Lo sbarco a Inch’ŏn: L'operazione Chromite
Arturo Giusti
Lo sbarco di Inch’ŏn, in coreano Inch’ŏn Sangnyuk Chakchŏn (1) (인천 상륙 작전), fu un’operazione anfibia condotta il 15 settembre 1950 dalle forze delle Nazioni Unite e dall’Esercito della Repubblica di Corea, contro le truppe dell’Esercito Popolare Coreano che occupavano il porto di Inch’ŏn. L’azione, diretta dal generale Douglas MacArthur, è conosciuta anche come Inch’ŏn Chŏnt’o (Battaglia di Inch’ŏn) e viene spesso collocata, per peso strategico, accanto alla Battaglia di Stalingrado e alla Campagna di Guadalcanal nella Seconda guerra mondiale, in quanto momento di svolta decisivo nel conflitto coreano.
Nelle fasi iniziali della Guerra di Corea, l’Esercito della Repubblica di Corea e le forze delle Nazioni Unite subirono una serie di sconfitte consecutive, venendo progressivamente respinte verso sud fino all’area della provincia di Kyŏngsang e al cosiddetto perimetro di Pusan, nell’estremo sud-est della penisola Coreana. Lo sbarco di Inch’ŏn, concepito come operazione di aggiramento strategico, mirava a tagliare le linee di comunicazione e di rifornimento dell’Esercito Popolare Coreano e riequilibrando in modo radicale il quadro operativo. Il successo dell’operazione determinò un rapido mutamento della situazione al fronte, permettendo la riconquista di Seul e ponendo fine alla fase di avanzata quasi ininterrotta delle forze nordcoreane.
Il nome in codice dell’operazione, Operazione Chromite, fu scelto con particolare attenzione alla sicurezza delle comunicazioni, derivato dalla parola inglese per il minerale cromo, con l’intento di evitare qualsiasi associazione evidente con obiettivi o modalità operative. Nella storiografia e nella propaganda della Repubblica Democratica Popolare di Corea è invece menzionato raramente, mentre viene enfatizzata una sua singola componente difensiva, la Battaglia difensiva dell’Isola di Wŏlmi, che è oggetto di commemorazioni ufficiali e narrative celebrative.
In alto: Una LCVP con a bordo marines del 2nd Battalion, 5th Marine Regiment solca le acque della baia di Inch’ŏn mentre dirige su Red Beach. Sulla rampa anteriore sono posizionate delle scale con rampini. Queste scale vennero adoperate dai marines per arrampicarsi sul molo di Red Beach. (Foto NARA)
La città di Inch’ŏn
La storia di Inch’ŏn (2) affonda le sue radici in età molto antica: la zona risulta abitata fin dal Neolitico e compare per la prima volta nelle fonti nel 475 d.C., con il nome di Mich’uhol, sotto il regno di Changsu di Koguryŏ, per poi cambiare più volte denominazione in epoca successiva, ad esempio Kyŏngwŏn e Inju durante la dinastia Koryŏ, fino all’adozione ufficiale del toponimo Inch’ŏn nel 1413 in piena età Chosŏn che venne però sostituito presto dal nome Chemulp’o che rimase in uso fino al 1910.
Per la sua posizione alla foce del fiume Han, il territorio di Inch’ŏn funzionò a lungo come “porta marittima” verso le capitali di Kaegyŏng (l’odierna Kaesŏng, Corea del Nord) in epoca Koryŏ e, più tardi, verso Hansŏng (l’attuale Seul), concentrando attività di pesca, produzione di sale e un modesto cabotaggio costiero, pur restando penalizzato dalla politica marittima restrittiva, la cosiddetta Haegŭm Chŏngch’aek (Politica di Interdizione Marittima), con cui il Regno di Chosŏn limitava severamente i contatti navali con l’estero.
Nel XIX secolo l’area entrò al centro delle tensioni generate dalla pressione delle potenze occidentali e del Giappone: dopo vari incidenti diplomatici come: la Spedizione Francese in Corea (1866), la Spedizione Statunitense in Corea (1871), l'incidente di Kanghwa (1875), il Trattato di Kanghwa del 1876, imposto dal Giappone al Regno di Chosŏn, Chemulp’o venne designata come porto d’apertura sul versante occidentale. Il porto di Chemulp’o fu ufficialmente aperto al traffico internazionale il 1º gennaio 1883 in seguito al Trattato di Chemulp’o con il Giappone.
Dal 1883 al 1910, la città portuale si trasformò da un insediamento con circa 4.700 abitanti (3) in un porto internazionale chiave per la modernizzazione della Corea. Dopo l'apertura all’occidente, che lo designò come primo porto coreano aperto al commercio estero, seguirono accordi con Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania e Russia.
Chemulp’o divenne la principale porta d’accesso per i mercanti stranieri, ospitando comunità da Cina, Giappone, Gran Bretagna, America, Germania e Russia. Economicamente, gestì un volume crescente di transazioni: entro il 1907, rappresentava il 50% del totale commerciale coreano, incluse esportazioni di cereali, sale, oro e importazioni di beni industriali. Militarmente, fu teatro della Battaglia della Baia di Chemulp’o nel 1904, in cui l’incrociatore corazzato Varyag e la cannoniera Koreets del Primo Squadrone del Pacifico della Marina Imperiale Russa sotto il comando del Capitano di 1° Grado Vsevolod Fyodorovich Rudnev si scontrarono con il Secondo Squadrone della Marina Imperiale Giapponese del Contrammiraglio Uryū Sotokichi con sei incrociatori e tre torpediniere che segnò l'inizio della Guerra russo-giapponese, con le navi russe autoaffondate nel porto dopo lo scontro per evitarne la cattura.
Infrastrutturalmente, emersero quartieri come la Chinatown (4) (fondata nel 1884 da commercianti della provincia cinese di Shāndōng) e il Chemulp'o Club (spostato lì nel 1901), un edificio in stile occidentale progettato dall'architetto russo Aleksey Seredin-Sabatin, che fungeva da centro per discussioni politiche e commerciali tra espatriati di 11 nazioni.
La città divenne uno dei principali luoghi di introduzione della “modernità coloniale” nella penisola: qui sorsero alcune “prime volte” coreane, come la linea ferroviaria Chemulp’o-Seul nel 1899, uno dei primi alberghi moderni per accogliere i commercianti e dignitari esteri, uffici postali e infrastrutture telegrafiche.
Con l’annessione formale della Corea all’Impero giapponese nel 1910, Chemulp’o fu dapprima rinominata Jinsen ed integrata nel sistema portuale e industriale coloniale: il porto venne ampliato, furono impiantate industrie manifatturiere e impianti come vetrerie, stabilimenti siderurgici, raffinerie e complessi chimici, e la città assunse il profilo di centro industriale moderno al servizio della rete commerciale che collegava il Giappone metropolitano alla Manciuria e al continente.
Tra il 1914 e il 1940 avvennero riorganizzazioni amministrative: parti esterne furono unite a Pup’yŏng per formare Puch’ŏn, nell’entroterra. Economicamente, il volume commerciale aumentò di circa 40 volte tra il 1910 e il 1939, con esportazioni di risorse coreane verso il Giappone e importazioni di beni manufatti. Militarmente, servì come base per operazioni coloniali, inclusa la soppressione della cultura coreana e lo sfruttamento della manodopera. Infrastrutturalmente, i giapponesi costruirono moli, magazzini, ferrovie e strade, trasformandolo in un hub logistico per l'impero. La città crebbe urbanisticamente, con edifici coloniali in muratura in città e una vasta quantità di strutture, ovviamente le cruciali infrastrutture portuali, ma anche numerosi impianti produttivi nell’entroterra.
La colonizzazione comportò una forte crescita demografica, la creazione di quartieri differenziati per status etnico e sociale, la costruzione di scuole, chiese e infrastrutture “moderne”, in un quadro tuttavia segnato da gerarchie coloniali e da forti disuguaglianze con i cittadini coreani, ad esempio costretti a usare nomi giapponesi e a parlare giapponese. Dopo la sconfitta del Giappone nel 1945, con la fine di 35 anni di dominio coloniale, In’chŏn passò sotto l’amministrazione militare statunitense nella zona a sud del 38º Parallelo; il porto fu uno snodo fondamentale per il rimpatrio dei cittadini giapponesi, per l’ingresso delle truppe statunitensi e per il flusso di aiuti, mentre la città dovette assorbire l’arrivo di profughi dalle regioni settentrionali e affrontare un’economia devastata dalla guerra e dalla brusca transizione postcoloniale.
Dopo la liberazione dalla dominazione giapponese nel 1945 e fino al giugno 1950, In’chŏn rimase un porto vitale per la ripresa economica della Corea del Sud, sotto amministrazione iniziale USA e poi della Repubblica di Corea (5).
Economicamente, la funzione di importazione si rivitalizzò: nel 1946 rappresentava il 94% delle entrate totali coreane, l'85% nel 1948 e l'88% nel 1949, fornendo prodotti industriali e fungendo da via d’accesso per la capitale.
Nel 1948, con la nascita della Repubblica di Corea a sud e della Repubblica Popolare Democratica di Corea a nord, la penisola risultò di fatto divisa in due stati antagonisti e In’chŏn si consolidò come porto principale dello Stato meridionale. Nonostante un calo produttivo post-liberazione, supportò l'industrializzazione e il commercio, sfruttando il suo porto naturale e la vicinanza a Seul per integrarsi nell'area metropolitana.
Dal 25 giugno 1950, con l'invasione nordcoreana, In’chŏn fu occupato dalle forze dell'Esercito Popolare Coreano il 4 luglio, rimanendo sotto controllo nordcoreano fino allo sbarco del 15 settembre. Economicamente e logisticamente, il porto fu usato per linee di rifornimento e comunicazioni a supporto delle operazioni dell'Esercito Popolare Coreano nel sud. I nordcoreani utilizzarono principalmente il porto di In’chŏn per stoccare e spedire, su giunche, pescherecci e altre navi di piccole dimensioni, rifornimenti alle truppe nordcoreane che combattevano a sud. Queste barche muovevano di notte, sempre a breve distanza dalla costa dove sbarcavano le poche casse di munizioni e sacchi di riso che avevano a bordo, prima di tornare a nord (6). L’operazione, per quanto limitata, procedette anche grazie alle migliaia di tonnellate di equipaggiamenti statunitensi forniti ai sudcoreani e catturati nelle prime fasi della guerra tra Seul, In’chŏn e Suwŏn.
A sinistra/In alto: Il porto di Chemulp’o nel 1884, l’edificio bianco sulla collina è il Consolato Britannico. (Foto blog.naver.com via kkkk8155)
A destra/In basso: Foto aerea della città di In’chŏn e dei suoi dintorni, compreso il porto, in una foto aerea dell’Agosto 1950, prima dei bombardamenti. (Foto USAF)
La Guerra di Corea
La Guerra di Corea iniziò alle 4:00 di mattina di domenica 25 giugno 1950. Dopo una preparazione d'artiglieria di un ora, le forze dell’Esercito Popolare Coreano superarono il 38° Parallelo invadendo la Repubblica di Corea.
Le forze Nordcoreane erano stimate in oltre 150.000 uomini divisi in 1ª Armata, del generale Kim Cha’ek (1ª; 3ª; 4ª, 6ª Divisione di Fanteria e 105ª Brigata Corazzata) e la 2ª Armata del generale Kim Kwang-hyop (2ª; 5ª, 7ª Divisione di Fanteria). La 1ª Armata aveva il compito di conquistare la penisola di Ongjin e la capitale del sud, Seul, la 2ª Armata invece, doveva conquistare la parte centro-orientale della penisola, supportando la 1ª Armata.
L’Esercito della Repubblica di Corea, benché equipaggiato con materiale di produzione statunitense moderno, era completamente impreparato a combattere una guerra. Lo scarso addestramento e la velocità Nordcoreane causarono numerose perdite, ma peggio ancora, portarono l'esercito sudcoreano a cedere terreno nei primi due giorni di guerra, fino al quasi totale annientamento delle forze sudcoreane a nord di Seul.
La capitale sudcoreana cadde il terzo giorno di guerra e dopo aver superato il fiume Han, i nordcoreani ripresero l'avanzata conquistando Suwŏn il 4 luglio 1950 e continuando a spingere verso sud le forze sudcoreane.
Il 5 luglio 1950, a 10 km a sud di Suwŏn, le forze della 3ª e 4ª Divisione di Fanteria ‘Seul’ (7) e della 105ª Divisione Corazzata ‘Seul’ (8) della 1ª Armata nordcoreana si scontrarono con le forze dell’US Army (Esercito Statunitense) a Osan.
La famosa Task Force Smith firmata da 540 soldati provenienti dal 1st Battalion (1° Battaglione) del 21st Infantry Regiment (21° Reggimento di Fanteria), 24th Infantry Division (24ª Divisione di Fanteria) e dalla A Battery (Batteria A), 52nd Field Artillery Battalion (52° Gruppo d'Artiglieria Campale).
Le forze statunitensi avevano il compito di arrestare i nordcoreani, ma a causa di seri problemi di approvvigionamento e di ritardi nell'arrivo dei rinforzi, nelle prime settimane di guerra, le forze statunitensi furono costrette ad una serie clamorosa di insuccessi.
Ad Osan, gli statunitensi ebbero 54 morti, 83 prigionieri, 27 feriti e lasciarono in mano coreana la maggior parte degli equipaggiamenti e nei giorni successivi la situazione peggiorò ancora.
Ciononostante nelle successive settimane gli statunitensi riuscirono a rallentare, pagando un tributo di sangue enorme, le forze dell’Esercito Popolare Coreano.
Il 20 luglio i nordcoreani entrarono a Taejŏn, a 160 km da Seul e proseguirono la loro avanzata.
Entro il mese di agosto, l’Esercito Popolare Coreano continuò ad avanzare, respingendo progressivamente verso sud sia le forze della Repubblica di Corea sia l’Eighth Army (Ottava Armata) degli Stati Uniti. Le conseguenze dei consistenti tagli al bilancio della difesa operati dall’amministrazione Truman si rivelarono particolarmente gravi (9), poiché le truppe statunitensi furono costrette a sostenere onerose azioni di retroguardia. Di fronte a un esercito esperto, ben guidato e dotato di più carri armati. In assenza di un adeguato arsenale anticarro, di artiglieria sufficiente e di unità corazzate, le forze americane dovettero ripiegare, consentendo all’Esercito Popolare Coreano di procedere verso la parte meridionale della penisola. Nel mese di settembre, le forze delle Nazioni Unite si ritrovarono confinate nell’estremo sud-est della Corea, in prossimità di Pusan, all’interno di un perimetro di circa 230 km, delimitato in larga misura dal fiume Naktong; tale area corrispondeva a circa il 10% del territorio coreano.
Nel successivo episodio bellico noto come battaglia del Perimetro di Pusan, le forze delle Nazioni Unite resistettero agli attacchi dell’Esercito Popolare Coreano, diretti a conquistare la città attraverso operazioni nell’area del Naktong Bulge, di P’ohang e di Taegu. L’United States Air Force (USAF - Aeronautica degli Stati Uniti) interruppe le linee logistiche nordcoreane effettuando circa 40 sortite quotidiane a supporto delle operazioni terrestri, distruggendo 32 ponti e bloccando in tal modo la maggior parte dei movimenti stradali e ferroviari diurni. Le unità dell’Esercito Popolare Coreano furono quindi costrette a ripararsi in gallerie durante il giorno e a muoversi esclusivamente nelle ore notturne. Per impedire ai nordcoreani l’accesso a equipaggiamenti e rifornimenti, l’USAF colpì depositi logistici, raffinerie e porti, mentre l’aviazione della United States Navy (USN - Marina degli Stati Uniti) attaccò i principali nodi di trasporto. Come conseguenza, l’Esercito Popolare Coreano, ormai eccessivamente esteso sul territorio, non fu più in grado di mantenere adeguate linee di rifornimento nel sud della penisola.
Trovatesi in una situazione di stallo, le truppe nordcoreane iniziarono a trincerarsi nelle loro posizioni anche per respingere le controffensive locali lanciate dalle truppe assediate nel perimetro. Con immense difficoltà a causa dei costanti attacchi aerei diurni, le unità dell'Esercito Popolare Coreano iniziarono a preparare diversi punti di resistenza, nonché vere e proprie linee difensive organizzate con artiglieria e carri armati con guasti al motore, che venivano utilizzati come bunker.
A sinistra/In alto: Soldati dell’Esercito Popolare Coreano avanzano in territorio sudcoreano durante le prime settimane di guerra. Si tratta del frame di un video di propaganda nordcoreano che entrò in possesso delle forze delle Nazioni Unite nel corso della guerra. (Foto https://youtu.be/X7Hw0-DjXkc?si=jQ3D5hCyVYMukKgX)
A destra/In basso: L'avanzata dell’Esercito Popolare Coreano tra il 25 Giugno ed Agosto 1950. (Mappa Encyclopedia Britannica)
La Decisione per l’Operazione di Sbarco e l’Esperienza di MacArthur
In questo contesto di stallo operativo e di previsione di costi umani estremamente elevati per una controffensiva frontale, il comando delle Nazioni Unite, sotto la guida del generale Douglas MacArthur, cominciò a valutare soluzioni alternative in grado di modificare in modo radicale il rapporto di forze. L’idea di un’operazione anfibia, prese forma precisamente come risposta a tali vincoli strategici: colpire il fianco operativo dell’Esercito Popolare Coreano, interromperne le linee di rifornimento e comunicazione e, al tempo stesso, creare le condizioni per la riconquista della Corea senza dover pagare il prezzo, prevedibilmente proibitivo, di un’avanzata diretta dal fronte del Naktong al 38° Parallelo.
In tal modo, l'operazione anfibia, che all'epoca non aveva ancora un’area precisa, si configurò sin dall’inizio come un’operazione a elevato rischio, ma potenzialmente decisiva, pensata per trasformare una situazione difensiva al limite della sostenibilità in un’offensiva di rovesciamento strategico.
Il generale Douglas MacArthur, comandante delle forze delle Nazioni Unite, aveva già pensato ad uno sbarco anfibio in Corea. Durante una sua ispezione alla linea difensiva del fiume Han il 29 giugno formulò l’idea di invertire l’andamento della guerra mediante un’operazione di sbarco volta a tagliare le retrovie dell’esercito nordcoreano. Sulla base di tale concezione strategica fu elaborato, il 22 luglio, il piano denominato Operazione Bluehearts, che prevedeva lo sbarco a Inch’ŏn di unità della 1ª Divisione di Cavalleria dell’US Army e di un Regimental Combat Team (RCT - Gruppo di Combattimento Reggimentale) del United States Marine Corps (USMC - Corpo dei Marines degli Stati Uniti). Tuttavia, il rapido deterioramento della situazione bellica e il ritardo nel dispiegamento delle navi e dei veicoli anfibi provenienti dalla madrepatria statunitense portarono alla cancellazione dell’operazione.
Successivamente, l’Esercito della Repubblica di Corea e le forze delle Nazioni Unite ripiegarono ancora più a sud e dovettero sostenere aspri combattimenti. L’avvio di un’operazione anfibia a sorpresa in questo settore fu quindi sospesa.
Ad agosto 1950 il piano di un'operazione anfibia fu riaperto. Gli studi preliminari furono avviati dallo Joint Strategic Plans and Operations Group, (JSPOG - Stato Maggiore Congiunto per la Pianificazione Strategica e le Operazioni). Al termine dell’analisi furono individuate tre aree di sbarco considerate idonee: Inch’ŏn (100-B), Kunsan (100-C) e Chumunjin (100-D). Il generale MacArthur decise infine di designare Inch’ŏn come punto primario dell’operazione.
Lo Stato Maggiore Congiunto statunitense, pur approvando pienamente l’idea generale di una grande operazione anfibia, espresse forti riserve sulla scelta di Inch’ŏn come area di sbarco. Le obiezioni si fondavano principalmente sulle condizioni idrografiche, sulle caratteristiche del litorale e sull’ampiezza limitata dei canali d’accesso.
I passaggi marittimi sono estremamente stretti, rendendo difficile, se non impossibile, l’ingresso simultaneo di forze navali di grandi dimensioni; inoltre la possibilità che il nemico avesse predisposto campi minati aumentava significativamente il rischio di perdite.
L’escursione di marea può raggiungere i 10 metri nella Baia di In’chŏn, e durante la bassa marea si formano estese aree di fanghiglia, profonde da 2 a 5 km, che rendono complessa o impraticabile l’avvicinamento delle navi da sbarco.
Il generale Douglas MacArthur, protagonista della riconquista dell’isola di Leyte nelle Filippine mediante un’operazione anfibia, portava con sé una vasta esperienza maturata nel teatro del Pacifico. In quel periodo gli Stati Uniti affrontavano difficoltà nel sostenere simultaneamente i fronti europeo e pacifico. Le risorse assegnate a MacArthur, nominato comandante delle forze statunitensi dell’estremo oriente, rappresentavano solo circa il 5% di quelle destinate al generale Patton sul fronte europeo.
Per far fronte a tale scarsità di mezzi, MacArthur mise in atto la cosiddetta strategia del “salto della rana” (island-hopping), una manovra offensiva caratterizzata dalla conquista selettiva dei punti strategici e dal deliberato aggiramento delle posizioni principali giapponesi. Grazie a tale impostazione operativa, riuscì infine a riconquistare l’arcipelago filippino. Nel complesso, MacArthur condusse 87 operazioni anfibie, esperienza che gli conferì una particolare sicurezza nella pianificazione delle operazioni navali.
Forte di tale esperienza, MacArthur cercò di convincere lo Stato Maggiore Congiunto della validità di uno sbarco a Inch’ŏn, ritenendo che gli stessi principi tattici adottati nel Pacifico potessero essere efficacemente applicati anche nella Guerra di Corea. Prima dell’operazione principale, vennero condotte azioni preliminari, come lo sbarco di Changsa, concepite per distrarre l’Esercito Popolare Coreano. Inoltre, l’isola di Wŏlmi, situata di fronte a Inch’ŏn, fu sottoposta a due intensi cicli di bombardamenti aerei e navali.
Il 23 agosto 1950 il capo di stato maggiore dell’US Army e quello dell’US Navy si recarono presso il Far East Command di Tōkyō per un incontro con MacArthur. Nel corso del briefing, il generale espose i punti fondamentali della propria proposta:
Le principali unità combattenti dell’Esercito Popolare Coreano erano schierate lungo il perimetro di Pusan, impegnate in combattimento diretto contro l’Eighth Army statunitense.
Le loro linee logistiche risultavano eccessivamente estese; un attacco nella zona retrostante, ovvero a Seul, avrebbe consentito di interromperle. Ciò rendeva Inch’ŏn, il porto più prossimo alla capitale, la località più adatta allo sbarco.
La riconquista di Seul era considerata essenziale non soltanto dal punto di vista strategico, ma anche da quello politico e psicologico.
Uno sbarco a Inch’ŏn avrebbe permesso di combinare l’azione dell’Eighth Army, descritta da MacArthur come “il martello”, con quella della Tenth Army (Decima Armata), “l’incudine”, per schiacciare le forze nordcoreane.
Il 28 agosto, lo Stato Maggiore Congiunto statunitense approvò il piano di MacArthur; il 30 agosto venne diramato l’ordine esecutivo per l’operazione, fissando la data dello sbarco a 15 settembre 1950.
I Nordcoreani lo Sapevano?
