Il Gruppo di Combattimento "Cremona" nella Guerra di Liberazione (1944-1945)

Daniele Notaro

Con l’inizio della cobelligeranza tra i reparti del Regno d’Italia e gli Alleati e la successiva dichiarazione di guerra alla Germania il 13 ottobre 1943 solo un piccolo numero di reparti italiani venne assegnato all’impiego al fronte – in seno al I Raggruppamento Motorizzato e, poi, al Corpo Italiano di Liberazione - mentre la maggior parte furono destinati alle retrovie a supporto della logistica alleata.
Solo verso la fine della Campagna d’Italia e la sua perdita di importanza nei confronti del fronte occidentale gli Alleati decisero di costituire reparti italiani più consistenti e meglio equipaggiati, il 23 luglio 1944 presso l’Allied Control Commission (A.C.C.) vi fu un incontro tra il Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, generale Paolo Berardi, e il capo della A.C.C., generale Langley Browning, il cui tema principale era la costituzione di due gruppi di combattimento completamente riforniti dalle forze britanniche.
Inizialmente la scelta cadde sulle divisioni “Cremona” e “Friuli” che sarebbero state riorganizzate con un organico molto simile alle divisioni binarie italiane ma completamente riequipaggiate con materiali, veicoli e armamenti britannici.
Ogni gruppo di combattimento sarebbe stato composto da due reggimenti di fanteria - ognuno costituito da tre battaglioni, una compagnia mortai Ordnance ML 3-inch (76 mm) e una compagnia anticarro da 6 lb (57/40) - e da un reggimento artiglieria - quattro gruppi con obici da 25 pdr (88/27), un gruppo anticarro con cannoni da 17 lb (76/55) e uno antiaereo da 40/56 - a cui si aggiungeva un battaglione del Genio – una compagnia collegamenti e due di artieri – e i vari servizi per un totale di circa 9.500 uomini.
Con la successiva riunione del 31 luglio il numero dei gruppi di combattimento venne portato a sei e, dopo alcune modifiche riguardo le denominazioni, furono costituiti i GdC “Cremona”, “Folgore”, “Friuli”, “Legnano”, “Mantova” e “Piceno” tra settembre e ottobre 1944; quest’ultimo fu poi trasformato nel gennaio 1945 in Centro addestramento complementi per forze italiane di combattimento svolgendo quindi compiti addestrativi e di formazione dei complementi per gli altri cinque Gruppi.

In alto: Fanti del Gruppo di Combattimento “Cremona” intenti a salire su alcuni carri armati Churchill del North Irish Horse prima dell’operazione “Rino” nel marzo 1945 (Foto da R. Zoli, Il gruppo di combattimento “Cremona”, op. cit.)


La costituzione e la preparazione del Gruppo di Combattimento “Cremona”

Il Gruppo di Combattimento “Cremona” venne costituito il 25 settembre 1944 per trasformazione dalla 44a Divisione di Fanteria “Cremona” la quale ebbe una storia molto turbolenta dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La divisione, al comando del generale di brigata Clemente Primieri, al tempo si trovava schierata in Corsica alle dipendenze del VII Corpo d’Armata (generale Giovanni Magli) e dislocata nella parte sud-occidentale dell’isola; l'unità si componeva di due reggimenti di fanteria (21° e 22°), della 90a Legione Camicie Nere e dal 7° Reggimento Artiglieria oltre ad altri vari reparti di rinforzo (1).
Dopo l’armistizio, assieme ad altri reparti italiani, come la divisione “Friuli”, due divisioni costiere (225a e 226a) e altre unità prese parte alla liberazione dell’isola, assieme a formazioni della Resistenza francese e della Francia Libera, conclusasi dopo una dura campagna durata ben 23 giorni che causò alla divisione 22 morti, 64 feriti e un disperso.
Verso la metà di ottobre, dopo un periodo in cui il reparto venne utilizzato per il riattamento delle vie di comunicazione, la divisione iniziò il trasferimento verso la Sardegna potendo portare con sé solo l’armamento leggero e pochi automezzi mentre la maggior parte di quello pesante, dei veicoli, del vettovagliamento e dei quadrupedi dovette essere consegnato alle forze degaulliste (2).
Con l’arrivo in Sardegna l’unità venne riorganizzata con la trasformazione della 90a Legione CC.NN. nel 321° Reggimento di Fanteria il 27 novembre ma a causa della poca fiducia nei confronti di ex membri della Milizia fascista questi vennero inviati in congedo e il 10 maggio 1944 il reggimento fu ricostituito grazie all’invio dei terzi battaglioni del 21° e 22° Fanteria; sull’isola la divisione era falcidiata dalla malaria e venne destinata a vari compiti come servizi di ordine pubblico, manovalanza e addestramento.
Agli inizi di settembre 1944 la divisione venne trasferita sul continente sbarcando a Napoli e stanziandosi tra Altavilla Irpina, Petruro, Chianche e Tufo (Avellino) e ad Afragola (Napoli); il reparto fu subito riorganizzato con lo scioglimento del 321° Reggimento di Fanteria, del CXIII Battaglione Mitraglieri e della 90a Compagnia Guastatori i cui organici furono suddivisi tra il 21° e 22° Fanteria costituendo vari reparti minori (3).
Il 25 settembre 1944 nacque ufficialmente il Gruppo di Combattimento “Cremona” posto sempre agli ordini del generale Primieri e strutturato come segue:
- Comando formato da due sezioni (94a e 739a) di Carabinieri Reali e dalla 51st British Liasion Unit (4) (tenente colonnello Webb Carter)
- 21° Reggimento di Fanteria (colonnello Ettore Musco) su una compagnia comando, tre battaglioni di fanteria, una compagnia mortai da 76 mm e una compagnia anticarro da 57/40
- 22° Reggimento di Fanteria (colonnello Arturo Ferrara), come sopra
- 7° Reggimento Artiglieria (colonnello Angelo Ottone) su quattro gruppi con obici da 88/27, uno anticarro su cannoni da 76/55 e uno antiaereo da 40 mm
- CXLIV Battaglione misto Genio (maggiore Benedetto Ferme) su 29a e 77a Compagnia artieri (tenente Vittorio Salerno e capitano Attilio Zunino) , 44a Compagnia teleradio (tenente Fulvio Martiello) e 2a Compagnia parco campale
- Servizi composti da 54a Sezione sanità, 33° e 44° ospedali da campo, 44° Reparto trasporti e rifornimenti (capitano Mario Romanelli), un’officina meccanica e un parco mobile (capitano Franco De Risi)
Fin dal 16 settembre iniziarono a giungere agli uomini del “Cremona” gli equipaggiamenti e gli armamenti britannici ma il Gruppo era ben lungi dall’essere pienamente efficiente a causa della grave mancanza di uomini dovuta anche da un consistente numero di assenze arbitrarie. Tutto ciò portò il generale Primieri ad autorizzare l’arruolamento di volontari provenienti da ex formazioni partigiane scelta che causò alcuni problemi – imputati a “cellule comuniste” – i quali portarono all’allontanamento, su ordine del tenente colonnello Carter, di alcuni elementi considerati sovversivi (5). L’arruolamento di partigiani continuò per mesi e anzi, a gennaio 1945, a causa di problemi con i bandi di arruolamento nelle regioni liberate, il “Cremona” vide l’arrivo della più grande massa di volontari della sua storia; presso il campo di addestramento di Cesano (Roma) vennero arruolati un numero imprecisato, ma comunque consistente (6), di partigiani provenienti dalle file della 21a Brigata Garibaldi “Spartaco Lavagnini”, operante nel Senese, e della Divisione Garibaldi “Potente” dislocata nel Fiorentino oltre che da altri reparti schierati nell’Italia centrale e, successivamente, da elementi della 36ª Brigata Garibaldi "Alessandro Bianconcini" e della 62a “Camicie Rosse”.
Nel mentre il Gruppo iniziò un duro addestramento in previsione dell’invio al fronte, questo venne compiuto nei mesi di settembre e ottobre a cui si aggiunsero esercitazioni tattiche di reparto di cui una, l’11 novembre, effettuata di fronte al maresciallo Harold Alexander che poi passò in rivista l'unità.
Verso la fine di novembre venne ordinato il trasferimento nella zona di Teramo e Ascoli, questo fu effettuato in parte in treno e in parte su automezzi visto che una rappresentanza di 1.500 uomini e 200 veicoli sfilò lungo le strade della Capitale il 1° dicembre suscitando entusiasmo nella popolazione romana nel rivedere militari italiani in armi; il “Cremona” si attestò nella nuova destinazione nei primi giorni di dicembre continuando gli addestramenti ma il comandante della Eighth Army, generale Richard McCreery, era impaziente di inviare il reparto al fronte e ordinò al Gruppo di schierarsi nella zona di Ravenna, alle dipendenze del I Canadian Corps, entro il 12 gennaio malgrado lo stesso generale Primieri avesse sottolineato che la sua unità non era ancora pronta poiché non aveva terminato l’ addestramento.

