I Tirailleurs indochinois nella Grande Guerra
Daniele Notaro

Durante la Grande Guerra l’Armée de Terre - e non solo - fece ampio utilizzo di truppe coloniali le quali presero parte sia ai combattimenti in difesa della Madrepatria sia sugli altri fronti dove erano impegnate le Forze Armate francesi. 
La maggior parte delle forze coloniali francesi provenivano dalle numerose colonie africane ma la Terza Repubblica Francese al tempo controllava anche l’Indocina francese, conosciuta ufficialmente con il nome di Unione Indocinese, che occupava i territori degli odierni Regno di Cambogia, Repubblica Popolare Democratica del Laos, Repubblica Socialista del Vietnam e della città di Zhanjiang in Repubblica Popolare Cinese.
Da questa colonia provenivano i Tirailleurs indochinois (in vietnamita Lính tập) i quali, non considerati particolarmente combattivi, furono inviati in Europa, sul fronte occidentale e su quello macedone, in larga parte per adempiere a compiti di seconda linea anche se circa 4.300 indocinesi presero effettivamente parte a combattimenti dimostrandosi all’altezza sia degli altri reparti coloniali sia delle unità metropolitane.

In alto: Un gruppo di fucilieri indocinesi assieme ai propri ufficiali in una foto di gruppo durante un addestramento nella regione dei Vosgi. I fucilieri sono armati di fucile Berthier Mle 1907/15 mentre, davanti al gruppo, sono visibili due fucili mitragliatori Chauchat (Foto: ECPAD)


L’Indocina francese e la nascita dei Tirailleurs indochinois

I primi francesi a giungere nel territorio dell’Indocina furono alcuni missionari cattolici nel XVII secolo a cui seguì la costituzione di qualche avamposto commerciale gestito dalla Compagnia francese delle Indie orientali.

Solo nel 1787, grazie all’azione del vescovo Pierre-Joseph Pigneaux de Béhaine, consigliere di Nguyễn Ánh - re del Đàng Trong (in Europa conosciuta come Cocincina) - quest’ultimo riuscì ad ottenere un accordo militare con i francesi e a sconfiggere i ribelli Tây Sơn (1) unendo così il Vietnam nell’impero omonimo; il trattato prevedeva privilegi commerciali ai francesi e la loro occupazione dell’isola di Pulo Condor (oggi isola di Côn Sơn) e della baia di Tourane (oggi Đà Nẵng).

La Rivoluzione francese, il periodo napoleonico e la salita al trono di re vietnamiti anti francesi portarono alla rottura dell’accordo; nel mentre si era intensificata l’azione missionaria che venne repressa dai sovrani vietnamiti con persecuzioni e con la proibizione dell’evangelizzazione sotto il regno di Tự Đức. Utilizzando come pretesto la difesa dei missionari Napoleone III, in collaborazione con il Regno di Spagna, nel 1858 inviò una potente flotta nella regione per conquistare Tourane. La città venne occupata ma la forte resistenza vietnamita non permise agli europei di avanzare nell’entroterra e portò quest’ultimi a essere accerchiati da un potente esercito vietnamita che obbligò i franco-spagnoli al ritiro da Tourane dopo due anni di assedio. L’attacco si spostò così in Cocincina che fu conquistata in pochi anni portando al Trattato di Saigon, firmato il 5 giugno 1862, il quale prevedeva l’occupazione francese della Cocincina, l’apertura di tre porti vietnamiti agli europei e la libertà di diffusione del cristianesimo.

Negli anni successivi i francesi ottennero il controllo del Regno di Cambogia mentre furono conquistate, non senza difficoltà, le regioni dell’Annam e del Tonchino; tutti questi territori, il 17 ottobre 1887, formarono l’Unione Indocinese a cui si aggiunse nel 1893 il Laos, ceduto dal Regno del Siam, e il Kouang-Tchéou-Wan (oggi Zhanjiang) “concesso” dell'Impero Cinese dei Qing nel 1898.

Tutti i territori - ad eccezione della Cocincina che era ufficialmente colonia francese -  divennero protettorati, mantenendo ufficialmente i propri monarchi e la propria indipendenza ma a tutti gli effetti erano controllati dai francesi.

I primi locali a essere arruolati dai francesi furono due compagnie composte da cristiani locali reclutati dalla Marina francese a Tourane nel 1860, nel tempo furono istituite altre compagnie fino alla costituzione di un piccolo battaglione nel 1862 il quale però era falcidiato dall’alto tasso di diserzioni. Il battaglione venne prima ridotto ad una sola compagnia nel 1863 e infine definitivamente sciolto nel 1876.

Solo nel 1879 i francesi si interessarono alla costituzione di veri e propri reparti coloniali con la nascita del Régiment de Tirailleurs Annamites (RTA, Reggimento Tiralleurs annamiti) forte di 1.700 uomini a cui seguì nel 1884 la mobilitazione di due Régiments de Tirailleurs Tonkinois (RTT, Reggimento Tiralleurs tonchinesi), di quattro Bataillons de Chasseurs Annamites (BCA, Battaglioni cacciatori annamiti) nel 1886 - sciolti nel 1890 ed uniti alla Garde indigène (Guardia Indigena) (2) - e infine di un Bataillon de Tirailleurs Cambodgiens (BTC, Battaglione Tiralleurs cambogiani) e di un Bataillon de Tirailleurs Chinois (BTC, Battaglione Tiralleurs cinesi) nel 1902. Quest’ultimo nel 1905 assunse il nome di Bataillon de Tirailleurs de Frontière (BTF, Battaglione Tirailleurs di frontiera) venendo poi sciolto nel 1907 ed aggregato al 2e RTT mentre il battaglione cambogiano nel 1907 fu unito al 1er RTA.

