Radna Budaevich Ayusheev, un buriato nell'Armata Rossa
Arturo Giusti
La storiografia sulla Grande guerra patriottica, il nome con cui era chiamata la Seconda guerra mondiale in Unione Sovietica (URSS) e, oggi, nella Federazione Russa, è stata a lungo dominata da narrazioni di carattere strategico, politico e operativo, concentrate sui grandi movimenti di truppe, sulle decisioni degli alti comandi e sulle figure di primo piano dello Stato e dell’esercito. La biografia del singolo soldato non rappresenta un semplice episodio marginale, ma diviene uno strumento per osservare i meccanismi della mobilitazione totale, le dinamiche sociali della guerra e l’impatto del conflitto sulle comunità di origine.
Il presente contributo, scritto dopo diverse ricerche a scopo ricreativo dall'autore, si inserisce in questo filone di studi, proponendo l’analisi della vicenda di Radna Budaevich Ayusheev (1), soldato buriato dell’Armata Rossa, la cui esperienza militare si colloca all’interno del più ampio sforzo bellico sovietico durante la Seconda guerra mondiale. Attraverso il suo percorso individuale, l’articolo intende illuminare un aspetto spesso trascurato dalla storiografia tradizionale, ossia il ruolo delle minoranze etniche dell’URSS nel conflitto e il modo in cui esse vissero, interpretarono e ricordarono la guerra.
L’interesse per la figura di Ayusheev non risiede esclusivamente nella ricostruzione della sua carriera militare, ma anche nella possibilità di contestualizzare essa all’interno della storia del popolo buriato, comunità della Siberia orientale caratterizzata da una forte identità culturale, linguistica e religiosa. La partecipazione dei buriati alla guerra, infatti, rappresentò non soltanto un contributo militare allo Stato sovietico, ma anche un momento di profonda trasformazione sociale, segnato dall’incontro, talvolta traumatico, tra tradizioni locali e ideologia statale, tra memoria collettiva e narrazione ufficiale.
In questo senso, la vicenda di Radna Budaevich Ayusheev si configura non soltanto come una biografia militare, ma come un caso di studio emblematico, capace di contribuire a una più articolata comprensione della guerra sul fronte orientale e del contributo delle popolazioni non russe alla storia dell’URSS nel XX secolo.
In alto: La più famosa immagine scattata a Radna Budaevich Ayusheev ad inizio ottobre 1944 a bordo di un peschereccio convertito in nave da sbarco dalla Flotta del Nord. Il giovane ventiduenne è armato con un fucile semiautomatico SVT-40 e ha due bombe a mano offensiva RGD-33 nel cinturone delle munizioni. Sul berretto la scritta Северный флот (Flotta del Nord). (Foto moypolk.ru)
Il Popolo Buriato: Contesto Storico e Culturale
I buriati sono una popolazione di origine mongolica stanziata prevalentemente nella Siberia orientale, in particolare nell’area dell’odierna Repubblica di Buriazia, che si estende lungo la sponda orientale del lago Bajkal. Questo territorio, caratterizzato da ampie steppe, zone montuose e foreste, ha storicamente favorito uno stile di vita pastorale e seminomade, influenzando profondamente l’organizzazione sociale ed economica della popolazione locale.
L’integrazione dei buriati nell’Impero Russo ebbe luogo tra il XVII e il XVIII secolo, in un processo graduale che combinò accordi, pressioni militari e riorganizzazione amministrativa. Pur mantenendo per lungo tempo molte delle proprie strutture tradizionali, i buriati furono progressivamente inseriti nel sistema fiscale, giuridico e politico imperiale. Dopo la Rivoluzione del 1917, la nascita dell’Unione Sovietica segnò una nuova fase, caratterizzata dal tentativo di conciliare il riconoscimento formale delle identità nazionali con una forte centralizzazione del potere.
La società buriata tradizionale era fondata su legami di clan e su una solida struttura familiare estesa, all’interno della quale la memoria genealogica e il rispetto degli antenati svolgevano un ruolo centrale. La vita comunitaria costituiva un elemento essenziale di coesione, soprattutto in un contesto ambientale spesso difficile.
Dal punto di vista religioso, i buriati praticavano storicamente una combinazione di sciamanesimo e buddhismo tibetano, introdotto a partire dal XVII secolo. Questi sistemi di credenze non solo regolavano la sfera spirituale, ma contribuivano anche a definire norme sociali, rapporti con la natura e forme di autorità simbolica. In epoca sovietica, tali pratiche furono oggetto di repressione e ristrutturazione, pur continuando a sopravvivere, in parte, nella dimensione privata e nella tradizione orale.
