Oberster Kriegsherr: Guglielmo II come Signore della Guerra
Paolo Enrico Distefano
"Sarete a casa prima che le foglie cadano dagli alberi" (1), così il Kaiser Guglielmo II aveva promesso ai soldati tedeschi in partenza per il fronte nel 1914, una guerra breve, rapida, una gloriosa vittoria per tornare in tempo per Natale; lo garantiva l'Imperatore in persona, l'Oberster Kriegsherr - il Supremo Signore della Guerra -, tale era il ruolo assegnato nel Reich all'Imperatore. Il monarca era un sovrano guerriero, un capo - in teoria - fattuale e non nominale delle Forze Armate germaniche, una tradizione prussiana che perdurava sin da Federico II di Prussia (conosciuto come Federico il Grande), per quanto già ai tempi di Guglielmo I il vero potere militare era stato trasferito allo Stato Maggiore Generale. Allo scoppio della Prima guerra mondiale Guglielmo II, terzo Imperatore Tedesco e nono Re di Prussia dal 1888, era quindi il comandante in capo delle forze germaniche, coadiuvato da tutta una serie di organi e figure, in particolare il Capo del già menzionato Stato Maggiore Generale, Helmuth von Moltke il giovane (2). In questo articolo si analizzerà il ruolo di Guglielmo in guerra come figura di comando militare, in particolare le sue decisioni, o non decisioni per la maggior parte, legate allo sforzo bellico del Reich.
In alto: L'Imperatore tedesco Guglielmo II fotografato in uniforme (Foto tratta da Guglielmo II, Ereignisse und Gestalten aus
den Jahren 1878 - 1918, Lipsia, 1922.)
Il Signore della Guerra, tra teoria e pratica
Come si è detto la tradizione prussiana prevedeva che fosse il Re a guidare le truppe, e anche la carica di Imperatore Tedesco (3) fungeva teoricamente da capo militare, lo stesso Guglielmo II considerava quella di comandante supremo una delle sue prerogative principali, sin dal 1888 aveva istituito un suo Quartier Generale personale, i cui membri, a differenza del tradizionale entourage militare prussiano (4), i generali e gli aiutanti di questa istituzione, erano selezionati personalmente dal Kaiser, coadiuvato dal Capo di Gabinetto Militare. Proprio l’uso del termine Oberster Kriegsherr, che si diffuse sempre più a partire dal 1900 a indicare il monarca, è esplicativo del ruolo del Kaiser come responsabile della struttura e dello schieramento delle Forze Armate, Guglielmo II in tempo di pace fu estremamente presente, diramando molte direttive o prendendo parte - con rincrescimento dell’apparato militare, dando peraltro scarsi risultati tattici - alle manovre annuali dell’esercito. Guglielmo II era sempre desideroso di preservare le sue prerogative, per cui non solo mantenne le frammentazioni generate da suo nonno Guglielmo I, il quale aveva disposto che le varie competenze -dall’addestramento agli armamenti, passando per il personale e lo schieramento- fossero divise tra vari organi in competizione, come il Ministero della Guerra, lo Stato Maggiore e il Gabinetto Militare, ma le incrementò, ostacolando la creazione di un vero organo di coordinamento tra i vari servizi e priorità, aumentò invece il numero di posti di comando militari e navali che facevano capo a lui. In realtà già Guglielmo I aveva trasferito i poteri fattuali al Capo di Stato Maggiore Generale, pur mantenendo la possibilità di intervenire sul processo decisionale, e nonostante le mosse per esercitare senza ostacoli il comando da parte di Guglielmo II, si può affermare che la sua reale capacità di svolgere tale funzione rimase limitata. Il sovrano non aveva una visione strategica d’insieme, conosceva le linee generali della strategia del suo Stato Maggiore, come ad esempio il piano Schlieffen (5), ma non i dettagli della pianificazione militare, probabilmente anche perché i generali ritenevano l’informarlo una falla potenziale nella sicurezza, data la sua tendenza alle vanterie pubbliche. I Gabinetti Navale e Militare dal canto loro non erano in grado di supportarlo in una vera funzione di comando, quindi il ruolo coordinamento tra istituzioni che avrebbe dovuto essere un compito del Kaiser non venne svolto con successo da parte di Guglielmo, il Reich rimase dunque senza una guida strategica, d’altronde i vertici militari non erano certo inclini a cedere prerogative, avendo peraltro scarsa stima delle capacità dell’Imperatore. Una notevole differenza con le affermazioni del monarca che vantava di poter essere in caso di guerra il Capo di Stato Maggiore di se stesso, a conflitto iniziato Guglielmo trasferì formalmente a von Moltke il diritto di emanare ordini a nome suo, dandogli il controllo di fatto dell’esercito, promise inoltre di non interferire sulla conduzione delle operazioni, una promessa che fu tutto sommato mantenuta, ma per tutta la durata del conflitto ebbe sempre aperta una certa finestra d’intervento. Il 16/17 agosto 1914 Guglielmo II e il suo entourage lasciarono Berlino e proprio in qualità di Signore della Guerra, il Kaiser seguì lo stato maggiore nelle varie sedi dei Quartier Generali: dal 17 agosto fu a Coblenza, altre sedi furono Lussemburgo, Charleville Mezieres, Posen, Pless, Bad Kreuznach e infine Spa (6), tornò a Berlino solo in rare occasioni, a volte alloggiava nel treno imperiale mimetizzato verde. Il suo seguito si impegnò a proteggerlo ed evitare un temuto crollo nervoso, sin dall’inizio mostrò criticità in questo senso, pur non essendo pienamente a conoscenza della situazione sul campo seppe che c’erano difficoltà sul fronte in Belgio e già il 6 agosto rimproverò duramente von Moltke, per poi dopo poche ore, e dopo l’arrivo di notizie positive, passare a uno stato di euforia lodando il generale, dunque il suo aiutante Hans von Plessen decise subito che la priorità era di mantenere il morale del Kaiser alto a ogni costo. A Guglielmo vennero tendenzialmente taciuti aspetti strategici e tattici, il suo seguito tendeva a non citargli brutte notizie temendo scoppi d’ira o, più abitualmente, crolli depressivi; dunque gli vennero menzionate perlopiù solo le vittorie e taciute le sconfitte, e in generale lui stesso divenne abile a schivare conversazioni sui rovesci militari, il suo umore passava da scoppi di euforia al sentire di trionfi sul campo per poi passare a scoraggiamento e disfattismo, anche se in pubblico doveva mostrarsi fiducioso; poteva passare da furia sanguinaria, come quando parlò di affamare a morte migliaia di prigionieri russi, a indecisioni etiche, allorché ricordava ai suoi uomini di risparmiare donne