I successi iniziali indussero Kim Il-sung, leader nordcoreano, a prevedere una conclusione del conflitto entro la fine di agosto. La leadership cinese, invece, mantenne un atteggiamento più cauto. Nel timore di un intervento su vasta scala da parte degli Stati Uniti, Zhōu Ēnlái ottenne dall’Unione Sovietica la garanzia di un supporto aereo alle forze cinesi, e schierò presso il confine coreano circa 260.000 soldati, sotto il comando di Gāo Gāng. Zhōu autorizzò inoltre una ricognizione topografica della Corea e incaricò Léi Yīngfú, suo consigliere militare sul fronte coreano, di analizzare la situazione operativa. Dallo studio di Léi Yīngfú emerse che, con elevata probabilità, il generale Douglas MacArthur avrebbe tentato uno sbarco nella zona di Inch’ŏn. Dopo un confronto con Máo Zédōng, durante il quale tale valutazione venne confermata come la più plausibile, Zhōu riferì le conclusioni ai consiglieri sovietici e nordcoreani, e ordinò ai comandanti dell’Esercito Popolare di Liberazione di predisporre misure per contrastare eventuali attività navali statunitensi nello stretto di Corea.
Nella prima decina di settembre, il Generale MacArthur era preoccupato perché in Giappone circolavano voci di ogni genere, trapelate anche negli organi di stampa statunitensi, secondo cui era in corso di preparazione un’operazione anfibia, con obiettivo probabile l’area di Inch’ŏn. Al Tokyo Press Club lo sbarco imminente veniva definito con tono ironico Operation Common Knowledge.
Il comando nordcoreano con ogni probabilità venne a conoscenza di tali voci e, con altrettanta probabilità, disponeva delle tavole di marea per Inch’ŏn. Si narra che Mao Zedong, indicando Inch’ŏn su una carta della Corea, abbia affermato: “Gli americani sbarcheranno qui”.
Unità delle forze delle Nazioni Unite
Forze Navali
Joint Task Force 7: al comando del vice ammiraglio Arthur Dewey Struble, sulla nave ammiraglia USS Rochester (CA-124) mentre l'USS Mount McKinley (AGC-7) era il centro di comando galleggiante che funse anche da hotel per il generale Douglas MacArthur e il suo folto gruppo di ufficiali e giornalisti che fecero visita alle truppe dopo lo sbarco.
- Task Force 77, portaerei veloci per copertura aerea
- Task Force 91 della Royal Navy, al comando dell’ammiraglio William Andrewes
- Task Force 99, al comando del contrammiraglio George R. Henderson
- Task Force 79, logistica
- Attack Task Force 90, al comando dell’ammiraglio James H. Doyle
Composizione totale: 261 navi (225 statunitensi, 15 sudcoreane, 12 britanniche, 3 canadesi, 2 australiane, 2 neozelandesi, 1 francese, 1 olandese).
Le navi da sbarco erano composte da otto Tank Landing Ships (LST - Navi da Sbarco per Carri Armati) della Classe LST-542 (10) che potevano sbarcare solamente a Red Beach, un numero imprecisato di Landing Craft Vehicle Personnel (LCVP - Mezzo da Sbarco per Veicoli e Personale) per ondate iniziali, e 172 Landing Vehicle, Tracked (11) (LVT - Veicoli da Sbarco Cingolati).
Gruppo di Supporto al Fuoco, Task Element 90.62, inclusi USS Rochester, USS Toledo, HMS Jamaica, HMS Kenya e sei cacciatorpediniere statunitensi. Bombardamenti pre-sbarco.
Presero parte allo sbarco anche cinque Landing Ship Medium Rocket (LSMR - Navi da Sbarco Medie [con] Razzi) per il supporto alle truppe di terra, si trattava di tre navi di Classe LSM(R)-401 e due di Classe LSM(R)-501 (12).
Fatte salve poche unità navali mantenute a protezione dei fianchi del perimetro di Pusan, la JTF 7 comprendeva tutte le navi da combattimento presenti in Estremo Oriente. Tra queste vi erano tre fast carriers, due escort carriers e una light carrier britannica. In totale, la forza arrivò a comprendere 261 navi, tra cui 34 unità giapponesi, costituite per lo più da LST della US Navy, con equipaggi giapponesi. La Francia contribuì con una fregata tropicale, la La Grandière.
Forze di Terra
X Corps: Agli ordini del maggior generale Edward Almond, formata dalla 7th Infantry Division e dalla 1st Marine Division con una forza totale di circa 40.000 soldati.
- 7th Infantry Division, maggior generale David G. Barr
- 31st Infantry Regiment
- 32nd Infantry Regiment
- Artiglieria divisionale (48th, 49th, 57th Field Artillery Battalions da 105 mm)
- 73rd Heavy Tank Battalion (con carri M26 Pershing)
Alla divisione erano assegnate temporaneamente:
- Korean Augmentation to the United States Army (KATUSA - Rafforzamento Coreano dell'Esercito degli Stati Uniti) un ramo dell'esercito della Repubblica di Corea composto da personale militare coreano distaccato presso l'US Army per aiutare le forze statunitensi con i locali e con la topografia.
- L’Esercito Volontario Studentesco Giapponese (Chaeirhaktoŭi Yonggun), formato da studenti coreani residenti in Giappone che si unirono volontariamente alla guerra. Allo sbarco presero parte circa 600-700 volontari che arrivarono ad Inch’ŏn il pomeriggio del 16 settembre.
- Kyŏngch’al Hwarang Pudae. Durante le prime fasi della Guerra di Corea anche le forze di polizia sudcoreane furono richiamate per servire nell’esercito. Il 15 agosto 1950 vennero prelevati circa un centinaio di uomini per ognuna delle seguenti direzioni di polizia: Provincia di Kyŏnggi, Provincia di Ch'ungch'ŏngbuk e Provincia di Kyŏngsangnam. venne costituita un Kyŏngch’al Hwarang Pudae (Reparto Hwarang della Polizia) a livello battaglione, che fu suddivisa in tre compagnie e assegnata rispettivamente al 17th, 31st e 32nd Infantry Regiments della 7th Infantry Division.
- 17º Reggimento Fanteria dell’Esercito della Repubblica di Corea, comandante colonnello Paik In-yeop
- 1st Marine Division, comandante, maggior generale Oliver P. Smith.
- Costituita con elementi della 1st Marine Provisional Brigade su 1st Marine Regiment, (colonnello Lewis B. Puller), 5th Marine Regiment, (tenente colonnello Raymond L. Murray) e 7th Marine Regiment, (colonnello Homer L. Litzenberg, Jr., arrivato a In’chŏn il 22 settembre dal Mar Mediterraneo)
- 1st Marine Regiment costituito da 1st Battalion (tenente colonnello Jack Hawkins), 2nd Battalion (tenente colonnello Allan Sutter) e 3rd Battalion (tenente colonnello Thomas L. Ridge)
- 5th Marine Regiment su 1st Battalion, (tenente colonnello George R. Newton), 2nd Battalion (tenente colonnello Harold S. Roise) e 3rd Battalion (tenente colonnello Robert D. Taplett)
- 7th Marine Regiment su 1st Battalion (tenente colonnello Raymond G. Davis), 2nd Battalion (tenente colonnello Randolph S. D. Lockwood) e 3rd Battalion (tenente colonnello William F. Harris)
- Unità di supporto:
- - 11th Marines (artiglieria), comandante colonnello James H. Brower
- - 1st Tank Battalion (carri armati), comandante tenente colonnello Harry T. Milne
- - Company A
- - Company B
- - Company C
- - Company D
- - Flamethrower Company (9 M4-A3R8 Sherman)
- 1st Engineer Battalion, comandante tenente colonnello John H. Partridge
- Company A, comandante capitano George W. King
- 1st Motor Transport Battalion
- 1st Ordnance Battalion
- 1st Service Battalion
- 1st Shore Party Battalion
- 1st Signal Battalion
- 1st Amphibian Tractor Company
- 1st Armored Amphibian Company
- 1st Combat Service Group
- 1st Medical Battalion
- Marine Observation Squadron 6
- Company A, comandante capitano George W. King
Corpo Marine della Marina della Repubblica di Corea, attaccato alla 1st Marine Division:
- 1º Reggimento Marine, comandante colonnello Shin Hyun-joon
- 1° Battaglione Marine
- 2° Battaglione Marine
- 3° Battaglione Marine
- unità e servizi
- 2ª Brigata Speciale Genieri (sollevò i Marine sudcoreani a In’chŏn il 16-19 settembre)
- Seabees e Underwater Demolition Teams (costruirono un molo galleggiante su Green Beach)
- 1st Shore Party Battalion (scarico rifornimenti)
Forze Nordcoreane
Per Inch’ŏn e Wŏlmi, le fonti sovietiche e russe indicano che la difesa terrestre e costiera era affidata a un comando di costa creato ad apposta, il Comando Difesa della Costa Occidentale, responsabile del settore da Kunsan a Inch’ŏn, con truppe in larga parte costituite da novizi mobilitati molto in fretta.
- 266º Reggimento Indipendente Fanteria di Marina (13)
- tre battaglioni
Prima della guerra la Marina Popolare Coreana disponeva di 1.800 fanti di marina in tre reggimenti, ossia 600 uomini per ogni reggimento. Questo permette di ipotizzare che il 266° Reggimento, di nuova costruzione, avrebbe avuto la medesima forza organica teorica.
- 918º Reggimento d’Artiglieria Costiera
Purtroppo molto poco è conosciuto riguardo a questa unità di difesa costiera. Si suppone sia stata creata dall’Esercito Popolare Coreano nel luglio 1950, dopo la cattura di In’chŏn, per difendere la città da possibili sbarchi nemici. L’organico non è noto, ma prendendo ad esempio unità d’artiglieria campali nordcoreane coeve, armate delle medesime bocche da fuoco, possiamo affermare che, in maniera teorica, ognuno dei due o tre battaglioni del reggimento era armato con 12 cannoni da campo ZiS-3 (M1942) da 76 mm e composto da 180 uomini. Il battaglione era organizzato in un quartier generale di battaglione con 20 ufficiali e soldati e tre batterie, ciascuna con quattro cannoni e circa 40 ufficiali e membri dell'equipaggio. Non è però possibile riportare con precisione quanti battaglioni avesse il reggimento. Durante i bombardamenti aeronavali che precedettero lo sbarco di alcuni giorni, molti dei cannoni in dotazione al reggimento (24 o 36 teorici) vennero distrutti, lasciando i difensori con una capacità residua di opposizione allo sbarco pressoche nulla.
Secondo le fonti statunitensi, sull’isola di Wŏlmi vennero trovati 5 cannoni da 76 mm ZiS-3 e “due cannoni da 37 mm”. La situazione si fa ancora più confusa in quanto alcune fonti occidentali identificano queste ultime due armi come cannoni antiaerei da 37 mm. L’Esercito Popolare Coreano non faceva uso di cannoni da 37 mm, anche se faceva uso di cannoni da 37 mm K-37 (M1939) per la difesa antiaerea. Sembra comunque improbabile che un unità di difesa antisbarco fosse equipaggiato con cannoni antiaerei. Le ipotesi a questo punto rimangono due: o si tratta di un errore statunitense, o si tratta di armi di origine giapponese.
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale i due eserciti antagonisti coreani si fecero riequipaggiare dai propri alleati, Unione Sovietica e Stati Uniti. Nelle prime fasi della Guerra di Corea però entrambe le parti rimisero in servizio alcune armi ed equipaggiamenti dell’Esercito Imperiale Giapponese che erano rimasti entro i loro confini. Potrebbe quindi trattarsi di due armi giapponesi. L’ultima ipotesi, la più plausibile, è che le armi fossero in realtà di calibro maggiore, da 45 mm. Infatti era abbastanza comune per i reggimenti d’artiglieria nordcoreana sostituire uno dei tre battaglioni d’artiglieria campale con un battaglione anticarro con 12 cannoni anticarro da 45 mm M-42 (M1942).
A difesa della città di In’chŏn vennero sicuramente assegnati altri reparti, di cui purtroppo si conoscono dettagli limitati. Una cosa certa, su cui concordano sia le fonti occidentali, sia i resoconti sovietici dell’epoca, è che il numero di difensori coreani in città arrivasse a circa 3.000 uomini.
La Marine Corps University, in numerosi libri pubblicati fa riferimento al 107° Reggimento di Sicurezza schierato nell’area di In’chŏn (14). Il 107° Reggimento di Sicurezza era un reparto di 1.500 uomini al comando del colonnello Han Choi-han assegnato alla Base Aerea di Kimp’o a 20 km a nord-est di In’chŏn. Il reggimento svolgeva compiti di sicurezza anti-sabotaggio alla base aerea, il che rende improbabile che si trovasse ad In’chŏn la mattina dell’assalto anfibio.
Nelle fonti dei marines si fa anche riferimento ad elementi di un reggimento indipendente dell’Esercito Popolare Coreano presente ad In’chŏn prima dello sbarco, si sarebbe trattato di unità (forse un battaglione) del 22º Reggimento di Fanteria Indipendente, che sarebbe arrivato come rinforzo ad In'chŏn all'alba del 15 settembre ma si ritirò a Seul dopo lo sbarco. Non si trova traccia nei resoconti sovietici, di nessuna delle due unità.
I nordcoreani impiegarono comunque diversi soldati per resistere allo sbarco il primo giorno. Si trattava in massima parte di tecnici e soldati con ruoli secondari, impiegati ad amministrare la città o a far funzionare il porto per le necessità belliche nordcoreane. Questi gruppi, non facenti parte di unità organiche, impegnarono in maniera del tutto impreparata le forze delle Nazioni Unite venendo sopraffatte senza grandi difficoltà. Insieme a loro in città si trovavano anche gruppi di cittadini sudcoreani, molti dei quali costretti con la forza ad imbracciare le armi contro gli statunitensi. Non va però negato che una parte di questi “miliziani” fossero simpatizzanti del nord che vedevano nell’occupazione la liberazione del loro paese dal dominio estero. Il 23 agosto 1950, sempre la CIA, riportò che il 1° agosto l’Esercito Popolare Coreano aveva iniziato ad arruolare forzatamente tutti i civili sudcoreani disoccupati tra i 18 ed i 40 anni, comprese le donne, per formare l’Esercito Volontario. Alcune unità, in abiti civili e con pochi giorni di addestramento, erano state impiegate contro le forze delle Nazioni Unite lungo il perimetro di Pusan. Alcune unità di questa milizia combatterono ad In’chŏn. Nella maggior parte dei casi, le donne dell’Esercito Volontario erano impiegate per erigere fortificazioni e barriere mentre gli uomini erano impiegati in combattimento o in massacranti operazioni di trasporto di munizioni e rifornimenti delle prime linee dell’Esercito Popolare Coreano. Ad In’chŏn vennero impiegati in battaglia gli uomini.
Nei giorni successivi allo sbarco, dal 16 al 19 settembre 1950, le forze delle Nazioni Unite, principalmente i marines statunitensi, si trovarono a dover affrontare altre unità nordcoreane in zona, che includevano:
- 1ª Divisione Aerea, unità di formazione con la forza di un reggimento (circa 3.000 uomini), comandante maggior generale dell’Aeronautica Wang Yong
- 877ª Unità Aerea, impiegata nella manutenzione della base aerea di Kimp’o, comandante maggiore Kung Chan-so (500 uomini)
- 107º Reggimento di Sicurezza, comandante colonnello Han Choi-han (1.500 uomini)
- superstiti del 266º Reggimento Indipendente Fanteria di Marina (circa 400 uomini)
- Altre unità e sbandati
- Elementi della 18ª Divisione di Fanteria, richiamata a Seul
- 78º Reggimento di Fanteria Indipendente di stanza a Seul
- 25° Brigata d’Addestramento
- 42° Reggimento Corazzato (18-24 carri armati T-34-85)
Ricognizione e Preparazione (Agosto - 14 Settembre)
Operazione X-Ray
L’Operazione X-Ray fu un’operazione clandestina di raccolta di informazioni condotta dalla Marina della Repubblica di Corea a sostegno dell’operazione di sbarco di Inch'ŏn al comando del comandante Ham Myŏng-su.
Il 17 agosto 1950 il distaccamento d’intelligence navale sbarcò segretamente sull’isola di Yŏnghŭng, al largo di Inch'ŏn, utilizzando il peschereccio Paekku-ho (Gabbiano Bianco). Dalle basi situate a Yŏnghŭng e Tŏkchŏk (un altra isola a largo di Inch'ŏn), il gruppo di 17 operatori svolse missioni di ricognizione fino al 14 settembre. I loro compiti principali consistevano nell’individuare le postazioni di artiglieria costiera dell’Esercito Popolare di Corea nell’area di Inch’ŏn, stimare l’entità delle forze nemiche e identificare la collocazione e la densità dei campi minati navali, nonché i canali sicuri in vista del previsto assalto anfibio delle forze delle Nazioni Unite.
Agendo sotto copertura civile o come operai, e talvolta travestiti da soldati nordcoreani, ufficiali quali il sottotenente Im Pyŏng-rae e il tenente Kim Sun-gi si infiltrarono a Inch'ŏn, Suwŏn e nella periferia di Seul. Con l’aiuto di informatori reclutati in loco, ottennero permessi di circolazione e si fecero assumere nei cantieri di costruzione a Wŏlmi e lungo le principali arterie stradali, tracciando così le difese e controllando i movimenti di truppe e materiali. In un primo tempo, i loro rapporti venivano trasmessi tramite il Comando della Marina sudcoreana al comando del generale Douglas MacArthur, ma dopo il 1º settembre 1950, con l’arrivo sull’isola di Yŏnghŭng dell’ufficiale della US Navy Eugene F. Clark (15) per un'altra missione segreta, fu possibile inviare le informazioni direttamente, con un miglioramento della sicurezza delle comunicazioni.
Il 13 settembre, due giorni prima dello sbarco di Inch'ŏn, il distaccamento di Yŏnghŭng ricevette l’ordine di evacuazione. La maggior parte del personale si ritirò sulle unità navali alleate al largo, mentre il sottotenente Pyŏng-rae, il sottufficiale di Terza Classe Hong Si-uk e altri quattro operatori rimasero sull’isola con circa 30 volontari tra i giovani del posto per portare a termine i compiti residui. Verso mezzanotte del 14 settembre, un battaglione nordcoreano attaccò l’isola partendo dall’isola di Taebu. Dopo un violento, ma impari combattimento, in cui molti volontari locali furono uccisi, quattro agenti riuscirono a fuggire con una barca nascosta, mentre Im Pyŏng-rae e Hong Si-uk, accerchiati sulla costa di Simni-p’o, si tolsero la vita per evitare che segreti operativi venissero compromessi.
L’Operazione X-Ray fu condotta in parallelo con l’operazione d’intelligence statunitense Trudy Jackson, che perseguiva obiettivi analoghi per garantire il successo dello sbarco di Inch'ŏn.
Operazione Trudy Jackson
L’Operazione Trudy Jackson fu una missione di intelligence alleata con l’obiettivo di garantire il successo dell’operazione anfibia di Inch'ŏn attraverso una conoscenza quanto più precisa possibile delle difese costiere nordcoreane e delle condizioni del mare. A partire dal 1º settembre 1950, un’unità di ricognizione al comando del tenente della US Navy Eugene F. Clarke, composta da ufficiali sudcoreani come il colonnello Gye In-ju,ex ufficiale dei servizi segreti coreani (nome fittizio per l’operazione Kim Nam-sun), e il capitano Yeon Jeong (Yong Chi-ho), nonché da elementi del reparto Korean Liaison Office (KLO - Ufficio di Collegamento Coreano), si infiltrò sull’isola di Yŏnghŭng, che venne rapidamente organizzata come principale base operativa. Da lì, il reparto raccolse informazioni dettagliate sulle acque e sui litorali di fronte a Inch'ŏn, trasmettendole al quartier generale del generale Douglas MacArthur a Tokyo. Nella notte del 15 settembre, alle ore 0:50, la stessa unità provvide inoltre ad accendere la luce del faro dell’isola di Palmi, svolgendo un ruolo fondamentale nell’avvicinamento notturno delle unità da sbarco.
Non è ben chiaro come mai gli uomini dell’Operazione X-Ray e quelli dell’Operazione Trudy Jackson non operarono congiuntamente, e allo stesso modo, non è chiaro come l’unità dell’Operazione X-Ray sia stata annientata dalle forze nordcoreane, mentre quella dell’Operazione Trudy Jackson, che operava dalla stessa isola, non ebbe problemi di questo tipo. Secondo le fonti comunque, nello scontro notturno sull’isola di Yŏnghŭng morirono 50 civili. Di questi una buona parte (se non tutti) erano i guerriglieri ed i volontari delle due operazioni.
In alto: Un' immagine scattata durante l’Operazione Trudy Jackson. Il tenente della US Navy Eugene F. Clarke è sulla destra, al centro, con la pistola nella cintura, il capitano Yeon Jeong. (Foto facebook.com via Susan Kee - Honoring Korean War Veterans)
Piani dell’Operazione Chromite
I piani dell’Operazione Chromite erano semplici, all’alba un’unità avrebbe sbarcato su una spiaggia lungo la parte nord occidentale dell’isola di Wŏlmi chiamata in codice Green Beach. Le unità di sbarco avrebbero avuto diverse ore per ripulire l’isola, in attesa dell’alta marea.
Nel pomeriggio, dopo le 15:00, quando l’alta marea sarebbe giunta, altre due forze di sbarco avrebbero messo piede a terra. Partite insieme, una delle due forze di sbarco avrebbe retto l’urto principale, sbarcando nel porto di Inch'ŏn, più precisamente, lungo il Molo 8, chiamato in codice Red Beach. L’altra forza invece si sarebbe diretta a sud-est, attraversando l’area paludosa su veicoli da sbarco cingolati e sbarcando nell’area di Yŏngdŭng-p’o chiamata in codice Blue Beach.
L’isola di Wŏlmi era una piccola isola, con una superficie di soli 0,7 km² ma contribuì in modo significativo al successo del porto di Inch'ŏn ben prima della Guerra di Corea. Questo perché l’isola di Wŏlmi si trovava proprio di fronte alla città marittima e proteggeva le navi ormeggiate nel porto dalle onde e dal vento. Nei decenni prima della guerra venne creata una strada che connetteva l’isola alla terraferma dal lato nord-est, mentre si utilizzava un molo nella parte meridionale per connetterla alla piccola isola di So Wŏlmi. Il molo veniva utilizzato come barriera alle onde per l’accesso al porto e connetteva Wŏlmi al faro di So Wŏlmi. L’isola con un promontorio di 108 m chiamato Monte Wŏlmi (Radio Hill) ospitava circa 600 abitanti prima della Guerra di Corea (16). Lo sbarco su Green Beach avrebbe assicurato alle forze delle Nazioni Unite un importante successo per l’entrata nel porto di successive ondate, controllare il Monte Wŏlmi era imperativo se si voleva sbarcare ad Inch'ŏn, ecco perché il primo attacco fu lanciato in quella direzione.
Lo sbarco a Red Beach, invece, aveva ovviamente uno scopo più strategico, l’occupazione del porto avrebbe evitato demolizioni da parte nordcoreana e avrebbe permesso l’attracco di grandi navi, e quindi, di conseguenza, un maggior afflusso di rifornimenti alle truppe impegnate nell’operazione nei giorni successivi allo sbarco. Gli obiettivi principali dello sbarco, oltre alla conquista dei moli e delle infrastrutture portuali erano Cemetery Hill, Observation Hill e British Consulate Hill. Si trattava di tre colline (17) che, grazie alla posizione sopraelevata, tenevano in scacco il porto e la città di Inch’ŏn. Per i nordcoreani erano fondamentali per l’osservazione e il tiro sulle forze statunitensi sbarcate in città. British Consulate Hill era il nome in codice della Ŭngbongsan, una collina su cui nel 1883 venne costruito il Consolato Britannico in Corea. Poco più a nord della British Consulate Hill si trovava Observation Hill, alta circa 60 m. Cemetery Hill, invece, si trovava più a ovest a circa 550 m da British Consulate Hill. La Cemetery Hill e la British Consulate Hill erano divise dalla ferrovia che connetteva la stazione ferroviaria di Inch’ŏn (a sud della British Consulate Hill) a quella di Seul.
Infine, Blue Beach, risultava uno sbarco secondario, a oltre 6 km ad est di Red Beach. L’obiettivo delle Nazioni Unite, in questo caso, era ripulire la zona costiera dai nordcoreani e respingere eventuali attacchi nordcoreani provenienti dall’entroterra lungo l’Autostrada Inch'ŏn-Seul (18).
