“La piccola nave più decorata della Royal Navy”: L’impresa dell’HMS Li Wo
R.H.
La Royal Navy e le marine del Commonwealth durante il Secondo conflitto mondiale furono costellate da atti di eroismo.
Di solito la mente degli appassionati va subito verso le grandi navi, come l’incrociatore da battaglia HMS Hood affondato dalla corazzata Bismarck durante la battaglia dello Stretto di Danimarca il 24 maggio 1941 o gli eroici incrociatori HMS Exeter, Ajax e HMNZS Achilles durante la battaglia del Rio de la Plata il 13 dicembre 1939 i quali costrinsero all’autoaffondamento la corazzata tascabile Admiral Graf Spee o ancora il cacciatorpediniere HMS Glowworm che l’8 aprile 1940 tenne testa a due cacciatorpedinieri tedeschi e all’incrociatore Admiral Hipper nelle acque norvegesi venendo gravemente danneggiato e speronando quest’ultimo prima di affondare.
In questo articolo verrà trattata una nave ugualmente eroica, che nulla ha da invidiare in fatto di eroismo nei confronti delle navi sopra citate; questa non era una corazzata o un incrociatore e men che meno una portaerei ma un semplice e piccolo battello fluviale - l’SS Li Wo - destinato al trasporto passeggeri sul fiume Yangtze (o Yangzi, in Cina è chiamato Chang Jiang, noto anche come fiume Azzurro), requisito dalla Royal Navy nel 1940 e utilizzato come pattugliatore nelle acque malesi. La modesta nave, nel marasma della fuga da Singapore del febbraio 1942, attaccò da sola un’intera flotta d’invasione giapponese diretta sull’Isola di Sumatra (Indie orientali olandesi, oggi Indonesia) divenendo la piccola nave più decorata della Royal Navy.
In alto: Il battello fluviale SS Li Wo in navigazione sul fiume Yangtze. La nave venne varata nel 1938 e prestò servizio alle dipendenze della Indo-China Steam Navigation Company Ltd fino al 1940 quando fu requisita dalla Royal Navy. Da notare l’Union Jack dipinta sullo scafo utilizzata come simbolo nazionale per identificare la nazionalità della nave durante il conflitto sino-giapponese. Questo metodo non fu molto efficace visto che molte navi britanniche o statunitensi, sia militari sia civili, vennero colpite durante attacchi o bombardamenti nipponici (Foto Jardine, Matheson & Co.)
I difficili anni ‘20 e ‘30 dei battelli fluviali sul fiume Yangtze
All’inizio degli anni ‘20 il fiume Yangtze vedeva la presenza di un intenso traffico passeggeri. Una delle principali compagnie operanti sul fiume era la Indo-China Steam Navigation Company Ltd (I.C.S.N.C.) (1) la quale, oltre al traffico fluviale, collegava, grazie ai suoi piroscafi, alcuni porti cinesi con India, Filippine, Isola di Giava, Borneo e Giappone oltre a unire Shanghai e Hong Kong con Tientsin e Tsingtao. Sullo Yangtze la I.C.S.N.C. operava tra il corso inferiore, centrale e superiore in competizione con la China Navigation Company Ltd (C.N.C.).
Il corso inferiore del fiume scorreva da Ichang (oggi Yichang) fino al porto di Chungking (oggi Chongqing) per una lunghezza totale di 380 miglia, questo tratto era molto complesso a causa della presenza di bassi fondali e di rapide ma vide un'intensa attività di trasporto dagli anni ‘20 in poi. La prima nave della I.C.S.N.C. destinata al compito fu la SS Fuh Wo, varata nel 1922 dai cantieri Kiangnan di Shanghai ma costruita dalla Yarrow sul fiume Clyde (Regno Unito). Negli anni successivi, prendendo come base quest'ultima, vennero varati altri battelli a Shanghai e Hong Kong; la tipologia di imbarcazione della I.C.S.N.C. destinata al corso superiore del Yangtze doveva avere una grande potenza, un’alta capacità di manovra, un pescaggio ridotto e tre timoni per aumentarne la manovrabilità.
Questi battelli, come tutte le navi passeggeri del tempo, erano divisi in classi, la prima era destinata solo agli stranieri mentre le altre erano riservate ai passeggeri cinesi e al trasporto di merci e materiali, questi ultimi non trasportabili in una stiva a causa della mancanza di essa sulla nave.