A sinistra/In alto: Il generale Clemente Primieri, comandante prima della Divisione “Cremona” e poi del Gruppo di Combattimento “Cremona”, fotografato nel marzo 1945 mentre osserva una mappa (Foto Imperial War Museum)

A destra/In basso: Una colonna di autocarri del Gruppo di Combattimento “Cremona” durante il suo trasferimento verso il fronte (tratto da R. Zoli, Il gruppo di combattimento “Cremona”, op. cit.) 


L’impiego al fronte

Il “Cremona” iniziò il trasferimento su autocarri verso il fronte tra il 7 e 8 gennaio e, dopo aver fatto tappa a Fano (PU), giunse nei pressi di Ravenna; al Gruppo venne assegnata la linea che andava dalla ferrovia Ravenna-Alfonsine fino al mare sostituendo i reparti della 1st Canadian Infantry Division tra i giorni 12 e 13 sotto il tiro delle artiglierie tedesche che causarono un morto e un ferito.
Il 14 tutto il Gruppo era ormai in linea, il 21° Reggimento schierato tra la ferrovia sopra citata e C. Lolli - C. Ghetti – Podere Carrara con i battaglioni I e II in primo scaglione e il III in secondo mentre il 22° Reggimento dalla linea fino al mare con tutti e tre i battaglioni in primo scaglione. Il 7° Artiglieria, schierato dietro ai reparti di fanteria, continuò i tiri di addestramento durante la dislocazione al fronte intervallando questo compito con tiri difensivi e offensivi.
Nel settore tra Sant’Alberto, Mandriole e C. Fornace (RA), quindi sul fronte tenuto dal 22° Fanteria, era dislocata la 28a Brigata Garibaldi “Mario Gordini” comandata da Arrigo Boldrini “Bulow” (7), questa formazione partigiana passò alle dirette dipendenze del corpo d’armata canadese poco prima della liberazione di Ravenna e, dopo aver preso parte a essa, fu riorganizzata e continuò a combattere invece di essere smobilitata come da prassi; l’unità poteva contare su circa 600 partigiani suddivisi in una compagnia comando, una compagnia trasporti, un gruppo pontieri, un nucleo sanità e quindici compagnie combattenti.
Il Gruppo venne rafforzato dal punto di vista delle artiglierie grazie all’invio del 17th Field Regiment (Royal Canadian Artillery), del 24th Field Regiment (Self-Propelled) (Royal Artillery britannica) – ai quali furono assegnati rispettivamente due gruppi da 88/27 del 7° Artiglieria - e di elementi del 7th Anti-Tank Regiment canadese mentre il North Irish Horse (8) della 21st (British) Tank Brigade venne messo a disposizione del Gruppo con due squadroni assegnati ai reggimenti di fanteria e uno in riserva a Ravenna per essere impiegato in azioni indipendenti o supporto ai reparti italiani.
La situazione del Gruppo venne ben descritta dai documenti canadesi (9) che al 7 gennaio illustrarono il numero degli uomini del reparto – 445 ufficiali e 7.121 tra sottufficiali e truppa – oltre a varie deficienze; queste colpivano in particolare l’artiglieria, il gruppo antiaereo da 40 mm era descritto come non addestrato e senza nessuna conoscenza degli aerei nemici mentre i gruppi da 88/27 non erano pronti all’impiego. Altre mancanze venivano riscontrate nei reparti del Genio – senza attrezzatura per le trasmissioni, con solo 30 veicoli per compagnia e senza materiali pesanti (esplosivi e bulldozer) – così come nella sanità che disponeva di solo due medici per ognuno dei due ospedali da campo oltre ad un’alta probabilità di morte per i feriti gravi e numerosi casi di malaria.
Di fronte al “Cremona” era schierata la 114. Jäger-Division (10) – in procinto di sostituzione da parte dalla 42. Jäger-Division (11) - e la 710. Infanterie-Division (12); sulla linea del Gruppo era anche dislocato il Battaglione “Lupo” della Xa MAS, sistemato fra Fusignano e Alfonsine (RA) (13), parte del I Gruppo di Combattimento della Xa MAS, agli ordini del capitano di corvetta Antonio De Giacomo, assieme ai battaglioni “Barbarigo”, “Freccia”, “Lupo” e “Nuotatori-Paracadutisti” e al Gruppo Artiglieria “Colleoni”. Tutto il Gruppo della Decima era destinato all’impiego sul fronte della Romagna ma il “Lupo” venne ritirato dal fronte alla fine del mese per essere ricostituito a causa delle perdite subite.
I tedeschi da subito iniziarono a effettuare alcune ricognizioni e già la mattina del 13 gennaio catturarono due fanti del 21° Fanteria di una postazione avanzata riuscendo così a capire che di fronte avevano reparti italiani.
La sera stessa i capisaldi di Case Lolli, Casa Matteucci e Case Giazol, tenuti dalla 7a Compagnia del II Battaglione/22° Fanteria, vennero attaccati dopo una preparazione di artiglieria e mortai; l’assalto, esteso anche alle posizioni della 6a Compagnia, venne respinto ma portò alla cattura di alcuni fanti e genieri del CXLIV Battaglione i quali vennero subito sfruttati dalla propaganda germanica con il lancio di volantini e lasciapassare che invitavano gli italiani a disertare mostrando i prigionieri felici a casa delle proprie famiglie. Questa propaganda fu completamente ignorata dai militari del “Cremona” e gli stessi nel dopoguerra scoprirono che i prigionieri, dopo le felici fotografie con i familiari, vennero internati nei campi di prigionia.
Queste azioni contro i capisaldi italiani continuarono anche nei giorni successivi, tra il 14 e 15 i tedeschi riuscirono a conquistare il caposaldo di Casa Riccibitti del 21° Fanteria ma vennero poi ricacciati indietro da un contrattacco mentre il 15 una pattuglia del 22° venne persa presso C. Martini con tre feriti e sei dispersi.
Il giorno 16 entrambi i reggimenti di fanteria subirono duri attacchi preceduti dai soliti tiri di artiglieria e mortai, nel settore del 21° un primo attacco alle 17.30 portò alla perdita del presidio di Case Baronio e un secondo alle 19 permise ai tedeschi di conquistare Casa Riccibiti e Casa Toschi mentre il 22° perse il caposaldo di Casa Martini ma respinse l’attacco su Casa Matteucci.