A sinistra/In alto: Mappa approssimativa delle aree di sbarco designate dal comando statunitense per l’Operazione Chromite. (Mappa Wikimedia Commons)
A destra/In basso: Una mappa che mostra il porto di Inch’ŏn con l’isola di Wŏlmi connessa a So Wŏlmi a nord, il grande bacino di marea nella parte centrale, la salina ed infine l’area di sbarco di Blue Beach. (Foto US Navy)
Preludio Immediato (Agosto - 14 settembre)
Le operazioni offensive delle Nazioni Unite su Inch’ŏn il 4 settembre 1950. L'obiettivo erano le posizioni costiere individuate dalle operazioni segrete svolte da metà Agosto, ma non si limitarono all’area di Inch'ŏn per non far destare sospetti all’Alto Comando dell’Esercito Popolare Coreano, che avrebbe potuto intuire le intenzioni di MacArthur.
Dalle portaerei leggere USS Sicily (CVE-118) e USS Badoeng Strait (CVE-116), 43 aerei del Marine Fighting Squadron 214 e 323 (VMF-2 - 214a e 323a Squadriglia Caccia dei Marines) del 1st Marine Aircraft Wing iniziarono l’opera di preparazione su Wŏlmi il 10 settembre 1950. I piloti dei Marines incendiarono la maggior parte degli edifici presenti sull’isola sganciando in un solo attacco 93 bombe al napalm ed altri ordigni convenzionali sull’isola di Wŏlmi.
Attacchi di velivoli della Marina statunitense, provenienti dalle grandi portaerei USS Valley Forge (CV-45), USS Philippine Sea (CV-47) e USS Boxer (CV-21), proseguirono nei due giorni successivi.
La Joint Task Force 7 fu ufficialmente attivata alle dipendenze del vice ammiraglio Struble il giorno seguente, l’11 settembre. Il maggior Generale Edward Almond e lo X Corps sarebbero stati subordinati a Struble e alla JTF 7 fino all’assunzione del comando a terra da parte di Almond e al conseguente scioglimento della JTF 7.
Il bombardamento navale preliminare allo sbarco cominciò alle 07:00 del 13 settembre, quando una colonna di incrociatori e cacciatorpediniere del JTF 7 risalì il canale di accesso (chiamato Flying Fish Channel dalle Nazioni Unite) e aprono varchi nei campi minati. Il Flying Fish Channel era l’unico tratto navigabile per raggiungere il porto di Inch’ŏn, il canale dava accesso via mare all’area portuale e costituiva la via d’ingresso per le navi da sbarco della forza anfibia delle Nazioni Unite ma le maree in quell'area raggiungevano gli 8-10 m di dislivello ed era estremamente rischioso percorrerlo.
La Repubblica Democratica Popolare di Corea aveva ricevuto dall'Unione Sovietica mine navali per difesa costiera che vennero posizionate dappertutto nell'area di Inch’ŏn. Benché il numero totale non sia riportato, le navi statunitensi riuscirono a neutralizzare tutte le mine navali con il tiro dell'artiglieria di bordo in quanto molte mine furono mal disposte ed affioravano a pelo della superficie del mare. Gli incrociatori USS Toledo (CA-133), la USS Rochester (CA-124), la HMS Kenya e la HMS Jamaica, raggiunsero le loro postazioni di bombardamento alcuni chilometri a sud di Inch’ŏn e gettarono l’ancora. I sei cacciatorpediniere, la Mansfield (DD-728), la USS DeHaven (DD-727), la USS Lyman K. Swenson (DD-729), la USS Collett (DD-730), la USS Gurke (DD-783) e la USS Henderson (DD-785), proseguirono oltre gli incrociatori, guadagnandosi il soprannome di “Sitting Ducks” (Anatre Sedute) perché divennero dei bersagli immobili per le unità costiere nordcoreane. I tiri preliminari e gli attacchi aerei furono ripartiti approssimativamente nel modo seguente: il 30% a nord di Inch’ŏn, il 30% a sud e il 40% contro Inch’ŏn.
Quando i cacciatorpediniere statunitensi aprirono il fuoco, il 2º Battaglione del 918º Reggimento di Difesa Costiera reagì con grande energia, colpendo ripetutamente con granate da 76 mm i cacciatorpediniere USS Collett (DD-730) (19), USS Gurke (DD-783) (20) e USS Lyman K. Swenson (DD-729) (21). Dopo un’ora di bombardamento, i cacciatorpediniere si ritirarono.
Dalle loro ancorate più distanti, gli incrociatori ripresero il bombardamento con salve di artiglieria da 152 mm e 203 mm. Successivamente, gli aerei delle portaerei ripresero gli attacchi.
Il giorno seguente, 14 settembre, cinque dei cacciatorpediniere tornarono in zona e aprirono nuovamente il fuoco. In un primo tempo ottennero una debole risposta. Quando si ritirarono, dopo 75 minuti di bombardamento, avendo sparato complessivamente 1.700 colpi da 127 mm.
La forza d’attacco risalì con cautela il Flying Fish Channel per trovarsi nell’area di trasporto prima dell’alba del 15 settembre. Il generale a bordo della USS Mount McKinley, MacArthur trascorse una notte agitata. Nelle sue memorie ricordò “Entro cinque ore 40.000 uomini avrebbero agito con audacia, nella speranza che altri 100.000, schierati sulle esili linee difensive nella Corea del Sud, non sarebbero morti. Io solo ero responsabile del domani, e, se avessi fallito, i terribili risultati si sarebbero presentati contro la mia anima nel giorno del Giudizio”.
Nella notte tra il 13 ed il 14 settembre il vice ammiraglio Arthur Dewey Struble, valutando ancora robusta la capacità difensiva nordcoreana sulle batterie costiere, decise di aggiungere un giorno di fuoco navale. Il 14 settembre, nuovi bombardamenti navali e d’attacco al suolo con caccia imbarcati colpirono Wŏlmi quasi senza soluzione di continuità.
In parallelo, la catena di comando nordcoreana, secondo gli studi russi e coreani, sottovaluta la possibilità di uno sbarco su larga scala a Inch’ŏn, considerato troppo rischioso per via delle maree e dei chilometri di fanghiglia; i pochi rapporti che segnalano un’intensa attività navale vennero interpretati come dimostrazioni o come minacce secondarie rispetto alla crisi sul perimetro di Pusan.
A sinistra/In alto: Un gruppo di Vought F4U ‘Corsair’ rientra a bordo della USS Boxer (CV-21) dopo una missione di attacco aereo sulla terraferma coreana nel 1951. (Foto NARA)
A destra/In basso: Una foto scattata da un cacciabombardiere statunitense durante lo sbarco di Inch’ŏn il 15 settembre 1950. L’immagine è stata scattata da nord verso sud. La passerella che collega l'isola di Wŏlmi al porto è visibile sulla destra dell’immagine, in alto il grande bacino di marea. In primo piano invece, al centro, protetto da un molo il Korea Heavy Industries Corporation, un’azienda siderurgica che negli anni ‘40 aveva prodotto piccoli sottomarini per i giapponesi. (Foto US Navy)
Operazioni Diversive
Per sviare l’attenzione dell’Alto Comando dell’Esercito Popolare Coreano le forze delle Nazioni Unite programmarono diverse operazioni diversive.
L’incrociatore USS Missouri (BB-63) iniziò un severo bombardamento su Samch’ŏk (sulla costa orientale della penisola) nei giorni immediatamente precedenti lo sbarco di Inch’ŏn. Il ricorso a una nave come la Missouri non era casuale: la presenza di una corazzata di quella classe, in combinazione con il fuoco di artiglieria pesante, costituiva un segnale deliberatamente “teatrale” di un possibile sbarco, proprio per rafforzare la percezione di una minaccia nel settore di Samch’ŏk.
Anche il porto di Kunsan (porto sulla costa occidentale, a sud di Inch’ŏn) fu oggetto di ripetuti bombardamenti aerei e navali nei giorni che precedettero lo sbarco reale. Le forze delle Nazioni Unite impiegarono su Kunsan una quantità di fuoco comparabile a quella usata in appoggio a uno sbarco reale, proprio per simulare i preparativi di un’operazione anfibia. In parallelo, un’altra azione diversiva fu condotta più a nord, verso Ch’inamp’o, per creare il quadro di una minaccia distribuita lungo tutta la costa occidentale. In termini operativi, ciò obbligò i nordcoreani a disperdere le proprie forze costiere, riducendo la capacità di concentrare difese efficaci proprio nel settore di Inch’ŏn.
Infine fu programmata un Operazione di sbarco a Changsa, nota in inglese come Jangsa Landing Operation o Battle of Jangsari. L’operazione ebbe luogo presso la spiaggia di Changsa nel territorio di Yŏngdŏk, sulla costa orientale.
Le forze impiegate erano costituite da circa 772 volontari, in larga parte studenti-soldati del 1° Battaglione Guerriglia Indipendente dell’esercito sudcoreano, con alle spalle appena due settimane di addestramento.
Il loro compito era di risalire la costa a bordo della nave da sbarco ROKS Munsan, sbarcare dietro le linee dell'Esercito Popolare Coreano, interrompere linee di rifornimento e comunicazioni, fungere da operazione diversiva, distraendo attenzione e risorse dal principale sbarco di Inch’ŏn.
Secondo i registri ufficiali della Marina sudcoreana, lo sbarco a Changsa avvenne il 15 settembre 1950, cioè in coincidenza con lo sbarco di Inch’ŏn (22). Lo sbarco fu un fallimento perché la ROKS Munsan fu colpita dal tifone Kezia il 14 settembre e andò parzialmente in secca.
Lo scontro con le truppe della 2ª Armata dell’Esercito Popolare Coreano durò per quattro giorni, ma il 19 settembre, a causa delle forti perdite subite e dell’affondamento della ROKS Munsan, i sopravvissuti furono evacuati grazie all’arrivo della ROKS Choch'iwŏn.
15 Settembre
Dopo l’accensione del faro dell’isola di Palmi da parte dell’unità del tenente Clarke alle 00:50 del 15 settembre la forza di sbarco si preparò ad attaccare.
I reparti del 266º Reggimento Indipendente Fanteria di Marina e i serventi del 918º Reggimento d’Artiglieria Costiera erano esausti per i cinque giorni di bombardamenti quasi ininterrotti, una parte dei pezzi da 76 mm era stata danneggiata o distrutta tra il 10 e il 14 settembre, e alcuni uomini vennero sepolti vivi nei ricoveri crollati. Tuttavia, molte bocche da fuoco furono spostate o mascherate per evitare la distruzione totale e vennero velocemente rimesse in batteria non appena le Nazioni Unite lanciarono il loro attacco.
Green Beach
Tra le 5:30 e le 6:00 di mattina, i quattro incrociatori USS Rochester e USS Toledo (CA-133), le unità britanniche HMS Jamaica e HMS Kenya e i cacciatorpediniere aprirono il fuoco di preparazione finale su Wŏlmi, concentrandosi sulle posizioni note del 918º Reggimento d’Artiglieria Costiera e sulle trincee di fanteria sulle pendici est ed ovest del Monte Wŏlmi.
Al termine dell’operazione di fuoco, i ‘Corsair’ delle squadriglie imbarcate lanciarono un attacco aereo che colpì l'isola alle 6:15. L'ultimo attacco sull'isola fu lanciato da tre Landing Ship Medium Rocket che scaricarono i loro 60 razzi da 127 mm. In quel momento, il 3rd Battalion del 5th Marine Regiment, al comando del colonnello Robert Taplett, scese dalla nave da trasporto veloce USS Diachenko (APD-123) alle 6:00, iniziò l’avvicinamento a Green Beach, spiaggia nord occidentale dell’isola sui mezzi da sbarco.
Un totale di 7 LCVP trasportavano la prima ondata, con un plotone della Company G sulla destra e tre plotoni della Company H sulla sinistra. Benché ogni mezzo potesse trasportare un plotone intero, si preferì aumentare il numero di mezzi da sbarco per diminuire il numero di perdite in caso di colpi diretti. La spiaggia di Green Beach era larga appena 45 m, e gli LCVP la raggiunsero alle 06:33. Il resto delle due compagnie giunse con la seconda ondata due minuti più tardi. La resistenza nordcoreana incontrata si limitò a qualche colpo isolato.
Gli artiglieri nordcoreani misero in batteria un cannone da 76 mm per colpire i mezzi da sbarco ma l’arma fu velocemente neutralizzata senza poter fornire un efficace fuoco difensivo. Contro i marines statunitensi, gli artiglieri ed i fanti di marina nordcoreani riuscirono a opporre solamente armi leggere e mitragliatrici.
Il capitano Patrick E. Wildman, comandante della H Company mandò un gruppo di uomini a ripulire l'area nord dell'isola mentre il resto della sua compagnia attaccava l'area settentrionale di Radio Hill puntando verso la parte opposta dell'isola che affacciava sul porto di In’chŏn. La G Company attacco la metà meridionale di Radio Hill e alle 6:55 il comandante del 3rd Platoon, il sergente Alvin E. Smith, issò la bandiera statunitense su un tronco di albero bruciato dal napalm sul Monte Wŏlmi.
A partire dalla terza ondata che toccò terra alle 6:46, sbarcarono anche i mezzi corazzati statunitensi, a bordo di tre Landing Craft Utility (LCU - Mezzo da Sbarco Multiuso). Si trattava di nove carri armati pesanti M26 Pershing, due M4A3E8(105) Sherman con lame apripista M1 Dozer e un M32A1B3 Armored Recovery Vehicle (ARV - Veicolo Corazzato da Recupero) tutti facenti parte della A Company del 1st Marine Tank Battalion agli ordini del sottotenente Granville G. Sweet.
Pochi minuti dopo arrivarono sull'isola di Wŏlmi anche il comandante di battaglione col. Tapett e la I Company del capitano Robert A. McMullen.
Appena sbarcata, la compagnia di McMullen avanzò per seguire la H Company ma venne attaccata da un gruppo di nordcoreani, stimato nella dimensione di un plotone, che lanciò bombe a mano. Un M4 Sherman Dozer spianò la posizione dei nordcoreani con la lama apripista seppellendo i nordcoreani nelle buche e nei cunicoli da dove erano apparsi.
Raggiunta la H Company, la I Company svoltò verso nord dirigendosi alla strada sopraelevata che collegava Wŏlmi a Inch’ŏn. La strada fu bloccata da una forte resistenza nordcoreana proveniente da una grotta ma una cannonata da 90 mm sparata da un M26 Pershing all'imboccatura causò la morte di alcuni dei difensori. Nel fumo, 30 soldati nordcoreani uscirono dalla grotta con le mani alzate.
Alle 07:45 le forze statunitensi sull'isola segnalarono al comando di aver incontrato debole resistenza e di aver catturato 45 prigionieri. Alle 8:00 il Monte Wŏlmi fu conquistato dall’US Army.
Il colonnello Taplett consolidò le posizioni conquistate con le tre compagnie rivolte verso il porto di In’chŏn. Sul lato ovest di Wŏlmi, a nord di Green Beach si trovava una piscina comunale, il bacino svuotato fu utilizzato per tenerci i prigionieri di guerra.
La G Company iniziò a muovere verso sud alle 10:00 supportata da due carri armati M26 Pershing (uno era il No. 32) con l'obiettivo di conquistare la penisola di So Wŏlmi.
Il compito fu assegnato al sottotenente John D. Counselman, comandante del 3rd Platoon che si diresse a So Wŏlmi dopo un attacco di aerei ‘Corsair’ con bombe al napalm e supportati, oltre ai carri, dal tiro di mortai da 81 mm.
I nordcoreani asserragliati nel promontorio su cui era posizionato un faro, aprirono un nutrito fuoco di sbarramento da posizioni fortificate, ma vennero silenziati anche dal tiro di M20 Super Bazooka impiegati dagli uomini di Counselman. Lo scontro terminò alle 11:45, e in totale vennero contati 17 cadaveri e recuperati 19 prigionieri (23).
Nell'attacco vennero feriti tre marines, il che portò il numero dei feriti del 3rd Battalion a 17 e nessuna perdita. Altre fonti invece parlano di 14-20 feriti.
Al contrario, le forze nordcoreane subiscono un numero di morti estremamente più alto: almeno 200 cadaveri sono contati dopo la battaglia. I prigionieri furono circa 130-180, quasi tutti appartenenti al 226º Reggimento e al 918º Reggimento.
L’unico “disturbo” alle forze statunitensi in quelle tre ore e mezza fu una singola autoblinda BA-64 che transitò per la strada che connetteva Wŏlmi a Inch’ŏn. La piccola autoblinda da ricognizione sovietica venne velocemente distrutta da una cannonata da 90 mm sparata dall’M26 Pershing No. 34 del sergente Cecil Fullerton.
Nel settore cittadino, a quel punto, i comandi locali nordcoreani di Inch’ŏn non avevano più comunicazioni affidabili con la costa occidentale o con Seul; ordini successivi arrivarono (se arrivarono) in forma frammentaria. La maggior parte delle forze operative dell’Esercito Popolare Coreano era impegnata nel perimetro di Pusan e le poche unità nordcoreane erano prevalentemente schierate nell’area di Seul non potendo essere ridispiegate a Inch’ŏn in poche ore. Questa mancanza di prontezza suggerisce che, il 15 settembre, il comando nordcoreano non avesse colto l’ampiezza dell’operazione (24). La difesa della città portuale fu quindi velocemente e approssimativamente affidata alle compagnie del 266º Reggimento Indipendente Fanteria di Marina e dai superstiti del 918º Reggimento d’Artiglieria Costiera che era riuscito a posizionare alcuni dei suoi pezzi d’artiglieria superstiti sulle alture di Inch’ŏn.
Quando Wŏlmi fu catturata, alle 12:00, la marea era ormai troppo bassa e si sarebbero dovute aspettare un minimo di cinque ore prima di poter lanciare un secondo sbarco. Il colonnello Robert Taplett, impaziente a causa dell'attesa, richiese al comando di poter lanciare una ricognizione pesantemente armata lungo la passerella che connetteva Wŏlmi a In’chŏn, ma il comando rifiutò.
Le ore di attesa passarono con le unità navali e aeree che si alternarono nel colpire la terraferma con i grossi calibri delle navi e con attacchi aerei a ogni bersaglio individuato entro i 40 km da In’chŏn. Dalla USS Henrico (APA-45) e USS Cavalier (APA-37) i marines del 1st Battalion e del 2nd Battalion del 5th Marine Regiment cercavano di scorgere la spiaggia ma il fumo degli incendi e delle esplosioni non permetteva di osservare il punto di sbarco. Il 1st Battalion era comandato dal tenente colonnello George R. Newton mentre il 2nd Battalion era comandato dal parigrado Harold S. Roise.
Dopo aver assicurato la testa di ponte il 1° Reggimento Marines sudcoreano del colonnello Shin Hyun-joon sarebbe sbarcato per assistere i marines statunitensi.
A sinistra/In alto: I marines del 3rd Battalion, 5th Marine Regiment scendono dalla USS Diachenko (APD-123) su mezzi da sbarco LCVP provenienti dalla USS Noble (APA-218). Infatti sul retro e sui lati e possibile leggere PA-218- (per identificarli come appartenenti alla APA-218) e poi un numero 25, 24 e 12, che rappresentano il numero di LCVP specifico, come una targa. (Foto NARA)
A destra/In basso: Marines del 3rd Battalion, 5th Marine Regiment posizionati a difesa dell’isola di Wŏlmi all’entrata della strada rialzata che conduceva ad In’chŏn. Questo piccolo gruppo di soldati era armato con un M20 Super Bazooka e di una mitragliatrice Browning M1919 e poteva contare del supporto di carri armati M26 Pershing posizionati poco dietro. L’immagine fu scattata probabilmente prima dell’attacco dell’autoblinda BA-64. (Foto NARA)
Red Beach
Il 5th Marine Regiment, privo del 3rd Battalion doveva conquistare la linea O-A che descriveva un semicerchio di circa 2.700 m, da Cemetery Hill, all’estremità settentrionale, attraverso Observatory Hill al centro, per poi passare in mezzo a un dedalo di edifici, compreso il Consolato britannico, fino a raggiungere il bacino di marea interno nel lato meridionale.
Il 1st Battalion era incaricato di conquistare la parte settentrionale, Cemetery Hill e la metà settentrionale di Observatory Hill. Il 2nd Battalion, nella parte meridionale, avrebbe dovuto conquistare l’altra metà di Observatory Hill, British Consulate Hill e il bacino di marea interno.
Il piano era molto rischioso per vari motivi, non si trattava di uno sbarco “classico”, i marines si sarebbero trovati davanti la banchina del Molo 8 del porto di In’chŏn, alta diversi metri e lungo circa 200 m. Per superare questo ostacolo bisognava utilizzare delle scale a pioli, presenti a coppie su ogni mezzo da sbarco. In secondo luogo, le prime ondate di mezzi da sbarco sarebbero arrivate Red Beach solamente alle 17:30 lasciando ai marines solamente poche ore di luce prima di doversi trincerare per la notte.
In quest'area si trovavano, partendo dalla parte settentrionale (fronte sinistro): Cemetery Hill, un ex Stabilimento della Asahi Beer dell'epoca coloniale giapponese, alcune officine, e una filanda di cotone. Al centro, un’area di carico si estendeva di circa 550-600 m all'interno e si concludeva ad est con le pendici di Observation Hill. La collina si estendeva fino al lato destro del molo. Il molo terminava nella parte meridionale (fronte destro) dello schieramento con un edificio di cinque piani in cemento armato della Nippon Flour Company.
La Company A del capitano John R. Stevens doveva sbarcare sull’ala destra. Nell’ondata d’assalto erano schierati il 2nd Platoon, agli ordini del sottotenente Francis W. Muetzel, e il 1st Platoon, al comando del sergente Orval F. McMullen. In riserva rimaneva il 3rd Platoon, guidato dal tenente Baldomero Lopez.
Dalle 15:00 le navi delle Nazioni Unite iniziarono a formare le linee di partenza per gli sbarchi su Red Beach e Blue Beach. L’artiglieria navale concentrò il fuoco su trincee e nidi di mitragliatrice nordcoreani lungo il muraglione del porto e posizioni sospette sulle alture dominanti (Cemetery Hill, Observatory Hill e British Consulate Hill). Il posizionamento della flotta terminò solamente intorno alle 16:30. La nave di controllo per lo sbarco a Red Beach era la nave da trasporto veloce USS Horace A. Bass (APD-124).
Ciononostante, gli uomini scesero sugli LCVP alle 15:30 e i mezzi da sbarco vennero attaccati alle navi di grosse dimensioni per essere portati in posizione senza consumare carburante.
Mentre si avvicinava l'ora d’inizio, tre Landing Ships Medium Rocket aprirono il fuoco. Le LMR della Classe LSM(R)-401 e della Classe LSM(R)-501 erano dotate di quattro mortai da 110 mm e 10 lanciarazzi gemellati per 20 razzi da 130 mm, oltre all’armamento convenzionale che includeva un cannone Mark 12 5"/38 (130 mm). Durante lo sbarco a Red Beach le navi spararono un totale di 6.500 razzi sulle posizioni nordcoreane (25).
La VMF-214 e la VMF-323, squadriglie di F-4U, piombarono su Red e Blue Beaches per una serie di azioni di mitragliamento mentre i mezzi da sbarco erano già in avvicinamento. Su Red Beach, quattro A-4D ‘Skyraider’ della US Navy effettuarono passaggi di mitragliamento sostituendo i ‘Corsair’ finché la prima ondata di mezzi da sbarco non fu a una trentina di metri dalla banchina.
Gli elementi nordcoreani avevano occupato bunker improvvisati, edifici e trincee sulle alture, riposizionando mortai da 82 mm (26) e mitragliatrici per colpire i soldati in arrivo sul molo.
