Arditi nella Guerra di Liberazione: Il IX Reparto d’Assalto

Daniele Notaro

Durante la Guerra di Liberazione furono numerosi i reparti del Regio Esercito che, in seno al I Raggruppamento Motorizzato, al Corpo Italiano di Liberazione e infine ai gruppi di combattimento risalirono la Penisola assieme alle unità anglo-americane con l’obiettivo di liberare l’Italia dall’occupazione tedesca e dei loro alleati della Repubblica Sociale Italiana.

Tra queste unità dell’Esercito Cobelligerante - denominazione utilizzata dopo l’armistizio per indicare il Regio Esercito - vi fu anche un reparto di Arditi composto dal I Battaglione Arditi, al comando del tenente colonnello Guido Boschetti, stanziato in Sardegna all’armistizio dell’8 settembre 1943. L'unità assunse il nome del glorioso IX Reparto d'Assalto che durante la Grande Guerra riconquistò con una fulminea azione il Col Moschin sul Massiccio del Grappa. 

 

Il Capo di Stato Maggiore Generale Giovanni Messe e il generale Umberto Utili (dietro Messe), comandante del I Raggruppamento Motorizzato,  passano in rassegna alcuni Arditi del IX Reparto d’Assalto a Scapoli nel marzo 1944. La didascalia originale recitava: "15 Mar 1944. Scapoli area, Italy. Marshall Luigi Messe, gen. c of s. of italian forces, and gen, Umberto Utili, g.c. of Ist Motorized Group, (italian) inspecting a company of Ist Bn. Arditi, Ist Motorized Group during tour of front line units. Photo by Gretz 163rd Signal Photo Co.(Foto US Signal Corps)


Il 10° Reggimento Arditi e l’armistizio

Nel maggio 1942 venne costituito il I Battaglione speciale Arditi composto da tre compagnie -  101a Arditi paracadutisti, la 102a Arditi nuotatori e la 103a Arditi camionettisti - posta agli ordini prima del tenente colonnello Carlo Bersani e poi del parigrado Guido Boschetti mentre ad agosto venne costituito il II Battaglione che, assieme al I, costituirono il 10° Reggimento Arditi nel mese di settembre. Il I Battaglione, forte di 45 ufficiali, 78 sottufficiali e 205 Arditi, completò il durissimo addestramento a fine anno e a marzo si aggiunse al reggimento anche il III Battaglione.

A gennaio il I Battaglione venne suddiviso, le compagnie 101a e 102a furono inviate in Sardegna con la denominazione di Distaccamento “S” mentre la 103a fu trasferita in Sicilia e destinata alla Tunisia per combattere con tedeschi e italiani della 1a Armata contro le forze anglo-franco-americane avanzanti dalla Libia e dall’Algeria. Una pattuglia della 101a diede il battesimo del fuoco degli Arditi, questa unità, agli ordini del sottotenente Leo Zoli, partì il 16 gennaio 1943 dall’aeroporto di Elmas con obiettivo la distruzione di un ponte ferroviario a Eddous, presso Algeri; il ponte venne distrutto ma gli Arditi, dopo un breve scontro con le truppe francesi, furono costretti alla resa.

Il 2 febbraio due pattuglie della 102a Compagnia, rispettivamente al comando dei sottotenenti Mario Betti e Dario Bertolini, dovevano essere trasportati dai sommergibili Volframio e Malachite sulla costa algerina con obiettivo la distruzione di altri due ponti. Il Volframio, con a bordo la squadra di Betti, dovette far ritorno alla base per le pessime condizioni del mare mentre il reparto di Bertolini riuscì a sbarcare ma non a effettuare l’azione di sabotaggio. L’ufficiale tentò di ritornare al sommergibile con i suoi uomini ma vennero catturati nell’intento mentre il sommergibile Malachite affondò il 9 febbraio dopo essere stato silurato dal sommergibile olandese Hr. Ms. Dolfijn.

L’11 febbraio partì dall’aeroporto di Decimomannu un’altra missione, forte di 10 uomini al comando del tenente Nino De Totto, aveva come obiettivo la distruzione di un ponte ferroviario presso Beni Mansour (Algeria) distante più di 800 chilometri dalle linee dell’Asse in Tunisia. Il giorno 15 gli Arditi raggiunsero l’obiettivo ma furono scoperti dalle sentinelle francesi riuscendo comunque a danneggiare il ponte prima di essere catturati.

Ad aprile tre pattuglie, ai rispettivi ordini di un ufficiale, avrebbero dovuto colpire l’aeroporto di Biskra e i ponti presso Cuvivier e Le Kroub in Algeria ma vennero scoperti e catturati mentre a giugno venne organizzata una massiccia incursione contro gli aeroporti Alleati in Nord Africa in collaborazione con gli Arditi Distruttori della Regia Aeronautica (ADRA). Le pattuglie del 10° Arditi ebbero come obiettivi gli aeroporti di Benina a Bengasi, l’aeroporto di Oulmene in Algeria, l’aeroporto di Castel Benito a Tripoli e l’aeroporto di La Senia presso Orano (Algeria), i due aeroporti di Benina e quello di Castel Benito sarebbero stati attaccati anche da elementi degli ADRA; le pattuglie partirono la sera del 13/14 giugno su alcuni Savoia-Marchetti SM.82 ma a causa del forte vento, della mala organizzazione e dell’azione dell’intelligence britannica, tutti i militari italiani vennero braccati e catturati e solo due ADRA riuscirono a penetrare nell’aeroporto di Benina Nord distruggendo alcuni aerei e molto materiale.

A causa delle gravi perdite il reggimento venne riorganizzato, nel giugno 1943 contava quattro battaglioni di cui il I fu strutturato in 102a Compagnia da sbarco, 110a Compagnia speciale e 123a Compagnia terrestre sempre stanziato in Sardegna; il II Battaglione combatté duramente durante la campagna di Sicilia, distinguendosi durante la battaglia del ponte di Primosole - in collaborazione con i paracadutisti tedeschi della 1. Fallschirmjäger-Division (1a Divisione Paracadutisti) - ed effettuando alcuni sabotaggi dietro le linee nemiche.

All’armistizio il I Battaglione rimase unito e supportò altri reparti del Regio Esercito durante i combattimenti contro le forze tedesche come ad esempio a Macomer (Nuoro) dove cadde il tenente medico Vincenzo Erba e furono feriti tre Arditi.

Gli altri battaglioni del Reggimento ebbero destini diversi, il II Battaglione, rientrato dalla Sicilia, aveva sede a Santa Marinella (Roma), il III dislocava la 122a Compagnia nel quartiere Prati di Roma e la 133a in addestramento a Santa Severa (Roma) dove erano anche stanziate le compagnie 101a e 121a del IV Battaglione mentre la 111a Compagnia di quest’ultimo era dislocata a Roma con compiti di ordine pubblico. La 111a e 122a Compagnia combatterono durante la difesa di Roma sciogliendosi, la 112a Compagnia del II Battaglione e la 133a del III rimasero al fianco dei tedeschi e, partite da Santa Sabina, raggiunsero Roma con una forza di circa 300 uomini comprendenti anche elementi della 183a Divisione Paracadutisti “Ciclone” e degli ADRA. Nella Capitale il capitano Paolo Paris entrò in contatto con il Comando della 2. Fallschirmjäger-Division (2a Divisione Paracadutisti) riuscendo a farsi integrare nella divisione tedesca; dei 300 volontari solo 107 furono accettati, assieme ad alcune Camionette SPA-Viberti AS 42 “Metropolitana”, combattendo con i paracadutisti tedeschi prima in Unione Sovietica e poi sul fronte occidentale.

