Una “Scotti-Isotta Fraschini” per l’esercito olandese
Daniele Notaro

Il cannone mitragliera Scotti-Isotta Fraschini da 20/70, sviluppato negli anni ‘30 dalle due società omonime, ebbe una diffusione limitata all’interno delle Forze Armate italiane venendo adottato nel 1939 solo da Regia Marina e Regia Aeronautica e solo nel 1941 dal Regio Esercito .

La mitragliera venne prodotta, oltre che dalla Isotta Fraschini, anche dalla C.E.M.S.A (Saronno, Varese), dalle Officine Grandi (Solbiate Arno, Varese) e dalla Officine Meccaniche (Brescia); proprio queste ultime nel 1941 svilupparono un nuovo affusto campale - denominato Modello 1941 - che vide l’utilizzo sia nel Regio Esercito sia nella Regia Marina sia da alcune specialità della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. La produzione andò molto a rilento, nel settembre 1942 solo 16 pezzi erano in uso al Regio Esercito e nel luglio dell’anno successivo il numero arrivò a 330 mitragliere, oltre ad altre 130 in commessa, utilizzate per la difesa contraerea territoriale (1).

La mitragliera ebbe però un discreto successo per quanto riguarda l’esportazione venendo venduta ad alcuni stati dell’America Latina e alla Repubblica di Cina oltre che essere utilizzata dopo l’Armistizio sia dai tedeschi, i quali ne fecero continuare la produzione, sia dall’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia.

Tra gli acquirenti di questa buona arma vi furono anche i Paesi Bassi che, a causa della drastica mancanza di armi antiaeree moderne e di problemi con la Oerlikon svizzera, nel marzo 1939 ne ordinarono 100 esemplari con circa 500.000 colpi da 20 mm (5.000 a pezzo) alla Isotta Fraschini adottandoli nell'esercito con la denominazione di luchtafweergeschut 2 tl. No. 2 Scotti (2) (cannone antiaereo 2 N° 2 Scotti).

 

In alto: Cannone mitragliera Scotti-Isotta Fraschini da 20/70 utilizzata da volontari del Vrijwillige Landstormkorpsen Luchtafweerdienst (Corpo Volontario Difesa Aerea) addetti ad un plotone antiaereo olandese (Foto tratta da meitotmei.nl)


La drastica mancanza di armi antiaeree moderne nel Koninklijke Landmacht

Con la presa al potere di Hitler in Germania nel 1933 i Paesi Bassi, dopo anni di disarmo causati anche dal pessimo stato economico del paese, iniziarono a valutare proposte per il rafforzamento delle difese in caso di aggressione tedesca. Nel 1935 il Capo di Stato Maggiore Generale I.H. Reijnders presentò un importante memorandum indicante nella Germania hitleriana il principale nemico e sottolineando l'alta possibilità di un' invasione tedesca in caso di un attacco diretto alla Francia, diversamente da quanto accaduto durante la Grande Guerra.

L’importante testo portò il primo ministro Hendrikus Colijn a presentare un disegno di legge per il rafforzamento delle Forze Armate il quale fu approvato nel febbraio 1936 con lo stanziamento di 53 milioni di fiorini di cui 31 destinati al Koninklijke Landmacht (KL, Esercito Reale).

Uno dei punti principali del piano di rafforzamento era proprio la difesa antiaerea visto che a metà anni Trenta il KL disponeva solo di artiglierie antiaeree vetuste; i principali pezzi erano circa 40 cannoni da 57 e 75 mm (6 tl e 7 tl nella denominazione olandese), prodotti nel 1916 dalla Krupp come pezzi da fortezza e adattati nel dopoguerra dagli olandesi al tiro contraereo.

