Le prime azioni dell'US Army durante la Guerra di Corea
Arturo Giusti
La Guerra di Corea ebbe inizio il 25 giugno 1950, quando il Chosŏn Inmin’gu (Esercito Popolare Coreano), agli ordini di Kim Il-sung, attraversò il 38º parallelo e invase il territorio meridionale, difeso dal Taehan Min’guk Kukkun (Esercito della Repubblica di Corea) sotto la presidenza di Syngman Rhee.
Allo scoppio delle ostilità, le forze nordcoreane, forti di circa 86.000 uomini, erano articolate principalmente in due armate. La 1ª Armata, al comando del generale Kim Ch'aek, comprendeva la 1ª, 3ª, 4ª e 6ª Divisione di Fanteria, la 3ª Brigata di Frontiera e la 105ª Brigata Corazzata, dotata di 120 carri medi T-34-85 e 16 semoventi d’artiglieria SU-76M. La 2ª Armata, comandata dal generale Kim Kwang-hyŏp, era invece costituita dalla 2ª, 5ª e 7ª Divisione di Fanteria, dal 12º Reggimento Motociclisti, dal 766º Reggimento di Fanteria Indipendente, nonché dal 208º Reggimento Addestramento Carri Armati, assegnato alla 2ª Armata con il proprio completo equipaggiamento di circa 30 carri T-34.
Sul fronte opposto, la Repubblica di Corea poteva schierare approssimativamente 98.000 uomini per tentare di contrastare l’offensiva del Nord. Sebbene una parte del corpo ufficiali avesse maturato esperienza di servizio nell’Esercito imperiale giapponese, solo una minoranza dei soldati disponeva di una reale esperienza di combattimento e di un addestramento adeguato. Di conseguenza, numerose divisioni sudcoreane si disgregarono rapidamente sotto la pressione delle forze nordcoreane, perdendo migliaia di uomini e rivelandosi incapaci di opporre una resistenza efficace nell’area della capitale, Seul, che cadde in mano al nemico dopo soli tre giorni di guerra.
In seguito alla caduta di Seul, l’Esercito della Repubblica di Corea subì un collasso quasi completo come forza combattente organizzata e necessitò di diversi mesi per riuscire a riorganizzarsi in modo significativo. Nonostante ciò, non mancarono azioni isolate, spesso improvvisate e scarsamente coordinate più che propriamente “eroiche”, che contribuirono comunque a rallentare l’avanzata nordcoreana, al prezzo di migliaia di vite umane.
In questo articolo non verrà analizzato l'andamento dei primi giorni di guerra, delle forze nordcoreane o sudcoreane ma si cercherà, invece, di fare luce su un tema troppe volte ignorato ossia le prime azioni dell'US Army (Esercito degli Stati Uniti d’America) durante la guerra che attanagliò la penisola Coreana.
In alto: Soldato del 34th Infantry Regiment della 24th Infantry Division in una posizione difensiva sulla sponda sud del Fiume Kŭm intorno al 13 Luglio 1950. Il soldato è armato con un fucile mitragliatore BAR M1918. (Foto NARA)
Premessa
Prima di iniziare l’articolo, è necessario formulare una precisazione preliminare. Per quanto riguarda la traslitterazione dei nomi coreani, l’Autore ha scelto di adottare il sistema di romanizzazione McCune-Reischauer invece del più comunemente utilizzato sistema di Romanizzazione Riveduta. Tale scelta è motivata da due ragioni. In primo luogo, durante il periodo della Guerra di Corea, il sistema McCune-Reischauer era quello ufficialmente impiegato dalle Nazioni Unite, e sarebbe stato sostituito solo nel 2000 dalla Romanizzazione Riveduta. In secondo luogo, il sistema McCune-Reischauer riflette in modo più fedele la pronuncia fonetica dell’Han’gŭl (alfabeto coreano), facilitando così la comprensione dell’articolo da parte del lettore.
Allo stesso tempo, si è ritenuto opportuno impiegare la denominazione italiana per le unità nordcoreane, al fine di agevolare la comprensione del testo, mentre per le unità statunitensi si è mantenuta la loro designazione originale in lingua inglese.
Unità ed Equipaggiamenti
A causa dell’oggettiva impreparazione degli Stati Uniti allo scoppio delle ostilità, per non perdere tempo prezioso fu deciso di inviare dal Giappone una piccola unità con il compito di rallentare l’avanzata delle forze nordcoreane, mentre il grosso dell’US Army si sarebbe preparato per intervenire in modo più consistente.
Cinque giorni dopo l’inizio dell’offensiva nordcoreana, presso la base di Itazuke, in Giappone, venne costituita la cosiddetta Task Force Smith, al comando del tenente colonnello Charles Bradford Smith, formata da elementi della 24th Infantry Division (24a Divisione di Fanteria), dislocata in Giappone fin dal 1945 con compiti di presidio. In totale, la Task Force Smith disponeva di 540 soldati: 406 provenienti dalle B e C Companies (Compagnie B e C) del 1st Battalion (1° Battaglione), 21st Infantry Regiment (21° Reggimento di Fanteria), con organici incompleti e in assenza della A Company, e 134 uomini della A Battery (Batteria “A”) del 52nd Field Artillery Battalion (52° Gruppo Artiglieria), al comando del tenente colonnello Miller O. Perry.
Partita dalla base aerea di Itazuke il 30 giugno, la Task Force Smith era, in realtà, largamente impreparata al combattimento. Oltre alla cronica carenza di effettivi nelle unità combattenti, risultavano sotto organico anche il plotone comando, che disponeva di circa la metà dei soldati previsti, e il plotone comunicazioni mentre il plotone armi pesanti, a sua volta ridotto a circa metà degli effettivi, era equipaggiato con armamento alleggerito e con scorte limitate di munizioni, al fine di facilitare il trasporto per via aerea.
L’armamento principale comprendeva:
Sei lanciarazzi anticarro M9A1 Bazooka da 60 mm, con meno di cento razzi disponibili;
- Due cannoni senza rinculo M20 da 75 mm, con dodici proiettili;
- Due mortai M2 da 107 mm;
- Quattro mortai M2 da 60 mm.
I bazooka M9A1, che si erano dimostrati utili contro alcune versioni di carri armati tedeschi durante la Seconda guerra mondiale, si rivelarono in larga misura incapaci di perforare la corazza dei carri armati sovietici di nuova generazione. Essi stavano infatti venendo gradualmente sostituiti dai più potenti M20 Super Bazooka, che tuttavia non erano ancora stati distribuiti alle unità dell’US Army Far East Command (Comando dell’Estremo Oriente). Anche i cannoni senza rinculo si dimostrarono poco efficaci; per di più, le munizioni disponibili per queste armi anticarro, prodotte nel 1945, avevano cariche di lancio che risultavano deteriorate, fatto che, come si vedrà, avrebbe costituito un grave problema in combattimento.
La A Battery del 52nd Field Artillery Battalion era equipaggiata con sei obici M101 da 105 mm, con un totale di circa 1.200 proiettili. Solo sei di essi erano proiettili M67 anticarro a carica cava (HEAT), con una capacità di penetrazione di circa 130 mm di corazza: gli unici, tra quelli disponibili, in grado di perforare la corazza di un carro armato. A completare l’armamento della batteria vi erano quattro bazooka M9A1 e quattro mitragliatrici pesanti Browning M2HB da 12,7 mm, sebbene non sia noto con precisione il quantitativo di munizioni effettivamente disponibile per tali armi.
La maggior parte dei soldati della Task Force Smith era costituita da giovani militari che avevano completato soltanto le otto settimane di addestramento di base ed erano stati inviati in Giappone in quanto il teatro operativo del Pacifico era considerato relativamente tranquillo dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Meno di un terzo degli ufficiali aveva esperienza di combattimento, e soltanto un soldato su sei disponeva di esperienza che andasse oltre l’addestramento iniziale. Dopo la fine del conflitto mondiale, l’US Army era stato drasticamente ridimensionato, perdendo circa il 75% dei propri effettivi, che erano stati congedati; la maggior parte dei circa 530.000 uomini rimasti era impiegata in compiti di presidio e di polizia militare in Europa e in Asia.
Nei giorni successivi alla partenza della Task Force Smith dal Giappone, furono inviati in Corea anche il resto del 21st Infantry Regiment, il 34th Infantry Regiment e il 78th Heavy Tank Battalion (78° Battaglione Carri Pesanti), che presero parte ai combattimenti dei giorni seguenti. Nonostante la denominazione, quest’ultimo battaglione era equipaggiato con una dozzina di carri armati leggeri da ricognizione M24 Chaffee. In Giappone, infatti, la rete stradale e le infrastrutture, in particolare ponti e viadotti, non consentivano l’impiego regolare di carri armati con un peso superiore alle 20 tonnellate e, allo scoppio delle ostilità, soltanto gli M24 risultavano operativi e pronti per essere trasferiti in Corea mentre i più pesanti M4 Sherman e M26 Pershing risultavano essere in deposito da ormai cinque anni e non era semplice rimetterli in condizione di operare. La 8160th Service Unit (8160° Unità Servizi), unità di riparazione statunitense situata al Tokyo Ordnance Depot ebbe l'incarico di riparare i veicoli più pesanti e prepararli all'invio in Corea. Fino alla fine di luglio 1950 in Corea operarono solamente M24 Chaffee statunitensi.
Le forze dell’Esercito Popolare Coreano disponevano invece di carri T-34-85 assegnati ai tre reggimenti corazzati (107º, 109° e 203°) della 105ª Divisione Corazzata ‘Seul’ e a sei reggimenti di fanteria, tre appartenenti alla 3ª Divisione di Fanteria ‘Seul’ (7°, 8° e 9°) e due alla 4ª Divisione di Fanteria ‘Seul’ (5°, 16° e 18°). Tutte e tre le unità erano state impiegate nella cattura della capitale sudcoreana e per le loro azioni avevano ricevuto da Kim Il-sung l’appellativo onorario di ‘Seul’; l’unità corazzata era anche stata “premiata” trasformandola da brigata a divisione ma, ciononostante, l’organico non era stato modificato. Gli equipaggi dei carri armati avevano alle spalle oltre un anno di addestramento specifico, mentre molti ufficiali e sottufficiali erano veterani della Seconda guerra mondiale avendo combattuto come fanti o carristi nelle file dell'Armata Rossa. Altri avevano preso parte come volontari alla guerra civile cinese al fianco delle forze comuniste. Numerosi soldati nordcoreani, invece, avevano partecipato alla guerra di liberazione della Corea contro l’Esercito Imperiale Giapponese oppure avevano combattuto nella guerra civile cinese; coloro che non avevano esperienza diretta di combattimento erano comunque stati incorporati tramite la leva obbligatoria, in vigore dal 1947, e risultavano in media meglio addestrati rispetto a gran parte dei militari sudcoreani e statunitensi inviati in Corea. Benché addestrati dai sovietici e con organizzazioni e strutture di origine sovietica, le unità nordcoreane risultarono estremamente abili in azioni di infiltrazione e guerriglia, creando spesso confusione e disagi nelle retrovie nemiche. Questo sistema era frutto delle esperienze proprie dei soldati, maturate nelle guerre civili asiatiche.