Continuò la lotta con i tedeschi anche il maggiore Vito Marcianò che a Vercelli ricostituì il II Battaglione Arditi in seno alla Repubblica Sociale Italiana, poi integrato nella 3a Divisione fanteria di marina “San Marco” dell’Esercito Nazionale Repubblicano come III Gruppo Esplorante, anche definito “Controbanda”, operando contro le forze partigiane in Liguria e in Piemonte. Altri appartenenti al 10° Reggimento aderirono alla Resistenza come Aligi Barducci, detto “Potente”, il quale comandò la Divisione Garibaldi “Arno” e morì durante la liberazione di Firenze l’8 agosto 1944 venendo decorato con Medaglia d'Oro al Valor Militare (MOVM) alla memoria, oppure Rurik Spolidoro catturato a Genova nel settembre 1944, deportato a Mauthausen dove morì il 24 aprile 1945 e decorato alla memoria anche lui con la massima onorificenza.

A sinistra/In alto: Il tenente Aligi Barducci fotografato a Firenze mentre prestava servizio nel II Battaglione Arditi del 10° Reggimento Arditi. Dopo aver combattuto in Sicilia all'armistizio tornò a Firenze aderendo alla Resistenza e assumendo lo pseudonimo di "Potente". Divenne comandante della Divisione Garibaldi "Arno" e cadde in combattimento l'8 agosto 1944 durante gli scontri per la liberazione del capoluogo toscano. Venne decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria (Foto Istituto del Nastro Azzurro)

A destra/In bassoArditi del II Battaglione della RSI, al comando del maggiore Vito Marcianò, in partenza dalla stazione di Vercelli nel marzo 1944 con destinazione Grafenwöhr (Baviera), luogo di addestramento della 3a Divisione fanteria di marina “San Marco”. Gli Arditi diverranno il III Gruppo Esplorante, anche detto “Controbanda”, che operò in Liguria e Piemonte contro le formazioni partigiane. Nella foto è visibile un manifesto d’arruolamento recante la scritta “Arditi di tutte le armi arruolatevi” con un ardito intento a lanciare una bomba a mano creato dal pittore Giancarlo Michelini (Foto G. Pisanò, Gli ultimi in grigioverde - Storia delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana)


L’invio in Continente e l’impiego tra I Raggruppamento Motorizzato e Corpo Italiano di Liberazione

Il I Battaglione Arditi, a volte chiamato anche Battaglione Arditi “ Boschetti”, rimase in Sardegna per altri cinque mesi quando, dopo insistenza da parte del comandante, fu deciso di inviarlo al fronte a fianco delle altre unità del Regio Esercito schierate contro i tedeschi.

La decisione di impiegare il battaglione venne decisa il 31 dicembre in una riunione fra il Capo di Stato Maggiore Generale Giovanni Messe e il Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito Paolo Berardi che concordarono l’invio del “Boschetti” al fronte ma erano ancora indecisi se questo dovesse essere impiegato direttamente con il I Raggruppamento Motorizzato (I R.M.) o se, pur rimanendo alle dipendenze italiane, dovesse essere messo a completa disposizione della Fifth Army (5a Armata) statunitense.

A causa della mancanza di mezzi navali il battaglione venne imbarcato a Cagliari solo il 9 febbraio 1944 con destinazione Napoli (1), dopo lo sbarco il reparto fu trasportato a Scapoli (Isernia) e inviato al fronte come parte del I R.M., al tempo alle dipendenze del Corps expéditionnaire français en Italie (C.E.F., Corpo di Spedizione francese in Italia.); il 16 febbraio la 123a Compagnia prese posizione presso l’osservatorio di Monte Castelnuovo, sostituendo una squadra di paracadutisti della “Nembo”, mentre gli altri reparti erano schierati fra questo luogo e San Vincenzo al Volturno con il Comando di battaglione a Scapoli.
Appena giunto al fronte il battaglione venne impiegato effettuando colpi di mano e ricognizioni in territorio nemico, alcuni Arditi al comando del tenente Antonio Gagliardi, comandante della 102a Compagnia, eliminò una postazione tedesca su Monte San Michele mentre una pattuglia della 123a si spinse in profondità oltre le linee tedesche eliminando una postazione nemica e catturando cinque tedeschi, un mortaio e molte munizioni.

Per desiderio proprio del generale Messe il battaglione venne rinominato IX Reparto d’Assalto prendendo lo stesso nome dell’unità di Arditi comandata dall’allora maggiore Messe che riconquistò il Col Moschin (Massiccio del Grappa) il 16 giugno 1918 con una fulminea azione assieme ai fanti della Brigata “Basilicata”; il reparto venne così organizzato in quattro compagnie (102a, 104a Armi d’ Accompagnamento, 110a e 123a) oltre ad un plotone Comando.

Il 10 marzo il I R.M. passò alle dipendenze del II Polish Corps (II Corpo d’Armata polacco), parte dell’ Eighth Army (8a Armata) britannica, che rilevò le posizioni del C.E.F. e nello stesso mese entrò a far parte del reparto don Lorenzo Bedeschi, cappellano militare schierato in Montenegro prima dell’armistizio il quale riuscì a tornare in Italia collaborando con i partigiani in Romagna per poi passare la linea del fronte a dicembre 1943 collaborando con “Radio Napoli” per due mesi.

Agli inizi di aprile il I R.M. cambiò nuovamente dipendenza, passando agli ordini del X Corps (X° Corpo d’Armata) britannico e, il 18 aprile, venne ufficialmente trasformato in Corpo Italiano di Liberazione (C.It.L.), posto sempre agli ordini del generale Umberto Utili; il IX Reparto d’Assalto al tempo era schierato in riserva tra Cerro al Volturno, Castel San Vincenzo e Valloni (Isernia) a disposizione del 68° Fanteria, per poi essere trasferito presso Taverna Battiloro, smettendo di essere alle dipendenze del reggimento della ex Divisione “Legnano”.

Il 21 maggio un plotone di Arditi conquistò con un colpo di mano quota 1375 della Valle di Mezzo catturando cinque tedeschi, una mitragliatrice e distruggendo gli appostamenti costruiti dal nemico ricevendo anche i complimenti dal comandante del X Corps, generale Richard McCreery.

Nello stesso periodo era iniziata l’offensiva generale con obiettivo lo sfondamento della Linea Gustav e la liberazione di Roma; al X Corps venne assegnato un compito secondario, un’azione dimostrativa per tentare di ingannare i tedeschi sull’obiettivo dell’offensiva.

