizi contrastanti, ma che qui si intende ripercorrere al solo scopo storico-documentale.
In alto: Nella primavera del 1945 gli alpini della Divisione “Monte Rosa” schierati a Recco (GE) ricevono in omaggio generi di conforto dalle mani delle ausiliarie del S.A.F. (Foto Pisanò)
Aspetti storici e modalità di servizio della prima esperienza militare femminile in Italia
La sera del 15 settembre 1943, dopo la sua liberazione dal Gran Sasso per opera dei paracadutisti tedeschi, Mussolini si rivolse per la prima volta agli italiani in un discorso trasmesso dalla stazione germanica di Radio Monaco dove, tra le altre cose, ordinava la ricostituzione del Partito fascista – sia pure con l’aggettivo repubblicano - e di tutti i reparti della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che era stata sciolta dal governo Badoglio. Rivolgendosi, in seguito, anche alle donne fasciste, le invitava a riprendere il loro posto nelle organizzazioni femminili “…affinché riprendano l’opera di assistenza morale e materiale così necessaria al popolo…”. Da quell’autunno si diffusero infatti le prime notizie sulla creazione di gruppi femminili legati al P.F.R., eredi diretti delle più nutrite realtà dell’associazionismo socio-politico del “ventennio” (2). Questi gruppi, coordinati inizialmente dalla dottoressa Licia Abruzzese, si dedicarono alle priorità del momento, che erano quelle del riordino di quanto restava delle strutture assistenziali del passato regime e dell’azione in favore delle popolazioni colpite dagli eventi bellici. Sul versante prettamente militare, la componente più qualificata degli ambienti repubblicani valutò la possibilità di coinvolgere in forma volontaria l’elemento femminile nelle strutture delle neocostituite Forze Armate repubblicane, con una serie di motivazioni che così si possono riassumere:
-
Assecondare la volontà di servizio di numerose donne italiane di indossare un’uniforme militare che non fosse solamente quella di crocerossina, o di volontaria dell’U.N.P.A. (3);
-
Inserire personale femminile volontario, fidato (preferibilmente appartenente al P.F.R.) e qualificato (laureate o studentesse, o provenienti da precedenti esperienze nell’associazionismo fascista) nell’organizzazione territoriale delle FF. AA. Repubblicane, al duplice scopo di sostituire il maggior numero possibile di elementi maschili da destinare invece ai reparti operativi, e di affiancare al personale di carriera (che aveva magari prestato formale giuramento alla R.S.I., ma era ancora legato ad un passato monarchico e non si poteva considerare politicamente affidabile, anche perché guardava al proprio futuro con preoccupazione per la propria sorte occupazionale e personale) le giovani formate ideologicamente secondo i dettami della R.S.I;
-
Allinearsi a tutte le principali nazioni impegnate nel conflitto, ovvero Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Unione Sovietica, Finlandia, ecc., nella creazione di analoghe strutture militari femminili, da tempo operative, in vari livelli d’impegno (4).
Il progetto italiano, elaborato dal segretario del P.F.R. Alessandro Pavolini e sottoposto a Mussolini nei primi mesi del 1944, fu codificato con il Decreto Legislativo n.447, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale d’Italia n.178 del 18 aprile 1944 e recante le firme, oltre che del duce e di Pavolini, del ministro delle Forze Armate maresciallo Rodolfo Graziani, del capo della Guardia Nazionale Repubblicana Renato Ricci, del ministro delle Finanze Domenico Pellegrino Giampietro e del ministro guardasigilli (Giustizia) Piero Pisenti. Il decreto “Istituzione del servizio ausiliario femminile” , fu seguito dal D.L. n. 448 “Approvazione del regolamento del servizio ausiliario femminile”, con il quale si precisavano sia le competenze legislative e disciplinari del Servizio - che veniva posto alle dipendenze delle Forze Armate - , sia le specialità di destinazione delle ausiliarie, ovvero: aerofoniste, radiotelegrafiste, telefoniste, archiviste e protocolliste, contabili, interpreti, stenodattilografe, scritturali, addette ai posti di ristoro, propagandiste, impiegate