Altri indocinesi, dalla fine dell’800, furono arruolati in reparti di artiglieria coloniale e in uno squadrone di cavalleria annamita sciolto nel 1908.

Il battesimo del fuoco dei nuovi reparti di fanteria indocinesi fu l’occupazione della cittadella di Son Tay nel 1883, durante la conquista francese del Tonchino e, successivamente, presero parte a varie operazioni di polizia contro ribelli e banditi in tutta l’Indocina.

Entro la fine dell’800 il numero dei reggimenti tonchinesi salì a quattro mentre il reggimento annamita rimase l’unico fino al 1903 quando ne venne costituito un secondo sciolto quattro anni dopo.

Durante la rivolta dei Boxer in Cina 80 artiglieri indocinesi, aggregati a due batterie miste, e un plotone di annamiti - parte di un corpo di spedizione francese - presero parte all’avanzata verso Pechino incorporati in una colonna di 20.000 uomini delle Otto Nazioni che partì da Tianjin il 4 agosto 1900; le batterie supportarono con il loro fuoco le forze giapponesi e russe durante la battaglia di Pei Tsang del 5 agosto mentre la colonna nippo-occidentale giunse nella capitale cinese il giorno 16. 

A sinistra/In alto: Mappa dell’Unione Indocinese o Indocina Francese nel 1914, in verde i confini fra le regioni della colonia mentre in nero sono segnate le principali città e alcune località citate nell’articolo (Mappa: Wikimedia Commons, elaborazione grafica dall’autore)

A destra/In basso: Fucilieri annamiti durante i festeggiamenti del 14 luglio 1913 (Foto: Agence Rol via Bibliothèque nationale de France)


La mobilitazione e l’impiego nella Grande Guerra

Il 3 agosto 1914 la colonia ricevette la notizia della dichiarazione di guerra tedesca alla Francia e subito il governatore dell’Indocina, Joost van Vollenhoven (3), ordinò l’applicazione della legge marziale. Mentre la popolazione francese esultò con grande fervore patriottico come prassi di quasi tutti gli europei, al contrario, la popolazione indigena, mantenne la calma o non si interessò al fatto.

Il governatore propose subito l’invio in Francia delle forze presenti nel territorio d’oltremare per combattere i tedeschi, al tempo l’Indocina era difesa da quasi 24.000 soldati di cui 14.000 locali a cui si aggiungevano quasi 30.000 riservisti di cui 24.000 indigeni; tuttavia le forze indocinesi non erano considerate molto combattive e lo stesso Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Joseph Joffre, il quale aveva prestato servizio nella colonia come maggiore dal 1884 al 1888, affermava che gli “annamiti” (4) non avessero la resistenza fisica per combattere una guerra europea.

I primi caduti indocinesi della Grande Guerra furono tre marinai, parte dell’equipaggio del cacciatorpediniere Mousquet della Divisione Navale dell’Estremo Oriente, che morirono durante la battaglia di Penang il 28 ottobre 1914 quando la nave fu affondata dell'incrociatore tedesco SMS Emden la quale aveva attaccato il porto della Malesia britannica colando a picco anche l’incrociatore corazzato russo Zhemchug (5).

Incoraggiati dai proclami del giovane imperatore del Vietnam Duy Tân e dal re di Cambogia Sisowath, oltre che da spirito di avventura o guadagno, molti indocinesi si arruolarono nell’esercito e, dopo una visita medica, venivano trasportati in uno dei cinque centri di addestramento presenti in Indocina sotto la supervisione della Guardia Indigena.

I francesi mobilitarono un totale di 43.430 uomini, di cui 9.000 infermieri, 5.339 impiegati per l’amministrazione militare e i restanti in 19 battaglioni, a cui si aggiunsero altri 48.891 lavoratori inviati in Francia per lavorare nelle fabbriche metropolitane.

La maggior parte dei battaglioni destinati alla Francia, denominati bataillons d’etapes (battaglioni lavoratori), vennero utilizzati con compiti di seconda linea o sussistenza; alcuni erano addetti alla costruzione di ferrovie, altri operavano nelle cave mentre altri ancora costruivano piste di atterraggio. Circa 5.000 indocinesi furono assegnati al Service Automobile (Servizio Automobilistico) per il trasporto di truppe e rifornimenti. Sebbene inizialmente gli indocinesi fossero ben voluti dalla popolazione francese questa mentalità cambiò drasticamente dal 1917 quando alcuni battaglioni furono utilizzati con compiti di ordine pubblico per sedare gli scioperi operai o le proteste contro il proseguimento del conflitto, quest’ultime portate avanti soprattutto dalle spose o fidanzate dei soldati al fronte.

Solo quattro battaglioni e una compagnia videro un impiego al fronte, questi furono il 1er, 2e, 7e e 21e Bataillons de Tirailleurs Indochinois (BTI, battaglioni Tirailleurs indocinesi) di cui andremo a trattare nel dettaglio.

  • Fronte macedone 

Il 1er e 2e BTI vennero mobilitati l’1 gennaio 1916 agli ordini rispettivamente del chef de bataillon (maggiore) Soubran e Koechly (6) e furono destinati al fronte macedone, anche detto fronte di Salonicco (7).