e bambini in mare. Le giornate si susseguivano piuttosto noiose, tra giochi di carte, distrazioni e attività triviali, si tenevano quotidianamente rapporti militari verso l’ora di pranzo, con la presenza del Capo di Stato Maggiore, del capo di gabinetto militare Moritz von Lyncker, von Plessen, occasionalmente venivano invitati anche esperti o assistenti e il sovrano poteva invitare il capo del gabinetto navale Georg von Müller, ma c’erano scarse possibilità di intervento da parte di Guglielmo, i resoconti erano inoltre poco dettagliati, Erich von Falkenhayn ebbe a dire che venivano date al Kaiser "non più informazioni di quelle fornite a diplomatici e cortigiani"(7), gli riferivano principalmente numeri di prigionieri, cannoni e altro, in generale poi gli venivano comunicati solo eventi già accaduti, mai quelli in corso, e solo quelli favorevoli. Anche se Guglielmo fosse stato ben informato, e non lo era, il suo seguito difficilmente avrebbe potuto competere con la maggior competenza dello Stato Maggiore, di fatto il Kaiser fu marginalizzato dai suoi generali fin dall’inizio, a ciò si aggiunsero le varie interferenze, lo staff invitava i visitatori a preservare la cortina di protezione del sovrano, l’Imperatrice Augusta Vittoria insisteva perché il marito riposasse e fosse disturbato solo per questioni urgenti, anche il Kronprinz Guglielmo (8) si immischiò spesso, ma anche lui non diede grande prova di capacità. Guglielmo si rese conto di venir spesso tenuto all’oscuro della situazione, ed ebbe a lamentarsene; nel novembre 1914 disse "Se il popolo tedesco crede che io sia il comandante supremo si sbaglia di
grosso. Lo Stato Maggiore Generale non mi dice nulla, non chiede mai il mio parere. Io bevo tè, vado a fare delle passeggiate a piedi e taglio legna" (9), nel 1915 rimarcò che cercava di non interferire coi suoi generali, ma che doveva rimanere l’apparenza che ci fosse lui al comando, oppure nel giugno 1916 disse di aver saputo dell'attacco su Verdun dai giornali; salvo rare eccezioni dava il suo assenso e firmava gli ordini che gli venivano sottoposti, in generale era interiormente consapevole dei suoi limiti e ammirava al contempo i suoi comandanti. Il Kaiser e il suo seguito finirono per vivere in un’atmosfera di distacco dalla realtà, Guglielmo vantava di mangiare le stesse razioni dei suoi sudditi, ma non era evidentemente a conoscenza dello stato alimentare della Germania sotto blocco navale dell'Intesa. Più che un Supremo Signore della Guerra era diventato, come scherzò lui stesso, il Supremo bevitore di tè. Lui stesso disertava i suoi doveri dedicandosi ad attività come la caccia o lo studio della lingua ittita, quasi un vero e proprio Schattenkaiser - Imperatore ombra -, non chiese mai quanti dei suoi soldati erano rimasti uccisi o feriti, il problema come si è detto sopra era che solo lui poteva fornire un adeguato coordinamento tra marina, esercito e diplomazia, il non svolgimento di questa funzione ebbe effetti negativi, ma Guglielmo espresse sempre più spesso la ritrosia a prender decisioni difficili. La sua scarsa presenza contribuì a deteriorarne man mano l’immagine pubblica, soprattutto a favore del generalfeldmarschall - feldmaresciallo - Paul von Hindenburg, visto come un condottiero vittorioso, il maresciallo pian piano sostituì il Kaiser come figura paterna per il popolo tedesco, questo pure perché il monarca evitò di recarsi a Berlino quasi sempre, disertando quindi anche il suo ruolo civile. Quando lasciava il Quartier Generale e non era impegnato in attività diplomatiche o gite di distrazione visitava il fronte; anche in queste occasioni diede prova del distacco che c’era con la situazione reale delle sue truppe, non vide mai la prima linea, nessuno si assunse mai la responsabilità di permettere all’Imperatore tale rischio, le ispezioni e i "tour" al fronte erano organizzati con cura, tra parate, decorazioni di uomini e discorsi. Proprio tali allocuzioni mostravano alla truppa che il loro Kaiser aveva ben scarsa idea di cosa passavano davvero nelle trincee, dei combattimenti reali vide solo dei bombardamenti d’artiglieria a distanza, di fatto tali visite servivano più a tener alto il morale di Guglielmo, piuttosto che ispirare i soldati.
A sinistra/In alto: Cartolina raffigurante il Kaiser e suoi generali (Foto Library of US Congress)
A destra/In basso: Il Kaiser visita le trincee catturate ai russi vicino Tarnopol, luglio 1917 (Foto Imperial War Museum)
Il Bevitore di tè: Guglielmo II e il fronte terrestre
Si è visto come il Kaiser diventò ben presto “prigioniero dei suoi generali”, ma l’Imperatore restava
determinante su alcune scelte importanti, come le nomine e le destituzioni di ufficiali e funzionari, se
nella maggior parte dei casi erano compiti di relativa importanza, ben diverso era il caso del Capo di
Stato Maggiore Generale, Guglielmo riteneva questa scelta una sua esclusiva prerogativa, con facoltà
di ignorare fattori di anzianità o raccomandazioni del gabinetto militare.
Aveva scelto lui Moltke, e dopo l’euforia delle avanzate iniziali, l’insuccesso a ovest col fallimento
del piano Schlieffen il Kaiser perse fiducia in lui, che in effetti non lo aveva tenuto del tutto a parte
delle operazioni e che si era mostrato incerto, dovendo selezionare un successore, sollecitato anche dal
gabinetto militare, ignorò diverse figure di alto rango per scegliere il generale Erich von Falkenhayn,
Ministro della Guerra prussiano; Guglielmo lo riteneva una sua scoperta, aveva stima di lui, a
differenza di molti altri, che disprezzavano Falkenhayn a causa del suo aver bruciato le tappe di
carriera, dopo una fase di transizione il generale entrò in carica ma i primi insuccessi a Ypres di fine
1914 non aiutarono la sua reputazione.
Falkenhayn doveva in sostanza la sua permanenza al comando alla voluntas di Guglielmo, un segno
del residuo potere decisionale del monarca, il nuovo Capo di Stato Maggiore era in sostanza un
favorito della corte.
A Guglielmo piaceva anche per le sue buone doti comunicative, per quanto anche lui non si fece
scrupoli nel tenere il suo monarca non adeguatamente informato sulla situazione bellica, tuttavia il
Kaiser difese strenuamente il suo generale dalle pressioni esterne, Falkenhayn intanto riusciva a
influenzare Guglielmo e a farsi approvare le mosse da intraprendere, non ultimo avevano la medesima
visione - il Kaiser però sempre nel suo modo erratico - pessimista del conflitto.
