Il 1° Battaglione Paracadutisti G.N.R. "Mazzarini"

Pierfranco Malfettani

Nel 1942 la dirigenza del Partito Nazionale Fascista propose, nel quadro della preparazione militare della gioventù, di includere la specialità paracadutisti tra le altre tipologie di addestramento. Fu perciò indetto un corso per graduati paracadutisti della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio) (1) propedeutico alla formazione del nucleo dei futuri istruttori che si sarebbero dovuti brevettare prima di assumere gli incarichi di servizio. Ma, come spesso accadde in quei tempi, lo Stato Maggiore Generale, come sempre timoroso di essere scavalcato nelle sue prerogative istituzionali da iniziative di stampo politico, ridimensionò notevolmente il progetto, escludendo categoricamente il lancio dall’aereo da parte degli allievi. Nonostante queste difficoltà, il I Corso Allievi Istruttori ebbe comunque inizio nel luglio 1942, subendo la riduzione dei partecipanti a una sessantina di prescelti. I selezionati svolsero con volontà il corso, al termine del quale – grazie ad una petizione inviata direttamente a Mussolini – poterono effettuare un solo, agognato, lancio dall’aereo. L’iniziativa fu quindi accantonata, per poi riprendere tardivo slancio nel giugno del 1943, per opera del neo segretario del P.N.F. Carlo Scorza, il quale emise un bando di iscrizione per un Campo nazionale pre-paracadutisti, rivolto ai giovani fra i 16 e i 18 anni, previa rigida selezione psico-fisica e ristretto a soli 1.200 elementi. Fu previsto che il campo si sarebbe svolto a Viterbo dal 15 luglio al 15 settembre 1943; queste due date fanno capire immediatamente la sorte di questa iniziativa, buona nelle intenzioni, ma tardiva e inficiata sul nascere delle iniziative armistiziali ordite dai vertici politico-militari nazionali. Il campo ebbe tuttavia iniziò con centinaia di giovani provenienti da tutta Italia, compresi i 60 graduati istruttori selezionati in precedenza, posti al comando del colonnello Marciano e del capitano Pio Carlo Bovone, un nome che incontreremo più volte in seguito. Fu così attuato un fitto programma di addestramento atletico e pre-lancistico, facendo acquisire familiarità con il paracadute modello IF41/SP e con le modalità essenziali di lancio, ma, purtroppo per i volontari, giunse la notizia della caduta del regime fascista (25 luglio) e il conseguente scioglimento di tutte le organizzazioni da esso dipendenti, compresa naturalmente la G.I.L., alla quale tutti i giovani appartenevano. Il battaglione allievi – vissuto soli dieci giorni - fu così mestamente trasferito a Macchia Madama di Roma e smobilitato per ordini superiori.

In alto: La Bandiera di Guerra del “Mazzarini” durante la sfilata militare milanese del 25 luglio 1944. Da sinistra a destra: il sottotenente Giorgio Giorgi, l’alfiere sottotenente Antonello Giori e il sottotenente Roberto Bianchi, caduto a Trecate (Novara) il 27 aprile 45. (Foto N. Arena)


La costituzione del battaglione paracadutisti G.N.R. nel nuovo clima della Repubblica Sociale