La prima ondata statunitense percorse oltre 2.000 m per raggiungere la spiaggia. Il gruppo di sbarco era composto dal 1st e 2nd Platoons della A Company (1st Battalion) a bordo di quattro LCVP sulla sinistra che doveva assicurare il fianco sinistro. Il 1st e 2nd Platoons della E Company (2nd Battalion) sui quattro LCPV di destra dovevano invece assicurare il fianco destro.
La prima unità statunitense a toccare terra fu il 1st Platoon della E Company del tenente Edwin A. Deptula che arrivò alle 17:31. Il plotone dopo aver lanciato bombe a mano oltre il muraglione del molo, si mosse all'assalto senza venire ostacolato dal tiro nemico. Il Ten Deptula avanzò fino al trincerone ferroviario a circa 100 metri dal Molo 8 e attesero il resto dell'unità. Il 2nd Platoon sbarcò alle 17:41 insieme al capitano Samuel Jaskilka, comandante della E Company.
Il cap. Jaskilka spostò i suoi uomini a sud, al riparo dietro gli edifici della Nippon Flour Company, a quel punto ordinò al 1st Platoon di occupare British Consulate Hill, mentre il 2nd Platoon attaccò Observatory Hill.
Sul fianco sinistro, alle 17:33 solamente tre mezzi da sbarco su quattro arrivarono alla spiaggia per sbarcare i marines. La quarta LCVP, con a bordo metà del 1st Platoon dell’A Company, ebbe un'avaria al motore e rimase indietro. Il 2nd Platoon del sottotenente Muetzel mosse subito in direzione di una breccia nella banchina del molo, ma si trovò davanti una casamatta improvvisata nordcoreana che ferì alcuni soldati. I marines risposero con il lancio di bombe a mano e dopo le esplosioni, sei soldati nordcoreani uscirono dalle rovine della postazione con le mani alzate.
La metà del 1st Platoon, al comando del sergente Charles D. Allen varcò il muro e si diresse verso nord ma finirono sotto il fuoco di un’altra fortificazione improvvisata nordcoreana che causò vittime.
Intanto, il 2nd Platoon del sottotenente Muetzel, aggirò e pendici meridionali di Cemetery Hill e, indisturbato, si mosse lungo una strada fino allo Stabilimento dell’Asahi Beer. A questo punto vale la pena notare che ne ‘US Marines in the Korean War’, pubblicato dal Corpo dei Marines nel 2007, viene riportato che il 2nd Platoon, A Company: “Vi fu un breve, seppur comprensibile, momento di consumo di birra”(27).
Mentre i marines del 2nd Platoon indulgevano nel consumo di birra, la metà del 1st Platoon era bloccata dal fuoco di soppressione proveniente dalle linee nordcoreane che lo aveva inchiodato a breve distanza dalla spiaggia. In questo frangente arrivò a terra un altra ondata che portò a terra la seconda metà del 1st Platoon e il 3rd Platoon della A Company al comando del tenente Baldomero López.
L’area di sbarco si stava facendo affollata, un'altra ondata di marines e non ci sarebbe più stato spazio, oltretutto si trattava di una situazione molto pericolosa, sarebbe bastata una granata di mortaio nordcoreana a causare numerose vittime in un contesto simile.
Il ten. López, sceso a terra, organizzò i suoi uomini e poi, da solo, superò il molo e si diresse verso e linee nordcoreane. Silenziò un bunker con una bomba a mano ed avanzò verso una seconda posizione. Mentre avanzava, il ten. López prese una seconda bomba a mano e la innescò rimuovendo la spoletta. Pochi attimi prima di lanciarla però, López fu colpito da armi automatiche al petto ed al braccio destro, e la bomba gli cadde accanto. Il tenente si gettò sull’ordigno assorbendo l’esplosione con il proprio corpo evitando che i suoi uomini venissero colpiti dai frammenti (28). Nella confusione, due marines avanzarono dietro López, uno di loro con un lanciafiamme portatile M1 con cui neutralizzò il secondo bunker, purtroppo, entrambi i marines persero la vita nell’azione.
Nel mentre, il comandante della A Company, cap. John R. Stevens sbarcò sulla spiaggia e diresse i suoi uomini. Il 2nd Platoon, che si trovava allo stabilimento di birra trovò un passaggio da cui attaccò Cemetery Hill, dopo un breve scontro con i nordcoreani in cima alla collina, i soldati nemici, spossati e demoralizzati dai numerosi bombardamenti, si arresero. La E Company intanto, grazie al sacrificio del ten. López e degli altri due marines riuscì ad avanzare e a unirsi al 2nd Platoon della A Company. A quel punto, alle 17:55, i marines segnalarono la conquista della collina alle forze navali mediante razzo di segnalazione. La E Company perse 8 marines e subì 28 feriti in quest’azione.
La perdita di Cemetery Hill, il perno difensivo del settore portuale, in meno di un'ora costituì una sconfitta enorme per le forze dell’Esercito Popolare Coreano, alcuni mortai nordcoreani che battevano la spiaggia vennero distrutti o catturati dagli statunitensi, insieme alle mitragliatrici che coprivano il porto.
Verso quell’ora, la C Company del 1st Battalion e la D Company del 2nd Battalion sbarcarono sulla spiaggia con la terza e quarta ondata, ma lo sbarco avvenne in maniera confusa, con i plotoni che arrivarono in aree diverse da quelle a loro assegnate. Solamente con la quinta ondata e l’arrivo del comandante della C Company, capitano Poul F. Pedersen si riuscì a riorganizzare le forze. Con la quinta ondata sbarcarono, oltre ai soldati, anche quattro inviati di guerra (29). La C e D Companies ormai intorno alle 18:15 iniziarono a muoversi verso il loro obiettivo, Observation Hill, la prima compagnia doveva occuparne la parte settentrionale, mentre la seconda, quella meridionale.
Un totale di otto LST si avvicinarono alla costa per sbarcare intorno alle 18:30 ma vennero investite dal fuoco nordcoreano. La LST-857, la LST-859 e la LST-883 risposero al fuoco con i loro cannoni da 20 mm e 40 mm (30). I marinai che non erano a conoscenza delle posizioni dei marines colpirono anche le posizioni del 2nd Platoon della A Company su Cemetery Hill, che fu costretto a ripiegare per evitare il fuoco amico. Le Weapons Company e la Headquarters and Service Company del 2nd Battalion sbarcate poco prima vennero anch’esse investite dal tiro delle navi che causò un caduto e 23 feriti.
Entro le 19:00 le otto le LST avevano cessato il fuoco e si erano accostate alla banchina. Più o meno alla stessa ora, il sottotenente Byron L. Magness era riuscito a condurre il 2nd Platoon della C Company, rinforzato dalla sezione mortai da 60 mm fino a Observatory Hill. Un portaordini venne mandato sulla spiaggia a riferire del successo.
La B Company del 1st Battalion, sbarcata in quel frangente, ebbe il compito di conquistare il resto della Observation Hill, obiettivo che la compagnia completò alle 20:00 ricongiungendosi con il 2nd Platoon della C Company sulla sommità.
Si susseguirono quindi numerose ondate che portarono a terra tutte le compagnie dei due battaglioni e il comandante del 5th Marine Regiment, tenente colonnello Raymond L. Murray che posizionò il suo punto di comando avanzato sulla parte meridionale dello schieramento, a pochi passi dalla passerella che connetteva il Molo 8 all’isola di Wŏlmi.
Benché fosse ormai già buio, fu ordinato alla F Company del 2nd Battalion di conquistare il bacino di marea interno, ultimo obiettivo della giornata. La F Company dopo lunghi scontri con i nordcoreani confermò la presa del bacino poco dopo la mezzanotte.
Le fonti occidentali dell'epoca sottolineano che, nonostante la sorpresa strategica, i difensori urbani a Inch’ŏn mostrarono una resistenza “a scatti ma accanita” nei punti tattici chiave.
I nordcoreani opposero una serie di contrattacchi locali, spesso condotti da piccoli gruppi che si lanciavano all’attacco dopo brevi tiri di mortaio, ma il fuoco combinato di armi automatiche, tiro navale neutralizzò rapidamente ogni tentativo nordcoreano.
A sinistra/In alto: Lo sbarco su Red Beach da parte del 1st e 2nd Battalion, 5th Marine Regiment. (Mappa US Marines in the Korean War)
A destra/In basso: Un susseguirsi di LCVP solcano il mare in direzione di Red Beach. Sulla sinistra dell’immagine si vede il molo della Korea Heavy Industries Corporation, e fumo provenire da oltre la zona di sbarco. In primo piano, i cacciatorpediniere statunitense USS De Haven (DD-727). (Foto NARA)
Blue Beach
In concomitanza con all'assalto a Red Beach venne lanciato l'assalto a Blue Beach con il 1st Marine Regiment che però fu estremamente più complesso rispetto agli altri sbarchi.
L'area interessata era quella a 6,4 km sud-est di Red Beach. La complessità dello sbarco non è da ricercare nelle difese nordcoreane dell'area, molto più scarse rispetto a Green Beach e Red Beach, ma per lo sbarco. La zona era completamente ricoperta di fanghiglia che copriva una distanza di 4 km antistante alla spiaggia.
Anche con l'altra marea l'area era impossibile da superare con mezzi da sbarco, per questo motivo vennero utilizzati i 172 veicoli anfibi cingolati per spostare le truppe dalle navi a largo fino alla spiaggia.
Il 1st Marine Regiment del colonnello Lewis B. Puller avrebbe dovuto sbarcare su un’area di circa 3.700 m che penetrava fino a 2.700-3.000 m nell’entroterra, piegando poi a sinistra per isolare Inch’ŏn da Seul. Gli sbarchi sarebbero avvenuti su Blue Beach One, ampia circa 460 m delineata a settentrione (lato sinistro) da una salina, e a meridione (lato destro) da una strada che fungeva da confine con Blue Beach Two. Blue Beach One era l’obiettivo del 2nd Battalion del tenente colonnello Allan Sutter. Blue Beach Two, anch’essa larga circa 460 m, aveva il fianco sinistro segnato dalla strada e il fianco destro da una stretta rampa. Una piccola insenatura, più a destra, denominata all’ultimo momento Blue Beach Three, offriva un sito di sbarco alternativo. Blue Beach Two era l’obiettivo del 3rd Battalion del tenente colonnello Thomas L. Ridge.
Dopo lo sbarco su Blue Beach One, il 2nd Battalion doveva conquistare un incrocio stradale critico a circa 900 m a nord-est della spiaggia e quindi Hill 117, rilievo posto quasi 3,2 km nell’interno, dominante sull’autostrada per Seul, distante circa 35 km. Il 3rd Battalion invece, avrebbe dovuto occupare Hill 233, a circa 1,6 km a sud-est della spiaggia, e, sul fianco più esterno, Hill 94.
Prima dello sbarco vennero concentrate in quest'area le cinque Landing Ships Medium Rocket che spararono su Blue Beach un totale di 2.000 razzi sulle posizioni nordcoreane.
A causa del fango, i mezzi da sbarco cingolati con a bordo il 1st Marine Regiment dovettero percorrere la distanza tra le navi e la terraferma ad una velocità di 7 km/h impiegando circa 45 minuti a raggiungere la riva. I 18 veicoli della prima ondata riuscirono ad arrivare alle spiagge in orario, con nove a Blue Beach One e gli altri nove a Blue Beach Two. Purtroppo il fumo e la confusione portarono le altre ondate a sbagliare direzione e mischiarsi con alcuni veicoli che rimasero bloccati sulla spiaggia ed altri, nella fase di ritorno alle navi, che si impantanarono nel fango.
Su Blue Beach One arrivarono con altre due ondate la D Company del capitano Welby W. Cronk e la F Company del parigrado Goodwin C. Groff. La G Company del capitano George C. Westover e la I Company del tenente Joseph R. Fisher sbarcarono su Blue Beach Two insieme alla C Company del 1st Engineer Battalion. La E Company, destinata alla Blue Beach One, fu invece reindirizzata su Blue Beach Three.
A quel punto si iniziò ad avanzare ma una mitragliatrice nordcoreana posta a circa 460 m falciò alcuni dei marines prima di essere neutralizzata dai mezzi da sbarco cingolati con le mitragliatrici di bordo. Intanto anche la A Company, la B Company e a H Company sbarcarono, non con poche difficoltà sulle spiagge a loro assegnate. Il 1st Platoon della H Company, guidato dal tenente William Swanson lanciò quasi immediatamente un attacco alle forze nordcoreane su Hill 94 riuscendo, dopo un brutale combattimento, a conquistare la posizione, subendo però alcune vittime, tra cui Swanson che fu ferito gravemente. Il 2nd Platoon della stessa compagnia fu invece inviato su Hill 233, ma visto il sopraggiungere dell’oscurità gli fu ordinato di fermarsi per la notte su Hill 180.
L’area fu velocemente messa sotto controllo statunitense anche se non tutti gli obiettivi della giornata furono raggiunti dal 1st Marine Regiment. Verso le 21:50, il 1st e 2nd Field Artillery Battalions dell’11th Marine Regiment vennero sbarcati e messi in batteria, già pronti a supportare i marines in caso di contrattacco nordcoreano proveniente dall’autostrada Inch’ŏn-Sŏul.
A sinistra/In alto: Il 1st Marine Regiment sbarca a Blue Beach. (Mappa US Marines in the Korean War)
A destra/In basso: Un LVT-3 armato con una mitragliatrice pesante Browning M2HB da 12,7 mm e da una mitragliatrice media Browning M1919 da 7,62 mm avanza verso Blue Beach. (Foto NARA)
Scontri a In’chŏn
Mentre gli scontri a Red Beach e Blue Beach infuriavano, il brigadier generale Edward A. Craig, vicecomandante della divisione marines, sbarcò a Wŏlmi. Raggiunto il 3rd Battalion, del 5th Marines, stabilì un posto di comando divisionale avanzato.
Durante la notte, il 3rd Battalion attraversò la passerella da Wŏlmi e si ricongiunse con il resto del 5th Marine Regiment su Red Beach. Prima dell’alba, la 1st Marine Division aveva conquistato tutti gli obiettivi del primo giorno. Le perdite totali dei Marines negli sbarchi furono 20 caduti, 1 deceduto per ferite, 1 disperso, e 174 feriti.
A partire dalle 19:30 i Marines statunitensi iniziarono a impegnarsi nel combattimento urbano, superando da ovest le alture sovrastanti In’chŏn (Green e Red Beach) e avanzando da est (Blue Beach), penetrando progressivamente nel tessuto urbano della città. Entro la conclusione del primo giorno di operazioni, le forze delle Nazioni Unite avevano sbarcato complessivamente circa 13.000 soldati sulle tre spiagge di testa di ponte.
Alle 18:00 erano già sbarcati su Red Beach i Marines della Marina della Repubblica di Corea, aggregati alle unità statunitensi. Il loro compito era quello di assistere, insieme ai membri del KATUSA, le forze statunitensi nelle operazioni a terra. La barriera linguistica rappresentava infatti un grave svantaggio per le truppe statunitensi, sia nella comunicazione con la popolazione civile sia nella lettura e interpretazione delle mappe e, in secondo luogo, nei contatti con le forze nordcoreane e negli interrogatori dei prigionieri. Per questo motivo, soldati sudcoreani venivano assegnati a livello di compagnia, e in alcuni casi persino di plotone, con la funzione di facilitare la raccolta di informazioni, l’orientamento sul terreno e la conduzione degli interrogatori di civili e prigionieri di guerra.
Le operazioni di bonifica e messa in sicurezza della città risultarono estremamente complesse. Se, da un lato, non vi era una resistenza organica e centralmente coordinata, dall’altro i superstiti del 266º Reggimento Indipendente Fanti di Marina, di un battaglione dell’esercito e i resti del 918° Reggimento d’Artiglieria Costiera (ormai privo di armamento efficace) sfruttarono l’oscurità per tendere agguati, organizzare imboscate e occultarsi nel tessuto urbano.
In alcune aree della città le operazioni di rastrellamento furono relativamente rapide e condotte con perdite minime; in altre, al contrario, i nordcoreani si asserragliarono in edifici in muratura particolarmente solidi, combattendo fino all’ultimo uomo. La maggior parte dei soldati nordcoreani superstiti tuttavia si rifugiò in cantine, sistemi fognari e cunicoli predisposti come rifugi antiaerei. Questi nuclei, deliberatamente celati al passaggio delle unità delle Nazioni Unite, lasciavano transitare le colonne d’attacco per poi colpire alle spalle, creando disordine e insicurezza nelle retrovie.
Tale tattica, oltre a incrementare il numero di perdite per entrambi i contendenti, indusse le truppe statunitensi e sudcoreane ad adottare un atteggiamento sempre più prudente, anche in ragione del verificarsi di incidenti di fuoco amico.
Gli scontri all’interno di In’chŏn si concentrarono soprattutto nell’arco di due giornate, dalla sera del 15 settembre fino a mezzogiorno del 16 settembre, quando la città venne ufficialmente dichiarata “libera”. Operazioni di pulizia proseguirono tuttavia fino al pomeriggio del 17, mentre pattugliamenti notturni e scontri sporadici continuarono anche nei giorni successivi. Fonti sudcoreane sottolineano come i combattimenti si svolgessero giorno e notte, con notevoli difficoltà nell’identificazione del nemico nelle ore di buio, circostanza che contribuì ulteriormente a episodi di fuoco amico e a perdite aggiuntive.
Intorno a mezzanotte i comandanti dei due reggimenti di marines ricevettero l’ordine divisionale per l’attacco del giorno successivo. Il 5th Marine Regiment avrebbe avanzato sul fianco sinistro fino a raggiungere la medesima latitudine del 1st Marine Regiment. Entrambi i reggimenti avrebbero poi continuato l’avanzata, il 5th Marine nella parte settentrionale, il 1st Marine nella parte meridionale, usando come asse d’avanzata l’autostrada che da In’chŏn porta a Seul. Il reggimento dei Marines sudcoreani sarebbe stato invece lasciato a Inch’ŏn per completare le operazioni di bonifica della città.
In alto: I marines della Marina della Repubblica di Corea sbarcano ad In’chŏn, in un'immagine, probabilmente del 16 settembre. (Foto Republic of Korea MND)
16 Settembre
Il 16 settembre 1950 fu una giornata prevalentemente dedicata al riassetto organizzativo: le forze statunitensi ampliarono il perimetro difensivo per fare spazio ai nuovi reparti che stavano sbarcando dalle navi sulle spiagge, nell’attesa di un eventuale contrattacco nordcoreano. Nel corso di questo secondo giorno, il 5th Marine Regiment si spinse verso est nelle operazioni di rastrellamento con l’obiettivo di liberare Ascom City. Quest’ultima costituiva una base militare statunitense situata nei pressi del villaggio di Pup’yŏng (oggi distretto di In’chŏn), un’installazione logistica e di supporto dell’US Army, utilizzata principalmente come deposito per rifornimenti, materiali e attività di supporto. ASCOM è l’acronimo di Army Support Command (Comando di Supporto dell'Esercito), e la base era stata stabilita dall’US Army nel 1945, subito dopo la Seconda guerra mondiale, sfruttando strutture originariamente costruite durante l’occupazione giapponese. Il 1st Marine Regiment, schierato nel settore di Blue Beach, aveva il compito di proteggere il fianco destro della testa di ponte e diede avvio all’avanzata lungo l’autostrada Inch’ŏn-Seul.
Il 1° Reggimento Marines della Marina della Repubblica di Corea venne integrato nella 1st Marine Division con compiti di rastrellamento, occupazione delle aree ripulite e presa in custodia dei prigionieri.
L’11th Marines (Artillery) Regiment, con due battaglioni armati di obici da 105 mm schierati la sera precedente, era pronto a fornire appoggio di fuoco sia all’avanzata del 5th Marine Regiment verso Ascom City, sia a quella del 1st Marine Regiment lungo l’autostrada. Nel contempo, unità di supporto, quali reparti logistici, genieri e le prime unità sanitarie, iniziarono a sbarcare sulle spiagge verso la tarda mattinata del 16 settembre.
Dal lato nordcoreano la situazione non subì cambiamenti sostanziali rispetto al giorno precedente: nessun rinforzo né rifornimento era giunto da Seul o dall’area di Pusan. Ciò impediva l’organizzazione di un contrattacco e, al tempo stesso, la costituzione di una linea difensiva realmente efficace. Le forze dell’Esercito Popolare Coreano in zona si riducevano ad alcune unità disperse del 266º Reggimento Indipendente Fanteria di Marina che, dopo aver subito circa il 25% di perdite tra morti, feriti, dispersi e prigionieri, si ritirò verso Kimp’o allo scopo di rallentare l’avanzata statunitense a nord. Il 918° Reggimento d’Artiglieria Costiera, ormai privo di cannoni, aveva cessato di esistere come unità organica già il giorno precedente. I serventi e il personale, tentando di improvvisare una resistenza accanita sul modello dei fanti di marina, furono rapidamente sopraffatti, anche a causa della loro scarsa esperienza nel combattimento terrestre.
Nelle fonti occidentali si fa riferimento ad almeno due ulteriori unità coreane presenti nella zona d’operazioni il 16 settembre. La prima sarebbe un battaglione del 107° Reggimento di Sicurezza, un reparto schierato con compiti di sicurezza e antisabotaggio presso la base aerea di Kimp’o. Considerato che tale reparto aveva funzioni prevalentemente di polizia e controllo, più che di combattimento, risulta poco verosimile che un intero battaglione sia stato distaccato a In’chŏn, anche perché l’intera guarnigione di Kimp’o raggiungeva a stento i 3.000 uomini. L’altra unità viene definita dalle fonti occidentali soltanto come “un battaglione dell’esercito nordcoreano”. A parte alcune unità del 22° Reggimento di Fanteria che sarebbero arrivate a In’chŏn all’alba del 15 settembre di cui non si ha certezza, non sembrano esserci state altre unità nordcoreane nell'area di In’chŏn.
Alcune unità nordcoreane erano composte da civili sudcoreani, talvolta anche minorenni. La questione è tuttora oggetto di dibattito, poiché la maggior parte di questi uomini risulta essere stata arruolata sotto coercizione, sebbene non mancassero volontari che si unirono alle forze comuniste nordcoreane non appena la città fu “liberata” da queste ultime. Questi reparti, composti soprattutto da uomini troppo anziani e ragazzi troppo giovani, erano privi di addestramento adeguato e offrivano una capacità difensiva limitata. Un problema cruciale riguardava il fatto che tali combattenti operavano spesso in abiti civili, alimentando confusione e timori tra le forze delle Nazioni Unite, che iniziarono a percepire qualsiasi civile coreano come potenziale guerrigliero o fiancheggiatore del Nord, con conseguente rallentamento delle operazioni di rastrellamento.
La forza totale a difesa di In’chŏn il 15 settembre era stimata in circa 3.000 uomini, secondo valutazioni statunitensi e sovietiche dell’epoca. Tenendo conto di morti, dispersi, ritirate, feriti, defezioni e prigionieri, è altamente probabile che, il 16 settembre, soltanto la metà della forza nordcoreana originaria fosse ancora presente nell’area di In’chŏn.
Con le prime luci dell’alba del 16 settembre, il 5th Marine Regiment proseguì le operazioni di bonifica nei quartieri attorno al porto, alle pendici di Cemetery Hill, di Observatory Hill, nell’area della stazione ferroviaria e di British Consulate Hill. I reparti sudcoreani vennero indirizzati verso le zone in cui erano state segnalate presenze di tiratori scelti, nidi di mitragliatrici residui e piccoli gruppi nordcoreani riemersi dai loro nascondigli. Le fonti sudcoreane insistono sul fatto che, nella mattinata del 16, si susseguirono scontri di piccola entità nelle strade e lungo le linee tranviarie, con improvvise sparatorie provenienti dagli edifici e, soprattutto, dal sistema fognario e dai cunicoli di servizio.