Già da fine 1914 le spinte per rimuoverlo aumentarono, dettate da rivalità, gelosie e soprattutto
considerazioni strategiche: Falkenhayn era un "occidentalista", la sua idea era di impegnare più risorse
sul fronte a ovest e cercare invece un compromesso diplomatico con la Russia, nel dicembre 1915
sviluppò l’idea di logorare i francesi in uno scontro di dissanguamento, un piano che si concretizzò
nella battaglia di Verdun.
Opposti a tale strategia erano gli "orientalisti" guidati da von Hindenburg e dal suo secondo Erich
Ludendorff, questi due generali, vincitori dei russi a Tannenberg e ai laghi Masuri nel 1914,
premevano per distruggere le forze dello Zar; a riprova della giustezza della loro analisi potevano
portare come detto una serie di vittorie sul campo, lamentando lo “spreco” di risorse sul fronte a ovest
che invece restava in stallo.
Nel corso del 1915 tali diatribe degenerarono in scontro aperto tra le due fazioni, Guglielmo II
realizzò che l’autorità del suo pupillo era a rischio contro il popolare Hindenburg, e di conseguenza
anche la sua autorità di Kriegsherr; il maresciallo con un atto senza precedenti minacciò le sue
dimissioni nel caso in cui Falkenhayn fosse rimasto al suo posto, mai prima d’allora un ufficiale
prussiano aveva barattato la sua posizione per ottenere qualcosa, il Kaiser era furioso ma non poteva
permettersi l’allontanamento di un eroe come Hindenburg, men che meno mandarlo alla corte
marziale come voleva.
Gli "orientalisti" ottennero l’appoggio del Cancelliere Theobald von Bethmann-Hollweg,
dell’Imperatrice e del Principe Joachim (10), con disappunto del sovrano, il quale era come
Falkenhayn ben più interessato a piegare Francia e Gran Bretagna.
Alla fine Guglielmo optò per una mediazione nell’estate 1915, più risorse sarebbero state spostate a
est, Falkenhayn restava in sella e il duo avrebbe dovuto rispettare la strategia del loro superiore,
frattanto nel 1916 Falkenhayn impegnò la sua battaglia di logoramento a Verdun, che finì col
trasformarsi in un’ecatombe non risolutiva, questo e altri fattori minarono ancor di più l’autorità del
generale.
Il colpo di grazia al Capo di Stato Maggiore lo diede la Romania, la quale entrò in guerra al fianco
dell’Intesa il 28 agosto 1916, nonostante i legami familiari tra le monarchie tedesca e rumena (11), il
generale aveva immaginato tale situazione ma non così presto, tale rovescio spostava il fulcro sempre
più a est, dove peraltro anche le forze russe stavano premendo nuovamente, inoltre sul fronte
occidentale gli inglesi stavano tentando una loro offensiva sulla Somme, per Falkenhayn era
decisamente la fine.
Il generale, anche su pressione della cerchia dell’Imperatore fu silurato e il 30 agosto 1916 Guglielmo
II mise di fatto l’ultimo chiodo sulla bara del proprio potere militare nominando Hindenburg quale
successore di Falkenhayn, Ludendorff divenne Quartiermastro Generale; come si poteva immaginare
il duo oscurò ancora di più il Kaiser dagli affari militari, se il monarca ammirava e rispettava
Hindenburg, pur provando invidia per la sua popolarità, disprezzava Ludendorff che aveva modi e
atteggiamenti franchi e bruschi, il generale non si faceva scrupoli a squarciare il velo che i cortigiani
avevano tessuto attorno a Guglielmo, parlandogli chiaro e dicendogli tutto quel che riteneva di dirgli.
Se Falkenhayn, seppur con tutti i trucchi e le influenze del caso, aveva comunque rispettato in una
certa misura il suo Signore della Guerra, specie come arbitro, e non avrebbe adottato la tattica ai limiti
dell’insubordinazione di minacciare le dimissioni, con Hindenburg e Ludendorff le cose erano assai
differenti, il Kaiser manteneva un minimo potere decisionale ma i due presero a intervenire anche sul
piano politico.
Con il 1917 venne infine il crollo russo, la caduta dello Zar non fece uscire Pietrogrado dal conflitto,
la rivoluzione bolscevica invece spianò la strada per la fine vittoriosa per gli austro-tedeschi sul fronte
orientale.
Guglielmo non seppe che a cose fatte dell’invio di Vladimir Lenin in Russia attraverso il Reich, allo
scopo di generare ancora più disordini, in ogni caso sottovalutò non poco il rischio di diffusione anche
presso i suoi sudditi delle idee rivoluzionarie, accolse con entusiasmo i negoziati di Brest Litovsk
convinto che a quel punto non restava che fare i conti con l’Intesa a ovest, in realtà anche dalle
decisioni di quali condizioni imporre ai russi Guglielmo dopo qualche diatriba coi suoi generali
rimase sostanzialmente escluso.
Nel frattempo tra 1916 e 1917 la situazione interna in Germania stava peggiorando sempre più, si
iniziarono a considerare aperture a un sistema meno autoritario, osteggiate dall'ingombrante comando
militare; ormai quasi del tutto padroni politici di fatto del paese, Hindenburg e Ludendorff giunsero
addirittura a portare alla caduta del Cancelliere Bethmann nel luglio 1917, sostituito da un loro
sostanziale burattino Georg Michaelis e poi dall’anziano Georg von Hertling.
Il Kaiser intanto, sempre più impotente viaggiava spesso a visitare le truppe, ad esempio a novembre
1917 visitò il fronte Italiano dopo la vittoria austro-tedesca di Caporetto.
Il 1918 si apriva dunque con un fronte orientale in chiusura, urgeva vincere anche a occidente con
un’ultima offensiva primaverile, prima che l’ingresso in guerra americano dell’aprile 1917 facesse
pendere la bilancia a favore dell’Intesa.
Proprio con l'avvio di tale offensiva, il 21 marzo 1918, Guglielmo esaltato dai travolgente successi di
Ludendorff si interessò nuovamente di affari militari e disse che per prima cosa i parlamentari
britannici che sarebbero venuti a chiedere la pace avrebbero dovuto inginocchiarsi davanti allo
stendardo imperiale, poiché era per lui una vittoria della monarchia sulla democrazia.
