L’operazione “Aqua Vita”: il contingente olandese a supporto della popolazione di Firenze dopo l’alluvione del 4 novembre 1966
Daniele Notaro

In alto: Un impianto per la depurazione dell'acqua del contingente olandese a Firenze fotografato nel lungo Arno (Foto: NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)


La terribile alluvione di Firenze del novembre 1966

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre del 1966, dopo dieci giorni di pioggia incessante, il fiume Arno esondò nel Casentino e nel Valdarno Superiore e, quando la piena raggiunse il capoluogo toscano, un'imponente onda alta tre metri percorse le vie della città alla velocità di 60 chilometri orari, trasformando i lungarni in un unico corso d'acqua travolgente. La totale assenza di una rete di monitoraggio non consentì di preannunciare l'esondazione con anticipo, cogliendo i cittadini del tutto di sorpresa.

L'eccezionale quantità di precipitazioni cadute in Toscana nei primi giorni del mese provocò l'innalzamento dei bacini dei fiumi Arno, Ombrone, Serchio e Cecina, causando allagamenti e gravi danni in diverse province. A Firenze, dopo oltre ventiquattr'ore di nubifragio senza sosta, il livello dell'Arno crebbe fino a sfiorare le imposte delle arcate del Ponte Vecchio. Già nelle prime ore del mattino del 4 novembre si verificò il cedimento di alcuni argini.

Alle ore 10 mattutine, l'erogazione dell'energia elettrica e le linee telefoniche saltarono nell'intero centro urbano, così come la linea del gas e l'acqua potabile, lasciando la popolazione nell'isolamento e nel panico mentre l’acqua invase case, negozi, chiese ed edifici storici. Nel quartiere di Santa Croce, in via dei Neri, l'acqua raggiunse l'altezza di 4 metri e 92 centimetri. In tutta la regione si registrarono complessivamente 47 vittime, di cui 38 nella sola provincia di Firenze e, di queste, almeno 19 all’interno del comune cittadino.

Fin dalle prime ore dell'emergenza, i Vigili del Fuoco, le Forze dell'Ordine e le Forze Armate si mobilitarono per effettuare i soccorsi, in particolare i Vigili del Fuoco, nonostante la stessa caserma centrale di Firenze fosse stata raggiunta dall'acqua, riuscì a portare in salvo le apparecchiature radio necessarie per coordinare gli interventi. Nella sola notte tra il 4 e il 5 novembre, gli stessi portarono a termine oltre 6.000 interventi mettendo in salvo migliaia di persone, provvedendo, successivamente, alla distribuzione di viveri e acqua potabile.

Quando l'Arno iniziò a ritirarsi il 6 novembre, lasciò la città sommersa da 600.000 tonnellate di fango e detriti mentre il reflusso delle acque causò ulteriori danni alle strutture già compromesse dall'inondazione.

Accanto ai soccorsi si unirono centinaia di giovani giunti da ogni parte d'Italia e dall'estero che vennero definiti come “angeli del fango" i quali lavorarono senza sosta per ripulire le strade e trarre in salvo l’importantissimo patrimonio culturale cittadino.

A sinistra/In alto: Genieri olandese del contingente inviato a Firenze in partenza dall'aeroporto di Ypenburg a bordo di un Lockheed C-130 Hercules dell’USAF (Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)

A destra/In basso: Un autocarro DAF YA-314  della 107 Kipautocompagnie (107a Compagnia autocarri) scende da un Douglas C-124 Globemaster II dell'USAF poco dopo l'arrivo all'aeroporto di Pisa (Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)


Il contingente dell’Esercito Olandese inviato a Firenze

Subito dopo l’alluvione che colpì Firenze vi fu una massiccia mobilitazione internazionale per supportare la popolazione e, tra queste, vi fu anche la Rode Kruis (Croce Rossa) olandese.

L’organizzazione si rivolse al Ministerie van Defensie (Ministero della Difesa olandese) per attenzionarlo della gravissima mancanza di acqua potabile in città, dove al tempo erano presenti ben 454.050 residenti (dati del dicembre 1965, nel luglio 2026 la popolazione è scesa ed era di 362.672) a cui si aggiungevano i soccorsi provenienti da ogni parte d’Italia e del globo.