Negli anni successivi la flotta del corso superiore del Yangtze aumentò le proprie file con i battelli SS King Wo (1923, rinominato Hsing Chang Wo nel 1933), SS Kia Wo (1925) e infine SS Li Wo.
Nell’agosto 1926, durante il conflitto tra i signori della guerra cinesi, il generale Yang Sen catturò nel porto di Wanshien (oggi Wanxian) i piroscafi SS Wanshien e Wantung della C.N.C. con i rispettivi equipaggi; subito gli inglesi risposero a questo affronto mobilitando una squadra composta dalle cannoniere HMS Cockhafer e Widgeon e dal battello Kia Wo. Quest’ultimo venne requisito dalla Royal Navy, equipaggiato con due cannoni QF 2-pounder “pom pom” da 40 mm e qualche mitragliatrice Vickers e Lewis oltre a trasportare tre squadre da abbordaggio composte da marinai dell’incrociatore leggero HMS Dispatch e delle cannoniere HMS Mantis e Scarab. La nave e la spedizione vennero poste al comando del capitano di fregata Frederick Darley, comandante dell’incrociatore. La mattina del 5 settembre le tre navi giunsero al porto di Wanshien, la Kia Wo si avvicinò alla Wanshien permettendo così alle squadre di abbordaggio di salire sulla nave ma queste vennero accolte dal fuoco dei cinesi mentre da terra gli stessi iniziarono a bersagliare le navi con l’artiglieria che venne controbattuta dalle due cannoniere. Le squadre riuscirono a salvare l’equipaggio ma non a riconquistare la nave mentre il personale della Wantung si salvò da solo gettandosi in mare, il fuoco dei cinesi era molto inteso e colpì anche la Kia Wo che pian piano si allontanò dalla zona seguita poco dopo dalle due cannoniere; l’azione costò caro ai britannici che ebbero tre ufficiali - tra cui il capitano di fregata Darley - e quattro marinai caduti oltre a 12 feriti mentre i morti cinesi, compresi i civili, furono numerosi così come le distruzioni provocate alla città. Dopo l’azione Yang Sen liberò le due navi ma in ogni caso dopo una settimana una forza composta dalla Kia Wo e dalle cannoniere HMS Mantis, Teal e Widgeon raggiunse Wanshien per poi proseguire su Chungking; poiché la situazione era tranquilla la Kia Wo si ritirò a Hankow dove venne disarmata e restituita alla I.C.S.N.C. mentre le cannoniere furono lasciate a presidio dei porti sopracitati. Il comandante della Kia Wo Albert Robert Williamson venne decorato con l’Order of the British Empire per l’azione.
Durante gli anni ‘30 le navi britanniche continuarono a operare sul fiume Yangtze in modo proficuo ma lo scoppio della Guerra sino-giapponese nel luglio 1937 e la conquista nipponica di Shanghai nell’autunno dello stesso anno mise in grave crisi il traffico britannico lungo il corso. L’invasione giapponese portò anche ad alcuni gravi incidenti contro il naviglio straniero, l’11 dicembre 1937 l’artiglieria nipponica colpì la cannoniera HMS Ladybird e alcuni mercantili britannici e statunitensi presso Wuhu mentre il giorno dopo aerei giapponesi affondarono la cannoniera USS Panay a Nanchino causando la morte di due marinai statunitensi e molti feriti.
Sul Yangtze superiore la situazione per i battelli fluviali peggiorò di giorno in giorno a causa del conflitto, nel 1939 erano operative solo tre navi della C.N.C. mentre la I.C.S.N.C. era in grosse difficoltà; il 5 dicembre 1937 un bombardamento incendiario danneggiò gravemente la SS Tuck Wo nel porto di Wuhu mentre il 6 agosto 1939 un attacco diretto contro uno stabilimento dell’Asiatic Petroleum Company ad Hankow (oggi Hankou) arrecò grossi danni alla Kia Wo e alla Hsing Chang Wo. Con la conquista giapponese di Ichon nel maggio 1940 la navigazione era ormai impossibile e le ultime tre navi della C.N.C. furono consegnate ai cinesi mentre quelle della I.C.S.N.C. vennero trasferite a Shanghai.
Con l’avvicinarsi di venti di guerra nel Pacifico dallo stesso mese la Royal Navy requisì vari battelli fluviali del Yangtze trasformandoli in pattugliatori o dragamine ausiliari e, tra questi, vi fu anche la Li Wo, protagonista del nostro articolo.