La perdita di alcune posizioni avanzate mise in allarme gli Alleati che in una riunione tenutasi il 17 gennaio decisero per un accorciamento del fronte tenuto dal “Cremona” con la sostituzione del 21° Fanteria da parte della 2nd Canadian Infantry Brigade (1st Canadian Infantry Division).
La sostituzione avvenne il 22 gennaio anche se nei giorni precedenti continuarono le azioni contro i vari avamposti soprattutto su Casa Riccibiti e Casa Toschi che furono riconquistate dagli italiani il giorno 18 e poi nuovamente perse il giorno dopo, questa volta definitivamente.
Con l’accorciamento del fronte non si frenarono le azioni di pattuglia e i colpi di mano, il 25 gennaio venne effettuato un attacco contro Casa Lolli da parte di due plotoni del “Cremona” che però fu respinto; l’azione venne replicata il giorno 30 da un plotone della 6a Compagnia del 22° Reggimento di Fanteria con il contributo di cinque carri armati e il supporto dell’artiglieria canadese. Dopo una preparazione d’artiglieria della durata di circa un’ora alle 7:35 il plotone scattò all’attacco, coperto dalla nebbia artificiale prodotto dal tiro di granate fumogene dei corazzati, conquistando alcuni edifici della località; subito si accese un duro scontro ravvicinato che causò dure perdite agli italiani e poco dopo il sottotenente Zingale, comandante del plotone, decise di ritirarsi a causa di esse. Il reparto italiano, inseguito dal tiro delle mitragliatrici e dei mortai avversari, tornò alle proprie linee dopo aver subito cinque morti, dodici feriti e tre dispersi mentre i tedeschi lamentarono la perdita di sei uomini, di cui quattro morti.
Tra l’1 e il 2 febbraio i tedeschi risposero a questo attacco con un’ offensiva contro quasi tutte le posizioni avanzate del 22° Fanteria ma gli italiani riuscirono a mantenere tutti i capisaldi al costo di cinque morti, 28 feriti e 12 dispersi.
Dopo un periodo di stasi nella notte tra il 5 e 6 febbraio i tedeschi tornarono ad assaltare i capisaldi italiani i quali riuscirono a respingere tutti gli attacchi ad eccezione di quello contro C. dei Ferraresi che venne bersagliata da un intenso fuoco di mortai che distrusse l’edificio obbligando la guarnigione italiana, composta da un ufficiale e 21 uomini, a ritirarsi. Quasi nessuno di questi uomini raggiunse le linee italiane ma i pochi giunti avvisarono il comando di compagnia che inviò subito un plotone riconquistando la posizione persa.
Nello stesso periodo si erano avviati i preparativi per il ritiro del I Canadian Corps dal fronte italiano, con destinazione l’Europa occidentale, il cui comando lasciò la Penisola il 9 febbraio lasciando in linea la sola 1st Canadian Infantry Division. alle cui dipendenze passò temporaneamente il “Cremona” fino 16 febbraio.
Da questo giorno le posizioni canadesi vennero rilevate dal V Corps britannico il cui comandante, generale Charles Keightley, passò in rivista il Gruppo italiano concordando con il generale Primieri una nuova rettifica del fronte.
Il 17 febbraio il principe Umberto, Luogotenente Generale del Regno, visitò sia il Gruppo “Cremona” sia la Brigata “M. Gordini” concedendo 18 decorazioni al Valor Militare a fanti, sottufficiali e ufficiali del Gruppo e due ai partigiani oltre ad autorizzare il generale Primieri a concedere decorazioni fino alla Medaglia di Bronzo al V.M..
Il piano di rettifica venne effettuato tra il 21 e 22 febbraio e portò ad un altro accorciamento del fronte per il “Cremona”, questa volta schierato tra canale di Bonifica e il mare, grazie alla sostituzione dei reparti all’estrema sinistra del Gruppo con il 12th Royal Lancers (14) mentre tra Sant’Alberto e Mandriole era ancora presente la Brigata Garibaldi “M. Gordini” passata alle dipendenze del reparto italiano dal giorno 19.
Nei giorni successivi iniziarono i preparativi per la prima vera offensiva del Gruppo “Cremona”, ossia l’operazione “Rino”, che prevedeva la conquista di Torre di Primaro (RA), località posta sulla striscia di terra a Est delle Valli di Comacchio. L’azione, pianificata per il 2 marzo e affidata al comando del colonnello Arturo Ferrara, sarebbe stata compiuta dal I Battaglione del 21° Fanteria e dal III del 22° supportati dall’artiglieria del 7° Reggimento, oltre che da altri reparti d’artiglieria britannici, e da 11 carri armati, di cui due lanciafiamme e nove Churchill, del C Squadron (North Irish Horse). L'attacco avrebbe avuto anche il supporto di oltre venti aerei, disponibili per ogni evenienza, e da reparti partigiani della “Mario Gordini” che avrebbero operato con azioni di disturbo dalle Valli di Comacchio. Di fronte agli italiani era schierato l’Aufklärungs-Abteilung 142 (142° Battaglione da ricognizione), forte di circa 300 uomini, supportato da vari rinforzi della 162. (Turk.) Infanterie-Division (15) dislocata poco dietro al fronte.
Il 2 marzo, subito dopo le 11, iniziò il bombardamento sia aereo sia delle artiglierie prontamente seguito dall'avanzata verso l'obiettivo della fanteria italiana, supportata dai Churchill; subito la 1a Compagnia del I Battaglione/21°, dopo aver scavalcato una compagnia del III, avanzò velocemente su C. Filippone in concorso con i carri armati e poi proseguì verso Case del Vento ma alcuni campi minati e il fuoco di mitragliatrici proveniente da alcuni bunker presenti sulla spiaggia obbligarono la compagnia a fermarsi. Nello stesso periodo la 3a Compagnia del I Battaglione conquistò Chiavica Pedone e continuò l’azione verso C. dell’Olmo supportata dai partigiani della “Mario Gordini” che nell’attacco ebbero tre caduti.
La fine della giornata però bloccò ogni avanzata italiana, questa interruzione fu dovuta alla violenta reazione nemica e alla crisi della 1a Compagnia dopo la distruzione del proprio comando a causa dell’azione dei mortai avversari.