di concetto, ragioniere, medici e farmaciste, infermiere, econome e dispensiere, guardarobiere, direttrici di mense, sarte, cuoche, addette alle mense, personale di pulizia, piantoni, fattorine, autiste, personale di fatica ospedaliero. Il S.A.F. fu posto al comando della sig.ra Piera Gatteschi Fondelli - già messasi in luce nel periodo del “ventennio” come squadrista e funzionaria fascista molto dinamica - con il grado di Comandante Generale (corrispondente a quello di generale di Brigata) (5). La comandante Gatteschi (1902 – 1985) riuscì ad organizzare, pressoché dal nulla e in una situazione di emergenza, la struttura del Servizio reperendo celermente i locali dove organizzare i corsi, le uniformi, i fondi, materiali di ogni genere, appoggiandosi sia alle strutture del partito sia a quelle propriamente militari (Ministero delle Forze Armate, Distretti militari, comandi e depositi vari). In breve tempo, superando problemi di ogni genere, furono organizzati sei corsi “ufficiali” per ausiliarie del S.A.F. e cioè:
-
“Italia”, che si svolse dal 1° marzo al 18 aprile 1944 in un edificio sito al Lido di Venezia;
-
“Roma”, dal 1° luglio al 18 agosto, al Lido di Venezia;
-
“Brigate Nere” (poi “Onore”), dal 1° settembre al 4 novembre, svolto in parte al Lido di Venezia e in seguito a Como;
-
“Giovinezza”, dal 5 novembre al 18 dicembre 1944, a Como;
-
“Fiamma”, dal 1° gennaio al 28 febbraio 1945, a Como;
-
“18 aprile”, dal 1° marzo al 18 aprile 1945, a Como.
Altri corsi per le donne in uniforme vennero organizzati in ogni città sede di un Comando Militare Provinciale dell’Esercito della R.S.I., come, per esempio, a Genova (dal 12 ottobre al novembre 1944, per un centinaio di donne).
L’introduzione dell’elemento femminile nelle strutture militari della R.S.I. costituì una novità assoluta per l’Italia e le donne soldato del S.A.F. dovettero innanzitutto battersi contro i luoghi comuni e le diffidenze che una società maschile e la morale dell’epoca manifestavano con modalità diffuse: si andava dalla esecrazione al sarcasmo, dalla prevenzione al paternalismo. Nelle testimonianze dell’epoca, e anche in quelle successive al conflitto, si trovano infatti abbondanti tracce di entusiasmo e di orgoglio da parte delle volontarie, ma anche di disagio e di insofferenza, perché una scelta fatta con cognizione ideologica, o comunque di servizio alla Patria, veniva spesso svilita dall’assegnazione a mansioni d’ufficio o di attività che la tradizione riservava alla sfera femminile, quali appunto quelle di cuoca, sarta, infermiera. Non fu infrequente il fenomeno della “fuga” verso altri reparti, considerati più attivi e militarmente efficienti, come la X Flottiglia M.A.S. o i paracadutisti dell’Aeronautica, che riuscirono, nonostante le diffidenze germaniche, a schierare diversi battaglioni sulle linee di combattimento. La selezione delle aspiranti ausiliarie fu effettivamente piuttosto severa: su circa seimila donne che fecero domanda di appartenenza al S.A.F., alla data del 18 aprile 1945 solo 4.413 di esse risultavano ufficialmente incorporate (6). Al momento della presentazione negli uffici di arruolamento (generalmente allocati nelle sedi del P.F.R.) esse vennero attentamente vagliate sotto tutti i profili; le aspiranti dovevano essere naturalmente in linea con i requisiti fisici richiesti, ma anche politici e, soprattutto, morali. Ragazze considerate frivole o in cerca di avventure furono recisamente scartate, mentre si poté fare più sicuro affidamento sulle studentesse o sulle lavoratrici di cui si conosceva il curriculum vitae, e anche sulle donne più mature, che spesso giungevano con un bagaglio di esperienze maturate nell’ambito del suaccennato associazionismo sociale fascista. Si è inoltre appurato che molte ausiliarie erano congiunte di militari, o di caduti in guerra, o di quadri del partito e dei vari organismi statali, o provenienti dal mondo dell’insegnamento scolastico. Per evidenti motivi, la selezione dava una preferenza anche a quante erano in possesso di titoli di studio specifici, o a qualche grado di conoscenza della lingua tedesca (7).