L’artiglieria disponeva anche di altre due batterie, ognuna da tre pezzi, equipaggiate rispettivamente con cannoni da 76 mm (8 tl) di produzione Vickers-Armstrong e da 10.5 cm SK L40 della Krupp, in origine destinati all’utilizzo su un incrociatore.
Per incrementare la difesa antiaerea già nel 1934 era stato ordinato un primo lotto di 48 cannoni Vickers da 75 mm, denominati dagli olandesi 7,5 tl No.1, che equipaggiarono sedici batterie da tre cannoni ciascuno dal 1935 ma il Governo olandese, per evitare altri acquisti, decise di produrre su licenza questo pezzo e dal 1939 al maggio 1940 la Artillerie Inrichtingen Hembrug (Stabilimento artiglieria di Hemburg) ne costruì 90 di cui solo 24 entrarono in servizio a causa di problemi nella produzione delle spolette delle munizioni e per la cancellazione dello sviluppo di una centrale di tiro da parte della Hazemeyer.

Per ovviare a questo problema il Governo olandese, nell’inverno 1939/1940, si rivolse alla Skoda - ormai sotto controllo tedesco dopo l’annessione della Cecoslovacchia - ordinando 60 cannoni 7.5 cm kanon PL vz. 37 solo nove pezzi, con la denominazione di 7,5 tl No.2, furono consegnati ed equipaggiarono tre batterie.

La difesa ravvicinata antiaerea era affidata alle mitragliatrici, molte delle quali erano MG 08, rinominate Spandau M.25, catturate dagli olandesi alla fine della Prima guerra mondiale dopo il ritiro di reparti tedeschi sul suolo neerlandese negli ultimi mesi del conflitto mondiale. Queste mitragliatrici, affiancate da alcune Schwarzlose e Vickers, formavano 65 plotoni antiaerei diffusi su tutto il territorio olandese oltre che adempiere alla difesa ravvicinata per le artiglierie antiaeree.

Fin dal 1936 gli olandesi si interessarono ai cannoni da 40 mm della Bofors ma la ditta svedese rifiutò le richieste di acquisto a causa della grande mole di lavoro a cui erano occupati.

Solo grazie al denaro di aziende private (3) nel 1939 i Paesi Bassi si rivolsero alla Polonia che consegnò 36 cannoni Bofors costruiti su licenza e, dopo il settembre 1939, altri 10 furono acquistati dall’Ungheria portando ad un totale di 46 unità che equipaggiavano 15 batterie da tre pezzi ciascuno. Per quanto riguarda le mitragliere da 20 mm solo nel gennaio 1939 furono ordinati 175 cannoni Oerlikon e 965.000 colpi dalla azienda svizzera con i primi 120 pezzi consegnati in Olanda ad aprile. Lo scoppio del conflitto bloccò ulteriori consegne per il divieto di esportazioni di armi dopo la mobilitazione dell’Esercito elvetico ma un piccolo lotto di questi cannoni venne comunque consegnato tra gennaio e febbraio 1940 portando il totale a 170 unità.

A sinistra/In alto: Militari olandesi di una compagnia antiaerea in addestramento con una Spandau M.25 nel 1939. Quest’arma equipaggiava gran parte delle difese aeree leggere dei Paesi Bassi oltre che essere utilizzata per la difesa ravvicinata dei cannoni antiaerei. Seppur molto numerose nel 1940 erano armi ormai obsolete e molto usurate per l’utilizzo (Foto HCGLVD)

A destra/In basso: Il principe Bernardo in visita ad un plotone antiaereo equipaggiato con mitragliere Oerlikon presso Delft nel 1939. La foto è stata scattata presso Rotterdamsche weg, a sud della città olandese. (Foto Collectie Nederlands Instituut voor Militaire Historie)


L’organizzazione antiaerea dei Paesi Bassi

Con l’arrivo delle prime armi antiaeree moderne nel novembre 1938 venne costituito il Commando Luchtverdediging - C.Lvd - (Comando Difesa Aerea) agli ordini del generaal major Petrus Wilhelmus Best.

Questo progetto di rafforzamento fondava le sue radici nel 1933 quando il già citato P.W. Best venne nominato comandante del Luchtvaartafdeeling der Koninklijke Landmacht - LVA - (Servizio Aereo dell’Esercito Reale) e comprese da subito le gravi mancanze dell’Aeronautica olandese così nel 1935 fondò l’Inspectie der Militaire Luchtvaart (Ispettorato dell’Aviazione militare), al comando del generaal majoor Marius Raaijmakers, che da subito mise le basi per un programma di modernizzazione.