Le tre divisioni nordcoreane erano state impegnate per 10 giorni in battaglie con le forze sudcoreane ma in ogni caso i tassi di perdite di uomini e mezzi erano limitati. Durante l'offensiva per conquistare Seul, il successivo attraversamento del fiume Han e la battaglia di Suwŏn le forze nordcoreane avevano perso un limitato numero di T-34-85, stimabile in una decina di carri armati e poche migliaia di soldati. A Seul, mentre la fanteria era impegnata in battaglia e i genieri riparavano i ponti sul fiume Han, la 105ª Divisione Corazzata ‘Seul’ poté svolgere manutenzione e rifornimento dei propri corazzati oltre a rimpiazzare le poche perdite subite per tornare velocemente in battaglia.
Nelle prime settimane di guerra, l'Esercito Popolare Coreano si impossessò anche di ingenti quantitativi di armi, munizioni e veicoli di produzione statunitense questi equipaggiamenti, catturati all'Esercito della Repubblica di Corea e all'US Army, vennero reintegrati nelle file nordcoreane andando a incrementare le loro capacità offensive.
A sinistra/In alto: Soldati sudcoreani a bordo di un GMC CCKW 353 LWB armato di due mitragliatrici Browning M1919 sul tetto nei primi giorni del conflitto contro l’Esercito Popolare Coreano. (Foto LIFE Magazine)
A destra/In basso: Soldati dell'Esercito Popolare Coreano fotografati in una foto propagandistica nei primi giorni della guerra. (Foto pinterest.com)
La battaglia di Osan
La Task Force Smith giunse a Pusan, in Corea, il 1º luglio 1950 e da lì si mosse verso nord, utilizzando la ferrovia fino a Taejŏn e poi autocarri, con l’obiettivo di costituire un perimetro difensivo in grado di rallentare l’avanzata delle forze nordcoreane. L’ordine impartito dal generale William F. Dean, comandante della 24th Infantry Division, era di schierarsi “il più lontano possibile da Pusan” in modo da guadagnare il maggior tempo possibile per la preparazione del resto delle forze statunitensi.
Il 4 luglio la Task Force Smith si trincerò su una serie di alture di circa 90 metri, poste su entrambi i lati della strada che collega Seul a Osan (a circa 35 km dal fiume Han), da cui era possibile, grazie alla quota, osservare fino a Suwŏn, situata circa 10 km più a nord. La B Company venne schierata sul lato orientale della strada, mentre la C Company occupò il lato occidentale. Cinque obici furono posizionati a circa 1,5 km a sud, sulla destra della strada, mentre il sesto obice venne collocato in posizione intermedia fra le compagnie di fanteria e la batteria di artiglieria, a bordo strada. A questo pezzo furono assegnati i sei proiettili HEAT, con il compito specifico di ingaggiare i carri armati nordcoreani con tiri diretti a breve distanza.
Le quattro mitragliatrici pesanti e i quattro bazooka del 52nd Field Artillery Battalion furono ripartiti fra le compagnie di fanteria in prima linea, con l’incarico di contribuire, per quanto possibile, al contenimento dell’avanzata nordcoreana. Prima dell’inizio dello scontro, a ogni soldato furono distribuite soltanto 120 cartucce per fucile e razioni K sufficienti per due giorni.
Alle 07:30 del 5 luglio 1950, otto carri T-34-85 furono avvistati per la prima volta da alcuni soldati sudcoreani in ritirata nei pressi di Suwŏn. Alle 08:16, quando i mezzi corazzati si trovavano ormai a circa due chilometri dalle posizioni più avanzate della Task Force Smith, i sei obici aprirono il fuoco, senza tuttavia riuscire a infliggere danni apprezzabili ai carri. Quando i T-34-85 giunsero a circa 700 metri, uno dei cannoni senza rinculo sparò contro il primo carro della colonna, colpendolo ma senza provocare alcuna penetrazione. A quel punto il T-34 reagì aprendo il fuoco alla cieca contro le alture su cui erano trincerate le forze statunitensi, dando avvio al confronto diretto tra la forza d’arresto americana e l’avanguardia corazzata nordcoreana ossia il primo scontro di terra tra forze statunitensi e nordcoreane della Guerra di Corea.
Quando i T-34-85 entrarono nel raggio d’azione dei bazooka, i carri furono bersagliati da tutti e dieci i lanciarazzi disponibili. Il sottotenente Ollie Connor riferì in seguito di avere sparato complessivamente ventidue razzi contro i T-34, mirando in particolare alle piastre posteriori, dove la corazza aveva uno spessore di circa 48 mm inclinati di 45°. Molti di questi razzi, prodotti nel 1945, non si innescarono correttamente a causa del deterioramento delle cariche di lancio, e nessuno di quelli che esplose riuscì a penetrare la corazza posteriore dei T-34-85.
Gli otto carri armati nordcoreani proseguirono quindi l’avanzata, ignorando quasi del tutto la fanteria statunitense in posizione sulle alture e sfondando il blocco stradale, fino a raggiungere la zona in cui era schierato il sesto obice M101, l’unico cui erano stati assegnati i sei proiettili a carica cava. L’arma, comandata dal caporale Herman V. Critchfield e servita da un equipaggio di cinque uomini, aprì il fuoco contro i primi due carri della colonna, mettendo fuori combattimento il primo e incendiando il secondo. Da quest’ultimo uscì un carrista avvolto dalle fiamme, che riuscì tuttavia a uccidere con una raffica di mitra PPSh-41 uno degli artiglieri statunitensi. L’artigliere, il cui nome è ignoto, va considerata la prima vittima statunitense della Guerra di Corea. Lo stesso giorno, morì il soldato Kenneth R. Shadrick durante una perlustrazione successiva alla battaglia di Osan. Gli inviati di guerra sul posto fecero confusione e riportarono che Shadrick fu il primo soldato statunitense a morire in Corea.
Il terzo carro armato della colonna passò quindi sopra l’obice M101, distruggendolo, e i sei T-34-85 superstiti ripresero la marcia verso sud. Nel corso del loro avanzare i cingoli dei carri tranciarono i cavi delle linee telefoniche da campo, interrompendo le comunicazioni e isolando di fatto il battaglione, che non fu più in grado di trasmettere con precisione le coordinate degli obiettivi al 52nd Field Artillery Battalion. I cinque obici rimanenti iniziarono comunque a bersagliare i sei carri in movimento, danneggiandone uno al cingolo e immobilizzandolo a breve distanza dalla posizione dell’A Battery. Il tenente Colonnello Miller O. Perry tentò di convincere l’equipaggio del carro immobilizzato ad arrendersi, ma fu ferito a una gamba da una raffica di mitragliatrice e dovette essere evacuato. Poco dopo, una seconda ondata di carri armati venne fatta oggetto del fuoco degli obici: un altro T-34-85 fu colpito a un cingolo e immobilizzato, mentre altri tre subirono danni non decisivi e continuarono l’avanzata. Alcuni artiglieri, terrorizzati dall’intensità dello scontro e dalla vicinanza dei carri, abbandonarono le proprie postazioni.
Circa un’ora più tardi, quando i T-34-85 avevano ormai ripreso a muoversi verso sud, intorno alle 11:00 furono avvistati altri tre T-34-85 e numerosi autocarri che trasportavano il 16º e il 18º Reggimento di Fanteria della 4ª Divisione di Fanteria ‘Seul’ nordcoreana, per un totale di circa 5.000 uomini. I soldati nordcoreani, apparentemente non in contatto radio con i carri che li precedevano, avanzarono in ordine relativamente disteso, senza avere una chiara consapevolezza della posizione delle truppe statunitensi. Alle 11:45, quando la colonna nordcoreana si trovava a meno di 1.000 metri dalle linee delle compagnie americane, il tenente Colonnello Smith ordinò di aprire il fuoco con tutte le armi disponibili. I cinque obici superstiti iniziarono a bombardare le forze in avanzata, ma, a causa dell’interruzione delle comunicazioni radio, il tiro risultò impreciso e poco efficace. Smith tentò più volte di inviare portaordini con le coordinate esatte degli obiettivi, ma per ragioni non del tutto chiarite tali informazioni non raggiunsero mai regolarmente l’artiglieria, e il fuoco di supporto rimase in gran parte inefficace.
Alcuni autocarri furono distrutti, ma i tre T-34-85 che li accompagnavano riuscirono a portarsi fino a circa 300 metri dalle linee difensive statunitensi e aprirono il fuoco. Circa 1.000 soldati nordcoreani, schierati a est della strada, si dispersero nelle risaie circostanti e, dopo essersi riorganizzati, lanciarono un attacco che fu tuttavia respinto dopo un breve combattimento.
Alle 12:30 i nordcoreani sferrarono un nuovo attacco sul lato ovest, riuscendo a mettere in seria difficoltà la C Company, che tuttavia riuscì, seppure con grande fatica, a mantenere la posizione. Le due compagnie statunitensi, sottoposte a un intenso fuoco nemico e costrette dalla scarsità di munizioni e dall’assenza di comunicazioni efficaci, furono infine obbligate a ripiegare verso la A Battery alle 14:30. La prima unità a ritirarsi in modo ordinato fu la C Company, che aveva subito il numero maggiore di perdite, seguita dall’unità medica, dal plotone comando e, per ultima, dalla B Company.
Il 2nd Platoon della B Company non ricevette l’ordine di ritirata e si rese conto del proprio isolamento solo quando era ormai troppo tardi; i suoi uomini furono costretti a ripiegare in modo disordinato, abbandonando nelle trincee le armi pesanti e i feriti, insieme a un medico rimasto a prestare loro assistenza. La Task Force Smith subì perdite significative durante la ritirata verso la A Battery, a causa del tiro dell’artiglieria nordcoreana e dell’esposizione dei soldati al fuoco delle armi leggere.
Non appena tutti i superstiti raggiunsero la A Battery, i cinque obici furono sabotati per evitarne la cattura intatti e i soldati si ritirarono verso Osan, dove si trovavano i loro autocarri, in gran parte ancora utilizzabili, riuscendo così a sganciarsi dall’attacco nordcoreano. Gli ultimi membri del 2nd Platoon della B Company che evitarono la cattura marciarono verso sud e riuscirono a rientrare nelle linee statunitensi solo cinque giorni più tardi.
Nel complesso, la Task Force Smith ebbe 60 caduti, 21 feriti e 82 fatti prigionieri; tra questi ultimi, 32 morirono durante la prigionia. Furono inoltre distrutti sei pezzi d’artiglieria e alcuni veicoli, colpiti dal fuoco nemico. Alcuni mesi dopo si scoprì che i feriti e il medico del 2nd Platoon rimasti nelle trincee erano stati giustiziati sul posto, insieme ad altri prigionieri, con un colpo d’arma da fuoco alla nuca e le mani legate dietro la schiena.
L’Esercito Popolare Nordcoreano subì, secondo le stime statunitensi, 42 caduti e 82 feriti, oltre alla perdita di due T-34-85 distrutti, di altri due carri immobilizzati e diversi autocarri persi o danneggiati, riuscì tuttavia a catturare numerose armi leggere e materiali abbandonati dalle truppe statunitensi. I nordcoreani furono rallentati per meno di sette ore, un intervallo di tempo comunque sufficiente a consentire il dispiegamento della 24th Infantry Division lungo l’asse di P’yŏngt’aek.