Con la nuova realtà sorta nel Nord Italia dopo l’8 settembre, in un clima di rinnovamento e di riscatto, gli ambienti politici e militari poterono elaborare tutti quei progetti che la precedente gestione sabauda aveva scientemente cassato, o anche dare corpo a progetti estemporanei dettati dalla contingenza e dall’iniziativa personale di questo o quell’ufficiale. L’idea di dare vita ad un’unità paracadutisti della G.N.R. (2) sorse dall’incontro tra il comandante della Guardia Renato Ricci (ex – comandante nazionale della G.I.L.) e il capitano istruttore paracadutista Giuseppe Genovesi, proveniente dalla Scuola di Tarquinia. Nel colloquio, svoltosi al Comando Generale della Guardia di Brescia nell’ottobre 1943, Ricci convenne sulla necessità di poter disporre di un reparto di pronto impiego, costituito da elementi scelti e motivati, dotato di efficienza operativa e addestramento fisico non comune. Al colloquio seguì, da parte dell’Ufficio Ordinamento della G.N.R., l’emissione di un bando di arruolamento, che ottenne i risultati auspicati. Il capitano Genovesi diede corso alla costituzione del reparto, facendo base iniziale in Roma, radunando il maggior numero di paracadutisti brevettati e raccogliendo i materiali accantonati, provenienti dal disciolto campo di Viterbo; parallelamente a questo nucleo fondativo, anche a Brescia si provvide all’accoglienza dei volontari paracadutisti, con sede presso il 15° Battaglione Ordine Pubblico della G.N.R., al comando provvisorio del sottotenente Mario Scarpa, già appartenente alla Divisione “Nembo”. A Brescia i volontari, in numero di circa 150 elementi, ricevettero una prima vestizione, comprendente moderne uniformi di tessuto diagonale grigio-verde, con giubba senza bavero, basco grigio-verde, stivaletti da lancio, camicia nera e le mostrine azzurre aventi per fregio una doppia M saettante; contestualmente si svolsero intensi esercizi ginnici, istruzioni alle armi e addestramenti al combattimento. L’armamento era costituito dai consueti moschetti Carcano mod. 91 da cavalleria, in calibro 6,5 mm, ma soprattutto dal moschetto automatico Beretta 38 (mitra MAB) in calibro 9 x 19 mm, pistole Beretta 34 in medesimo calibro, fucili mitragliatori Breda 30 in calibro 6,5 mm e l’inseparabile pugnale d’assalto. In seconda vestizione i volontari ricevettero maglioni neri, baschi nero-blu, elmetti M42 da paracadutista e tute da combattimento in tessuto mimetico italiano Mod.29; nelle dotazioni del battaglione si sarebbero aggiunti in seguito mortai nazionali da 45 e 81 mm, diverse mitragliatrici Breda Mod.37 calibro 8 mm e SAFAT in calibro 12,7/7,7 mm dismesse dall’Aeronautica e installate su carrelli realizzati artigianalmente. Nel dicembre 1943 affluì da Roma il nucleo comandato dal capitano Genovesi, congiungendosi con il resto del reparto che si avviò al suo definitivo inquadramento burocratico, formalizzato il 20 gennaio 1944 con la costituzione ufficiale del Reparto Paracadutisti della G.N.R. (denominato provvisoriamente Fulgor), posto alle dipendenze del Comando Generale della G.N.R. (Disposizione n.303/1/I dell’Ufficio 1° Ordinamento). Tale documento precisava che il centro di mobilitazione del reparto restava la 15a Legione G.N.R. di Brescia, ma nei fatti, accrescendosi rapidamente il numero di volontari presentatisi per l’arruolamento, si dovette trovare la sede provvisoria in un edificio di frazione Fiumicello e, in seguito, in una caserma nel centro di Brescia. A marzo la forza del reparto assommava a circa 250 elementi, suddivisi tra Compagnia Comando, 1a e 2a Compagnie e Plotone Servizi, con la nuova denominazione di 1° Battaglione Allievi Paracadutisti G.N.R. Il giorno 13 il battaglione subì il primo attacco partigiano: alle ore 22, mentre stavano percorrendo via Milano, alla periferia di Brescia, i tre ufficiali istruttori Sergio Bonavia, Sergio Giannozzi e Antonio Mazzarini vennero aggrediti alle spalle da elementi dei  Gruppi d'Azione Patriottica (G.A.P.), i quali colpirono il sottotenente Mazzarini con diversi colpi di pistola, dandosi poi alla fuga e abbandonando sul posto diverse copie del giornale “Il ribelle”. L’ufficiale, colpito all’emitorace sinistro, decedette all’ospedale il giorno successivo (3). Questo episodio fece capire ai volontari che la guerra in corso era ormai degenerata in conflitto tra italiani di opposte fazioni, nel quale ogni norma etica e di onore militare venne calpestata in favore di una lotta odiosa e spietata. In memoria dell’ufficiale tragicamente scomparso il battaglione assunse la denominazione di Mazzarini. I giovani volontari, per cercare di svincolarsi dal clima pesante che cominciò a serpeggiare nel Nord Italia, chiesero con forza di raggiungere al più presto le linee di combattimento sul Fronte Sud, ma il fermo atteggiamento del comandante Genovesi ostacolò questo desiderio, imponendo ai militi di completare prima il duro addestramento preventivato, piuttosto che avventurarsi alla spicciolata verso una sorte che sarebbe stata certamente nefasta per gli inesperti volontari. Nell’aprile 1944 il battaglione, ancora incompleto, fu trasferito nelle scuole elementari di Rovato (Brescia), dove esistevano ampi spazi e strutture sportive adatte a completare l’addestramento pre-lancistico. Nella primavera del 1944 il Mazzarini fu così strutturato e comandato:

  • Comandante: capitano Giuseppe Genovesi, vicecomandante capitano Pio Carlo Bovone.

  • Aiutante maggiore: tenente Giuseppe D’Alessandro.

  • Ufficiale medico: tenente Enrico Gabellini.

  • Ufficio I: sottotenente Felice Buonassisi.

  • Ufficio operazioni: sottotenente Umberto De Nardo.

  • Ufficio logistica: sottotenente Francesco Corti.

  • Ufficiale addetto: capitano Francesco Solerio.

  • Ufficiali a disposizione: capitano Umberto De Sisti, tenente Nereo De Barba.

  • Ufficio maggiorità e intendenza: capitano Giuseppe Bordonaro, sergente maggiore Riccardo Pilotta.

  • Compagnia Comando: capitano Giuseppe De Biasi, tenente Sergio Giannozzi, sottotenenti Sergio Baroni, Remo Dognini, Carlo Marietta (+ 7 marzo 1945).

  • 1a Compagnia: comandante: tenente Elios Lumbau (4).

  • Plotone comando: sottotenente Domenico Calipari.

  • 1° Plotone: sottotenente Roberto Bianchi (+ 27 aprile 1945).

  • 2° Plotone: sottotenente Arturo Biasetti.

  • 3° Plotone: sottotenente Carlo Calabria.

  • 2a Compagnia: comandante: capitano Vincenzo Carrieri.

  • Plotone comando: sottotenente Danilo Canovi.

  • 1° Plotone: sottotenente Alfonso Galanello (+ 3 luglio 1944).

  • 2° Plotone: sottotenente Antonio Mondella.

  • 3° Plotone: sottotenente Antonio Presutto.

  • Plotone armi d’accompagnamento (in seguito soppresso): sottotenente Sergio Bonavia.

Nel giugno 1944 il Comando Generale della G.N.R. dispose un’operazione di contrasto della guerriglia nella zona di Reggio Emilia, dove la 1a Compagnia (circa 100 uomini su autocarri) fu inserita in un raggruppamento costituito da reparti dei “Cacciatori degli Appennini”, truppe dei Comandi della G.N.R. di Cremona e di Brescia, un reparto motociclisti G.N.R. e reparti tedeschi del SS-Polizei-Regiment 15  .
Compito dei militari fu quello di riprendere il controllo della Strada Statale 63 (Fivizzano – Aulla), indispensabile per i trasporti militari tedeschi impegnati all’approntamento delle fortificazioni della Linea Gotica; a fronteggiare i militi repubblicani si trovarono i partigiani di numerose formazioni comuniste, valutati in circa mille unità. Durante le operazioni, svolte tra Castelnovo né Monti, Cervarezza, Ramiseto, Cerreto Alpi, Villa Minozzo, Toano e Scandiano, furono sbloccati alcuni presìdi territoriali della G.N.R. assediati dai partigiani, diversi dei quali furono posti in fuga.