A sinistra/In alto: La SS Kia Wo di ritorno a Ichang dall’azione di Wanshien nel settembre 1926. La nave, urgentemente requisita dalla Royal Navy, venne armata con con due cannoni QF 2-pounder “pom pom” da 40 mm e qualche mitragliatrice prendendo parte - assieme alle cannoniere HMS Cockhafer e Widgeon - alla liberazione degli equipaggi di due mercantili catturati dal signore della guerra Yang Sen. Da notare la presenza della “White Ensign” della Royal Navy, issata dopo la requisizione. (Foto www.naval-history.net)
A destra/In basso: Il battello SS Tuck Wo in fiamme dopo essere stato colpito da un bombardamento incendiario giapponese nel porto di Wuhu il 5 dicembre 1937. La nave venne demolita ma lo scafo fu riutilizzato per la costruzione di un battello passeggeri in servizio sullo Yangtze dal 1958 al 1984 (Foto Stephen Kentwell via www.oldchinaships.com)
L’evacuazione di Singapore: la tragica “Dunkerque” d’Asia
Il 7 dicembre 1941 i giapponesi attaccarono di sorpresa la base navale statunitense di Pearl Harbor (Hawaii) portando all’ingresso degli Stati Uniti nella guerra contro le forze del Tripartito; nello stesso momento le forze nipponiche iniziarono ad avanzare nel Sud-Est asiatico contro le Filippine e le colonie britanniche e olandesi.
Al tempo nella regione la Corona britannica controllava la Malesia, Burma (oggi Myanmar), il Brunei, una parte dell’Isola del Borneo e l’importante città di Singapore
L’8 dicembre le forze giapponesi della 25a Armata, agli ordini del generale Tomoyuki Yamashita - soprannominato dopo l’operazione “Il Leone della Malesia” - sbarcarono in Thailandia e in Malesia. Il 56° Reggimento di Fanteria della 18a Divisione giapponese prese terra presso Kota Bahru (Malesia) mentre la 5a Divisione sbarcò a Patani, in territorio tailandese, poco a nord del confine con la colonia britannica. I giapponesi per l’attacco disponevano di parte della 3a Divisione Aerea dell’esercito che contava circa 500 aerei e della 22a Flottiglia Aerea della Marina con 99 bombardieri, 6 ricognitori e 37 caccia, di cui 25 Mitsubishi A6M “Zero”. Nella colonia le forze del Commonwealth, al comando del generale Arthur E. Percival, potevano contare su più di 88.000 uomini suddivisi tra il III Corps indiano, forte della 9th e 11th Indian Division e una brigata, l’8th Division australiana e le truppe assegnate alla Fortezza di Singapore a cui si aggiunsero, durante l’invasione, la 44th e 45th Indian Infantry Brigade e la 18th Infantry Division britannica. Le truppe del Commonwealth erano supportate dal Royal Air Force Far East Command composto da 158 aerei suddivisi tra nove squadron della RAF, cinque della Royal Australian Air Force (RAAF) e due della Royal New Zealand Air Force (RNZAF); gli aerei erano in larga parte obsoleti e con equipaggi poco addestrati. La Royal Navy era poca cosa ad eccezione della Forza “Z” formata dalla nave da battaglia HMS Prince of Wales e dell’incrociatore da battaglia HMS Repulse che furono affondati il 10 dicembre da aerei nipponici al largo della Malesia mentre tentavano di intercettare la flotta da sbarco avversaria. L’avanzata giapponese fu inarrestabile, le forze del Commonwealth vennero completamente battute ed entro fine gennaio gli Alleati controllavano solo la piazzaforte di Singapore - difesa da 70.000 uomini e molte batterie costiere e contraeree - che cadde definitivamente il 15 febbraio dopo un attacco durato 7 giorni portato avanti da tre divisioni giapponesi. Mentre infuriava la battaglia in Malesia la città di Singapore si riempì di un gran numero di civili che raggiunsero la fortezza in attesa di essere salvati via mare. Alla fine di dicembre iniziarono le prime evacuazioni di civili, tra cui quella del 30 gennaio 1942, una delle maggiori, con un convoglio composto dalle navi RMS Duchess of Bedford, RMS Empress of Japan, USS Wakefield (AP-21) e USS West Point (AP-23) che trasportarono 4.000 persone sull’Isola di Ceylon (oggi Sri Lanka). Dopo l’attacco giapponese all’Isola di Singapore l’8 febbraio ormai la situazione era tragica, la città traboccava di rifugiati civili, disertori e militari di tutte le forze armate che tentavano in ogni modo di trovare posto sulle varie navi presenti nel porto; il giorno 11 il retroammiraglio Ernest John Spooner, comandante della base navale di Singapore, diede ordine di salpare entro il 13 febbraio verso Batavia (oggi Giacarta) - Isola di Giava, nelle Indie orientali olandesi - o verso altre piccole isole ancora in mano alle forze olandesi.