A sinistra/In alto: Mappa della battaglia di Osan del 5 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
A destra/In basso: Uomini della Task Force Smith arrivati a Taejŏn via treno, iniziano l’avanzata verso Osan nei primissimi giorni di Luglio 1950. (Foto US Army Military History Institute)
Battaglia di P’yŏngt’aek
Il giorno successivo alla battaglia di Osan, il 6 luglio 1950, ebbe luogo il secondo scontro tra le truppe di terra statunitensi e quelle nordcoreane. Il 34th Infantry Regiment (34° Reggimento di Fanteria), articolato sul 1st e 3rd Battalion e forte di circa 2.000 soldati, grazie alle sette ore guadagnate dalla Task Force Smith era riuscito a disporsi in posizione difensiva circa 3,2 km a nord di P’yŏngt’aek, 16 km a sud di Osan, ormai 50 km a Levante del fiume Han.
L’unità era tuttavia male equipaggiata: i soldati disponevano di meno di 100 colpi per fucile ciascuno, le razioni K scarseggiavano, mancavano armi anticarro efficaci e le uniche armi pesanti presenti erano mitragliatrici pesanti da 12,7 mm Browning M2HB, distribuite in ragione di una per plotone. Le forze nordcoreane potevano invece contare, come il giorno precedente, sul 107º Reggimento Corazzato e su due reggimenti della 4ª Divisione di Fanteria ‘Seul’, per un totale di circa 12.000 uomini.
Nel pomeriggio del 5 luglio, dopo la ritirata da Osan, un’unità di ricognizione al comando del tenente Charles E. Payne fu inviata a nord di P’yŏngt’aek. Verso sera vennero avvistati alcuni T-34-85 nei pressi di Sojong, circa 8 km a sud della città di Osan. Alcuni soldati statunitensi, appostati nei pressi del cimitero del villaggio e armati di bazooka, tentarono di ingaggiare i carri. Tra di loro vi era il soldato Kenneth R. Shadrick ucciso da una raffica di mitragliatrici dopo essersi esposto per verificare l’esito del tiro effettuato da un suo compagno contro un T-34-85. La corrispondente di guerra Marguerite Higgins, del New York Herald Tribune, scrisse di lui nei suoi resoconti e la stampa, così come l’opinione pubblica statunitense, lo ritenne erroneamente il primo americano caduto nella Guerra di Corea, contribuendo a consolidare un equivoco che persiste ancora oggi.
Fino al mattino seguente non si registrarono attacchi nordcoreani, ma soltanto l’arrivo di soldati sbandati della Task Force Smith che riuscirono a ricongiungersi con il dispositivo principale del 34th Infantry Regiment. Approfittando della pioggia e della nebbia, le forze nordcoreane avanzarono con relativa calma e soltanto all’alba 13 T-34-85 e due colonne di fanteria furono avvistati sulla riva settentrionale di un piccolo fiume, a circa 550 metri dalle posizioni statunitensi.
I nordcoreani vennero immediatamente presi di mira dal fuoco, inizialmente preciso, dei mortai statunitensi, che tuttavia non poté protrarsi a lungo: i T-34 aprirono il fuoco e un proiettile esplosivo da 85 mm colpì la postazione di osservazione avanzata dei mortai, uccidendo alcuni addetti alle radio e stordendo l’osservatore, che dovette essere evacuato. Di conseguenza, il tiro dei mortai divenne rapidamente impreciso e poco efficace.
Le A e B companies del 1st Battalion finirono ben presto sotto attacco, con meno della metà degli uomini effettivamente in grado di rispondere al fuoco, sia per la scarsità di munizioni sia per l’affidabilità ridotta delle armi, che tendevano a incepparsi dopo cinque anni di stoccaggio nei magazzini.
Dopo soli 30 minuti di combattimento, fu impartito l’ordine di ritirata alle A e B companies, mentre la C Company, rimasta in riserva, si ritirò senza prendere parte direttamente allo scontro. La manovra di ripiegamento, concepita come una ritirata ordinata verso punti di raccolta prestabiliti, si trasformò rapidamente in una rotta disordinata, con numerosi soldati che, invece di convergere sulle posizioni indicate, si diressero autonomamente verso P’yŏngt’aek abbandonando lungo la strada buona parte del proprio equipaggiamento.
Alcuni militari statunitensi rimasti nelle posizioni originarie, paralizzati dal panico, furono catturati e in seguito giustiziati dai soldati nordcoreani. Nel complesso, questo scontro, durato circa mezz’ora, costò agli Stati Uniti 33 tra morti e dispersi e 18 feriti. Le perdite nordcoreane non sono note con precisione, ma sembrano essersi limitate a un numero contenuto di caduti, a fronte della cattura di ingenti quantità di armi ed equipaggiamenti abbandonati dalle truppe statunitensi in ritirata.
A sinistra/In alto: Soldati nordcoreani all'assalto delle posizioni nemiche in una foto di propaganda. Gli uomini di Kim Il-sung erano famosi per i loro assalti frontali sempre accompagnati dalla loro bandiera nazionale. Questo portò il numero delle perdite ad aumentare sensibilmente. (Foto naver.com)
A destra/In basso: Pochi istanti dopo lo scatto di quest’immagine, il soldato semplice Kenneth R. Shadrick, sulla destra, fu raggiunto da una raffica di mitragliatrice e ucciso. Villaggio di Sojong-ni, vicino a Osan, 5 luglio 1950. (Foto US Army Center for Military History)
Battaglia di Ch’ŏnan
Il giorno successivo, il 7 luglio, il 1st Battalion del 34th Infantry Regiment era schierato a sud della città di Ch’ŏnan, mentre il 3rd Battalion occupava un perimetro difensivo a nord-ovest della medesima. Il dispositivo difensivo avrebbe dovuto essere rafforzato dal 1st Battalion del 21st Infantry Regiment, ma verso mezzogiorno tale unità fu costretta a spostarsi per proteggere la linea ferroviaria, lasciando a difesa della città il 1st e il 3rd Battalion del 34th Infantry Regiment, appoggiati da alcuni obici da 105 mm del 63rd Field Artillery Battalion (63° Gruppo Artiglieria), assegnato al reggimento.
Verso le 13:00 il 3rd Battalion fu inviato più a nord, con l’ordine di predisporre nuove posizioni difensive. Mentre i soldati stavano ancora scavando le trincee, furono improvvisamente attaccati da un reparto esplorante nordcoreano di circa cinquanta uomini armati di armi automatiche, che gettò nel panico le truppe statunitensi, costringendole a ripiegare frettolosamente verso la città. Nel corso dello scontro i nordcoreani riuscirono a catturare tutto l’equipaggiamento pesante abbandonato e a fare diversi prigionieri; tra questi vi era il colonnello John J. Dunn, ufficiale delle operazioni reggimentali, ferito due volte durante l’azione.
Constatata l’impossibilità di stabilire una linea difensiva a diversi chilometri a nord della città, alle 17:00 il 3rd Battalion si trincerò nella zona occidentale e settentrionale del centro abitato. Un’ora più tardi il generale Dean affidò al colonnello Martin il comando del reggimento.
L’attacco nordcoreano ebbe inizio non appena calò l’oscurità. Intorno alle 20:00 alcuni carri T-34-85 giunsero da est, ma furono subito presi di mira dal fuoco del 63rd Field Artillery Battalion, che impiegò proiettili al fosforo bianco e munizioni HEAT, mettendo fuori combattimento due carri. Esaurite le munizioni HEAT, gli artiglieri statunitensi continuarono per tutta la notte a utilizzare il fosforo bianco, impiegato principalmente per illuminare il campo di battaglia e creare cortine fumogene.
Entro la mezzanotte i carri armati nordcoreani, senza subire ulteriori perdite, riuscirono comunque a penetrare in città e, supportati dall’appoggio della fanteria, isolarono un gruppo di circa ottanta uomini del 3rd Battalion schierato a nord-est, fra i quali si trovava lo stesso colonnello Martin. Nonostante l’accerchiamento, il reparto continuò a combattere e, alle 2:20, Martin riuscì a rompere l’accerchiamento e a raggiungere il quartier generale delle forze statunitensi a Ch’ŏnan.
Prima dell’alba una colonna di sei T-34-85 entrò in città da nord-ovest e iniziò a colpire sistematicamente i veicoli statunitensi incontrati lungo le strade, nonché gli edifici in cui si erano asserragliati i soldati americani. Alle 06:00 ebbero inizio violenti combattimenti urbani fra il 3rd Battalion e le truppe dell’Esercito Popolare Coreano, che riuscirono a isolare due compagnie dal resto delle forze statunitensi.
Alle 08:00 il colonnello Martin, che combatteva in prima linea insieme ai suoi uomini, prese il comando di una squadra anticarro, si appostò con un bazooka in un edificio e, quando un T-34-85 transitò nelle vicinanze, aprì il fuoco contro di esso. Il carro fu colpito, ma non riportò danni decisivi; la torretta si girò verso la finestra dalla quale era stato sparato il colpo e un proiettile esplosivo centrò l’edificio, uccidendo il colonnello e i membri della squadra anticarro. L’ufficiale, che aveva assunto il comando del 34th Infantry Regiment soltanto 14 ore prima, fu successivamente insignito postumo della Distinguished Service Cross.
Tra le 08:00 e le 10:00 le truppe nordcoreane presero il controllo della maggior parte della città. Il tenente colonnello Wadlington, comandante ad interim, ordinò una ritirata organizzata, che tuttavia degenerò rapidamente in un movimento caotico: molti soldati americani abbandonarono l’equipaggiamento e fuggirono sotto il fuoco dei mortai nordcoreani verso i punti di raccolta, dove gli uomini del 1st Battalion li stavano attendendo. La ritirata fu completata in tempi relativamente brevi, sotto lo sguardo del generale Dean e del tenente generale Walton Walker, giunti da Taejŏn per assistere allo scontro.
Durante i combattimenti di Ch’ŏnan le forze statunitensi subirono circa 350 tra morti e feriti e una sessantina di prigionieri; quest’ultima cifra, tuttavia, non è del tutto confermata, poiché proviene principalmente da una comunicazione radiofonica di Radio P’yŏngyang. L’Esercito Popolare Coreano perse un numero imprecisato di uomini, stimabile in due o tre centinaia tra morti e feriti, e due carri T-34-85, ma come nelle battaglie precedenti riuscì a catturare ingenti quantità di armi pesanti ed equipaggiamenti, che furono in seguito riutilizzati contro le truppe statunitensi.
Il 1st e il 3rd Battalion del 34th Infantry Regiment si ritirarono infine verso Choch’iwŏn, a breve distanza dal quartier generale della 24th Infantry Division, per predisporre nuove posizioni difensive in attesa dell’arrivo delle forze nordcoreane.