La zone di operazione del X Corps era fra Monte Mare e Monte Cavallo e venne richiesto al C.It.L. uno studio per capire quante truppe occorressero per occupare quel determinato settore; il generale Utili escluse un attacco diretto su Monte Cavallo o un aggiramento da sud ma valutò in modo ottimistico un aggiramento da nord in modo da consolidare il controllo dell’alta Valle Venafrana con una forza d’attacco di circa 1.500/2.000 uomini.

Dopo aver aumentato le azioni di pattuglia e organizzato la logistica, il 24 maggio Utili diede gli ordini per l’offensiva, denominata operazione “Chianti”, che sarebbe stata affidata al comando del vice comandante del Corpo con una forza composta dal 4° Reggimento Bersaglieri, dal Battaglione alpini “Piemonte”, dal CLXXXV Battaglione paracadutisti “Nembo”, dal IX Reparto d’Assalto e dal IV Gruppo someggiato da 75/13.

L’attacco sarebbe stato sviluppato in tre fasi: la prima prevedeva la conquista di Monte Mare e Colle dell’Altare, la seconda l’occupazione di Laganello e Balzo della Cicogna infine la terza la presa di Picinisco e alcune puntate offensive sulle rotabile San Biagio - Atina.

Per l’attacco le forze italiane furono suddivise in quattro colonne e il IX Reparto d’Assalto venne destinato alla Colonna “Ciancabilla” al comando del colonnello omonimo che disponeva anche del 4° Reggimento Bersaglieri, della 9a Compagnia mortai del 68° Fanteria e del IV Gruppo da 75/13; il 26 maggio le truppe italiane ricevettero la notizia che l’attacco sarebbe scattato il giorno dopo alle 7 mattutine e subito gli Arditi vennero trasferiti presso Ponte San Pietro.

La mattina del 27 gli Arditi, assieme ad elementi del Battaglione “Piemonte”, conquistarono quota 1991 di Colle dell’Altare e la sella fra questa e Monte Mare entro le 12, gli italiani continuarono vari attacchi e in particolare si distinsero le pattuglie al comando dei sottotenenti Mario Pauselli e Giuseppe Favale che si lanciarono con violenza sulle postazioni tedesche disorientando il nemico e catturando un gran numero di armi e uomini.

Le forze italiane si trovavano però sotto un intenso fuoco d’artiglieria e di mortai così, per tentare di eliminare questa piaga, agli Alpini e gli Arditi fu ordinato di attaccare le postazioni nemiche a nord di Monte Cavallo, rispettivamente quota 1851 e q. 1702; l’attacco fu molto duro e difficile a causa della resistenza tedesca ma entro le 20 le due quote furono conquistate costringendo il nemico a ritirarsi verso nord lasciando nelle mani degli italiani sette prigionieri e tre mitragliatrici.

La mattina successiva l’offensiva italiana continuò e gli Arditi, avanzando velocemente, liberarono Picinisco alle 10 mattutine, alle 18 una pattuglia del IX, avanzata su Villa Latina, si scontrò con una pattuglia di guastatori tedeschi e una squadra di fanteria i quali ebbero la peggio ritirandosi ma lasciando in mano degli Arditi alcune armi pesanti.

Visti gli ottimi successi italiani il generale McCreery ordinò al Corpo di avanzare sulle Valli Canneto e Fondillo per raggiungere Opi (L’Aquila) ma a questo attacco venne destinato solo il Btg. “Piemonte” mentre il IX Reparto venne trasferito a Valloni, località raggiunta dagli Arditi il 30 maggio.

Negli stessi giorni giunse al comando del C.It.L. l’ordine di trasferimento sul fronte Adriatico alle dipendenze del V Corps (V Corpo d’Armata) ed inseriti nella 4th Indian Infantry Division (4a Divisione di fanteria indiana); nel mentre lo stesso Corpo era in fase di riorganizzazione e, dal 20 giugno, venne strutturato in Comando, Divisione paracadutisti “Nembo” e in due brigate (I e II); il IX Reparto venne destinato alla II Brigata assieme al 68° Fanteria, al Battaglione “Bafile” del Reggimento “San Marco” e al V Gruppo someggiato da 75/13.

Nei primi giorni di giugno il Corpo raggiunse la nuova destinazione schierandosi nella zona di Lanciano, la II Brigata venne destinata al settore a sud-est di Orsogna (Chieti) nel cosiddetto Settore “E”, a contatto con la D Force britannica.

Subito gli italiani dovettero far fronte ad una nuova offensiva, la mattina dell’8 giugno il Comando della divisione indiana richiese al C.It.L. di concorrere nell’offensiva che la stessa stava per compiere verso Crecchio; poche ore dopo vennero spiegati i piani d’attacco alle varie unità e il IX Reparto d’Assalto avrebbe dovuto avanzare su Guardiagrele (Chieti) distaccando alcune pattuglie su San Martino sulla Marrucina.

I reparti della II Brigata, operanti a sinistra dello schieramento del C.It.L., trovarono un’ immediata e dura resistenza da parte dei tedeschi della 278. Infanterie-Division (278a Divisione di Fanteria), l’avanzata degli Arditi fu lenta a causa dell’intenso fuoco di armi automatiche e di mortai proveniente da Pennapiedimonte e dei campi minati; gli Arditi vennero inchiodati dal fuoco nemico ma la 102a Compagnia, con una manovra aggirante, riuscì a raggiungere Pennapiedimonte e a entrare in Guardiagrele alle 7 mattutine, dopodichè il IX Reparto venne inviato a Gessarola in 2° scaglione.

Dopo questa offensiva l’avanzata del C.It.L. la II rimase sulle posizioni raggiunte a causa della mancanza di mezzi di trasporto, dal 17 giugno il Corpo passò alle dipendenze del II Polish Corps e alla II Brigata venne ordinato di seguire la Divisione “Nembo” stanziandosi presso la città di Teramo, liberata dagli italiani pochi giorni prima. 

La II Brigata rimase in riserva, seguendo sempre l’avanzare del fronte, fino alla metà di luglio; in questo periodo il IX Reparto d’Assalto venne rafforzato il 27 giugno dallo Squadrone volontari “Guide” (2) del capitano Giuseppe Orazio De Gennaro dotato di tre autoblindo AB41 proveniente dal Reggimento “Cavalleggeri Guide”

Dopo la dura conquista di Filottrano (Ancona) il generale Władysław Anders, comandante del II Polish Corps, ordinò al C.It.L. e al 12th Podolian Uhlan Regiment (12° Reggimento Ulani) di proteggere il fianco sinistro dello schieramento polacco, al IX Reparto d’Assalto venne assegnato il compito di collaborare con il 12th Regiment con compiti di esplorazione ed effettuando colpi di mano. L’11 luglio il reparto partì da Chieti giungendo al fronte affiancandosi agli Ulani polacchi, da alcune ricognizioni si scoprì che i tedeschi avevano alleggerito le difese attorno a Cingoli così il comandante del C.It.L. ordinò di saggiare le posizioni nemiche e. in caso di situazione favorevole, conquistare la località.