I primi convogli partirono nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, dando la precedenza a militari dell’esercito ben equipaggiati che ebbero a disposizione ben 1.800 posti sui 3.000 disponibili, i restanti furono suddivisi tra militari della RAF e della Royal Navy, civili dell’amministrazione coloniale e infermiere australiane; l’obiettivo era quello di raggiungere Batavia e rinforzare, con i militari, le forze olandesi presenti sull’isola.
Dopo la partenza delle navi maggiori il 13 febbraio iniziò l’esodo di qualunque tipo di imbarcazione, sia civile sia militare; questo portò i disperati a tentare il viaggio anche con piccole barche a remi o a vela. In questo giorno partirono dal porto di Singapore ben 44 natanti di ogni tipo ma il giorno 14 vennero sospese dal generale Percival tutte le evacuazioni, sia di civili sia di militari, seppur alcuni riuscirono a lasciare il porto anche il giorno 15.
Il numero totale delle imbarcazioni partite da Singapore è sconosciuto, in differenti fonti i numeri variano da 40 a 80; i vari natanti incontrarono la flotta giapponese diretta a Sumatra per la conquista di Palembang, delle sue importanti raffinerie e dell’Isola di Bangka trasformando l’esodo in una carneficina. La maggior parte delle imbarcazioni venne affondata o catturata dai giapponesi, alcune si arenarono su isole e i sopravvissuti vennero uccisi dai soldati nipponici oppure catturati e internati nei terribili campi di prigionia giapponesi dove la maggior parte di essi terminarono i propri giorni dopo privazioni estreme e torture. Secondo A.N. Other (2) da Singapore, dall’11 al 15 febbraio, partirono 5.000 persone ma solo un quarto raggiunse la salvezza nei porti alleati.
A sinistra/In alto: Forze del Commonwealth e giapponesi coinvolte nell’assedio di Singapore del febbraio 1942. Le divisioni in mappa erano sotto organico dopo la dura ritirata e gli scontri in Malesia ad eccezione della 18th Infantry Division che giunse a Singapore tra fine gennaio e inizio febbraio. A difesa della città erano stanziate anche la 1st e 2nd Malaya Infantry Brigade, i volontari della Straits Settlements Volunteer Force (SSVF) e la 44th Indian Infantry Division. L’attacco nipponico scattò l’8 febbraio con le divisioni 5a, 18a e della Guardia Imperiale che avanzarono velocemente verso Singapore portando la fortezza alla resa il giorno 15. (Mappa tratta da L. Wigmore, Australia in the War of 1939–1945 Volume IV, Chapter 14 – The Japanese Thrust, Canberra, AWM, 1957 modificata dall’Autore)
A destra/In basso: Soldati del 2nd Battalion, Argyll and Sutherland Highlanders, durante il difficoltoso guado di un fiume in Malesia nel corso di un addestramento alla fine del 1941. Notare l’armamento principale composto dal fucile Lee Enfield SMLE Mk.III calibro .303 British. (Foto Carl Mydans via LIFE Magazine)
Un battello all’assalto di una flotta: l’eroica fine del HMS Li Wo
Nel 1938 venne varato dalla Hong Kong and Whampoa Dock Limited (HWD) il battello SS Li Wo assegnato alla I.C.S.N.C. per prestare servizio come trasporto passeggeri lungo il corso superiore del fiume Yangtze.
La nave aveva una lunghezza di 49 metri e una stazza lorda di 707 tonnellate; era mossa da due motori a tripla espansione per un totale di 278 cavalli vapore che permettevano all’imbarcazione di raggiungere la velocità massima di 16 nodi.