All’alba del giorno successivo i fanti del “Cremona” respinsero un contrattacco tedesco e alle 11.15 ripartì l’avanzata dei cremonini, il III Battaglione conquistò Casa dei Venti e i vari bunker sulla spiaggia catturando molti prigionieri e materiale bellico; l’11a Compagnia, seppur sfinita, raggiunse Torre di Primaro ma un violento assalto nemico la ricacciò indietro e solo l’intervento dei carri armati e della 10a Compagnia permise agli italiani di conquistare definitivamente la località alle 17.45.
Nello stesso momento vennero effettuate alcune azioni dimostrative ad Est di Passo del Primaro e tra Chiavica Scirocca e Chiavica Pedone, quest’ultima fu effettuata da un plotone del I Battaglione guidata dal capitano Luigi Giorgi, comandante della 3a Compagnia, che molto coraggiosamente ottenne da solo la resa di 19 militari tedeschi in una casa presso C. Pedone mentre il giorno successivo salvò dalla terra di nessuno il fante Menotti Conti della 9a Compagnia ferito da una mina. Per queste due coraggiose azioni Giorgi ottenne la sua prima Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Durante l’operazione “Rino” il “Cremona” catturò 213 prigionieri e subì 12 morti, 78 feriti e otto dispersi oltre a quattro carri armati del C Squadron persi a causa delle mine.
Dopo questo attacco la situazione sul fronte del “Cremona” si stabilizzò e il 10 marzo il reparto ebbe ordine di cambiare il proprio schieramento, a est, dal Canale di Bonifica al mare, il Gruppo cedette le posizioni alla 2nd Commando Brigade (16) a cui passò alle dipendenze anche la Brigata “M. Gordini” mentre a ovest espanse il proprio fronte fino alla ferrovia Mezzano-Alfonsine sostituendo il 12th Royal Lancers e affiancandosi al Jewish Brigade Group, in seno alla 8th Indian Infantry Division.
Già dieci giorni dopo vi fu un altro cambio di linea, a destra il “Cremona” cedette una parte del fronte ad elementi della 56th (London) Infantry Division mentre a sinistra rilevò le posizione del Jewish Brigade Group; la nuova linea venne suddivisa in due sottosettori, quello “Nord” tenuto dal 22° Fanteria – supportato dal I e IV Gruppo del 7° Artiglieria - andava dal limite destro della zona tenuta dal “Cremona” fino alla ferrovia di Alfonsine mentre quello “Sud” era affidato al 21° Fanteria, con il I e III Gruppo artiglieria, e andava dalla suddetta ferrovia fino al limite sinistro del fronte.
Ulteriori spostamenti vennero effettuati ai primi di aprile con lo stanziamento del Gruppo tra Alfonsine e Fusignano in mezzo alla già citata 8th Indian Infantry Division a sinistra e al 5th (Huntingdonshire) Battalion, Northamptonshire Regiment della 78th Infantry Division a destra che mantenne la linea fino alla sera dell’11 aprile quando le sue posizioni vennero rilevate dal “Cremona”, il quale tornò ad affiancarsi alla 56th Infantry Division.
Fin dalla fine di marzo il comando italiano stava studiando l’impiego del Gruppo in previsione dell’offensiva finale verso il Nord Italia, il generale Primieri studiò la creazione di due gruppi tattici, composti dal secondo battaglione - rafforzato (17) - di ogni reggimento di fanteria, dei quali uno avrebbe dovuto forzare il fiume Senio poco a est di Fusignano creando una testa di ponte da cui sarebbe partito l’altro gruppo tattico per avanzare alle spalle di Alfonsine mentre gli altri reparti del “Cremona” avrebbero dovuto rastrellare il territorio conquistato.
Il piano, denominato “Sonia”, venne approvato dal comando del V Corps che assicurò il supporto di uno squadrone di carri armati Churchill e di 10 gruppi artiglieria - quest’ ultimi per sole quattro ore - mentre come data d’attacco fu stabilito l’8 aprile.
Il “Cremona” avrebbe dovuto fronteggiarsi con reparti della 362. Infanterie-Division (18) e del Jäger-Regiment 40 (42. Jäger-Division), quest’ultimo dislocato nella zona di Alfonsine; il morale dei soldati tedeschi non era dei migliori e a tutto ciò si aggiungeva anche la drastica mancanza di uomini nei reparti visto che un battaglione tedesco contava in media appena 300/400 uomini.
L’operazione “Sonia” iniziò alle 5.25 del 10 aprile dopo una preparazione di artiglieria di 25 minuti, il II Gruppo Tattico (II/22°) – raggruppato con il I (II/21°) nella cosiddetta “Colonna ZA” dal cognome del comandate generale Giacomo Zanussi – superò facilmente il fiume Senio alle 5.50 e subito i genieri posarono due passerelle consentendo così al II Battaglione del 22° Fanteria e al I Gruppo Tattico di attraversare il corso d’acqua. Il I Gruppo Tattico avanzò lungo via Stroppata eliminando tutte le deboli resistenze mentre il I e III Battaglione del 21° si accinsero a superare il Senio; Il I Battaglione puntò su Bellaria mentre il III su Alfonsine che venne liberata dalla 5a Compagnia poco dopo le 13, ormai sgombra da truppe nemiche ma gravemente danneggiata dalle demolizione effettuate da quest’ ultimi.
La “Colonna ZA” raggiunse via Reale (Strada Statale 16) e avanzò fino a La Canalina rimanendo a contatto con il nemico mentre gli altri reparti effettuarono vari rastrellamenti, la fanteria era però priva di supporto dalle cingolette Bren Carrier, dai pezzi controcarro e dai carri armati del B Squadron (North Irish Horse) a causa delle lentezza con cui i genieri stavano costruendo un ponte Bailey sul Senio completato solo alle 20.
Il primo giorno di avanzata, al costo di 11 morti e 70 feriti, portò alla cattura di 195 soldati tedeschi e alla rottura della linea del Senio.
Il nuovo obiettivo era quello di raggiungere il canale di Fusignano ma l’11 aprile il Gruppo non ebbe grossi sviluppi, bloccato dall’irrigidimento della difesa tedesca sulla Canalina e, alla fine giornata, il generale Primieri sciolse la “Colonna ZA” dando ordine al 22° Fanteria di sfondare la linea nemica sulla Canalina il giorno successivo.