Questo fronte nacque nell’ottobre 1915 quando il Regno di Bulgaria aderì agli Imperi Centrali e, assieme alle forze tedesche e austro-ungariche, diede il colpo di grazia al Regno di Serbia, occupandolo entro dicembre in una rapida campagna, obbligando così le forze serbe a ritirarsi verso l’Albania - difesa dal XVI Corpo d’Armata italiano -.

Il 5 ottobre, per tentare di supportare la Serbia, sbarcarono a Salonicco la 156e Division d'Infanterie (156e DI) e due divisioni britanniche, reduci di Gallipoli, a cui si aggiunsero subito dopo la 57e e 122e DI che costituivano l’Armée d'Orient e il British Salonika Army agli ordini del generale Maurice Sarrail. Il Regno di Grecia era neutrale ma al suo interno vi era lo scontro tra re Costantino I , filo-tedesco, e il primo ministro Eleftherios Venizelos favorevole all’entrata in guerra al fianco dell’Intesa il quale acconsentì lo sbarco alleato sul territorio ellenico. Nei mesi successivi le forze dell’Intesa attorno a Salonicco aumentarono di numero con l’arrivo di rinforzi franco-britannici costituendo un “trincerone” difensivo attorno alla città che a gennaio 1916 poteva contare su 160.000 uomini.
Durante il 1916 giunsero forze dagli altri alleati dell’Intesa, da aprile a luglio arrivarono a Salonicco 152.000 soldati serbi, suddivisi in tre armate e una divisione di cavalleria riaddestrate ed equipaggiate sull’isola di Corfù - occupata dai francesi a gennaio - e un corpo di volontari addestrato in Russia, a giugno sbarcarono due brigate di fanteria russe che, nel luglio successivo, furono seguite da altre due costituendo una divisione forte di 18.000 uomini (8) mentre ad agosto 1916 fu la volta della 35a Divisione italiana. La situazione militare peggiorò nel maggio 1916 quando le forze degli Imperi Centrali occuparono la Macedonia orientale senza colpo ferire a causa della resa del IV C.A. greco su ordine del Governo. Ad agosto le forze greche a Salonicco si ribellarono al Governo legittimo e, guidate da Venizelos e alcuni generali, costituirono il Prosoriní Kyvérnisi Ethnikís Amýnis (Governo Provvisorio di Difesa Nazionale) che si schierò subito a fianco dell’Intesa inviando truppe al fronte e mobilitando tre divisioni (Seres, Arcipelago e Cretese) che formarono il Corpo d’Armata di Difesa Nazionale. Questo scisma durò fino al 12 giugno 1917 quando Costantino I fu obbligato ad abdicare in favore del figlio Alessandro portando così, il 27 giugno, alla dichiarazione di guerra greca alla Quadruplice Alleanza.

Di conseguenza nel dicembre 1917 fu costituita l’Armata alleata in Oriente al comando del generale Marie Guillaumat il quale radunava tutte le forze dell’Intesa sul fronte macedone e albanese; a giugno 1918 il comando passò al generale Louis Franchet d’Esperey.

L’Intesa, nell’estate 1918, disponeva di una forza di 620.000 uomini che dal 14 settembre iniziarono ad avanzare velocemente in Serbia giungendo a Skopje il 29 settembre; la rapida spinta alleata e le rivolte interne portarono la Bulgaria alla resa il giorno stesso con l’Armistizio di Salonicco a cui seguì la conseguente liberazione di Albania, Serbia e Montenegro da parte delle forze dell’Intesa e la resa dell’Impero Ottomano il 30 ottobre.

Tornando ai reparti indocinesi il 1er BTI partì dall’Indocina il 23 febbraio 1916 a bordo del piroscafo Mossul e giunse a Salonicco il 10 maggio venendo inviato subito a difesa del “trincerone” e rimanendovi fino al gennaio 1917, quando venne trasferito nei pressi di Larissa, stanziandovi fino all’estate, allorché si spostò a Trikala. Ad agosto fu nuovamente inviato al fronte alle dipendenze della 122e Division d'Infanterie, sostituendo in linea un battaglione greco, per poi essere trasferito il 19 settembre nel settore di Korça (Albania) come parte del Raggruppamento del Malik prendendo parte alla conquista di Florina e Bilisht. 

Il 20 ottobre 1916 le forze francesi scatenarono un attacco verso Kalishta e Struga (oggi Macedonia del Nord) per tagliare la rotabile verso Elbasan e per conquistare un importante ponte. Le forze francesi furono suddivise in tre colonne di cui una, denominata colonna “Fillonneau”, era costituita dal 175e RI, dal 1er BTI e da quattro batterie d’artiglieria; dopo una breve preparazione d’artiglieria due compagnie indocinesi e due compagnie del 175e andarono all’attacco contro quota 1704 e, dopo un’avanzata di soli 800 metri, furono bloccati da un contrattacco di un reggimento bulgaro e dalle difese della 20a Brigata da Montagna austriaca (XIX C.A.) supportati dai colpi di mano del Sächsisches Jäger-Bataillon Nr. 12 (XII Battaglione Cacciatori Sassoni) e di irregolari albanesi. Nell’attacco, continuato anche nei giorni 21 e 22, gli indocinesi ebbero 8 morti, 28 feriti e tre dispersi. 

A novembre 1917 il battaglione venne trasferito nel settore di Selcë e Poshtme (Albania) sostituendo un battaglione senegalese e stanziandovi fino al luglio 1918 quando due compagnie indocinesi furono urgentemente trasferite presso Poroçan in previsione di un’offensiva austriaca; due attacchi minori furono respinti dagli indocinesi poco dopo l’arrivo mentre il 6 agosto il battaglione e il 58e Bataillon de Chasseurs à Pied (BCP, Battaglione cacciatori a piedi) furono violentemente attaccati da elementi della 161. Landsturm-Infanterie-Brigade (161a Brigata di fanteria Landsturm) - 81. Infanterie-Division austriaca - ma costrinsero al ritiro il nemico.

