Da Principe Ereditario a Ufficiale Imperiale, la Storia di Yi U
Arturo Giusti
Alle 8:15 del 6 agosto 1945, quando il bombardiere Boeing B-29 "Enola Gay" sganciò su Hiroshima la bomba atomica "Little Boy", il tenente colonnello Yi U dell'Esercito imperiale giapponese si trovava già in movimento verso il proprio posto di servizio sul suo cavallo.
Yi U era stato da poco assegnato come ufficiale di stato maggiore, con responsabilità nel settore dell'istruzione, alla Seconda Armata Generale giapponese, il grande comando costituito per organizzare la difesa del Giappone occidentale nell'eventualità - ormai sempre più concreta - di uno sbarco alleato.
Quella mattina percorreva Hiroshima per raggiungere il quartier generale quando il cielo sopra la città si illuminò improvvisamente. La bomba esplose a circa 600 metri di quota, sopra il centro urbano, liberando in pochi istanti un'onda termica e una pressione capaci di devastare gli edifici circostanti. Yi U si trovava ad appena 710 metri dall'epicentro. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire una distanza tanto ridotta, non morì immediatamente. Gravemente ferito e incapace di proseguire, sopravvisse per diverse ore nella città distrutta. Le ricostruzioni giapponesi e coreane collocano il suo ritrovamento nel pomeriggio del 6 agosto, nell'area del fiume Honkawa (1), presso il ponte Aioi, non lontano dal punto nel quale era stato investito dall'esplosione. Una squadra inviata alla sua ricerca riuscì a trovarlo ancora vivo.
Il fatto che qualcuno fosse stato incaricato specificamente di cercarlo non era casuale. L'uomo agonizzante sulle rive dell'Honkawa non era soltanto un ufficiale dell'Esercito Imperiale Giapponese ma nelle gerarchie dello Stato giapponese occupava una posizione eccezionale: apparteneva alla casa Yi, l'antica dinastia che aveva governato la Corea per oltre cinque secoli e che, dopo l'annessione della penisola da parte del Giappone nel 1910, era stata incorporata in una particolare struttura aristocratica posta sotto il controllo della corte imperiale. Yi U era inoltre il secondo figlio di Yi Kang, (il principe Ŭich'in), uno dei figli dell'imperatore Kojong e una delle figure della famiglia reale coreana maggiormente ostili alla dominazione coloniale giapponese.
Trasportato fuori dal centro devastato, Yi U venne infine condotto all'ospedale militare allestito sull'isola di Ninoshima, nella baia di Hiroshima. Le ferite e l'esposizione subita alle radiazioni erano tuttavia troppo gravi. Durante le prime ore del 7 agosto 1945, meno di ventiquattro ore dopo l'esplosione, il principe morì all'età di 32 anni. Le autorità giapponesi ne annunciarono ufficialmente la morte e gli conferirono postuma la promozione al grado di colonnello.
La sua morte conteneva una delle più profonde contraddizioni prodotte dal dominio coloniale giapponese sulla Corea. Yi U era morto indossando l'uniforme dell'esercito dell'Impero che aveva annesso il suo paese, abolito la sovranità della sua dinastia e trascorso gran parte della sua vita cercando di integrare i membri della famiglia reale coreana all'interno dell'ordine imperiale giapponese. Era stato educato in Giappone, aveva frequentato le istituzioni militari dell'Impero e aveva costruito la propria carriera professionale nell'Esercito Nipponico. Al momento della morte era un ufficiale di stato maggiore inserito a pieno titolo nella struttura destinata a difendere il territorio metropolitano giapponese.
Eppure definire Yi U semplicemente come un aristocratico coreano assimilato all'Impero significherebbe ignorare l'altra metà della sua storia.
Per tutta la sua vita adulta, infatti, Yi U sembra avere opposto alla completa giapponesizzazione una forma di resistenza molto diversa da quella praticata dagli indipendentisti coreani armati. Non abbandonò l'esercito, non raggiunse il Governo Provvisorio della Repubblica di Corea in esilio e non esistono prove sufficienti per trasformarlo retroattivamente in un membro della resistenza clandestina. La sua opposizione si espresse invece attraverso una serie di rifiuti personali, dinastici e culturali: il mantenimento della propria identità coreana, la resistenza ai tentativi di legarlo matrimonialmente all'aristocrazia giapponese e la volontà di conservare un rapporto con la Corea nonostante un'esistenza trascorsa all'interno delle istituzioni create proprio per assimilarlo. Tutto ciò fu, per molti aspetti, una rivolta silenziosa.
Una rivolta necessariamente limitata, condotta da un uomo che godeva dei privilegi del proprio rango ma che allo stesso tempo apparteneva a una dinastia sconfitta, sorvegliata e politicamente neutralizzata. La posizione di Yi U non può quindi essere ridotta facilmente alle categorie di "resistente" o "collaborazionista". La sua vita si sviluppò nello spazio ambiguo esistente fra coercizione e privilegio, assimilazione e identità, servizio imperiale e appartenenza nazionale e il destino volle che quella contraddizione terminasse proprio a Hiroshima.
Il corpo del principe fu riportato in Corea pochi giorni dopo. Il 15 agosto 1945, mentre venivano celebrate le sue esequie, la voce dell'imperatore Hirohito annunciava alla popolazione giapponese l'accettazione della resa. Nello stesso giorno in cui Yi U veniva accompagnato alla sepoltura, trentacinque anni di dominio coloniale giapponese sulla Corea giungevano alla fine grazie alle truppe sovietiche e, successivamente, a quelle statunitensi.