A sinistra/In alto: Il capitano Pio Carlo Bovone in uniforme da comandante del Battaglione “Mazzarini”. Era un veterano della Prima guerra mondiale, pluridecorato al Valor Militare e con lunga esperienza di comando. (Foto G. Pisanò)

A destra/In basso: Un gruppo di volontari del “Mazzarini” durante la permanenza a Rovato (Brescia) nell’estate 1944. In alto da sinistra: sottotenente Domenico Calipari, sottotenente Antonello Giori, sergente Amedeo Grillo (caduto il 28 settembre 1944). In basso da sinistra: sottotenente Smuraglia, capitano De Sisti (con la bambina), paracadutista non identificato. (Foto N. Arena)


Nel vortice della Guerra civile

Alla fine di giugno anche la 2a Compagnia svolse un ciclo operativo contro i partigiani in Val Camonica e nelle zone di Lovere, Cedegolo, Val Saviore, Malonno, Edolo, Tirano fino a Brusio (al confine con la Svizzera). La particolare conformazione della zona, interessata dalle Strade Statali 42 (Lovere - Breno - Edolo) e 39 (Sondrio – Edolo) e controllata dalle agguerrite formazioni delle “Fiamme Verdi” – comandate da Romolo Ragnoli,  ex tenente degli Alpini – imposero l’impiego successivo di tutto il Battaglione Mazzarini. Il 3 luglio, ebbe inizio un vasto rastrellamento delle Valli Camonica e Saviore, effettuato su due colonne; la prima, formata dai paracadutisti, mosse da Cedegolo verso Ceno e Valle; la seconda, composta da reparti della G.N.R. di Brescia, Verona ed elementi della Scuola Allievi Ufficiali G.N.R. di Modena, mossero da Cimbergo Paspardo verso il paese di Valle. Furono ingaggiati brevi ma violenti scontri con gli avversari, che erano buoni conoscitori del terreno, ben appostati e meglio armati con mitragliatori Bren e numerosi mitra inglesi e americani; nonostante ciò alla fine delle operazioni le formazioni partigiane furono scompaginate e poste in fuga. I paracadutisti ebbero i primi tre caduti, tra i quali il sottotenente Alfonso Galanello. Nello stesso periodo nel quale si svolgevano questi rastrellamenti, dal Campo Dux di Velo d’Astico (Vicenza) (5) affluirono a Rovato circa cento giovanissimi volontari che aspiravano ad appartenere al Mazzarini; tale apporto numerico consentì la costituzione della 3a Compagnia, integrata da altrettanto giovani sottotenenti provenienti dalle Scuole Allievi Ufficiali della G.N.R. Con questo incremento il battaglione raggiunse l’organico di circa 400 uomini, di cui il 25% costituito da paracadutisti già brevettati prima dell’8 settembre 1943. Al termine dei due cicli operativi controguerriglia il Mazzarini si riunì a Rovato, dove furono ripresi gli intensi allenamenti pre-lancistici, comprendenti: il salto con il freno aerodinamico, l’addestramento al combattimento, con marce diurne e notturne, allarmi improvvisi, tecniche di lotta di squadra e corpo a corpo, esercitazioni a fuoco, corretto lancio delle bombe a mano, rudimenti di lotta contro i carri armati, ecc., nella speranza, sempre presente, di poter finalmente affrontare il nemico angloamericano al fronte. Il 25 luglio 1944, ricevute le nuove mostrine col gladio repubblicano, il battaglione – nella definitiva denominazione di 1° Battaglione Paracadutisti G.N.R. Mazzarini - partecipò alla grande parata militare svoltasi a Milano, come dimostrazione di forza nel primo anniversario della caduta del regime fascista. Dopo la consegna della Bandiera di Guerra, ricevuta dalle mani di un generale tedesco e del comandante generale della G.N.R. Renato Ricci, il capitano Genovesi la affidò all’alfiere, con il quale il vessillo sfilò per le vie centrali del capoluogo lombardo, alla testa della 3a Compagnia (6).