Il 22 agosto 1918 una nuova offensiva austriaca costrinse alla ritirata gran parte del XVI C.A. italiano che abbandonò anche le città di Berat e Fieri, lasciando scoperto il fianco sinistra francese e obbligando i reparti d’oltralpe a ripiegare su nuove posizioni; l’avanzata austriaca fu bloccata dagli italiani già il 28 grazie all’arrivo di nuovi rinforzi dall’Italia. Il 1er BTI venne ritirato su Mecan dove, tra il 28 e 29 agosto, respinse tre attacchi bulgari per poi essere assegnato alla difesa del settore Belica-Struga fino a dicembre quando fu convertito in un bataillon d’etapes e ritirato dal fronte. Il 30 gennaio 1919 si imbarcò a Salonicco e fu spedito a Fiume, giungendovi il 6 febbraio; dopo l’arrivo la 3a Compagnia fu inviata a Belgrado mentre la 4a a Zagabria operando nelle tre città fino allo scioglimento avvenuto il 28 maggio 1919.

Il 2e BTI, come bataillon d’etapes, partì dal porto di Haiphong il 17 gennaio 1916 a bordo del piroscafo Athos e, dopo una sosta di una settimana a Gibuti, giunse a Salonicco il 17 maggio rilevando le posizioni del 21e Régiment de Tirailleurs Algériens (21° Reggimento Tirailleurs algerini) nel “trincerone” difensivo; ad agosto venne posto alle dipendenze del Distaccamento della Struma, sottoposto al XVI C.A. britannico, e il 23 settembre, tre sezioni di indocinesi, presero parte ad una ricognizione oltre il fiume Struma catturando 15 soldati bulgari.

A metà novembre il battaglione venne trasferito in Albania prendendo posizione attorno a Zvezdë, presso Korça; il 23 dicembre 1916 un distaccamento, formato da varie sezioni di tre compagnie al comando del maggiore Koechly, occupò il villaggio di Visavec, a nord del lago Malik, presidiato da indipendentisti macedoni e austriaci. Il 1° gennaio 1917 la 1a Compagnia occupò il villaggio di Veliterna mentre il 22 febbraio il comando del battaglione passò al maggiore Paponnet perdendo in marzo lo status di bataillon d’etapes e divenendo a tutti gli effetti un reparto combattente.

Il 17 aprile il battaglione ebbe ordine di effettuare ricognizioni nei dintorni di Korça e, dopo aver costituito un distaccamento forte di quasi 200 uomini, occupò le alture attorno a Polenë conquistando le posizioni tenute da alcuni irregolari albanesi; successivamente contrattaccò le unità nemiche avanzanti verso Lavdar, occupando la località e alcune alture al costo di 12 morti e 23 feriti.

Nel luglio 1917 il battaglione venne trasferito a Sud-Est di Polenë e il 23 settembre, per coprire l’avanzata francese verso Pogradec, un distaccamento indocinese al comando del sottotenente Lamolle conquistò e distrusse un importante ponte austro-ungarico mentre in novembre il battaglione occupò alcuni villaggi della regione.

Dopo molti mesi di stasi il 23 aprile 1918 elementi del battaglione furono assegnati al 58e BCP per un’azione offensiva sul fiume Devoli supportati da altre unità francesi; l’attacco colpì duramente le posizioni del I/23 Battaglione Landsturm che furono conquistate dopo un duro scontro in cui cadde il sottotenente Nicolas Collignon del 2e BTI.

A luglio una compagnia del battaglione fu assegnata ad un’offensiva in collaborazione con il XVI C.A. italiano presso Kosnice, l’attacco francese fu strutturato su quattro colonne e avrebbe dovuto portare alla conquista di alcune importanti alture. Gli indocinesi furono aggregati ad una colonna costituita da due compagnie del 372e Régiment d'Infanterie (RI) che tra il 6 e 7 luglio conquistò Mali Kercir e Qafa e Gjarpërit difese dai Battaglioni Landsturm 158 e I/37. L’offensiva dell’Intesa fu un successo, entro il 10 luglio gli italiani entrarono in Fieri e Berat mentre i francesi cacciarono gli austriaci e le bande albanesi dalla valle del Tomorrica raggiungendo Gramsh.

Dopo l’offensiva il 2e BTI venne trasferito presso Ljubanishta sostituendo un battaglione del 371e RI prendendo poi parte all’offensiva generale del settembre 1918; con la resa del Regno di Bulgaria il battaglione venne ritirato dal fronte e trasformato in bataillon d’etapes e, a dicembre, fu trasferito a Sofia (Bulgaria) venendo qui sciolto definitivamente il 24 maggio 1919.

 

  • Fronte occidentale

La maggior parte dei battaglioni indocinesi inviati in Francia furono assegnati a compiti di seconda linea e solo due - il 7e e 21e BTI - presero effettivamente parte ai combattimenti sul fronte occidentale.

Il 7e BTI venne costituito il 16 febbraio 1916 a Sept Pagodes (oggi Phả Lại, Vietnam) agli ordini del maggiore Dez; dopo essere sbarcato a Marsiglia fu inviato presso il campo di addestramento di Fréjus stanziandovi fino all’aprile 1917.