La lingua buriata e le narrazioni orali, incluse leggende, canti epici e racconti familiari, hanno rappresentato per secoli uno strumento fondamentale di trasmissione della memoria collettiva. Anche di fronte alle politiche di russificazione e all’uso predominante della lingua russa, queste tradizioni continuarono a costituire un importante riferimento identitario e continuano ad esserlo tutt’oggi.
All’interno dello Stato sovietico, i buriati furono formalmente riconosciuti come minoranza nazionale, beneficiando inizialmente di politiche volte a promuovere l’alfabetizzazione e la formazione di élite locali. Tuttavia, tali politiche si accompagnarono a processi profondi di trasformazione sociale, in particolare attraverso la collettivizzazione delle campagne e l’inquadramento ideologico delle istituzioni educative.
La mobilitazione militare durante la Seconda guerra mondiale rappresentò uno dei momenti più significativi di integrazione dei buriati nel progetto sovietico. L’arruolamento di massa non fu soltanto una necessità bellica, ma anche un potente strumento di omogeneizzazione politica e culturale. La partecipazione dei soldati buriati alle forze armate dell’Armata Rossa assunse così un duplice significato: da un lato, contribuì concretamente allo sforzo militare sovietico; dall’altro, si configurò come una forma di sacrificio collettivo che rafforzò il legame tra la periferia siberiana e il centro dello Stato, lasciando un segno duraturo nella memoria delle comunità locali.
In alto: Un altra immagine scattata nella medesima situazione (Radna Ayusheev è cerchiato in rosso) entrambi i pescherecci visibili nell’immagine - il № 219 (su cui è a bordo Ayusheev) e il № 225 (sullo sfondo) - sono state ritratte in successive immagini pubblicate dalla propaganda sovietica dove però non è visibile il protagonista di questo articolo. (Foto dzen.ru)
I Buriati e la Seconda guerra mondiale
Per l’URSS la Seconda guerra mondiale fu una guerra combattuta, al tempo stesso, come confronto militare totale e come prova di sopravvivenza dello Stato. La centralità del fronte orientale derivò dall’ampiezza degli scontri e dalla scala delle risorse impiegate: la vittoria fu resa possibile da una mobilitazione senza precedenti, che coinvolse industria, agricoltura, sistema educativo e società civile in modo capillare, con una pressione particolarmente forte anche nelle regioni periferiche e “di retrovia”, come la Siberia.
L’Armata Rossa fu un esercito multinazionale: accanto ai russi, combatterono in massa soldati provenienti dalle repubbliche e dalle autonomie sovietiche. Sul piano politico-culturale, la propaganda insisteva sulla fratellanza dei popoli sovietici e sull’unità antifascista; sul piano concreto, tuttavia, l’integrazione non era sempre lineare. Differenze linguistiche, abitudini e livelli di scolarizzazione potevano influire sull’addestramento, sulla comunicazione in reparto e sull’adattamento alla disciplina militare, specialmente nei reparti con elevata eterogeneità. Questa tensione, tra retorica unitaria e pluralità reale, costituisce uno snodo importante per leggere anche l’esperienza buriata.
Per comprendere la partecipazione buriata, è utile partire da un dato di scala regionale: dalla Buriazia (all’epoca Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Buriazia o RSSA Buriata) furono chiamate alle armi oltre 120.000 persone; secondo una sintesi basata sulle fonti sovietiche, più di 93.000 parteciparono direttamente ai combattimenti, e circa 34.200 non fecero ritorno perché morti o dispersi (37%), mentre circa 6.500 risultarono invalidi di guerra (7%).
Un’altra ricostruzione divulgativa buriata, coerente nell’ordine di grandezza, parla di quasi 40.000 caduti o dispersi (43%) tra i mobilitati della repubblica.
Questi numeri sono riferiti ai residenti della repubblica nel suo complesso, quindi includono anche non-buriati che vivevano all'interno dei confini della Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Buriazia.
I mobilitati dalla Buriazia combatterono lungo l’intero arco del fronte: da Mosca a Stalingrado, dalla Battaglia di Kursk fino alle offensive finali in Europa, sottolineando l’idea di una partecipazione diffusa e non confinata a un singolo settore operativo.
Accanto ai costi umani, la memoria pubblica regionale insiste sui riconoscimenti: diverse fonti locali ricordano che a numerosi nativi della Buriazia furono attribuite alte onorificenze e che 37 di loro ricevettero il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.