A queste donne, inquadrate in una rigida cornice militare, rafforzata anche per contrastare quanto più possibile le sopra notate prevenzioni, scetticismi e maldicenze, da ogni parte provenienti, furono impartite lezioni particolareggiate di pronto soccorso, dattilografia, radiotelegrafia, ginnastica, economia domestica, igiene, canto corale e, in vista degli impieghi operativi, marce di addestramento e anche all’uso e al tiro con il moschetto, nonostante non fosse previsto, come in effetti fu, che le ausiliarie delle Forze Armate regolari italiane imbracciassero armi di nessun genere, né partecipassero ad alcuna azione armata. Le volontarie erano tenute ad assumere un atteggiamento molto formale e composto, era loro vietato indossare calze di seta, truccarsi vistosamente, uscire da sole e accompagnandosi con altri uomini o militari che non fossero loro congiunti; proibito quindi il rossetto, ostentare la sigaretta in luoghi pubblici e gli atteggiamenti sguaiati. La disciplina non costituì comunque un problema, perché le classi più giovani degli italiani, e quindi anche le ragazze, si potevano considerare già opportunamente formate da un sistema scolastico gerarchizzato e dalle organizzazioni giovanili di massa del regime. Terminati i corsi preliminari, e pronunciato il giuramento alla R.S.I., le ausiliarie vennero avviate alle loro sedi di servizio, che furono principalmente gli uffici dei Comandi Militari Regionali e Provinciali, i Distretti, le caserme e i depositi (di Esercito, Marina, Aeronautica e Guardia Nazionale Repubblicana), gli Ospedali militari, i reparti organici (come le quattro Divisioni addestrate in Germania: Monte Rosa, Littorio, San Marco e Italia) e in quelli autonomi, nei Posti di Ristoro Truppa (8), situati nelle principali stazioni ferroviarie del Nord Italia e nei più grandi rifugi antiaerei di varie città, per servizi di propaganda (rivolti prevalentemente alla popolazione scolastica), e in tutte le strutture e le organizzazioni di supporto (Croce Rossa Italiana, U.N.P.A., Ispettorato Militare del lavoro, ecc.). Un piccolo gruppo di esse fu assegnato anche ai quattro battaglioni Nebbiogeni del Genio che - già dal 1942 – erano stati schierati sulle coste tedesche del Mar Baltico, a protezione di basi e impianti della Kriegsmarine tedesca; di queste ausiliarie si perse ogni traccia dopo che le zone di impego furono conquistate dall’Armata Rossa.
La presenza delle ausiliarie tra le FF.AA. della R.S.I. ebbe comunque un risultato che si può definire senz’altro positivo, soprattutto per la volontà di affermazione, l’entusiasmo e per la disciplina che queste donne manifestarono nelle varie mansioni che ad esse furono affidate, sia pure nei noti limiti già accennati e nelle situazioni, spesso tragiche, con le quali si dovettero confrontare (9). All’atto della fine delle operazioni militari, la frammentazione sul territorio delle sedi di servizio e la sopravvenuta mancanza di coordinamento e di comunicazioni resero impossibile una azione univoca, esse furono pertanto costrette a condividere la sorte dei reparti alle quali erano state assegnate. Le volontarie restarono per lo più ai loro posti, fedeli alla consegna svolgendo il loro servizio serenamente, fino alla fine. Durante il conflitto persero la vita alcune ausiliarie, per attentati o bombardamenti aerei nemici; tre di queste meritarono la massima onorificenza militare italiana alla memoria, con “motu proprio” del capo della R.S.I.: Franca Barbier, Maria Garzena e Angelina Milazzo. Particolarmente emblematica la sorte di quest’ultima: nata il 19 luglio 1922 a Aidone (Enna), già profuga dalla Libia, era in forza al Comando Militare Provinciale di Vicenza come ausiliaria scelta e cadde il 21 gennaio 1945 per il mitragliamento aereo nemico di un treno passeggeri, a Garbagnate (Milano), mentre con il suo corpo faceva scudo ad un’altra donna. Molto maggiore fu il contributo di sangue che le ausiliarie dovettero pagare al termine del conflitto, spesso dopo crude violenze e pubblico dileggio. Accusate, per lo più ingiustamente, di ogni sorta di nefandezza attribuibile alle formazioni della R.S.I., molte di loro pagarono con la vita l’avere indossato una divisa scomoda nel periodo più tragico della nostra storia recente, e segnatamente nelle zone di Torino, Vercelli, Milano, in Emilia e Veneto, in un numero valutabile in circa 250 unità. Il numero delle ausiliarie cadute è stato spesso calcolato per eccesso, in particolar modo dalle fonti reducistiche del dopoguerra, anche per la confusione tra i dati raccolti facendo riferimento alla stampa e la memorialistica di impronta resistenziale, che sovente indica in “ausiliaria” qualunque donna avesse aderito, o anche solo simpatizzato, per il decaduto regime. Le ausiliarie che appartenevano ai reparti regolari delle FF.AA. repubblicane, quando queste unità si arresero agli Alleati con tutte le norme previste, furono concentrate nel 334 P.O.W. Camp di Scandicci, allestito nella ex-caserma “Gonzaga” per circa 350 donne, e di Casellina (Firenze), nell’edificio della Nettezza Urbana fiorentina, che ospitò circa 320 donne; il 30 novembre 1945 esse furono tutte formalmente rimesse in libertà.