Nel mese di agosto al comando del Mazzarini vi fu l’avvicendamento tra il capitano Genovesi e il nuovo comandante designato, capitano Pio Carlo Bovone, pluridecorato al valore, con grande esperienza di comando e di combattimento, proveniente dal Battaglione pre-paracadutisti G.I.L., e che, benché mutilato di una mano, si era brevettato – ormai cinquantenne – alla Scuola di Viterbo nel 1943 (7). Il Bovone seppe infondere nei giovani volontari ulteriore combattività, partecipando in prima persona ad ogni azione; non a caso, mentre la guerra sembrava già volgere al termine (per effetto di eventi drammatici eventi ravvicinati quali la caduta di Roma, lo sbarco in Normandia, le truppe russe entrate in Polonia, la caduta di Firenze e di Parigi, lo sbarco alleato in Provenza, le offensive aeree nemiche sempre più devastanti, ecc.), molti reparti della R.S.I. vacillarono, incrementando paurosamente i casi di diserzione, ma nulla di tutto ciò si ebbe tra le fila del Mazzarini, rimasto saldo e orientato al combattimento. Nello stesso mese il reparto fu inserito nell’ordine di battaglia della costituenda “Divisione Controaerei Anti-paracadutisti della G.N.R. Etna” (8). Nonostante questo nuovo inquadramento, il Mazzarini fu trasferito, per ordine del Comando Generale della G.N.R., in Piemonte, e segnatamente nella città di Novara, luogo al centro di una vasta zona infestata da forze partigiane; il battaglione fu alloggiato nelle caserme “Passalacqua” e “Perrone” e da qui, distaccato ad operare nelle zone comprese tra la Val d’Ossola, la Val Sesia ed il Verbano, aree nelle quali furono schierati anche i battaglioni operativi della G.N.R. "Montebello", "Pontida" e "Venezia Giulia", quest’ultimo in sostituzione della Legione Tagliamento, destinata urgentemente a operare nel Bresciano. Presi contatti con il comandante della G.N.R. locale, colonnello Mariotti, nel settembre 1944 il capitano Bovone dispose lo schieramento della 1a Compagnia a Gozzano, la 2a a Borgomanero e la 3a ad Invorio. Compiti del battaglione furono il controllo delle zone che dal Biellese e dall’Alto Novarese adducono alle valli Sesia e Ossola, nonché la sorveglianza delle Strade Statali 594 (Vercelli – Gattinara – Romagnano Sesia – Orta) e 142 (Romagnano – Borgomanero – Arona), agendo in cooperazione con i reparti del "Montebello" e del battaglione Ordine Pubblico della G.N.R. di Novara. La zona era insidiata dalle agguerrite formazioni comuniste - denominate Raggruppamento Divisioni Garibaldi della Valsesia, Cusio, Verbano e Ossola - comandate da Vincenzo Moscatelli, nome di battaglia “Cino” (9), e da Eraldo Gastone "Ciro" con circa 1.800 elementi strutturati in brigate bene armate, e supportate dagli aviolanci Alleati. I partigiani alzarono in breve tempo il livello dello scontro: il giorno 28 alcuni partigiani, camuffati da operai addetti alla manutenzione, collocarono un potente ordigno nel refettorio della caserma “Perrone” di Novara, la cui esplosione fece crollare un’intera ala dell’edificio causando la morte di 11 militari della R.S.I., 5 dei quali del Mazzarini, e tra questi il sergente Amedeo Grillo (10).

Tra i primi giorni di settembre e il 23 ottobre 1944, in Valle d’Ossola, una zona piuttosto isolata del territorio della R.S.I., confinante con la Svizzera e lontana dalle grandi vie di comunicazione, sorse l’omonima “repubblica partigiana”, che si disfò facilmente dei piccoli presìdi fascisti locali, instaurando un governo provvisorio, reso forte da circa 3.500 ribelli di varia estrazione e presieduto dal docente universitario Ettore Tibaldi (1887 – 1968). Già all’alba del 9 settembre, uomini della G.N.R. di Varese, sbarcando di sorpresa vicino a Cannobio, sul lago Maggiore, posero in fuga i partigiani liberando il piccolo presidio assediato, composto da anziani doganieri tedeschi e pochi militi della G.N.R. Confinaria. Ma il Governo della R.S.I. non poteva tollerare, per ragioni di prestigio, che una porzione di territorio fosse abbandonata nelle mani della Resistenza, ed organizzò una articolata operazione per la sua rioccupazione, alla quale furono destinati diversi reparti: paracadutisti del Reggimento Folgore, il battaglione "Debiça" delle SS italiane, i battaglioni G.N.R. "Montebello", "Pontida", e "Venezia Giulia", un nucleo del Gruppo Corazzato "Leonessa", uomini delle Brigate Nere "Augusto Cristina" di Novara e "Dante Gervasini" di Varese, un reparto di formazione dell’Aeronautica Repubblicana, una compagnia del Mazzarini, marinai della X MAS, tedeschi del SS-Polizei-Regiment 20 e altri. La compagnia del Mazzarini, costituita da 100 volontari tratti dalle tre compagnie, era comandata dal capitano Stasi; giunto il 9 settembre in autocarro ad Arona, il reparto fu destinato – il giorno 12 – alla percorrenza della Strada Statale 33. I paracadutisti si scontrarono con i partigiani in località Albo, poi nuovamente il 13 tra Premosello e Vogogna e ancora il 14 tra Piedimulera e Villa d’Ossola, ostacolati da fucileria e modesti blocchi stradali; da Villa d’Ossola i paracadutisti puntarono su Domodossola, trovando debole resistenza lungo il tragitto. Alle ore 17 del 14 ottobre gli uomini del Mazzarini fecero ingresso in Domodossola abbandonata dai guerriglieri, issando il tricolore sul locale Municipio. Il giorno 16 i volontari ripresero la marcia verso Bognanco e Varzo, incontrando più forte resistenza nei pressi di Preglia, da dove gli avversari fecero fuoco con armi da 20 mm. Il 17 ci furono le ultime resistenze nei pressi di Varzo, superate le quali il Mazzarini entrò in contatto con le truppe di frontiera svizzere in località Iselle. Terminato lo sgombero delle formazioni partigiane, sconfinate in territorio elvetico, a fine ottobre i paracadutisti fecero rientro a Borgomanero.