Il IX Reparto d’Assalto, rafforzato da una batteria da 100/22 e da una sezione da 57/50, avrebbe dovuto attaccare le posizioni nemiche e poi, in collaborazione con gli Ulani, procedere sulle alture a nord di Cingoli (Macerata) fino alla riva destra del fiume Musone. La mattina del 13 aprile il tenente Antonio Gagliardi e l’ardito Giuseppe Arru compirono una pericolosa ricognizione nell’abitato di Cingoli vestiti da contadini, scoprendo che la maggior parte delle forze tedesche si erano ormai ritirate;  così, la mattina successiva, una compagnia del IX conquistò la località scontrandosi con i pochi elementi nemici rimasti. Dopo l’occupazione del paese gli Arditi proseguirono inseguendo i tedeschi in ritirata - catturandone alcuni - per poi ricevere l’ordine di radunarsi attorno a Cingoli per difenderla da un’eventuale azione avversaria e inviando pattuglie verso la riva destra del Musone. Verso il fiume vennero inviate due pattuglie, la prima agli ordini del sottotenente Luigi Cominotto riuscì a guadare il fiume e a raggiungere Valcareccio ma, dopo essere stati scoperti dai tedeschi, furono costretti al ritiro; la seconda pattuglia, guidata dal tenente Michele Pascarelli giunse a Villastrada e, dopo aver guadato il fiume, tese un agguato a una pattuglia nemica che venne distrutta con sei morti e due prigionieri, gli Arditi lamentarono la morte dell’ardito Giovanni Maria Simula, unico decorato con MOVM del reparto durante la Guerra di Liberazione.

Il 14 luglio le posizioni tenute dagli Arditi vennero rilevate dal CLXXXIV Battaglione Guastatori e i primi furono trasferiti a sud-est di Filottrano in preparazione dello sfondamento del Musone tornando alle dipendenze della II Brigata; il forzamento del fiume, che aveva come obiettivo finale la liberazione di Ancona, avrebbe impegnato l’intero II Polish Corps con a destra la 3rd Carpathian Rifle Division (3a Divisione di fanteria dei Carpazi) e a sinistra la 5th Kresowa Infantry Division (5a Divisione di fanteria Krasowa) mentre il Corpo Italiano di Liberazione aveva l’obiettivo di proteggere la sinistra della Divisione “Kresowa”, attaccare l’asse Villa Spada-Rustico e tenere occupato il nemico in direzione C. Baleani e Castel Rosino. Il generale Utili scelse di utilizzare la I Brigata per impegnare l’avversario mentre la II doveva manovrare per raggiungere Rustico.

La II Brigata, la più impegnata nell’offensiva, sarebbe stata composta da una colonna d’attacco formata dal 68° Fanteria (meno un battaglione) e dal IX Reparto d’Assalto la quale doveva conquistare Rustico e poi, dopo l’occupazione del paese, inviare una compagnia su Monte Bogo per mantenere il contatto con la 2nd (Warsaw) Armoured Brigade (2a Brigata Corazzata “Varsavia”).

L’attacco scattò il 17 luglio, nel settore della II Brigata questo venne portato avanti dal I Battaglione del 68° Fanteria ma la resistenza tedesca, supportata dai tiri dell’artiglieria, ostacolò i fanti della “Legnano” che subirono dure perdite e, verso le 15.30, terminarono la loro spinta offensiva a causa del logoramento; il battaglione venne sostituito dagli Arditi che iniziarono ad avanzare verso Rustico, sempre ostacolati dal fuoco tedesco. L’avanzata fu durissima, causando molti feriti fra le file degli Arditi, ma alle 22 gli Arditi liberarono l’abitato e raggiunsero anche Monte Bogo; la giornata fu però un’ecatombe per il IX Reparto il quale non disponeva di un reparto portaferiti e quindi molti feriti morirono per dissanguamento o mancanza di cure. Boschetti stesso intervenne e, contattati alcuni civili locali, riuscì a far trasportare su un carretto trainato da animali sette feriti, fra cui il sergente Sisto Bernardi, ma durante il tragitto il mezzo finì su una mina causando la morte di tutti tra cui il sergente Bernardi che, ormai gravemente ferito, preferì suicidarsi piuttosto di attendere la morte per stenti.

Dopo la dura battaglia il IX Reparto d’Assalto rimase schierato nella zona di Rustico e il giorno dopo entrò in Santa Maria Nuova abbandonata dai tedeschi mentre lo stesso giorno i polacchi liberarono Ancona.

Il 19 luglio la II Brigata raggiunse la riva destra del fiume Esino senza incontrare resistenza mentre la I Brigata avanzò verso Jesi (Ancona), liberata poi il giorno successivo dagli alpini del Battaglione “Piemonte”.

Lo stesso giorno il generale Utili diede ordine alla II Brigata, rafforzata da elementi dell’11° Artiglieria e da due batteria anticarro, di avanzare sulla direttrice Jesi-Belvedere Ostrense-Ostra Vetere-Barchi effettuando ricognizioni nella zona di S. Marcello; l’avanzata iniziò la mattina successiva e subito gli italiani incapparono in una dura resistenza fra cui lo stesso IX Reparto d’Assalto che stava avanzando sulla rotabile Acquasanta-Colle Honorati. L’avanzata italiana venne bloccata così gli Arditi furono rafforzati dal XXXIII Battaglione Bersaglieri e poi, dal 22 luglio, dall’intero 4° Reggimento Bersaglieri con obiettivo una serie di ricognizioni per saggiare lo schieramento tedesco. Quest’ ultime accertarono la presenza di una serie di forti posizioni di retroguardia a sud del fiume Misa, fu quindi ordinato al IX Reparto d’Assalto di ritirarsi a nord di Jesi come riserva lasciando le posizioni alla I Brigata ma questo movimento degli Arditi venne interrotto poco dopo. Il 25 luglio il Corpo Italiano di Liberazione ricevette ordine dal comando del II Polish Corps di assumere uno schieramento difensivo portando così il IX Reparto d’Assalto a essere inviato in riserva sempre a nord di Jesi.

Il C.It.L. rimase sulla difensiva per poco tempo e già il 27 luglio riprese l’avanzata verso il fiume Misa, ampliando anche il proprio fronte verso sinistra integrando nel proprio schieramento una parte di linea tenuto in precedenza dalla Brigata “Maiella” (3).

Nei primi giorni d’agosto gli italiani avanzarono fino al fiume Misa, superandolo, continuando ad avanzare prima guadando il fiume Nevolo raggiungendo poi il Cesano (Ancona) il 12 agosto. Lo stesso giorno il Corpo ricevette l’ordine di trasferimento tra Sassoferrato e Gubbio (Perugia), gli Arditi, inseriti nuovamente nella II Brigata, ritornarono al fronte schierandosi alla sinistra del Battaglione “Grado” rafforzato da una compagnia cannoni da 47/32 e da una sezione da 57/50.

Lo schieramento nel nuovo settore venne quasi subito modificato perché pochi giorni dopo il C.It.L. ricevette ordine di ritirarsi a sud di Macerata per un periodo di riposo mentre al fronte sarebbe rimasta una sola brigata, la II, cosa che creava grossi problemi visto che un fronte di 18 chilometri doveva essere tenuto da questa misera forza. Il IX Reparto d’Assalto, assieme al Battaglione “Bafile”, venne posto in 2° scaglione a Coldorso prendendo però parte ad alcune azioni di pattuglia come quella del 18 agosto nella zona di Villa Bossi - sul fiume Cinisco - che sorprese una posizione tedesca eliminandola.