Per velocizzare le operazioni di rastrellamento, il tenente colonnello Raymond L. Murray del 5th Marine Regiment autorizzò l’impiego di tattiche più pesanti; con l’ausilio di lanciagranate e lanciafiamme, i suoi Marines procedettero a “ripulire” con maggiore rapidità gli edifici sospetti.
Per lo sbarco a In’chŏn erano state recuperate una trentina di navi da sbarco, in gran parte con equipaggi giapponesi. Dopo che le ondate d’assalto si furono spinte all’interno, le navi si avvicinarono alla costa con l’alta marea e si arenavano sulla fanghiglia con la bassa marea per procedere allo scarico delle truppe e dei rifornimenti. Le condizioni della spiaggia e la qualità disomogenea degli equipaggi giapponesi resero complesse le operazioni di sbarco.
Anche l’impiego dei carri armati presentarono notevoli difficoltà. I Marines avevano appena ricevuto i carri M26 Pershing in sostituzione dei loro M4A3 Sherman. Pochi membri del 1st Marine Tank Battalion del tenente colonnello Harry T. Milne avevano familiarità con il Pershing (31). Gli equipaggi ricevettero l’addestramento sui nuovi carri direttamente a bordo delle navi durante la traversata da Pusan ad In’chŏn, circostanza che non costituiva certo il contesto ideale per l’istruzione corazzata.
Parallelamente, nel corso della mattinata, il 3rd Battalion del maggiore Ridge del 1st Marine Regiment a Blue Beach effettuò una ricognizione in forze della penisola di Munhang. Le I e G Companies avanzarono con la H Company in riserva su un ampio fronte catturati prigionieri e materiale, ma gli scontri furono pressoché inesistenti.
Verso la tarda mattinata, i Marines consideravano l’opera di bonifica della città “sostanzialmente completa”, sebbene non ancora condotta a livello di singolo edificio. Rimanevano attivi soltanto alcuni tiratori isolati e piccoli gruppi di irriducibili, che sarebbero stati annientati dalle truppe sudcoreane nelle ore e nei giorni successivi. Curiosamente, secondo le immagini scattate ad In’chŏn nei giorni dei combattimenti, c'erano almeno due T-34-85. Due veicoli furono immortalati davanti alla Chosŏn Industrial Bank apparentemente intatti.
Intorno alle 12:00, il 5th Marine Regiment, dopo aver lasciato una parte consistente delle unità sudcoreane distaccate a presidio della città, uscì dalla periferia orientale di In’chŏn dirigendosi direttamente verso Ascom City.
Secondo l’USMC Battle Studies, il 2nd Battalion del reggimento guidò la colonna del 5th Marine Regiment in marcia su Ascom City, mentre il 1st Battalion seguiva, occupando alcune alture dominanti la rotabile, al fine di prevenire eventuali attacchi a sorpresa sui fianchi da parte di reparti nordcoreani.
L’avanzata risultò lenta e prudente. La ricognizione aerea aveva infatti individuato unità nordcoreane dotate di carri armati nell’area di Seul, e i Marines erano stati prontamente informati di tale minaccia, procedendo con cautela per evitare di imbattersi improvvisamente in tali reparti corazzati. Al tempo stesso, sebbene sporadici, da alcuni villaggi giungevano radi colpi di mortaio o scariche di fucileria che imponevano soste forzate e la necessità di rastrellare le poche abitazioni, alla ricerca di piccoli nuclei nordcoreani, rallentando ulteriormente l’avanzata.
Più a sud, il 1st Marine Regiment consolidò le proprie posizioni attestandosi su una serie di colline e crinali che dominavano l’autostrada, spingendosi anche a sud di Blue Beach per prevenire qualsiasi tentativo nordcoreano di colpire lo schieramento delle Nazioni Unite dall’entroterra sud-orientale. Mentre il 5th Marine Regiment avanzava di alcuni chilometri verso est, l’obiettivo principale del 1st Marine Regiment era soprattutto l’acquisizione e la tenuta di posizioni chiave sul terreno.
I documenti sovietici e le ricostruzioni storiografiche russe sulla Guerra di Corea mostrano che, tra il 15 e il 16 settembre, l’Alto Comando dell’Esercito Popolare Coreano prese atto della perdita di In’chŏn e identificò in Seul l’obiettivo principale delle Nazioni Unite, in quanto nodo cruciale per interrompere le linee di comunicazione e rifornimento verso il fronte di Pusan. Fu dunque tentata una rapida concentrazione di reparti della 9a e 18a Divisione di Fanteria e della 25a Brigata attorno al fiume Han e all’area di Yŏngdŭng-p’o, piuttosto che l’invio massiccio di rinforzi su In’chŏn.
Nel frattempo, elementi del 42° Reggimento Corazzato e reparti di fanteria si mossero verso ovest lungo l’autostrada Seul-Inch’ŏn per organizzare un contrattacco. Queste unità, scarsamente coordinate e ignare della reale potenza del dispositivo statunitense, si preparavano a lanciare un attacco nel giorno successivo. Nella mattinata, otto F-4U ‘Corsair’ del Marine Fighting Squadron 2 (VMF-2) individuarono una compagnia di sei T-34-85 lungo l’autostrada che da Seul porta ad Inch’ŏn nei pressi del villaggio di Kansong, 8 km a est delle posizioni del 5th Marines Regiment. Gli aerei attaccarono i sei carri armati con razzi non guidati e ordigni incendiari. Nell’attacco, il capitano William F. Simpson Jr., non riuscì a riprendere quota dopo la picchiata e si schiantò. Una seconda squadra di aerei sorvolò la zona poco dopo ritirandosi, credendo che i sei carri armati fossero stati tutti distrutti.
A terra, il 2nd Battalion del 5th Marines Regiment del tenente colonnello Roise stabilì un contatto con il 2nd Battalion del 1st Marines Regiment del tenente colonnello Sutter, sulla Hill 117. I due battaglioni proseguirono l’avanzata incontrando una resistenza limitata essenzialmente a fuoco di cecchini. Verso le 11:00, elementi di entrambi i battaglioni si trovavano a breve distanza da Kansong, da dove potevano scorgere il fumo che ancora si alzava dagli incendi appiccati nello scontro tra T-34 e ‘Corsair’.
A mezzogiorno la 1st Marine Division deteneva un fronte lungo 5 km e protetto su entrambi i fianchi dal mare. Venne ordinato al Tenente Colonnello Murray (5th Marine) e al Colonnello Puller (1st Marine) di proseguire l’avanzata e di conquistare la Force Beachhead Line (FBHL - Linea della Testa di Ponte), il cui raggiungimento avrebbe segnato la conclusione della fase d’assalto dell’operazione anfibia.
Il tenente colonnello Murray scelse di avanzare su due direttrici. Il 2nd Battalion, avrebbe proseguito con il fianco destro ancorato all’autostrada per Seul. Il 3rd Battalion, avrebbe dovuto descrivere un ampio movimento di aggiramento sulla sinistra, mentre il 1st Battalion avrebbe seguito i primi due in riserva. Il 2nd Battalion, scortato da cinque carri M26 Pershing della A Company, avanzò lungo la strada e, verso le 13:30, superò una curva entrando in Kansong. Due carri armati dei marines scalarono un’altura da cui potevano proteggere l’avanzata della fanteria. Da questa posizione i carristi dei Marines scorsero tre T-34-85 pronti al combattimento e non distrutti come creduto dai piloti di ‘Corsair’ quella mattina. I Pershing colpirono i T-34 con 20 colpi perforanti incendiandoli. La D Company del 2nd Battalion guidò l’avanzata oltre i tre relitti in fiamme. Poco lontano i Marines rinvennero i due carri messi fuori uso in precedenza dai ‘Corsair’, il sesto carro si era invece dileguato.
La D Company avanzò per un altro chilometro e mezzo, quindi occupò un’altura sulla parte occidentale della strada. La F Company si schierò a sinistra della D Company. Mancavano ancora oltre 3 km alla Force Beachhead Line, ma il punto sembrava offrire condizioni favorevoli per attestarsi per la notte e le unità si arrestarono. Il tenente Smith, comandante della D Company si trovò a difendere le alture a lato dell’autostrada, ma si rese conto che c’era una curva sulla strada che i suoi uomini non potevano coprire. Preoccupato, l’ufficiale mandò a presidiare quella zona il 2nd Platoon del sottotenente Lee R. Howard e rafforzò i marines con unità armate di M9 Bazooka e mitragliatrici.
Sulla sinistra del 2nd Battalion, il 3rd Battalion avanzò senza incidenti e occupò le alture che dominavano la Force Beachhead Line. Le sue pattuglie raggiunsero i margini di Ascom City. Il 1st Battalion dello stesso reggimento si schierò alle loro spalle, fungendo da riserva avanzata in caso di necessità.
Più a sud, il 1st Marine Regiment potè lanciare una seconda avanzata solamente intorno alle 16:00 senza incontrare resistenze. Il reparto passò il resto della serata a rafforzare trincee e postazioni sui crinali a sud-est di In’chŏn, organizzando punti di fuoco per mortai e mitragliatrici a cavallo dell’autostrada Inch’ŏn-Seul, in modo da poter interdire eventuali avanzate corazzate o di fanteria provenienti dal settore meridionale. Durante queste azioni, la compagnia da ricognizione del reggimento venne impiegata per missioni di rastrellamento individuando numerosi depositi di armi e munizioni.
Nel corso della notte non si registrarono azioni di rilievo: sul fronte del 1st Marine Regiment si ebbero alcuni colpi di mortaio e sporadici scambi di fuoco, mentre pattuglie statunitensi di ricognizione esplorarono villaggi e casali lungo la strada, alla ricerca di truppe nordcoreane concentrate per un attacco notturno, senza tuttavia rinvenire forze significative. Un autocarro nordcoreano, ignaro dell’avanzata statunitense, procedette tranquillo sull’autostrada, superò le linee difensive dei marines senza essere intercettato. L’autocarro con a bordo un ufficiale e quattro soldati nordcoreani si fermò solamente quando incontrò lungo la strada i carri armati M26 statunitensi, l’equipaggio fu fatto prigioniero.
A In’chŏn, nel frattempo, le forze delle Nazioni Unite, costituite in larga misura da truppe sudcoreane, proseguirono nelle operazioni di rastrellamento e negli scontri contro le poche sacche di resistenza ancora attive in città. In alcune fonti sudcoreane si sottolinea che reparti di pattuglia si scontrarono con piccole squadre d’infiltrazione nordcoreane che, in gruppi ridotti, erano riuscite a superare le linee dei Marines con l’obiettivo di penetrare in città e sabotare le operazioni di sbarco dei rifornimenti. Tutte queste unità d’infiltrazione nordcoreane furono infine individuate ed eliminate.
A sinistra/In alto: Movimenti dei Marines nel giorno successivo allo sbarco, il 16 settembre 1950. (Mappa US Marines in the Korean War)
A destra/In basso: Prigionieri di guerra nordcoreani, seminudi dopo le perquisizioni, sono portati in un campo di prigionia con un gruppo di marines che li controlla da un Bulldozer. In primo piano e sullo sfondo a sinistra si vedono due T-34-85 distrutti il 16 settembre 1950 dall’attacco aereo dei ‘Corsair’ e successivamente dagli M26 Pershing. Sullo sfondo, a destra, degli LVT, ad indicare che la foto fu scattata in serata del 16 settembre o il giorno successivo. (Foto NARA)
17 Settembre
Il 17 settembre 1950 rappresentò, per l’Esercito Popolare Coreano, il momento in cui il tentativo di contenere lo slancio del X Corps statunitense lungo l’asse Inch’ŏn-Ascom City-Kimp’o-Seul si tradusse in una serie di contrattacchi disperati e scarsamente coordinati, destinati a logorare ulteriormente un dispositivo già indebolito dagli eventi del 15-16 settembre. Nell’area compresa fra Seul e Kimp’o, l’unica unità corazzata organicamente disponibile era il 42º Reggimento Corazzato, formazione di recente costituzione, dotata di circa 18 carri T-34-85. Le fonti, incluse ricostruzioni russe e studi specifici sull’impiego del T-34, concordano nel sottolineare come gli equipaggi fossero molto inesperti, il loro addestramento ridotto e la catena di comando ancora in fase di rodaggio; nondimeno, al reparto fu assegnata la missione immediata di “fermare o rallentare” l’avanzata statunitense sulla direttrice Inch’ŏn-Ascom-Kimp’o-Seul.
Nella notte tra il 16 ed il 17 settembre il comando nordcoreano tentò un contrattacco deciso contro la testa di ponte terrestre appena consolidata tra Inch’ŏn e l’interno. Una colonna del 42º Reggimento Meccanizzato, composta da sei carri T-34-85 e da circa 200 fanti della 18a Divisione di Fanteria, in parte appiedati e in parte trasportati sui carri, si mosse lungo la strada principale da Seul verso Ascom City. L’obiettivo plausibile era quello di colpire il dispositivo avanzato del 2nd Battalion, 5th Marines schierato nella zona di Ascom, ristabilire almeno in parte un corridoio verso Inch’ŏn e disturbare la preparazione dello slancio successivo in direzione di Kimp’o, il più grande aeroporto della penisola Coreana che si trovava nella penisola di Kimp’o a sud del fiume Han.
La manovra, tuttavia, incappò in un dispositivo difensivo statunitense già predisposto. Il sottotenente Howard del 2nd Platoon avvistò il carro di testa verso l’alba, ne segnalò l’avvicinamento al tenente Smith della D Company, che a sua volta lo riferì al comandante di battaglione. Era evidente che i nordcoreani ignoravano del tutto la presenza dei Marines in attesa. Il 2nd Platoon lasciò che la colonna si portasse all’altezza della sua posizione, su una piccola altura, e poi aprì il fuoco.
Il caporale Oley J. Douglas, membro di una squadra anticarro aprì per primo il fuoco ad una distanza di circa 70 metri e distrusse il primo T-34-85 e danneggiò il secondo (32). I quattro carri rimanenti continuarono ad avanzare, ma vennero velocemente messi fuori uso dai proiettili perforanti 90 mm provenienti dai carri M26 del 1st Platoon, A Company a circa 550 metri di distanza, tiri di cannoni senza rinculo M20 da 75 mm a circa 460 metri e ulteriori razzi, alcuni dei quali sparati dal 2nd Battalion del 1st Marines Regiment sull’altro lato della strada. Il soldato scelto Walter C. Monegan Jr., della Company F, 1st Marines Battalion, sparò con il proprio lanciarazzi M20 Super Bazooka, a distanza praticamente ravvicinata.
Grazie a questa potenza di fuoco i carri armati furono rapidamente distrutti e i fanti dell’Esercito Popolare Coreano, bloccati in campo aperto e privi di una copertura efficace, subirono perdite devastanti. Le perdite furono minime per i Marines, talvolta ridotte nelle fonti statunitensi a un solo ferito. Per il 42º Reggimento Corazzato si trattò di un colpo durissimo, che privò il reparto di una delle sue compagnie corazzate nel giro di una singola mattinata di combattimento.
Queste perdite si sommarono ad altri rovesci subiti dallo stesso reparto tra il pomeriggio del 16 e la mattina del 17 settembre. Nella mattinata del 17, inoltre, un altro gruppo di sei T-34-85 venne distrutto quando i loro equipaggi furono colti di sorpresa mentre si trovavano fuori dai carri, probabilmente fermi per la colazione o per operazioni di manutenzione. Nel complesso, entro meno di due giorni il 42º Reggimento Corazzato perse praticamente l’intero parco mezzi iniziale contro il X Corps, e una quota significativa di tali perdite va collocata proprio nelle ore in cui si svolse il contrattacco di Ascom City e nei tentativi di arrestare la marcia verso Kimp’o. Quella mattina il generale Douglas MacArthur sbarcò a Inch’ŏn insieme ad un folto gruppo di altri ufficiali (tra cui il Vice Ammiraglio Arthur Dewey Struble) e giornalisti. Il gruppo si diresse dapprima al quartier generale della 1st Marine Division all’interno della città e poi verso le linee del 1st e 5th Marine Regiments.
Il generale si complimentò con i comandanti, consegnò medaglie e si dilettò anche avvicinandosi ad uno dei sei T-34-85 distrutti poche ore prima dai marines. Secondo fonti giornalistiche, mentre ispezionava il carro armato ancora fumante, MacArthur avrebbe esclamato "Considerando che si tratta di un carro armato comunista, è così che mi piace vederli!". Poco dopo, il gruppo di generali risalì in auto per tornare a Inch’ŏn, ma proprio in quel momento sette soldati nordcoreani della 18a Divisione di Fanteria che avevano partecipato all’attacco, uscirono da un canale a lato strada dove si erano rifugiati, e si arresero senza opporre resistenza.
Mentre l’unico reparto corazzato nordcoreano in zona veniva così consumato in una serie di scontri sfavorevoli, il quadro operativo più ampio testimoniava come il 17 settembre fosse, dal punto di vista nordcoreano, già un giorno di ripiegamento organizzato verso Seul. L’Esercito Popolare Coreano non puntava più a riconquistare Inch’ŏn, ormai considerata perduta, ma a costruire una linea di resistenza più solida sull’asse Kimp’o-Yŏngdŭng-p’o-Han-Seul, allo scopo di guadagnare tempo per il ritiro delle divisioni impegnate sul perimetro di Pusan. In tale prospettiva, la 18ª Divisione di Fanteria, considerata un’unità relativamente nuova, era stata richiamata dal settore nord del Naktong per attestarsi nell’area Seul-Yŏngdŭng-p’o, abbandonando il precedente progetto di impiego sul fronte meridionale. Dalla zona di Kumch’ŏn un reggimento esperto della 9ª Divisione di Fanteria, successivamente identificato come l’87º Reggimento di Fanteria, iniziò il trasferimento in treno verso Yŏngdŭng-p’o; la sua piena concentrazione sarebbe stata completata soltanto il 20 settembre, ma il movimento era già in corso il 17.
Parallelamente, la 25ª Brigata d’Addestramento formata ad Agosto a Ch'ŏrwŏn con una forza di circa 2.500 uomini, aveva lasciato tale località il 15 settembre. I suoi scaglioni viaggiavano prevalentemente di notte, nascondendosi nelle gallerie ferroviarie durante il giorno per ridurre la vulnerabilità agli attacchi aerei. La maggior parte del reparto sarebbe giunta a Seul il 19 settembre, ma è verosimile che, tra il 17 e il 18, alcune compagnie fossero già presenti nelle aree di raccolta a nord e a ovest della capitale. Il 78º Reggimento Indipendente di Fanteria ricevette inoltre l’ordine di concentrarsi sulle alture che coprivano gli accessi occidentali a Seul, pronto a costituire, insieme con la 25ª Brigata d’Addestramento, l’ossatura del dispositivo difensivo della capitale contro l’avanzata del X Corps.
In questo contesto si inserisce anche la crescente importanza della base aerea di Kimp’o. L’aeroporto di Kimp’o era il principale scalo aereo della Corea del Sud nel periodo prebellico e il comando nordcoreano era pienamente consapevole del fatto che, una volta perduto, esso sarebbe stato immediatamente utilizzato come base dalla Fifth Air Force e dall’aviazione del Corpo dei Marines. La guarnigione immediata del campo, secondo le fonti delle Nazioni Unite, ammontava a circa 400-500 soldati dell’Esercito Popolare Coreano. In realtà nell'area era stata organizzata dal 16 settembre la 1ª Divisione Aerea, un’unità improvvisata sotto il comando del maggior generale dell’Aeronautica Wang Yong.
il gen. Young, in qualità di ufficiale nordcoreano di grado più elevato presente a ovest del fiume Han, ebbe l’onere di creare un’unità difensiva che ostacolasse le forze delle Nazioni Unite nei dintorni di Kimp’o, e per fare ciò creò appunto la 1ª Divisione Aerea. Benché il nome, era un’unità di formazione con la dimensione di un reggimento (circa 3.000 uomini) composta dalla 877ª Unità Aerea del Maggiore Kung Chan-so, con circa 500 uomini, fino ad allora impiegata nella manutenzione della base aerea e degli aerei, il 107º Reggimento di Sicurezza del colonnello Han Choi-han, con circa 1.500 militari, che svolgeva compiti di sicurezza anti-sabotaggio alla base aerea, e i superstiti del 266º Reggimento Indipendente Fanteria di Marina sfuggiti da Inch’ŏn, oltre a piccoli nuclei aggregati di superstiti di altre unità scampate.
Secondo le fonti statunitensi, le unità del maggior generale Wang Yong sarebbero state colte di sorpresa. Questo non è, purtroppo, vero. Benché privi di un piano sistematico di minamento e sabotaggio delle piste, i difensori di Kimp’o erano ben consci della loro importanza strategica.
MacArthur concluse la propria ispezione con una visita a Green Beach, a Wŏlmi, dove proseguivano le operazioni di scarico dalle LST, e per osservare i prigionieri del campo di prigionia, 671 in totale, sotto la sorveglianza della polizia militare. MacArthur constatò, con grande soddisfazione, che il nemico aveva iniziato un’intensa opera di fortificazione dell’isola di Wŏlmi. Più tardi commentò: “Se avessi dato ascolto a quanti volevano rinviare lo sbarco fino alla successiva marea, quasi un mese più tardi, Wŏlmi sarebbe divenuta una fortezza inespugnabile” (33). MacArthur fu informato che la 7th Infantry Division avrebbe iniziato lo sbarco il giorno successivo, schierandosi sul fianco destro della 1st Marine Division.
Nel mentre, una pista di atterraggio improvvisata fu approntata accanto al posto comando dei Marines a Inch’ŏn con l’ausilio dei bulldozer. Da allora il Marine Observation Squadron 6 (VMO-6 - 6a Squadriglia di Osservazione dei Marines) svolse un intenso programma di voli di osservazione, evacuazione, collegamento e ricognizione da tale aeroporto.
A sinistra/In alto: Avanzate dei Marines a sud di Ascom City, 17 settembre 1950. (Mappa US Marines in the Korean War)
A destra/In basso: Il generale Douglas MacArthur ispeziona personalmente uno dei T-34-85 messi fuori combattimento dal 2nd Battalion, 5th Marine Regiment all’alba del 17 settembre 1950. Fu in questo frangente, che secondo alcune fonti pronunciò la frase rivolta ai carri armati. (Foto NARA)
Attacco alle Unità Navali nella Baia di Inch’ŏn
Nelle prime ore del 17 settembre 1950, il maggior generale Wang Yong, comandante dell’Aeronautica Popolare Coreana dispose la seconda missione aeronavale della sua storia, impiegando due Il’jušin Il-10 ‘Šturmovik’, entrambi operativi dalla base di Kimp’o. Poco prima dell’alba, i due velivoli decollarono e, alle 05:50, individuarono la linea degli incrociatori delle Nazioni Unite ancorati nel canale antistante l’isola di Wŏlmi, schierati per fornire appoggio di fuoco alle truppe dei Marines a terra. Avvicinandosi inaspettatamente e inizialmente scambiati per aerei alleati, i due apparecchi sorvolarono la linea delle navi da nord verso sud a un’altitudine di circa 300 metri, prima che il primo Il-10 virasse ed effettuasse un attacco in picchiata contro l’incrociatore pesante statunitense USS Rochester (CA-124), nave ammiraglia del viceammiraglio Arthur D. Struble.
Un marinaio di sentinella a poppa della USS Rochester aprì il fuoco con il proprio fucile poco prima che il velivolo sganciasse quattro bombe da 50 kg, una delle quali colpì di striscio la gru per la movimentazione degli aerei situata a poppa senza detonare, mentre le altre esplosero in mare causando danni minimi e nessun ferito a bordo. Benché in ritardo, la reazione della USS Rochester fu estremamente efficace tanto che il secondo aereo sganciò le sue bombe troppo presto per uscire dal campo di tiro delle armi antiaeree mancando il bersaglio.