A sinistra/In alto: Mappa della battaglia di Ch’ŏnan del 7 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
A destra/In basso: Un cannone senza rinculo M20 da 75 mm apre il fuoco contro le truppe nordcoreane. In primo piano un Browning Automatic Rifle Model 1918. (Foto NARA)
Battaglia di Choch’iwŏn
Il 21st Infantry Regiment, che disponeva del 1st e del 3rd Battalion nonché di alcuni obici da 155 mm dell’11th Field Artillery Battalion (155° Gruppo Artiglieria), durante la battaglia di Ch’ŏnan si trovava più a sud, a Choch’iwŏn, con il compito di difendere la linea ferroviaria e di prepararsi a contrastare l’Esercito Popolare Coreano, che avanzava in direzione di Choch’iwŏn e di Ch’ŏnui, circa 19 km a sud di Ch’ŏnan.
Nel pomeriggio del 9 luglio 1950 gli osservatori del 1st Battalion individuarono una colonna nordcoreana composta da 11 carri T-34, seguiti da decine di autocarri. Ripetuti attacchi aerei statunitensi colpirono la colonna con il napalm; un secondo intervento dell’aviazione ebbe luogo nei pressi di P’yŏngt’aek, dove fu avvistata una formazione ancora più consistente. Secondo le stime, i due attacchi portarono alla distruzione di 38 carri armati, sette semicingolati, probabilmente di produzione statunitense catturati in precedenza alle forze sudcoreane, e 117 autocarri: la più grave perdita subita dai nordcoreani dall’inizio del conflitto.
A Ch’ŏnui erano schierate la A e la D companies del 1st Battalion del 21st Infantry Regiment, mentre le B e C companies erano ancora impegnate nella riorganizzazione dopo la battaglia di Osan.
Alle 05:55 del 10 luglio alcune raffiche di armi leggere raggiunsero le posizioni delle
A e D companies, che aprirono il fuoco alla cieca nella nebbia, finché il comandante del reggimento, colonnello Richard W. Stephens, non ordinò di cessare il fuoco per evitare un inutile spreco di munizioni. Alle 07:00 le posizioni statunitensi furono sottoposte al tiro dei mortai nordcoreani, mentre la fanteria nemica tentò un attacco lungo una cresta sul fianco sinistro, senza tuttavia riuscire a sfondare grazie al fuoco dei mortai da 107 mm, che la costrinsero a ripiegare.
Alle 08:00, quando la nebbia iniziò a diradarsi, furono avvistati quattro T-34-85. Le truppe statunitensi richiesero immediatamente un intervento aereo via radio, ma le condizioni meteorologiche impedirono ai velivoli di decollare. Approfittando della copertura residua offerta dalla nebbia, i nordcoreani riuscirono ad aggirare le posizioni americane e, sul fianco destro, sferrarono un attacco contro la A Company e le postazioni dei mortai, appoggiati dai T-34. Mentre l’assalto sul fianco destro logorava le unità statunitensi, a partire dalle 09:00 vennero lanciati anche diversi attacchi frontali, che furono tuttavia respinti grazie al tiro di un obice M114 da 155 mm.
Alle 11:25 giunse infine l’attacco aereo richiesto tre ore prima, ma il fuoco risultò impreciso e non riuscì a neutralizzare nessuno dei T-34-85. Il pilota mitragliò tuttavia la fanteria nordcoreana che cercava di impadronirsi delle posizioni della A Company, ormai a corto di munizioni, riuscendo a interrompere temporaneamente l’assalto. Il plotone della A Company guidato dal tenente Ray Bixler fu quello che resistette più a lungo; esso venne persino colpito dal fuoco impreciso dell’artiglieria statunitense, che, avendo perso il contatto radio con la linea del fronte, riteneva che la posizione fosse già caduta in mani nordcoreane. Alle 11:35 il plotone fu infine circondato e annientato dalle forze dell’Esercito Popolare Coreano.
A quel punto l’intera linea difensiva iniziò a cedere: numerosi soldati, presi dal panico, abbandonarono le posizioni e si ritirarono autonomamente verso sud. Il colonnello Stephens impartì l’ordine formale di ritirata soltanto alle 12:05, quando molti militari avevano già iniziato a fuggire disordinatamente in direzione delle risaie, dove il terreno paludoso rallentò la loro marcia, esponendoli al fuoco delle truppe nordcoreane che li inseguivano.
Nel primo pomeriggio del 10 luglio una decina di carri leggeri M24 Chaffee del 78th Heavy Tank Battalion giunsero da Pusan e il colonnello Stephens ordinò al 3rd Battalion, appoggiato dai carri, di lanciare un contrattacco. L’azione ebbe successo e permise di liberare 10 soldati americani catturati poco prima, ma gli statunitensi trovarono anche sei serventi dei mortai da 107 mm, fatti prigionieri in precedenza e giustiziati con le mani legate. Nel corso del contrattacco gli M24 distrussero un T-34-85, perdendo però due carri, e insieme al 3rd Battalion avanzarono oltre Ch’ŏnui. L’azione è da considerarsi il primo scontro tra carri armati nordcoreani e statunitensi durante la Guerra di Corea.
Bloccato a Ch’ŏnui, il generale nordcoreano Lee Kwon-mu ordinò alla 4ª Divisione di Fanteria ‘Seul’ di aggirare la città da ovest, ignorando le unità statunitensi, e alla 3ª Divisione di Fanteria ‘Seul’ di sfondare la linea americana per ricongiungersi con la 4ª più a sud. In tarda serata iniziò un nuovo attacco, che si protrasse fino a circa mezzanotte, quando il 3rd Battalion ripiegò sulle posizioni che il 1st Battalion aveva occupato nella mattinata.
La mattina dell’11 luglio, alle 06:30, circa 1.000 soldati nordcoreani affiancati da quattro T-34 attaccarono le posizioni del 3rd Battalion, lo aggirarono e ne bloccarono la ritirata, mentre il tiro dei mortai si abbatteva sulle postazioni statunitensi, distruggendo le installazioni radio, il deposito munizioni e causando ulteriori perdite.
Quando i 667 uomini del 3rd Battalion esaurirono le munizioni, ebbe inizio un combattimento corpo a corpo con i soldati dell’Esercito Popolare Coreano che portò all’uccisione o alla cattura di circa 400 statunitensi, tra cui il comandante del battaglione, tenente colonnello Carl Jensen. Alcuni soldati americani riuscirono a riunirsi in una formazione provvisoria di circa 150 uomini e a ripiegare verso sud. Circa il 90% dell’equipaggiamento di ogni tipo, dalle armi individuali ai pezzi d’artiglieria, fu abbandonato durante la ritirata da Choch’iwŏn.
Nel corso degli scontri dell’11 luglio altri quattro carri leggeri M24 Chaffee furono distrutti dai T-34 senza che le unità corazzate nordcoreane subissero perdite. Il 1st Battalion, agli ordini del colonnello Stephens, era stato schierato per costituire una linea difensiva circa 3 km a sud di Choch’iwŏn, come ordinato dal colonnello Charles Smith. Tuttavia, tutte e quattro le compagnie del 1st Battalion avevano ranghi incompleti e mancavano di mortai, bazooka e mitragliatrici pesanti, in gran parte abbandonati nei combattimenti dei giorni precedenti.
La mattina del 12 luglio i nordcoreani diedero inizio a un nuovo attacco, preceduto da un intenso fuoco di artiglieria e seguito dall’assalto di oltre 2.000 soldati. Dopo poche ore di combattimento, Stephens, d’accordo con Smith, dispose una ritirata ordinata che, nel corso della giornata, portò al ripiegamento completo del 1st Battalion, di quanto restava del 3rd Battalion e del 78th Heavy Tank Battalion verso il fiume Kŭm.
Le truppe statunitensi subirono, nella battaglia di Choch’iwŏn, un numero di perdite difficilmente quantificabile con precisione. Le fonti ufficiali indicano 259 caduti, 140 feriti, 230 prigionieri (dei quali 150 morirono in prigionia) e 36 dispersi. Tali cifre appaiono tuttavia problematiche, se confrontate con i dati relativi ai singoli reparti: il solo 3rd Battalion perse quasi 400 uomini durante la resistenza a Ch’ŏnui, ai quali si devono aggiungere almeno 33 caduti del 1st Battalion e 14 morti della compagnia mortai nella stessa mattinata.
Oltre a questo numero imprecisato di perdite umane, si contano almeno sei M24 Chaffee distrutti dal fuoco dei T-34-85 e almeno un ulteriore carro messo fuori uso dai fucili anticarro sovietici PTRS-41 (calibro 14,5 × 114 mm). È significativo notare che queste armi, sviluppate nel 1941 per contrastare i carri armati tedeschi e considerate sostanzialmente obsolete contro i carri armati già dal 1943, si dimostrarono invece letali contro gli M24, la cui corazza relativamente sottile poteva essere perforata con facilità.
Le forze nordcoreane persero un numero non precisato di uomini, ma riuscirono a catturare tutto l’equipaggiamento pesante del 1st Battalion del 21st Infantry Regiment, oltre a una quantità di armi ed equipaggiamenti che gli stessi statunitensi stimarono come “sufficiente a equipaggiare due battaglioni e a vestire 975 uomini”.
A sinistra/In alto: Mappa della battaglia di Choch’iwŏn del 10 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
A destra/In basso: Gli scontri a Choch’iwŏn e il ritiro degli statunitensi tra 11 e 12 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
Gli scontri per il Fiume Kŭm
Dopo Choch’iwŏn, il tenente generale Walton Walker ordinò al generale William F. Dean di tenere Taejŏn con la 24th Infantry Division fino al 20 luglio 1950, al fine di guadagnare tempo perché le Eighth Army (8a Armata), che stava sbarcando in Corea, potesse consolidare un perimetro difensivo più profondo. Tra il 12 e il 13 luglio, la D Company del 3rd Engineer Combat Battalion (3° Battaglione Genio) della 24th Infantry Division completò una serie di demolizioni sistematiche lungo il fiume Kŭm: i ponti furono fatti brillare e tutte le imbarcazioni affondate o incendiate per negare ogni possibilità di attraversamento. Un primo tentativo di distruggere il ponte della strada Seul-Pusan alle ore 21:00 del 12 luglio fallì; gli artificieri tornarono la mattina seguente e riuscirono a far crollare due campate. Il ponte ferroviario di Sinch’ŏn fu demolito il 15 luglio.
Nel frattempo, l’attività di ricognizione dell’Esercito Popolare Coreano era già intensa. L’11 luglio le pattuglie del 16º Reggimento di Fanteria, appartenente alla 4ª Divisione di Fanteria ‘Seul’, individuarono le posizioni del 34th Infantry Regiment e raccolsero dati idrografici e topografici: larghezza del fiume compresa tra 180 e 270 m, argini alti da 1 a 2,5 m, profondità variabile tra 1,8 e 4,5 m, corrente di 5-10 km/h. Nonostante il livello alto delle acque, venne confermata la possibilità di numerosi guadi, informazioni cruciali per la pianificazione dell’attraversamento d’assalto.
Dean schierò le sue forze a ferro di cavallo lungo la riva meridionale del Kŭm, 20-25 km a nord di Taejŏn: il 34th Infantry Regiment sul settore orientale, il 19th Infantry Regiment (19° Reggimento di Fanteria) su quello occidentale e il logorato 21st Infantry Regiment, ridotto a circa 1.100 effettivi, in riserva presso l’aeroporto di Taejŏn, 16 km a sud-est. Entrambi i reggimenti sulla linea principale disponevano soltanto di due battaglioni ciascuno, con uno schierato in prima linea e uno in seconda linea.