Il principe coreano che aveva trascorso gran parte della propria esistenza cercando di preservare qualcosa della propria identità all'interno dell'Impero morì così otto giorni prima di vedere la Corea liberata.
In alto: Il Principe Yi U in uniforme da ufficiale di artiglieria dell’Esercito imperiale giapponese nel 1937 (Immagine Wikimedia Commons)
Un Principe Nato Senza un Regno
Quando Yi U nacque a Seul il 15 novembre 1912, la monarchia alla quale apparteneva aveva già cessato di esistere. Soltanto due anni prima, il 29 agosto 1910, l'annessione della Corea all'Impero Giapponese aveva posto formalmente termine all'esistenza dell'Impero coreano e trasformato la penisola in una colonia amministrata da un Governatore Generale nominato da Tokyo. La dinastia Yi, che aveva governato la Corea dalla fondazione della dinastia Chosŏn nel 1392, sopravvisse alla perdita dello Stato, ma all'interno di una condizione profondamente diversa. I suoi membri non erano più sovrani di una nazione indipendente: erano divenuti una famiglia dinastica subordinata all'ordine imperiale giapponese. Yi U nacque dunque principe di una dinastia che non possedeva più un trono.
Era il secondo figlio di Yi Kang, principe Ŭich'in, e di Kim Hŭng-in, una delle consorti secondarie del principe. Attraverso il padre era nipote diretto di Kojong, il 26° sovrano della dinastia Chosŏn e primo imperatore del Taehan Cheguk (Impero Coreano) (2). La sua appartenenza alla famiglia imperiale coreana lo collocava pertanto molto vicino al centro della vecchia dinastia, ma non nella linea immediata di successione rappresentata dall'ex imperatore Sunjong e dal principe ereditario Yi Ŭn.
La posizione della famiglia reale dopo il 1910 era stata deliberatamente preservata, ma completamente ridefinita dalle autorità coloniali. Tokyo non abolì semplicemente la casa Yi né trattò i suoi membri come comuni sudditi coreani. L'ex famiglia imperiale venne invece incorporata in uno speciale sistema dinastico, quello della Yi Wangga, la Casa reale Yi, i cui membri principali ricevevano titoli e prerogative regolati dall'ordinamento dell'Impero giapponese. Kojong e Sunjong furono degradati rispettivamente alle dignità di Yi T'ae-wang (Re Emerito [della dinastia] Yi) e Yi Wang (Re [della dinastia] Yi), mentre altri rami della famiglia ricevettero lo status di kong (principe), collocandosi in una posizione privilegiata rispetto alla popolazione coloniale coreana.
Era una sistemazione apparentemente generosa, ma politicamente estremamente efficace.
Mantenere la dinastia significava infatti poterla controllare. La sopravvivenza dei titoli, delle residenze, delle rendite e di una parte del cerimoniale trasformava gli ex sovrani coreani in una componente dell'ordine coloniale, privandoli al tempo stesso di qualsiasi funzione politica indipendente. L'integrazione dei suoi membri nella società aristocratica giapponese, la loro educazione nelle istituzioni imperiali e, quando possibile, i matrimoni con famiglie dell'aristocrazia nipponica potevano contribuire ulteriormente a neutralizzare il valore simbolico che la dinastia continuava inevitabilmente a possedere per la popolazione coreana.
Il precedente più evidente era già rappresentato dallo zio di Yi U, Yi Ŭn. Designato erede al trono coreano nel 1907, quando aveva appena 10 anni era stato condotto in Giappone sotto la supervisione di Itō Hirobumi. Ufficialmente si trattava di completarne l'educazione; nella sostanza, la permanenza in Giappone permetteva alle autorità coloniali di mantenere sotto controllo uno dei membri politicamente più importanti della dinastia. Yi Ŭn sarebbe cresciuto all'interno del sistema educativo giapponese, avrebbe frequentato la Gakushūin (accademia per nobili) e l'Accademia dell'Esercito Imperiale Giapponese e avrebbe infine sposato la principessa giapponese Nashimoto-no-miya Masako. Il suo percorso offriva già il modello attraverso il quale Tokyo poteva trasformare un principe coreano in un aristocratico e ufficiale dell'Impero.
Il padre di Yi U rappresentava invece un problema assai diverso. Yi Kang aveva mantenuto nei confronti della dominazione giapponese un atteggiamento considerevolmente più ostile. Personaggio complesso e spesso controverso, non poteva essere facilmente trasformato in un simbolo affidabile dell'integrazione della dinastia nell'Impero. Nel 1919, durante la grande stagione di mobilitazione indipendentista aperta dal Movimento del Primo Marzo, avrebbe persino tentato di lasciare clandestinamente la Corea per raggiungere gli ambienti indipendentisti all'estero. La famiglia nella quale Yi U trascorse i primi anni della propria esistenza non era quindi politicamente estranea alla questione dell'indipendenza coreana.
Il destino del bambino, tuttavia, cambiò molto prima che egli potesse comprenderne le implicazioni.
Nel 1917, alla morte di Yi Chun-yong, Yi U venne adottato nella linea di Unhyŏn'gung. Yi Chun-yong era nipote di Hŭngsŏn Taewŏn'gun, padre di Kojong e una delle figure dominanti della politica coreana della seconda metà del XIX secolo. Non avendo lasciato un erede maschio, la continuità della linea venne assicurata attraverso l'adozione del giovane Yi U, che aveva appena quattro anni. Con essa il secondo figlio di Yi Kang divenne legalmente erede di Yi Chun-yong e quarto capo della casa di Unhyŏn'gung, assumendo inoltre il titolo di Yi U Kong.