Il programma di riarmamento del 1936, citato nel capitolo precedente, inserì tra le priorità proprio l’acquisto di armi antiaeree e di aerei e l’anno successivo l’IML pubblicò i propri piani di modernizzazione che prevedevano un rafforzamento del LVA entro quattro anni obiettivo che venne in parte raggiunto con l’acquisto di aerei moderni dalla Fokker (caccia D-XXI, G-1- e bombardieri T-V) anche se il paragone con la Luftwaffe era comunque impari.

Il C.Lvd aveva sede all’Aja e fu costituito per avere alle proprie dipendenze tutti i reparti aerei olandesi - ad eccezione del 2e Luchtvaartregiment (2° Reggimento Aereo) -, il 3e Regiment Genietroepen (3° Reggimento Genio) destinato all’uso delle fotoelettriche, la Brigade Luchtdoelartillerie (Brigata Artiglieria Contraerea) e il Vrijwillige Landstormkorps Luchtwachtdienst (Corpo Volontario Osservazione Aerea).

Il C.Lvd divenne un reparto particolarmente efficiente anche grazie ad una efficace rete di linee telefoniche che collegava 146 posti da osservazione dislocati su tutto il territorio olandese e poco prima dell’invasione tedesca venne addirittura testato un radar, denominato “dispositivo di ascolto elettrico” o M39, sviluppato dalla Nederlandse Seintoestellen Fabriek (4).

Il dispositivo poteva rilevare stormi aerei fino a 30 chilometri ma non venne particolarmente preso in considerazione dai Comandi militari olandesi (5) e allo scoppio del conflitto solo quattro prototipi erano disponibili.

Uno di questi venne utilizzato a Malieveld, presso l’Aja, per la difesa antiaerea del settore ma con l’avanzata dei tedeschi questo e un altro dispositivo, sui quattro disponibili, vennero distrutti per impedirne la cattura da parte del nemico mentre gli ultimi due, assieme anche a due dei principali inventori di questo “radar” - il professor Carl von Weiler e l’ingegner Marcus Staal - furono trasportati in Gran Bretagna dalla Marina olandese assieme ai loro progetti.

Nel luglio 1939 l’LVA assunse la nuova denominazione di Wapen der Militaire Luchtvaart (Arma dell’aviazione militare) pur rimanendo ancora dipendente dall’Esercito e alla vigilia dell’attacco tedesco la rete difensiva antiaerea non era ancora completa ma sicuramente ben munita ed organizzata.

Il numero di armi antiaeree era di molto migliorato rispetto a cinque anni prima visto che su tutto il territorio erano disponibili 81 moderni cannoni da 75 mm, 42 da 40 mm e 150 da 20 mm oltre a 15 vecchie (e inutili) artiglierie risalenti alla Grande Guerra e ben 452 M.25 Spandau di scarso valore bellico. (6)

Anche se l’Aeronautica olandese venne praticamente distrutta durante i cinque giorni di guerra il sistema difensivo antiaereo, coadiuvato anche dalla caccia, mise fuori combattimento ben 454 aerei della Luftwaffe e anche se alcuni di questi furono recuperati e rimessi in servizio fu un rateo di perdite molto alto per la Luftflotte 2.

A sinistra/In alto: Cannone Bofors da 40 mm (4 lt No.1) dell’8a Compagnia Mitragliere Antiaeree in addestramento presso Soesterberg durante la mobilitazione del 1939 (Foto HCGLVD)

A destra/In basso: Artiglieri olandesi in addestramento con alcuni pezzi 7,5 tl No.2 ( 7.5 cm kanon PL vz. 37) presso la caserma Van Sypesteyn, vicino Utrecht (Foto NIMH - Zwart-wit Acetaatreproductienegatieven Afdrukkencollectie Koninklijke Landmacht)


Le Scotti Isotta-Fraschini dell'esercito olandese

Il blocco svizzero del settembre 1939 portò il Governo olandese a rivolgersi ad altri produttori di armi e la scelta cadde proprio sulla Isotta Fraschini italiana.