A sinistra/In alto: Il maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani con la comandante generale del Servizio Ausiliario Femminile, sig.ra Piera Gatteschi Fondelli (1902 – 1985), durante una cerimonia militare a Milano. (Foto Cucut)
A destra/In basso: Settore delle Alpi Apuane (LU), 27 novembre 1944. Alpini della Divisione “Monte Rosa” e ausiliarie intenti all’ascolto di una radio da campo tedesca. (Foto Pisanò)
Le ausiliarie degli altri organismi militari della R.S.I.
La X Flottiglia M.A.S. riuscì ad organizzare un proprio Servizio Ausiliario Femminile, che nacque a La Spezia il 1° marzo 1944 (quindi un po’ prima dell’Esercito) e fu inquadrato alle dipendenze del Sottosegretariato alla Marina Repubblicana. L’animatrice di questo servizio fu la dott.ssa Fede Arnaud, già responsabile del settore sportivo dei Gruppi Universitari Fascisti di Roma e funzionaria del Ministero dell’Economia Corporativa (10). Donna giovane e preparata, Fede Arnaud seppe trasmettere all’organismo la carica ideale necessaria ad attrarre numerose donne nella formazione comandata al principe Junio Valerio Borghese. Il Regolamento di disciplina, semplice e preciso, comprendeva l’elenco delle punizioni, delle ricompense, dell’obbligo del saluto, della gerarchia, delle promozioni. Il Programma di massima per il corso formativo prevedeva un programma di istruzione nei seguenti campi: educazione fisica, contegno e morale, vita in caserma, norme igieniche, regolamento e disciplina, istruzione alle armi per difesa personale, conoscenza del Codice penale militare. Le volontarie della X Flottiglia M.A.S. frequentarono i seguenti corsi:
-
“Nettuno”, che si tenne inizialmente a Sulzano (Lago d’Iseo), nelle scuole elementari, e successivamente a Grandola (Como), nei locali dell’Albergo Miravalle, dove furono formate 36 ausiliarie.
-
“Anzio”, sempre a Grandola;
-
“Fiumicino”, a Col di Luna, nei pressi di Vittorio Veneto, negli spazi di Villa Vianello.
-
“Venezia”, terminato il 30 aprile 1945 con l’arrivo degli Alleati nella città lagunare.
Il primo impiego di queste volontarie fu a Roma, dove venne avviata l’assistenza al Battaglione “Barbarigo” destinato al combattimento sul fronte di Anzio-Nettuno; in seguito numerose ausiliarie trovarono collocazione negli Uffici Assistenza e Propaganda della X M.A.S. che avevano sede nelle principali città dell’Italia del Nord. Alla fine della guerra il totale delle volontarie nella X M.A.S. fu di circa 200 elementi.