Il 19 luglio il generale Utili diede ordine di avanzare su nuova posizioni e allo Squadrone volontari “Guide” del IX Reparto d’Assalto fu assegnato il compito di conquistare Pergola (Pesaro e Urbino), se abbandonata dal nemico; la località vide l’ingresso degli italiani alle 10.30 del 20 agosto mentre una pattuglia di Arditi effettuarono un colpo di mano presso S.M. di Carpineto uccidendo sei tedeschi e catturando due prigionieri e alcune armi.

Sempre il 20 luglio Utili ordinò una nuova avanzata, questa volta su due colonne; una agli ordini di Boschetti, composta dal IX Reparto d’Assalto, dalla 1a Compagnia Bersaglieri motociclisti e dal V Gruppo da 75/13, con il compito di procedere su Fenigli, Tarugo, Monte Scatto e Monte Paganuccio.

All’alba del 21 agosto iniziò l’avanzata che trovò poca resistenza e già alle 9 fu conquistata Fenigli, il giorno successivo la colonna avanzò verso Candigliano ostacolata dal tiro dell’artiglieria tedesca riuscendo a raggiungere Monte Martello, Monte San Lorenzo e Monte Savina. Nella notte una pattuglia di Arditi si scontrò con elementi tedeschi presso Monte Paganuccio catturando sette prigionieri.

Il 23 agosto lo Squadrone di Cavalleria raggiunse la zona di Monte Paganuccio mentre la 1a Compagnia Bersaglieri tentò inutilmente di raggiungere il fiume Metauro; la II Brigata era ora schierata sul fiume Candigliano con il IX Reparto d’Assalto fra fosso Cherio e fosso del Rio mentre lo Squadrone volontari “Guide” teneva le posizioni a sud di Monte Paganuccio. Il 25 agosto gli Arditi e lo Squadrone attaccarono alcune posizioni a nord-ovest del monte conquistandole con la cattura di molto materiale bellico; lo stesso giorno il C.It.L. passò nuovamente alle dipendenze del V Corps sempre alla sinistra della 4th Indian Infantry Division. e il 28 agosto una colonna formata dal Reggimento “San Marco”, dagli Arditi e dal V Gruppo da 75/13 superò il fiume Candigliano raggiungendo la displuviale tra questo fiume e il Metauro, nel mentre una pattuglia di Bersaglieri della 1a Compagnia fece il suo ingresso, assieme ai britannici, nella città di Urbino.

Nei giorni successivi l’avanzata continuò, il IX Reparto d’Assalto occupò San Cipriano e raggiunse Urbania (Pesaro e Urbino) ma il 30 agosto il C.It.L. ricevette l’ordine di sospendere ogni attività per ritirarsi verso Sassoferrato, in attesa di essere trasferiti in una nuova zona per il riordinamento.

Si concludeva così il ciclo operativo del Corpo Italiano di Liberazione, durante questo periodo il IX Reparto d’Assalto aveva perso tre ufficiali, otto sottufficiali e 32 Arditi mentre altri 73 erano stati feriti in combattimento.

A sinistra/In alto: Cartolina commemorativa del 68° Reggimento di Fanteria “Legnano” e del IX Reparto d’Assalto recanti le principali località dove hanno combattuto gli Arditi. La cartolina venne stampata dalla Edizioni d’Arte Vittorio Emanuele Boeri di Roma (via Filippo Corridoni 15) nel luglio 1944 (Collezione Autore)

A destra/In basso: Giovanni Maria Simula, nato a Ittiri (Sassari) nel 1917, qui fotografato in uniforme della Regia Aeronautica durante il suo servizio di leva nel biennio 1938/39. Simula, entrato a far parte del Battaglione Arditi nel luglio 1943, fu l’unico appartenente del IX Reparto d’Assalto ad ottenere la MOVM durante la Guerra di Liberazione. Venne decorato dopo la sua morte in combattimento nei dintorni di Cingoli (Macerata) il 14 luglio 1944 (Foto movm.it)


Nel Gruppo di Combattimento “Legnano”

Con lo scioglimento del Corpo Italiano di Liberazione il 24 settembre 1944 iniziò la costituzione dei Gruppi di Combattimento voluti dal generale Harold Alexander (all’epoca comandante del 15th Army Group) il quale aveva richiesto l’invio di materiale e armamento britannico per costituire due “gruppi di combattimento” italiani con organico simile alle divisioni di fanteria binarie italiane. Per la formazione di queste due grandi unità vennero scelte inizialmente le divisioni “Cremona” e “Friuli” ma fu poi deciso di aumentare a sei il numero dei gruppi di combattimento (4). Ogni Gruppo, sulla carta, avrebbe dovuto avere una forza di circa 9.500 uomini suddivisi in un comando (200 uomini), due reggimenti di fanteria (6.300 uomini), un reggimento di artiglieria (1.400 uomini), un battaglione del Genio (700 uomini) e i servizi (900 uomini).

Il 24 settembre venne costituito - agli ordini del generale Umberto Utili - il Gruppo di Combattimento “Legnano”, erede della disciolta 58a Divisione di Fanteria omonima, il quale sarebbe stata strutturata su 68° Reggimento di Fanteria, Reggimento Fanteria Speciale, LI Battaglione Misto Genio, 11° Reggimento Artiglieria e servizi (5); il IX Reparto d’Assalto venne destinato al primo reggimento costituendone il terzo battaglione e mantenendo la stessa denominazione (anche se, alcune volte, viene citato come III Battaglione d’assalto “Col Moschin”).
Il IX Reparto d’Assalto, assieme a tutto il Gruppo, venne stanziato nella zona di Piedimonte d’Alife (oggi Piedimonte Matese, Caserta) e più precisamente il 68° Fanteria fu insediato a Sant’Angelo d’Alife ma le condizioni meteo proibitive, a causa di pioggia e vento, e le pessime condizioni delle sistemazioni resero difficile la vita degli appartenenti del “Legnano” durante gli addestramenti in previsione dell’invio al fronte.

A dicembre il Gruppo venne trasferito nella zona di Bracciano e, a fine giugno, in quella del Chianti passando alle dipendenze della Eighth Army britannica, ma il 13 febbraio la subordinazione fu trasferita alla Fifth Army statunitense, creando peraltro grossi problemi logistici in previsione dell’entrata in linea, visto che il gruppo di combattimento era ormai interamente dotato di materiale britannico.

All’interno del 68° Fanteria il IX Reparto d’Assalto - a cui venne consegnato il labaro il 15 febbraio - rimase strutturato come durante il servizio nel C.It.L:

  • Squadrone Comando formato dagli appartenenti allo Squadrone di Cavalleria
  • 102a Compagnia (capitano Pietro Tiezzi)
  • 110a Compagnia (tenente Antonio Gagliardi)
  • 123a Compagnia (capitano Emanuele Peluccio)
  • 104a Compagnia Armi d’Accompagnamento (capitano Agostino Migliaccio)

Il 7 marzo il Luogotenente Generale del Regno principe Umberto visitò il Gruppo di Combattimento “Legnano” decorando con la Medaglia d'Argento al Valor Militare (MAVM) il labaro del IX Reparto d’Assalto e alcuni militari.