Dopo colloqui da parte del kapitein (capitano) C. van Dongen con l’azienda italiana e grazie alla concessione della Brevetti-Scotti AG (7) venne approvata l’importazione delle mitragliere nei Paesi Bassi. L’ Artillerie Inrichtingen Hembrug nel dicembre 1939 consegnò alla Isotta Fraschini un ordine per 100 cannoni, 100 canne di scorta e 525.000 colpi da 20 mm per un totale di 3.335.000 Fiorini, di cui la metà pagati subito; i primi quattro pezzi giunsero in Olanda nel gennaio 1940 seguiti, a marzo e aprile, dall’arrivo di altre 31 mitragliere e di 140.000 cartucce.

I cannoni italiani furono assegnati al C.Lvd e alcuni di questi entrarono a far parte del Vrijwillige Landstormkorpsen Luchtafweerdienst ( Corpo Volontario Difesa Aerea) costituito nel febbraio 1939, inserito nell'organizzazione del Commando Luchtverdediging dal 1° marzo.
Il reparto venne strutturato in sei settori (L’Aja, Delft, , Leeuwarden, Rotterdam, Utrecht e Zaanstreek) che il giorno dell’invasione tedesca contavano 800 volontari con 46 cannoni da 20 mm.

Le mitragliere Scotti Isotta-Fraschini, come gli altri cannoni leggeri, erano suddivise in plotoni formati da due cannoni e quattro mitragliatrici M.25 per la difesa ravvicinata anche se vi erano casi di plotoni armati con una sola mitragliera.

Nel febbraio 1940 i Paesi Bassi ordinarono 10.000 munizioni perforanti ad alto esplosivo dalla Bombrini Parodi Delfino di Colleferro (Roma) ma solo 2.600 vennero consegnate entro il maggio 1940.

Secondo alcune testimonianze, mai confermate, l’ultimo lotto di 11 armi e munizioni giunse dall’Italia il 14 maggio presso la Artillerie Inrichtingen Hembrug, ossia in piena invasione tedesca del paese e attraversando Francia e Belgio ormai nel pieno dell'attacco nemico.

L’impiego operativo
Sull’impiego delle Scotti Isotta Fraschini da parte del esercito olandese purtroppo vi sono poche informazioni e gli unici documenti esistenti sono le relazioni scritte da alcuni comandanti di plotone subito dopo la fine del conflitto. Di seguito sono descritti l’impiego dei plotoni Scotti-I.F. durante i cinque giorni di guerra dell’invasione tedesca dei Paesi Bassi ma, purtroppo, di alcuni di essi, le notizie sono veramente molto limitate

 

  • 7°, 8°, 9°, 10° e 12° Plotone

I cinque plotoni, equipaggiati in tutto con otto mitragliere Scotti e 20 mitragliatrici M.25, erano assegnati alla 10e Compagnie luchtdoelmitrailleurs (10a Compagnia Mitragliere Antiaeree) della Zona Difesa Aerea di Amsterdam.

Di questi plotoni si trovano informazioni soltanto riguardo il destino dei plotoni 8° e 12° i quali vennero assegnati il 14 maggio alla difesa dell’Artillerie Inrichtingen Hembrug e qui ricevettero la notizia della resa olandese il giorno dopo ritirandosi verso i vecchi accantonamenti dove si consegnarono ai tedeschi.

 

  • 13°, 14°, 16° e 19° Plotone

Dipendenti dalla 11e Compagnie luchtdoelmitrailleurs (11a Compagnia Mitragliere Antiaeree), assegnata alla Zona Difesa Aerea di Amsterdam, con un totale di otto mitragliere Scotti e sedici mitragliatrici. Non vi sono ulteriori informazioni riguardo questi quattro plotoni.

 

  • 49° e 51° Plotone

Assegnati alla 13e Compagnie luchtdoelmitrailleurs (13a Compagnia Mitragliere Antiaeree) della Zona Difesa Aerea di Rotterdam ed equipaggiati in totale con quattro mitragliere e otto mitragliatrici M.25.

I due plotoni, al comando rispettivamente dal sergente Koks e dal vaandrig (8) Kloet, difendevano l’aeroporto di Waalhaven.