Accanto alla vicenda di Radna Budaevich Ayusheev, la storia militare sovietica offre altri profili buriati che consentono di collocare la sua esperienza individuale entro una gamma più ampia di traiettorie possibili, dal soldato semplice al comandante di alto livello. Queste figure, pur differenti per ruolo e destino, condividono un’origine periferica e una partecipazione piena allo sforzo bellico dell’Unione Sovietica.
Un primo esempio è Ilya Vasilievich Baldynov (1903-1980), uno dei più noti ufficiali buriati dell’Armata Rossa. Proveniente dalla Buriazia rurale, Baldynov seguì un percorso di formazione militare regolare che lo portò, durante la guerra, a ricoprire incarichi di comando in unità fucilieri e successivamente in reparti delle Guardie. La sua carriera culminò nel 1945, quando, al termine delle operazioni contro il Giappone in Estremo Oriente, gli venne conferito il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Baldynov rappresenta il modello di integrazione “verticale” delle minoranze nazionali, in cui il servizio militare diventa strumento di mobilità sociale e di riconoscimento statale.
Di segno diverso, ma per molti aspetti più vicino all’esperienza di Radna Ayusheev, è il caso di Togon Sanzhievich Sanzhiev (1904-1942). Contadino, Sanzhiev entrò in un reparto di fanteria nel 1941 e venne rapidamente selezionato come tiratore scelto, sfruttando abilità maturate nella caccia tradizionale. In pochi mesi ottenne un numero eccezionalmente elevato di abbattimenti confermati e fu decorato con l’Ordine della Bandiera Rossa. Morì nel 1942 in combattimento sul fronte nord-occidentale. La sua vicenda, come quella di Ayusheev, mostra come competenze locali e pre-moderne potessero essere rielaborate dalla guerra industriale, trasformando il cacciatore siberiano in uno specialista altamente letale.
Un terzo profilo utile al confronto è quello di Vladimir Borsoev (1906-1945), ufficiale d’artiglieria e comandante della 7ª Brigata Artiglieria Anticarro delle Guardie. Borsoev combatté su alcuni dei fronti più duri della guerra, dalla Battaglia di Kursk fino all’avanzata in Polonia, venendo ferito più volte. Morì nel Marzo 1945 per le ferite riportate in combattimento e ricevette il titolo di Eroe dell’Unione Sovietica solo vent’anni dopo, nel 1965. Il suo caso evidenzia la distanza temporale che talvolta separa il sacrificio individuale dal riconoscimento pubblico, una dinamica che accomuna molti soldati delle periferie sovietiche.
Considerati insieme, questi percorsi permettono di leggere la storia di Ayusheev non come un’eccezione isolata, ma come una delle molteplici forme attraverso cui i buriati parteciparono alla guerra: dal soldato semplice al cecchino specializzato, fino al comandante decorato. Le differenze di grado, destino e memoria non cancellano il tratto comune fondamentale, ossia l’inserimento di individui provenienti da comunità periferiche in un conflitto totale che richiese il contributo umano e militare dell’intera Unione Sovietica.
In alto: Radna Budaevich Ayusheev immortalato nel 1942 mentre imbraccia il suo fucile a otturatore girevole-scorrevole Mosin-Nagant Modello 1891/30 dotato di ottica PEM con copri oculari. (Foto waralbum.ru)
Radna Budaevich Ayusheev: una Biografia Militare
Radna Budaevich Ayusheev nacque l’8 giugno 1922 nell’ulus (villaggio) di Inzagatuj, nel rajon di Džidinsk della Repubblica Socialista Sovietica Autonoma di Buriazia (abbreviato in RSSA dei Buriati). Appartenente a una numerosa famiglia contadina buriata, era l’ultimo di undici figli di Buda Bambuovich Ayusheev e Badma-Dari. Il padre, cacciatore esperto della taiga siberiana, trasmise ai tre figli maschi fin dall’infanzia una profonda familiarità con le armi da fuoco, educandoli alla pazienza, alla resistenza fisica e alla precisione nel tiro nella caccia agli animali selvatici.
Radna crebbe in un contesto rurale caratterizzato da condizioni di vita dure e da un’economia di sussistenza, contribuendo fin da giovane alle attività familiari e praticando assiduamente la caccia. Non risultano percorsi di istruzione avanzata o esperienze lavorative civili significative prima della leva militare; come per molti giovani delle regioni periferiche dell’URSS, l’ingresso nell’età adulta coincise rapidamente con la chiamata alle armi.
