Amerikasschlacht: I piani tedeschi per l’invasione degli Stati Uniti

Paolo Enrico Distefano

Tra fine Ottocento e inizio Novecento le tensioni tra Stati Uniti d'America e la giovane Germania guglielmina erano notevoli, in particolare a causa delle velleità coloniali ed espansionistiche del Reich, sia nel Pacifico sia, soprattutto, nei Caraibi e in Sudamerica, dato che sin dalla presidenza Monroe erano considerati da Washington un vero e proprio “giardino di casa”. Alla Dottrina Monroe si aggiungerà poi anche il Corollario Roosevelt a ribadire la volontà di non ingerenza europea sul continente.

Un esempio di questo screzio tra l’Impero di Guglielmo II e gli Stati Uniti fu la crisi di Manila dell’estate 1898 in cui le forze navali americane del contrammiraglio George Dewey, dopo aver sconfitto la squadra navale spagnola, ebbero scambi di provocazioni con la squadra tedesca in loco, guidata dall’ammiraglio Otto von Diederichs, ma non solo, ad esempio vi fu il caso delle Samoa, anche in quel caso la tensione montò a causa di diatribe per l’influenza sulle isole.

Questa serie di eventi portarono, in diverse occasioni, alcuni graduati germanici a immaginare una guerra con l'America (1) da condurre in modo offensivo, giungendo a pianificare una vera e propria invasione navale e militare del suolo statunitense.

All'interno della Kaiserliche Marine era abitudine assegnare agli ufficiali nei mesi invernali degli esercizi di pianificazione ipotetica, studi o affini, definiti Winterarbeiten (Lavori invernali).

Prima del 1897/1898 tali lavori erano perlopiù riguardanti la Royal Navy, ma con l’acuirsi delle tensioni tedesco-americane iniziarono ad apparire nuovi temi: le Filippine, Cuba, la Dottrina Monroe, l’America centrale e la madrepatria statunitense.

Alcuni esempi nel corso degli anni furono esplicativi in merito al modo con cui nella Kaiserliche Marine si guardava all’eventualità di un confronto militare con Washington, tra 1898 e 1899 furono esaminati eventuali siti di sbarco e il possibile bombardamento di New York mentre tra il 1901 e 1902 vennero assegnati lavori sulla geografia militare degli Stati Uniti e di altri luoghi nel Nuovo Mondo e lo stesso avvenne negli inverni seguenti.

Di particolare importanza furono i Weiterarbeiten di un giovane tenente di vascello, Eberhard von Mantey, nell’inverno tra 1897 e 1898, il quale sviluppò un primo piano per un’azione contro l’America; questo non era un semplice lavoro di un ufficiale desideroso di mettersi in mostra, ma studi che spesso fornivano la base per piani effettivi in seguito presentati dagli alti comandi al Kaiser in persona.

 

In alto: Guglielmo II e  Theodore Roosevelt, 26° Presidente degli Stati Uniti, nel 1910 (Foto Library of Congress)


Il cuore dell’America: Il primo lavoro di Mantey

Lo studio di Mantey dell’inverno 1897-1898 riguardava la fattibilità di un’offensiva navale contro gli Stati Uniti, questo lavoro pose le basi per le future considerazione tedesche in materia.

A differenza di studi precedenti (2), Mantey raccomandò un attacco navale all’area tra Portland, Maine e Norfolk, in Virginia; egli scrisse “Qui c’è il cuore dell'America e qui gli Stati Uniti possono essere colpiti più duramente e costretti alla pace più facilmente”.

Considerando che gli Stati Uniti, a causa delle loro dimensioni e risorse non potevano esser forzati alla resa mediante un blocco massivo, era necessario cercare una vittoria con successi militari sul suolo americano.

Per prima cosa Mantey raccomandò una battaglia navale decisiva al largo della costa orientale statunitense, una volta vinto lo scontro si sarebbe dovuti passare ad un’occupazione congiunta navale-militare di Norfolk, Hampton Roads e Newport News (3), venne successivamente aggiunta anche Gloucester, nel Massachusetts, mentre New York fu invece scartata a causa della presenza di possenti fortificazioni.

L’invasione avrebbe avuto poi il suo culmine con un’avanzata nella baia di Chesapeake in direzione di Baltimora e Washington, la Kaiserliche Marine intanto non avrebbe dovuto fare altro che attendere di affrontare e sconfiggere la flotta statunitense del Pacifico.

Il tenente era ottimista riguardo lo stato della US Navy, rimarcandone le condizioni poco felici, soprattutto data la scarsa disponibilità del Congresso a elargire fondi, questo stato di cose costringeva la marina americana a copiare gli europei e a fornirsi in modi scarsamente efficaci.

Mantey non aveva un'opinione migliore dello US Army, infatti considerava affidabili in caso di invasione germanica solo alcuni reggimenti di cavalleria, che erano stati mantenuti pronti per combattere i nativi nell’ovest, mentre la milizia non era nemmeno al livello della riserva tedesca e la disciplina delle truppe era giudicata scarsa.

Il tenente non si pose il problema di rifornire una forza d’invasione attraverso l’Oceano Atlantico, a ben 3.000 miglia dalla Germania, lasciando simili considerazioni per gli stadi più avanzati della pianificazione.

Lo studio di von Mantey era stato probabilmente commissionato dal contrammiraglio Ivan Oldekop, capo dell’Accademia Navale, e forse con un impulso dal padre del tenente, generale dell'Heer Johannes Eberhard von Mantey; in ogni caso i vertici notarono il lavoro e fu giudicato interessante, segno di una certa convinzione nei comandi germanici della possibilità di uno scontro con gli americani.

Negli Stati Uniti invece non vi erano simili timori, molti consideravano che l’unica potenziale minaccia navale sarebbe potuta venire da una flotta come quella britannica, non certo da quella tedesca, ma ben presto le cose cambiarono.