Il primo Il-10 virò e mitragliò con i cannoni da 23 mm e le mitragliatrici da 7,62 mm l’incrociatore britannico HMS Jamaica, poco distante, che rispose con il fuoco contraereo della batteria da 101,6 mm QF 4-inch naval gun Mk XVI e delle armi automatiche a corto raggio. I proiettili dell’aeromobile colpirono la HMS Jamaica in più punti, tra cui la torretta Y con perforazione dell’armatura e ferimento di un uomo alla gamba, l’armatura laterale che venne scheggiata, la piastra a protezione di una batteria quadrupla QF 2-pounder ‘Pom-pom’ da 40 mm con conseguente detonazione delle munizioni da 40 mm che coinvolse i serventi e l’albero di prua con schegge minori. In totale vennero feriti una decina di marinai britannici, tre dei quali nella batteria da 40 mm, uno di loro morì in seguito dopo il trasferimento sull’USS Consolation. Il secondo Il’jušin Il-10 ‘Šturmovik’ venne colpito dal fuoco antiaereo, si disintegrò e precipitò in mare a circa 30 metri dal bordo prodiero della HMS Jamaica, segnando l’unico abbattimento di un aereo nemico da parte del fuoco antiaereo navale durante l’intera Guerra di Corea. Il primo Il’jušin Il-10 ‘Šturmovik’, fece ritorno alla base di Kimp’o senza problemi.
In alto: Un Il’jušin Il-10 ‘Šturmovik’ pronto al decollo prima di una missione di attacco in un frame di un filmato di propaganda. (Foto X.com via @KPA_bot)
L’Avanzata su Kimp’o
Lo scontro con i T-34-85 all’alba ritardò di circa un’ora l’inizio dell’attacco previsto per la giornata. Alle 07:00 il 3° Battaglione dei Marines sudcoreani aveva superato le posizioni del 2nd Battalion del 5th Marine Regiment per ripulire le periferie di Ascom City. Il 2nd Battalion si mosse all’attacco due ore più tardi, con la Company E del capitano Jaskilka in testa. L’avanzata doveva effettuarsi in colonna, seguita da una svolta a sinistra verso Ascom City.
La Company E, affiancata dal 2nd Platoon della Company F, trascorse la mattinata in una sistematica bonifica dell’area densamente edificata, eliminando piccoli nuclei di resistenza. Il tenente colonnello Harold S. Roise del 2nd Battalion (5th Marine) constatò tuttavia che la strada riportata sulla mappa, che avrebbe dovuto condurre al suo obiettivo successivo, situato a poco più di 6 km, non esisteva nella realtà. La ripresa dell’avanzata poté avere luogo soltanto nel primo pomeriggio su strade alternative.
Intanto, l’inesperto 3° Battaglione dei Marines sudcoreani s’imbatté in difficoltà sull’altro lato di Ascom City. Il 3rd Battalion del tenente colonnello Robert Taplett (5th Marines) tenuto in riserva reggimentale, intervenne in appoggio e ridusse con efficienza la resistenza, che era solo moderata. Anche i carri armati del 1st Platoon della A Company avanzarono, nel tentativo di raggiungere il 2nd Battalion e, non trovando la medesima strada che i marines cercavano quella mattina, intercettò inizialmente il 3rd Battalion. Alla fine i carri riuscirono a congiungersi con il 2nd Battalion e con una strada che conduceva verso la base aerea di Kimp’o, distante ormai circa 8 chilometri. Ai carri armati M26 pershing del 1st Platoon unì anche il comandante dell’A Company, il capitano Gearl M. English, con un ulteriore plotone di carri.
Il 2nd Battalion e i carri armati avanzarono fino a due alture situate circa 3,6 km a sud di Kimp’o (34). Il tenente colonnello Roise lanciò quindi l’attacco contro l’aeroporto con le D ed E Companies in prima schiera. Le unità si mossero rapidamente, incontrando soltanto un leggero fuoco di armi leggere. Il capitano English portò avanti i suoi carri in appoggio, assegnando un plotone carri a ciascuna delle compagnie all’assalto.
Verso le 18:00 i Marines si trovavano all’estremità meridionale della pista principale. Ciascuna delle tre compagnie del 2nd Battalion assunse un proprio perimetro difensivo per la notte. Il 1st Platoon, Company E, del tenente Deptula, fu dislocato più a nord, creando un posto di blocco, nel villaggio di Soryu.
Intanto, nel corso del pomeriggio 1st Battalion del 5th Marines, si era portato in avanti sul fianco destro del 2nd Battalion senza incontrare resistenza. Il 3rd Battalion del medesimo reggimento, invece, dopo aver facilitato la situazione per i Marines sudcoreani, si mosse a circa 3 km nelle retrovie, nuovamente in riserva reggimentale.
Per l’intera giornata del 17 settembre il 1st Marines proseguì l’avanzata. Sul fianco, il 2nd Battalion si dispose a cavallo dell’autostrada principale e avanzò sotto una copertura di fuoco fornita dal 11th Marine (Artillery) Regiment. Il battaglione si mosse in direzione est da Mahang-ri verso Sosa, due centri abitati di medie dimensioni. Nel dispositivo di manovra, la Company E venne schierata a sinistra della carreggiata, la Company F a destra, mentre la Company D fu mantenuta in riserva. Poiché il 5th Marine Regiment avanzava verso nord-est in direzione di Kimp’o, tra i due reggimenti si venne a creare un varco di ampiezza crescente.
La resistenza nordcoreana si fece via via più intensa man mano che il 2nd Battalion si avvicinava a Sosa. Il comandante di reggimento ordinò pertanto al 3rd Battalion di portarsi sul fianco destro del 2nd Battalion, in modo da rafforzarne lo schieramento. La Company G avanzò lungo la strada, seguendo i carri armati del 2nd Platoon, Company B, 1st Marine Tank Battalion, al comando del sottotenente Brian J. Cummings.
In una gola, alcuni soldati nordcoreani tentarono di arrestare i carri M26 Pershing impiegando bombe a mano, con l’effetto di rallentare sensibilmente il movimento lungo l’asse stradale.
Per reagire a questa minaccia, la Company G salì sul versante più elevato della gola, sul lato destro della strada. Con il 2nd Battalion schierato sulla sinistra, i Marines si trovarono così in grado di stabilire un sistema di fuoco convergente che consentì loro di spezzare l’attacco nordcoreano. Il 2nd e il 3rd Battalion si trincerarono quindi per la notte, ciascuno sul proprio lato della gola. Più a sud, il 1st Battalion e la Reconnaissance Company avevano nel frattempo completato le operazioni di rastrellamento nella penisola di Namdong. La notte trascorse senza ulteriori incidenti per il 1st Marine Regiment.
In alto: L’avanzata del 5th Marine Regiment verso la Base Aerea di Kimp’o. (Mappa US Marines in the Korean War)
18 Settembre
Come temeva il comandante del 5th Marine Regiment, tenente colonnello Murray, le forze nordcoreane non intendevano abbandonare la base aerea di Kimp’o senza opporre resistenza. Intorno alle 03:00 del 18 settembre, i reparti agli ordini del maggior generale Wang Yong della 1a Divisione Aerea dell’Aeronautica Popolare Coreana lanciarono il primo di una serie di contrattacchi mal coordinati. Il primo di essi, appoggiato da un carro T-34-85, si abbatté sul 1st Platoon della Company E nel villaggio di Soryu. Il plotone del tenente Deptula riuscì a respingere quattro distinti attacchi anche con l’aiuto del caporale di Prima Classe Monegan che distrusse il T-34-85 con il suo M20 Super Bazooka. Entro le 05:00, il plotone ripiegò sulla linea difensiva tenuta dal resto della Company E.
Un secondo attacco venne quindi sferrato da ovest e da est contro la Company E, mentre un terzo urtò contro la Company F, schierata più a sud. Entrambe queste azioni furono contenute senza eccessive difficoltà e le unità nemiche scompaginate si ritirarono disordinatamente verso il Han. All’alba, il 2nd Battalion assunse l’iniziativa e iniziò il contrattacco. I Marines dilagarono attraverso l’aeroporto, assicurandosi il controllo del campo e dei villaggi circostanti entro le 10:00. La Company E e la Company F completarono le operazioni di bonifica dell’area, mentre la Company D proseguì l’avanzata per occupare la Hill 131, altura dominante sul Han. Il bilancio fu di quattro Marines caduti e 19 feriti nell’arco di 24 ore, contro 395 caduti tra i soldati nordcoreani, compreso il Maggiore Kong. Il maggior generale Wang e i pochi membri superstiti dell’aeronautica attraversarono il fiume Han in ritirata, abbandonando la Base Aerea di Kimp’o.
Nel settore operativo del 1st Marine Regiment, il 3rd Battalion era schierato all’esterno di Sosa. Il suo comandante, ten.col. Thomas L. Ridge, ritenne che sulla Hill 123 si trovasse il grosso del dispositivo difensivo nordcoreano. Nel corso della notte richiese pertanto l’intervento del tiro navale. L’incrociatore HMS Kenya aprì il fuoco, sparando circa 300 colpi da 152 mm in un’area compresa tra Sosa e la Hill 123 anche se le fonti dei marines parlano di un tiro poco preciso. All’alba il 2nd Battalion, al comando del ten.col. Allan Sutter, riprese l’avanzata lungo l’asse dell’autostrada diretta a Seul, con la Company E schierata a sinistra della strada e la Company D a destra. Alcune esplosioni premature dei colpi di artiglieria di preparazione provocarono tuttavia due morti e tre feriti tra i suoi uomini.
Alle spalle del 2nd Battalion, il 3rd Battalion fu riorganizzato in una colonna motorizzata, composta da un insieme eterogeneo di jeep, mezzi da sbarco cingolati e autocarri anfibi DUKW. I ‘Corsair’ del VMF-214 batterono intensamente Sosa, individuarono sei carri T-34-85 oltre il centro abitato e ne distrussero due. Sfruttando questi risultati, il 3rd Battalion si lanciò in avanti dietro i carri della Company B, 1st Marine Tank Battalion. In cooperazione, fanteria e carri respinsero una resistenza piuttosto leggera, che comprendeva anche un posto di blocco dotato di armi anticarro. Entro le 12:00, il 3rd Battalion aveva ripulito il centro urbano.
Successivamente il battaglione deviò a sinistra, abbandonando l’asse stradale, e risalì la Hill 123. Il 3rd Battalion era appena giunto sulla quota e non aveva ancora completato la realizzazione delle opere di trinceramento quando una salva di colpi di mortaio nordcoreani da 120 mm investì le posizioni, causando trenta perdite fra caduti e feriti.
Nel frattempo il 2nd Battalion proseguì l’avanzata frontale, mantenendo il fianco sinistro appoggiato alla linea ferroviaria, fino a raggiungere una posizione difensiva situata circa 1,6 km oltre Sosa. Un bombardamento di mortai in tale settore provocò ulteriori quattordici perdite. Sulla destra, il 1st Battalion continuò il movimento in avanti e, per il terzo giorno consecutivo, non incontrò che sporadici colpi di fucile.
Tornando al 5th Marine Regiment, il ten.col. Murray trasferì il posto di comando di reggimento da Ascom City a Kimp’o. Dopo l’attacco alla base aerea, il reggimento trascorse una giornata relativamente tranquilla, limitandosi a inviare pattuglie attorno all’aeroporto. Il campo risultò nel complesso in condizioni soddisfacenti. All’interno della base aerea furono rinvenuti i resti di almeno sette Il’jušin Il-10 ‘Šturmovik’ e sei Yakovlev Yak-9P.
Cinque velivoli di ciascun tipo apparivano completamente distrutti, ma due Il-10 sembravano relativamente indenni e suscettibili di riparazione; inoltre, la quantità di componenti recuperabili risultò sufficiente a consentire l’assemblaggio di uno Yak-9P in condizioni di volo. Questi tre velivoli catturati furono smontati e inviati negli Stati Uniti, dove vennero ricostruiti e sottoposti a un’analisi tecnica presso il Laboratorio di Aeronautica della Cornell University, già collegato alla Curtiss Aircraft Corporation. Successivamente furono trasferiti alla base aerea di Wright-Patterson, in Ohio, per prove di volo e valutazioni operative.
Il primo aeromobile ad atterrare a Kimp’o fu un elicottero HO3S-1 dei Marines, giunto alle 10:00 del 18 settembre e pilotato dal capitano Victor A. Armstrong del VMO-6, con a bordo il tenente generale Lemuel C. Shepherd Jr., comandante della Fleet Marine Force, Pacific, e il colonnello Victor H. Krulak, capo di stato maggiore della 1st Marine Division. Essi furono accolti dal vicecomandante della 1st Marine Division, generale Craig, sopraggiunto in jeep.
Nel corso della stessa mattinata, la Company A del capitano George W. King, appartenente al 1st Engineer Battalion, rese operativo il campo con interventi di riparazione provvisori. Nel pomeriggio giunsero in elicottero il generale Field Harris, comandante della 1st Marine Aircraft Wing, e il generale Thomas J. Cushman, suo vice (deputy commander). Su loro proposta, il generale Edward Almond del X Corps autorizzò l’istituzione del Marine Aircraft Group 33 (MAG-33) sul campo di Kimp’o.
I ‘Corsair’ iniziarono ad affluire il giorno successivo. Harris insediò il quartier generale del proprio Tactical Air Command sull’aeroporto. Due squadroni, il VMF-312 e il VMF-212, furono rischierati sul campo, mentre lo squadrone caccia notturno VMF(N)-542, al comando del tenente colonnello Max J. Volcansek Jr., giunse dal Giappone. Seguì un riordino amministrativo degli squadroni tra il Marine Aircraft Group 12 e il Marine Aircraft Group 33. Il MAG-33, al comando del brigadier general Thomas J. Cushman, risultava ormai pienamente operativo a terra, mentre il MAG-12 assunse il controllo degli squadroni imbarcati. I VMF-214 e VMF-323 continuarono a operare dalle portaerei di scorta USS Sicily e USS Badoeng Strait, mentre i caccia notturni del VMF(N)-513 proseguirono le loro missioni dalla base aerea di Itazuke, in Giappone.
Intanto, sul fianco sinistro di Murray il 2° Battaglione Marines sudcoreani si congiunse con il 1° Battaglione Marines sudcoreani. Nel medesimo frangente, il 17° Reggimento di Fanteria dell’Esercito della Repubblica di Corea sbarcò a Inch’ŏn e, posto temporaneamente sotto il controllo della 1st Marine Division, ricevette il compito iniziale di completare le operazioni di rastrellamento nella zona ancora non bonificata compresa tra Ascom City e il mare.
Il 18 settembre sbarcò la prima unità della 7th Infantry Division, il 32nd Infantry Regiment, che venne temporaneamente aggregato alla 1st Marine Division. Il reggimento andò a rilevare il 1st Marine Regiment sul fianco destro finché non sarebbe sbarcato il resto della 7th Infantry Division.
A sinistra/In alto: I contrattacchi nordcoreani per scacciare i marines del 2nd Battalion, 5th Regiment dalla base aerea di Kimp’o nella notte tra il 17 ed il 18 settembre 1950. (Mappa US Marines in the Korean War)
A destra/In basso: L' Il’jušin Il-10 ‘Šturmovik’ ‘Bianco 55’ in ottime condizioni catturato dalle forze dei marines presso l'aeroporto di Kimp’o. (Foto militaryimages.net)
19 Settembre
Nella mattina del 19 settembre il generale David G. Barr, comandante della 7th Infantry Division, istituì a terra il posto di comando e si incontrò con il generale Almond e il maggior generale Smith per definire il trasferimento immediato alla 7th Infantry Division dell’area che fino a quel momento era stata responsabilità del 1st Marine Regiment, a sud dell’asse stradale Inch’ŏn-Seul. Nel frattempo il 31st Infantry Regiment aveva iniziato le operazioni di sbarco, mentre il 32nd Infantry Regiment venne distaccato dalla 1st Marine Division alle 18:00. Con questi due reggimenti, la divisione di fanteria era in grado di avviare formalmente le operazioni, consentendo di spostare il 1st Marine Regiment a nord dell’autostrada Inch’ŏn-Seul.
Al termine delle riunioni il gen. Almond si incontrò con il ten.col. Murray, comandante del 5th Marine Regiment per discutere l’attraversamento del fiume Han in direzione di Seul.
Il piano, studiato dal comandante di reggimento e approvato dal comandante dell’X Corps prevedeva il passaggio in colonna dei battaglioni del 5th Marine Regiment, servendosi di mezzi da sbarco cingolati Amtrak, autocarri anfibi DUKW e sezioni di pontoni galleggianti utilizzati come zattere presso un punto di traghettamento situato a nord-est di Kimp’o.
Nella giornata, il 1° Reggimento Marines sudcoreani (meno un battaglione che rimase a In’chŏn) arrivò nelle retrovie per prepararsi alla partecipazione alla battaglia per Seul. L'unità svolse operazioni di rastrellamento nell'area nord-occidentale dell'aeroporto di Kimp’o con successo.
Intanto, nel corso della notte, il ten.col. Murray aveva ordinato al 1st Battalion di occupare le Hill 118; 80 e 85 che si trovavano all’estremità settentrionale della riva sud del fiume Han. Oltre le tre colline si trovava il fiume Kalch’ŏn che da sud andava a congiungersi con il fiume Han. Le tre colline erano molto importanti per continuare l’avanzata in quanto dominavano la sponda ovest del fiume Kalch’ŏn e fungevano da perfetto punto di osservazione dell’area industriale di Yŏngdŭng-p’o, sulla sponda est del Kalch’ŏn.
All’alba, prima che il 1st Battalion potesse dare inizio al movimento una forza nordcoreana, stimata nelle dimensioni di una compagnia, attaccò la Company C dopo un intenso bombardamento di mortai. Mentre la Company C infliggeva pesanti perdite agli assalitori, la Company B mosse contro la Hill 118. Dopo la consueta preparazione di fuoco aereo e di artiglieria, la Company B conquistò la vetta senza subire alcuna perdita. I nordcoreani impegnati nell’attacco, rimasti intrappolati, lasciarono sul terreno 300 caduti (35) e circa 100 prigionieri. La Company C registrò due morti e sei feriti.
Sul fianco destro del 5th Marine Regiment, il 3rd Battalion del 1st Marine Regiment, mosse dalla Hill 123 in direzione di Lookout Hill, (così denominata perché offriva un’eccellente osservazione sul Kalch’ŏn) e sulla città di Yŏngdŭng-p’o oltre il fiume con le H ed I Companies all’attacco. L’avanzata fu rapida e il battaglione si spinse molto ad est perdendo il contatto con il 5th Marine sul fianco sinistro e con il 2nd Battalion del 1st Marine sul fianco destro. Nell’azione le due compagnie registrarono la morte di due marines e 15 feriti.
Il 2nd Battalion del 1st Marine Regiment avanzò lungo l’autostrada per Seul, dietro i carri della Company C, 1st Marine Tank Battalion, agli ordini del capitano Richard M. Taylor, e aveva percorso poco più di 400 m quando il primo carro armato M26 Pershing della colonna urtò una mina, che asportò un cingolo e due ruote stradali. I genieri del tenente George A. Babe scoprirono che la strada era pesantemente minata e iniziarono l’operazione di bonifica che rallentò l’avanzata.
I nordcoreani asserragliati sulla Hill 72, a poca distanza, iniziarono però a colpire la colonna immobilizzata con il tiro di armi leggere che fu presto silenziato dagli obici del 11th Marine (Artillery) Regiment e dai ‘Corsair’ del VMF-214.
Il 2nd Battalion fu però rallentato per tutto il resto della giornata a causa dei campi minati. Dopo aver ricominciato l’avanzata, le tre compagnie con dietro i carri armati dovettero nuovamente arrestarsi 1,6 km più a est, nei pressi della Hill 146 a causa della resistenza nordcoreana. Superata la collina, il battaglione dovette arrestare di nuovo l’avanzata a causa delle mine anticarro. Alle 19:00 il 2nd Battalion ricevette l’ordine di attestarsi per la notte dopo aver guadagnato quasi 4,8 km al costo di quattro morti e 18 feriti, mentre Yŏngdŭng-p’o si trovava ancora a più di 3,2 km davanti a loro.
Quel pomeriggio, il quartier generale della 1st Marine Division venne avvicinato alla prima linea. Fu scelta un'area residenziale usata prima della guerra per ospitare i familiari dei soldati statunitensi di stanza in Corea, a circa 2,4 km sud-est della base aerea di Kimp’o. Il trasferimento non fu ostacolato ma arrivati in zona, gli ufficiali dei marines furono molestati per il resto della giornata da sporadici tiri di mortaio, molto imprecisi, sparati da una singola arma che fu individuata e silenziata dagli uomini della banda musicale divisionale che erano stati riaddestrati frettolosamente prima dello sbarco ed erano inquadrati in un plotone mitragliatrici con il compito di difendere il quartier generale.
Più a sud, nel versante destro dello schieramento, il 32nd Infantry Regiment della 7th Infantry Division che aveva sostituito il 2nd Battalion del 1st Marine Regiment e impiegò la giornata del 19 settembre a rastrellare le retrovie. Il 1st Battalion del 1st Marine Regiment invece si era spostato di 18 km a nord per rilevare le posizioni del 1st Battalion del 5th Marine Regiment. La prima unità ad arrivare fu la A Company (1st Marine) del capitano Robert H. Barrow, che diede il cambio alla B Company (5th Marine) sulla Hill 118. La C Company (1st Marine) doveva dare il cambio alla C Company (5th Marine) ma ritardò l’operazione. Questo comportò un serio rallentamento delle operazioni: il 1st Battalion del 5th Marine Regiment (che comprendeva la C Company) avrebbe dovuto arretrare alla base aerea di Kimp’o per organizzarsi per l’attraversamento del fiume Han previsto per il giorno successivo. Alle 21:00, in ritardo di diverse ore rispetto all’orario previsto, la C Company del 5th Marine Regiment abbandonò le sue posizioni sulle Hill 80 e 85, lasciando quell’area di fronte sguarnita fino alle 22:00 quando le posizioni furono occupate dalla C Company del 1st Marine Regiment.
Sul versante nordcoreano intanto, dopo la disfatta a In’chŏn, l’Alto Comando dell’Esercito Popolare Coreano mobilitò la 18a Divisione di Fanteria, che si stava spostando verso Seul in direzione Pusan e richiamò un reggimento della 9a Divisione di Fanteria. Entrambi le unità forti di circa 5.000-6.000 uomini, alcuni carri armati e pezzi d’artiglieria, fu dislocata a Yŏngdŭng-p’o per resistere alle forze delle Nazioni Unite in quel settore, mentre altre unità affluivano a Seul. Yŏngdŭng-p’o infatti era una posizione strategica cruciale per l’Esercito Popolare Coreano. Infatti, oltre a essere il distretto industriale di Seul, Yŏngdŭng-p’o era anche sulla sponda meridionale del fiume Han, di fronte ai sobborghi meridionali della capitale sulla sponda settentrionale. Controllare quell’area significava limitava la possibilità di essere attaccati da sud. Allo stesso tempo, vista la situazione disperata, controllare i ponti sul fiume Han che connettevano Seul a Yŏngdŭng-p’o significava poter continuare a far affluire rifornimenti dalla Corea del Nord alle unità nordcoreane schierate lungo il fiume Naktong sul Perimetro di Pusan e ovviamente il contrario, in caso di ritirata. La linea P’yŏngyang-Seul-Pusan non era l’unica linea ferroviaria coreana, ma era di certo la più rapida, e a quel tempo, la più efficiente, se così si può definire una linea ferroviaria martellata quotidianamente da attacchi aerei, riparata frettolosamente ogni giorno, e con la possibilità di transitare esclusivamente di notte. In questo frangente, secondo le testimonianze dei prigionieri di guerra nordcoreani, l’Alto Comando dell’Esercito Popolare Coreano, per fini propagandistici e di orgoglio nazionale, ordinò alla blasonata 105a Divisione Corazzata ‘Seul’ di iniziare la ritirata, dal Perimetro di Pusan a nord. Questa scelta non era da attribuire ad un tentativo di rinforzo a Seul, ma più a quello di salvare la divisione tanto decantata dalla propaganda nazionale, da un concreto rischio di distruzione. Ai resti della 105a Divisione Corazzata ‘Seul’, l’ordine fu essenzialmente inutile. Buona parte della divisione era già stata completamente logorata dai combattimenti e non si poteva più salvare che qualche migliaio di uomini (prevalentemente da unità di seconda linea e dei servizi) e da una manciata di veicoli corazzati. Solamente il battaglione d’artiglieria da campagna da 76 mm della divisione ritirò ordinatamente verso nord dopo aver ricevuto l’ordine dal comando.