Nel 1940 venne requisita dalla Royal Navy e ribattezzata HMS Li Wo, fu armata con un cannone 4 inch (102 mm) (3) - situato su una piattaforma sotto la plancia di comando -, da due a sei mitragliatrici Lewis calibro .303 (7,7 × 56 mm) collocate in coperta e bombe di profondità per la lotta antisommergibili.
La nave rimase al comando di Thomas Wilkinson, nominato tenente di vascello temporaneo della Royal Naval Reserve (R.N.R.) dopo la militarizzazione del battello; Wilkinson era nato a Widnes (Lancashire) nel 1898 e si arruolò nella Marina Mercantile britannica a 14 anni; prese parte alla Grande Guerra a bordo del piroscafo SS Alcinous (4) e, pochi anni dopo la fine del conflitto, divenne dipendente della I.C.S.N.C. raggiungendo il grado di comandante nel 1936. Nel 1938 fu assegnato al comando della nuovissima SS Li Wo. Wilkinson, nelle memorie dei pochi sopravvissuti, venne descritto come un esperto uomo di mare duro, severo e testardo, poco incline all’etichetta militare ma che sapeva intervenire con determinazione al momento giusto.
Il Li Wo fu trasferito a Singapore operando come pattugliatore prima e dopo l’attacco giapponese alle colonie britanniche, la nave eseguiva pattuglie di quattro giorni lungo le coste malesi per poi ritornare alla base di Changi (Singapore) per un periodo di riposo che andava dai due ai quattro giorni.
Sin da dicembre i giapponesi iniziarono a colpire con numerosi bombardamenti Singapore e il suo porto, bersagliando in particolare le navi presenti; l’11 febbraio 1942 alcuni aerei nipponici attaccarono e danneggiarono gravemente il cargo armato HMS Lipis presso l’Isola di Sultan Shoal (Singapore); l’imbarcazione prese fuoco e parte dell’equipaggio venne salvato dall’intervento del Li Wo. La nave fu abbandonata e poi recuperata dai giapponesi nel luglio 1942 i quali la rimisero in servizio con il nome di Risiu Maru.
Ormai la sorte della città di Singapore era segnata, tre divisioni giapponesi stavano avanzando verso essa dopo aver superato lo Stretto di Johor; il 12 febbraio la nave contava un equipaggio di 13 appartenenti alle marine del Commonwealth - tra cui alcuni superstiti delle HMS Prince of Wales e Repulse -, 5 al British Army, 2 alla RAF, 34 europei, 10 malesi e 6 cinesi; alle 2.20 del 13 febbraio, dopo aver tentato di contattare inutilmente Fort Canning - sede del comando della Royal Navy - per richiedere ordini, il Li Wo si aggregò a un piccolo convoglio composto dal battello HMS Fuh Wo e un altro pattugliatore con destinazione Batavia.
Le navi, dopo aver evitato la collisione con una nave diretta a Singapore, gettarono l’ancora presso il faro di Raffles a causa della presenza di un campo minato britannico che non poteva essere attraversato con il buio. Appena sorto il sole il Li Wo guidò le altre imbarcazioni del convoglio attraverso il campo, raggiungendo così il mare aperto; essendo ormai giorno, le navi erano diventate un facile bersaglio per gli aerei nipponici. La navigazione continuò in tranquillità fino alle 13.30 quando i due battelli vennero attaccati da alcuni bombardieri salvandosi grazie a manovre evasive. Poco dopo un ulteriore attacco danneggiò gravemente il Fuh Wo che si rifugiò presso una baia di un'isola sconosciuta dove venne ritrovato dal Li Wo; qui le due navi stanziarono per tutto il giorno riprendendo il viaggio durante la notte e raggiungendo l’Isola di Singkep (oggi in Indonesia) all’alba del 14 febbraio. Come il giorno precedente i due battelli rimasero nascosti lungo le coste dell’isola ma vennero scoperti da due ricognitori giapponesi e attaccati; dopo l’attacco le navi ripartirono ma si divisero, il Fuh Wo - danneggiato - si arenò sull’Isola di Bangka (oggi in Indonesia) e fu distrutto il 15 febbraio dall’equipaggio, il quale venne in gran parte catturato dai giapponesi invece il Li Wo seguì la rotta verso Batavia con l’intento di raggiungere la destinazione senza ulteriori soste.