Verso le 4:00 di mattina del 14 luglio, sotto una pioggia battente, elementi dell'Esercito popolare Coreano posero in posizione mitragliatrici e armi pesanti entro 700 m dalla riva sud, ma si trattennero dall’aprire il fuoco fino al momento dell’attacco principale. Più tardi, in mattinata, la 4ª Divisione di Fanteria ‘Seul’, appoggiata dal 107º Reggimento Corazzato della 105ª Divisione Corazzata ‘Seul’, diede inizio ai tentativi di attraversamento in prossimità di Kongju. Il 3rd Battalion del 34th Infantry Regiment teneva le alture sul fiume con la L Company a sinistra, la I Company al centro e la K Company a destra; la linea del 19th Infantry Regiment iniziava 3 km più a ovest. La M Company, unità armi pesanti, forniva appoggio da dietro le posizioni della I Company; i resti del 63rd Field Artillery Battalion erano schierati a sostegno nei pressi di Samyo, 4 km più a sud.
Alle 06:00 i carri nordcoreani furono identificati acusticamente sulla riva nord e l’artiglieria iniziò a battere direttamente le posizioni della I Company, probabilmente allo scopo di neutralizzare i mortai della M Company. Alcune granate caddero anche sulle posizioni della L Company, senza effetti significativi. L’attraversamento ebbe quindi inizio, gli osservatori della L Company, privi di radio, riferirono la presenza di due chiatte che traghettavano circa 30 uomini ciascuna; alle 09:30 si stimava che circa 500 fanti nordcoreani fossero già sbarcati sulla riva meridionale. Con il miglioramento delle condizioni meteorologiche, un aereo da osservazione Piper L-4 Grasshopper iniziò a dirigere il tiro del 63rd Field Artillery Battalion, trasmettendo via radio le coordinate esatte dei punti d’imbarco e di sbarco; il maggiore Charles T. Barter, comandante del battaglione d’artiglieria, scelse tuttavia di trattenere il fuoco per salvaguardare le limitate riserve di munizioni a obiettivi di maggior valore. Più a Est, nei pressi di Kongju, l’11th Field Artillery Battalion decise invece di impegnare il nemico con tiri di artiglieria da 155 mm, ma i caccia nordcoreani Yak-9P, intervenuti, costrinsero il Piper a lasciare la zona, interrompendo così il fuoco preciso.
Poco prima delle 11:00 la fanteria nordcoreana già sbarcata attaccò le posizioni della L Company, mentre il fuoco di artiglieria nemico diveniva progressivamente più intenso e preciso. Privo di appoggi d’artiglieria garantiti e con comunicazioni frammentarie, il tenente Archie L. Stith ordinò il ripiegamento della compagnia intorno alle 11:00, rischiando successivamente di essere deferito alla corte marziale per aver preso tale decisione sotto forte pressione. I nordcoreani, sfruttando i varchi creatisi, aggirò la fanteria in prima linea e si lanciò direttamente contro le unità di artiglieria. Alle 13:30 un posto avanzato del 63rd Field Artillery Battalion segnalò movimenti sospetti, ma ricevette l’ordine di non aprire il fuoco; fu rapidamente sopraffatto dal 16º Reggimento di Fanteria nordcoreano, che catturò le mitragliatrici in posizione e le rivolse contro il posto comando di battaglione. Tiro di mortai colpì il punto nevralgico del comando: il centralino telefonico fu distrutto, le linee telefoniche interrotte, un autocarro carico di munizioni prese fuoco e il veicolo radio del comando fu messo fuori uso, isolando così il battaglione.
La A Battery, situata circa 250 m più indietro, fu attaccata da un centinaio di soldati nemici; la posizione fu travolta e gli obici da 105 mm caddero intatti in mano nordcoreana. Il caporale Lawrence A. Ray, ferito due volte, continuò a combattere con un fucile mitragliatore M1918 BAR finché non fu ferito nuovamente dal fuoco nordcoreano; riuscì in seguito a fuggire con 15 superstiti disarmati, dopo avere trovato il corpo esanime del comandante della A Battery, capitano Lundell M. Southerland. Alle 14:15 circa 400 soldati dell’Esercito Popolare Coreano accerchiarono la B Battery e la attaccarono da sud con mitragliatrici, mentre i mortai distruggevano due pezzi da 105 mm, una jeep radio e un autocarro da 2½ tonnellate con rimorchio. Un reparto di cavalleria sudcoreano tentò di intervenire in soccorso, ma fu falciato dal fuoco automatico nordcoreano prima ancora di riuscire ad agire.
Verso le 15:00 il capitano Anthony F. Stahelski, ufficiale del 63rd Field Artillery Battalion, ordinò la ritirata, che però degenerò rapidamente in rotta. Al calare della notte risultavano dispersi 11 ufficiali, tra cui il maggiore William E. Dressler, e 125 uomini di truppa. Il bottino dei nordcoreani comprendeva cinque obici da 105 mm intatti della A Battery, tre pezzi danneggiati ma riparabili della B Battery, centinaia di colpi d’artiglieria e tra 60 e 80 veicoli.
Soltanto verso le 16:00 il 34th Infantry Regiment, schierato a Nonsan, venne a conoscenza del disastro che aveva colpito l’artiglieria. Il 1st Battalion del 34th Infantry Regiment contrattaccò dopo le 17:00, quando già scendeva il crepuscolo; solo la C Company riuscì ad avvicinarsi al nemico, scambiare un breve fuoco e ripiegare con il buio, lasciando le posizioni saldamente in mano nordcoreana. La I Company, sottoposta a bombardamento per l’intera giornata, si ritirò alle 21:30 per riunirsi nei pressi di Kongju, ridispiegandosi poi a Est di Nonsan; la K Company fu richiamata a Taejŏn a causa del grave logoramento da combattimento.
L’efficacia del fuoco statunitense risultò costantemente compromessa: l’artiglieria schierata sulla riva nord sopprimeva le batterie sul Kŭm, i mezzi d’attraversamento erano numerosi e spesso improvvisati, e le radio erano rare o fuori uso a causa delle perdite precedenti e della scarsità di batterie; solo la L Company conservava ancora alcune linee telefoniche da campo. Nelle prime ore del 15 luglio, il generale Dean ordinò attacchi aerei sulle precedenti posizioni del 63rd Field Artillery Battalion per negare definitivamente al nemico il materiale catturato; gli effetti non sono del tutto accertati, ma è probabile che una parte significativa dell’equipaggiamento e i circa 80 veicoli siano stati distrutti.
All’alba del 15 luglio un Piper L-4 Grasshopper individuò due T-34-85 sul campo di battaglia. A quel punto l’Esercito Popolare Coreano aveva consolidato il settore nord-orientale della testa di ponte, inflitto gravi perdite e iniziato a traghettare rinforzi e rifornimenti attraverso il Kŭm. Velivoli statunitensi mitragliarono diverse imbarcazioni, affondandone alcune, ma l’interdizione non riuscì a rallentare in maniera significativa l’attraversamento. Dal punto di vista operativo, i nordcoreani avevano disarticolato un nodo d’artiglieria fondamentale, forzato la linea fluviale con un colpo di mano e posto le premesse per la successiva battaglia di Taejŏn, mentre la 24th Infantry Division, già decimata nella fanteria e privata di una parte essenziale del proprio dispositivo di fuoco, si ritirava in conformità agli ordini di Dean per proseguire la battaglia di ritardo a sud del Kŭm.
A sinistra/In alto: Mappa della battaglia per il fiume Kŭm, 13-16 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
A destra/In basso: Il T-34-85 No. 235, 8ª Compagnia, 3° Battaglione, 203° Reggimento Corazzato, mentre tentava di attraversare il fiume Kŭm durante la battaglia. (Foto m.blog.naver.com)
Battaglia di Kongju
Nel settore occidentale della linea del fiume Kŭm, il 1st Battalion del 19th Infantry Regiment, appoggiato da distaccamenti dell’Esercito della Repubblica di Corea, difendeva l’area in prossimità del ponte ferroviario demolito. La E Company, ridotta alla forza di un solo plotone, teneva il fianco destro, mentre le F e G companies del 2nd Battalion rimanevano in riserva. I mortai da 107 mm della Compagnia Armi Pesanti erano schierati a Est della strada principale. Un varco di circa 3 chilometri separava la E Company dalla C Company su Quota 200 (Hill 200 in inglese), una quota chiave, situata 5 km a Est di T’aep’yŏng; un ulteriore varco di circa 900 m divideva la C Company dalla A Company, che difendeva un fronte di circa 4 km lungo la strada Seul-Pusan. La A Company era rinforzata dal 1st Platoon della B Company, mentre il resto della B Company era schierato a ovest del villaggio. Un plotone della G Company occupava un piccolo posto avanzato 3 km più a occidente e l’estremità della linea era coperta dal Plotone Informazioni e Ricognizione, forte di 70 uomini, rinforzato da genieri e da una batteria di artiglieria al comando del capitano Melicio Montesclaros. Il posto comando del 1st Battalion, agli ordini del colonnello Otho T. Winstead, si trovava 2 km più a sud, a Kadong; il comando del 19th Infantry Regiment, sotto gli ordini del colonnello Guy S. Meloy Jr., era situato 4 km più a sud, a Palsan.
Il supporto di artiglieria comprendeva le A e B batteries del 52nd Field Artillery Battalion a Tuman, 5 km a sud del fiume, le A e B batteries dell’11th Field Artillery Battalion, dotate di obici da 155 mm, e le A e B batteries del 13th Field Artillery Battalion, schierate 8 km più a sud. Il tenente Charles W. Stratton coordinava le missioni di fuoco da Tuman. Nonostante i bombardamenti aerei statunitensi del 14 luglio 1950, l’Esercito Popolare Coreano riuscì a rinforzare le proprie posizioni sulla riva nord, predisponendo postazioni scavate nel terreno per i carri T-34-85. Alle ore 13:00. I carri aprirono il fuoco contro le C ed E companies, ottenendo diversi colpi diretti. In seguito, un Piper L-4 Grasshopper osservò 11 T-34-85 camuffati sulla riva settentrionale, ma il successivo fuoco di artiglieria non riuscì a distruggerli. Ripetuti tentativi di attraversamento nel settore occidentale furono comunque respinti.
Con il ripiegamento del 34th Infantry Regiment dal fiume Kŭm, il 19th Infantry Regiment arretrò verso sud in direzione di Nonsan, spostando una compagnia del 2nd Battalion per colmare il vuoto lasciato dal 3rd Battalion. Il 15 luglio, alle ore 07:00, le truppe dell’Esercito Popolare Coreano attaccarono il fianco occidentale, ma furono respinte dal supporto aereo e dall’azione del Plotone Informazioni e Ricognizione. Il colonnello Winstead rinforzò il settore con un plotone mitraglieri, con mortai da 81 mm della H Company, con due affusti quadrinati M45 contraerei, ciascuno armato con quattro mitragliatrici Browning M2HB da 12,7 mm, del 26th Anti-Aircraft Artillery Battalion (26° Battaglione artiglieria contraerea), e con due carri leggeri M24 Chaffee del 78th Heavy Tank Battalion. Soltanto la F Company rimase in riserva. Nel frattempo, il 21st Infantry Regiment venne ridispiegato dall’aeroporto di Taejŏn al villaggio di Okch’ŏn, circa 20 km a Est, poiché il tenente generale William F. Dean temeva il collasso del fianco tenuto dalle forze della Repubblica di Corea. Il reggimento contava circa 1.100 uomini, appoggiati da una batteria dell’11th Field Artillery Battalion e da genieri incaricati di demolire ponti e gallerie a Est di Okch’ŏn.