Il battaglione venne assegnato alla 12e Division d'Infanterie e le sue compagnie furono suddivise tra i reggimenti 54°, 67° e 350°; l’unità indocinese prese parte alla seconda battaglia dell’Aisne combattendo tra il 6 e 9 maggio 1917 durante l’attacco su Chemin des Dames distinguendosi per sprezzo del pericolo; di questo ne è un esempio l’azione del fuciliere Ngo Dinh Phu che da solo uccise due tedeschi e ne catturò altri 16. Nella battaglia il reparto ebbe 23 morti, 104 feriti e 69 dispersi.

Nello stesso mese l’unità passò alle complete dipendenze del 67e Régiment d'Infanterie mentre a giugno il comando venne assunto dal capitano Defert; l’unità fu trasferita nella regione dei Vosgi raggiungendo Bruyeres il 15 giugno 1917 e prendendo posizione tra Senones e Col de la Chapelotte. A ottobre il battaglione venne inviato in riserva a Gérardmer lasciando la 12e DI e ricevendo meritati elogi dal comandante di divisione, generale Hippolyte-Alphonse Penet; a giugno 1918 rientrò al fronte nel settore di Anould (Vosgi) assegnato alla 21e DI, respingendo vari attacchi tedeschi e conquistando alcune trincee nemiche e, da luglio a fine ottobre, presidiò alcuni centri di resistenza, taluni dei quali attaccati tra il 29 e 30 ottobre 1918 con gas asfissianti.

Il battaglione ricevette la notizia dell’Armistizio dell’11 novembre 1918 mentre si stava trasferendo verso Lunéville (dipartimento della Meurthe e Mosella), fu così dirottato in Lorena e assegnato al 7e RI dove rimase di stanza fino a febbraio quando raggiunse Marsiglia e fu imbarcato con destinazione l’Indocina venendo sciolto nella colonia il 15 marzo 1919. Durante il conflitto il battaglione ebbe 23 morti, 104 feriti e 69 dispersi.

Il 21e BTI fu costituito a Fréjus (Costa Azzurra) il 1° dicembre 1916 strutturato su quattro compagnie di marcia, una compagnia deposito e una compagnia mitraglieri agli ordini dello maggiore Jenot. Il reparto fu assegnato al I Corpo d’Armata Coloniale ad aprile 1917 e schierato nella regione dell’Aisne adempiendo a compiti di seconda linea; il 23 aprile la dipendenza passò al 171e RI con le stesse mansioni precedenti. Il battaglione operò fino all’inverno quando fu ritirato e inviato nelle retrovie della 7a Armata. Ad aprile 1918 venne finalmente inviato al fronte assumendo la denominazione di 21e Bataillon de marche Indochinois (XXI Battaglione di marcia indocinese) prendendo posizione presso Gérardmer (Vosgi) sostituendo un battaglione del 290e RI nei centri di resistenza attorno a Sattel e mantenendoli fino a fine luglio respingendo ogni attacco tedesco. Ad agosto il battaglione fu trasferito nei pressi di Reims presidiando i centri di la Neuvillette e Pont-Saint-Thierry e respingendo un attacco nemico il 21 agosto 1918.

A fine agosto ritornò a Gérardmer e, il mese successivo, venne assegnato al centro di resistenza di Montigny sostituendo due battaglioni del 14e RI; all’Armistizio il battaglione si stava dirigendo verso Strasburgo prendendo poi parte alla parata nella città il 25 novembre 1918. Il 20 febbraio 1919 il battaglione venne ritirato a Marsiglia dove fu imbarcato sul piroscafo Amiral-Ponty con destinazione l’Indocina venendo sciolto all’arrivo in colonia. Durante le operazioni belliche ebbe 20 morti e 50 feriti mentre la 4a Compagnia ricevette una menzione d’onore nel bollettino della 21e DI il 7 luglio con la seguente motivazione

Sotto il comando del capitano Serra, ha resistito a due violenti attacchi del nemico e, nonostante i gas tossici diffusi dal nemico che causarono l'evacuazione di un terzo della compagnia, ha mantenuto un morale alto, tenuto le sue posizioni e fatto fallire tutti i tentativi nemici (9)

Per ultimo, anche se non combattente, va citata la 4a Compagnia del 6e BTI che, seppur parte di un bataillon d’etapes, prese parte alla conquista delle cave di Haudromont durante l’offensiva diretta alla alla rioccupazione francese del Forte Douaumont il 24 ottobre 1916 (10) all’interno degli sviluppi della battaglia di Verdun; nello scontro, a causa dei bombardamenti tedeschi e dell’assalto, la compagnia ebbe 16 morti, tra cui il comandante capitano Léon Bernard Charlet, 22 feriti e 12 dispersi.

A sinistra/In alto: Un gruppo di Tirailleurs indochinois in attesa di imbarcarsi sul piroscafo Porthos, visibile sullo sfondo, nel porto di Haiphong (Indocina) con destinazione l’Europa (Foto: www.messageries-maritimes.org)

A destra/In basso: Fucilieri indocinesi presso il campo di Zeitenlick, presso Salonicco, nel maggio 1916. Da notare il cappello tipico vietnamita denominato “Nón lá” o “salacco” in francese indossato con un telino protettivo (Foto: ECPAD)


Presidio dell’Indocina e soppressione delle rivolte

Durante la Grande Guerra i reggimenti indocinesi schierati in Indocina, seppur indeboliti dall’invio di uomini in Europa, rimasero di presidio nella colonia assieme ad altre forze francesi; dal 1915 al 1918 i reparti francesi contavano su tre brigate, rispettivamente ad Hanoi, Bắc Ninh e Saigon (oggi Città di Ho Chi Minh), e un Comando artiglieria con due reggimenti d’artiglieria coloniale. A causa dell’indebolimento francese causato dalla guerra in Europa furono numerose le rivolte e i colpi di mano in parte legati al Viet Nam Quang Phuc Hoi (VNQPH, Società di Restaurazione del Vietnam) il quale cercava di ribaltare il dominio francese per fondare una repubblica indipendente.