Mentre la nave avanzava a velocità sostenuta venne nuovamente attaccata da aerei nipponici che la bombardarono e mitragliarono ferocemente, l’equipaggio tentò di contrastare l’attacco con le mitragliatrici e con il cannone - il quale aveva un'elevazione massima di appena 35° - ma l’azione dei giapponesi continuava senza problemi e solo la grande manovrabilità della nave la salvò nuovamente, pur subendo alcuni danni per i mitragliamenti e per le schegge.
Mentre l’equipaggio si riprendeva dall’attacco e la nave continuava ad avanzare verso lo Stretto di Bangka alle 16.30 venne avvistato un grosso convoglio a circa sei miglia dal Li Wo.
Questo era parte della flotta d’invasione giapponese diretta verso la parte meridionale di Sumatra che trasportava elementi della 38a Divisione con il compito di conquistare Palembang, l’Isola di Bangka e la parte meridionale di Sumatra; i trasporti avvistati dal Li Wo erano protetti dall’incrociatore leggero Yura (6) e dai cacciatorpedinieri Fubuki e Asagiri. Queste navi il 13 febbraio avevano affondato alcuni mercantili e battelli britannici, tra cui il pattugliatore HMS Giang Bee, ma nelle prime ore del 14 febbraio, su ordine del contrammiraglio Shintarō Hashimoto (comandante della 1a Unità di Scorta della flotta di invasione), alle tre navi fu assegnato il compito di proteggere la retroguardia della flotta attaccando tutte le navi nemiche che avrebbero incrociato sotto il comando del capitano di vascello Miyoshi Teruhiko (comandante del Yura). Alle 16 il contrammiraglio Hashimoto ordinò di non affondare i mercantili nemici ma di tentare di bloccarli, probabilmente per catturarli; questa scelta dell’ufficiale fu dovuta al fatto che il 13 febbraio le navi giapponesi avevano sprecato un gran numero di munizioni facendo fuoco a oltranza contro bersagli disarmati o poco armati.
Tornando al Li Wo, dopo l’avvistamento del convoglio il t.v. Wilkinson scelse di combattere per infliggere qualche perdita ai giapponesi; l’equipaggio accolse favorevolmente la scelta del comandante ma non senza qualche dubbio iniziale visto il pronostico scontato dello scontro.
Il piccolo battello iniziò ad avvicinarsi alle navi da trasporto nipponiche le quali lo ignorarono mentre un cacciatorpediniere virò in direzione del Li Wo ma senza aprire il fuoco; nel mentre la nave britannica continuò ad avanzare preprandosi ad aprire il fuoco con il cannone. Secondo la testimonianza del comune di 1a classe Thomas Henry Parsons il pezzo disponeva di solo 13 colpi (6) mentre nel libro HMS Li Wo. The most decorated small ship in the Navy si afferma che i proietti a disposizione fossero 31; in ogni caso la nave, giunta a meno di un miglio dal convoglio alle 16.45, aprì il fuoco su un trasporto giapponese con il cannone. I primi due colpi andarono a vuoto ma il terzo centrò la nave nipponica e i successivi continuarono a colpire il trasporto anche se il fuoco delle armi degli altri trasporti e dei cacciatorpedinieri iniziò a scalfire il battello. Ormai a corto di munizioni per il cannone Wilkinson decise di speronare il trasporto nemico, il Li Wo colpì il piroscafo giapponese al centro dello scafo a una velocità di 12 nodi mentre i mitraglieri aprirono violentemente il fuoco contro il personale delle armi di bordo del trasporto nipponico. La nave avversaria, in fiamme, venne abbandonata dall’equipaggio e dai soldati mentre il Li Wo, uscito dalla morsa dello speronamento divenne un facile bersaglio per il fuoco dell’incrociatore, degli altri trasporti e dei cacciatorpedinieri non potendo più manovrare a causa della rottura dei timoni. Il battello affondò dopo poco portando con sé il comandante e molti uomini; i superstiti furono raggiunti da un trasporto giapponese che iniziò a far fuoco su di essi con alcune mitragliatrici e a speronare le zattere di salvataggio per poi allontanarsi con l’arrivo dell’oscurità.
Il diario storico del Terzo Squadrone cacciatorpedinieri giapponese (7) confermò l’attacco del Li Wo, affermando che un piccolo cargo venne colpito e abbandonato dopo aver preso fuoco; la nave, di cui è ignoto il nome, fu probabilmente recuperata in seguito alla luce del fatto che l’unico trasporto giapponese affondato il 14 febbraio fu il cargo Inabasan Maru colato a picco da alcuni Bristol Blenheim dello Squadron 211 della RAF.