Ebbe però a lamentarsi dei giornali che definirono questa la Kaiserschlacht, la battaglia del Kaiser,
come se lui non avesse avuto parte in tutte le altre, la propaganda comunque tuonò che il sovrano in
persona era alla guida delle trionfali forze imperiali, Guglielmo senza dubbio avrebbe avuto da
pentirsi di tale “onore” una volta che la marea mutò.
L'offensiva si esaurì ma Ludendorff sperava di indebolire il nemico con una serie di “colpi di
martello”, Guglielmo lo sostenne, per quanto il suo staff non condividesse il suo ottimismo.
Ma ben presto il vento cambiò, portando l'Impero Tedesco sull'orlo del baratro.
A sinistra/In alto: Hindenburg e Ludendorff studiano le carte assieme al Kaiser, il duo finì per oscurare
sempre più Guglielmo, sia in ambito militare sia nei confronti dell’opinione pubblica, Hindenburg diventò di fatto
il nuovo “padre” per il popolo tedesco in guerra (Foto Imperial War Museum)
A destra/In basso: Viene mostrato al sovrano un carro armato britannico Mark IV catturato, dicembre 1917 (Foto Imperial War Museum)
Il Kaiser con il Tridente: Guglielmo II e la guerra sottomarina
Se tra fine ‘800 e inizio ‘900 l’Impero Tedesco costruì una flotta da guerra che divenne seconda solo a quella britannica questo è in gran parte dovuto all’interesse di Guglielmo II per la marineria; il Kaiser, influenzato dalle teorie di Alfred T. Mahan si convinse che il Reich avrebbe dovuto tentare la corsa al potere marittimo, ciò contribuì non poco all’aumento delle tensioni col Regno Unito, un altro personaggio estremamente rilevante in questa corsa navale fu il “favorito” di Guglielmo, Segretario della Marina e ammiraglio Alfred von Tirpitz. Guglielmo II come capo della Marina aveva molti meno vincoli costituzionali che non con l’esercito, la flotta era responsabile nei suoi confronti; attraverso Tirpitz, poteva quindi esercitare le proprie prerogative indisturbato, a differenza della guida dell’esercito Guglielmo non volle riconoscere di non aver le capacità di condurre la flotta, rifiutò la proposta di Tirpitz di istituire un comando supremo della flotta, dicendo durante il corso della guerra che avendo delegato le forze di terra poteva occuparsi della guerra in mare. Questa per una volta non si trattava di una vanteria, Guglielmo fu in grado di esercitare una certa influenza, seppur non sempre con costanza, sulla conduzione navale; rimanendo anche in questo caso preda di indecisioni e ritrosia all’arbitrato, rendendo la sua posizione di guida comunque debole. Allo scoppio della guerra era stato immaginato che la flotta, in caso di condizioni propizie, avrebbe dovuto dare battaglia nel Mare del Nord, ma il Kaiser cambiò la sua decisione sul da farsi, il 6 agosto 1914 ordinò che la Hochseeflotte - la Flotta d’alto mare - non impegnasse battaglie contro la Royal Navy finché questa era superiore nei numeri, con gran disappunto di Tirpitz. L’idea era di non adoperare l’arma navale per combattere la flotta inglese finché questa non fosse stata indebolita con raid di sommergibili e altre mosse, Guglielmo seguiva il consiglio di Bethmann-Hollweg, la marina sarebbe stata molto più utile come strumento per fare pressione nella futura conferenza di pace e per una eventuale “seconda guerra punica” contro Londra. A tali convinzioni si aggiunse la perdita di diverse navi in alcuni scontri, ad esempio a Helgoland nell’agosto 1914 e nel gennaio 1915 a Dogger Bank, tali scarsi successi portarono Guglielmo a rafforzare la sua opinione che la flotta andasse preservata, a Friedrich von Ingenohl, capo dell’Hochseeflotte, fu ordinato di non intraprendere sortite senza il placet imperiale. I sostenitori di operazioni più aggressive suggerirono che il Kaiser semplicemente non volesse mettere a rischio il suo “giocattolo preferito”, ma non riuscirono a spingere per l’azione, frattanto la Gran Bretagna aveva optato per un blocco navale agli Imperi Centrali, Tirpitz non era in grado di spiegare come far sì che gli inglesi abbandonassero il blocco per impegnare battaglia, l’Imperatore quindi ribadì che la sua decisione era che le navi rimanessero ferme. Dopo Dogger Bank Guglielmo II nominò Hugo von Pohl nuovo comandante della Hochseeflotte, egli riuscì a convincerlo che si potevano anche tentare scontri col nemico, in zone dove le navi germaniche avrebbero potuto raggiungere la sicurezza dei porti in tempi brevi, ma tale tattica naturalmente non avrebbe potuto spezzare il blocco nemico. Azioni sul Canale della Manica - quindi lontani dalle basi scozzesi della Royal Navy -; per colpire l’invio di forze britanniche in Francia, non ricevette il dovuto interesse perché il monarca non prese l’iniziativa riunendo consiglieri militari e navali sul tema. La soluzione avrebbe potuto essere quella di imporre un contro blocco, utilizzando i sommergibili U-Boot, che avevano dato buona prova nei primi mesi di guerra, ma le leggi internazionali rendevano la guerra sottomarina contro navi mercantili rischiosa (12), in generale la posizione del Kaiser era di ambivalenza tra falchi, convinti che tale misura sarebbe stata decisiva, e colombe, più scettici e timorosi di reazioni dei paesi neutrali, specialmente da parte degli Stati Uniti. Nel febbraio 1915 Tirpitz e von Pohl riuscirono a convincere il Kaiser a dichiarare le acque intorno alle isole britanniche zona di guerra ove i sommergibili avrebbero potuto affondare i mercantili nemici senza alcun tipo di preavviso, Guglielmo era esitante per ragioni morali, come ebbe a dire a un gruppo di ufficiali mesi prima "Signori ricordate sempre che la nostra spada deve rimanere pura. Non stiamo combattendo una guerra contro donne e bambini. Vogliamo combattere una guerra dignitosa, qualunque cosa facciano gli altri" (13), tuttavia giustificava l’approvazione come una costrizione data da un atto altrettanto illegale quale era il blocco inglese e dal fatto che gli Stati Uniti stavano fornendo all’Intesa armi e rifornimenti. Al capo di stato maggiore dell’Ammiragliato Gustav Bachmann il Kaiser chiese se la guerra sottomarina avrebbe potuto portare alla resa del Regno Unito in sei settimane; la domanda era chiaramente impossibile, ma Bachmann rispose affermativamente, per quanto fosse un’esagerazione. Tale politica però portò a gravi conseguenze, il 7 maggio 1915 l’U-20 affondò il transatlantico britannico RMS Lusitania al largo dell’Irlanda, tra i morti c’erano ben 128 cittadini statunitensi, alle proteste di Washington Guglielmo reagì disponendo limitazioni alla guerra sottomarina, ordinando agli U-Boot di non colpire navi passeggeri, tale decisione ebbe il sostegno di Falkenhayn, Bethmann e von Müller, temendo un intervento americano. A questi limiti si opposero i falchi Tirpitz e Bachmann, entrambi offrirono per protesta le proprie dimissioni, ma Guglielmo ordinò con rabbia che i due avrebbero dovuto rimanere ai loro posti data la situazione critica, il monarca perse sempre più la già discendente considerazione che aveva per il suo vecchio “favorito”. Dal canto suo Tirpitz aveva tentato nel 1915 di far sì che i medici di Guglielmo lo dichiarassero inabile e malato, così da congedarlo per qualche tempo, ma i dottori rifiutarono e la cosa cadde nel vuoto, non è chiaro