Alle 5.45 del 12 aprile, dopo una preparazione d’artiglieria, il II Battaglione del 22° scattò all’attacco e in poco tempo risolse la situazione raggiungendo e superando il canale di Fusignano alle 7.30 catturando numerosi prigionieri mentre il I Battaglione, operante alla destra del II, raggiunse il canale senza grossi problemi. Il 22° ebbe ordine di fermarsi sulle posizioni raggiunte mentre il 21° passò alla destra del reggimento operando con azioni di rastrellamento e mantenendo il contatto con la 56th Infantry Division.
Il giorno successivo solo il 21° Fanteria entrò in azione dopo aver sostituito il 22°, attaccando le posizioni tedesche sul Santerno con il I e III Battaglione riuscendo, a fatica, a superare il corso d’acqua solo alle 15 con il III che riuscì ad aggirare le difese nemiche sul fiume e a creare una testa di ponte subito sfruttata con la costruzione di un ponte Bailey. Quest’ultima azione, che portò al forzamento del Santerno, venne guidata dal tenente Kenneth Wade Foott, comandante del 4° Plotone del B Squadron il quale, sceso da uno dei carri armati, attaccò assieme ai soldati italiani ormai privi di ufficiali perché tutti feriti; per questa azione l’ufficiale venne decorato con la Military Cross il 15 aprile.
Dopo giorni di dura lotta, che costarono agli italiani 20 morti e 148 feriti, il comando del V Corps ordinò al “Cremona” di stanziarsi sulle posizioni conquistate per poi essere inviato in riserva, tra Mezzano e Ravenna, per un periodo di riposo.
Il ritiro dal fronte durò fino al giorno 21 quando il Gruppo ebbe l’ordine di prepararsi per un  nuovo trasferimento in linea, nella zona di Portomaggiore (FE), per avanzare verso il fiume Po.
Il reparto entrò in linea il 23, tra la 56th Infantry Division a sinistra e la 2nd Commando Brigade a destra, e subito iniziò ad avanzare verso nord superando il Po di Volano, liberando Codigoro e Mezzogoro (FE) scontrandosi con alcune retroguardie della 162. ID e del Battaglione “Nuotatori-Paracadutisti” della Xa MAS.
Il giorno successivo il 21° Fanteria liberò Ariano nel Polesine (RO) con il II Battaglione e Santamaria in Punta con il I, quest’ultimo in un duro combattimento con il Battaglione “Barbarigo”, mentre la Brigata Garibaldi “M. Gordini” ritornò alle dipendenze del “Cremona”.
Il 25 aprile il Gruppo raggiunse finalmente il più lungo fiume d’Italia e subito venne ordinato all’unità di conquistare la città di Adria (RO) per poi dirigersi verso il fiume Adige, il 21° Fanteria attraversò il Po la mattina del 26 aprile su mezzi di fortuna non incontrando nessuna resistenza e liberando Adria già alle 9 mattutine con il III Battaglione mentre il 22° superò il fiume nella zona di Serravalle fermandosi presso Bellombra (RO).
Lo stesso giorno la compagnia del capitano Giorgi conquistò il ponte di Cavarzere e subito dopo, guidata dal comandante, attaccò una colonna tedesca in ritirata distruggendola, catturando 80 prigionieri e molto materiale tra cui numerosi veicoli. Nello scontro il capitano venne gravemente ferito da alcune schegge di granata e, dopo essere stato ricoverato all’ospedale militare britannico di Ferrara, morì il 7 maggio per le gravi lesioni. Per questa azione l’eroico ufficiale venne decorato con la seconda Medaglia d’Oro al V.M. e con la Silver Star statunitense.
Il 27 aprile i tre battaglioni del 21° Fanteria continuarono a combattere nell’abitato di Cavarzere (VE), strenuamente difeso sia da reparti tedeschi sia della Xa MAS, riuscendo a conquistarlo solo alle 17 dopo più di dieci ore di lotta catturando centinaia di prigionieri e molto materiale bellico.
Il 28 i vari reparti ebbero differenti ordini d’avanzata, il 21° Fanteria, dopo aver attraversato l’Adige su mezzi di fortuna, doveva avanzare su Codevigo e Correzzola (PD) mentre il 22° e la Brigata “M. Gordini” avrebbero dovuto superare il fiume Brenta e raggiungere Chioggia (VE).
Ormai le resistenze nemiche erano sporadiche e scoordinate, una colonna motorizzata del 21° Fanteria raggiunse agevolmente Codevigo il 29 aprile così come i partigiani della “M. Gordini”, assieme ad alcuni commandos, entrarono in Chioggia dopo aver ottenuto la sera prima la notizia della volontà di resa del presidio tedesco tramite il Comitato di Liberazione Nazionale locale. Lo stesso giorno una colonna motorizzata del 22° raggiunse Mestre (VE), operando alcune azioni di rastrellamento, ed entrando a Venezia alle 17 issando il tricolore sabaudo in piazza San Marco.
La liberazione di Venezia mise la parola fine all’impiego del Gruppo di Combattimento “Cremona” visto che il generale Charles Keightley, comandante del V Corps, pur congratulandosi con gli italiani, affermò che le operazioni offensive del corpo d’armata si sarebbero interrotte deludendo così molti militari del “Cremona” che speravano di raggiungere e liberare Trieste.
Al Gruppo venne dato ordine di riorganizzarsi e di adempiere a compiti di presidio con il 21° Fanteria destinato in un settore al nord dell’Adige, il 22° tra Rosolina, Loreo e Bellombra, la Brigata “M. Gordini” a Codevigo e il 7° Artiglieria tra il canale Bianco e l’Adige mentre il battaglione Genio avrebbe effettuato varie manutenzioni e costruito un ponte a Cavarzere.
Il reparto non fu esente da violenze nei confronti di elementi fascisti con alcuni militari del “Cremona” che fucilarono 12 marò della Xa MAS a Palazzina di Cavarzere mentre un sergente del Gruppo fu condannato nel dopoguerra per il linciaggio di due ufficiali della RSI a Chioggia il 22 maggio così come elementi, sia del “Cremona” sia della Brigata “M. Gordini”, presero parte a varie esecuzioni nella zona di Codevigo