A sinistra/In alto: Mappa del percorso degli HMS Li Wo e Fuh Wo dopo la fuga da Singapore. Dopo l’attacco aereo presso l’Isola di Singkep i due battelli si divisero, il Fuh Wo - danneggiato - raggiunse l’Isola di Bangka e qui venne distrutto dall’equipaggio mentre il Li Wo continuò la rotta verso Batavia fino all’attacco al convoglio giapponese. (Mappa App4Joy elaborazione grafica Autore)
A destra/In basso: L’incrociatore leggero Yura in navigazione ad alta velocità durante un addestramento nel 1923. La nave fu costruita dall’Arsenale di Sasebo, varata nel febbraio 1922 e prese parte all’affondamento dell’HMS Li Wo il 14 febbraio 1942 assieme ai cacciatorpedinieri Fubuki e Asagiri (Foto IJN via japanese-warship.com)
Il calvario dei sopravvissuti e le decorazioni
Di tutto l’equipaggio del Li Wo furono pochi i superstiti e tutti raggiunsero l’Isola di Bangka; alcuni decedettero per stenti oppure furono uccisi da bande di criminali locali o dai giapponesi e, alla fine, solo 9 vennero catturati e internati nei campi di prigionia giapponesi.
Tra questi vi era il s.t.v Ronald George Gladstone Stanton - ultimo ufficiale sopravvissuto - che durante i quattro anni di internamento scrisse le memorie del HMS Li Wo su piccoli pezzi di carta nascosti nel fundoshi (perizoma tipico giapponese) spacciati per carta igienica durante le ispezioni dei carcerieri.
Grazie alle sue memorie l’equipaggio venne decorato il 17 dicembre 1946 per il suo eroismo; il t.v. Wilkinson fu fregiato con la Victoria Cross postuma, il s.t.v. Ronald George Gladstone Stanton con la Distinguished Service Order, il sottufficiale Arthur William Thompson con la Conspicuous Gallantry Medal, i comuni Victor Spencer e Albert Spendlove con la Distinguished Service Medal mentre altri sei tra ufficiali e comuni, di cui tre deceduti, vennero menzionati nei dispacci.
A sinistra/In alto: Il tenente di vascello della Royal Naval Reserve Thomas Wilkinson, comandante del HMS Li Wo, decorato postumo con la Victoria Cross dopo l’affondamento del battello il 14 febbraio 1942 (Foto Imperial War Museum)
A destra/In basso: Il cacciatorpediniere Fubuki in navigazione nel 1936. La nave fu costruita dall’Arsenale di Maizuru e varata nel 1927. Prese parte all’affondamento dell’HMS Li Wo il 14 febbraio 1942 assieme al cacciatorpediniere Asagiri e all’incrociatore leggero Yura (Foto IJN via japanese-warship.com)
Ringraziamenti
L’Autore ringrazia il gentile personale della State Library Victoria di Melbourne (Australia)
Note
1 - La Indo-China Steam Navigation Company - fondata nel 1881 dalla China Coast Steam Navigation Co.- era una sussidiaria della Jardine, Matheson & Co. (oggi Jardine Matheson Holdings Limited) che inizialmente era dotata di 12 navi (14.000 tonnellate) e collegava i principali porti di Giappone, Cina, Impero Russo e India britannica. Allo scoppio della Prima guerra mondiale la compagnia contava 41 navi di cui 7 destinate al traffico sul fiume Yangtze mentre il primo dopoguerra vide l’arrivo di moderni piroscafi di grosso tonnellaggio e di nuovi battelli fluviali per lo Yangtze. Nel 1938 la compagnia acquistò altri quattro piroscafi dalla China Merchants Steam Naval Co. ma durante il Secondo conflitto mondiale molte navi andarono perse. Dopo la guerra la compagnia abbandonò il traffico fluviale interessandosi solo ai trasporti verso l’Australia e il Giappone ma dalla metà degli anni ‘50 la concorrenza di compagnie indiane e giapponesi mise in crisi la ICSNC. La compagnia andò lentamente in crisi e venne liquidata nel 1974.