quanto il Kaiser sapesse dell’intrigo dell’ammiraglio, ma certo è che da quella primavera lo trattò sempre più freddamente e con diffidenza. Il 19 agosto 1915 l’RMS Arabic, un piroscafo inglese con a bordo passeggeri, fu affondato; alle nuove proteste Guglielmo reagì imponendo altre limitazioni, Tirpitz minacciò ancora le dimissioni per ottenere il diniego del Kaiser che dopo essersi lamentato dell’atteggiamento dell’ammiraglio ribadì che "Ho creato e costruito la flotta come mia arma, come, dove e quando deciderò di schierarla è di mia esclusiva competenza in quanto Signore Supremo della Guerra. Tutti gli altri devono tenere a freno la lingua e obbedire [...]" (14) e che era imperativo evitare un intervento statunitense nel conflitto. Le nuove dimissioni di Tirpitz gli costarono definitivamente la fiducia di Guglielmo II, che gli tolse poteri e silurò Bachmann sostituendolo con l’ammiraglio Henning von Holtzendorff; il 18 settembre 1915 fu imposta una sospensione temporanea agli attacchi ai mercantili, la guerra sottomarina era finita. Le pressioni dei falchi non cessarono però, sbandierando che una ripresa della guerra sottomarina avrebbe portato al collasso britannico in sei mesi, l’opinione pubblica tedesca si mostrò piuttosto ricettiva a tali dichiarazioni, facendosi col passare del tempo sempre più favorevole ai sommergibili. Nell’inverno tra 1915 e 1916 Falkenhayn cambiò idea esprimendo parere favorevole alla guerra sottomarina, giudicando che i rischi legati agli Stati Uniti si erano allontanati, Tirpitz intanto chiese il comando della Marina all’Imperatore, ma se lo vide negare. Nel marzo 1916 vedendo la continua campagna di propaganda a favore dei sommergibili da parte dell’Ufficio Navale del Reich e di Tirpitz come una sfida alla sua autorità Guglielmo si infuriò, il culmine si ebbe il 3 marzo, quando un portavoce di Tirpitz esagerò i numeri dei sommergibili; Guglielmo II spinse l’ammiraglio alle dimissioni, il lungo sodalizio era finito, e lo rimpiazzò con Eduard von Capelle, che assicurò una politica più cauta, ma pure lui ebbe la tendenza a consultare il suo signore più per formalità che altro. Ci fu un tentativo di ripresa sperimentale della campagna ma il 24 marzo 1916 il piroscafo francese Sussex, scambiato per una nave da guerra, fu colpito con dispendio di vite americane, con nuove proteste, furono dunque sospese di nuovo le operazioni, con disappunto di Falkenhayn, il quale desiderava che gli U-Boot agissero in concomitanza con l’azione in corso su Verdun, però il Kaiser convinto dalla sua cerchia non cedette ordinando di colpire solo navi da guerra dei paesi belligeranti; ma più si allontanavano le possibilità di vittoria tanto più la carta dei sommergibili sembrava essere una soluzione, senza contare l’opinione pubblica, ormai sempre più radicalizzata a favore dell’uso della “miracolosa arma”. Ci fu però un momento di breve intraprendenza d’alto mare, Guglielmo concesse alla Hochseeflotte di uscire in missione, al suo comandante Reinhard Scheer fu ordinato di agire in modo equilibrato tra audacia e prudenza, portando allo scontro allo Jutland tra 31 maggio e 1 giugno 1916. Il 2 giugno Guglielmo stava rientrando dal fronte orientale e a colazione gli venne riferito che i suoi ammiragli rivendicavano una vittoria tattica nel Mare del Nord e che la Hochseeflotte si trovava al sicuro a Wilhelmshaven, il Kaiser mostrò però scarso entusiasmo immediato per la questione, non recandosi a visitare la flotta fino alla settimana seguente. Quando si presentò davanti ai marinai invece mostrò tutta la baldanza del condottiero vincitore dicendo che <<Il primo, potente colpo di martello è stato dato [...]> (15) e che l’incantesimo di Trafalgar era stato spezzato; a non esser spezzato dallo Jutland fu però il blocco britannico, l’equilibrio dei mari non venne in alcun modo intaccato, la Royal Navy restava una minaccia, ciò portò l’opinione pubblica a pendere sempre più per la fazione dei sommergibili, lo stesso Scheer era di tale opinione. Quando in agosto ci fu il “cambio della guardia” al vertice, con l’arrivo di Hindenburg e Ludendorff le cose non cambiarono immediatamente, per quanto il duo fosse in linea di principio favorevole alla ripresa della campagna di sommergibili decisero per un approccio prudente. Alla fine del 1916 i due generali decisero però che fosse giunto il momento di rischiare di infastidire Washington, il 12 dicembre 1916 la Germania aveva proposto una pace, che però era vaga e ambivalente; Guglielmo aveva insistito per apparirne il promotore, ma in privato espresse soddisfazione per il fatto che avevano messo i governi nemici di fronte alla domanda del perché non volevano la pace, il Kaiser poi parlò alle truppe in modo piuttosto bellicoso, non dimostrando al mondo grande affidabilità rispetto alla sincerità della proposta. Tale ramo d’ulivo in realtà sarebbe dovuto servire per giustificare una ripresa della guerra sottomarina attraverso il - prevedibile - rifiuto da parte dell’Intesa, anche una seconda proposta del Presidente americano Woodrow Wilson cadde nel vuoto. Guglielmo II, nel suo stato di nervi sempre fragile, stava cambiando idea, Hindenburg e Ludendorff facevano forte pressione su di lui perché entro gennaio riprendessero le operazioni sottomarine senza restrizioni e che in caso contrario, loro non potevano più assumersi la responsabilità di condurre il conflitto. L’Imperatore decise definitivamente la sera dell’8 gennaio 1917, il giorno dopo a Pless al Consiglio della Corona con il comando Guglielmo fece sue le argomentazioni dei falchi, che assicuravano una vittoria sulla Gran Bretagna con cinque o sei mesi di operazioni sottomarine, minimizzando le possibilità di intervento americane, unica voce contraria fu quella, debole, del Cancelliere Bethmann e del capo di gabinetto civile Rudolf von Valentini (16); il Kaiser dopo aver ascoltato con impazienza le obiezioni di Bethmann ruppe gli indugi e dispose una ripresa delle azioni a partire dal 1° febbraio 1917. Prevedibilmente dopo l’annuncio della ripresa della campagna Washington ruppe le relazioni diplomatiche e poi in aprile dichiarò guerra al Reich. La guerra sottomarina inizialmente si rivelò un successo, il tonnellaggio affondato aumentò considerevolmente, ma i problemi iniziarono dal maggio 1917, quando gli alleati introdussero un sistema di convogli protetti da navi da guerra, Guglielmo esaltato dai primi successi era euforico, ma poi dovette ammettere che la campagna degli U-Boot si stava rivelando un fallimento sostanziale. In conclusione la decisione di Pless, presa da Guglielmo II, che come si è visto ebbe una certa influenza nel corso del conflitto sulle questioni navali, si basò su uno straordinario errore di calcolo, e i suoi effetti si rivelarono praticamente fatali sulle già fumose possibilità di vittoria tedesche; la Germania del Kaiser non era riuscita a ottenere il potere marittimo Mahaniano in tempo di pace, né era riuscita a impensierire quello britannico in guerra, e gli U-Boot da ultima carta che dovevano essere si rivelarono un colossale danno diplomatico, Il monarca nel suo oscillare e infine scegliere la via dei falchi contribuì a questo risultato.