Nel Novarese l’impegno dei reparti della RSI fu assorbito interamente dal contrasto alla guerriglia, particolarmente attiva, con una sequenza di agguati, sabotaggi, aggressioni a militari isolati, attacchi notturni a presìdi periferici. Al Mazzarini fu assegnato il compito di ripristinare la sicurezza, contrastando l’attività dei ribelli e respingendoli sulle montagne, compito non certo esaltante per i giovani volontari del battaglione, più propensi al combattimento sul Fronte Sud, ma che costituirono comunque un reparto omogeneo e motivato, militarmente plasmato e in grado di svolgere ogni incarico al comando del capitano Bovone. La notte dell’11 ottobre, per esempio, durante un attacco al presidio di Invorio Superiore, la giovane sentinella del Mazzarini (Paolino Leone, classe 1928), pur circondata da forze superiori, reagì con vigore rifiutando la resa e perdendo la vita pur di allertare l’intero presidio, composto da 30 paracadutisti al comando del sottotenente Rondelli, che resistette l’intera notte all’attacco di 150 guerriglieri (Battaglione "Remo Servadei" della Brigata Volante "Loss" e un plotone della "Volante Azzurra" della 15a Brigata "Rocco"), i quali ripeterono l’attacco il giorno 14; in quel frangente il presidio, barricato nell’edificio comunale, con tre morti e vari feriti, resistette accanitamente con lanci di bombe a mano fino all’arrivo dei rinforzi, comandati dal capitano Bovone, i quali, giunti alle spalle dei partigiani, ne provocarono la repentina fuga. Nel cuore della notte del 16 ottobre i nemici puntarono direttamente sul Comando di Battaglione, a Gozzano, attaccando in forze tutti i posti di blocco intorno al paese e gli edifici dello stesso Comando; l’attacco ebbe iniziale successo presso un casello ferroviario occupato dai paracadutisti, la cui mitragliatrice si era inceppata: fu lo stesso comandante Bovone a introdursi nell’edificio, sotto il crepitare dei colpi nemici, e a provvedere al ripristino dell’arma; portatosi poi a verificare di persona la situazione di ogni posto avanzato tenuto dai suoi uomini, Bovone si accorse che i partigiani si erano infiltrati sino ai locali adiacenti la sede del Comando, sito nelle Scuole, dove era in corso una lotta ravvicinata fra paracadutisti ed essi: il solo arrivo improvviso del comandante e dei suoi pochi uomini di scorta riuscì a porre in fuga i ribelli, che furono sloggiati anche dagli altri edifici che avevano assalito in forze. La medesima situazione si verificò, sempre la notte del 16, al presidio di Borgomanero, che resistette bravamente respingendo gli attacchi dei guerriglieri; questo tipo di insidia suggerì al comandante Bovone l’abbandono della tattica dei posti fissi, in favore di quella di formazioni mobili, bene armate e in grado di riprendere l’iniziativa contro le bande, anziché subirla, aggredendo i loro “santuari” inaspettatamente e mantenendo le forze partigiane in uno stato di continuo allarme. Il 6 novembre 1944, tre paracadutisti in servizio di controllo nei pressi di Borgomanero, vennero catturati con l’inganno dai nemici indossanti uniformi del Mazzarini (precedentemente sottratte a militari isolati), disarmati e portati sotto forte scorta in un casolare di campagna, due dei tre militari – rimasti soli – riuscirono a neutralizzare l’uomo di guardia e a rientrare al presidio di Borgomanero, da dove, tornati con rinforzi al casolare, riuscivano a catturare vari guerriglieri di ritorno dal luogo di soppressione del terzo paracadutista. I partigiani, una volta identificati e interrogati singolarmente, dimostrarono di essere sottoposti ad una dura disciplina, soprattutto da parte dei “commissari politici”, e di operare sotto il timore di delazioni e punizioni all’interno delle bande. Nonostante l’ordine di sciogliersi in attesa della primavera, rivolto alle formazioni partigiane in quel mese dal generale britannico Alexander avesse teoricamente ridotto le azioni della guerriglia, questa continuava a manifestarsi con decine di piccoli, ma dolorosi episodi, sempre eseguiti colpendo di sorpresa; per prevenire questo tipo di guerriglia il Mazzarini attuò, dal 5 al 27 dicembre, un ciclo pressoché continuo di operazioni di rastrellamento, controllo del territorio, puntate offensive nelle zone tenute dalla Resistenza, ecc., che portarono alla cattura di individui sospetti, armi, esplosivi e materiale propagandistico, riguardanti i paesi di Pianezza, Gargallo, Invorio, Omegna, Orta, Momo e Maggiora. Nel gennaio 1945, gli ormai consueti attacchi nemici a località presidiate dal battaglione, pur sempre respinti, causarono perdite difficilmente ripianabili. Al mese di marzo 1945, con l’arrivo della buona stagione, il fenomeno ribellistico, ulteriormente alimentato in armi e mezzi, riprese vigore con la certezza della vittoria imminente degli Alleati; ciò comportò una pericolosa impennata nel numero degli agguati. Ma anche in questo contesto il contributo del Mazzarini non scese di intensità, riuscendo, nonostante tutto, a tenere testa alle numerose e meglio armate formazioni nemiche; il 6 marzo, ad esempio, due elementi del battaglione in precedenza catturati dai guerriglieri, riuscirono a capovolgere la situazione contribuendo alla cattura di diversi partigiani, compreso il commissario politico comunista “Grai”, già militante delle Brigate Internazionali nella guerra di Spagna. Alla data del 10 marzo 1945 la dislocazione del battaglione era la seguente: comandante: capitano Pio Carlo Bovone, aiutante maggiore in 2a capitano Giuseppe Bordonaro, sede: Novara; Compagnia Comando: capitano Giuseppe De Blasi, sede: Gozzano; 1a Compagnia, tenente Elios Lumbau, sede: Romagnano Sesia; 2a Compagnia, tenente Alvaro Onesti, sede: Borgomanero; 3a Compagnia, capitano Nereo De Barba, sede: Borgomanero.