L'adozione aveva conseguenze che andavano ben oltre una semplice modifica dei rapporti familiari. Unhyŏn'gung occupava infatti un posto particolare nella storia della dinastia. Era stata la residenza di Hŭngsŏn Taewŏn'gun e uno dei principali centri politici della Corea durante la minorità di Kojong. Il bambino diveniva quindi erede non soltanto di proprietà e titoli, ma di una delle case maggiormente cariche di significato politico e dinastico della vecchia monarchia.
La sua importanza agli occhi delle autorità giapponesi aumentava di conseguenza.
Durante i primi anni Yi U rimase ancora in Corea e iniziò la propria istruzione a Seul. Ma la stessa sorte già sperimentata da altri giovani membri della casa reale lo attendeva. All'inizio degli Anni ‘20 venne deciso che la sua educazione sarebbe proseguita in Giappone. Le fonti differiscono leggermente nel collocare il passaggio definitivo, indicando il trasferimento scolastico tra il 1921 e il 1922, ma concordano sul fatto che Yi U venne inserito nel Gakushūin, l'istituto di Tokyo destinato tradizionalmente all'educazione dei figli dell'aristocrazia e della famiglia imperiale. Una ricostruzione giapponese indica il suo passaggio dalla scuola elementare di Chongno al Gakushūin nell'aprile 1921.
La decisione non rappresentava semplicemente l'opportunità di offrire a un giovane aristocratico un'educazione prestigiosa.
Yi U veniva progressivamente separato dall'ambiente nel quale era nato e inserito nelle istituzioni destinate a formare l'élite dell'Impero. Lo stesso processo era già stato applicato a Yi Ŭn e avrebbe coinvolto anche il fratello maggiore di Yi U, Yi Kŏn. Educazione, lingua, ambiente sociale e successivamente servizio militare avrebbero legato questi giovani principi sempre più strettamente al Giappone.
La volontà di rendere permanente questa condizione appare ancora più evidente nel 1925, quando a Tokiwa-matsu, Shibuya, su un terreno appartenente alla Casa imperiale, venne costruita una residenza destinata a Yi U. La presenza di una dimora stabile a Tokyo indicava che la permanenza del giovane principe nell'arcipelago non era concepita come un semplice soggiorno scolastico temporaneo. Una ricostruzione giapponese della storia di Unhyŏn'gung interpreta esplicitamente questa sistemazione come parte della prospettiva di stabilire permanentemente Yi U nel territorio metropolitano dell'Impero.
Quando lasciò la Corea, Yi U era ancora un bambino. Non aveva scelto il sistema nel quale sarebbe stato educato, né la posizione politica nella quale era nato. Come altri giovani membri della dinastia, venne collocato in un ambiente nel quale diventare culturalmente e socialmente giapponese rappresentava il risultato più naturale del percorso che gli era stato predisposto.
E per alcuni membri della sua stessa famiglia quel processo avrebbe funzionato. Con Yi U, tuttavia, il risultato sarebbe stato molto meno completo.
Il bambino trasferito a Tokyo sarebbe cresciuto parlando perfettamente giapponese, avrebbe frequentato le scuole dell'élite imperiale, sarebbe entrato nell'Accademia dell'Esercito e avrebbe infine indossato l'uniforme di ufficiale giapponese. Esteriormente, il progetto di integrazione sembrava quindi avere raggiunto il proprio obiettivo.
Ma proprio durante gli anni trascorsi in Giappone cominciò a emergere una contraddizione destinata ad accompagnarlo per il resto della vita: più l'Impero cercava di trasformare Yi U in un principe giapponese, più egli avrebbe insistito nel considerarsi coreano.
A sinistra/In alto: L'imperatore coreano Kojong in un immagine scattatagli nel 1897 in abiti occidentali (Foto Korean Central Archive)
A destra/In basso: Il padre di Yi U, Yi Kang (1877-1955) che tra il 1909 ed il 1953 ebbe 12 figli e 9 figlie da 13 concubine. Yi U fu il secondo figlio maschio del sovrano. Immagine scattata nel 1934 in Giappone (Foto Japanese Central Archive)
L'Educazione di un Principe Coreano in Giappone
Il trasferimento di Yi U nel Gakushūin ad otto anni, comportò quindi molto più dell'apprendimento della lingua e del programma scolastico giapponese. Gran parte della sua adolescenza trascorse lontano dalla Corea, immersa nell'ambiente sociale della nobiltà nipponica e sottoposta agli stessi modelli educativi dei giovani appartenenti al kazoku (nobiltà Giapponese). La sua condizione rimaneva tuttavia particolare: non apparteneva formalmente alla Casa imperiale giapponese, ma neppure poteva essere considerato semplicemente uno dei numerosi studenti coreani presenti nell'arcipelago. In quanto membro della dinastia Yi, occupava una posizione dinastica specifica riconosciuta dallo Stato coloniale e sottoposta alla supervisione delle autorità imperiali.
La permanenza in Giappone divenne ancora più stabile nel 1925, quando venne completata per lui una residenza a Tokiwa-matsu, nel quartiere di Shibuya. Yi U disponeva così di una propria dimora nella capitale imperiale mentre continuava gli studi al Gakushūin.