Il 15 marzo il Gruppo iniziò il trasferimento verso il fronte con destinazione il settore dell’Alto Idice alle dipendenze della 91st Infantry Division (91a Divisione di Fanteria) del II Corps statunitense per entrare in linea sostituendo due dei tre reggimenti della divisione americana; la sostituzione venne effettuata entro il 23 marzo con il Gruppo che si trovava ed essere il punto di congiunzione tra Fifth Army americana e la Eighth Army britannica. Il 68° Fanteria, schierato a destra dello schieramento italiano a contatto con la 25th Brigade (25a Brigata) della 10th Indian Infantry Division, sostituì il 362nd Infantry Regiment (362° Reggimento di Fanteria) rilevando le posizioni tra Colle Volpiere e rio Balino schierando il I e II Battaglione in primo scaglione e il IX Reparto in secondo scaglione tra Colle Nova e Colle Anzisa con l’obiettivo di effettuare colpi di mano contro il nemico il quale schierava di fronte agli italiani la 305. Infanterie-Division.

Il 68° Fanteria venne anche rafforzato da reparti statunitensi, precisamente da un plotone della C Company del 100th Chemical Mortar Battalion (100° Battaglione Mortai) e dalla A Company del 752nd Tank Battalion (752° Battaglione Carri), e dalla 51a Compagnia Artieri del LI Battaglione Misto Genio.

La prima azione degli Arditi all’interno del GdC “Legnano” fu in data 28 marzo quando una pattuglia compì un colpo di mano contro una postazione tedesca a Parrocchia di Vignale, la quale venne distrutta con la cattura di una mitragliatrice come di vari documenti (6) e l'uccisione di uno dei militari tedeschi al costo di un ferito tra le file degli italiani.

Il 1° aprile il Gruppo passò alle dirette dipendenze del II Corps dopo che la 91st Infantry Division fu sostituita in linea dalla 34th, nello stesso periodo il Comando americano di corpo d’armata ordinò un aumento delle azioni d’artiglieria per trarre in inganno i tedeschi sul luogo dell’offensiva principale; durante una discussione tra il generale Utili e il Capo di Stato Maggiore del II Corps il primo propose due attacchi diversivi con un ampio concorso d’artiglieria.

 Il 7 aprile, presso il comando del II Corps a Pietramala (Firenze), si tenne una riunione tra i comandanti delle grandi unità del corpo, per esporre i futuri sviluppi offensivi; per il "Legnano" era presente il colonnello Mario Brunelli, comandante dell’11° Artiglieria. Secondo i piani della Fifth Army, il IV Corps (IV Corpo d’Armata), a sinistra del II, avrebbe dovuto attaccare per primo aprendo una breccia nelle difese tedesche ad ovest di Bologna, mentre il II Corps, nelle settimane precedenti, avrebbe effettuato varie azioni per ingannare i tedeschi sul luogo dello sforzo principale. In caso di sfondamento da parte del IV Corps, allora sarebbe intervenuto nell’offensiva anche il II.  L’attacco del II Corps sarebbe stato effettuato da quattro divisioni statunitensi e dal “Legnano”, portando lo sforzo principale a ovest della strada statale n. 65 con un’azione che si sarebbe sviluppata da Ponente verso Levante. L’attacco era stato concepito come diviso in due momenti: una “fase bruna”, che aveva come obiettivo la conquista delle posizioni tra Pianoro (Bologna), Monte Adone e Monte Sole e, successivamente, una “fase nera”, con scopo la conquista dello snodo stradale di Praduro (Bologna).

Per l’attacco diversivo - nome in codice azione “Beta” - vennero scelti come obiettivi Parrocchia di Vignale e quota 459 i quali sarebbero stati attaccati rispettivamente da due plotoni della 110a Compagnia e da un plotone della 123a supportate dal fuoco di quattro gruppo di obici da 25 libbre dell’11° Artiglieria e del 125th Field Artillery Battalion (125° Gruppo Artiglieria), dal 85th (East Anglian) Mountain Regiment (85° Reggimento Artiglieria da Montagna, British Army) e da varie batterie del 77th Field Artillery Regiment (77° Reggimento Artiglieria).

L’attacco, dopo venti minuti di preparazione d’artiglieria, scattò il 10 aprile alle 6.00, i due plotoni della 110a, al comando rispettivamente dei sottotenenti Pascarelli e Manenti, avanzarono lentamente lungo i campi minati raggiungendo l’obiettivo solo alle 6.20 dopo aver subito anche un bombardamento mezzo mortai. Il combattimento fu molto duro, gli Arditi distrussero una postazione di mitragliatrice con un PIAT ma alle 6.45 partì un contrattacco tedesco respinto con difficoltà anche grazie al contributo dell’artiglieria; nello scontro perì il sottotenente Manenti (7) - decorato con MAVM - e alle 7.00 tutti e due i plotoni si ritirarono verso le linee di partenza lasciando sul terreno sei morti e 26 feriti.

Nello stesso periodo il plotone della 123a, suddiviso in due gruppi d’assalto (s.ten. Otello Schiavoni e Renato Palma), un gruppo d’appoggio e un nucleo guastatori, dopo aver superato un campo minato iniziò l’attacco verso l’obiettivo; i tedeschi reagirono con intenso fuoco di mortai ma alle 6.35 la vetta venne raggiunta e gli Arditi fecero strage del presidio tedesco con bombe a mano, colpi di mitra e pugnali supportati anche dal fuoco degli Sherman della A Company del 752nd Tank Battalion che distrusse due postazioni tedesche. Conclusa l’azione, al costo di un caduto e nove feriti, gli Arditi rientrarono alle loro posizioni alle 7 portando con loro un prigioniero e una mitragliatrice dopo aver fatto brillare una postazione tedesca in calcestruzzo con una carica esplosiva (8).

Gli Arditi, per le due azioni, ricevettero i complimenti dal generale Geoffrey Keyes, comandante del II Corps, e dal generale Utili.

Ormai l’offensiva generale per liberare il Nord Italia era molto vicina, il IV Corps iniziò l’offensiva il 14 aprile mentre il II si unì all’attacco il giorno 16; Il GdC “Legnano” ebbe ordine di tallonare aggressivamente il nemico in ritirata; il 20 aprile il IX Reparto d’Assalto venne trasferito nella zona di C. Nuove e C. di Sotto in sostituzione del 3th Battalion del 168th Infantry Regiment (168° Reggimento di Fanteria) posto alla sinistra del Reggimento Fanteria Speciale. Gli Arditi partirono subito all’attacco, come il resto del Gruppo “Legnano”, conquistando rapidamente alcune località minori - catturando venti prigionieri - e giungendo verso le 18 su Monte Gradizzo e Botteghino di Zocca (Bologna) nel fondo della Val di Zena; il giorno stesso Utili diede ordine di puntare direttamente su Bologna così, il giorno successivo, i bersaglieri del Battaglione “Goito” e gli Arditi ripresero l’avanzata, conquistando Monte Calvo e superando facilmente il torrente Savena per poi fare il loro ingresso nel capoluogo emiliano tra le 9.30 e le 10 circondati da ali di folla festeggianti (9).