Oltre alla soppressione delle rivolte le forze indocinesi furono impegnate in compiti di polizia per contrastare varie bande locali oltre a difendere il confine con la Cina dove erano presenti forze ribelli che, partendo dal territorio cinese, effettuavano attacchi - spesso coordinati dal VNQPH - nelle zone di confine della colonia. Nel maggio 1916 l’imperatore Duy Tân stesso, convinto da alcuni cospiratori, tentò un golpe per cacciare i francesi ma il suo complotto venne subito scoperto e il giovane sovrano fu arrestato, deportato sull’isola di Réunion (11) e sostituito da Khải Định.

La più importante insurrezione fu quella esplosa nella provincia di Thái Nguyên (Tonchino) tra agosto 1917 e gennaio 1918 che vide anche l’impiego di reparti tonchinesi per reprimerla.

La provincia era retta da un governatore francese particolarmente brutale e nella prigione della città omonima era internato Luong Ngoc Quyen, patriota del VNQPH arrestato a Hong Kong nel 1915. Questi, in accordo con il sergente Trinh Van Can della Guardia Indigena, progettò una rivolta che scattò la notte tra il 30 e 31 agosto con l’uccisione del comandante francese della guarnigione locale e dei suoi vice; gli insorti liberarono il carcere aumentando le proprie file e arrivando a contare 630 uomini tra ex prigionieri, disertori della Guardia Indigena e civili suddivisi in due battaglioni con 167 armi da fuoco di vario tipo.

I ribelli occuparono gran parte della provincia iniziando una caccia agli europei e agli indigeni fedeli alla Francia ma la risposta della potenza coloniale fu immediata costringendo gli insorti sulla difensiva attorno alla città di Thái Nguyên. Elementi del 9e Régiment d'Infanterie Coloniale (9° Reggimento Fanteria coloniale), che stavano resistendo nella caserma locale, supportati da forze provenienti da Hanoi e Dap Cau posero d’assedio la città e in cinque giorni riuscirono a riconquistarla; nello scontro cadde Luong Ngoc Quyen mentre Trinh Van Can, con 250 uomini, si diede alla macchina nella foresta circostante con una buona dotazione di armi e denaro. Dal 19 settembre i francesi inviarono una forte colonna da Hanoi costituita da elementi della Legione Straniera, da alcune compagnie del 1er e 3e Régiments de Tirailleurs Tonkinois, da distaccamenti della Guardia Indigena e alcuni reparti artiglieria agli ordini del colonnello Maillard, comandante della 1a Brigata; questi iniziarono ad incalzare le forze ribelli che cominciarono ad essere falcidiate dalla piaga delle diserzioni e dalle perdite dividendosi sempre più in piccoli gruppi. Gli scontri furono molto duri e si conclusero nella seconda metà di gennaio quando Trinh Van Can, rimasto con tre uomini, si suicidò. Le forze francesi, durante questa operazione, ebbero 107 morti mentre i ribelli 56 morti e 86 prigionieri; questi ultimi furono in larga parte condannati alla pena capitale o inviati ai lavori forzati sull'isola di Pulo Condor.

A sinistra/In alto: Fucilazione, da parte di un plotone misto francese e vietnamita, di sei ribelli che presero parte alla rivolta di Thái Nguyên (agosto 1917 – gennaio 1918). La rivolta, guidata da un membro della Società di Restaurazione del Vietnam e da un sergente della Guardia Indigena, riuscì a unire più di 600 uomini occupando tutta la provincia omonima per un breve periodo e portando a una dura controffensiva francese che coinvolse alcuni reparti di Tirailleurs tonchinesi (Foto L'Ame annamite, organe du Phuc-Viêt, Parti annamite de l'Indépendance)

A destra/In basso: Fucilieri indocinesi appena giunti nella stazione ferroviaria di Saint-Raphaël (Costa Azzurra) dove costituiranno il 21e BTI (Foto: Maurice-Louis Branger via Bibliothèque nationale de France)