A sinistra/In alto: Lo scontro tra la US Navy e la Kaiserliche Marine nel primo piano di Mantey (Mappa Autore via Google Maps)

A destra/In basso: Le operazioni una volta sbarcati nel primo piano di Mantey (Mappa Autore via Google Maps)


Attacco a New York: Il secondo lavoro di Mantey

Nel 1899, con il Kaiser che aveva accentrato ancora più su di sé il comando della marina, von Mantey presentò un secondo Winterarbeit, probabilmente commissionato da Oldekop o dall’ammiraglio Hans von Koester, ed esso superò di gran lunga il precedente lavoro per audacia d’intenti.

Va sottolineato che in quel periodo gli Stati Uniti erano usciti rafforzati dalla guerra con la Spagna, che aveva permesso loro di acquisire diversi territori come le Filippine e Porto Rico oltre all’influenza su Cuba mentre nell’estate 1898 vi era stata la crisi a Manila; tutto ciò incoraggiò Mantey nel proprio ambizioso lavoro.

Questa volta il bersaglio degli studi era New York City, von Mantey si aspettava che gli Stati Uniti avrebbero dispiegato le proprie truppe in una linea sottile tra Newport e Norfolk, e che i centri di mobilitazione della Marina sarebbero probabilmente stati Norfolk e, appunto, New York.

Le navi da battaglia americane sarebbero state dunque poste in formazione vicino alla Grande Mela, non solo perché essa era la più grande città d’America, ma pure in quanto centro industriale di notevole importanza, nel cercare basi potenziali Mantey scartò Cape Cod, Nantucket Island, Martha’s Vineyard, Block Island e Cape May a causa delle condizioni meteorologiche spesso avverse, preferendo optare per Norfolk.

Il successo dell’impresa sarebbe dipeso dalla rapidità dell’esecuzione, i rifornimenti avrebbero dovuto esser già pronti in Germania al momento della dichiarazione di guerra, di modo che si potesse trasportare immediatamente oltreoceano la forza d’invasione, così da cogliere i difensori impreparati; l’esempio addotto da Mantey erano operazioni condotte dagli stessi americani su Cuba nella recente guerra con la Spagna.

Altri dimostrazioni che il tenente prese in considerazioni furono l’impresa di Copenaghen condotta da Lord Horatio Nelson nel 1801 e l’ingresso della flotta Nordista a New Orleans nel 1862 inoltre il tedesco confidava in una crisi di panico presso i civili newyorkesi al pericolo di bombardamento.

Lo studio stimò che per l’anno 1900 la US Navy avrebbe avuto a disposizione 7 navi da battaglia, 14 incrociatori e 14 incrociatori corazzati, per l'attacco la Kaiserliche Marine quindi avrebbe avuto necessità di 17 navi da battaglia, 33 incrociatori e altri 4 incrociatori ausiliari per operare con successo sulla East Coast americana con un consumo giornaliero di 3.000 tonnellate di carbone per 25 giorni di traversata.

Sarebbero state necessarie ben 75.000 tonnellate di carbone da trasportare con 40 o 60 navi mercantili, in generale fu nuovamente ignorato il problema dei rifornimenti di carbone, munizioni, forniture mediche, cibo, acqua e altro per un periodo prolungato a una distanza tutt'altro che esigua, in effetti il problema più grande per Mantey era il rischio che la US Navy scegliesse di rifiutare la battaglia decisiva.

Basandosi su informazioni ricevute dall’addetto militare tedesco a Washington, il capitano Conte Alfred von Götzen, Mantey immaginò due unità navali separate: una flotta di blocco si sarebbe dovuta posizionare all’uscita del Long Island Sound (Tra Orient Point e Connecticut) e una flotta d’assalto avrebbe dovuto neutralizzare i forti di New York mentre l’ingresso nel porto sarebbe stato forzato il giorno stesso.

Qualora fosse stato necessario trasportare forze di terra, si consideravano sufficienti 2 o 3 battaglioni di fanteria, più uno di genieri da sbarcare a Long Island, in questo caso l’attacco sarebbe stato rimandato al mattino successivo all’arrivo.

Una volta forzata l’entrata nella Lower Bay si sarebbero ingaggiati Fort Tompkins e Fort Hamilton e, se possibile, pure la Downtown di New York. In caso di fallimento dell’attacco frontale la forza avrebbe dovuto ritirarsi e occupare Block Island che offriva buoni collegamenti telegrafici col Reich.

Von Mantey stimò che per aver la meglio sia sulla US Navy sia sui forti di New York sarebbe stata necessaria una superiorità navale di più del 33%. Götzen aveva fornito ottime descrizioni dei bastioni della città, a eccezione delle nuove installazioni di Sandy Hook (New Jersey), l’ufficiale non mancò di ribadire la necessità di una guerra energica, in modo da portare con celerità gli americani al tavolo delle trattative, temendo una lunga guerra d’attrito, dove gli statunitensi avrebbero potuto mobilitare il loro enorme potenziale di uomini e mezzi.

Questo piano fu presentato al capo della prima squadra, il viceammiraglio August Thomsen, che sottolineò l’eccessivo ottimismo di Mantey in merito all’effetto sorpresa; era infatti impossibile conquistare semplicemente New York, in particolare con una traversata nell’oceano dal Reich, senza che la forza d’invasione non venisse notata dal nemico.

Era probabile invece che a New York la forza tedesca avrebbe ricevuto un’accoglienza di fuoco, e in tal caso la Grande Mela era da ritenersi preclusa, ma in ogni caso le forze germaniche sarebbero state troppo deboli per affrontare i forti del luogo.