Altro servizio ausiliario fu quello della Guardia Nazionale Repubblicana, che inquadrò inizialmente soprattutto le allieve degli istituti gestiti dall’Opera Nazionale Balilla, nei quali erano presenti numerose ragazze che avevano dei congiunti prigionieri di guerra, o giovani provenienti dalle nostre ex-colonie, particolarmente dall’Africa Orientale. La G.N.R. di Frontiera istituì un proprio corso per ausiliarie, che si svolse a Moncalieri (Torino) nella prima metà del 1944, sotto la direzione della comandante, professoressa Anna Maria Bardia (11). Anche l’Opera Balilla, posta agli ordini del comandante della G.N.R., generale Renato Ricci, fu autorizzata ad allestire alcuni corsi per giovanissime ausiliarie da destinare ai reparti operativi, che furono:
-
“Avanguardia”, che si tenne in un edificio scolastico di Noventa Vicentina, da aprile a maggio 1944, con 326 aspiranti al comando di Nicla Poli;
-
“Ardimento”, a Castiglione Olona (Varese), nel mese di agosto 1944, sempre al comando di Nicla Poli;
-
“Siro Gaiani” (dal nome di un giovane militare caduto in un attentato), a Milano, nelle scuole elementari di via Monte Velino – angolo viale Molise, dal 1° al 30 settembre 1944, al comando di Italia Talpo.
Diverse di queste giovanissime furono aggregate ai reparti operativi delle quattro Divisioni dell’E.N.R. già citate in precedenza.
Anche le formazioni paramilitari del “Corpo ausiliario delle squadre d’azione delle camicie nere”, meglio conosciuto come “Brigate Nere”, (e formazioni similari) organizzate dal P.F.R. (12) ebbero in organico delle volontarie, sia pure totalmente svincolate e autonome rispetto al S.A.F. regolare delle Forze Armate Repubblicane, così come le donne che trovarono impiego all’interno del variegato dispositivo militare tedesco (Heer, Kriegsmarine, Luftwaffe, Organisation TODT, Gestapo, SS., ecc.). È superfluo dilungarsi sulle conseguenze cui andarono incontro tutte queste donne, la cui sorte è facilmente immaginabile, anche disponendo di una minima conoscenza dei fatti accaduti nei giorni seguenti l’insurrezione che fu attuata nel Nord Italia a partire dal 25 aprile 1945, né d'altronde è questa la sede per affrontare tale tema.
A sinistra/In alto: La celebrazione del matrimonio tra un milite della Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti” e un’ausiliaria celebrato nella rotonda della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. A sinistra si intravede un testimone d’eccezione: il segretario del P.F.R. Alessandro Pavolini. (Foto Pisanò)
A destra/In basso: Un reparto del S.A.F. cantano inni durante la visita di Mussolini a Milano, nel dicembre 1944. L’ausiliaria al centro della foto si fregia del distintivo da infermiera. (Foto Cucut)
Note
1 - Vd. Rivista Militare, n.1/2020, articolo editoriale, pag.1, op. cit. in bibliografia.
2 - Le grandi organizzazioni di massa del regime fascista, come O.N.D. (Opera Nazionale Dopolavoro), Massaie Rurali, Sindacati Fascisti, O.N.B. (Opera nazionale Balilla), G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio), O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità e Infanzia), G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti), l’U.N.P.A. (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) ecc., ospitarono tra le loro fila numeri cospicui di donne e ragazze, tanto che le statistiche per l’anno 1943 indicano in oltre 4 milioni le militanti inquadrate in qualche modo in queste organizzazioni. Vd. De Grazia, op.cit. in bibliografia.
3 - L’U.N.P.A. fu creata nel 1934 come ente di protezione civile, su base volontaria, che, in caso di incursioni aeree nemiche, in collaborazione con il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e le Prefetture, doveva cooperare allo spegnimento degli incendi, al recupero dei feriti e alla manutenzione dei rifugi antiaerei. Tale organismo prevedeva anche la presenza di personale volontario femminile, solitamente appartenente ad una fascia di età superiore ai 40 anni.
4 - Per precisione storica va aggiunto che anche il "Regno del Sud" ebbe alcune donne-soldato tra le fila dell'Esercito Cobelligerante, come ha rievocato Roberto Manno in un breve studio sull'argomento apparso nell'aprile 1994 su STORIA Militare. Queste donne, che con ogni probabilità non superarono le poche decine di unità, svolsero mansioni di ausilio nei servizi alle spalle delle linee del fronte in favore dei Gruppi di Combattimento agli ordini dell'Ispettrice Franca d'Amico. Vestite con uniformi di foggia britannica (tale fronte era infatti zona di competenza dell'8a Armata di Sua Maestà) ma con le regolari stellette dell'Esercito Italiano al bavero, esse provenivano certamente da precedenti esperienze nella Croce Rossa Italiana o enti analoghi, anche fascisti .