A sinistra/In alto: Un Universal Carrier Mk.I del II Battaglione appartenente al 21° Reggimento di Fanteria mentre entra in Venezia il 30 aprile 1945 accolto da una folla di civili festanti. Da notare la bandiera sabauda posta al contrario. (gentile concessione L. Manes) 

A destra/In basso: Un gruppo di prigionieri tedeschi catturati e scortati da fanti del Gruppo di Combattimento “Cremona” nella zona dei fiume Po nel marzo 1945. (Foto Imperial War Museum)


Il dopoguerra

Il 2 maggio 1945, come conseguenza della Resa di Caserta firmata il 29 aprile, terminarono le ostilità tra Alleati e truppe dell’Asse sul territorio italiano; da gennaio alla fine di aprile il Gruppo “Cremona” ebbe 182 morti, 608 feriti e 73 dispersi (19) riuscendo a catturare ben 3.256 prigionieri e un ingente quantità di materiale bellico.
Il 16 maggio giunse nuovamente in visita ai reparti del Gruppo il principe Umberto ma l’arrivo di un appartenente alla Casa Reale non piacque ad alcuni militari del “Cremona”, soprattutto tra le file dei volontari ex partigiani, i quali intonarono la canzone “A morte la Casa Savoia” durante la rivista mentre nessun problema si ebbe quando il futuro Re passò in rassegna la Brigata “M. Gordini”. Questo fatto, oltre a portare alla reclusione di alcuni appartenenti al Gruppo, venne usato come pretesto per inviare in congedo tutti gli ex partigiani i quali non erano particolarmente amati da alcuni ufficiali a causa delle loro idee politiche. Stessa cosa accadde per la Brigata “M. Gordini” che il 20 maggio venne sciolta per volere degli Alleati dopo una grande manifestazione patriottica nella città di Ravenna.
Il Gruppo fu trasferito a giugno nella zona di Chioggia e poi, alla fine del mese, nell’Alessandrino (tra Novi Ligure, Ovada e Acqui) in sostituzione del Brazilian Expeditionary Force (20) alle dipendenze della 6th South African Armoured Division (21) con compiti di ordine pubblico e mantenimento dell’ordine.
Il 15 ottobre 1945 venne ricostituita la Divisione di Fanteria “Cremona”, ancora agli ordini del generale Primieri, che ebbe come sede divisionale Torino mentre il 21° Fanteria venne stanziato ad Asti, il 22° a Vercelli e il 7° Reggimento Artiglieria da Campagna a Chieri (TO). Negli anni successivi la divisione ebbe alcune modifiche ed entro pochi anni tutti i reggimenti vennero trasferiti a Torino mentre, con la ricostituzione delle divisioni ternarie volute dal Capo di S.M. Efisio Marras, nel 1950, fu inglobato alla grande unità il 157° Reggimento di Fanteria “Liguria” – ricostituito nel 1947 - con sede a Genova. La divisione venne sciolta il 30 ottobre 1975 assumendo prima la denominazione di Brigata Motorizzata “Cremona” e poi, dal 1991, di Brigata Meccanizzata “Cremona” la quale fu sciolta definitivamente nel 1996.

A sinistra/In alto: Un brigadier britannico, accompagnato da un ufficiale italiano, durante la consegna dei diplomi d’onore per il servizio al fianco delle truppe alleate a tre militari del Gruppo di Combattimento “Cremona” e a un partigiano della 28a Brigata Garibaldi “M. Gordini”. La cerimonia venne svolta il 4 novembre 1945 in piazza Castello a Torino durante la consegna della Medaglia d’Argento al Valor Militare alla bandiera della Brigata “Gordini”, sciolta a maggio (tratto da R. Zoli, Il gruppo di combattimento “Cremona”, op. cit.) 

A destra/In basso: Fanti del III Battaglione del 21° Reggimento di Fanteria, appartenente al Gruppo di Combattimento “Cremona, sfilano in piazza Castello a Torino il 10 settembre 1945 (tratto da R. Zoli, Il gruppo di combattimento “Cremona”, op. cit.) 


Altre fotografie

A sinistra/In alto: Il Luogotenente Generale del Regno Principe Umberto mentre osserva la strumentazione di un Universal Carrier del Gruppo di Combattimento “Cremona”. Sul veicolo è visibile anche il generale Clemente Primieri, comandante del Gruppo, e altri ufficiali superioriDa notare l’identificativo del mezzo, T49857, e un jolly roger dipinto sopra la feritoia dell’arma principale (Foto Imperial War Museum)

A destra/In basso: Fotografia scattata a Carrara del futuro capitano, qui ancora tenente, Luigi Giorgi (1913 – 1945), ufficiale toscano del 21° Reggimento di Fanteria decorato ben due volte con Medaglia d’Oro al Valor Militare durante la Guerra di Liberazione. Comandante della 3a Compagnia ottenne la prima medaglia nel marzo 1945 per le sue azioni presso Chiavica Pedone (RA) mentre la seconda, alla memoria, la ottenne per aver guidato la conquista di un importante ponte e la distruzione di un’autocolonna tedesca presso Cavarzere (VE). Nello scontro venne però gravemente ferito da alcune schegge e morì il 7 maggio presso l’ospedale militare britannico di Ferrara. (Foto goristoria.it) 

A sinistra/In alto: Schieramento del Gruppo di Combattimento “Cremona” al 23 gennaio 1945 (tratto da R. Zoli, Il gruppo di combattimento “Cremona”, op. cit.) 

A destra/In basso:  Lasciapassare lanciato presso le linee del Gruppo di Combattimento “Cremona” dai tedeschi che invitava i soldati italiani a disertare per tornare dalle proprie famiglie nel Nord Italia, Nel volantino si cita lo scontro di Case Giazol, avvenuto il 13 gennaio 1945, che portò alla cattura di alcuni elementi del 22° Fanteria e del CXLIV Battaglione misto genio. Gli stessi militari del “Cremona” non si fecero ingannare da questo o altri volantini compresi alcuni con fotografie di commilitoni catturati ritornati alle proprie famiglie. Dopo la guerra scoprirono che tutti questi furono comunque internati in campi di prigionia (tratto da  R. Zoli, Il gruppo di combattimento “Cremona”, op. cit.) 

A sinistra/In alto: Mitragliere del Gruppo di Combattimento “Cremona” fotografato con il suo fucile mitragliatore Bren calibro .303 nel gennaio 1945 (Foto Imperial War Musuem)

A destra/In basso: Il generale Richard McCreery, comandante della Eighth Army, passa in rassegna la 28a Brigata Garibaldi “Mario Gordini” in piazza del Popolo (già piazza Vittorio Emanuele II) a Ravenna. Al centro, di fianco alla bandiera, è visibile Arrigo Boldrini “Bulow”, comandante della brigata partigiana, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare il giorno stesso (Foto Patria Indipendente) 


 

Note

1: La divisione “Cremona” in Corsica aveva in organico anche il XLIV Battaglione mortai, la 144a Compagnia Cannoni da 47/32 mentre alle sue dipendenze poteva contare sul Battaglione alpini “Monte Granero”, sul CXIII Battaglione Mitraglieri autocarrato, sul CXXXI Battaglione semoventi da 47/32, sul DXV Battaglione Territoriale Mobile, sul XIII Battaglione carri L, sul XXIV Gruppo da 105/28 e su vari reparti minori e di artiglieria.