Per tutto il 15 luglio l’artiglieria e l’aviazione statunitensi colpirono concentrazioni di truppe nordcoreane a nord del Kŭm. Al crepuscolo, il tenente Charles C. Early, comandante del 3rd Platoon della B Company, riportò un T-34-85 stagliato contro le fiamme di un villaggio in incendio, seguito da altri otto carri a circa 3 km di distanza. Tre T-34-85 ruotarono le torrette e aprirono il fuoco alla cieca contro le linee statunitensi. Poco dopo giunsero due velivoli, che distrussero un T-34-85 esposto prima di ritirarsi. Con il sopraggiungere dell’oscurità, autocarri nordcoreani trasportarono fanteria sulla riva settentrionale del fiume. I tentativi di attraversamento con imbarcazioni subirono pesanti perdite sotto il fuoco dei cannoni senza rinculo M18 da 57 mm e M20 da 75 mm, nonché delle mitragliatrici della Compagnia Armi Pesanti. Sotto la copertura del fuoco dei T-34-85, alcune unità riuscirono comunque a raggiungere la riva meridionale. La C Company su Quota 200 respinse diversi assalti con l’appoggio dei mortai. Il fuoco dell’artiglieria nemica colpì la zona delle postazioni dei mortai statunitensi, causando perdite agli equipaggi e distruggendo due mortai da 60 mm; un terzo mortaio perse la piastra di base. Il caporale Tabor, comandante dell’unità, improvvisò un supporto di fortuna e sparò manualmente decine di colpi, contribuendo a respingere un ulteriore attacco.
Alle ore 03:00 del 16 luglio un velivolo dell’Aeronautica Popolare Coreana lanciò un razzo di segnalazione che diede avvio a un assalto su larga scala. Sotto intenso fuoco di artiglieria, la fanteria dell’Esercito Popolare Coreano avanzò attraversando il fiume su barche, zattere o a nuoto. I difensori statunitensi reagirono con il fuoco d’artiglieria, mortai e armi leggere, infliggendo gravi perdite. Tuttavia, quando l’11th Field Artillery Battalion tentò di correggere il tiro, un ordine mal interpretato provocò lo spostamento dell’intero schieramento dei pezzi, lasciando la fanteria priva di appoggio nel momento più critico. Verso le ore 04:00, le forze nordcoreane attraversarono il fiume sfruttando un varco di circa 3 km tra le C ed E companies e attaccarono il 1st Platoon della C Company. Il tenente Thomas A. Maher, che poco prima aveva assicurato ai superiori che i suoi uomini stavano tenendo la posizione, fu ucciso all’istante dal fuoco di una mitragliatrice nordcoreana. Infiltrazioni nordcoreane aggirarono le posizioni arretrate, tagliando le comunicazioni e distruggendo i mortai da 107 mm della Compagnia Armi Pesanti.
All’alba, la fanteria nordcoreana continuò ad attraversare il fiume e a infiltrarsi tra le compagnie statunitensi. Intorno alle ore 08:00, le truppe dell’Esercito Popolare Coreano attaccarono le A e B companies nei pressi di T’aep’yŏng, avanzando attraverso le risaie per occupare le alture nei pressi di Kadong. Fu organizzato in fretta un contrattacco impiegando tutto il personale disponibile, inclusi uomini delle unità logistiche e dei servizi, autisti e meccanici, con l’appoggio di un M24 Chaffee e di un semicingolato M16 Multiple Gun Motor Carriage. Alle ore 09:00 gli statunitensi riuscirono a riprendere il controllo di Kadong. Il colonnello Meloy ricevette ben presto richieste urgenti di munizioni; un convoglio di rifornimenti inviato verso nord cadde in un’imboscata a circa 5 km dalla linea, rivelando l’esistenza di un blocco stradale nordcoreano. Al colonnello McGrail, comandante del 2nd Battalion, fu ordinato di contrattaccare con le G e H companies, ma prima che potesse muovere, il tenente Stratton segnalò che il 13th Field Artillery Battalion era sotto attacco. Alle ore 10:00 il colonnello Miller O. Perry confermò la presenza di truppe nordcoreane a sud del fiume presso Tuman. La B Battery del 52nd Field Artillery Battalion fu quindi colpita da intenso fuoco di mortai, che uccise il comandante e il suo vice. Le unità di artiglieria e di fanteria rimaste riuscirono a respingere gli attaccanti, ma entro mezzogiorno le imboscate dell’Esercito Popolare Coreano lungo la strada avevano interrotto i rifornimenti e gli osservatori avanzati risultavano probabilmente tra le vittime.
Il colonnello Meloy fu ferito mentre valutava la situazione. Il colonnello Winstead assunse il comando, contattò il generale Dean alle ore 13:00 e ricevette l’autorizzazione a ordinare un ripiegamento generale. Due carri M24 Chaffee tentarono di neutralizzare le posizioni nordcoreane nei pressi del blocco stradale, senza successo. Il tenente Lloyd D. Smith guidò cinquanta uomini del Plotone Mortai da 81 mm contro le mitragliatrici nemiche; tutti, tranne due, rimasero uccisi. Alle 14:30 il maggiore Logan affidò al capitano Edgar R. Fenstermacher il comando delle truppe bloccate e si avviò in ricognizione. Alle 16:30 Logan raggiunse il 13th Field Artillery Battalion, dove incontrò il generale Dean, giunto con due carri M24 Chaffee, due M16 Multiple Gun Motor Carriage e due M15 Special (semicingolati antiaerei armati con un cannone Bofors da 40 mm).
Alle ore 18:00 del 16 luglio una colonna corazzata di sei veicoli tentò di rompere il blocco stradale: un M24 Chaffee in testa, seguito da quattro semicingolati con fanteria e da un altro M24 Chaffee in coda. Circa 1,5 km a nord delle posizioni di artiglieria la colonna entrò in un’imboscata sotto il fuoco di mitragliatrici pesanti e armi anticarro. I quattro semicingolati furono distrutti in pochi minuti; i superstiti riuscirono a mettersi in salvo strisciando, coperti dal fuoco dei due M24. Esaurite le munizioni, i carri si ritirarono. Il tentativo fallì a circa 400 m dalle unità intrappolate. Le G e H Companies raggiunsero in seguito la zona, ma furono sottoposte a intenso fuoco di mortai. Al calare della sera si trincerarono e ricevettero l’ordine di ripiegare verso Taejŏn. Gli elementi statunitensi accerchiati riuscirono a fuggire in piccoli gruppi dopo il calar del buio. Circa 500 uomini e un centinaio di veicoli rimasero immobilizzati, ma dopo le ore 18:00 un M24 Chaffee con a bordo il Colonnello Meloy e venti autocarri riuscì a forzare il blocco stradale sotto intenso fuoco anticarro. Il carro fu comunque colpito guastandosi più avanti lungo la strada. Il veicolo fu reso inutilizzabile con una bomba al termite lanciata al suo interno. La G Company recuperò in seguito Meloy e diversi feriti. Entro le ore 21:00 tutti i 500 uomini intrappolati avevano raggiunto le linee amiche, dopo aver distrutto i veicoli rimasti per evitarne la cattura. All’alba del 17 luglio i superstiti si erano riorganizzati a Taejŏn e nel villaggio di Yusŏng.
Le perdite furono catastrofiche. Il 52nd Field Artillery Battalion perse otto obici da 105 mm, quasi tutti i veicoli e le munizioni, salvando soltanto un pezzo e tre autocarri che riuscirono a fuggire insieme al carro M24 del Colonnello Meloy. Dei circa 900 uomini del 19th Infantry Regiment impegnati quella mattina, solo 434 rimasero in condizioni di combattere. Il 1st Battalion perse 338 uomini su 785, pari al 43%, e il 2nd Battalion 86 su 777; le perdite complessive del reggimento ammontarono a 650 uomini, pari al 19% dei 3’401 effettivi. Il Generale Dean ordinò al 34th Infantry Regiment di retrocedere di 30 km su nuove posizioni a ovest di Taejŏn, mentre il 19th Infantry Regiment arretrò di 40 km per riorganizzarsi. Nonostante l’elevatissimo logoramento, alla esausta 24th Infantry Division fu ordinato di difendere Taejŏn per altri tre giorni, allo scopo di ritardare l’avanzata dell'Esercito Popolare Coreano e permettere alla 1st Cavalry Division e alla 25th Infantry Division di stabilire linee difensive lungo il fiume Naktong, nucleo del futuro perimetro di Pusan.
Per tutta la durata dello scontro, il fuoco dei T-34-85 da posizioni defilate dominò il campo di battaglia, coprendo le infiltrazioni e gli attraversamenti del fiume e mettendo in evidenza l’inefficacia delle armi controcarro statunitensi.
In seguito alla battaglia di Kongju del 16 luglio 1950, gli interrogatori dei prigionieri nordcoreani rivelarono che la 105ª Divisione Corazzata ‘Seul’ era stata riorganizzata. Il 107º e il 203º Reggimento Corazzato, insieme al 2º Battaglione Carri del 109º Reggimento Corazzato, avanzarono verso Taejŏn con una forza complessiva stimata in circa 80-90 carri armati T-34-85. Nel frattempo, il 1º e il 3º Battaglione Carri del 109º Reggimento Corazzato avanzarono verso est attraverso Sŏnghwan e Chinch’ŏn, raggiungendo Kwisan il 17 luglio.
A sinistra/In alto: Mappa della battaglia di Kongju del 14 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
A destra/In basso: Un M24 Chaffee del 78th Heavy Tank Battalion passa davanti a un gruppo di civili coreani in un villaggio a sud di Taejŏn l'8 luglio 1950. I carri armati americani arrivarono troppo tardi per partecipare alle battaglie iniziali contro i nordcoreani. (Foto The Army Historical Foundation)
Battaglia di Taejŏn
Prima dello scoppio della Guerra di Corea, Taejŏn era una città provinciale di circa 130.000 abitanti, la sesta per popolazione nella Repubblica di Corea. Situata in un’area collinare circondata da risaie e attraversata dalla linea ferroviaria Pusan-Seul, non rivestiva un’importanza strategica primaria, ma divenne il fulcro di un deciso tentativo di resistenza da parte statunitense, volto a ritardare l’avanzata dell’Esercito Popolare Coreano abbastanza a lungo da consentire il consolidamento di una linea difensiva più a sud.
Nel pomeriggio del 17 luglio 1950 fu stabilito un perimetro difensivo a nord di Taejŏn e il quartier generale divisionale venne trasferito a Yangdong, 45 km più a sud. Gli ufficiali superiori si ritirarono, lasciando in città soltanto il generale William F. Dean, il suo aiutante tenente Clarke e i capitani Richard A. Rowlands e Raymond D. Hatfield. Le attività di intelligence nordcoreane, facilitate da infiltrati travestiti da civili, riuscirono a sabotare efficacemente la logistica statunitense e a distruggere depositi di viveri e munizioni.