Nel 1940, all’età di diciotto anni, Ayusheev fu arruolato nell’Armata Rossa e assegnato inizialmente al Distretto Militare dell’Estremo Oriente. Dopo l’inizio dell’Operazione Barbarossa, il 22 giugno 1941, numerose unità vennero dislocate sui fronti più critici. Ayusheev ed i suoi commilitoni furono trasferiti nell'ottobre dello stesso anno nel Rajon di Satkinskij (Oblast' di Čeljabinsk). Qui il 1° novembre 1941 venne formata, proprio con 1.500 marinai della Flotta del Pacifico la 63ª Brigata Fucilieri di Marina Separata (63 Otdel'naja Morskaja Strelkovaja Brigada). Nelle settimane successive, i ranghi dell'unità furono completati facendo affluire circa 2.000 cadetti del 30° Reggimento Carri di Riserva e 400 operai delle fabbriche degli Urali. Al comando della brigata fu posto il colonnello Aleksej Maksimovich Krylov (2) ed il commissario anziano Boris Mikhailovich (3) fu nominato commissario militare dell'unità.
Il maresciallo dell'Unione Sovietica Kliment Yefremovich Voroshilov visitò la base della brigata il 6 dicembre, ed il giorno successivo fu firmato un ordine per completare il processo di reclutamento. A tutte le unità della brigata fu ordinato di iniziare l'addestramento al combattimento e politico. Lo stesso giorno, il personale prestò giuramento militare e l’11 dicembre la neonata 63ª Brigata Fucilieri di Marina Separata fu spostata via ferrovia nella città di Onega (Oblast' di Arkhangelsk) per iniziare l'addestramento.
Le eccezionali capacità di tiratore di Radna Budaevich Ayusheev, maturate nella taiga, furono presto notate dai superiori, che lo impiegarono come tiratore scelto. Con il grado di Matros (equivalente a soldato semplice) iniziò quindi la sua carriera bellica.
Il 1° luglio 1942, terminato l'addestramento, la 63ª Brigata Fucilieri di Marina Separata fu trasferita su tre convogli ferroviari da Onega a Kola (Oblast' di Murmansk) dove arrivarono tre giorni dopo, il 4 luglio. All'epoca la brigata era composta da 4.805 uomini completamente equipaggiati e con un discreto addestramento. Il 10 luglio, grazie ad una flotta di piccole imbarcazioni messe a disposizione della Flotta del Nord, a cui era assegnata operativamente la brigata, gli uomini vennero trasferiti nella penisola di Rybachiy, affacciata sul Mare di Barents, sempre nell'Oblast' di Murmansk.
Da qui la 63ª Brigata Fucilieri di Marina Separata operò nelle estreme condizioni climatiche dell’Artico sovietico.
Nel corso delle settimane successive Ayusheev affinò ulteriormente la propria tecnica, dimostrando una precisione notevole anche in assenza di ottiche, qualità ricordata con ammirazione dai commilitoni: “era capace di colpire anche senza ottica con una precisione incredibile; mio padre raccontava che i ragazzi dei villaggi siberiani remoti come lui non sapevano nemmeno chi fosse Lenin, ma sapevano sparare…”, ricordò molti anni dopo il figlio di un veterano che aveva servito con Ayusheev.
Fu in questo periodo che Radna Budaevich Ayusheev fu per la prima volta ritratto in alcuni scatti propagandistici sovietici. Il giovane ventenne posò per alcune immagini imbracciando un fucile Mosin-Nagant Modello 1891/30 calibro 7,62 x 54 R mm con ottica PEM con ingrandimento 3,8x. Queste prime immagini di Radna però non divennero immediatamente popolari, venendo pubblicate solamente diversi anni dopo.
La 63ª Brigata Fucilieri di Marina Separata, il 5 settembre 1942 effettuò la sua prima missione di combattimento, sbarcando truppe sulle isole Ainovskij (Heinäsaaret in finlandese), a 5 km dalla penisola di Rybachiy, per scopi di ricognizione.
In vista di un'avanzata verso Pečenga (Petsamo in finlandese), la 63ª Brigata Fucilieri di Marina Separata fu schierata nell'area di Poselok sempre a settembre 1942. Il primo scontro con le forze nemiche avvenne il 26 settembre 1942, sulle colline Mustatunturi, che separavano la penisola di Poselok dal resto della Scandinavia. La brigata di fucilieri di marina sovietica respinse un attacco di unità tedesche del Generalkommando Gebirgskorps Norwegen (4) (Comando Generale del Corpo Alpino ‘Norvegia’).