5 - Da: Garibaldi, Le soldatesse di Mussolini, op. cit. in bibliografia.
6 - Alla data del 18 aprile 1945 il S. A. F. allineava 4.413 ausiliarie e si registravano 25 cadute, 8 ferite e 7 disperse; 13 di loro erano state proposte per decorazioni al v.m.
7 - Vd. P. Malfettani, Con le trecce sotto il basco, op. cit. in bibliografia.
8 - I P.R.T. erano destinati a fornire ai militari di passaggio, italiani o tedeschi, servizio di bar e tavola calda, spaccio di generi alimentari, generi di conforto e tabacchi. Il servizio venne esteso – dove fu possibile – all’impianto di bagni e docce, sartoria per piccole riparazioni, sala giochi e lettura; era sempre presente anche una radio e, talvolta, anche una piccola orchestrina. Nella zona di competenza di Genova, per esempio, essi erano collocati nelle stazioni ferroviarie di Genova- Porta Principe, Bogliasco e Novi Ligure (Alessandria). Vd. Malfettani, op.cit. in bibliografia.
9 - Non va dimenticato che contemporaneamente, nelle file partigiane, crebbe la presenza volontaria di donne che svolsero ruoli di staffette, informatrici, sarte, cuoche, infermiere, membro dei Gruppi d'Azione Patriottica (G.A.P.) e delle Squadre di Azione Patriottica (S.A.P.), o nei cosiddetti “Gruppi di Difesa della Donna”, strutture di matrice ideologica comunista.
10 - Vd. G. Bonvicini, Decima marinai! Decima comandante! op. cit. in bibliografia.
11 - La G.N.R. di Frontiera (per brevità, indicata come “Confinaria”) era una specialità della milizia ordinaria incaricata della vigilanza dei confini d’Italia, erede della disciolta M.V.S.N. di Frontiera. Ebbe una forza di circa 6.500 unità, con sede di Comando a Moncalieri (Torino). Primo comandante della “confinaria” della R.S.I. fu il generale Italo Romegialli.
12 - Le Brigate Nere furono costituite ufficialmente il 1° luglio 1944 dal Partito fascista repubblicano con la mobilitazione - teorica – di tutti gli iscritti al partito con il nome di “Corpo Ausiliario delle Camicie Nere”. Nei fatti, gli uomini delle BB.NN. contribuirono ad abbassare ulteriormente il già scarso seguito di cui godeva la R.S.I. a causa della assenza totale di selezione del personale e della violenza delle azioni portate a termine dai suoi reparti, sovente ben oltre i limiti della legalità.
Fonti
Bibliografia
- Bonvicini G., Decima marinai! Decima Comandante! Milano, Mursia, 1988.
- Borri M., Petroncini D., Ausiliarie dietro il filo spinato. Il Campo di Scandicci: una storia d’onore e prigionia, Firenze, Passaggio al bosco, 2024.
- Ciabattini P., Coltano 1945, un campo di concentramento dimenticato, Milano, Mursia, 1995.
- De Felice R., Mussolini l’alleato. La guerra civile 1943-1945, Torino, Einaudi, 1997.
- De Grazia V., Le donne nel regime fascista, Venezia, Marsilio, 1993.
- Ganapini L., La repubblica delle camicie nere, Milano, Garzanti, 2002.
- Garibaldi L., Le soldatesse di Mussolini, Milano, Mursia, 1995.
- Istituto Storico della R.S.I., “Acta” anno XXV, N.1, gennaio-marzo 2011, pagina 7 “Le ausiliarie a Scandicci”.
- Manno R., Donne in guerra, in "STORIA Militare" n.7, aprile 1994.
- Malfettani P., Con le trecce sotto il basco. Le ausiliarie della R.S.I. a Genova, 1944-1945, Genova, Italia Storica, 2018.
- Ministero della Difesa, Supplemento al n.1/2020 di Rivista Militare, “L’Esercito Italiano nella guerra di Liberazione”, Roma, Difesa Servizi S.p.A., 2020.
- Ministero della Difesa, Rivista Militare, n.1/2020, Roma, Difesa Servizi S.p.A., 2020.
- Munzi U., Donne di Salò. La vicenda delle ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana, Milano, Sperling & Kupfer, 2001