La Croce Rossa sapeva bene che solo il Koninklijke Landmacht (Reale Esercito olandese) possedeva uomini e mezzi per una tale operazione umanitaria la quale venne subito accettata dal Ministero così, il 6 novembre 1966, fu richiesto al 101 Geniegevechtsgroep (101° Gruppo Genio), che aveva sede nella Caserma “Regina Margherita” di Wezep (Gelderland), di costituire un distaccamento da inviare a Firenze nel più breve tempo possibile.

In poco tempo furono costituiti quattro plotoni di genieri provenienti dall’11 e 107 Geniebataljon (11° e 107° Battaglione Genio), dal 462 Pontonnierbataljon (462° Battaglione Pontieri), dal Genie Opleidingscentrum (GOC, Centro di Addestramento Genio) e dal Korps Mobiele Colonnes (KMC, Corpo delle Colonne Mobili) (1) per un totale di 140 uomini, comprese alcune unità di supporto, equipaggiati con veicoli e purificatori dell’acqua .

Il contingente partì dall’aeroporto di Ypenburg il 12 novembre a bordo di dodici Douglas C-124 Globemaster II e quattro Lockheed C-130 Hercules dell’USAF (United States Air Force) e raggiunse l’aeroporto di Pisa per poi trasferirsi subito a Firenze.

Gli olandesi, operando a nord e sud del fiume Arno, iniziarono a costituire vari punti per l’approvigionamento dell’acqua potabile oltre a supportare la popolazione e i reparti militari e di polizia nella pulizia della città e nella rimozione dell’acqua, del fango e dei detriti.

Il contingente rimase nel capoluogo toscano fino all’inizio di dicembre, producendo ben nove milioni di litri di acqua potabile per la popolazione civile; il giorno 6 il reparto si trasferì a Roma per un’udienza con Papa Paolo VI mentre nella notte tra il 9 e il 10 il personale del Genio rientrò in patria a bordo di tre Fokker F27 dell’Aeronautica olandese frattanto che il materiale utilizzato venne trasportato nei Paesi Bassi in treno.

Il 20 dicembre, per il grande impegno nel supporto alla popolazione di Firenze, ai membri del reparto venne consegnata dal presidente della Rode Kruis una medaglia commemorativa durante una cerimonia presso la Caserma “Regina Margherita” a Wezep.

A sinistra/In alto: Il tenente medico K. Dijkstra (a destra) viene servito con un bicchiere di vino durante le operazioni a Firenze (Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)

A destra/In basso: Genieri olandesi intenti ad assemblare un purificatore dell'acqua in una via di Firenze (Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)


A sinistra/In alto: Genieri olandesi distribuiscono acqua potabile alla popolazione di Firenze (Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)

A destra/In basso: Il contingente olandese fotografato all'interno del Palazzo Apostolico durante l'udienza con Papa Paolo VI il 6 dicembre 1966 (Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)


A sinistra/In alto: Il presidente della Croce Rossa olandese (a destra) consegna la medaglia commemorativa per l'operazione umanitaria a Firenze al tenente medico K. Dijkstra durante la cerimonia avvenuta presso la Caserma "Regina Margherita" di Wezep il 20 dicembre 1966  (Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)

A destra/In basso: Foto presente nell'archivio olandese che mostra la situazione di via de' Guicciardini a Firenze  dopo l'alluvione. Si possono notare il fango e i detriti presenti per strada e la popolazione intenta a ripulire la città.(Foto NIMH - Fotoafdrukken Koninklijke Landmacht)


Note

1 - Il Korps Mobiele Colonnes venne costituito nel 1955 dall’allora Ministerie van Oorlog (Ministero della Guerra) come quarta arma delle Forze Armate olandesi con il compito di supportare la Bescherming Bevolking (Protezione Civile) in caso di calamità anche se, dal 1963, passò dalle dipendenze dell’Esercito. Il KMC, specializzato in compiti di soccorso, era strutturato in dodici colonne (ossia battaglioni) praticamente disarmate il che permetteva l’arruolamento anche di ragazzi obiettori di coscienza. Il reparto venne sciolto definitivamente nel 1993, poco dopo il termine della Guerra Fredda.

Fonti

Bibliografia

  • Comune di Firenze, Bollettino mensile di statistica n.94, dicembre 2018
  • Comune di Firenze, Bollettino mensile di statistica n.186, agosto 2026

Sitografia


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