Poco prima delle 4.00 del 10 maggio tre bombardieri Heinkel He-111 del II. Gruppe/Kampfgeschwader 4 bombardarono l’aeroporto con un attacco a bassa quota; subito i due plotoni aprirono il fuoco assieme alle altre armi antiaeree presenti presso il campo di volo mentre otto Fokker G.1 del 3e Jachtvliegtuigafdeeling (3° Gruppo Caccia) si alzarono in volo per contrastare gli aerei della Luftwaffe.

Nel mentre i bombardamenti continuarono e alle 4.30 venne colpito il deposito munizioni del 51° plotone impedendo così agli artiglieri di rifornirsi di munizioni; poco prima delle 5.00 600 paracadutisti del III. Bataillon/Fallschirmjäger Regiment 1 (III Battaglione/1° Reggimento Paracadutisti) della 7. Flieger-Division, al comando dell’ hauptmann (capitano) Karl-Lothar Schulz, si lanciarono da 50 Junkers Ju-52 e presero terra nella parte sud-orientale dell’aeroporto pronti a scontrarsi con la guarnigione del campo composta dal IIIe Bataljon (III Battaglione) del Regiment Jagers (Reggimento Cacciatori), circa 750 uomini, dalla 1a Sezione blindati (9) e dai vari reparti contraerei.

Il 49° plotone, in azione dal primo attacco aereo, terminò rapidamente le munizioni per le Scotti-I.F. e perse tre mitragliatrici M.25 su quattro a causa degli attacchi aerei; in poco tempo l’11. Kompanie (11a Compagnia) tedesca circondò le posizioni del reparto obbligando gli artiglieri a difendersi con le armi individuali e con l’unica mitragliatrice funzionante ma dopo mezz’ora di combattimento l’unità fu costretta alla resa dopo aver subito quattro feriti di cui due gravi.

Il 51° plotone, dislocato nella parte nord-orientale del campo, continuò a far fuoco sugli aerei tedeschi colpendo addirittura, per poco tempo, i primi Ju 52 che atterravano trasportando i rinforzi tedeschi. La resistenza del plotone venne poco dopo soppressa dai paracadutisti che iniziarono a colpire le postazioni dell’unità con bombe a mano; gli artiglieri, ormai privi di munizioni, si arresero dopo aver subito la perdita di tre uomini - due morti e un disperso - e quattro feriti.

 

  • Raggruppamento Difesa Aerea Alkmaar

L’aeroporto di Bergen venne attaccato poco prima delle 4.00 del 10 maggio da cinque Junkers Ju-88 del III. Gruppe/KG 4 e dodici He-111 del Kampfgruppe 126 cogliendo di sorpresa gli olandesi e distruggendo la maggior parte dei Fokker G-1 del 4e Jachtvliegtuigafdeeling (4° Gruppo Caccia) di stanza nell’aeroporto.

Dopo i primi attacchi due plotoni Scotti-I.F., il 4° e il 5°, vennero mobilitati presso il deposito del II Gruppo artiglieria antiaerea e furono stanziati a difesa della caserma Rochdale sita in Leeuwerikkade (oggi Cort van der Lindenkade) ad Alkmaar.

Alle 13 furono mobilitati altri due plotoni di Scotti-I.F. dallo stesso deposito, uno assegnato a protezione della caserma sopracitata e l’altro presso la fabbrica di cioccolato “Ringers”.

Alle 8.30 dell’11 maggio l’aeroporto fu attaccato da otto aerei (10) ma la risposta olandese fu comunque dura e secondo la testimonianza del sergente maggiore A. Maaskant, comandante di uno dei plotoni Scotti-I.F., il suo reparto abbatté due aerei tedeschi i quali caddero rispettivamente nei pressi di Friescheweg e nel polder di Purmer anche se nessun aereo della Luftwaffe viene segnalato come abbattuto nella regione l’11 maggio.