Il 5° Reggimento di Fanteria nordcoreano al comando del maggiore Choi In-deok, assegnato alla 4a Divisione di Fanteria ‘Seul’, dopo aver attraversato il fiume Kŭm, avanzò da Kongju verso il villaggio di Yusŏng, conquistando quest’ultima località il 18 luglio al termine di aspri combattimenti. Parallelamente, il 16° Reggimento di Fanteria, della stessa divisione, al comando di Park Seung-hee, attraversò il ponte situato a Gasuwŏn e mosse prima verso Nonsan per poi muovere verso la città da ovest, attaccando le posizioni statunitensi sulle alture di Dosolsan e lungo Kyebaek. Le forze americane, sottoposte al tiro dell’artiglieria schierata sulla riva settentrionale, furono costrette a ritirarsi. In risposta, il generale Dean ordinò al 34th Infantry Regiment della 24th Infantry Division di costituire una linea difensiva lungo il fiume Kapch’ŏn per arrestare l’avanzata nemica. Il reggimento subì tuttavia pesanti perdite ad opera dei carri armati nordcoreani e fu costretto al ripiegamento, riducendosi a circa un battaglione e mezzo. Il 1st Battalion si trincerò sulle Quote 138 e 193, nei pressi del ponte di Mannyeon, mentre il 3rd Battalion si attestò sul monte Namseon per coprire gli accessi meridionali; piccoli distaccamenti furono incaricati di presidiare le strade dirette a Kongju e Nonsan.
All’alba del 19 luglio l’Esercito Popolare Coreano lanciò un’offensiva generale. Alle ore 07:20 sei caccia YaK-9P bombardarono un ponte nel villaggio di Okch’ŏn a ovest, immobilizzando il 21st Infantry Regiment e impedendone l’impiego a rafforzamento di Taejŏn. Quattro dei velivoli attaccarono quindi l’aeroporto, colpendo il quartier generale del 34th Infantry Regiment. Caccia statunitensi riuscirono a intercettarli e costringerli al ritiro, permettendo ai velivoli americani di colpire Yusŏng e Suwŏn. Più tardi, nella stessa mattinata, il 5° Reggimento di Fanteria nordcoreano della 4a Divisione di Fanteria ‘Seul’ bombardò il 1st Battalion del 34th Infantry Regiment e il quartier generale situato presso l’aeroporto. La B Company, incaricata della difesa di Yusŏng, subì perdite elevate e fu costretta a ritirarsi nel villaggio di Kalma. Il fuoco d’artiglieria pressoché continuo impose al reggimento di trasferire il posto di comando negli edifici dell’Ufficio Provinciale e del Ginnasio Ch’ungmu, più a sud.
Lungo la Strada Nazionale 23, una compagnia di ricognizione statunitense proveniente da Kŭmsan cadde in un’imboscata nei pressi di Chinjam alle ore 10:30. In risposta, la Company L del 34th Infantry Regiment occupò le alture di Dosolsan. Il generale Dean guidò personalmente in un contrattacco due carri M24 Chaffee, ma il tentativo fallì. Verso mezzogiorno il 2nd Battalion del 19th Infantry Regiment raggiunse la stazione di Taejŏn, assicurando il controllo del settore del ponte di Gasuwŏn a sud-ovest della città entro le ore 13:00 e occupando il monte Dosolsan insieme alla L Company del 34th Infantry Regiment. Il reggimento stabilì il proprio quartier generale nel villaggio di Yuch’ŏn e si impegnò per tutto il pomeriggio contro il 16° Reggimento di Fanteria nordcoreano nei pressi del monte Kubongsan. L’18° Reggimento di Fanteria della 4a Divisione nordcoreana, al comando del maggiore Kim Hee-jun, avanzò lungo il monte Pomun nel tentativo di tagliare le strade per Okch’ŏn e Kŭmsan. A mezzanotte la compagnia esplorante divisionale cadde in un’imboscata sulla Strada Nazionale 17, nei pressi di Sangso.
Intorno alle ore 02:00 del 20 luglio una jeep statunitense fu colpita in un’imboscata nei pressi di Okch’ŏn, ma il traffico americano proseguì comunque e il generale Dean rimase ignaro dell’imminente accerchiamento. Alle ore 03:00 il 3rd Platoon della Compagnia Esplorante fu dislocato nei pressi di Sangso mentre unità corazzate nordcoreane avanzavano da Yusŏng. Le forze nemiche attaccarono il 1st Battalion del 34th Infantry Regiment sulla Quota 138, accerchiandone e travolgendone le posizioni entro le ore 04:00. Nonostante l’impiego dei lanciarazzi da 89 mm M20 Super Bazooka appena consegnati all’unità, il battaglione fu costretto ad abbandonare il proprio posto di comando sotto il tiro. Al colonnello Charles Beauchamp, comandante del reggimento, fu comunicato il crollo del settore di Wolp’yŏng e, poco dopo, le comunicazioni iniziarono a interrompersi. Giunsero nel frattempo conferme di movimenti dei nordcoreani lungo la strada adiacente all’aeroporto di Taejŏn.
All’alba, carri armati nordcoreani fecero il loro ingresso in città lungo la Strada 32, il colonnello Harold Ayres, al comando del 1st Battalion del 34th Infantry Regiment, si mosse attraverso Nae-dong seguendo la Strada Nazionale 23 per evitare un contatto diretto. Durante una ricognizione nei pressi di Yusŏng si imbatté in un T-34-85 del 203° Reggimento Carri; sceso dalla jeep pochi istanti prima che fosse schiacciata dal carro, Ayres diresse una squadra armata di M20 Super Bazooka che riuscì a distruggere il veicolo. Entro le ore 06:00 altri due carri erano stati distrutti, ma tre T-34-85 entrarono a Taejŏn alle 06:30, trasportando reparti di fanteria che occuparono gli edifici e aprirono il fuoco dai piani superiori. I corazzati avanzarono nel centro urbano sparando indiscriminatamente, causando perdite particolarmente gravi nella zona del municipio.
Squadre controcarri ingaggiarono la colonna, un T-34-85 fu immobilizzato nei pressi dello scalo ferroviario dopo la rottura di un cingolo, un secondo fu distrutto da un razzo da 89 mm, mentre un terzo riuscì a sganciarsi. Alle ore 06:00 il generale Dean, informato dell’ingresso dei carri in città, si unì a un gruppo controcarri e vide due T-34-85 distrutti e un autocarro carico di munizioni in fiamme a un incrocio; un terzo carro risultava abbandonato nelle vicinanze. Il gruppo di Dean impiegò un autocarro Dodge WC64 da ¾ di tonnellata armato con un cannone senza rinculo M20 da 75 mm, ma i colpi sparati non andarono a segno. Raggiunta un’altra squadra di Bazooka con un solo razzo rimasto, Dean e i suoi uomini ingaggiarono altri due T-34-85 dislocati sulla stessa strada, senza tuttavia riuscire a distruggerli; il generale arrivò persino a fare fuoco con la pistola d’ordinanza contro i carri in ritirata per la frustrazione, come da lui ricordato nelle sue memorie.
In altri settori, il 2nd Battalion del 19th Infantry Regiment, dopo aver combattuto per tutta la notte a Chŏngnim, fu costretto a ripiegare mentre le truppe nordcoreane attraversavano il fiume Kapch’ŏn. Il tenente colonnello Thomas McGrail,dislocato nei pressi di Yuch’ŏn, ricevette notizia della presenza di unità corazzate a Sŏdae-Taejŏn e inviò un plotone a coprire il fianco retrostante. La perdita di contatto con gli elementi avanzati e la crescente pressione nemica lo indussero, entro mezzogiorno, a ripiegare sul monte Pomun. Il 19th Infantry Regiment riuscì a consolidarsi su tali posizioni entro le ore 13:00 mentre il 3rd Battalion del 34th Infantry Regiment, inviato per colmare un varco di 1 km tra Wolp’yŏng e Chŏngnim, si scontrò con sei T-34-85 e un intero battaglione nordcoreano, rinunciando al tentativo. Il 1st Battalion del 34th Infantry Regiment si riunì sul monte Pomun alle ore 11:00 e si scontrò successivamente con guerriglieri filocomunisti nei pressi di Daebyŏl, per poi ripiegare su Musu.
A mezzogiorno il colonnello Beauchamp interpretò erroneamente una grande formazione in movimento da Kŭmsan come una colonna di rinforzo alleata. In serata un T-34-85, aggirato il fronte, entrò a Taejŏn da sud passando davanti al quartier generale di Dean senza aprire il fuoco; gli statunitensi, a loro volta, non reagirono, disorientati dalla situazione. Un altro T-34-85 si arrestò 800 m a nord del comando statunitense, protetto da infiltrati travestiti da civili. Il generale Dean, insieme a un servente del bazooka e ad alcuni soldati delle unità dei servizi, entrò in una casa vicina per ingaggiarlo. Nelle sue memorie il generale ricordò di essersi sporto da una finestra a pochi centimetri dalla volata del cannone per dirigere il fuoco. Tre razzi colpirono l’anello della torretta; il terzo incendiò il carro, uccidendone l’equipaggio.
Alle ore 14:00 Dean tornò al quartier generale per conferire con il colonnello Beauchamp, ignaro del fatto che il 1st Battalion del 34th Infantry Regiment e il 2nd Battalion del 19th Infantry Regiment si fossero già ritirati. Con le comunicazioni radio interrotte, tale informazione non giunse mai a destinazione. Nel corso del pomeriggio l’Esercito Popolare Coreano bloccò le uscite meridionali di Taejŏn, mentre alcuni cecchini infliggevano sempre più perdite. Gli ordini di ripiegamento furono dati in modo da essere eseguiti alla luce del giorno e trasmessi tramite staffette, in considerazione dell’affidabilità limitata delle radio. Tuttavia, poiché i battaglioni si erano già ritirati, la maggior parte degli ordini non raggiunse i destinatari.
Dean ordinò di battere con l’artiglieria le posizioni statunitensi immediatamente dopo l’evacuazione, così da negare al nemico il materiale abbandonato. Alle 15:30 i resti del 34th Infantry Regiment si riunirono presso il quartier generale, raggiunti da cinque carri M24 Chaffee. Un convoglio ferroviario fu predisposto alle 16:00 per evacuare i feriti, insieme a dieci autocarri diretti a Yŏngdong con materiali di rifornimento. Alcuni veicoli furono distrutti dal fuoco delle truppe nordcoreane che occuparono anche la galleria ferroviaria di Sŏch’ŏn, interrompendo le vie di ritirata. Il colonnello Beauchamp guidò quattro M24 Chaffee in un tentativo di riconquistare la galleria, ma dopo due ore di combattimento il contrattacco fu respinto.
Parallelamente, elementi del 19th Infantry Regiment contrattaccarono le truppe nordcoreane che si erano impadronite delle posizioni dell’11th Field Artillery Battalion lungo la Strada Nazionale 23, riuscendo temporaneamente a recuperare alcuni obici. Alle ore 16:30 una locomotiva in partenza da Iwŏn cadde in un’imboscata presso la galleria di Sŏch’ŏn, l’equipaggio fu ucciso e il convoglio riuscì a malapena a rientrare alla stazione di Taejŏn prima di essere abbandonato. Una terza locomotiva, scortata da fucilieri e da carri M24 Chaffee, riuscì successivamente a trarre in salvo una trentina di soldati statunitensi.