Il 12 marzo un autocarro con a bordo il comandante Bovone e 8 uomini di scorta, in marcia sulla strada tra Gozzano a Borgomanero, venne bloccato dall’esplosione di una mina e dal fuoco di armi automatiche; il capitano riuscì a porre al riparo i suoi uomini nel fosso costeggiante la strada, ad eccezione dell’autista e del sottotenente Stagnoli, rimasti feriti. I partigiani, usciti spavaldamente allo scoperto, furono investiti dal fuoco di un intero caricatore sparato dal mitra del capitano, il quale, sia pure mutilato di una mano, sapeva ben impiegare l’arma; momentaneamente bloccati dalla reazione inaspettata del Bovone, i ribelli temporeggiarono ad alcune decine di metri oltre l’autocarro; il capitano, giocando d’astuzia e utilizzando un canale di scolo delle acque, riuscì a portarsi con i suoi uomini alle spalle degli attaccanti e a porli in fuga con ulteriore fuoco di mitra. Due autocarri di paracadutisti, giunti in soccorso, riuscirono a sbloccare definitivamente la situazione e l’inseguimento ordinato dal Bovone portò alla scoperta di una base abbandonata dal nemico, con il rinvenimento di armi e documenti che comprovarono la presenza in zona del capo partigiano Moscatelli, che sfuggì per poco alla cattura.

A sinistra/In alto: La consegna della Bandiera di Guerra al 1° Battaglione Paracadutisti G.N.R. “Mazzarini” nel corso della manifestazione milanese del 25 luglio 1944. A destra il primo comandante del reparto, capitano Giuseppe Genovesi. (Foto G. Pisanò)

A destra/In basso: Il sottotenente Rolando Stagnoli in uniforme da allievo ufficiale della G.N.R., che in seguito fu destinato al Battaglione “Mazzarini” con funzione di ufficiale addetto al comandante Pio Carlo Bovone. (Foto N. Arena)


Verso la fine della guerra

Nei giorni 16 e 17 marzo 1945 le forze partigiane della I Divisione Garibaldi "Fratelli Varalli" - valutata in 2.000 uomini -, rese baldanzose e forti in armamenti elargiti dagli Alleati, investirono il presidio di Romagnano Sesia e i modesti distaccamenti tedeschi e della G.N.R. delle zone di Fara Novarese e Borgosesia. Il presidio del Mazzarini (nei testi resistenziali indicato erroneamente come Folgore) era allocato nel Collegio Convitto Curioni, un edificio sommariamente fortificato e munito di mitragliatrici, con una forza di 85 uomini, di cui 14 militi della Legione Autonoma Mobile "Ettore Muti", al comando del tenente paracadutista Elios Lumbau. Alle 4,30 del giorno 16 una forte carica esplosiva causò il crollo di un’ala del Collegio, cui fece seguito l’intenso fuoco di armi automatiche da tutti i lati della piazza, dagli edifici e dalle colline circostanti; la reazione del presidio riuscì ad opporsi alla forte pressione nemica e alla intimazione di resa; dopo un’ora di combattimento i paracadutisti allentarono la morsa nemica, respingendo gli attaccanti a circa 200 metri dall’edificio, ma la fitta sparatoria proseguì per tutta la mattina, con morti e feriti da ambo le parti. Intorno alle 11, fattosi avanti un sacerdote con bandiera bianca, si trattò una tregua, durante la quale, in sprezzo di ogni regola d’onore, i partigiani aprirono il fuoco ferendo 4 paracadutisti che si trovavano sul portone in attesa dei parlamentari. La resa fu pertanto respinta, con ripresa dei combattimenti che fecero però intaccare velocemente le riserve di munizioni del presidio; nel pomeriggio, il cerchio intorno agli uomini del Mazzarini si strinse sempre più, con l’afflusso di ulteriori guerriglieri dalle alture circostanti e con il fuoco di mortai. Alle 18,30 si ripresentò il sacerdote con la bandiera bianca, portatore di una proposta di resa o di morte; vista la situazione del presidio, completamente circondato da forze molto superiori, con morti e feriti, scarse munizioni, nell’impossibilità di una sortita, senza speranza di essere raggiunto da rinforzi, il tenente Lumbau accettò una resa onorevole, che previde: la consegna delle armi (tranne le pistole degli ufficiali), il ricovero in ospedale dei feriti, il trasporto dei superstiti fino alla zona libera dai partigiani. Ottenuto ciò, stavolta col rispetto delle condizioni, il tenente Lumbau e i paracadutisti del presidio di Romagnano, dopo 15 ore di scontro, deposero le armi, lasciando sul campo 4 caduti e 12 feriti tra i volontari e 13 caduti, con un numero notevole di feriti, tra i partigiani. Con il rispetto dei patti e raggiunto infine il comandante Bovone – che approvò pienamente il comportamento di Lumbau – si organizzò la riconquista della località, portata a termine la sera del 17 marzo dalle Compagnie 1a e 2a senza colpo ferire. Dal 1° aprile lo schieramento del Mazzarini fu riordinato, con il passaggio di consegne del presidio di Romagnano ad altro reparto della G.N.R., mentre la 1a Compagnia fu trasferita a Novara, nella caserma “Passalacqua”, e la 2a e la 3a furono radunate in Borgomanero. Da questa data si evidenziò l’atteggiamento attendista, se non passivo, delle forze tedesche sul territorio, costituite da reparti della Polizei e territoriali dell’Heer, che si astennero dall’intervenire contro i guerriglieri, in vista di una prossima, inevitabile, resa finale. Nei giorni 22 e 24 aprile, si intensificarono i mitragliamenti aerei degli Alleati contro i posti tenuti dal Mazzarini, mentre dal giorno 23 aprile fu ordinato il ripiegamento su Novara del presidio di Borgomanero. Il 25 aprile, giorno dell’insurrezione generale dell’Alta Italia, si ebbe un incremento degli attacchi ai luoghi presidiati, la cui difesa fu ostacolata dalla mancanza di mezzi di comunicazione, dall’inattività dei militari tedeschi, dall’intraprendenza dei guerriglieri, appoggiati anche dal clero e dalla popolazione, desiderosa di pace. Nei giorni seguenti cadde il piccolo presidio di Trecate, con la fucilazione del sottotenente Bianchi e di 18 paracadutisti; il giorno 30 il comandante Bovone respinse le proposte di resa del C.L.N. recapitate al Mazzarini di stanza a Novara e ancora, nonostante tutto, coeso e deciso a non cedere; il giorno 1° maggio, accertata la caduta del governo della R.S.I., con la morte di Mussolini e la firma della fine delle ostilità da parte dei tedeschi, il capitano Bovone ordinò ai volontari la distruzione di tutti i documenti e del vessillo, bruciato alla presenza di tutto il reparto, quindi, alle ore 22, ordinò lo scioglimento del battaglione e la consegna delle armi ai militari della 34th Infantry Division statunitense, nel frattempo sopraggiunti a Novara. Il giorno 2, i paracadutisti, a mezzo autocarri, vennero avviati al campo di prigionia statunitense PWE 337 di Coltano (Pisa).