Thomsen respinse inoltre le preoccupazioni di Mantey sulla possibilità che la US Navy schivasse la battaglia decisiva, era convinto che gli americani, desiderosi di gloria, avrebbero tentato di combattere. Il viceammiraglio però aveva un’idea alternativa, invece di utilizzare come base Norfolk, si sarebbe potuta prendere Porto Rico, la cui conquista avrebbe comportato meno difficoltà e, in caso di ingaggio con la flotta nemica, ciò sarebbe stato solo un vantaggio per i tedeschi; la US Navy a Porto Rico sarebbe stata infatti distante dalle proprie basi quanto la Kaiserliche Marine ma anche in questo caso vi furono voci di dissenso in merito a tale proposta, considerandola una posizione troppo distante.

Occupata Porto Rico le operazioni contro il continente sarebbero state molto più fattibili, puntando contro Newport News, il Rhode Island e Hampton Roads; le navi più vecchie avrebbero dovuto tenere al sicuro la base nei Caraibi mentre quelle moderne si sarebbero occupate dello sbarco sulla terraferma.

Thomsen però espresse dubbi sulle possibilità di una resa statunitense, anche in caso di caduta di New York, Washington DC, Baltimora e Philadelphia, ammettendo di aver poca familiarità con le dimensioni del paese tuttavia riteneva lo studio del tenente piuttosto tempestivo data la situazione sempre più tesa tra Reich e Stati Uniti.

A sinistra/In alto: Lo schieramento per l’assalto a New York nel secondo piano di Mantey (Mappa Autore via Google Maps)

A destra/In basso: L’entrata nella Lower Bay e l’attacco ai forti newyorkesi (Mappa Autore via Google Maps)


Dopo Mantey: preparare l’Amerikasschlacht

Come si è detto l’Ammiragliato tedesco fece uso dei progetti di von Mantey e, proprio in occasione del suo secondo lavoro, venne messo su carta un Marschplan (Piano di marcia).

Nel marzo del 1899 fu confermato che la distruzione sistematica della US Navy in battaglia sarebbe stata la soluzione ideale per non mettere a rischio i traffici commerciali marittimi della Germania.

Per realizzare tale piano sarebbe stata necessaria una stazione di rifornimento carbone per le navi, la prescelta fu l'Isola Flores nell'arcipelago delle Azzorre. Nel caso di un’azione in inverno la flotta d’invasione avrebbe dovuto raggiungere Flores per poi dirigersi nelle Antille nordorientali e, solo allora, dirigere verso la East Coast; in caso di assalto estivo invece la flotta avrebbe fatto rotta da Flores verso gli Stati Uniti.

Fu scartata Porto Rico come base potenziale perché era ritenuta troppo distante dal teatro d’operazioni immaginato ma vennero altresì considerate Frenchman Bay, Maine e Long Bay nella Carolina del Sud. I tedeschi si aspettavano che la flotta statunitense si sarebbe radunata ad Hampton Roads o nell’area di Long Island quindi, per quanto concerneva l’allestimento di depositi per i rifornimenti, furono individuate l’Isola di Nantucket e Cape Cod.

La flotta tedesca principale sarebbe dovuta salpare da Wilhelmshaven appena 7 giorni dopo la mobilitazione, le navi di supporto dovevano esser pronte due giorni dopo, per unirsi alla flotta il dodicesimo giorno; a quel punto dopo aver passato il Canale della Manica, sarebbe giunta a Flores alla velocità di 9 nodi. Navi più vecchie come le corazzate costiere di classe Siegfried sarebbero invece partite prima, alla velocità di 12 nodi, per rifornirsi di carbone in Francia o in Spagna ma se ciò fosse stato impossibile allora sarebbero state portate al rimorchio fino a Flores; la tempistica prevista era di dieci o undici giorni per l’arrivo alle Azzorre e uno o due giorni per il rifornimento.

Venne stimato che la traversata dell'oceano fino a Frenchman Bay in estate, alla velocità di 7 nodi e con le navi classe Siegfried a rimorchio, avrebbe impiegato tra gli undici e i dodici giorni; in inverno invece si prevedevano tra i tredici e i quattordici giorni per il viaggio da Flores a Porto Rico, più cinque o sei giorni per arrivare a Long Bay, alla velocità di 9 nodi.

Dopo un giorno per rifornirsi di carbone a Frenchman Bay o Long Bay era prevista la battaglia decisiva dopo 31 o 34 giorni dalla mobilitazione in estate mentre in inverno la stima saliva tra i 39 e  i 44 giorni.

Nel dicembre del 1899 a capo dello Stato Maggiore dell’Ammiragliato fu posto l’ammiraglio Diederichs, a costui Alfred von Tirpitz richiese dei memorandum per eventuali azioni contro Stati Uniti e Gran Bretagna, in modo da dimostrare al Reichstag la necessità di un’espansione della Kaiserliche Marine e in particolare chiese di porre l’accento sull’inadeguatezza in caso di confronto con la US Navy; Tirpitz sperava che il parlamento accettasse così di aumentare di finanziamenti.

La risposta di Diederichs fu che con la flotta programmata dalla prima legge navale del 1898 un blocco navale agli Stati Uniti era impossibile, ma non si fermò al sostenere Tirpitz nella mossa politica, l’ammiraglio prese sul serio la possibilità di una guerra contro l’America, esortando operazioni militari e navali congiunte sulla costa orientale statunitense.

Per lui le misure più efficaci per l’imposizione della pace sarebbero state la presa di importanti città marittime negli stati del New England, ma la condizione sine qua non era la medesima dei piani precedenti; la flotta americana doveva essere sconfitta in uno scontro decisivo ma per ottenere questo era imperativo un aumento della flotta germanica sostenendo le proposte di Tirpitz.

Diederichs riteneva importante che i vari incrociatori tedeschi oltremare avessero istruzioni in caso di guerra con gli Stati Uniti. Il 1° febbraio 1900, l’Ostasiengeschwader (4) ricevette l’ordine - approvato dal Kaiser - di impegnare immediatamente, in caso di guerra, uno scontro con il nemico nelle Filippine, bloccando così gli americani e proteggendo i commerci tedeschi in Asia mentre le varie unità dislocate tra Africa Orientale, Australia e West Coast dell’America avrebbero dovuto dare manforte allo Squadrone.