Fino a gennaio 1943, la 63ª Brigata Fucilieri di Marina Separata organizzò regolarmente incursioni dietro le linee nemiche per condurre azioni di sabotaggio e ricognizione. Ayusheev e i suoi commilitoni respinsero anche i continui attacchi nemici volti a eliminare la presenza sovietica sulla penisola di Rybachy.
Il 2 gennaio 1943, la 63ª Brigata venne riportata nelle retrovie per riposo e rimpiazzo delle perdite, e venne sostituita dalla 254ª Brigata Fucilieri di Marina Separata in prima linea. Il 26 febbraio, per ordine del comandante della Flotta del Nord, ammiraglio Arseny Grigoryevich Golovko, la 12ª, la 63ª e la 254ª Brigata Fucilieri Navali Separata furono riformate nelle 12ª, la 63ª e la 254ª Brigata di Fanteria di Marina. Con il cambio di nome si ebbe anche un cambio di organico di cui poco è noto; certo è che Radna Budaevich Ayusheev rimase nella sua brigata di origine. Il 30 marzo 1943, la brigata fu ribattezzata 63ª Brigata di Fanteria di Marina della Flotta del Nord.
Il momento culminante del servizio militare di Radna Ayusheev e della sua brigata fu la partecipazione all’Operazione Petsamo-Kirkenes (7-29 ottobre 1944), offensiva sovietica che portò alla liberazione della penisola di Petsamo (Pečenga) e della Norvegia settentrionale.
In questa offensiva l’Unione Sovietica impiegò otto divisioni fucilieri, tre divisioni di montagna, nove brigate fucilieri (inclusa la 63ª Brigata) ed una brigata di carri armati per un totale di circa 150.000 uomini, 2.800 pezzi d'artiglieria e 126 carri armati e semoventi. Le unità di terra erano poi supportate dalla 7ª Armata Aerea con 747 aerei di vario tipo e da unità della Flotta del Nord (un cacciatorpediniere conduttore di flottiglia, sei cacciatorpediniere, otto sommergibili, oltre 20 motosiluranti, fino a 23 unità antisommergibile, e 275 velivoli dell’aviazione navale).
Questa forza, assegnata alla 14ª Armata Combinata al comando del generale d’Armata Kirill Afanasievich Meretskov si scontrò con la 20. Gebirgs-Armee (20ª Armata di Montagna) o Armee Lappland (Armata Lapponia) tedesca che contava circa 109.000 uomini, 400 cannoni, 160 aerei e 200 navi.
In questa fase, purtroppo è molto difficile tracciare la storia e il destino di Radna Ayusheev. L'ormai ventiduenne Buriato, con alle spalle già 20 uccisioni confermate, prese parte alle offensive iniziali. Fu proprio in questi frangenti che il giovanissimo marinaio, ora armato di fucile semiautomatico SVT-40 da 7,62 x 54 R mm fu fotografato nuovamente. Ayusheev fu immortalato a bordo di un peschereccio requisito dalla Flotta del Nord con numero identificativo № 219 mentre, insieme ai suoi commilitoni veniva trasferito verso l'area d'operazioni. Alcune fonti russe affermano che fu segnalato come disperso intorno al 9 ottobre 1944, giorno successivo all'inizio delle operazione sovietica, questa affermazione è però smentita dal fatto che il giovane ebbe il tempo di mandare una lettera alla famiglia che conteneva una copia di una delle immagini che gli vennero scattate in quest'occasione.
Nel corso dell’avanzata in territorio norvegese, nei primi giorni di ottobre 1944, la 63ª Brigata di Fanteria di Marina della Flotta del Nord superò il confine finlandese. Fu durante questi combattimenti, nell’area di Kirkenes, che Radna Budaevich Ayusheev trovò la morte, non prima però di venir accreditato con altre 25 uccisioni di soldati e ufficiali nemici, portando il totale a 45 uccisioni confermate. Il suo corpo non venne mai recuperato o identificato ed egli risultò ufficialmente disperso in azione. La mancanza di un riscontro formale e il caos degli ultimi scontri sul fronte artico impedirono l’immediata registrazione di onorificenze o decorazioni a suo nome.