Terminata l'istruzione secondaria, il percorso predisposto per il principe assunse un carattere definitivamente militare. Nel 1929, a 16 anni, Yi U entrò nella Scuola preparatoria dell'Esercito di Tokyo, passaggio normalmente necessario per i giovani destinati alla carriera di ufficiale. Nel settembre 1931 fu quindi ammesso all'Accademia dell'Esercito Imperiale Giapponese (Rikugun Shikan Gakkō), entrando nella 45ª classe dell'istituto.
La scelta seguiva un modello già sperimentato all'interno della famiglia. Lo zio Yi Ŭn aveva frequentato l'Accademia militare ed era divenuto ufficiale dell'Esercito imperiale, raggiungendo successivamente il grado di tenente generale. Anche il fratello maggiore Yi Kŏn intraprese la carriera militare giapponese, specializzandosi nella cavalleria. Per le autorità di Tokyo, l'inserimento dei principi coreani nelle forze armate offriva contemporaneamente una carriera adeguata al loro rango e un potente strumento d'integrazione nell'apparato statale imperiale.
L'Accademia sottoponeva Yi U alla stessa formazione dei futuri ufficiali giapponesi. L'istruzione combinava preparazione tattica, materie militari, esercitazioni sul terreno, educazione fisica e una disciplina particolarmente severa, accompagnate da una forte enfasi sulla fedeltà personale all'imperatore. Il principe coreano non ricevette quindi una semplice preparazione militare simbolica destinata a conferirgli un grado onorifico: venne formato come ufficiale professionista dell'Esercito imperiale.
Nel luglio 1933, Yi U completò il corso dell'Accademia con la 45ª classe. Poco dopo, all'età di 20 anni, ricevette il grado di sottotenente e venne assegnato all'arma di artiglieria.
La sua educazione formale era terminata. Dopo più di un decennio trascorso nelle istituzioni scolastiche e militari giapponesi, Yi U entrava ora effettivamente nei ranghi dell'Esercito imperiale.
In alto: Yi U, circa 1922, all'età di 9-10 anni, in uniforme scolastica durante il periodo di studi al Gakushūin di Tokyo (Foto naver.blog.com)
Un principe Coreano nell'Esercito imperiale
Quando Yi U lasciò l'Accademia dell'Esercito imperiale nel luglio 1933, il suo ingresso nelle Forze Armate giapponesi non ebbe carattere puramente rappresentativo. Il giovane principe intraprese una carriera professionale nell'arma di artiglieria che, attraverso successivi incarichi di reparto, la formazione superiore presso la Scuola di Stato Maggiore e il servizio operativo oltremare, lo avrebbe portato negli ultimi anni della guerra a ricoprire funzioni di stato maggiore.
Yi U apparteneva, come abbiamo visto, alla 45ª classe dell'accademia imperiale, diplomatasi l'11 luglio 1933.
Si trattava di una classe numerosa, composta da oltre 300 cadetti, nella quale figurava anche il principe giapponese Asaka Yasuhiko, oltre a diversi ufficiali destinati a occupare incarichi importanti durante la guerra. La posizione dei membri delle famiglie principesche all'interno delle graduatorie rende tuttavia poco prudente utilizzare l'ordine di precedenza cerimoniale come indicazione del rendimento accademico di Yi U. È invece certo che, terminato il corso, egli venne destinato all'artiglieria pesante campale (yasen jūhōhei), una specializzazione tecnicamente impegnativa e molto diversa dalla funzione essenzialmente simbolica che avrebbe potuto essere assegnata a un membro della famiglia reale coreana.
La nomina effettiva a sottotenente d'artiglieria seguì nell'ottobre 1933. Le fotografie ufficiali del periodo lo mostrano con le insegne proprie di un ufficiale d'artiglieria e, nelle immagini in grande uniforme, con la sciabola prevista dal regolamento. La sua appartenenza alla kōzoku, la particolare categoria riservata ai membri della casa reale coreana nell'ordinamento imperiale, gli garantiva naturalmente un trattamento protocollare eccezionale; sul piano militare, tuttavia, Yi U percorse le normali tappe formative richieste a un ufficiale destinato a proseguire nella carriera.
In alto: Il giovane Principe Yi U in uniforme da cadetto dell'Esercito Imperiale Giapponese nei primi anni ‘30 (Foto Namuwiki)
Dall'Artiglieria allo Stato Maggiore
L'arma scelta da Yi U aveva assunto un'importanza crescente nell'Esercito imperiale. L'artiglieria pesante campale costituiva la componente destinata a fornire fuoco a lunga distanza contro fortificazioni, concentramenti di truppe, batterie avversarie e altri obiettivi che superavano le possibilità dell'artiglieria divisionale ordinaria. I suoi ufficiali dovevano possedere competenze di balistica, topografia, osservazione, comunicazioni e calcolo del tiro, oltre alla capacità di coordinare il movimento di pezzi, munizioni e mezzi di traino considerevolmente più pesanti di quelli delle normali batterie campali.
Yi U trascorse quindi la prima parte della propria carriera come ufficiale d'artiglieria. La documentazione disponibile permette di seguire con sicurezza le sue promozioni generali, ma è molto meno uniforme nell'indicare ogni singolo reparto al quale appartenne durante gli anni ‘30.
Diverse ricostruzioni moderne mescolano gli incarichi di Yi U con quelli di altri ufficiali della 45ª classe o deducono la sua presenza presso determinati reparti esclusivamente sulla base della sua specializzazione. In assenza dell'ordine di assegnazione corrispondente, tali identificazioni non possono essere considerate certe.