Ma per Diederichs il teatro principale rimaneva la East Coast; l’addetto navale tedesco (5) a Washington, rendendosi conto delle velleità offensive in patria, aveva inviato un memorandum già il 26 gennaio 1900 nel quale esprimeva la speranza di azioni nell’entroterra, rimarcando lo scarso valore della presa di Washington, in quanto la capitale non era una sede commerciale o industriale importante; raccomandò però assalti spietati contro il commercio nordorientale e i centri industriali, in particolare Boston e New York mentre Provincetown, sulla punta di Cape Cod, sarebbe stata a suo dire un ottimo Stützpunkt (Punto d’appoggio).

L’addetto aveva ispezionato personalmente l’area attorno a Cape Cod, inviando rapporti a Berlino così Tirpitz fornì a Diederichs una linea diretta con lo zelante ufficiale, il quale ricevette ordine di osservare la costa tra New York e Boston, alla ricerca di punti favorevoli per uno sbarco.

Il 26 febbraio 1900, l’ammiraglio Diederichs si presentò dal Kaiser Guglielmo per discutere i piani, facendo al sovrano un riassunto della pianificazione passata e illustrandogli i dettagli dei lavori di Mantey.

Il piano prevedeva che l’intera flotta tedesca, includendo unità antiquate di classe Siegfried e Baden o le vecchie fregate König Wilhelm, Friedrich Karl, Preussen e Friedrich der Grosse, sarebbe stata schierata poiché era questo l’unico modo per garantirsi almeno la superiorità numerica; esistevano dei rischi, in particolare utilizzare bastimenti obsoleti a 3.000 miglia dal Reich avrebbe comportato problemi ma il rifornimento era ritenuto fattibile mediante convogli settimanali.

Le stazioni di rifornimento dovevano essere nelle Azzorre, per i mesi invernali fu confermato che la flotta avrebbe fatto rotta sulle Antille mentre in estate invece la destinazione prevista era il New England; Diederichs era dubbioso sulla fattibilità immediata, pur restando ottimista per il futuro, era convinto che il confronto di forza tra US Navy e Kaiserliche Marine tra 1901 e 1902 sarebbe passato a favore di quest’ultima, rendendo il progetto concretizzabile dall’autunno del 1902. 

L’ammiraglio non volle stilare un piano operativo finale da sottoporre al monarca, ritenendo che i mezzi sarebbero stati disponibili solo dopo la nuova legge navale, che fu approvata nel 1900; tale legge garantiva ancor più navi di quante fossero nei desiderata di Diederichs, ciò era dovuto all’aumento delle tensioni dopo la Guerra ispano-americana, alle velleità espansionistiche tedesche, al fatto che gli americani stavano iniziando a loro volta a migliorare la propria flotta e ad altre ragioni.

Diederichs si concentrò quindi sull’avvio di una collaborazione tra apparato navale e militare, il 28 novembre 1900 prese contatto con il Capo dello Stato Maggiore Generale Alfred von Schlieffen (6), il quale, pochi giorni dopo, espresse parere favorevole in merito al lavorare a un piano; la sua preparazione, però, era stata brevemente rallentata a causa di necessità politiche di Tirpitz, oltre che aggravata dalla necessità di convertire i piani di marzo 1899 in un progetto di mobilitazione dettagliato per flotta e ferrovie.

Il 10 dicembre 1900 l’ammiraglio Diederichs presentò i risultati dei mesi di lavoro dell’ammiragliato al Kaiser Guglielmo, raccomandò nuovamente Boston e New York come obiettivi desiderabili e come punto di appoggio individuò Provincetown nella penisola di Cape Cod; secondo Dederichs nel 1901 la Germania avrebbe avuto a disposizione 22 navi da battaglia contro le 18 americane, anche in merito ai pezzi d’artiglieria navale il vantaggio sarebbe stato tedesco con 138 pezzi contro 114 mentre in Atlantico sarebbero state utilizzabili 15 navi da battaglia contro 11 nemiche, con 97 pezzi contro 90.

Tale vantaggio numerico offriva al Reich il ruolo offensivo, ritenendo che un assalto statunitense alle acque germaniche avrebbe portato a scarso successo.

Guglielmo II si mostrò piuttosto cauto, non accettò le stime ottimistiche dei suoi ammiragli e disse "Rispetto all’impossibilità di trasportare abbastanza truppe verso il territorio americano all’inizio di una guerra, dovremmo prendere in considerazione l’isola di Cuba come obiettivo preliminare nella nostra avanzata contro il Nord America", con gran disappunto di Diederichs. Quest'ultimo il 25 febbraio 1901 domandò a Schlieffen quante truppe sarebbero state necessarie per l’occupazione di Cuba, pur rammentandogli che l’isola caraibica non era l’obiettivo finale di un' eventuale campagna oltreoceano, aggiungendo alla richiesta anche una seconda domanda, ossia il numero di uomini per operazioni terrestri contro Boston e New York.

Schlieffen prese alla lettera le opinioni del Kaiser, non volendo dissentire, e il 13 marzo inviò i suoi calcoli a Diederichs, si trattava di una lettera vaga, il militare era chiaramente desideroso di non compromettersi.

Nella lettera Schlieffen nel complesso approvò la scelta di Cape Cod come base per operare contro le due città americane, ma insistette sul fatto che le truppe avrebbero dovuto farsi strada fuori dalla penisola in direzione di Plymouth il prima possibile dopo essere sbarcate; la forza dell’US Army fu stimata a 100.000 uomini, dei quali forse 30-40.000 sarebbero stati disponibili immediatamente. 