In alto: Guglielmo II a bordo del sommergibile U-35 nel 1917 (Foto Imperial War Museum)
Un Signore della Guerra sconfitto, il collasso finale del Kaiserreich
Come si è detto Ludendorff sperava di dare una serie di risolutivi “colpi di martello” sul fronte occidentale e vincere la guerra sul campo, lui e Hindenburg in questa fase si opposero sistematicamente ai tentativi del governo e del Reichstag di sviluppare piani di pace e compromessi simili, accusandoli di disfattismo, riuscirono ancora una volta a spingere il Kaiser a fare il loro volere, e a silurare elementi a loro scomodi, per quanto sui sostituti Guglielmo mantenne il suo canonico potere di scelta, almeno se le sue scelte erano gradite al duo. Il 15 luglio 1918 l'attacco di Ludendorff a Reims si risolse in un disastro, la Germania aveva terminato il potenziale di sferrare colpi, iniziarono i rovesci, e Guglielmo si definì davanti ai suoi “Signore della Guerra sconfitto”. L'8 agosto una grossa controffensiva alleata travolse le forze del Kaiser, fu il giorno più nero dell'Esercito tedesco secondo Ludendorff, perfino Guglielmo riconobbe la gravità della situazione. A Spa si tenne il 14 agosto 1918 un Consiglio della Corona coi leader politici e militari, Ludendorff ammise che le possibilità di vittoria erano ormai sfumate ma che sperava di poter resistere al nemico in territorio occupato, Guglielmo auspicò che la nazione potesse venir spronata a tenere duro, ma lui poi si ritirò per le settimane successive, a prendersi cura della moglie reduce da un infarto, la decisione presa a Spa fu di attendere a fare richieste di pace finché la situazione non fosse leggermente migliorata. Il 2 settembre gli giunse la ferale notizia da Ludendorff, la campagna era perduta e l'esercito <semplicemente non può andare avanti> (17), il risultato fu un esaurimento nervoso che costrinse Guglielmo a letto, con ordini del medico di riposare, l’Imperatrice riuscì a tirarlo su, il 5 settembre Albert Ballin lo andò a trovare per convincerlo della gravità della situazione, ma il nuovo Capo di Gabinetto Civile von Berg, un reazionario oltranzista, impedì al genio dei transatlantici tedeschi di esporre la verità al Kaiser suo amico. Il 25 settembre la Bulgaria fu il primo degli Imperi Centrali a chiedere l'armistizio (firmato poi il giorno 29 a Salonicco), ben presto Impero Ottomano e Austria-Ungheria avrebbero ceduto. A Guglielmo il ministro degli Esteri Paul von Hintze propose piani per attuare una rivoluzione dall'alto, attuando riforme parlamentari e democratizzando il Reich, nella speranza di rendere più generose le condizioni del Presidente Wilson; anche Ludendorff in un'udienza col Kaiser il 29 settembre ammise la sconfitta, desideroso di sganciarsi dalle colpe della disfatta optò per appoggiare tale soluzione, scaricando la faccenda ai civili (18), Guglielmo trattò i due con un certo riguardo e li ascoltò con attenzione, fu deciso quindi di dar seguito al piano di Hintze. Hertling fu mandato via e sostituito dal più liberale Maximilian von Baden e diversi poteri e responsabilità passarono nelle mani del Reichstag, ma l'elefante nella stanza rimase la figura che per trent'anni aveva simboleggiato un potere autoritario, l'abdicazione del Kaiser Guglielmo iniziò a essere un'opzione considerata. Il 4 ottobre 1918 von Baden chiese a Wilson di concordare un armistizio basato sui suoi 14 punti, gli americani risposero ponendo la questione del regime vigente in Germania; Guglielmo la prese malissimo, le richieste di Wilson non vennero gradite nemmeno dal comando supremo, che dopo aver premuto per l'armistizio ora chiese di fermare i negoziati e che si resistesse fino alla fine. Baden convinse il Kaiser minacciando dimissioni a fermare i piani dei militari e a fermare la guerra sottomarina, il 23 ottobre Wilson confermò di fatto che una condizione sine qua non sarebbe stato un vero cambio di regime e in particolare era evidente che l'abdicazione fosse necessaria. Ludendorff, anche lui in pieno esaurimento nervoso, capendo che i termini sarebbero stati molto duri, appoggiato da Hindenburg senza consultare Guglielmo o il governo diramò un ordine all'esercito che definiva inaccettabili i termini americani rischiando di porre fine ai negoziati, Baden umiliato chiese al Kaiser di fermare l'insubordinato “doppio governo”, in caso contrario sarebbe stato costretto a dimettersi, l'Imperatore gli diede ragione e il 26 ottobre 1918 convocò Hindenburg e Ludendorff, il primo rimase al suo posto, mai il secondo fu costretto alle dimissioni, sostituito dal generale Wilhelm Gröner; <Ho separato i due gemelli siamesi> commentò il monarca (19). In Germania la situazione era sempre peggiore e il Kaiser veniva percepito come un ostacolo alla pace, la miccia rivoluzionaria stava avviandosi, nel governo si sperava di poter salvare la corona a patto di un’abdicazione di Guglielmo II e della rinuncia da parte del Kronprinz, in modo dignitoso e tempestivo. Rimosse due figure irrimediabilmente screditate si sarebbe potuta istituire una reggenza, magari in favore del figlio dodicenne del Kronprinz, a tali termini i partiti sarebbero anche stati favorevoli, perfino i Socialisti maggioritari (20), ma Guglielmo II risultò estremamente contrario a cedere, scagliandosi verbalmente contro Wilson. Von Berg e l’Imperatrice intanto facevano