Nel 1935 venne promosso tenente. Il 3 maggio dello stesso anno sposò Pak Ch'an-ju e stabilì con lei la propria vita familiare nella residenza di Tokiwa-matsu a Tokyo. La carriera militare proseguì parallelamente alla vita di corte e agli obblighi derivanti dal suo rango.
La seconda metà degli Anni ‘30 coincise con una trasformazione radicale dell'Esercito nel quale Yi U prestava servizio. L'incidente del ponte Marco Polo del 7 luglio 1937 diede inizio alla Guerra sino-giapponese su vasta scala. Nel giro di pochi mesi le operazioni si estesero dalla Cina settentrionale a Shanghai e alla valle dello Yangtze, costringendo Tokyo a mobilitare una quantità crescente di divisioni e unità indipendenti di artiglieria.
Yi U raggiunse il grado di capitano d'artiglieria nel 1938. Fu nello stesso periodo che venne selezionato per uno dei passaggi più importanti nella carriera di un ufficiale giapponese: l'ammissione al Rikugun Daigakkō, la Scuola di Stato Maggiore dell'Esercito.
La 54ª Classe del Rikugun Daigakkō
L'ammissione alla Scuola di Stato Maggiore distingueva una minoranza degli ufficiali dell'Esercito. Il Rikugun Daigakkō formava infatti il personale destinato agli stati maggiori di divisione, armata, gruppi d'armate e agli organi centrali dell'Esercito. Non si trattava della prosecuzione automatica dell'Accademia: l'accesso richiedeva esperienza di servizio, esami competitivi e una selezione che eliminava gran parte degli aspiranti.
Yi U entrò nella 54ª classe il 27 dicembre 1938, il corso si svolse mentre la guerra in Cina continuava ad assorbire una parte crescente delle risorse dell'Esercito. La formazione comprendeva studio della tattica e delle operazioni a livello superiore, lavoro di stato maggiore, logistica, mobilitazione, trasporti, intelligence, cartografia e pianificazione delle operazioni. Per un ufficiale proveniente dall'artiglieria significava abbandonare progressivamente la prospettiva della singola batteria o del singolo gruppo per acquisire quella del comando di grandi unità.
La 54ª classe comprendeva 73 ufficiali. Tra questi figuravano uomini come Masuda Kanetoshi, classificatosi primo, oltre a Itagaki Tōru, Hirano Tōsaku (3) e altri ufficiali successivamente destinati a incarichi operativi e di stato maggiore durante la guerra. Yi U concluse il corso il 31 luglio 1941 venendo promosso maggiore nella stesso anno.
Pochi mesi dopo, l'8 dicembre, il Giappone entrò in guerra contro Stati Uniti, Regno Unito e Governo in esilio dei Paesi Bassi. La carriera militare di Yi U entrava così nella sua fase più intensa.
In alto: Ritratto ufficiale di Yi U in uniforme cerimoniale, 1933. Il 20 ottobre dello stesso anno fu nominato sottotenente d'artiglieria dell'Esercito imperiale giapponese e insignito del Gran Cordone dell'Ordine del Sol Levante con Fiori di Paulownia. (Foto Wikimedia Commons)
Il servizio oltremare di Yi U
La ricostruzione degli incarichi di Yi U fra il diploma del 1941 e l'inizio del 1944 è uno dei punti più problematici della sua biografia militare. Esistono fotografie e testimonianze che documentano la sua presenza oltremare e una fotografia datata 1 giugno 1943 lo colloca nelle Filippine, allora sotto occupazione giapponese. La fotografia costituisce una prova della sua presenza nell'arcipelago, ma non permette, da sola, di attribuirgli un determinato comando o una partecipazione a una specifica operazione. È quindi necessario distinguere la presenza documentata nelle Filippine dalle ricostruzioni che gli assegnano retroattivamente incarichi non attestati.
Il dato è comunque significativo. Nel 1943 le Filippine costituivano uno dei principali territori occupati dall'Impero nell'Asia sudorientale. Dopo la conquista dell'arcipelago nella prima metà del 1942, le forze giapponesi erano impegnate contemporaneamente nel consolidamento dell'occupazione, nella repressione della guerriglia filippina e nella preparazione delle difese contro il ritorno americano. Per un ufficiale diplomato alla Scuola di Stato Maggiore, il servizio nell'area offriva esperienza diretta nell'amministrazione e nella pianificazione militare di un teatro operativo ormai minacciato dalla progressiva avanzata alleata nel Pacifico.
Non vi sono però elementi sufficienti per sostenere che Yi U abbia combattuto personalmente nella conquista di Bataan, Corregidor o Manila. Queste operazioni precedettero la presenza filippina documentata nel giugno 1943 e attribuirgliele senza un ordine di servizio sarebbe improprio.
La fase della sua carriera per la quale disponiamo invece di indicazioni decisamente più precise iniziò nel marzo 1944.
In alto: Il Principe Yi U immortalato mentre esce da un aereo militare in un aeroporto delle Filippine occupate nel giugno 1943. (Foto x.com via @voicesofww2)
T'ai-yüan: lo stato maggiore della 1ª Armata
Yi U venne trasferito nella Cina settentrionale e assegnato come ufficiale di stato maggiore alla 1ª Armata giapponese, il cui quartier generale si trovava a T'ai-yüan, capitale della provincia dello Shaanxi. La sua presenza nello stato maggiore dell'armata dal marzo 1944 è attestata nelle ricostruzioni giapponesi della sua carriera.