Von Schlieffen avvertì inoltre Diederichs sul prendere come esempio la recente guerra tra Stati Uniti e Spagna, riferendosi chiaramente al lavoro di Mantey, le cifre di mobilitazione americane (125.000 uomini in quattro settimane, ma 3 mesi dopo ancora 225.000 uomini) per quel conflitto erano, ad avviso del militare, fuorvianti, dato che uno sbarco tedesco nella madrepatria americana avrebbe sicuramente favorito un’ondata di patriottismo, con più uomini pronti a combattere; gli Stati Uniti avevano 11 milioni di uomini abili al servizio, secondo Schlieffen 106.000 avevano ricevuto una formazione scarsa, in totale gli americani avrebbero potuto avere circa 100.000 uomini, un terzo dei quali ben addestrato, con gli altri due terzi disponibili subito anche se non propriamente formati.

Ancor più cauto Schlieffen fu nella valutazione del numero di uomini da impiegare nell'invasione, rispondendo evasivamente che ciò sarebbe sostanzialmente dipeso dalle forze dispiegate dal nemico allo scoppio delle ostilità, sottolineò che gli americani non disponevano di una pianificazione effettiva per mobilitarsi e che favorivano la creazione di grandi unità di volontari da addestrare a guerra dichiarata; in fin dei conti Schlieffen stimò che sarebbe servito un corpo d’armata per prendere Cape Cod, ma per uscire dalla penisola non era sufficiente, 100.000 uomini dovevano essere inviati in loco, quella cifra era, secondo il generale, forse sufficiente per operare contro Boston ma New York sarebbe stata tutt’altra storia.

Assaltare la Grande Mela necessitava di una forza di molto superiore a causa delle linee di comunicazione lunghe e il maggior rischio di attacchi nemici ai fianchi, una volta che le loro unità di riservisti fossero state mobilitate, in ogni caso, per le operazioni in generale sarebbero stati vitali tempismo e velocità; Schlieffen non discusse poi sui vantaggi di operare prima su Cuba o Porto Rico, dato che l’Imperatore aveva espressamente dichiarato la prima come obiettivo.

Riguardo i cubani e la loro reazione a un’occupazione germanica il generale ritenne che avrebbero potuto mostrarsi ostili, dunque sarebbero serviti altri 50.000 uomini per mettere l’isola in condizioni sicure per operare; in ogni caso, i già citati 100.000 uomini per combattere negli Stati Uniti non erano una quantità a suo avviso sufficiente per operare all’interno del paese.

A sinistra/In alto: Alfred von Schlieffen, Capo di Stato Maggiore Generale tedesco dal 1891 al 1906 (Foto studio E. Bieber)

A destra/In basso: Il “piano di marcia” in mappa (Mappa tratta da Herwig H. H.; Politics of frustration: The United States in German Naval Planning, 1889-1941)


L’Insistenza di Diederichs

Diederichs reagì molto male alla risposta del generale, ma non volle abbandonare i suoi progetti per uno sbarco diretto sulla East Coast: solo tre giorni dopo la replica di Schlieffen insistette sulla necessità di uno sbarco su Cape Cod, la Kaiserliche Marine voleva dimostrare all’esercito di cosa sarebbe stata capace con il suo sostegno.

I rapporti dell’addetto navale a Washington erano presi in grande considerazione a Berlino, nel gennaio 1901 Rebeur-Paschwitz telegrafò all’ufficio di Schlieffen valutando che gli Stati Uniti erano da considerarsi una minaccia alla Germania al pari di Francia e Russia. Il 20 marzo dello stesso anno Diederichs ordinò all’addetto di ispezionare nuovamente tutti i possibili siti di sbarco tra Boston e New York, riferendogli pure che Schlieffen aveva dato parere favorevole alla scelta di Cape Cod per sbarcare; nonostante lo scarso entusiasmo del Kaiser e dello Stato Maggiore, Diederichs non aveva alcuna intenzione di mettere nel cassetto l’idea di un’invasione.

Sempre a marzo 1901 l’indagine portò all’individuazione di alcune aree a nord di Boston: Rockport e Gloucester, nel Massachusetts.

Reuber-Paschwitz riferì a Schlieffen anche che esistevano molte ragioni per agire contro l’America, dato che la fiducia e il senso di superiorità verso gli europei stavano aumentando presso Washington. Dopo la lettera di Schlieffen a Diederichs, nonostante l’insistenza dell’ammiraglio a perseguire il progetto di invasione diretta, si tornò a pianificazioni più sobrie e prudenti, puntando anche sull’idea di Tirpitz di installare basi navali lungo il globo.

A parte le tensioni causate dalla guerra tra Stati Uniti e Spagna, la crisi delle Samoa e simili, le relazioni tra Berlino e Washington subirono un forte deterioramento nel 1901, quando uscì un libro in cui un militare tedesco, il barone Franz von Edelsheim, sottolineava la fattibilità di azioni proprio contro gli Stati Uniti andando anche nel dettaglio.

Questa pubblicazione contrariò Schlieffen e i vertici germanici si affrettarono a smentire la paternità di un simile scritto, in ogni caso ebbe effetti disastrosi per i rapporti tra i due paesi, se a Washington nessuno immaginava che vi fossero in atto pianificazioni ufficiali una pubblicazione come quella rifletteva evidenti intenzioni ostili.

Addirittura il senatore Henry Cabot Lodge del Massachusetts scrisse al Presidente Theodore Roosevelt di considerare uno sbarco tedesco a Boston una possibilità e che era necessario stare in guardia, ma era a suo avviso ancor più probabile uno sbarco in Brasile o comunque nel Sudamerica. Il Presidente concordò sul fatto che il Reich fosse una minaccia, soprattutto dato che i tedeschi facevano conto sull’incapacità di reclutamento americana, in più gli ufficiali statunitensi che avevano assistito alle manovre autunnali in Germania dissero che i tedeschi avevano intenzioni ben poco pacifiche nei loro confronti e il solo addetto navale a Berlino era ancora ottimista.