2 - Vedesi A.N. Other, The Naval Evacuation of Singapore – February 1942, 2019 in navyhistory.au
3 - Alcune fonti, probabilmente influenzate dal libro Stand By To Die di A.V. Sellwood pubblicato nel 1971 (edizione precedente del libro HMS Li Wo. The most decorated small ship in the Navy), affermano che il pezzo fosse stato costruito in Giappone ma l’Impero del Sol Levante non produsse mai nessun cannone 4 inch. Solo il cacciatorpediniere Sakaki nel 1918 venne munito di uno di questi pezzi dopo le riparazioni conseguenti al siluramento da parte del sommergibile austro-ungarico U-27 l’11 giugno 1917 nel Mar Egeo.
4 - La SS Alcinous, varata nel 1899, era un cargo da 6.743 t.s.l. della Blue Funnel Line utilizzato per il trasporto di rifornimenti durante il Primo conflitto mondiale. La nave venne silurata il 31 marzo 1918 dall’UB-57 nel Canale della Manica ma sopravvisse e terminò il suo servizio bellico. Nel 1925 venne venduta alla Pittaluga Luigi Vapori di Genova prendendo il nome di SS Carmania poi modificato nel 1928 in SS Silvania e fu infine demolita a Genova nel 1932
5 - Secondo la testimonianza del comune di 1a classe Thomas Henry Parsons, assegnato al cannone da 4 inch, il pezzo disponeva di sei proiettili perforanti, tre contraerei e quattro a percussione radente.
6 - Sia la testimonianza del comune di 1a classe Thomas Henry Parsons sia la relazione del sottufficiale Charles Halma Rogers affermano che il tiro dei giapponesi fosse molto impreciso. Rogers va più nei dettagli dichiarando che l’incrociatore Yura aprì il fuoco da almeno 16.000 metri e che il Li Wo venne abbandonato dopo la nona salva. Parsons invece asserisce che i giapponesi vi misero almeno 10 minuti ad affondare il piccolo battello.
7 - Vedesi War History Office of the National Defense College of Japan, The Operations of the Navy in the Dutch East Indies and the Bay of Bengal, op. cit. in bibliografia, p. 284
Fonti
Bibliografia
- Brooke G., Singapore’s Dunkirk, Londra, Leo Cooper Publishing, 1989
- Dick H.W. e Kentwell S.A., Beancaker to Boxboat. Steamship Companies in Chinese Waters, Nautical Association of Australia, 1988
- Keswick M., The Thistle and the Jade: A Celebration of 150 Years of Jardine Matheson & Co., Londra, Octopus Books Limited, 1982
- Konstam A., Yangtze river gunboats 1900-49, Oxford, Osprey Publishing, 2011
- Perret B., Gunboat! Small ships at war, Londra, Cassell & Co., 2000
- Russell-Roberts D., Spotlight on Singapore, Douglas (Regno Unito), Time Press Ltd., 1965
- Sellwood A.V., HMS Li Wo. The most decorated small ship in the Navy, Gloucestershire, Amberley Publishing, 2015
- Stille M., Malay and Singapore 1941-42. The fall of Britain’s empire in the East, Oxford, Osprey Publishing, 2018
- Id., Malay & Dutch East Indies 1941-42. Japan’s air power shocks the world, Oxford, Osprey Publishing, 2020
- War History Office of the National Defense College of Japan, The Operations of the Navy in the Dutch East Indies and the Bay of Bengal, Leiden, Leiden University Press, 2018
Sitografia
- Other A.N., The Naval Evacuation of Singapore – February 1942, 2019 in navyhistory.au
- Memorie di Albert Robert Williamson, comandante della King Wo durante l’incidente di Wanshien, in www.naval-history.net
- Relazione del chief petty officer Charles Halma Rogers in ww2talk.com
- Lettera del comune di 1a classe Thomas Henry Parsons al direttore dell’Imperial War Museum in ww2talk.com
- victoriacrossonline.co.uk
- www.merchantnavyofficers.com
- www.combinedfleet.com
- www.wrecksite.eu
- www.malayanvolunteersgroup.org.uk
- www.oldchinaships.com
- ra39-45.co.uk
Documenti e Giornali
- Ballantyne P., Sailing the China seas: The Indo-China Steam Navigation Company 1881 - 1939c, tesi all’Università di Greenwich, 2009
- Blue, A.D., British ships and West China, 1875-1941: With special reference to the Upper Yangtze, tesi alla The Open University, 1978
- The Straits Times, 14 febbraio 1942
- The London Gazette, 1946
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