L'incarico lo collocava in una situazione completamente diversa dal servizio di un normale ufficiale di reggimento.
La 1ª Armata (Dai-ichi Gun) apparteneva al dispositivo dell'Armata dell'Area della Cina Settentrionale e aveva il compito principale di controllare lo Shaanxi e le regioni circostanti. Il territorio era formalmente occupato da anni, ma il controllo giapponese era tutt'altro che uniforme. Le principali città, le ferrovie e le vie di comunicazione potevano essere presidiate con relativa sicurezza, mentre nelle campagne e nelle zone montuose operavano forze cinesi Nazionaliste e, soprattutto, vaste formazioni comuniste dell'8ª Armata di Rotta.
Lo Shaanxi era quindi un teatro di guerra poco caratterizzato da grandi battaglie convenzionali continue che da un'estenuante combinazione di occupazione territoriale, protezione delle ferrovie, rastrellamenti, operazioni antiguerriglia, presidio di punti fortificati e controllo delle comunicazioni.
Come ufficiale dello stato maggiore della 1ª Armata, Yi U non comandava direttamente una batteria impegnata quotidianamente in prima linea. Il suo lavoro apparteneva ormai al livello superiore della pianificazione: raccolta e distribuzione degli ordini, studio della situazione operativa, preparazione delle operazioni, coordinamento fra le unità dipendenti e organizzazione dell'addestramento e dei movimenti.
Il momento nel quale arrivò in Cina fu particolarmente importante. Nella primavera del 1944, l'Esercito imperiale diede inizio alla gigantesca Operazione Ichi-gō, la più vasta offensiva terrestre giapponese condotta in Cina durante l'intera guerra. L'obiettivo strategico consisteva nel collegare le zone occupate della Cina settentrionale e centrale con quelle meridionali e con l'Indocina, distruggere importanti forze nazionaliste e conquistare le basi aeree dalle quali gli americani potevano colpire il territorio giapponese.
La 1ª Armata dello Shaanxi operava all'interno del più vasto sistema militare della Cina settentrionale durante questa fase, ma occorre evitare un'equazione troppo semplice fra la presenza di Yi U a T'ai-yüan e la partecipazione personale a ogni operazione collegata a Ichi-gō. Le fonti attualmente disponibili confermano il suo incarico presso lo stato maggiore dell'armata, non consentono invece di attribuirgli la pianificazione di una determinata offensiva o il comando sul campo di una specifica azione.
La distinzione è essenziale anche per comprendere cosa significasse concretamente il suo servizio in Cina. Yi U non era ovviamente un osservatore, in quanto ufficiale dello stato maggiore di un'armata d'occupazione partecipava istituzionalmente al funzionamento dell'apparato militare giapponese nello Shaanxi. Non esistono tuttavia elementi sufficienti per attribuirgli personalmente singoli crimini di guerra o operazioni repressive specifiche senza documentazione nominativa.
Il servizio a T'ai-yüan rende particolarmente evidente un aspetto spesso oscurato dalle successive rappresentazioni di Yi U come principe coreano ostile alla dominazione giapponese. Militarmente, Yi U era un ufficiale professionista dell'Esercito imperiale.
Aveva frequentato le scuole militari giapponesi dall'adolescenza, completato l'Accademia, prestato servizio nell'artiglieria pesante, raggiunto il grado di ufficiale superiore, superato il percorso della Scuola di Stato Maggiore e servito oltremare durante una guerra combattuta dall'Impero giapponese su scala continentale.
Il suo rango principesco continuava naturalmente a distinguerlo. Nel sistema giapponese i membri delle case principesche godevano di una posizione particolare e Yi U rimaneva ufficialmente Yi U Kong, trattato secondo un protocollo incompatibile con quello di un comune maggiore dell'Esercito. Nel 1943, inoltre, gli venne conferito il Gran Cordone dell'Ordine Supremo del Crisantemo, una delle massime onorificenze dell'Impero, concessa il 7 novembre dello stesso anno.
Ma l'accumulo di incarichi operativi e qualifiche professionali rende difficile considerare la sua carriera militare una semplice sinecura destinata a tenere occupato un principe coloniale.
In alto: Il principe Yi U durante il suo servizio in Cina, assegnato come ufficiale di stato maggiore della 1ª Armata (Foto blog.naver.com)
Dalla Cina alla difesa del Giappone
Yi U rimase nella Cina settentrionale durante il progressivo deterioramento della situazione strategica giapponese. Tra la seconda metà del 1944 e i primi mesi del 1945, mentre le forze statunitensi riconquistavano le Filippine e avanzavano verso le isole metropolitane, l'Esercito giapponese iniziò a concentrare sempre maggiore attenzione sulla preparazione della difesa del territorio nazionale.
Nel frattempo la situazione personale di Yi U era cambiata. Tokyo era ormai sottoposta a bombardamenti aerei sempre più distruttivi e la sua famiglia si trovava esposta ai raid americani e tornò in Corea.
Yi U cercò a sua volta di ottenere un incarico in Corea. Le testimonianze successive della famiglia e delle persone vicine alla casa principesca ricordano pressioni affinché egli potesse essere assegnato al comando militare di Kyŏngsŏng, ma il trasferimento non venne concesso.
Una testimonianza sostenne che negli ambienti militari giapponesi ci fosse diffidenza nei confronti delle inclinazioni nazionali coreane del principe e che proprio per questo si preferisse non collocarlo stabilmente nella penisola. La testimonianza è importante, perché ci suggerisce che i giapponesi fossero a conoscenza delle opinioni anti-coloniali del principe.