A Berlino frattanto ricevettero rapporti sulle relazioni tedesco-americane nel corso del 1901, l’Ambasciatore Theodor von Holleben era preoccupato e spingeva per un riavvicinamento, temendo che i militari statunitensi fossero sicuri di una prossima guerra con la Germania, arrivando addirittura a cercare di provocarla.

Holleben era consapevole delle pianificazioni di Berlino e avvertì la madrepatria di non sottovalutare l’importanza di conquistare New York, Boston e altre città della East Coast, certo Porto Rico era una base utile da conquistare ma invitò a tener conto del problema delle enormi risorse statunitensi; a giudizio del diplomatico solo un riavvicinamento della Germania con la Gran Bretagna sarebbe stato in grado di proteggere i tedeschi dagli americani. A Berlino, intanto, giungevano anche rapporti che segnalavano una presunta “decadenza morale” in America, che si sarebbe potuta estendere ai loro quadri e il Kaiser rimase colpito da questi ultimi.

Nell’agosto 1901 Reuber-Paschwitz inviò un rapporto meno ottimistico riguardo Cape Cod, ritenendolo un punto meno adatto di quanto immaginato prima; il terreno non era visibile dal mare, deficitando il supporto dell’artiglieria navale, inoltre le fortificazioni di Peaked Cliff e Buzzard Bay avrebbero reso difficile l’uscita dalla penisola, approvando invece la spiaggia di Manomet Point, che era situata più a nord sul lato ovest di Cape Cod, e che se si fosse riusciti a conquistare le alture di Manomet Hill, la posizione sarebbe risultata molto vantaggiosa. L’addetto considerava Rockport (a nord di Boston) un punto favorevole, basandosi però su informazioni degli stessi statunitensi, e Schlieffen sfruttò proprio questo particolare a favore della sua posizione scettica.

Mentre ancora si discuteva di un possibile sbarco Schlieffen fece sapere a Diederichs che Provincetown e Rockport presentavano appunto svantaggi e che le sue fonti riferivano che a Washington fossero a parte di un possibile sbarco presso Boston e che quindi ci si poteva aspettare una mobilitazione immediata del nemico in caso di sbarco; Holleben invece riferì che l’ammiraglio Dewey aveva concluso da tempo che i tedeschi avrebbero scelto come punti di sbarco le isole St. Thomas e St. John nelle Indie Occidentali (oggi Isole Vergini Americane). Erano informazioni contraddittorie ma confermavano che gli americani fossero consapevoli del fatto che a Berlino si pianificava e che erano pure a conoscenza di possibili luoghi di approdo.

Diederichs si affrettò a scartare tutti i calcoli precedenti e il 6 gennaio 1902 chiese a Reuber-Paschwitz informazioni in merito ai lavori per le difese di Long Island, l’ammiraglio era in particolarmente interessato a Great Gull, Gardiner, Fisher e Plum Island, voleva anche sapere se Block Island fosse fortificata e se facesse parte della rete di difesa, chiese anche l’opinione dell’addetto in merito a un eventuale sbarco a Gardiner’s Bay seguito da un attacco di terra contro Brooklyn.

Il risultato di queste richieste fu un memorandum il 15 gennaio, il quale raccomandava un assalto a Porto Rico, seguito da un blocco ai porti atlantici degli Stati Uniti e anche a quelli del Golfo del Messico, con eventuali operazioni contro i centri commerciali del nord-est quali Boston e New York.

In merito a uno sbarco, il memorandum lo immaginò a Long Island, magari proprio a Gardiner’s Bay, con un’avanzata congiunta tra flotta e forze terrestri contro Brooklyn e New York, in caso di disfatta la flotta avrebbe dovuto ritirarsi a Porto Rico o addirittura rientrare in Germania; anche un secondo memorandum dello stesso anno affermava la necessità di conquistare Porto Rico e non lasciarla più.

Diederichs commissionò anche un nuovo Winterarbeit, in cui chiedeva valutazioni sul valore tattico e strategico della US Navy, della geografia militare americana, delle Indie Occidentali e del Sudamerica.

Il 21 aprile 1902 il tenente Magnus von Levetzow presentò la propria analisi sulla via più adatta per agire contro gli Stati Uniti, raccomandando anche lui un assalto diretto a New York che culminasse con la presa di Fisher’s Island e Fort Wright.

Tale progetto fu preso in considerazione e von Levetzow fu imbarcato sull’incrociatore SMS Vineta per ispezionare i Caraibi e cercare punti d’appoggio potenziali, i rapporti in ogni caso ribadivano la necessità di azioni fulminee e di breve durata, suggerendo bombardamenti mordi e fuggi sul tratto di costa tra Portland, Maine e Cape Cod, ma quando si azzardò a proporre una guerra di incrociatori al commercio nemico venne prontamente rimosso, Tirpitz non avrebbe tollerato pareri discordanti dalle sue teorie della flotta da battaglia.

Comunque la rivalità tra Tirpitz e Diederichs nel 1902 esplose e Guglielmo II si trovò nella posizione di scegliere tra i due ammiragli, prevedibilmente a spuntarla fu il sempre favorito Tirpitz così Diederichs si trovò senza sedia, sostituito dall'ammiraglio Wilhelm Büchsel;  in quella fase le pianificazioni contro gli Stati Uniti vennero sospese per mancanza di tempo.

Con il Blocco Venezuelano del 1902-1903 (7) le tensioni tra i due paesi si acuirono nuovamente, oltre a ciò gli interessi germanici in America Latina mal si conciliavano con la Dottrina Monroe; i tedeschi erano anche interessati al nuovo canale di Panama, allora in costruzione, e non avrebbero disdegnato di ottenerne il controllo. In generale, l’interesse tedesco per America Latina e Caraibi, con l’intenzione di installarvi basi anche in vista di conflitti con Washington, non favorì certo una distensione.