Il corpo di spedizione francese in Siberia

L’Impero Russo nel 1918 si era ormai dissolto dopo l’abdicazione dello zar Nicola II e la caduta del Governo provvisorio nel novembre 1917 a causa della Rivoluzione d’Ottobre, che diede il via alla guerra civile fra i rossi e i bianchi mentre lo stato di guerra con gli Imperi Centrali terminò il 3 marzo 1918 con il Trattato di Brest-Litovsk tra la Quadruplice Alleanza e i bolscevichi. In Russia era presente una Legione Cecoslovacca che contava circa 50.000 uomini in attesa di impiego contro gli austro-tedeschi ma la caduta del Governo provvisorio russo portò l'unità ad essere confinata ai propri campi di addestramento con il timore che i bolscevichi li disarmassero per consegnarli ai tedeschi; un accordo del 15 marzo tra Lev Trockij - Commissario del popolo per gli affari militari e navali - e il Consiglio Nazionale Cecoslovacco (12) autorizzò la Legione a ritirarsi verso Vladivostok, lungo la Transiberiana, per imbarcarsi e raggiungere l’Europa.
Il viaggio fu lento e a maggio i cecoslovacchi iniziarono una rivolta contro i rossi che li portò ad occupare importanti località avanzando sia verso il Volga sia verso Vladivostok dove erano già presenti 15.000 uomini della Legione. Per supportare i cecoslovacchi e tentare di aprire nuovamente il fronte orientale le forze dell’Intesa organizzarono subito un corpo di spedizione da inviare in Siberia che giunse a Vladivostok alla fine dell’estate del 1918 sotto il comando del generale Ōtani Kikuzō. Il corpo era costituito per la maggior parte da giapponesi e statunitensi oltre ai contingenti canadese, cinese, francese, inglese e italiano (13). I francesi, per la spedizione, mobilitarono il Bataillon Colonial Sibérien (BCS, Battaglione Coloniale Siberiano) forte di 1.140 uomini al comando dello maggiore Mallet organizzato su cinque compagnie (5a, 6a, 7a, 8a e 11a, quest’ultima formata da tonchinesi (14), una sezione mitraglieri e la 1er Batterie Sibérienne d’Artillerie Coloniale (BASC, Batteria Siberiana d’Artiglieria Coloniale) del capitano Escalle; il battaglione, mobilitato il 14 luglio 1918, comprendeva 277 tonchinesi - di cui 216 assegnati all’11a Compagnia - e venne imbarcato sul transatlantico André Lebon partendo dal porto di Takou il 4 agosto giungendo a Vladivostok il giorno 9. In Siberia il reparto fu scisso in due unità minori, la prima formata dalle compagnie 5a, 8a e parte dell’11a e l’altra dalla 6a, 7a e parte dell’11a. Il reparto combatté duramente il 23 agosto durante la difesa di Doukovskoie, con due morti e 14 dispersi, e venne mantenuto a difesa della Transiberiana in varie località; l’11a Compagnia tonchinese il 3 ottobre 1918 fu ritirata a Vladivostok dove rimase per circa un mese prima di essere trasportata in Cina e rimpatriata. Altri tonchinesi continuarono ad operare nelle altre compagnie e nella sezione mitraglieri fino al ritiro del battaglione nel febbraio 1920 comportandosi molto bene e venendo apprezzati dai superiori per la loro resistenza ai climi rigidi e per il grande coraggio.

A sinistra/In alto: Fucilieri tonchinesi del Bataillon Colonial Sibérien, inviato in Sibera in supporto alle forze bianche e alla Legione Cecoslovacca assieme ad altri contingenti dell’Intesa, mentre sfilano a Vladivostok nel 1919 (Foto tratta da pikabu.ru)

A destra/In basso: Un gruppo di fucilieri indocinesi fotografati all’interno di una trincea sul Fronte Occidentale (Foto tratta da saigoneer.com)


Note

1 - La rivolta contadina scoppiò nel 1771 nel villaggio omonimo e, guidata da tre fratelli, aumentò le proprie file con il supporto dei mercanti, dei buddisti e della borghesia. La rivolta ebbe un grande successo, nel 1777 i ribelli conquistarono Saigon uccidendo tutta la dinastia Nguyen, con la sola eccezione del giovane Nguyễn Ánh, e poco dopo occuparono anche il Tonchino. Dalla fine degli anni ‘80 il dominio Tây Sơn andò in crisi e permise a Nguyễn Ánh di conquistare tutto il territorio con il supporto dei francesi entro il 1802.

 

2 - La Guardia Indigena era un corpo di polizia costituito in Cocincina nel 1880 a cui seguirono, negli anni successivi, le altre regioni dell’Indocina. Il corpo venne impiegato per compiti di presidio e polizia ma non era considerato troppo affidabile sia a causa del personale indigeno sia per ufficiali francesi non particolarmente preparati. In ogni caso i componenti del reparto combatterono spesso con coraggio e lealtà, distinguendosi nella lotta contro ribelli e banditi. Nel 1914 la Guardia contava 370 ufficiali francesi e 12.500 indigeni.

 

3 - Joost van Vollenhoven (1877-1918) era figlio di olandesi residenti in Algeria. Dopo aver ottenuto la cittadinanza francese a 22 anni entrò nella École Coloniale di Parigi che formava gli amministratori coloniali francesi. Uscito dalla scuola e dopo aver prestato servizio militare venne inviato prima in Africa Equatoriale Francese, poi in Senegal e infine in Guinea fino al gennaio 1914 quando divenne governatore dell’Indocina. Rimase in Asia fino all’aprile 1915 quando scelse di arruolarsi e divenne ufficiale del Régiment d’Infanterie Coloniale du Maroc fino all’aprile 1917. Ferito in combattimento fu nominato governatore dell’Africa Occidentale Francese mantenendo la carica fino al gennaio 1918 quando tornò in Francia per combattere nuovamente. Fu ferito mortalmente il 18 luglio 1918 mentre guidava i suoi uomini alla conquista di Montgobert durante la seconda battaglia della Marna.

 

4 - Molto spesso nelle fonti francesi gli indocinesi, di qualunque etnia fossero, venivano chiamati semplicemente annamiti.

 

5 - Si veda S. Pruneri, La guerra corsara dell’incrociatore SMS Emden in “STORIA Militare” n. 358/luglio 2023

 

6 - L’autore si scusa per la mancanza dei nomi degli ufficiali francesi ma in nessuna fonte, sia nei testi sia nei Journaux des marches et opérations, vengono indicati i nomi degli ufficiali. Gli unici nomi presenti nel testo sono stati trovati solo se l’ufficiale in questione era deceduto durante il conflitto e quindi presente nella banca dati dei caduti francesi durante la Grande Guerra.