A sinistra/In alto: Un motocarro del “Mazzarini” tra piazza Cavour e baluardo Mazzini (oggi baluardo Partigiani) a Novara; sul cassone è installata una mitragliatrice Breda SAFAT in calibro 12,7 mm, già appartenuta all’Aeronautica. (Foto N. Arena)

A destra/In basso: L’edificio del Collegio Convitto Curioni di Romagnano Sesia (NO), dove il giorno 16 marzo 1945 si svolse un cruento scontro tra il presidio del “Mazzarini” e partigiani locali. (Foto collezione Autore)


Conclusione

Sotto l’aspetto prettamente tecnico, contrariamente a quanto sostenuto in diverse fonti consultate, i volontari del Mazzarini furono solamente addestrati al lancio, e quindi, ad esclusione di ufficiali e sottufficiali già in precedenza brevettati, pare certo che nessun volontario abbia potuto conseguire il brevetto di paracadutista militare durante la militanza nella R.S.I. Ciò non toglie che molti di essi, dopo la guerra, siano riusciti a coronare il sogno di lanciarsi con il paracadute, sia con il rinato Esercito Italiano, sia sotto le insegne della Legione Straniera francese (come, per esempio, i volontari Pietro Masi e Carlo Bertollo). Tuttavia, come per molta parte delle Forze Armate della R.S.I., anche il 1° Battaglione Paracadutisti G.N.R. Mazzarini, costituito con molte difficoltà e altrettanta generosità, non ebbe alcun impiego al fronte contro i nemici regolari angloamericani, ma fu destinato ad una continua opera di contrasto delle forze partigiane, ovvero in una lotta fratricida logorante e senza quartiere, costata la vita di ben 79 volontari, a fronte di un numero non precisato, ma certo alto, di partigiani. Il Mazzarini, che avrebbe indubbiamente meritato di confrontarsi con un esercito regolare, costituì comunque uno dei tanti esempi del fenomeno volontaristico italiano, manifestatosi in un momento storico nel quale era ormai evidente la sconfitta di quella parte d’Italia alla quale avevano scelto di aderire.


Note

1 -La legge sull’istruzione premilitare per i giovani fu emessa nel 1934 come materia di studio obbligatoria nelle scuole medie e nelle università. L’affidamento del progetto all’Opera Nazionale Balilla, in collaborazione con la M.V.S.N., fu esteso nel 1937 alla nuova Gioventù Italiana del Littorio, comprese i giovani libici, eritrei, somali e – nel 1939 – a quella albanesi. I corsi di specializzazione comprendevano quelli per marinaretti, avieri, telegrafisti, telefonisti, mitraglieri, genieri, automobilisti, aliantisti, ecc. Nell’ottobre 1942 la sola G.I.L. nazionale contava 8.754.859 iscritti.

2 - La Guardia Nazionale Repubblicana fu costituita nell’autunno 1944 unificando ciò che restava dei Reali Carabinieri alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, comprese le specialità Ferroviaria, Confinaria, Postelegrafonica, Stradale, Portuaria, Forestale e di Frontiera. A questo organismo furono associati la Polizia Africa Italiana e i battaglioni combattenti della M.V.S.N. (Decreti Legislativi n.913 dell’8 dicembre e n.921 e 18 dicembre 1943). Compiti d’istituto della G.N.R. furono: controllo del territorio, ordine pubblico, polizia militare, concorso alla polizia amministrativa; la situazione drammatica dell’Italia impose però impieghi eccezionali, quali: lotta al ribellismo, difesa delle istituzioni statali, formazione di speciali reparti controguerriglia, creazione di reparti allievi ufficiali, controaerei, paracadutisti (come appunto il Mazzarini), carristi, avanguardisti, ecc. Nell’agosto 1944 la G.N.R. fu inquadrata nell’Esercito Nazionale Repubblicano; mentre la guerra volgeva al termine fu soggetta al fenomeno delle diserzioni, rimanendo coinvolta sempre più nella lotta anti-partigiana. La G.N.R. cessò di esistere con la caduta della R.S.I.