La ritirata ebbe inizio alle 17:55 sotto il fuoco dei cecchini, il convoglio, composto da 113 veicoli, si divise in due colonne. Una delle due, per errore, entrò nel cortile della Scuola Femminile di Taejŏn e rimase intrappolata sotto un intenso fuoco nemico; i soldati abbandonarono i veicoli e tentarono la fuga a piedi. La seconda colonna, diretta verso la Contea di Okch’ŏn (a Est), fu bloccata quando il primo autocarro venne distrutto dal fuoco dei mortai e un veicolo carico di munizioni esplose. Un semicingolato M3 riuscì a sgombrare le carcasse, ma il conducente fu ucciso e il mezzo finì di traverso, ostruendo nuovamente la strada. I soldati lanciarono fumogeni e ripiegarono, alcuni raggiunsero la galleria di Sŏch’ŏn, mentre la maggior parte si disperse sulle alture in direzione di Yŏngdong. Il soldato Darcy Brady riuscì a impossessarsi di una jeep, evacuare undici feriti e rientrare incolume nelle linee statunitensi.
Il generale Dean e il tenente Clarke tentarono di fuggire in jeep verso la Contea di Okch’ŏn, evitando il fuoco dei cecchini. Separatisi dal convoglio, abbandonarono il veicolo nei pressi della scuola elementare di Sannae e si rifugiarono in montagna. Dean rimase disperso per 35 giorni, fino alla cattura nei pressi di Chinan, divenendo prigioniero di guerra.
In totale, 3.933 militari statunitensi presero parte ai combattimenti sul fiume Kŭm e all’assedio di Taejŏn. Di questi, 1.128 furono uccisi, 228 feriti e 650 prigionieri o dispersi tra il 13 e il 16 luglio. Il 1st Battalion del 34th Infantry Regiment perse 203 uomini su 712, mentre il 3rd Battalion ne perse 256 su 666. Il 2nd Battalion del 19th Infantry Regiment registrò 211 perdite su 713 effettivi. Circa il 65% dei veicoli della divisione e la maggior parte dei pezzi d’artiglieria e delle munizioni furono distrutti o catturati, insieme a due locomotive sudcoreane. Pur avendo subito una riduzione di forze prossima al 30%, la 24th Infantry Division riuscì a ritardare l’avanzata nordcoreana per due giorni, consentendo la costituzione del perimetro di Pusan.
Le perdite nordcoreane furono stimate in circa 1.500 tra morti, feriti e dispersi tra le file della 3a e 4a Divisione di Fanteria, con la distruzione di 15 carri T-34-85, dei quali 8 messi fuori uso da M20 Super Bazooka, 2 dall’artiglieria e 5 da attacchi aerei, oltre alla perdita di 15 cannoni da 76 mm, 6 mortai pesanti da 122 mm e circa 200 artiglieri. Nonostante ciò, l’Esercito Popolare Coreano riuscì a impadronirsi di ingenti quantitativi di materiale statunitense, tra cui pezzi d’artiglieria, mitragliatrici pesanti, veicoli, armi leggere e munizioni. Dopo la battaglia, le forze nordcoreane rinvennero i resti di circa 7.000 prigionieri politici e presunti guerriglieri, giustiziati in precedenza dalla polizia militare della Repubblica di Corea, simbolo tragico delle conseguenze della caduta di Taejŏn.
A sinistra/In alto: Battaglia di Taejŏn, movimenti tra il 16 ed il 18 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
Al centro: Battaglia di Taejŏn, 19 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
A destra/In basso: Battaglia di Taejŏn, 20 luglio 1950 (Mappa Google Maps, elaborazione Autore)
Revisionismo e Conclusioni
Le perdite statunitensi nelle prime battaglie terrestri in Corea rappresentano un tema storiografico complesso e, in molti casi, controverso. I numeri ufficiali di caduti, prigionieri e dispersi risultano infatti sorprendentemente contenuti se rapportati alle stesse fonti statunitensi e sudcoreane, secondo le quali le unità dell’Esercito Popolare Coreano godevano quasi sempre di una netta superiorità numerica, talvolta fino a dieci volte il numero dei soldati statunitensi schierati sul campo.
Questa discrepanza ha indotto diversi storici a ipotizzare che i rapporti operativi statunitensi tendessero a sovrastimare la consistenza delle forze avversarie, includendo nel computo anche unità nordcoreane presenti nell’area ma non impegnate direttamente nei combattimenti. In tal modo, si sarebbe contribuito, consapevolmente o meno, a svalutare i successi tattici dell’Esercito Popolare Coreano e, al contempo, a costruire un’aura di eroismo intorno ai giovani e inesperti soldati statunitensi, spesso costretti a combattere in condizioni di evidente inferiorità materiale e organizzativa. Tale rappresentazione avrebbe inoltre contribuito ad attenuare, sul piano dell’immagine pubblica, la portata dell’impreparazione e degli errori di valutazione strategica del Far East Command e dell’US Army nelle prime settimane di guerra.
Tra lo scontro di Osan del 5 luglio 1950 e la caduta di Taejŏn a metà luglio, l’US Army subì una sequenza di rovesci tattici che mise in luce in modo drammatico sia il suo stato di impreparazione sia le gravi carenze nelle valutazioni sull’ampiezza e sulla rapidità dell’offensiva nordcoreana. Si delineò uno schema operativo ricorrente: battaglioni di fanteria sotto-organico e male equipaggiati e privi di un’adeguata componente controcarro che venivano schierati in posizioni improvvisate e costretti a ripiegare, una dopo l’altra, sotto gli attacchi combinati dell’Esercito Popolare Coreano, guidati dai carri T-34-85 della 105a Divisione Corazzata ‘Seul’. I blocchi stradali venivano rapidamente travolti, i reparti di fanteria disgregati dal tiro diretto dei carri e l’artiglieria leggera statunitense risultava quasi sempre insufficiente a contrastare i mezzi corazzati avversari.
Sul piano operativo, la somma di queste sconfitte, diede l’impressione di un’avanzata nordcoreana inarrestabile, con le formazioni dell’Esercito Popolare Coreano che sfondavano e superavano in successione le linee difensive americane, spingendosi sempre più a Sud. La rapidità con cui le unità nordcoreane forzavano i dispositivi statunitensi mise in evidenza, da un lato, un elevato grado di efficienza tattica dell’Esercito Popolare Coreano, frutto anche dell’addestramento e della dottrina di derivazione sovietica; dall’altro, l’inesperienza di molti reparti statunitensi, inquadrati in un teatro che, nel dopoguerra, era stato considerato periferico e di scarso rilievo strategico. L’assenza, nelle prime settimane, di armi controcarro realmente efficaci fu particolarmente disastrosa, poiché consentì ai T-34-85 di dominare il campo di battaglia, coprire gli attraversamenti fluviali, disgregare le posizioni difensive e colpire con relativa impunità.
L’apparente invincibilità dell’Esercito Popolare Coreano, tuttavia, mascherava un livello di logoramento tutt’altro che trascurabile. Come sottolineato da Roy E. Appleman in South to the Naktong, North to the Yalu: United States Army in the Korean War e da Allan R. Millett in The War for Korea, 1950–1951: They Came from the North, la 3a Divisione di Fanteria ‘Seul’, che entrò in battaglia a Taejŏn con una forza stimata pari all’80% del suo organico teorico, ne uscì ridotta a circa il 50%, con perdite valutate tra 1.250 e 3.300 uomini. Sebbene tali cifre non siano sufficienti a parlare di “annientamento”, esse mostrano come la fase di massima avanzata nordcoreana fosse già accompagnata da un costo umano estremamente elevato.
Un logoramento significativo riguardò anche la 105a Divisione Corazzata ‘Seul’. Le valutazioni d’intelligence statunitensi dopo la battaglia di Taejŏn stimarono che la divisione disponesse di soli circa 40 carri T-34-85 ancora operativi. Pur trattandosi di una probabile sovrastima del danno reale, è chiaro che le perdite in combattimento, i guasti meccanici e gli attacchi aerei avevano ridotto in modo considerevole il potenziale corazzato nordcoreano, visto che la divisione disponeva di ben 120 carri armati T-34-85 ad inizio del conflitto. I reparti di manutenzione nordcoreani furono costretti a cannibalizzare i carri danneggiati per ricavarne pezzi di ricambio, una pratica che mostra tanto l’intensità delle perdite materiali quanto l’elevato livello di competenza tecnica trasmessa dalle missioni di consiglieri sovietici, i quali avevano addestrato sia gli equipaggi sia il personale tecnico prima dell’invasione. Secondo interrogatori di prigionieri nordcoreani, la divisione ricevette sporadicamente nuovi T-34-85 per rimpiazzare le perdite, ma in numeri insufficienti a riportare l’unità alla piena efficienza.
Dal punto di vista analitico, il periodo compreso tra il 5 e il 20 luglio 1950 evidenziò con particolare chiarezza i limiti dottrinali e logistici sia dell’US Army sia dell’Esercito della Repubblica di Corea, entrambi inizialmente privi di mezzi adeguati per fronteggiare masse di mezzi corazzati impiegati secondo dottrine di arma combinata di tipo sovietico. Allo stesso tempo, però, le dure azioni difensive condotte lungo l’asse Taejŏn-Choch’iwŏn-Kongju e sul fiume Kŭm rallentarono sensibilmente la tabella di marcia dell’Esercito Popolare Coreano, consentendo l’afflusso di rinforzi, l’introduzione di nuove armi come l’M20 Super Bazooka e l’avvio di un rapido processo di apprendimento tattico da parte statunitense.
Nonostante gli errori strategici iniziali, i soldati statunitensi e sudcoreani riuscirono, in definitiva, a rallentare sufficientemente i nordcoreani anche nelle battaglie successive a Taejŏn, per altri 15 giorni. Questo permise al grosso delle forze statunitensi appena giunte in teatro e ai superstiti dell’Esercito della Repubblica di Corea di organizzare una difesa coerente. Il perimetro di Pusan, mantenuto con enorme difficoltà fino a metà settembre 1950, rese possibile la controffensiva delle truppe delle Nazioni Unite, che respinse l’Esercito Popolare Coreano oltre il confine prebellico e a ottobre 1950, nel suo momento di massimo successo, spinse le linee Alleate fino al confine con la Cina.
A sinistra/In alto: Truppe nordcoreane in avanzata durante i primi giorni della Guerra di Corea. Nell’immagine si possono chiaramente vedere tre Bazooka, un obice M101 da 105 mm e camion statunitensi GMC catturati ai sudcoreani o all’US Army. (Foto art-wallpapers.com)
A destra/In basso: Un soldato statunitense apre il fuoco con il suo fucile mitragliatore BAR M1918 contro le forze nordcoreane in uno scontro avvenuto in pieno giorno nei sobborghi di Taejŏn. Immagine possibilmente scattata tra il 18 ed il 19 luglio 1950. (Foto NARA)
Fonti
Bibliografia
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