Alle 15 dello stesso giorno vi fu una riorganizzazione delle forze e tutti i reparti equipaggiati con mitragliere da 20 mm furono uniti nel Raggruppamento Difesa Aerea Alkmaar al comando del kapitein  G.J. Verwey destinati alla difesa dell’aeroporto; il reparto venne strutturato su tre gruppi

Reparto Struttura Comandante
1a Divisione Due plotoni Scotti-I.F. e due plotoni M.25 1e luitenant (tenente) J. P. Corver
2a Divisione Tre plotoni Scotti-I.F 2e luitenant (sottotenente) J. P. De Pont
Gruppo Oerlikon Tre plotoni Oerlikon 1e luitenant A.T.W. Saatrube

L'unità entrò in azione, colpendo un aereo nemico, già alle 16 quando alcuni bombardieri attaccarono nuovamente l’aeroporto di Bergen; alle 15 del 13 maggio uno dei plotoni Scotti, al comando del vaandrig H.S. v.d. Baan, fu trasferito presso Ijmuiden e qui rimase fino alla resa del giorno 15.

Gli altri quattro plotoni Scotti ebbero ordine, alle 9.45 del 14 maggio, di spostarsi presso il casello autostradale di Haarlem ma la drastica mancanza di veicoli bloccò il ripiegamento fino alle 15.30 quando la colonna, al comando del 1e luitenant J.H. Mulders, lasciò Bergen. Sul destino dei quattro plotoni non vi sono altre notizie, molto probabilmente si arresero, come il resto delle Forze Armate olandesi, il giorno 15.


A sinistra/In alto: Tre cannoni mitragliere Scotti-Isotta Fraschini, probabilmente del primo lotto di cinque pezzi, mentre vengono testati da militari olandesi sotto lo sguardo di un funzionario civile (Foto HCGLVD)
A destra/In basso: Hauptmann (capitano) della Luftwaffe mentre utilizza una Scotti-Isotta Fraschini posta a difesa dell’aeroporto di Waalhaven, presso Rotterdam. L’arma quasi sicuramente apparteneva al 49° o 51° plotone mitragliere antiaeree che difendeva l’aeroporto olandese durante l’invasione tedesca (Foto tratta da G.Groeneveld, Rotterdam Frontstad 10-14 mei 1940, Nimega, 2016)


Ringraziamenti

L’autore ringrazia per l’aiuto  Leander Jobs,  Jelle Visser del Museum Vliegveld Bergen e  Kees van der Windt.

 

Note

 

1 - Vedi Cappellano Filippo e Pignato Nicola, Le armi della fanteria italiana (1919-1945), edito da Albertelli Edizioni per STORIA Militare nel 2008

 

2 - Tl, ossia tegen luchtdoelen, significa letteralmente “contro obiettivi aerei”

 

3 - A causa dei pochi fondi disponibili da parte del Ministero della Difesa olandese questo invitò alcune aziende private ad investire nell’acquisto di armi antiaeree leggere per la difesa sia del paese sia delle ditte stesse. Gli acquisti avvenivano tramite contratti stipulati dalle Forze Armate ma con denaro delle varie aziende; le armi acquistate non erano di proprietà dei privati, che non potevano possederle, ma erano sotto controllo militare e spesso date in carico al Vrijwillige Landstormkorpsen Luchtafweerdienst (Corpo Volontario Difesa Aerea).

 

4 - Il radar venne sviluppato grazie anche al contributo dell’Università di Leida, della Technische Hoogeschool Delft e della J.B. van Heijst & Zonen dell’Aja

 

5 - Il valore bellico del dispositivo venne riconosciuto molto tardi dal Ministero della Difesa olandese e ne è prova la testimonianza della visita di un generale durante le prove di uno dei prototipi: "Un generale che venne a vedere il dispositivo di ascolto elettrico chiese: "Se ci butto sopra dei secchi d'acqua, funzionerà ancora?" "No", disse von Weiler. Poi il generale volle buttare dentro un secchio di sabbia. Anche questo non era permesso. Poi, il generale volle sapere se ogni contadino poteva usare il dispositivo. “No, sarebbe stato necessario un breve addestramento” "Allora non è di alcuna utilità militare, fu la risposta[...] " tratto da https://www.museumwaalsdorp.nl/en/museum-waalsdorp-2/5547-2/radar-electric-listening-device-1936-1941/

 