2: Subito dopo la fine della campagna contro i tedeschi le unità italiane in Corsica furono pesantemente bersagliate da vari atti di prepotenza da parte dei francesi i quali in genere avevano atteggiamenti provocatori nei confronti degli italiani, fomentando così numerose risse, tanto da dover fare intervenire il comando francese con varie norme per impedire tali atteggiamenti. Oltre a ciò alcune zone dell’isola furono interdette agli italiani impedendo così anche il recupero di materiale, sia dai campi di battaglia sia dalle città liberate, e obbligando le unità italiane in trasferimento in Sardegna a cedere gran parte dell’armamento pesante, dei veicoli, etc… Per maggiori informazioni si consiglia il testo di Selene Barba, La resistenza dei militari italiani all’estero. Francia e Corsica, op. cit. in bibliografia

3: Una compagnia CXIII Battaglione Mitraglieri venne trasformato nella compagnia da 57/40 del 22° Fanteria mentre il plotone comando di suddetto battaglione costituì il comando della compagnia trasporti. La compagnia da 57/40 del 21° fu costituita con la 321a Compagnia mortai. La 90a Compagnia guastatori venne sciolta e divisa fra i due reggimenti di fanteria per comporre i plotoni guastatori-esploratori del I Battaglione di ogni reggimento.

4: Le “BLU” erano unità formate da ufficiali britannici e assegnate ad ogni gruppo di combattimento italiano. Avevano compiti di collegamento tra il reparto italiano e le unità o comandi alleati, oltre a collaborare anche con la Military Mission to the Italian Army (M.M.I.A.), ossia la missione di collegamento alleata presso il Regio Esercito, che aveva anch’essa un ufficiale di collegamento in ogni gruppo di combattimento. Entrambi alla fine esercitavano uno stretto controllo nei confronti degli italiani e soprattutto gli ufficiali britannici delle BLU spesso attuavano ingerenze e scavalcamenti di potere nei confronti degli ufficiali italiani

5: La notizia dell’allontanamento di questi elementi viene indicata nel diario del tenente colonnello Vismara Curzò in data 20 dicembre 1944

6: Il numero dei volontari ex partigiani non è conosciuto anche se alcune fonti stimano che i reparti di fanteria fossero composti per un 50/60% proprio da volontari. La prima fonte che dichiara un 60% di volontari è un articolo di Paolo Alatri pubblicato sul numero 132 (3 giugno 1945) di L’Italia Libera. Organo del Partito d’Azione che venne contesto da un articolo senza firma de La Spiga. Edito dal Gruppo di Combattimento “Cremona”, nel numero 33 del 21 giugno 1945, il quale dichiarò che secondo documenti ufficiali il numero di volontari, in data 30 aprile 1945, si attestava al 36,5% degli effettivi del Gruppo “Cremona”.
Maggiori informazioni sull’impiego di ex partigiani nel “Cremona” si consiglia il testo di Giorgio Boatti Un contributo alla riforma delle forze armate nel 1944-45: l’esperienza del gruppo di combattimento «Cremona in “Italia Contemporanea”, N° 122, 1976, op. cit. in bibliografia

7: La brigata venne costituita nel luglio 1944 come 28a Brigata GAP (Gruppi d’Azione Patriottica) operante nella provincia di Ravenna al comando di Alberto Bardi “Falco”; alla vigilia della liberazione di Ravenna venne sciolta e ricostituita come Brigata Garibaldi, agli ordini di Arrigo Boldrini “Bulow”, intitolata a Mario Gordini, gappista fucilato a Forlì il 14 gennaio 1944 e decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare nel 1954. Arrigo Boldrini nel dopoguerra fu membro dell’Assemblea Costituente, parlamentare del Partito Comunista Italiano e del Partito Democratico della Sinistra fino al 1994 oltre a presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia dal 1947 al 2006.
Per la storia del reparto si veda Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28a Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, Roma, 2005, op. cit. in bibliografia

8: Nel 1902 vennero costituiti, dopo la Seconda guerra anglo-boera, due reggimenti Imperial Yeomanry irlandesi ossia il North of Ireland Imperial Yeomanry e il South of Ireland Imperial Yeomanry che nel 1908 vennero ribattezzati rispettivamente North Irish Horse e South Irish Horse entrando a far parte della Special Reserve. Il North Irish Horse prese parte alla Grande Guerra con un organico di 70 ufficiali e 1.931 tra sottufficiali e truppe subendo la perdita di 150 uomini durante il conflitto. Nel 1919 il reparto venne sciolto e ricostituito tre anni dopo come reggimento di cavalleria della Militia, nel 1939 venne riformato prima come reggimento autoblindo passando dalla Cavalleria al Royal Armoured Corps e poi in unità corazzata rimanendo in Irlanda del Nord e in Inghilterra fino al 1943. Nel febbraio 1943, assegnato alla 25th Tank Brigade, combatté in Tunisia fino alla resa delle forze dell’Asse a maggio poi, dopo un lungo periodo di riposo, venne spedito in Italia ad aprile del 1944 combattendo con vari reparti della Eighth Army fino al maggio 1945. Durante tutto il conflitto il reparto perse sei ufficiali e 64 tra sottufficiali e truppa.

9: RG24-G-3-1-a, Gruppa Cremona Badges of Rank and tac Signs and Orders re move to Ravenna d/7 Jan 45 – Italy/1945/Cremona Div/C/I e RG24-G-3-1-a, Ops log, Gruppa Cremona 16 Jan/20 Feb 45 – Italy/1945/Cremona Div/C/H tratti da Library and Archives Canada

10: Nata in origine come 714. Infanterie-Division nel maggio 1941 operando in Jugoslavia con compiti antipartigiani. Ad aprile del 1943 fu trasformata nella 114. Jager-Division e trasferita poi in Italia prendendo parte a tutta la campagna fino alla resa nell’aprile 1945

11: Reparto nato come unità di riserva, composto da austriaci e volksdeutsche, venne prima trasformata in Reserve-Division, combattendo in Jugoslavia contro i partigiani, e poi in 187. Jager-Division nel novembre 1943. Un mese dopo cambiò il numerale in 42. rimanendo in Jugoslavia fino a metà 1944 quando venne inviata prima a Genova, con compiti di difesa costiera, e poi al fronte combattendo fino alla fine di aprile 1945 arrendendosi agli Alleati a Belluno.

12: Costituita nel maggio 1941 con personale anziano e stanziata in Norvegia con compiti di presidio fino al dicembre 1944 quando venne trasferita in Italia sul fronte adriatico rimanendovi poco più di un mese. Fu poi inviata sul fronte orientale, in Ungheria, combattendo contro le truppe sovietiche fino in Austria riuscendo ad arrendersi alle truppe statunitensi l’8 maggio 1945 presso Steyr

13: Da una testimonianza di Ruggero Lupini, volontario umbro del “Cremona”:  “I Repubblichini della Decima Mas ... ci chiamavano per nome con il megafono, lusingandoci ed incitandoci alla diserzione ...il più delle volte però ci minacciavano ... assicurando che sarebbero venuti per fucilarci... e il 5 febbraio eseguirono a Bastogi un attacco con grandi forze ... ci salvò l'incessante mitragliamento del vicino caposaldo Adele...”. Tratto da Carlo Onofrio Gori, Senio e dintorni, op. cit. in bibliografia, p. 186

14: Il 12th Royal Lancers venne costituito con il nome di Regiment of Dragoons nel 1715 assumendo la denominazione finale nel 1817. Nel 1939 entrò a far parte del British Expeditionary Force inviato in Francia combattendo contro i tedeschi durante la campagna di Francia. Nel settembre 1941 venne inviato in Nord Africa come unità della 1st Armoured Division e combattendo in seno alla Eighth Army per tutta la campagna e per la successiva in Italia. Dopo la guerra venne inviato, con compiti di presidio, nella Palestina Mandataria poi, successivamente, in Malesia, in Germania Ovest e a Cipro finché nel 1961 venne fuso con il 9th Queen's Royal Lancers.