Il 10 giugno 1945, Yi U assunse servizio presso il quartier generale della Seconda Armata Generale (Daini Sōgun), costituita pochi mesi prima per coordinare la difesa del Giappone occidentale contro la prevista invasione alleata. All'interno dello stato maggiore venne assegnato alla Prima Sezione con l'incarico di ufficiale responsabile dell'istruzione e dell'addestramento. Le fonti giapponesi lo indicano precisamente come Kyōiku Sanbō, ossia ufficiale di stato maggiore per l'istruzione.
Nel giugno 1945 venne promosso tenente colonnello. A trentadue anni Yi U era quindi arrivato a un livello considerevole della gerarchia militare: ufficiale superiore, diplomato alla Scuola di Stato Maggiore, veterano del servizio oltremare e membro dello stato maggiore di uno dei due grandi comandi incaricati della difesa finale dell'arcipelago. Il suo ultimo incarico durò meno di due mesi.
La "Rivolta Silenziosa" di Yi U
Definire Yi U un oppositore del dominio coloniale giapponese richiede una certa cautela. Non appartenne ad alcuna organizzazione indipendentista conosciuta, non abbandonò l'Esercito Imperiale e non risulta avere partecipato clandestinamente alla lotta armata contro il Giappone. Al contrario, come visto, costruì all'interno dell'Esercito una vera carriera professionale. Esiste tuttavia un insieme di comportamenti, scelte personali e testimonianze che suggeriscono come Yi U non accettasse completamente il processo di assimilazione al quale erano sottoposti i membri della casa reale coreana, e che, comparato ad altri membri della dinastia Yi, mostrò maggior reticenza alla giapponesizzazione.
La sua fu, in questo senso, una forma di "rivolta silenziosa", non contro il servizio militare che gli era stato imposto come percorso fin dall'adolescenza, ma contro la progressiva trasformazione dei principi coreani in membri culturalmente giapponesi dell'élite imperiale.
Il matrimonio con Pak Ch'an-ju
L'episodio meglio documentato riguarda il matrimonio. Il percorso seguito da altri importanti membri della famiglia mostrava chiaramente quale fosse la soluzione preferita per i principi coreani residenti nell'arcipelago. Yi Ŭn aveva sposato nel 1920 Nashimoto-no-miya Masako, appartenente a un ramo collaterale della famiglia imperiale giapponese. Yi Kŏn, fratello maggiore di Yi U, sposò nel 1931 Matsudaira Yoshiko, appartenente all'aristocrazia nipponica. Anche la principessa coreana Tŏkhye venne data in moglie nel 1931 al conte giapponese Sō Takeyuki. Tre dei principali giovani membri della vecchia dinastia coreana erano quindi stati uniti a famiglie giapponesi. Yi U prese una strada diversa.
La tradizione biografica coreana sostiene che il principe avesse espresso esplicitamente la volontà di non sposare una giapponese e che le autorità avessero invece preso in considerazione per lui più di una candidata appartenente all'aristocrazia nipponica tentando di convincerlo usando la leva della dissuasione e della sessualità. In alcune ricostruzioni viene identificata una figlia di un conte, tale Yanagisawa Yasutsugu. Secondo la stessa versione, intorno al 1932 Yi U comunicò al proprio tutore giapponese l'intenzione di sposare Pak Ch'an-ju, anticipando così un eventuale matrimonio predisposto dalle autorità giapponesi.
La documentazione contemporanea conferma almeno la parte fondamentale della vicenda: Yi U scelse effettivamente una donna coreana. Il Chosŏn Sinmun del 13 dicembre 1933 annunciò pubblicamente che il fidanzamento fra Yi U e Pak Ch'an-ju era stato deciso. L'Archivio della Casa imperiale giapponese conserva inoltre diversi fascicoli relativi all'organizzazione e al protocollo del matrimonio, compreso un documento che confrontava espressamente la cerimonia di Yi U con quella celebrata quattro anni prima per Yi Kŏn.
La storiografia e la memorialistica coreane descrivono l'opposizione di funzionari giapponesi e l'intervento di Yi Kang e del nonno della sposa per superarla; le ricostruzioni giapponesi più prudenti osservano invece che non è stata individuata, almeno nella documentazione pubblicamente disponibile, una prova definitiva di un veto formale del governo o della Casa imperiale. Il matrimonio richiedeva infatti l'approvazione imperiale e questa venne infine concessa.
Il significato della scelta rimane comunque evidente nel confronto familiare. Yi Ŭn, Yi Kŏn e Tŏkhye avevano sposato giapponesi; mentre Yi U rifiutò questa soluzione e sposò una coreana. Anche una ricostruzione giapponese basata sulla storia della famiglia riconosce esplicitamente questa differenza.
La donna scelta dal principe apparteneva inoltre a una famiglia tutt'altro che marginale. Pak Ch'an-ju era nipote di Pak Yŏng-hyo, figura di primo piano della politica coreana dalla fine del XIX secolo, protagonista del colpo di Stato Kapsin del 1884, successivamente marchese nella nobiltà coreana istituita dal Giappone. La sua famiglia possedeva quindi un rango sufficiente a rendere il matrimonio dinasticamente accettabile anche all'interno dell'ordinamento coloniale. Yi U e Pak Ch'an-ju si sposarono a Tokyo il 3 maggio 1935.