A sinistra/In alto: Le avanzate statunitensi in direzione del fiume Kalch’ŏn del 19 settembre 1950 (Mappa US Marines in the Korean War)
A destra/In basso: Un M26 Pershing ed un M4A3(105) Sherman con lama apripista M1 Dozer aprono il fuoco lungo l’autostrada Inch’ŏn-Seul nell’area di Yŏngdŭng-p’o. (Foto Department of Defense Photo, USMC)
20 Settembre, La “Fase Due” dell’Operazione, La Presa di Seul
Il 20 settembre 1950 il 5th Marine Regiment lanciò un assalto anfibio dalla sponda sud del fiume Han. Arrivato sulla sponda nord, a ovest della capitale sudcoreana, il reggimento, supportato dal 1° Reggimento Marines sudcoreani, iniziò duri combattimenti con le forze nordcoreane. La questione di Seul verrà però trattata in un differente articolo per questioni di brevità e differenti scenari.
In questo articolo seguiremo ancora le azioni delle forze Statunitensi che si propagarono sulla sponda sud del fiume Han nella seconda decina di Settembre.
Prima dell’alba del 20 settembre, i soldati del 1st Battalion, al comando del Tenente Colonnello Jack Hawkins del 1st Marine Regiment attestati sulla Hill 118 udirono i nordcoreani lanciare l’assalto verso le loro posizioni. I nordcoreani riuscirono ad evitare le posizioni sulle Hill 80 ed 85 parzialmente occupate dalla C Company del medesimo battaglione e mossero verso le posizioni sulla Hill 118. La loro entità fu stimata nelle dimensioni di una compagnia, ma nonostante gli sforzi, i marines li respinsero rapidamente.
Nel medesimo frangente, poco prima dell’alba, una forza nordcoreana di livello battaglione del 78° Reggimento di Fanteria Indipendente su due fronti, uno dei quali sostenuto da cinque carri T-34-85 e seguita da un autocarro carico di munizioni, discese lungo l’autostrada per Seul in direzione del 2nd Battalion, del comandante tenente colonnello Allan Sutter, 1st Marine Regiment. Le Companies D ed E occupavano posizioni difensive rispettivamente sui due lati della strada. La colonna corazzata si infilò con grande velocità attraverso il varco tra le due compagnie e andò a urtare frontalmente contro alcuni ostacoli sulla strada nei pressi della Company F. I nordcoreani si trovarono così imprigionati in una sorta di sacca tattica: le Companies D ed E investirono i loro fianchi con un intenso volume di fuoco, mentre il tiro degli obici del 2nd e 4th Battalion, 11th Marines completava l’accerchiamento della colonna intrappolata. In questo inferno di fuoco, una granata lanciata detonò in prossimità del camion di munizioni nemico facendolo esplodere fornendo una certa illuminazione, consentendo ai Marines di riconoscere le sagome dei veicoli corazzati e delle truppe nordcoreane.
Il private first class Walter C. Monegan Jr., scivolando lungo il pendio dalle posizioni della Company F con il proprio M20 Super Bazooka da 89 mm mise fuori uso il primo e il secondo T-34-85 della colonna. Fu poi ucciso da una raffica di arma automatica mentre prendeva di mira il terzo carro. Al caporale poco più che ventenne venne assegnata, postuma, la Medal of Honor per questa e la precedente azione della notte del 17 settembre, quando aveva distrutto il T-34 che tentò di contrattaccare nell'area di Kimp’o. Un terzo T-34-85 fu catturato integro mentre di altri due non è conosciuta la sorte. Il 2nd Battalion si riorganizzò, contò 300 nemici uccisi a terra, e riprese l’avanzata con un contrattacco deciso.
Nel corso di quella giornata il distretto industriale di Yŏngdŭng-p’o fu sottoposta a un intenso bombardamento d’artiglieria. Il 1st Marine Regiment che si era spostato il giorno prima, si posizionò per attaccare Yŏngdŭng-p’o. Il 1st Battalion sulla Hill 118 e il 2nd Battalion si avvicinò cautamente al ponte settentrionale che divideva la sponda ovest del fiume Kalch’ŏn dalla sponda est, dove si trovava Yŏngdŭng-p’o.
Il 3rd Battalion venne invece trattenuto in riserva su Lookout Hill.
Il ten.col. Hawkins del 1st Battalion mandò la C Company del capitano Wray a riconquistare le Hills 80 e 85. Grazie al tiro di copertura dei mortai da 81 mm e delle Browning M1917 da 7,62 mm della Weapons Company del maggiore William L. Bates Jr., la C Company attacco da due direzioni la Hill 80 la conquistò senza subire perdite. Nel successivo attacco a Hill 85 venne ferito mortalmente il tenente John N. Guild, comandante del 2nd Platoon mentre guidava i suoi uomini. Quando la conquista di Hill 85 terminò, era ormai tarda serata.
In mattinata si ebbero anche alcuni incidenti, un veicolo da trasporto cingolato M29 ‘Weasel’ del 1st Signal Battalion nei pressi del ponte settentrionale del fiume Kalch’ŏn urtò una mina mentre scendeva cavi delle radio due superstiti furono catturati dai nordcoreani. Più tardi, un autocarro della A Company, 1st Engineer Battalion, ignaro dell'attuale posizione del fronte, superò le linee statunitensi finendo dritto verso le posizioni nordcoreane venendo catturato con l'equipaggio.
Il 2nd Battalion del 1st Marine Regiment, partito dopo l'attacco dei T-34-85 la mattina, avanzò senza incontrare resistenza, arrivando, in mattinata al ponte settentrionale sul fiume Kalch’ŏn, a sud delle Hills 80 e 85.
Il ponte, a campata unica in cemento armato, fu ispezionato dai genieri del 1st Engineer Battalion e fu confermato che poteva sostenere il peso degli M26 Pershing. A circa 1,8 km a sud della posizione del 2nd Battalion si trovava il secondo ponte sul fiume Kalch’ŏn. Quella posizione era pesantemente fortificata e presidiata da truppe nordcoreane situate su una vicina altura.
Sul fianco destro del 2nd Battalion, 1st Marine Regiment si trovava il 2nd Battalion del 32nd Infantry Regiment della 7th Infantry Division del tenente colonnello Charles M. Mount. Alle 13:00 dopo essersi attestati saldamente sul ponte settentrionale, il comandante del 2nd Marine Battalion, ten.col. Allan Sutter contattò via radio il ten.col. Mount del 2nd US Army Battalion chiedendo di poter lanciare uno sbarramento d'artiglieria sul promontorio accanto al ponte meridionale che si trovava, tecnicamente, nel territorio di competenza del reggimento dell'US Army.
Ci vollero un totale di 7 ore per sbrogliare le pratiche burocratiche e interruzioni varie per permettere ad un’unità d'artiglieria dei Marines di colpire un obiettivo dell'US Army. Il bombardamento d’artiglieria del 11th Marine (Artillery) Regiment iniziò solamente in serata.
Il 1st Battalion del 1st Marine Regiment intanto, conquistò la Hill 55 con la B Company. La collina si trovava all'estrema sinistra del fronte, tra la sponda sud del fiume Han ed il primo ponte che attraversava il fiume Kalch’ŏn.
Il generale Edward M. Almond, comandante dell'X Corps, visitò in giornata, il posto di comando avanzato del 1st Marine Regiment conferendo con il comandante del reggimento, il colonnello Lewis B. Puller. Il colonnello, preoccupato del rischio di combattimenti casa per casa nell’area di Yŏngdŭng-p’o, chiese l’autorizzazione a impiegare un fuoco di supporto senza restrizioni per conquistare la città. Il comandante Almond acconsentì.
Le bocche da fuoco del 2nd e 4th Battalion dell’11th Marine (Artillery) Regiment iniziarono a sparare munizioni al fosforo bianco sulle case in legno dell'abitato e il cannoneggiamento durò per l'intera nottata. Insieme all’artiglieria erano disponibili anche i Vought F-4U ‘Corsair’ del Marine Fighter Attack Squadron 214 (VMFA-214) che bombardarono più volte l’abitato.
A sinistra/In alto: Lo sbarco del 5th Marine Regiment sulla sponda nord del fiume Han, verso Seul. 20 settembre 1950 (Mappa US Marine Corps Maps - Korean War Project)
A destra/In basso: Un LVT-3 supera due autocarri anfibi DUKW fermi a lato strada. Gli occupanti dei due veicoli ruotati sembrano marines sudcoreani, che parteciparono allo sbarco delle forze delle Nazioni Unite guidato dai più esperti marines statunitensi del 5th Regiment. (Foto National Archives Photo)
21 settembre
Durante la giornata, il quartier generale del X Corps del gen. Almond fu trasferito dalla USS Mount McKinley a In’chŏn.
All'alba, dopo l'interruzione del bombardamento d'artiglieria e quello aereo, con circa 25 sortite del VMFA-214 su Yŏngdŭng-p’o in mattinata, il 1st Marine Regiment si mosse all'attacco alle 6:30. Il 2nd Battalion avanzò seguendo l'autostrada In’chŏn-Seul verso la stessa ora, mentre il 3rd Battalion venne invece mantenuto momentaneamente su Lookout Hill come riserva di reggimento. Entrambi i battaglioni ebbero serie difficoltà nell’attraversare il Kalch’ŏn a causa degli alti argini e del fuoco avversario. In 24 ore la divisione marines perse 17 ufficiali e 200 uomini tra morti e feriti nei tentativi di attraversata.
Nonostante gli ordini, il tenente colonnello Thomas L. Ridge, comandante del 3rd Battalion, impaziente, spostò in avanti due delle sue compagnie, oltre le postazioni del 1st and 2nd Battalions. Le Companies G e I del Ten.Col. Ridge completarono lo spostamento raggiungendo un argine sulla riva occidentale del Kalch’ŏn, in prossimità di una chiusa dove il fiume Torimch'ŏn, un affluente del Kalch’ŏn, si immetteva nel corso principale del fiume, e vi trovarono riparo.
La A Company del 1st Battalion partì dalla Hill 80, attraversò 1,6 km di risaie raggiungendo il ponte settentrionale sul fiume Kalch’ŏn senza incontrare resistenza. Arrivati sulla sponda orientale, i marines della compagnia continuarono ad avanzare.
Le compagnie del 3rd Battalion ebbero un attraversamento molto più movimentato. Quando arrivò il segnale, i marines si esposero al di sopra della posizione coperta che gli offriva margine del fiume. In quel momento vennero raggiunti da raffiche di circa sei mitragliatrici PM1910 Maxim raffreddate ad acqua risalenti alla Grande Guerra, fornite ai nordcoreani dai sovietici.
Il sottotenente Spencer H. Jarnagin, comandante della G Company fu ucciso all'istante e diversi uomini rimasero feriti e bloccati dietro l'argine sotto pesante fuoco di soppressione. La sezione mortai da 81 mm era priva di munizioni e l’artiglieria dell’11th Marine (Artillery) Regiment non poteva intervenire. A questo punto, per sbloccare la situazione, fu inviato il plotone mitragliatrici della Weapons Company (36) del battaglione armata con sei mitragliatrici medie da 7,62 mm Browning M1917 raffreddate ad acqua.
Dopo essere state montate sui loro treppiedi, le sei mitragliatrici statunitensi iniziarono a duellare con le mitragliatrici Maxim nordcoreane, in un anacronistico scontro tra armi da fuoco raffreddate ad acqua, progettate ad inizio del secolo ed entrambi veterane dei due conflitti mondiali.
Silenziate le armi nordcoreane, le Companies G ed I attraversarono il fiume Kalch’ŏn. La G Company si posizionò sulla sinistra del fiume Torimch'ŏn, la I Company sulla destra. Per tutta la giornata subirono incessante fuoco nordcoreano che causò al battaglione 80 tra morti e feriti entro il pomeriggio.
Per quanto riguarda il 2nd Battalion, per attraversare il ponte meridionale si dovette ricorrere a silenziare il promontorio che lo dominava.
Per assenza del tiro d’artiglieria degli obici da 105 mm dell’11th Marine (Artillery) Regiment, il comandante del battaglione, ten.col. Sutter, ordinò ai mortai da 107 mm della sezione reggimentale di cannoneggiare l'altura e lanciò le E ed F Companies all'assalto. Poco dopo la D Company del capitano Welby W. Cronk avanzò lungo l’autostrada ma incontrò forte resistenza all'altezza dell'argine orientale del ponte.
Dopo un pesante scambio di raffiche, i marines vennero supportati da Vought F-4U ‘Corsair’ del Marine Fighters Squadron 214 (VMF-214) che sganciò napalm e ordigni convenzionali fino al sopraggiungere dell'oscurità.
A quel punto, dopo aver ripulito le creste dell'altura che dominava il ponte meridionale, le G ed I Companies rientrarono nei ranghi per formare il perimetro difensivo del battaglione per la notte.
La A Company del 1st Battalion del capitano Robert H. Barrow intanto avanzò attraverso un campo di riso verso un settore insolitamente silenzioso delle difese di Yŏngdŭng-p’o penetrando all'interno di Yŏngdŭng-p’o senza incontrare forte resistenza. È possibile che i nordcoreani avessero evacuato quel settore per concentrare la difesa sulla vicina chiusa, di fronte al 3rd Battalion, un sito di attraversamento ovvio. La compagnia del cap. Barrow quindi entrò nella via principale di Yŏngdŭng-p’o ed avanzò verso est tagliando a metà il centro abitato e riuscendo anche a catturare alcuni soldati nordcoreani scioccati, incontrati lungo il percorso.
L’87° Reggimento di Fanteria Indipendente aveva ammassando le sue forze a difesa dell’argine in concomitanza del 2nd e 3rd Battalions riuscendo anche a causare vittime, ma aveva lasciato accidentalmente senza sentinelle la via principale di Yŏngdŭng-p’o. La A Company, forte di circa 200 uomini, si riversò rapidamente nel cuore della città. Prima del calare dell’oscurità, avevano tagliato la città in due. Entro il calare del buio la compagnia incontrò un secondo argine, 2 km a est di quello del fiume Kalch’ŏn. Questo secondo argine divideva Yŏngdŭng-p’o dall’isola fluviale di Yŏŭi. Il comandante scelse una posizione ideale sull’argine, alta circa 9 m e lunga circa 137 m, come posizione in cui attestarsi per la notte. Si trattava di un punto strategico, un incrocio all’estremità orientale di Yŏngdŭng-p’o che connetteva l’autostrada da In’chŏn, le strade da Kimp’o e quelle provenienti da sud tutte verso Seul.
Attraverso tale incrocio, a un certo punto, marciò una grande formazione di fanteria dell’Esercito Popolare Coreano ignara, che cantava inni politici mentre si affrettava a rinforzare le difese nordoccidentali di Yŏngdŭng-p’o. Le mitragliatrici Browning con tiri incrociati della A Company e i mortai da 60 mm della sezione mortai falciarono molti di loro e dispersero i superstiti. Più tardi quella notte i marines sulla linea del fiume Han tra la terraferma e l'isola di Yŏŭi udirono il rumore di sferragliare metallico riconducibile a quello dei carri armati T-34-85 e si misero all'erta.
Poco più tardi vennero individuati cinque carri armati medi di costruzione sovietica nell'isola di Yŏŭi sull'autostrada per Seul mentre i veicoli procedevano verso i marines, privi di scorta.
I carri armati, in colonna, si infilarono in una strada parallela all’argine della A Company e fecero numerosi passaggi, sparando con i loro cannoni da 85 mm da una parte all'altra della fila di case che divideva l’argine dei marines e la strada dei T-34. I carri armati nordcoreani sparavano a circa 25 m di distanza, ma secondo le testimonianze dei marines, spararono solo proiettili perforanti che disponevano di una minima carica esplosiva; l’impatto avveniva poi sui sabbiosi argini riducendo al minimo le perdite rispetto all’utilizzo di munizioni ad alto potenziale su terreni “duri”. In totale i T-34-85 fecero cinque passaggi lungo questa strada bersagliando i marines, ma ricevendo come risposta il tiro dei lanciarazzi spalleggiabili M20 Super Bazooka. Il primo a sparare fu il caporale Francis Devine che colpì un T-34-85 alla torretta, staccandola dal carro armato. Altri due veicoli furono colpiti e danneggiati da altri membri del team anticarro. Le mitragliatrici Browning assegnate alla compagnia, invece, presero di mira i periscopi dei carri armati, costringendo l’equipaggio ad avere poca visibilità e costringendoli a ritirarsi dopo poco. Entro l’una di notte del 21 settembre altri cinque attacchi della fanteria nordcoreana si susseguirono contro le posizioni dell'A Company senza successo. Ogni volta potevano chiaramente sentire la voce degli ufficiali nordcoreani impartire ordini ai loro soldati. Il caporale Billy D. Webb, di sua iniziativa, uscì dalle posizioni statunitensi e riuscì, entrando in alcuni edifici, ad individuare un ufficiale nordcoreano che stava organizzando un nuovo attacco, uccidendolo al primo colpo. Nessun altro attacco venne quindi lanciato sulla compagnia per il resto della notte. Alle prime luci del giorno furono contati 210 cadaveri di soldati nordcoreani e vennero individuati quattro carri armati T-34-85, due danneggiati e due intatti.
Il 21 settembre fu un giorno importante anche perché il 7th Marine Regiment assegnato alla 1st Marine Division arrivò finalmente ad In’chŏn dal Mar Mediterraneo passando per il Canale di Suez. Il reggimento necessitava di qualche giorno per essere sbarcato e riorganizzato, essendo stato riattivato in fretta solamente il 17 agosto 1950. Intanto, entro la sera del 21 Settembre, le forze delle Nazioni Unite avevano sbarcato a In’chŏn 49.568 uomini, 5.356 veicoli e 22.200 tonnellate di equipaggiamento
A sinistra/In alto: Un plotone di fanteria nordcoreano supportato da mitragliatrici medie PM1910 Maxim di produzione sovietica. La foto, probabilmente posata, mostra un'unità ben equipaggiata di armi automatiche, si tratta quindi di propaganda o immagine prebellica, durante un addestramento. (Foto militaryimages.net)
A destra/In basso: Attacco alla A Company, 21-22 settembre 1950. (Mappa US Marine Corps Maps - Korean War Project)
22 Settembre
Mentre la A Company terminava la conta delle perdite nemiche venne raggiunta in giornata dalle altre compagnie del 1st Battalion e 3rd Battalion che incontrarono forte resistenza nel percorso. Nella giornata, il 1° Reggimento Marines sudcoreani (meno un battaglione che rimase a In’chŏn) arrivò nelle retrovie per prepararsi alla partecipazione alla battaglia per Seul andando a sopperire ad alcune brecce nel dispositivo dei Marines statunitensi. L'unità svolse operazioni di rastrellamento nell'area nord-occidentale dell'aeroporto di Kimp’o.
A Kimp’o venne anche creata un’unità di difesa dell'aeroporto composta di varie unità dei servizi e logistiche sul modello della 1ª Divisione Aerea nordcoreana che difendeva l'aeroporto solo cinque giorni prima.
Intanto, il battaglione del Reggimento Marines sudcoreani rimasto ad In’chŏn raggiunse il resto del reggimento nell’area nord-occidentale di Kimp’o per prepararsi all’assalto anfibio del 5th Marine Regiment sulla sponda nord del fiume Han.
Il 7th Marine Regiment al comando del colonnello Homer Litzenberg venne totalmente sbarcato il 22 settembre ed il quartier generale reggimentale fu posizionato a 3 km a sud di Kimp’o.
Il 3rd Battalion del 7th Marine Regiment, al comando del maggiore Maurice E. Roach si posizionò nelle vicinanze del posto di comando reggimentale, mentre il 2nd Battalion del tenente colonnello Thornton M. Hinkle si posizionò sulla Hill 131, a circa 1,6 km dalla base di Kimp’o mentre il 1st Battalion del tenente colonnello Raymond G. Davis arrivò nell’area di operazioni solo intorno alla mezzanotte, dopo aver terminato di sovraintendere le operazioni di scarico delle navi da trasporto.
Grazie all’arrivo del 7th Marine Regiment, il 2nd Battalion, 1st Marine Regiment passò alla riserva reggimentale ed i marines, logorati da una settimana di combattimenti, poterono finalmente riposare. Il battaglione aveva subito 116 perdite tra morti, feriti e dispersi dal 15 settembre.
In alto: Marines statunitensi del 1st Marine Regiment, a terra dopo che un presunto cecchino nordcoreano ha sparato alcuni colpi contro di loro. Nell’area sud del fiume Han, intorno al 20 settembre 1950. (Foto National Archives Photo)
23 Settembre
Il 23 settembre arrivò a Kimp’o il 3rd Battalion del 187th Airborne Regiment. Il battaglione aviotrasportato andò a sostituire il 2nd Battalion, 7th Marine Regiment dalla linea del fronte permettendo di liberare il battaglione per il trasferimento sulla sponda nord del fiume Han. Lo stesso 23 settembre, il comandante dell’X Corps, il gen. Almond avanzò il suo quartier generale da Inch’ŏn ad Ascom City.
Sulla sponda nord intanto, il 5th Marine Regiment combetteva ostinatamente nell’area ovest di Seul, per consolidare la sua testa di ponte, non aveva abbastanza forze per forzare il dispositivo difensivo nordcoreano. Il gen. Almond ne fu molto irritato e spronò il comandante della 1st Marine Division a far sbarcare anche il 1st Marine Regiment sulla sponda nord del fiume.
Secondo le informazioni raccolte dalla Marine Corps University, tra il 15 e il 23 settembre, la 1ˢᵗ Marine Division aveva subito la perdita di 165 uomini caduti in combattimento o deceduti per le ferite riportate, 5 Marines ancora dispersi in azione e 988 feriti. In cambio, la divisione aveva catturato, secondo una stima ritenuta abbastanza accurata, 1.873 prigionieri e rivendicato circa 6.500 perdite inflitte al nemico.
In alto: Il T-34-85 № 208, appartenente al comandante della 2ª Compagnia, 1° Battaglione, 203° Reggimento Corazzato, 105ª Divisione Corazzata ‘Seul’, distrutto da una mina dell'Esercito della Repubblica di Corea nei pressi della fortezza di Hwaseong a Suwŏn il 4 luglio 1950. Il carro armato era stato prodotto dalla fabbrica di carri armati Lenin di Omsk № 174 e venne ritrovato dagli statunitensi nell’esatto punto dove fu immobilizzato dalla mina il 23 settembre 1950 quando gli uomini della 7th Infantry Division entrarono a Suwŏn. Alcune parti sono mancanti perché il veicolo fu cannibalizzato sia dall’Esercito Popolare Coreano sia dai civili coreani che riutilizzarono alcune parti del mezzo come oggetti d’uso quotidiano. (Foto facebook.com via Lou Manz)
La 7th Infantry Division a Sud (21-24 Settembre 1950)
Durante l’avanzata del 1st Marine Regiment lungo l’autostrada Inch’ŏn-Seul in direzione di Yŏngdŭng-p’o, la 7th Infantry Division statunitense assicurò il fianco destro (meridionale), impegnandosi contro unità dell’Esercito Popolare Coreano che si spostavano verso nord dall’area meridionale del settore operativo in rinforzo alle forze a Seul. Il 20 settembre, nel corso dell’offensiva del 32nd Infantry Regiment verso Anyang, l’avanzata fu significativamente rallentata dai campi minati predisposti in fretta dai nordcoreani lungo l’autostrada Seul-Suwŏn. Un totale di tre carri armati M26 Pershing della Company A del 73th Heavy Tank Battalion furono danneggiati dalle detonazioni, bloccando completamente la strada su cui procedeva la colonna. Il colonnello Charles E. Beauchamp, comandante del reggimento, si salvò miracolosamente scendendo dalla sua jeep un minuto prima che questa urtasse una mina. Durante la giornata, le unità del genio rimossero oltre 150 mine. Nel prosieguo della giornata il reggimento occupò il Monte T’ongdok e parte delle alture di Kwangsan note come Copper Hill.