Dopo la liberazione di Bologna il Gruppo venne stanziato tra la Strada Statale n. 9 e il Savena  e successivamente, passato in riserva di Corpo d’Armata, a Calderara di Reno (Bologna), in previsione di un impiego in supporto delle 88th e 91st Infantry Division; il “Legnano” in seguito venne posto alle dipendenze dirette della Fifth Army il 23 aprile e, tra il 27 e 29, ricevette la notizia di doversi trasferire nella zona di Isola della Scala (Verona) ma subito dopo fu destinato alla liberazione di Brescia, passando al IV Corps.

Il IX Reparto d’Assalto, dopo aver liberato Peschiera del Garda (Verona) la mattina del 30 aprile, fu raggiunto da un ufficiale statunitense il quale dichiarò agli Arditi che presso Ponti sul Mincio (Mantova) un folto gruppo di tedeschi e repubblicani (10) si era attestato su Monte Casale e continuava a resistere.

Subito partì per la nuova destinazione un gruppo di 60 uomini su cingolette Bren Carrier della 104a Compagnia Armi d’Accompagnamento il quale, rafforzato da un plotone mortai da 3 pollici, da un cannone da 57/50 e una mitragliatrice da 12,7 mm, giunse in rinforzo ai partigiani delle Brigate “Italia” e “Avesani” (11) ivi presenti già dal mattino che stavano tentando di conquistare il monte.

L’attacco congiunti di Arditi e partigiani partì alle 13:30, 30 Arditi scalarono la montagna sul versante nord orientale mentre i partigiani da quello nord occidentale e sud orientale ma i tedeschi, seppur attaccati da più parti, iniziarono ad opporre una durissima resistenza. L’attacco durò fino alle 17.30 quando finalmente gli italiani raggiunsero la vetta e costrinsero alla resa il presidio comandato da un giovane tenente delle SS ormai gravemente ferito; lo scontro costò agli Arditi ben cinque caduti, di cui quattro decorati al Valor Militare (12), e quattro feriti a cui si aggiunsero un soldato statunitense (13) e tre partigiani caduti, tra cui il giovanissimo Alberto Montini della Brigata “Avesani” di soli 15 anni, decorato poi con Medaglia di Bronzo al Valor Militare (MBVM).

Conclusa la battaglia, e raccolti i caduti, il gruppo di Arditi riprese la marcia verso Brescia ormai liberata la sera del 29 aprile da un raggruppamento composto dal Battaglione Bersaglieri “Goito”, dal resto del IX Reparto d’Assalto, dal I Battaglione del 68° Fanteria e dalla A (meno il 2nd Platoon) e B Company del 751st Tank Battalion.

Il 2 maggio 1945, con la Resa di Caserta firmata il 29 aprile, si concluse la Campagna d’Italia, il IX Reparto d’Assalto, con un organico che non superò mai i 500 effettivi, dall’armistizio al maggio 1945 ebbe 60 caduti, di cui 50 in combattimento, 2 dispersi e 206 feriti di cui 149 in combattimento mentre numerose furono le onorificenze ottenute da questi eroici uomini tra cui una MOVM, 18 MAVM, 41 MBVM, 48 Croci di Guerra al Valor Militare, 1 Silver Star statunitense, 1 Bronze Star e 7 decorazioni polacche (14)

La bandiera del IX Reparto venne decorata con due MAVM, una - già citata nel testo - nel febbraio 1945 per le azioni con il Corpo Italiano di Liberazione e una nel luglio 1947 per quelle con il Gruppo “Legnano”.

Concluso il conflitto il 68° Fanteria venne dislocato a Bergamo dove, nel Palazzo Pesenti Pigna (ex sede della Federazione Provinciale Fascista di Bergamo, in via Vittore Tasca 2), era presente anche il Comando del Gruppo di Combattimento “Legnano” il quale, dal 15 ottobre 1945, riprese la denominazione di Divisione di Fanteria “Legnano”. Il reparto di Arditi ebbe però ancora vita breve e il 15 agosto 1946 venne sciolto e sostituito dal III Battaglione nell’organico del 68° Fanteria.

Solo nel 1952 ex ufficiali degli Arditi costituirono un plotone presso il Centro Militare di Paracadutismo di Viterbo che nel 1953 divenne Compagnia Sabotatori Paracadutisti presso la Scuola di Fanteria di Cesano e, nel 1957, Reparto Sabotatori Paracadutisti. Nel 1961 fu elevato e battaglione e nel 1971 fu costituito il 9° Reparto d’Assalto “Col Moschin” che nel 1995 divenne 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” con sede alla Caserma “Vannucci” di Livorno

A sinistra/In alto: Quattro Arditi del IX Reparto d'Assalto immortalati durante un addestramento. Da notare l'utilizzo del basco, copricapo iconico degli Arditi, e del MAB 38. La didascalia originale del libro afferma che la foto sia stata scattata prima di un attacco sul fronte di Bologna ma il vestiario non corrisponde a quello utilizzato dai soldati italiani dei gruppi di combattimento. Nei GdC gli italiani erano equipaggiati con capi britannici (Battledress, etc...) mentre quelli in fotografia sono vestiti con l'uniforme estiva utilizzata dagli Arditi durante l'impiego con il C.It.L. (Foto A. Fatucchi, Miseria ed onore. L’esperienza più preziosa della mia vita, Arezzo, Protagon Editori, 2008)

A destra/In basso: Un Bren Carrier del IX Reparto d'Assalto durante il servizio all'interno del Gruppo di Combattimento "Legnano" pilotato da un ardito. Da notare la scritta "è nero ma non fascista" nella parte frontale del mezzo, il numero "57" indicante il terzo battaglione del 68° Reggimento di Fanteria sul parafango sinistro e il tricolore con al centro Alberto da Giussano, simbolo del GdC "Legnano", sul parafango destro (Foto L. Manes, Il Gruppo di Combattimento Legnano, Zanica, Soldiershop, 2020)


 

Note

1 - Come altri reparti del I Raggruppamento Motorizzato anche il IX Reparto d’Assalto fu colpito dalla piaga delle diserzioni, 30 Arditi disertarono appena arrivati sul Continente nel febbraio 1944 

 

2 - La denominazione di questo reparto è molto confusa, in questo caso abbiamo utilizzato il nome presente nell’opera di S.E. Crapanzano, Il Corpo Italiano di Liberazione (aprile-settembre 1944). Narrazione - documenti, op. cit., ma in altri lavori (vedesi P. Crippa I reparti corazzati del Regio Esercito e l’Armistizio. 2° Volume, op. cit.,) viene chiamato Squadrone di Cavalleria

 

3 - La Brigata “Maiella” era una formazione partigiana al comando di Ettore Troilo che combatté in seno all’Eighth Army fino al maggio 1945. 

 

4 - I sei gruppi di combattimento furono: “Cremona”, “Friuli”, “Folgore”, “Legnano”, “Mantova” e “Piceno”

 

5 - Servizi formati dalla 51ª Sezione Sanità, da due ospedali da campo (244° e 332°), dalla 250ª Compagnia Trasporti e Rifornimenti e da altri reparti minori.