A sinistra/In alto: Il giovane Radna Ayusheev all'età di vent'anni (1942), mentre imbraccia il suo fucile per un'immagine di propaganda. Ben visibile la scritta Северный флот (Flotta del Nord) sul berretto. (Foto airaces.narod.ru)
A destra/In basso: Un’immagine scattata ad ottobre 1944 di Radna insieme ai suoi commilitoni a bordo del peschereccio riconvertito in nave da sbarco che avanza nelle acque prive di ghiacci verso la loro metà finale prima dell'Operazione Petsamo-Kirkenes. Sullo sfondo, un altro peschereccio convertito, il № 225, gremito di altri fanti di marina della 63ª Brigata di Fanteria di Marina della Flotta del Nord. (Foto topwar.ru)
La famiglia in patria e la memoria del sacrificio
La Seconda guerra mondiale colpì duramente la famiglia Ayusheev, come molte altre in Buriazia. Come anticipato, oltre 120.000 cittadini della repubblica furono mobilitati; tra questi vi furono più membri del nucleo familiare di Radna. Il padre, Buda Bambuovich Ayusheev, nato nel 1890, venne arruolato nonostante l’età avanzata e morì nel gennaio 1944 a causa delle ferite riportate al fronte. Uno dei fratelli maggiori di Radna, Dari-Cyren Budaevich Ayusheev, cadde in combattimento in Prussia Orientale nel febbraio 1945. Su quattro uomini di casa Ayusheev partiti per il fronte, solo uno tornò a casa alla fine del conflitto.
Con la partenza degli uomini, la vita quotidiana a Inzagatuj cambiò radicalmente. Donne, bambini e anziani si fecero carico del lavoro agricolo e dell’allevamento, sostenendo al contempo lo sforzo bellico attraverso razionamenti e raccolte di beni. In tutta la Buriazia, come nel resto dell’URSS, la popolazione civile operò secondo il motto: “Tutto per il fronte, tutto per la Vittoria”.
Le comunicazioni dal fronte erano sporadiche e incerte. L’ultima lettera di Radna giunse nel 1944, accompagnata dalla fotografia che lo ritraeva in uniforme da fante di marina scattata poco prima dell'inizio dell'Operazione Petsamo-Kirkenes. L’immagine assunse immediatamente un valore simbolico: la madre la collocò accanto alla bóžnica (altarino domestico), come fosse un’icona, legandola alla speranza del ritorno del figlio.
Dopo l’autunno del 1944, ogni notizia cessò. Non giunse mai la Pohoronka, la notifica ufficiale di morte. Questa assenza di conferma alimentò per anni l’attesa della madre Badma-Dari, che fino alla fine della sua vita continuò a sperare nel ritorno del figlio minore. Il dolore per la perdita del marito e dell'altro figlio si intrecciò così con l’incertezza sulla sorte di Radna, creando una forma di lutto sospeso, comune a molte famiglie sovietiche dell’epoca.
All’interno della famiglia, Radna rimase una presenza costante attraverso i racconti, le lettere e soprattutto la fotografia del 1944, che continuò a essere esposta in casa anche dopo la guerra.
Sua nipote Namžílma Darmaeva (5), figlia della sorella maggiore di Radna, Tsyren-Dulma, ricorda infatti, dai racconti della madre che lo zio era di poche parole e amava la caccia più di ogni altra cosa, un giovane serio, introverso, forgiato dalla vita dura della taiga. “Mia madre provava una pena enorme per il suo fratellino”, continuò Namžílma, “Così giovane era partito per la guerra, non aveva quasi visto nulla della vita, non fece in tempo neanche a sposarsi”.
A sinistra/in alto: Radna Ayusheev fotografato da Evgenij Chaldej sempre a bordo del peschereccio № 219. Il giovane armato di SVT-40 a tracolla e due bombe a mano RGD-33 indossa la Telnyashka della Marina Sovietica a righe nere e bianche sotto la Telogreika, la giacca imbottita. Il berretto è calcato sulla testa come in tutte le altre immagini di lui pervenuteci. (Foto: reddit.com)
A destra/in basso: La fotografia che Radna Ayusheev mandò alla madre Badma-Dari nella sua ultima lettera del 1944. L'immagine, benché molto simile a quella che lo rese celebre, raffigura il giovane buriato in una differente posa “meno consona alla propaganda”. Sembra che l'unica copia che venne sviluppata nel 1944 fu ceduta al giovane per inviarla alla famiglia. (Foto: dzen.ru)
Il Dopoguerra e la Trasmissione della Memoria
Nel dopoguerra, mentre l’Unione Sovietica elaborava una memoria pubblica centrata sui grandi eventi e sugli eroi ufficialmente riconosciuti, la vicenda di Radna Ayusheev rimase confinata alla sfera familiare e locale. Nei registri militari figurava come disperso in azione, non risultano, nei documenti declassificati, onorificenze o ordini ufficiali a suo nome. In questo silenzio istituzionale, la memoria privata svolse un ruolo fondamentale nel preservarne il ricordo.