sempre più pressioni di tipo oltranzista, opponendosi a Baden; su pressione del proprio entourage Guglielmo lasciò Berlino la sera del 29 ottobre, per non farvi mai più ritorno, e si diresse a Spa, fu molto probabilmente un grave errore perché così facendo stava allontanandosi dagli eventi politici in capitale, questo gesto sembrava una vera e propria “fuga”. Intanto von Baden era convinto ormai che l’unica strada fosse l’abdicazione e il 1° novembre inviò un ministro a Spa a chiedere al suo Signore di cedere lo scettro, il Kaiser, appoggiato dai generali, respinse categoricamente la proposta, Guglielmo era convinto che l’esercito fosse dalla sua parte e che lo avrebbe sostenuto in caso di insurrezione. Lo scoppio dei moti si ebbe proprio nella flotta tanto prediletta del Kaiser, i marinai si ammutinarono dopo ordini di ingaggiare una battaglia suicida coi britannici, la rivoluzione si diffuse e il primo sovrano tedesco a cadere fu il Re di Baviera tra 7 e 8 novembre, anche a Berlino ormai la folla era in aperta rivolta, i socialdemocratici temendo il caos chiesero che il Kaiser abdicasse o avrebbero lasciato il governo. Fu pure considerata una soluzione differente: il martirio; il sovrano avrebbe potuto recarsi al fronte per farsi uccidere o ferire, così da salvare la dinastia, Gröner espresse un certo favore per questa idea, ma la cosa cadde nel vuoto. Guglielmo restava convinto di poter sedare la situazione col sostegno del “suo” esercito, e che sarebbe rimasto coi suoi soldati; il 9 novembre 1918 ci fu un sondaggio tra diversi ufficiali sull’atteggiamento della truppa in caso di ordine di repressione della rivolta nel Reich, il risultato fu che i soldati non provavano antipatia per l’Imperatore bensì indifferenza, non erano disposti a prender le armi contro il nemico interno, desideravano solo che tutto avesse fine e tornare a casa, l’esercito non avrebbe più seguito l’Oberster Kriegsherr, i generali comunicarono quindi al Kaiser la notizia. Hindenburg e Gröner chiarirono che l’esercito non avrebbe seguito l’Imperatore, Guglielmo chiese se almeno avrebbe potuto tornare in patria coi soldati, ma gli fu risposto che era impossibile e che l’esercito avrebbe seguito i suoi generali, stizzito il Kaiser ricordò che vigeva un giuramento ma Gröner gli spiegò che a quel punto esso non avrebbe avuto più significato. Frattanto a Spa giunsero notizie che a Berlino la situazione era ormai completamente fuori controllo e Baden chiese ancora l’abdicazione come unica mossa per salvare il trono degli Hohenzollern, e che era questione di minuti. Fu accarezzata da Plessen e altri l’idea che Guglielmo abdicasse da Imperatore ma restasse Re di Prussia, una proposta già vecchia e respinta in quanto le due corone non erano separabili, ma il Kaiser fu favorevole; nella tarda mattinata fu comunque inviato il messaggio della decisione, piuttosto confuso, a un Baden ancor più in crisi, che non comprese dello sdoppiamento delle corone e preoccupato che la folla o i socialisti indipendenti proclamassero la detronizzazione per conto loro. Baden perse il contatto con Spa e non sapeva cosa fare, non voleva agire senza consenso di Guglielmo II, ma alla fine si convinse che era meglio proclamare la decisione del Kaiser fintantoché questa sarebbe stata un fatto positivo per la corona. Baden proclamò l’abdicazione e, scavalcando la costituzione, si dimise in favore del leader del Partito Socialdemocratico (SPD) Friedrich Ebert, favorevole all’opzione della reggenza, mentre a Spa ancora si tentennava; ma era troppo tardi, nel mentre il socio di Ebert, Philipp Scheidemann, volendo evitare che ad avere la meglio fosse la piazza e venisse annunciata una Repubblica sovietica, proclamò la Repubblica Tedesca. A Spa il Kaiser protestò per la prevaricazione di Baden ma le cose ormai erano fatte. Hindenburg e i generali intanto dissero a Guglielmo che la situazione era assai grave, e che forse l’incolumità del sovrano sarebbe potuta essere messa a rischio nel caso in cui le truppe si fossero rivoltate o se fossero giunti i rivoluzionari, memori della sorte toccata allo Zar Nicola II (21) e non volendo che anche al loro sovrano capitasse qualcosa di simile consigliarono la fuga nei Paesi Bassi, Guglielmo acconsentì e il 10 novembre 1918 alle 2 del mattino abbandonò Spa per l’esilio, l’11 novembre la Germania firmò l’armistizio che pose fine alla guerra.
A sinistra/In alto: Gli uomini di un reggimento della Guardia marciano davanti al Kaiser nel giugno 1917 (Foto Imperial War Museum)
A destra/In basso: Novembre 1918, Guglielmo saluta un gruppo di marinai a Kiel; pochi giorni dopo
proprio dai marinai partirà l’ammutinamento, aggravatosi poi in rivolta aperta, che porterà al
definitivo crollo dell’Impero Tedesco (Foto Imperial War Museum)
Conclusioni
Guglielmo II come Supremo Signore della Guerra non si dimostrò sicuramente il tanto decantato capo
di Stato Maggiore di se stesso, il suo ruolo nella pianificazione operativa fu piuttosto insignificante,
né era in grado di dare contributi strategici coerenti, oltre a questo veniva escluso o tenuto all’oscuro
deliberatamente da parte dei vertici militari e civili, protetto dal suo entourage, lui stesso disertò i suoi
doveri; la percezione fu quindi di uno Schattenkaiser come si è detto, un imperatore ombra, il
Supremo bevitore di tè.