 

6 - Grazie ai documenti catturati si scoprì che la posizione era occupata da militari tedeschi della 7. Kompanie/Grenadier-Regiment 577 (7a Compagnia/577° Reggimento Grenadier)

 

7 - Il sottotenente Manenti aveva un fratello, Franco Manenti classe 1926, prima allievo ufficiale della Scuola A.U. della Guardia Nazionale Repubblicana di Varese e poi sottotenente del Comando divisionale della 3a Divisione di fanteria di marina “San Marco”. Franco cadde ad Altare (Savona) il 7 marzo 1945 per un incidente con arma da fuoco. Vedesi P. Baldrati, San Marco…San Marco…Storia di una divisione, Milano, Associazione Divisione Fanteria di Marina “San Marco”, 1989 ed E. Scarone, I caduti della R.S.I. Savona e Provincia, Torino, Novantico Editore, 2000

 

8 - Complessivamente vennero impiegati 132 uomini per l’azione “Beta”; tre ufficiali, otto sottufficiali e 77 arditi della 110a Compagnia e due ufficiali, cinque sottufficiali e 37 arditi per la 123a. Le perdite ammontarono a sette caduti, 36 feriti e un disperso, ossia il 26% della forza impiegata

 

9 - Il primo reparto italiano a fare il suo ingresso in Bologna fu però il Gruppo di Combattimento “Friuli” 

 

10 - Tra il 29 e il 30 aprile i partigiani catturarono una piccola colonna di militari della RSI diretta in Val d’Adige. Questi dichiararono che un bel più folto gruppo aveva raggiunto Monte Casale pronti a difenderlo assieme ai tedeschi. Non si sa di che reparto fossero questi militari italiani né il loro numero; in zona erano presenti militi della Divisione “Etna” della Guardia Nazionale Repubblicana, addetti alle contraeree tedesche, ma anche molti reparti sbandati e non che stavano ripiegando verso Nord.

 

11 - La Brigata “Avesani”, nata nel luglio 1944, era costituita da quattro battaglioni di cui solo uno, il “Gino Dusi” al comando di Luigi Signori “Bruto”, in quei giorni era dislocato nella zona di Ponti sul Mincio con lo scopo di rastrellare e disarmare i militari nemici. A causa della resistenza presso Monte Casale giunsero in loco anche elementi della Brigata “Italia”, reparto partigiano autonomo formato soprattutto da ex militari al comando di Fiorenzo Olivieri “Enzo” e inserito nel Comando Gruppo Brigate “L. Fava” con una forza di 210 uomini.

 

12 - Vennero decorati con MBVM gli arditi Mario Galbussera, Luigi Marcon e Antonio Quaranta e con MAVM l’ardito Erigo Benedetti. Il quinto caduto, sergente maggiore Giorgio Orcesi, non fu decorato.

 

13 - Si trattava del private first class Richard A. Carlson di Ramsey County (Minnesota) assegnato al 616th Field Artillery Battalion (616° Gruppo Artiglieria) della 10th Mountain Division (10a Divisione da Montagna) il quale, su richiesta del partigiano Luigi Signori “Bruto” - comandante della Battaglione “G. Dusi”, Brigata “Avesani” - prese contatto col comando divisionale a Peschiera il quale avvisò gli Arditi della presenza di forze nemiche su Monte Casale. Iniziato l’attacco il private Carlson non si tirò indietro e partecipò all’attacco venendo falciato mentre seguiva la squadra di Arditi del sergente maggiore Francesco Speltini. Oggi è sepolto nel Florence American Cemetery and Memorial in località Falciani (Firenze)

 

14 - Le informazioni riportate sono state tratte dal documento Contributo dato dal IX Reparto d’Assalto nella guerra di liberazione (perdite in genere e decorazioni riguardanti il reparto dall’8 settembre 1943 all’8 maggio 1945), redatto a Cremona il 20 giugno 1946 dal nuovo comandante, tenente colonnello Mario Chiavarino, e dal tenente Antonio Gagliardi. Il documento è presente in Comitato per le celebrazioni del ventesimo anniversario della Resistenza - Bologna, Gli Arditi del IX Reparto d’Assalto nella liberazione di Bologna, op. cit., pp. 62-63

Fonti

 

Bibliografia

  • C. Benfatti, Monte Casale l’ultimo combattimento. Ponti sul Mincio. 30 aprile 1945, Mantova, Editoriale Sometti, 2002
  • Comitato per le celebrazioni del ventesimo anniversario della Resistenza - Bologna, Gli Arditi del IX Reparto d’Assalto nella liberazione di Bologna, Bologna, Arti Grafiche Tamari, 1965
  • P. Crippa, I reparti corazzati del Regio Esercito e l’Armistizio. 2° Volume, Zanica, Soldiershop, 2021
  • F. Dell’Uomo e R. Puletti, L’Esercito verso il 2000. Storia dei corpi dal 1861, Volume Primo, Tomo I, Roma, USSME, 1998
  • Id., L’Esercito verso il 2000. Storia dei corpi dal 1861, Volume Secondo, Tomo I, Roma, USSME, 2001
  • G. Conti, Il Primo Raggruppamento Motorizzato, Roma, Ufficio Storico Stato Maggiore dell’Esercito, 2013
  • S.E. Crapanzano, Il Corpo Italiano di Liberazione (aprile-settembre 1944). Narrazione - documenti, Roma, USSME, 1950
  • Id., I Gruppi di Combattimento. Cremona-Friuli-Folgore-Legnano-Mantova-Piceno (1944-1945), Roma, USSME, 2010
  • A. Fatucchi, Miseria ed onore. L’esperienza più preziosa della mia vita, Arezzo, Protagon Editori, 2008
  • A. Giusti, Le camionette della Repubblica Sociale Italiana 1943-1945, Zanica, Soldiershop, 2024
  • L.E. Longo, I “reparti speciali” italiani nella Seconda Guerra Mondiale, Milano, Mursia, 1991
  • L. Manes, Il Gruppo di Combattimento Legnano, Zanica, Soldiershop, 2020
  •  A. Murero, Il Gruppo di Combattimento “Legnano” nella Guerra di Liberazione, Roma, Centro Studi e ricerche storiche sulla Guerra di Liberazione, 1997.
  • D. Notaro, Il Reggimento Fanteria Speciale in “STORIA Militare” n. 380, maggio 2025
  • A. Penco, Dal Volturno al Mincio (la vicenda del 68° reggimento fanteria “Legnano” nel 1944-45), Oneglia, Edizioni Cav. A. Dominici, 1985
  • U. Postiglioni, Il X Reggimento Arditi in “Studi Storico Militari 1986”, Roma, USSME, 1987
  • A. e G. Ricchezza, L’esercito del Sud. Il Corpo Italiano di Liberazione dopo l’8 settembre, Milano, Mursia, 1973
  • AA.VV., La “Legnano” attraverso i suoi comandanti 1934-1996, Bergamo, Ferrari Grafiche, 1996

 

Documenti

  • AAR 47-U, After action report, 752d Tank Battalion
  • AAR 691-U, After action report 751st Tank Battalion

 

Sitografia


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