A Inzagatuj, già negli anni ‘50 e ‘60, la comunità locale gli dedicò una via del suo villaggio natale, a testimonianza del profondo legame della società Buriata con gli antenati. Presso la scuola del suo villaggio natale venne allestita una piccola esposizione museale con materiali raccolti sulla sua storia, e diversi reparti dei Giovani Pionieri (6) portarono orgogliosamente il suo nome. Queste iniziative testimoniano la volontà della memoria popolare di onorare il sacrificio di un proprio concittadino, al di là dell’assenza di riconoscimenti statali.
Nel 1979, un evento inatteso riaccese l’attenzione sulla sua figura: durante la trasmissione televisiva della dodicesima puntata della serie documentaria sulla Grande guerra patriottica, dal titolo: Vojna v Arktike (La guerra nell’Artico), i compaesani riconobbero Radna in un filmato d’epoca della Flotta del Nord. Apparso solo per pochi secondi, il marinaio fu identificato grazie alla somiglianza con la fotografia ch'egli inviò alla famiglia. I parenti annotarono anche dettagli tecnici, come il numero № 219 sull’imbarcazione, e inoltrarono nuove richieste al commissariato militare, senza tuttavia ottenere risposte, come ha testimoniato sua nipote Namžílma Darmaeva.
All’inizio degli anni ‘80, un ulteriore episodio rafforzò questa memoria diffusa: studenti di Inzagatuj, in visita a un museo di Kryvyj Rih (Oblast’ di Dnipropetrovs'k, odierna Ucraina), riconobbero in una fotografia esposta, etichettata come “soldato sconosciuto”, il volto di Radna Ayusheev. Anche in questo caso non fu possibile ricostruire il percorso dell’immagine, ma l’episodio contribuì a consolidare la percezione della sua storia come parte di una memoria più ampia e dispersa. Purtroppo non siamo a conoscenza di quale immagine fosse esposta a Kryvyj Rih, e non è stato possibile per varie motivazioni a confermare che si tratti di una foto che si trovi online o di una foto inedita.
Una svolta decisiva avvenne intorno al 2007, il ricercatore di Ulan-Udė Bair Etagorov, buriato che vive non lontano dal luogo di origine di Radna Ayusheev, individuò negli archivi fotografici della Flotta del Nord una serie di immagini scattate nel 1944 dal fotografo di guerra Evgenij Chaldej. In uno di questi scatti compariva Radna, identificato erroneamente come Rashna, accompagnato dalla didascalia: “Nei combattimenti dell’Ottobre 1944 sotto Murmansk, Ayusheev eliminò 25 soldati nemici”. La pubblicazione della fotografia sulla stampa locale suscitò grande interesse e permise di confermare definitivamente la sua identità.
Grazie a queste ricerche, la memoria privata della famiglia Ayusheev entrò finalmente nello spazio pubblico. Il nome di Radna è oggi incluso in iniziative commemorative come il Bessmertnyj Polk (Reggimento Immortale) ed è citato in studi e mostre dedicate al contributo dei buriati alla Seconda guerra mondiale. La sua vicenda rappresenta un esempio emblematico del valore storiografico delle microstorie: attraverso la ricostruzione della vita e della morte di un singolo soldato, è possibile comprendere più a fondo l’intreccio tra fronte e retrovia, tra sacrificio individuale e memoria collettiva. In questo senso, la storia di Radna Budaevich Ayusheev contribuisce a colmare il divario tra la grande narrazione della guerra e le esperienze concrete di coloro che la vissero, assicurando che il loro sacrificio non venga dimenticato.