6 - Per fare un paragone con l’Italia durante la XVII Sessione della Commissione Suprema di Difesa del febbraio 1940 venne dichiarato che le difese antiaeree nelle località di “1° grado” (grandi città, basi navali, industrie, etc…) potevano contare su 228 batterie di tipo antiquato, con i pezzi in larga parte risalenti alla Grande Guerra, mentre le località di “2° grado” erano difese da 4.206 vecchie mitragliatrici S. Etienne da 8 mm. Tratto da Della Volpe Nicola, Difesa del territorio e difesa antiaerea (1915-1943). Storia, documenti e immagini, Roma, USSME, 1986 p. 38

 

7 - La Brevetti-Scotti AG era stata fondata nel 1933 dalla Oerlikon e dalla Società Anonima Armi Automatiche Scotti. Questa società aveva il diritto di fabbricazione e cessione dei brevetti del sistema Scotti a tutti i paesi del mondo ad eccezione dell’Italia dove i diritti rimanevano nelle mani della sola SA Armi Automatiche Scotti

 

8 - Vaandrig, ossia alfiere, è il grado più basso per gli ufficiali delle Forze Armate olandesi assegnato ad ufficiali ancora in addestramento; rimanendo agli anni ‘30/’40 si può paragonarlo al grado di aspirante ufficiale del Regio Esercito

 

9 - La 1a Sezione blindati, inizialmente alle dipendenze del I Corpo d’Armata olandese (dislocato nel Sud del paese), era composta da due carri armati Carden Loyd, l’M37270 “Poema” e l’M37271 “Luipaard” agli ordini del 1e luitenant F. des Tombe. Fin dal 20 aprile il reparto venne destinato alla difesa dell’aeroporto di Waalhaven e il 1° maggio l’unità passò alle dirette dipendenze del IIIe Bataljon/Regiment Jagers. Entrambi i veicoli presero parte alla battaglia presso il campo di volo ma furono persi; il “Poema” venne abbandonato a causa di problemi al motore così come il “Luipaard”, danneggiato gravemente dal bombardamento tedesco.

 

10 - La mattina dell’11 maggio gli aeroporti di Bergen, Texel e De Kooy vennero attaccati dal II. Gruppe (2° Gruppo) del Zerstörergeschwader 76 su Messerschmitt Bf 110 e dal II. Gruppe del Trägergruppe 186, equipaggiato con bombardieri Junkers Ju 87 “Stuka”

Fonti

 

Bibliografia

 

  • Amersfoort Hermanus e Kamphuis Piet H., May 1940. The battle of the Netherlands, Boston, Brill, 2010
  • Bishop Chris, The encyclopedia of weapons of World War II, New York, Sterling Publishing Company Inc, 2002
  • Cappellano Filippo e Pignato Nicola, Le armi della fanteria italiana (1919-1945), Parma, Edizioni “STORIA Militare”, Albertelli Edizioni Speciali, 2008
  • Id., Il Regio Esercito alla vigilia dell’8 settembre 1943, Parma, Edizioni “STORIA Militare”, Albertelli Edizioni Speciali, 2003
  • Finazzer Enrico, Guida alle artiglierie italiane nella 2 guerra mondiale 1940-1945. Regio Esercito italiano, Repubblica Sociale Italiana, Esercito cobelligerante, Genova, Italia Storica, 2020
  • Golla Karl-Heinz, The German Fallschirmjager 1936-41. Its genesis and employment in the first campaigns of the Wehrmacht, Buckinghamshire, Helion & Company, 2013
  • Grossens A.M.A., Het Staatsbedrijf der Artillerie Inrichtingen. Een uitgebreide beschouwing van het bedrijf dat in de roerige jaren 1935-1945 de spil was van de Nederlandse wapen- en munitie productie, edito in proprio, 2007
  • Jobs Leander, Rejection and neglect. The dawn of Dutch armor 1914-1933, Lettonia, Tank Encyclopedia Publishing, 2022
  • Noppen Ryan, Holland 1940. The Luftwaffe’s first setback in the West, Oxford, Osprey Publishing, 2021
  • Pedriali Ferdinando, I contraerei del CAI tratto da STORIA Militare, N. 180, settembre 2008
  • Pignato Nicola, Armi della fanteria italiana nella seconda guerra mondiale, Parma, Ermanno Albertelli editore, 1971

 

Documenti

  • Nederlands Instituut voor Militaire Historie (NIMH), Gevechtsverslagen en -rapporten mei 1940

 

Sitografia


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