Tuttavia l’impotenza di Guglielmo II non va esagerata, come suggeriscono autori come John Röhl ,
Holger Afflerbach e Cristopher Clark egli non perse ogni potere rimanendo relegato totalmente in un
ruolo di mera rappresentanza, le decisioni come la condotta della guerra sul mare, i sommergibili,
l'arbitrato e soprattutto le nomine e le destituzioni richiedevano ancora il consenso del Kaiser, che
restava l’uomo da influenzare dai vari gruppi di potere e personalità del mondo militare e civile del
Reich.
Tale meccanismo passivo del monarca, come lo definisce Röhl continuò a funzionare praticamente per
tutto il corso del conflitto; secondo Clark egli non era né totalmente passivo né dal ruolo attivo o
determinante, per esserlo avrebbe dovuto esser molto meno dipendente dalle influenze esterne.
Al tempo stesso una dimostrazione che l’Imperatore non fosse affatto ininfluente è la sopravvivenza
di Falkenhayn al comando fino al 1916, senza il placet di Guglielmo II l’odiato generale sarebbe stato
silurato immediatamente.
Il Kaiser mantenne un certo controllo e influenza quindi, anche grazie al suo entourage, e soprattutto
nei primi anni di guerra, in modo diretto o indiretto anche solo attraverso quel meccanismo di nomina
o licenziamento, tale potere non venne del tutto a mancare con l’avvento di Hindenburg e Ludendorff,
piuttosto si affievolì.
Il fallimento nell’unificazione delle strutture di comando tedesco è in ultima analisi suo, ma questo
non ebbe grosse conseguenze sulla condotta bellica, ben peggiore fu il mancato coordinamento tra
dirigenze civili e militari - la cosiddetta guida strategica di cui rimase orfano il Reich -, pur mantenendo
potere di arbitrare tra le varie anime.
In sostanza Guglielmo II non fu un leader attivo o creativo sul piano militare, ma nemmeno un
completo Schattenkaiser, per quanto sicuramente si può dire che il suo contributo come Oberster
Kriegsherr non fu né grande né positivo.
A sinistra/In alto: A Udine, nel territorio occupato dagli austro-tedeschi dopo la battaglia di Caporetto, il Kaiser premia i suoi soldati (Foto Imperial War Museum)
A destra/In basso: Il Kaiser conferisce croci di ferro a Riga, oggi capitale della Lettonia. Sullo sfondo è visibile la Cattedrale della Natività di
Cristo (Foto Imperial War Museum)
Note
1 - Nelson W. H.; Gli Hohenzollern, dal Grande Elettore a Guglielmo II, op. cit. in bibliografia pag.
386
2 - Helmuth J. L. von Moltke (1848-1916) era detto il giovane per differenziarlo dall’illustre zio
Helmuth K. B. von Moltke, uno dei più grandi generali della Prussia e poi della Germania
3 - Secondo l’art. 63 della Costituzione Imperiale il Kaiser era a capo di tutte le forze di terra del
Reich
4 - Composto dai rappresentanti dei vari rami delle Forze Armate
5 - Il piano elaborato da Alfred von Schlieffen, predecessore di Moltke, che prevedeva una rapida
campagna volta a piegare la Francia, passando attraverso i neutrali Belgio e Lussemburgo, per poi
concentrare le forze contro l’Impero dello Zar
6 - Tutte queste sedi sono rispettivamente nelle odierne: Germania, Lussemburgo, Francia, Polonia
(nel caso di Posen, oggi Poznan e Pless), Germania e Belgio
7 - Röhl J. C. G.; Wilhelm II: Into the Abyss of War and Exile 1900-1941, op. cit. in bibliografia pag.
1117
8 - Il Principe ereditario Guglielmo ebbe il comando nominale della Quinta Armata, ma, anche su
ordine del padre, il vero comandante fu il suo Capo di Stato Maggiore Konstantin von Knobelsdorf
9 - Nelson W. H.; Gli Hohenzollern, dal Grande Elettore a Guglielmo II, op. cit. in bibliografia pag.
390
10 - Il Principe Joachim (1890-1920) era il penultimo figlio del Kaiser, l’ultimo maschio prima di sua
sorella Vittoria Luisa
11 - Il Re Ferdinando di Romania apparteneva a un ramo di Casa Hohenzollern
12 - Stando alle leggi internazionali i sommergibili avrebbero dovuto fermare le navi, ispezionarle,
farle evacuare e solo alla fine avrebbero potuto affondarle
13 - Röhl J. C. G.; Wilhelm II: Into the Abyss of War and Exile 1900-1941, op. cit. in bibliografia pag.
1151
14 - Röhl J. C. G.; Wilhelm II: Into the Abyss of War and Exile 1900-1941, op. cit. in bibliografia pag.
1151
15 - Röhl J. C. G.; Wilhelm II: Into the Abyss of War and Exile 1900-1941, op. cit. in bibliografia pag.
1154
16 - Anche Valentini sarà poi rimosso su pressione del duo militare, lo rimpiazzò il reazionario
Friedrich von Berg
17 - Röhl J. C. G.; Wilhelm II: Into the Abyss of War and Exile 1900-1941, op. cit. in bibliografia pag.
1177
18 - In questa fase vennero gettati i semi del mito della pugnalata alle spalle, ideato dai militari per
incolpare i civili della sconfitta, facendo credere al popolo tedesco che l’esercito era rimasto invitto
ma era stato tradito, persino il Kaiser si dimostrò incline a credere a tali teorie
19 - Clark C.; Kaiser Wilhelm II, A life in power, op. cit. in bibliografia pag. 340
20 - Si intende la porzione di SPD (Il Partito Socialdemocratico) rimasti nel partito e disposti ad
appoggiare il governo nella prosecuzione del conflitto o comunque più moderati dei fuoriusciti: i
cosiddetti indipendenti
21 - Nicola II venne ucciso dai bolscevichi a Ekaterinburg nell’estate del 1918, perirono con lui la
moglie e i figli, assieme ai loro domestici
Fonti
Bibliografia
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North Carolina Press; 1996 - Clark C.; Kaiser Wilhelm II, A life in power; Londra; Penguin Books; 2009
- Corni G. Guglielmo II, l’ultimo Kaiser tra autocrazia, guerra ed esilio; Roma: Salerno editrice srl.; 2022
- Nelson W. H.; Gli Hohenzollern, dal Grande Elettore a Guglielmo II; Bologna; Odoya srl; 2016
- Palmer A.; The Kaiser, Warlord of the Second Reich; New York; Charles Scribner's Sons; 1978
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- Whittle T.; The Last Kaiser, A biography of Wilhelm II, German Emperor and King of Prussia; New
York; The New York Times Books: 1977 - Van der Kiste J.; Kaiser Wilhelm II, Germany's Last Emperor; Stroud; The History Press; 2013
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