Il 21 settembre, il 32nd Infantry Regiment completò la conquista delle restanti posizioni sulle alture di Kwangsan e prese il controllo di altre elevate quote: una a circa 3,2 km a sud di Yŏngdŭng-p’o e la Hill 300, immediatamente a nord-est di Anyang. La Divisional Reconnaissance Company raggiunse Anyang alle 14:30. Nelle ore notturne, il 3rd Battalion del 32nd Infantry Regiment occupò una posizione di sbarramento sull’autostrada Suwŏn-Seul, 3 km a sud della città. il 1st Battalion assicurò le vie orientali e le alture a nord-est della città, mentre elementi del reggimento contattarono il 2nd Battalion tenuto in riserva a Toksan, ottenendo un significativo quantitativo di materiale logistico e forniture mediche.
Il maggiore Erwin A. Edwards, vicecapo dell’intelligence (G-2) della 7th Infantry Division era giunto ad Anyang con la Reconnaissance Company, ricevette l’ordine radio di spingersi verso Suwŏn, occuparne l’aeroporto e stabilire un posto di blocco a sud della città. Alle 16:00, il sottotenente Jesse F. Van Sant, al comando di una sezione carri, guidò la colonna lungo la direttrice per Suwŏn. Poco prima del loro arrivo, alle 18:00, l’aviazione navale statunitense bombardò la città ostruendo così l’accesso orientale alla compagnia esplorante rinforzata, a cui intanto si aggiunse il tenente colonnello Henry Hampton, ufficiale G-3 della 7th Infantry Division, e una sezione della Company B del 18th Engineer Battalion. Attraversando la città, Edwards ed Hannum intercettarono due ufficiali nordcoreani in fuga a bordo di una jeep americana: Edwards uccise l’autista, mentre il secondo ufficiale, un maggiore della 105ª Divisione Corazzata ‘Seul’ dell’Esercito Popolare Coreano venne catturato. La colonna corazzata, impegnata in combattimenti sporadici nelle vie interne, catturò 37 prigionieri. A circa 4,8 km sud di Suwŏn, la colonna allestì un posto di blocco sull’autostrada. La compagnia esplorante aveva inconsapevolmente superato l’aeroporto di Suwŏn che si trovava 1,6 km a nord del posto di blocco.
Intorno alle 21:00 constatata l’interruzione delle comunicazioni radio con la compagnia esplorante, il generale David G. Barr inviò verso Suwŏn un gruppo corazzato per ristabilire il contatto. La colonna guidata dal tenente colonnello Calvin S. Hannum, da cui l’unità prese il nome di Task Force Hannum, partì da Anyang alle 21:25. Essa includeva la Company B (con M4A3(76)W Sherman) del 73th Heavy Tank Battalion, il posto di comando avanzato del battaglione, la Company K del 32nd Infantry Regiment, la Battery C del 48th Field Artillery Battalion, un distaccamento medico e il tenente colonnello John W. Paddock, G-2 divisionale. Lungo la marcia, Paddock ristabilì via radio il contatto con Edwards, richiedendo una guida che li indirizzasse alla sua posizione difensiva. Per questo motivo era stata aggiunta alla task force anche una compagnia del Kyŏngch’al Hwarang Pudae (polizia sudcoreana).
La Task Force Hannum giunse a Suwŏn intorno a mezzanotte, raggiungendo la medesima ostruzione della porta orientale incontrata dalla compagnia esplorante rinforzata del mag. Edwards qualche ora prima. Poco dopo aver varcato le mura, accedendo da una breccia nelle mura, un carro armato T-34-85 dell’Esercito Popolare Coreano, precedentemente nascosto dietro un edificio, aprì il fuoco contro il carro armato Sherman di testa, distruggendolo e uccidendo il comandante della Company B. I carri americani risposero al fuoco, distruggendo il carro armato nemico, mentre un secondo T-34-85 riuscì a ritirarsi. La Task Force tentò l’inseguimento, ma si smarrì nelle vie cittadine e Hannum preferì attendere il giorno, evitando il rischio di ulteriori imboscate notturne.
Nel frattempo, la forza del mag. Edwards, dislocata a sud di Suwŏn, percepì il rumore di carri armati provenire da nord. Il sottotenente Van Sant ipotizzò si trattasse di T-34-85, ma l’avvertimento non fu accolto. Edwards e Hampton si misero alla testa di un piccolo gruppo su quattro jeep, ma a circa 1,6 km a nord incontrarono dei veicoli corazzati, e convinti che si trattasse dei mezzi della Task Force Hannum, segnalarono la loro presenza con i fari. I veicoli corazzati però erano T-34-85 nordcoreani che aprirono immediatamente il fuoco costringendo gli statunitensi ad abbandonare i veicoli. Il tenente colonnello Henry Hampton, convinto che i veicoli corazzati fossero statunitensi che avevano aperto il fuoco pensandoli nordcoreani, corse in contro ai veicoli agitando le braccia per farsi riconoscere, ma fu infine freddato da una raffica nordcoreana. Il maggiore Edwards ed altri uomini invece si ritirarono raggiungendo il posto di blocco della compagnia esplorante all’alba.
Per quanto riguarda i T-34-85, la loro unità d’appartenenza è purtroppo incerta, infatti in quei giorni il 43° Reggimento Corazzato si stava raggruppando nei dintorni di Seul dopo la marcia notturna, su strada da Wŏnsan, rendendo improbabile la loro presenza a 35 km sud di Seul. L’opzione più plausibile è quindi la 105a Divisione Corazzata ‘Seul’, che si era ritirata a partire dal 19 settembre da Pusan in direzione del 38° Parallelo. Questa unità ormai totalmente logorata dalle perdite di uomini e mezzi, stava tentando di raggiungere Seul, ma arrivò troppo tardi. Le unità che si erano ritirate più velocemente da Pusan erano ora a Suwŏn.
I T-34-85 incontrati da Edwards, dopo aver imboccato la strada da cui provenivano le jeep, proseguirono verso sud, sull’autostrada, incontrando poco dopo il blocco stradale della compagnia esplorante rinforzata. I carri armati M26 Pershing sotto il comando del sottotenente Van Sant riuscirono a distruggere due carri armati a brevissima distanza, mentre un altro piccolo numero si ritirò nuovamente verso Suwŏn.
Con le prime luci del giorno, la Task Force Hannum attraversò Suwŏn, ormai abbandonata dal nemico, e incontrò i resti della jeep colpita, nonché le salme di Hampton e di altri caduti. Prima di mezzogiorno la colonna raggiunse l’aeroporto, dove si ricongiunse con il sottotenente Van Sant ed Edwards. Il 31st Infantry Regiment, al comando del colonnello Richard P. Ovenshine, giunse a Suwŏn e rilevò le posizioni, mentre la compagnia esplorante procedeva in direzione di Osan; la Task Force Hannum rientrò verso Anyang per ricongiungersi alla 7th Infantry Division. Per quanto riguarda i carri armati nemici, si ha traccia di otto carri armati T-34-85 persi (distrutti o abbandonati) a Suwŏn (di cui tre distrutti negli scontri appena descritti) e altri due, distrutti dalla compagnia esplorante rinforzata nei pressi di Osan.
Nel contempo, a circa 11 km a nord-est di Anyang, forze nordcoreane tesero un’imboscata al plotone di testa della Company B del 32nd Infantry Regiment, infliggendo gravi perdite. Il tenente colonnello Don C. Faith Jr., comandante del 1st Battalion, fece arretrare la compagnia verso Kwanmun, dove il battaglione riuscì a stabilizzare la linea. Nello stesso giorno, il 2nd Battalion del 32nd Infantry Regiment, al comando del tenente colonnello Mount, conquistò una serie di alture 1,6-3,2 km a sud dei ponti ferroviario e stradale che attraversano il fiume Han verso Seul.
Il 23 settembre, il 1st Battalion del 32nd Infantry Regiment occupò l’obiettivo designato, la Hill 290 (37°28′15.6″N 127°00′32.4″E), situata 4,8 km a sud del fiume Han e 11 km a sud-est di Yŏngdŭng-p’o, controllando così gli accessi meridionali verso il fiume e la capitale. All’alba del 24 Settembre, il 2nd Battalion del 32nd Infantry Regiment condusse un attacco a sorpresa contro unità nordcoreane addormentate presso Sinsori, catturando il posto comando del reggimento avversario e numerosi equipaggiamenti. Proseguendo l’azione, il battaglione liquidò le residue forze nemiche rimaste sulla riva meridionale dell’Han, ripulendo l’intera zona fluviale a sud-est della città.
Nella Propaganda Nordcoreana
Nella Repubblica Democratica Popolare di Corea si sostiene che, in realtà, l’operazione di sbarco di Inch’ŏn sia iniziata il 13 settembre e che, per tre giorni, sull'isola di Wŏlmi un presidio composto da forze di fanteria di marina comandati da Lim Gye-Jin, amico personale del leader nordcoreano, abbia combattuto accanitamente per garantire una ritirata sicura al resto delle forze nordcoreane, riuscendo, con quattro cannoni costieri, a bloccare per alcuni giorni l’avanzata di una forza congiunta Stati Uniti-Giappone di circa 50.000 uomini, appoggiata da 1.000 velivoli e da centinaia di unità navali, conseguendo una grande vittoria e infine sacrificandosi combattendo per il controllo dell'isola fino all’ultimo uomo. Secondo questa versione propagandistica, il generale MacArthur avrebbe addirittura falsificato la data d'inizio, spostandola al 15 settembre per occultare la propria sconfitta, mentre le autorità nordcoreane avrebbero trasformato quella che fu una disfatta in una vittoria. Durante la guerra di Corea, nell’ottobre 1950, Kim Il-sung dichiarò inoltre che i Valorosi di Wŏlmi non solo avevano combattuto per tre giorni sventando il tentativo di sbarco del nemico, ma avevano anche affondato o messo fuori combattimento 13 navi avversarie, tra cui tre cacciatorpediniere.
La saga romanzesca Pul Taneun Sŏm (L’Isola in Fiamme) di Hwang Kŏn e il film Wŏlmi sono opere letterarie e cinematografiche che trattano questo episodio. In tali opere, una scena particolarmente enfatizzata rappresenta gli artiglieri costieri della Marina Popolare Coreana che, servendosi di cannoni campali ZiS-3 da 76 mm avrebbero affondato un moderno cacciatorpediniere statunitense.
In alto: Messa in batteria di un cannone da campagna da 76 mm ZiS-3 in un filmato di propaganda nordcoreano girato durante la Guerra Fredda. L’arma ripresa nel filmato era impiegata come cannone costiero, esattamento come quello schierato sull’isola di Wŏlmi. (Foto: x.com via @KPA_bot)
Conclusioni
L’Operazione Chromite del 15 settembre 1950, rappresenta uno dei più rilevanti punti di svolta della Guerra di Corea, non solo dal punto di vista operativo, ma anche sotto il profilo strategico, politico e psicologico. Nel momento di massima crisi per la Repubblica di Corea e per le forze delle Nazioni Unite, strette all’interno del fragile e ormai logorato Perimetro di Pusan, la decisione di effettuare un audace assalto anfibio in una delle aree costiere più difficili del continente asiatico si rivelò cruciale. Come illustrato nel presente studio, la combinazione di intelligence accurata, superiorità navale, determinazione politica e volontà di accettare rischi straordinari permise di trasformare un quadro bellico segnato dalla ritirata e dal cedimento in una controffensiva capace di cambiare radicalmente l’andamento del conflitto.
Lo sbarco a Inch’ŏn colse di sorpresa il nemico proprio perché l’area, con escursioni di marea tra le più alte al mondo, canali stretti e vaste estensioni fangose, era ritenuta inadatta a una manovra anfibia. Proprio questa valutazione, rivelatasi errata, contribuì a determinare la disfatta delle forze dell’Esercito Popolare Coreano, che non poté schierare difese adeguate contro la manovra di aggiramento immaginata dal generale Douglas MacArthur. L’azione delle truppe statunitensi e sudcoreane tagliò le retrovie del dispositivo nordcoreano impegnato a sud, interrompendo le linee logistiche e ponendo il nemico di fronte alla necessità di un ritiro rapido e disordinato lungo l’asse viario diretto verso Seul e il 38º Parallelo. Il risultato fu una rottura improvvisa e clamorosa della pressione esercitata per settimane sul Perimetro di Pusan: ciò che era sembrato un avanzare inesorabile divenne, in poche giornate, una ritirata catastrofica.
La conquista dell’isola di Wŏlmi, degli scali portuali e delle alture dominanti su Red Beach e Blue Beach costituirono il presupposto tattico per la rapida avanzata verso Seul. Nel giro di pochi giorni, tra il 20 e il 28 settembre 1950, le forze delle Nazioni Unite liberarono la capitale sudcoreana nella Seconda battaglia di Seul, restituendo al governo della Repubblica di Corea la propria sede naturale e producendo un impatto politico e morale di portata enorme. La riconquista della città, caduta nel caos all’inizio dell’invasione, rappresentò il simbolo tangibile della ritrovata capacità offensiva delle Nazioni Unite e segnò uno dei momenti più celebrati della controffensiva alleata.
Da quel momento, l’impeto operativo non si arrestò: le truppe delle Nazioni Unite proseguirono verso nord, oltrepassarono il 38º Parallelo agli inizi di Ottobre e penetrarono in territorio nordcoreano, conquistando successive città e installazioni strategiche fino a raggiungere profondamente l’interno del Paese. Quella che sembrava, solo poche settimane prima, la battaglia finale per la sopravvivenza del Sud, si trasformò così nella fase più ambiziosa dell’intera campagna, aprendo persino la possibilità, seppur breve e controversa, di una riunificazione della penisola sotto un’unica autorità non comunista.
L’importanza dell’Operazione Chromite, tuttavia, supera la dimensione puramente militare. Essa dimostra come la creatività strategica, unita alla volontà di infrangere le convenzioni operative, possa invertire il corso di un conflitto anche quando la situazione appare irrimediabilmente compromessa. Mostra altresì come l’elemento sorpresa, sostenuto da una pianificazione rigorosa e da un’esecuzione coordinata, rimanga un fattore decisivo anche in un contesto moderno caratterizzato da armamenti avanzati, logistiche complesse e coalizioni multinazionali. E ricorda che la storia militare non è governata esclusivamente dalla quantità di risorse impiegate, ma dalla capacità di sfruttarle nei modi più imprevedibili ed efficaci.
Al termine di questa analisi, è possibile affermare che Inch’ŏn non fu soltanto un successo tattico, ma una trasformazione complessiva delle condizioni strategiche del conflitto. Senza quello sbarco, il Perimetro di Pusan avrebbe potuto cedere; con esso, la guerra cambiò volto. Inch’ŏn divenne il momento in cui l’iniziativa passò con decisione nelle mani delle Nazioni Unite, il punto di rottura tra la fase della sopravvivenza e quella dell’offensiva.
In definitiva, Inch’ŏn fu l’operazione che capovolse il destino di una guerra.
Fu il giorno in cui la marea non si limitò a salire sulle coste della Baia di In’chŏn, ma sollevò anche le sorti di un intero Paese.
Fu, soprattutto, la dimostrazione che la storia, talvolta, può davvero cambiare in una singola notte, al ritmo delle onde.
Note
1 - In tutto l’articolo, per le parole coreane dell’alfabeto Hangŭl, l’autore utilizzerà il sistema di romanizzazione McCune-Reischauer, uno dei due sistemi più utilizzati di traslitterazione del coreano, insieme alla latinizzazione riveduta. Per quanto meno comune, questo sistema di romanizzazione risulta più corretto nelle pronunce. La latinizzazione riveduta sarà aggiunta, tra parentesi, ove necessario.
2 - Letteralmente: “Fiume Benevolo”.
3 - Censimenti e stime ufficiali rivelano che nel 1915 gli abitanti erano 31.264, nel 1940 erano 180.216, nel 1942 erano 220.242 e nel 1949 erano 258.000. Un tasso di crescita enorme che oggi è arrivato a 3.050.547 nella Città Metropolitana di In’chŏn che insieme alla Città Metropolitana di Seul e alla Provincia Kyŏnggi costituiscono la quarta area metropolitana più popolosa al mondo oltre 26 milioni di abitanti al 2024. Ciò significa che più della metà della popolazione Coreana (51 milioni) vive in un 11% della superficie sudcoreana.
4 - Curiosamente chiamata Ch’ainat’aun, coreanizzazione della parola Chinatown di origine anglofona.
5 - Republic of Korea o RoK. Nell’articolo i nomi ufficiali dell’esercito, della marina e delle unità militari sudcoreani saranno tradotti in italiano per evitare confusione con le unità statunitensi.
6 - Via terra, invece, si utilizzavano biciclette, cariche all’inverosimile di munizioni e scorte. I soldati nordcoreani percorrevano le strade di notte, spesso spingendo le bici perché pedalare era impossibile per via del peso e dell’ingombro dell’equipaggiamento. Così, tra agosto e settembre 1950 si rifornì l’Esercito Popolare Coreano.
7 - Fregiate del nome onorifico ‘Seul’ per volontà di Kim Il-sung dopo l'azione di conquista della capitale sudcoreana.
8 - Fregiata per la stessa motivazione, ma oltre al titolo onorifico, per volontà di Kim Il-sung, l'unità fu anche trasformata, sulla carta, da brigata a divisione.
9 - Dopo la Seconda guerra mondiale, l’US Army fu ridimensionato, perdendo il 75% della sua struttura. I 530.000 soldati statunitensi ancora attivi erano principalmente schierati in Europa ed in Asia con compiti di occupazione ed ordine pubblico.
10 - Il LST-857 (chiamata a partire dal 1955 USS King County), il LST-859 (USS Lafayette County), il LST-973 (che non ricevette un nome perché trasferita alla Marine Nationale nel 1951), il LST-898 (USS Lincoln County), il LST-611 (USS Crook County), il LST-715 (USS DeKalb County), il LST-845 (USS Jefferson County), il LST-883 (USS La Moure County).
11 - Anche noti come Water Buffalo o Amtrak, la maggior parte dei veicoli erano del modello LVT-3, LVT-3C (con capacità di carico di 4 tonnellate, o una Jeep, o 30 soldati completamente equipaggiati) e LVT(A)-5 (con la torretta del semovente M8 Scott armata di obice da 75 mm)
12 - Le Classe LSM(R)-401 erano l'USS Black Warrior River (LSMR-404) l' USS Clarion River (LSMR-409) e l' USS Des Plaines River (LSMR-412), le Classe LSM(R)-501 erano l' USS Saint Francis River (LSMR-525) e l' USS White River (LSMR-536)
13 - Spesso anche identificato come 266º Reggimento Indipendente di Fucilieri di Marina o Marines. In questo caso l’autore ha usato il nome utilizzato la traduzione letterale della designazione usata dalle fonti sovietiche dell’epoca: 226-й Отдельный Полк Морской Пехоты, 226-j Otdelʹnyj Polk Morskoj Pehoty.
14 - In altre pubblicazioni si parla di un solo battaglione del menzionato reggimento.
15 - Eugene Franklin Clark, in seguito a quest’operazione, Clark condusse circa 150 guerriglieri sudcoreani, tra cui Youn, in incursioni da un'isola all'altra fino al fiume Amnok (confine tra Corea del Nord e Cina). In ottobre Clark poté comunicare al quartier generale di Tokyo che i suoi agenti avevano segnalato che un gran numero di cinesi stava attraversando il confine per entrare nella Corea del Nord ma le sue informazioni furono ignorate.
16 - Durante lo Sbarco a Wŏlmi oltre un centinaio di abitanti venne ucciso dai bombardamenti d’artiglieria e aerei delle Nazioni Unite, più un numero sconosciuto di operai che lavoravano nell’area e non riuscirono ad evacuare.
17 - Hill può essere tradotto in italiano con il termine militare Quota.
18 - Chiamata “Autostrada” dalle fonti occidentali, si trattava, in realtà, di una semplice strada sterrata di modeste dimensioni che connetteva la città portuale di Inch'ŏn a Seul.
19 - Colpita quattro volte dai cannoni da 76 mm che ferirono cinque marinai a bordo, con conseguente messa fuori uso del sistema di direzione del tiro; i suoi cannoni passarono così al controllo individuale.
20 - Colpita tre volte dai cannoni da 76 mm che ferirono due marinai a bordo e causarono danni lievi.
21 - Colpita dai cannoni da 76 mm che causarono un morto tra gli ufficiali ed un ferito a bordo. L'uomo che rimase ucciso era il tenente di vascello David Swenson, nipote dell’ammiraglio cui il cacciatorpediniere era intitolato.
22 - Molte fonti fanno invece riferimento al 14 settembre come data di sbarco, errore dovuto ai sopravvissuti che confusero i giorni a causa dell’incidente.
23 - Un totale di otto soldati nordcoreani riuscirono a nascondersi.
24 - Non è chiaro se l’ampiezza dell’azione non fu colta a causa di problemi delle comunicazioni, facendo tardare l’arrivo della notizia al quartier generale nordcoreano, o se venne effettivamente ignorata dai nordcoreani, ignari dell’effettiva portata dell’operazione.
25 - Ogni nave aveva la capacità di sparare una salva completa di 20 razzi, ciò significherebbe che ogni nave avrebbe sparato quasi 110 salve complete. Ogni razzo aveva una carica tra i 4.4 kg ti 6.2 kg di TNT, a seconda del modello.
26 - Viene costantemente riportato che i nordcoreani fossero equipaggiati di mortai da 82 mm, ma alcune fonti sudcoreane riportano invece un più massiccio utilizzo di mortai da 81 mm M1 di produzione statunitense che vennero catturati nelle prime fasi della Guerra di Corea e riutilizzati dai nordcoreani contro gli ex-proprietari.
27 - US Marines in the Korean War, p. 107
28 - Baldomero López (1925 - 1950), insignito postumo della Medal of Honor. Sembra che López si unì alle forze di sbarco per sua volontà pochi giorni prima dello sbarco.
29 - Maggie Higgins del Herald Tribune, John Davies del Newark Daily News, Lionel Crane del London Daily Press e un fotografo della rivista LIFE.
30 - Otto cannoni 40 mm/56.3 Bofors e 12 cannoni 20 mm/70 Oerlikon come armamento difensivo antiaereo su ciascuna LST.
31 - Ad eccezione della A Company, che era stata aggregata al 5th Marine Regiment e già disponeva degli M26 a Pusan.
32 - Si tratta di un'esagerazione delle fonti statunitensi o di un vero e proprio colpo di fortuna, nelle prime settimane di guerra i bazooka da 60 mm della serie M1 ed M9 si erano rivelati totalmente inutili contro i T-34-85 nordcoreani.
33 - Da: Charles R. Smith, U.S. Marines in the Korean War, p. 123.
34 - Si tratta verosimilmente dell’area delle colline Changansasan, Waryongsan e Wŏnmisan.
35 - Lo stesso Charles R. Smith ne, U.S. Marines in the Korean War, riporta come questo numero di perdite sia esagerato.
36 - Nel corso dell’Operazione Chromite, queste mitragliatrici erano state inizialmente ripartite a livello di sezione tra le compagnie. Non riuscivano tuttavia a tenere il passo con le compagnie, i soldati non ne sfruttavano appieno le potenzialità. Al che, le armi furono riunite sotto il controllo della Weapons Company nel plotone mitragliatrici.
Fonti
Bibliografia
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