3 - Antonio Mazzarini era nato a Taranto il 9 aprile 1917, figlio di un sottufficiale di carriera della Marina; era diplomato insegnante di educazione fisica alla prestigiosa Accademia della Farnesina di Roma, con mansione di istruttore al Collegio Navale di Venezia. Nel 1941 frequentò il Corso allievi ufficiali dei Bersaglieri di Pola e, ottenuta la nomina a sottotenente, fece domanda per la specialità paracadutisti, brevettandosi a Tarquinia il 12 settembre 1942; dal dicembre di quell’anno fu istruttore paracadutista alla Scuola di Viterbo, fino all’8 settembre 1943.

4 - Il tenente Elios Lumbau, sardo, era mutilato del braccio sinistro, perduto nel corso di un’azione di guerra prima dell’8 settembre 1943.

5 - Il Campo Dux di Velo d’Astico (Vicenza), organizzato dall’Opera Balilla, si svolse dal maggio all’agosto 1944 e riguardò 4.000 giovani tra i 14 e i 18 anni, organizzati in 4 battaglioni; al termine del campo molti dei giovani ritenuti idonei si arruolarono nei vari reparti operativi della R.S.I.

6 - La Bandiera di Guerra del Battaglione Mazzarini durante la sfilata del 25 luglio 1944 fu affidata all’alfiere sottotenente Antonello Giori, scortata dai giovani sottotenenti Giorgio Giorgi e Roberto Bianchi. Vd. Arena, op. cit., pag.62.

7 - Nato a Bosco Marengo (Alessandria) il 23 marzo 1895, appassionato sportivo, praticò nuoto, equitazione, calcio e ciclismo; nel 1914 si arruolò volontario nella Regia Guardia di Finanza e assegnato alla Legione di Genova nel 1915; partecipò alla Guerra mondiale con reparti mitraglieri della G.d.F., meritando due Medaglie di Bronzo al Valor Militare e una al Valor Civile. Congedato nel 1919, aderì al fascismo e fu squadrista, per poi arruolarsi nella M.V.S.N. - 1a Legione Sabauda di Torino nel 1923, quindi, col grado di capomanipolo, assegnato alla 1a Legione M.V.S.N. Portuaria di Genova. Il 23 agosto 1927, durante un addestramento, subì un grave incidente che comportò l’amputazione della mano destra; fu così escluso dal servizio permanente nella M.V.S.N. e assegnato ai Fasci giovanili in qualità di istruttore. Impiegato comunale a Torino, nel 1943 riuscì ad ottenere l’abilitazione al lancio col paracadute militare, divenendo ufficiale istruttore brevettato e comandante del Battaglione Allievi Paracadutisti della G.I.L. Dopo l’esperienza nella R.S.I. e diverse vicende processuali legate al suo operato, dalle quali fu prosciolto, riprese il lavoro come impiegato del Comune di Torino, ricoprendo inoltre incarichi onorari nell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia – Sezione di Torino, città dove si spense nel 1979.

8 - La Divisione Anti-paracadutisti e Controaerei Etna della G.N.R. fu organizzata nell’estate 1944 per impedire la sottrazione di uomini e armi italiane da destinare alla difesa controaerei tedesca; l’Etna incorporò – quasi sempre soltanto in linea teorica – i battaglioni Roma, Pontida, Venezia Giulia, Montebello, Mazzarini, Ruggine, Gruppo Corazzato Leonessa e reparti minori. Tra i compiti assegnati alla Etna ci furono quelli di creare il primo abbozzo di una linea difensiva della Valle del Po, mediante uno schieramento di batterie controaeree con personale misto italo-tedesco nelle zone di Brescia, Mantova, Ferrara, Padova e Verona, nonché di tenere liberi dai partigiani gli accessi di diverse vallate piemontesi e lombarde.

9 - Vincenzo Moscatelli, detto “Cino”, era nato a Novara il 3 febbraio 1908. Già da giovane fu vicino ad ambienti social-comunisti; dal 1927 riparò in Svizzera, dove fece ingresso nel P.C.I.  Fu quindi espatriato in Germania, Francia e URSS, dove frequentò la Scuola di partito di Mosca. Rientrato in Italia subì varie vicende processuali e carcerarie; dopo il 25 luglio 1943 fu uno degli elementi di punta dell’organizzazione clandestina del P.C.I. e comandante partigiano in Val Sesia. Nel dopoguerra fu eletto deputato e senatore del P.C.I., carica che ricoprì fino alla morte, avvenuta nel 1981 a Borgosesia (Vercelli). 

10 - Il sergente paracadutista Amedeo Grillo, nato il 18 luglio 1906 a Genova, perse la vita insieme ai parigrado Nado Nardi e Amedeo Sorini, e ai paracadutisti Loris Quadrelli e Rodolfo Zin. Vd. I Caduti della R.S.I. Genova 1943-1946, pag. 684.

Fonti

Bibliografia

  •  Arena N., 1° Battaglione Paracadutisti GNR “Mazzarini”, Milano, Istituto Storico RSI, 1995.
  • Id., Per l’onore d’Italia. Storia del Reggimento Arditi Paracadutisti Folgore RSI 1943-1945, Milano, Stilgrafica, 1987.
  • Id., Folgore. Storia del paracadutismo militare italiano. Roma, C.E.N., 1965.
  • Olivo D., L’azione della R. Guardia di Finanza nella guerra 1915-1918, Palermo, Domenico Priulla Editore, 1925.
  • Pisanò G., Storia delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, volume IV, Milano, C.D.L., 1994.
  • Rizzi A., La valle della giovinezza. Storia dell’ultimo Campo Dux e dei ragazzi di Salò in Val d’Astico nell’estate 1944, Verona, Cierre G.E., 2012.
  • Tuo F., Malfettani P., Viale C., I Caduti della R.S.I. Genova 1943-1946, Genova, Tradizione, 2018.

Sitografia