Nello stesso periodo un incidente ad Haiti che coinvolse la cannoniera SMS Panther causò nuovi timori americani, nonostante una recente visita a Washington del Principe Enrico,  fratello del Kaiser.

Dal canto suo la Germania non riconosceva la Dottrina Monroe, con la già citata crisi in Venezuela e l’aumento delle tensioni, la US Navy iniziò anche a costruire nuovi bastimenti per aumentare la propria forza.

A sinistra/In alto: Le operazioni da svolgere a Cape Cod nella replica di Schlieffen a Diederichs (Mappa Autore via Google Maps)

A destra/In basso: L’ammiraglio Otto von Diederichs (Foto Berliner Illustrirte Zeitung)


Operazione Piano III, un ritorno a più miti consigli

Il 21 marzo 1903, col problema venezuelano sullo sfondo, Büchsel, nuovo Capo di Stato Maggiore dell’Ammiragliato, presenziò a un’udienza Imperiale il cui tema erano le azioni contro gli Stati Uniti.

L’idea era simile alle precedenti, una forte azione contro la East Coast, magari puntando New York, per terrorizzare gli statunitensi; la Germania infatti manteneva ancora la superiorità navale numerica, potendo quindi godere del vantaggio di sferrare l’offensiva, ma non sarebbe stata certamente sostenibile una guerra d’attrito; Buchsel dunque desiderava che in caso di guerra vi fosse una battaglia decisiva il prima possibile, vennero individuati come Stützpunkte Culebra e Porto Rico, questo pure per guadagnare il controllo all’accesso orientale del canale di Panama in costruzione, tale progetto avrebbe costretto la US Navy a dare battaglia nei Caraibi.

Ma la condizione sine qua non era di avere una certa situazione politica in Europa, le Grandi Potenze avrebbero dovuto tutte accordare al Reich mano libera, solo così le forze imperiali potevano combattere oltreoceano con le spalle coperte.

In breve la Germania desiderava ottenere il controllo di Culebra e Porto Rico permanentemente, ottime per favorirsi le trattative di pace. Dal punto di vista dell’eventuale guerra gli scopi sarebbero stati l’ottenimento di una posizione sicura nelle Indie Occidentali, mano libera in Sudamerica e la revoca della Dottrina Monroe. Obiettivi che sicuramente il Kaiser Guglielmo trovava desiderabili, ma come poteva il Reich ottenerli?

Büchsel decise che assaltare direttamente la Grande Mela sarebbe stato troppo rischioso, ma sbarcare e occupare Long Island, minacciando così New York, sarebbe stato fattibile; una buona notizia era che le vecchie navi come la SMS Baden o la SMS Siegfried non sarebbero più servite, visto che erano disponibili nuove unità. 

Ovviamente andavano trasportate a bordo artiglieria e truppe, per occuparsi delle due mete designate, Guglielmo II approvò la scelta di Culebra e ordinò di stilare i piani di occupazione per Porto Rico.

Il lavoro di Büchsel abbandonò le velleità fortemente aggressive di Diederichs, in favore di un'offensiva più passo per passo; se il suo predecessore puntava a infliggere agli Stati Uniti un colpo tale da costringerli subito al tavolo, egli pensava più a distruggere la Dottrina Monroe a mezzo di offensiva navale. Se avesse annullato la Dottrina, pensava, avrebbe anche distrutto l’egemonia americana nell’emisfero.

Dal 1903 fu quindi chiaro per i vertici tedeschi che il più probabile avversario futuro erano gli Stati Uniti e i piani furono completati molto presto; il 25 aprile dello stesso anno Büchsel informò Schlieffen che la Kaiserliche Marine sarebbe stata in grado di fornire abbastanza truppe da occupare Culebra. Una volta sconfitta la US Navy, il grosso delle forze terrestri avrebbe attraversato l’Atlantico con piroscafi passeggeri della Norddeutscher Lloyd e della Hamburg-Amerika Line.

Il 14 maggio 1903 Il Capo di Stato Maggiore rispose che l’esercito richiedeva 12.000 uomini, 3.700 cavalli e 671 veicoli motorizzati per occupare Porto Rico, la cui guarnigione era di 6.600 uomini, inoltre l’isola non era stata ancora fortificata (8), Schlieffen non prevedeva difficoltà nel trasportare tale quantità, durante la rivolta dei Boxer i piroscafi avevano dato ottima prova di sé.

La quantità stimata da Schlieffen era proprio basata sull’azione in Cina,  oltre a squadre ferroviarie, telegrafiche e del genio, immaginò 12 battaglioni da 750 uomini l'uno, per un totale di 9.000 soldati, un reggimento di cavalleria di 660 uomini, un reggimento d’artiglieria da campo composto da 1.100 uomini, un reparto di 528 uomini con un obice pesante e infine un battaglione del Genio pionieri da tre compagnie forte di 650 uomini.

Il Conte Schlieffen non ritenne necessario alcun ulteriore lavoro al piano, che dal 27 novembre 1903 ebbe la denominazione di Operationsplan III o Operazione Piano III. Quello stesso giorno uscì un ottimistico studio dello Stato Maggiore dell’Ammiragliato, nel quale si stimava che all’entrata nei Caraibi la flotta tedesca avrebbe incontrato a fronteggiarla solo lo Squadrone Atlantico della US Navy, con al massimo due corazzate di rinforzo; inoltre i pianificatori sottolinearono che diverse navi nemiche potenzialmente non avrebbero preso il mare, rimanendo a difesa dei porti e delle coste nel timore di un’invasione.

Nei due anni successivi il piano non subì enormi modifiche, solo alcuni chiarimenti, ad esempio nell’inverno tra 1904 e 1905 venne dettagliato il tema del rifornimento della forza d’invasione iniziale in ben 14 studi diversi, fu però evitato il tema sul rifornirle per un tempo prolungato; ancora in questa fase lo Stato Maggiore dell’Ammiragliato si poneva il problema di gestire solamente lo stadio iniziale delle operazioni.