 

7 - Si veda S. Pelegalli, Italiani in Macedonia nella Grande Guerra in “STORIA Militare” n.216/settembre 2011

 

8 - La divisione russa, con lo scoppio della rivoluzione in Patria, venne disarmata nel gennaio 1918 e i suoi appartenenti furono in parte internati in campi di prigionia, alcuni volontari inviati a combattere in Francia e altri utilizzati come lavoratori nelle retrovie.

 

9 - Tratto da AA.VV., Histoire militaire de l'Indochine française des débuts à nos jours (juillet 1930), Tomo II, p. 249, op. cit. in bibliografia

 

10 - L’attacco al forte venne compiuto da tre battaglioni - I, IV e VIII - del Régiment d’Infanterie Coloniale du Maroc supportati dal 4e Régiment Mixte de Zouaves et Tirailleurs e dal 321e Régiment d'Infanterie. Il forte era stato pesantemente bombardato dall’artiglieria francese fin dal giorno 20 ed evacuato ma la mattina stessa dell’attacco venne presidiato da 24 genieri e due ufficiali agli ordini del capitano Prollius i quali si arresero appena i francesi entrarono nella fortificazione.

 

11 - L’ex imperatore durante la seconda guerra mondiale si arruolò tra le file della Francia Libera, raggiungendo il grado di colonnello nel 1945 ma morì nel dicembre dello stesso anno in un incidente aereo mentre tornava in Indocina.

 

12 - Il consiglio nacque nel 1916 e univa esuli cecoslovacchi nei paesi dell’Intesa che volevano costituire uno stato cecoslovacco indipendente. Il consiglio aveva come presidente Tomáš Garrigue Masaryk e a ottobre 1918 venne riconosciuto come governo provvisorio cecoslovacco divenuto poi il governo effettivo con primo presidente lo stesso Masaryk. Il consiglio ebbe un ruolo essenziale nella costituzione delle legioni cecoslovacche in Francia, Italia e Russia.

 

13 - Si veda S. Pelegalli, Italiani in Siberia in “STORIA Militare” n.43/aprile 1997

 

14 - In alcune fonti - tra cui Rives M. e Deroo E., Les Lính Tập. Histoire des militaires indochinois au service de la France (1859-1960), op. cit., alcuni numeri del Bulletin de l’Association Nationale des Anciens et Amis de l'Indochine e alcune fonti online tra cui Wikipedia - l’11a Compagnia, agli ordini del capitano De Vaulx, viene sempre erroneamente indicata come 2a Compagnia.

Fonti

 

Bibliografia

  • Bodin L.E., The Boxer Rebellion, Oxford, Osprey Publishing, 1979
  • Calchi Novati GP, Storia del Vietnam e della regione indocinese, Milano, Marzorati editore, 1972
  • Chartrand R., French Naval & Colonial Troops 1872-1914, Oxford, Osprey Publishing, 2018
  • Formiconi P., Missione in Siberia. I soldati italiani in Russia 1915-1920, Roma, USSME, 2019
  • Heath I., Armies of the Nineteenth Century: Burma and Indo-China (Vol. 4 of Armies of the Nineteenth Century: Asia). Foundry Books, 1998
  • Holstein C., Fort Douaumont, Barnsley, Pen & Sword Military, 2002
  • Marr D. G., Vietnamese anticolonialism, 1885–1925, Berkeley, University of California, 1971.
  • Palmer A., The Gardeners of Salonika. The Macedonian Campaign 1915-1918, Londra, Faber and Faber, 2009
  • AA.VV., Histoire militaire de l'Indochine française des débuts à nos jours (juillet 1930), Tomo II, Hanoi, Imprimerie d'Extrême-Orient, 1930
  • AA.VV., Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914 - 1918. Volume Sesto Das Kriegsjahr 1917, Vienna, Mitteilungen, 1932
  • AA.VV., Österreich-Ungarns letzter Krieg 1914 - 1918. Volume Settimo Das Kriegsjahr 1918, Vienna, Mitteilungen, 1938
  • AA.VV., Les armées françaises dans la Grande guerre. Tome VIII. La campagne d’Orient (Dardanelles et Salonique). 3 Voll. e 10 App., Parigi, Imprimerie nationale, 1923-1934
  • s.a., Historique du 4me régiment de tirailleurs tonkinois : à jour au 31 juillet 1933, Nam Dinh, Nam-Viêt, 1934
  • s.a., L’Esercito italiano nella Grande Guerra (1915-1918). Volume VII. Le operazioni fuori dal territorio nazionale Albania-Macedonia-Medio Oriente. 3° Tomo, Roma, USSME, 1983
  • Rives M. e Deroo E., Les Lính Tập. Histoire des militaires indochinois au service de la France (1859-1960), Parigi, La Vauzelle, 1999
  • Thomas N. e Babac D., Armies in the Balkans 1914-18, Oxford, Osprey Publishing, 2001
  • Zinoman P., The colonial Bastille. A History of Imprisonment in Vietnam 1892-1940, Los Angeles, University of California, 2001

 

Articoli e riviste

  • Bulletin de l’Association Nationale des Anciens et Amis de l'Indochine, vari numeri
  • Deroo E. e Champeaux A. , Panorama des troupes coloniales françaises dans les deux guerres mondiales in “Revue historique des armées” N.271, 2013
  • Pelegalli S., Italiani in Macedonia nella Grande Guerra in “STORIA Militare” n.216/settembre 2011

 

Sitografia

Documenti

  • Ministère des Armées, Journaux des marches et opérations (JMO) dei battaglioni descritti

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