15: La divisione, già costituita nel dicembre 1939, come 162. Infanterie-Division alla fine del 1941 venne selezionata per addestrare gli Ost-Bataillone ossia reparti costituiti da ex prigionieri sovietici provenienti dalle regioni asiatiche. Nel maggio 1943 fu ufficialmente ridenominata 162. (Turk.) Infanterie-Division e, dopo aver effettuato alcune operazioni antipartigiane in Slovenia, venne inviata in Italia al fronte – con scarsi risultati – e poi come unità d’occupazione con compiti antipartigiani tra Liguria ed Emilia-Romagna. Inviata al fronte agli inizi del 1945 si arrese a Padova nel maggio 1945 alle truppe britanniche.

16: La brigata fu costituita alla fine del 1943 come 2nd Special Service operando in Italia, ad Anzio e sul fronte adriatico, ed effettuando varie azioni in Jugoslavia e Albania. Trasformata in 2nd Commando Brigade prese parte alle operazioni nelle Valli di Comacchio seguendo poi gli sviluppi successivi della campagna. Venne sciolta nel 1946.

17: Ogni gruppo tattico, oltre al battaglione di fanteria, poteva contare su un gruppo da 88/27, due cannoni da 76/55, un plotone anticarro, un plotone mortai e due plotoni di artieri con cercamine e passerelle

18: Unità costituita a Rimini nell’ottobre 1943 unendo varie unità di diverse divisioni di fanteria, soprattutto della 268. Infanterie-Division disciolta sul Fronte Orientale. Prese parte ai combattimenti presso Anzio, venendo praticamente distrutta, e poi fu riformata con personale della ex 92. Infanterie-Divison continuando a combattere sulla Linea Gotica e sciogliendosi presso Belluno il 2 maggio 1945.  

19: I numeri sono stati estrapolati dalla “Relazione sugli avvenimenti del Gruppo di Combattimento “Cremona”  dalla sua costituzione fino al 30 aprile 1945” redatta dal generale Clemente Primieri il 27 maggio 1945. Nel libro I gruppi di combattimento. Cremona – Friuli – Folgore – Legnano – Mantova – Piceno (1944-1945) i dati sono di poco diversi, i caduti vengono indicati in 178, i feriti in 605 e i dispersi in 80. Per il testo Il Gruppo di Combattimento “Cremona” nella guerra di liberazione i morti furono 234, i feriti 614 e i dispersi 73. I caduti oggi riposano al cimitero militare di Camerlona (RA).

20: Corpo di spedizione brasiliano, denominato in portoghese Força Expedicionária Brasileira (FEB), e soprannominato Cobras Fumantes (Il serpente che fuma), prese parte alle operazioni in Italia in seno alla Fifth Army statunitense con una forza di circa 25.000 uomini suddivisi in una divisione di fanteria, in uno squadrone caccia e altri reparti minori. Il FEB combatté sulla Linea Gotica e durante l’offensiva finale della primavera 1945, durante tutta la campagna i brasiliani persero 457 uomini, di cui 433 in combattimento.

21: La divisione venne costituita nel 1943 con elementi della 1st Infantry Division sudafricana, che aveva combattuto a El Alamein, per poi essere addestrata in Egitto e giungere in Italia nell’aprile 1944. La divisione era composta dalla 11th South African Armoured Brigade, dalla 12th South African Motorized Infantry Brigade e dalla 24th Guards Brigade britannica – sostituita poi dalla 13th South African Motorized Infantry Brigade - oltre a reparti di artiglieria divisionale, genio e servizi. La divisione prese parte alla campagna d’Italia, operando fino all’agosto 1944 alle dipendenze dei comandi britannici e poi passando a quelli statunitensi fino alla fine del conflitto. 

Fonti

 

Bibliografia

  • AA.VV., I gruppi di combattimento. Cremona – Friuli – Folgore – Legnano – Mantova – Piceno (1944-1945), Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, 2010
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  • G. Boatti, Un contributo alla riforma delle forze armate nel 1944-45: l’esperienza del gruppo di combattimento «Cremona in “Italia Contemporanea”, N° 122, 1976
  • G. Bonvincini, Battaglione Lupo – Xa Flottiglia MAS 1943-1945, Genova, Italia Storica, 2016
  • G. Cecini, I grandi eroi italiani della seconda guerra mondiale, Roma, Newton Compton Editori, 2025
  • Circolo Filatelico “Vincenzo Monti”, Diario storico militare del Gruppo di Combattimento “Cremona”, Imola, Bacchilega editore, 2009
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  • S.W. Mitcham Jr, German order of battle. Volume One: 1st – 290th Infantry Divisions in WWII, Mechanicsburg, Stackpole Books, 2007
  • Id., German order of battle. Volume Two: 291st – 999th Infantry Divisions, Named Infantry Divisions and Special Divisions in WWII, Mechanicsburg, Stackpole Books, 2007
  • G. Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28a Brigata Garibaldi, Roma, Editori Riuniti, 2008
  • M. Rossi, Il conto aperto. L’epurazione e il caso di Codevigo: appunti contro il revisionismo in “Materiali di storia” N.13, aprile 1999
  • s.a., The 78th Division in the final offensive in Italy, Uckfield, Naval & Military Press, 2023
  • M. Torsiello, Le operazioni delle unità italiane nel settembre-ottobre 1943, Roma, USSME, 1975
  • A. Viotti, Struttura, uniformi e distintivi dell’Esercito Italiano 1946-1970. Tomo I, Roma, USSME, 2007
  • A. Zarotti, Nord Sud. I Nuotatori Paracadutisti, Milano, Auriga, 1994
  • R. Zoli, Il gruppo di combattimento “Cremona” 1943-1945, Imola, Bacchilega editore, 2008

Documenti

  • Diario di Guerra del North Irish Horse
  • Library and Archives Canada (LAC), RG24-G-3-1-a, Gruppa Cremona Badges of Rank and tac Signs and Orders re move to Ravenna d/7 Jan 45 – Italy/1945/Cremona Div/C/I
  • LAC, RG24-G-3-1-a, Ops log, Gruppa Cremona 16 Jan/20 Feb 45 – Italy/1945/Cremona Div/C/H

Giornali

  • La Spiga. Edito dal Gruppo di Combattimento “Cremona”, vari numeri
  • L’Italia Libera. Organo del Partito d’Azione, numero 132, 3 giugno 1945

Sitografia


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