A sinistra/in alto: Il fotogramma del documentario Vojna v Arktike dove si può vedere Rana Ayusheev. Il video è databile nello stesso momento in cui vennero scattate le foto di ottobre 1944. (Foto: vk.com)
A destra/in alto: Un'altra immagine di Radna Budaevich Ayusheev non datata, ma vista l'arma imbracciata dal giovane marinaio, riconducibile alla prima serie di scatti fatta nel 1942. (Foto: dzen.ru)
Conclusione
Il presente articolo ha ricostruito la vicenda di Radna Budaevich Ayusheev inserendola nel più ampio contesto storico, culturale e militare della Buriazia e della Seconda guerra mondiale, mostrando come l’esperienza di un singolo soldato buriato possa illuminare dinamiche fondamentali della mobilitazione sovietica. Attraverso l’analisi del contesto etnico, del servizio militare e della memoria familiare, è emersa una realtà complessa in cui la guerra non fu soltanto un evento bellico, ma un fenomeno totalizzante che coinvolse individui, comunità e generazioni, dal fronte artico fino ai villaggi della Siberia orientale.
La biografia di Ayusheev dimostra il valore storiografico delle esperienze individuali nella comprensione dei conflitti moderni. Lontano dalle sale dei comandi e dalle narrazioni celebrative, il vissuto del singolo combattente restituisce una dimensione concreta della guerra, fatta di adattamento, disciplina, sacrificio e silenzi, spesso assenti nei resoconti ufficiali. In questo senso, la microstoria non si pone in alternativa alla storia militare tradizionale, ma ne costituisce un necessario complemento, capace di colmare le lacune lasciate da un approccio esclusivamente macrostrutturale.
Infine, la vicenda di Radna Budaevich Ayusheev consente di riflettere sul contributo delle minoranze etniche alla storia sovietica, troppo spesso ridotto a cifre aggregate o a formule retoriche di unità. I soldati buriati, come molte altre popolazioni non russe dell’URSS, parteciparono in modo sostanziale alla vittoria del 1945, pagando un prezzo elevato in termini di vite umane e di fratture sociali. Restituire loro un nome, una storia e una memoria significa non solo rendere giustizia al passato, ma anche arricchire la comprensione della guerra come esperienza umana totale.
In ultima analisi, la storia di Radna Ayusheev ricorda che dietro ogni statistica di guerra vi è un volto, una famiglia e una comunità, e che la grande Storia non può dirsi compiuta finché queste voci non vengono ascoltate.
Note
1 - Радна Будаевич Аюшев, traslitterato Radna Budaevich Ayusheev con romanizzazione accademica anglofona o Radna Budaevič Ajušeev in traslitterazione scientifica di tipo slavistico.
2 - Nato a Kovrov il 29 gennaio 1900, era stato in precedenza capo dei corsi del reparto ricognizione della Flotta del Pacifico. Rimase al comando della brigata fino alla fine del 1944, dopo di che fu trasferito a comandare un’altra unità di fanteria di marina, la 12ª Brigata, fino alla conclusione del conflitto. Nel 1946 gli venne conferito il grado di maggiore generale delle truppe costiere. In seguito servì ancora nelle forze armate sovietiche nel dopoguerra e si ritirò dal servizio attivo. Morì ad Odessa, Ucraina Soveitica, il 26 novembre 1975.
3 - Purtroppo di quest'ultimo le informazioni sono molto scarse in quanto le fonti sovietiche riportano solamente nome e patronimico e non il cognome. Assegnato alla 63ª Brigata fin dalla sua costituzione con il grado di commissario di battaglione anziano (equivalente all’epoca a maggiore). Nell’ottobre 1942 fu nominato capo del reparto politico della 63ª Brigata dove servì in tale posizione fino a maggio 1944. Promosso tenente colonnello, lasciò la 63ª Brigata per assumere altri compiti. Le fonti disponibili non specificano dettagli ulteriori sul suo servizio successivo.
4 - Rinominato a novembre 1942 in XIX. Gebirgs-Armeekorps Norwegen (19° Corpo d'armata da montagna "Norvegia")
5 - Tratto da un intervista alla nipote del 2007 dell'agenzia di stampa Inform-Polis.
6 - Organizzazione dei pionieri di tutta l'Unione "Vladimir Il'ič Lenin", organizzazione giovanile (9-14 anni) sovietica spesso erroneamente paragonata ai movimenti scoutistici occidentali. Erano gestiti dall'Unione Comunista della Gioventù (Komsomol) sotto mandato del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (KPSS).
Fonti
- Inform-Polis
- Portale Commemorativo Bessmertnyj Polk
- Buryad Unen
- Banca Dati OBD-Memorial del Ministero della Difesa della Federazione Russa
- http://www.diament.ru/articles/art5.html
- https://airaces.narod.ru/snipers/m3/aiyshiev.htm
- https://dzhida.com/snayper-severnogo-flota/
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