La flotta tedesca secondo quanto calcolato sarebbe salpata solo al 40esimo giorno dalla mobilitazione, la traversata sarebbe durata venti giorni fino a Porto Rico. Tirpitz dal canto suo diede l’appoggio a questi piani, il 25 marzo 1905 avvisò lo Stato Maggiore dell’Ammiragliato che sarebbe stato in grado di fornire alle navi carbone per un viaggio di 10.000 miglia nautiche; inoltre, i suoi studi rivelarono che almeno 30 mercantili potevano essere requisiti in Germania.

Schlieffen lo stesso 25 marzo informò Büchsel che il maggiore Erich Ludendorff aveva trovato il miglior punto dove sbarcare a Porto Rico, si trattava del porto di Ponce; la Marina fece poi una stima sugli uomini necessari per occupare Culebra, il risultato fu di 1.750 marinai, Schlieffen dal canto suo prevedeva che per prendere Porto Rico sarebbero serviti 793 ufficiali, 14.780 uomini e 894 veicoli meccanizzati.

In ogni caso i tedeschi non avevano migliorato le loro opinioni sulle forze americane, sottovalutando la qualità del personale statunitense. 

A sinistra/In alto: L’assalto a Brooklyn da Long Island nel memorandum di Reuber-Paschwitz del 15 gennaio 1902 (Mappa Autore via Google Maps)

A destra/In basso: Lo sbarco a Culebra e Porto Rico nell’Operazione Piano III (Mappa Autore via Google Maps)


Un piano scartato, la fine dell'idea

Nel 1906 la situazione politica in Europa si stava via via sempre più complicando per la Germania, il piano fu quindi modificato, l'azione si sarebbe potuta svolgere a patto di un'alleanza con i britannici, e con la protezione di Francia, Austria-Ungheria, Italia e possibilmente anche della Russia; se tale condizione fosse stata soddisfatta allora le forze del Reich avrebbero potuto raggiungere il Canada britannico e da lì scagliare i loro attacchi agli Stati Uniti, ma questo scenario era estremamente improbabile. 

Sarebbe stato, in questo caso, possibile solo ottenere il controllo delle maggiori rotte e poco altro, la conclusione fu che le precondizioni non giustificavano più l'esistenza di un simile piano.

Il 9 maggio 1906 Büchsel retrocesse l'Operazione Piano III a un semplice esercizio teorico, dato l'aumento della flotta americana e delle tensioni in Europa.

Gli Stati Uniti invece rimasero a lungo timorosi di un attacco tedesco, arrivando nel 1913 a stilare un piano di difesa denominato "War Plan Black".

Il piano di invadere gli Stati Uniti, stilato da un'ambizioso Impero guglielmino, che certo non mirò mai a un’occupazione permanente vera e propria, quanto più a colpire il gigante statunitense con forza tale da costringerlo a un tavolo per imporre le richieste del Kaiser, fu quindi ridotto a un esercizio di scarsa importanza, e mai più ripreso in considerazione anche una volta che gli Stati Uniti e il Reich furono realmente in guerra tra il 1917 e il 1918, durante la Prima guerra mondiale.

A sinistra/In alto: L’ammiraglio Wilhelm Buchsel, che sostituì Diederichs (Foto tratta da 50 Jahre Lorenz 1880-1930)

A destra/In basso: Guglielmo II ritratto con la divisa da ammiraglio, il Kaiser prese a firmarsi tra fine Ottocento e inizio Novecento come “Ammiraglio dell’Atlantico” (Ritratto Robert Hahn)


 

Note

1 - Uno su tutti proprio il protagonista della crisi di Manila Otto von Diederichs, che si rivelerà uno dei più convinti

 

2 - Condotti nel 1889 dal contrammiraglio Guido Karcher il quale era un propugnatore di una guerra di incrociatori al commercio nemico

 

3 - Con particolare attenzione ai cantieri navali ivi situati, ritenuti di alta importanza

 

4 - Lo Squadrone navale tedesco presente in Asia Orientale

 

5 - Ovvero il tenente Hubert von Rebeur-Paschwitz

 

6 - Ideatore dell’omonimo piano usato dal Reich nel 1914 per le operazioni contro la Francia attraverso il Belgio

 

7 - In cui le potenze europee imposero un blocco al paese latinoamericano per via del mancato pagamento dei debiti

 

8 - Così come l’area del canale, le cui installazioni fortificate non vennero concluse prima del 1910

Fonti

 

Bibliografia

  • Boot Max; War made new, technology, warfare and the course of history 1500 to today; New York; Gotham Books; 2006
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  • Herwig Holger H.; Politics of frustration: The United States in German Naval Planning, 1889-1941; Boston e Toronto; Little Brown and Company; 1976
  • Herwig Holger H. e Trask David F.; Naval Operations Plans between Germany and the USA, 1898-1913. Study of Strategic Planning in the Age of Imperialism; presente in Kennedy Paul M.; "The war plans of the great powers 1880-1914"; Abingdon; Routledge; 2014
  • Vagts Alfred; Hopes and Fears of an American-German War, 1870-1915 II; presente in “Political Science Quarterly” Vol. 55 No.1, marzo 1940
  • Moncada Raffaele; Landung in Cape Cod, I piani tedeschi di invasione degli Stati Uniti (1897-1906); presente in Virginio Ilari; "Quaderno Sism 2016, Futuro Guerre, storia della distopia militare"; Milano; Acies Edizioni; 2016
  • Spector Ronald; Admiral of the new empire, The life and career of George Dewey; Baton Rouge; Louisiana State University Press; 1974
  • Kaufmann J. E. e Kaufmann H. W.; Fortress America, the forts that defended America, 1600 to present; Da Capo Press; 2004
  • White Craig Martin; Wilhelm II, A Type of the Final Emperor; Sydney; C. G. White; 2001

 

Sitografia


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