A sinistra/In alto: La coppia Yi U e Pak Ch'an-ju in una foto scattata il giorno delle nozze, il 3 maggio 1935. Il principe all'epoca aveva 22 anni, la nobildonna 20 (Foto naver.blog.com)
A destra/In basso: La coppia in abiti tradizionali coreani posa al Unhyŏn'gung durante una visita al palazzo reale coreano in un periodo non precisato, probabilmente poco dopo il matrimonio a Tokyo (Foto Archivio Famiglia Yi)
Una famiglia coreana a Tokyo
Dopo il matrimonio i due non si stabilirono a Unhyŏn'gung, nonostante Yi U ne fosse formalmente il capo. La loro residenza principale rimase la casa di Tokiwa-matsu, Shibuya, costruita per il principe a Tokyo. Unhyŏn'gung continuò a rappresentare la sede coreana della famiglia, visitata durante i soggiorni nella penisola, mentre la vita quotidiana della giovane coppia si svolgeva prevalentemente a Tokyo.
Il 23 aprile 1936, nella residenza di Shibuya, nacque il loro primo figlio, Yi Ch'ŏng. Sei giorni dopo il bambino ricevette ufficialmente il nome Ch'ŏng. In quanto figlio maggiore di Yi U era destinato a succedergli come capo della linea di Unhyŏn'gung mentre nel 1940 nacque il secondo figlio, Yi Jong. Entrambi crebbero inizialmente in Giappone e il maggiore, come era avvenuto per il padre, entrò successivamente nel Gakushūin.
La vita privata di Yi U presenta quindi una delle contraddizioni caratteristiche della sua posizione. La famiglia viveva nella capitale dell'Impero, i figli crescevano all'interno del suo sistema aristocratico e scolastico e il padre trascorreva lunghi periodi lontano da casa per gli obblighi militari. Allo stesso tempo, il nucleo familiare rimaneva interamente coreano e continuava a mantenere Unhyŏn'gung come proprio riferimento dinastico nella penisola.
Con l'aggravarsi della guerra questa separazione divenne sempre meno sostenibile. I bombardamenti americani contro Tokyo e la crescente insicurezza della capitale spinsero infine Pak Ch'an-ju e i due figli a rientrare in Corea. Nel 1944 Yi Ch'ŏng lasciò il Gakushūin e si trasferì a Unhyŏn'gung. Quando Yi U venne successivamente inviato a Hiroshima, moglie e figli si trovavano quindi già nella penisola.
A sinistra/In alto: Ritratto di famiglia della famiglia Yi, il principe in uniforme militare, il giovane Yi Ch'ŏng e Pak Ch'an-ju in tradizionale kimono giapponese. Immagine scattata prima del 1940, quando venne dato alla luce il secondogenito della coppia. (Foto Archivio Famiglia Yi)
A destra/In basso: Un momento di intimità familiare ripreso a Tokyo tra il Yi U e il primogenito Yi Ch'ŏng nel 1938-1939. (Foto Archivio Famiglia Yi)
Il Problema del Nome
Un secondo episodio frequentemente utilizzato per dimostrare l'opposizione di Yi U all'assimilazione riguarda il suo presunto rifiuto della politica di Sōshi-kaimei, introdotta alla fine degli anni ‘30 per consentire, e attraverso fortissime pressioni sociali favorire, l'adozione da parte dei coreani di cognomi e nomi conformi all'uso giapponese.
Nella divulgazione coreana viene spesso affermato che Yi U rifiutò deliberatamente di adottare un nome giapponese.
Yi U non era giuridicamente un comune suddito coloniale. Apparteneva alla categoria speciale degli ōkōzoku, i membri della casa reale e delle case principesche coreane disciplinati da norme specifiche. La documentazione della Casa imperiale continuò effettivamente a identificarlo come, Yi U Kong, e gli archivi del Kunaichō conservano intere serie documentarie dedicate ai membri della casa Yi sotto questi nomi.
Il fatto che non abbia assunto un cognome giapponese è quindi certo; molto meno sicuro è interpretarlo automaticamente come un atto individuale di disobbedienza alla Sōshi-kaimei. In assenza di tale interpretazione, l'episodio può essere considerato coerente con il mantenimento della sua identità coreana, ma non costituisce da solo una prova di resistenza politica.
Questa distinzione è importante perché proprio intorno alla figura di Yi U si è sviluppata, dopo il 1945, una consistente costruzione memoriale.
Molto più significativo per comprendere l'ambiente nel quale Yi U era cresciuto è il rapporto con il padre Yi Kang.
Yi Kang rappresentava uno dei membri politicamente più problematici della vecchia famiglia imperiale. Nel novembre 1919, quando Yi U aveva 7 anni, tentò di lasciare clandestinamente la Corea e raggiungere Shanghai, dove operava il Governo Provvisorio della Repubblica di Corea. Il piano venne scoperto dalle autorità coloniali e il principe fu arrestato prima di riuscire ad attraversare il confine.
Non è possibile stabilire quanto l'episodio abbia direttamente influenzato le convinzioni del bambino, soprattutto considerando che poco dopo sarebbe cresciuto prevalentemente in Giappone. Rimane però importante evitare di rappresentare la sua famiglia come perfettamente integrata nel sistema coloniale. Suo padre aveva concretamente tentato di sottrarsi alla sorveglianza giapponese e di raggiungere il movimento indipendentista.
Il rapporto fra padre e figlio continuò anche dopo il trasferimento di Yi U in Giappone. Le fotografie familiari mostrano Yi Kang insieme al figlio durante le visite e gli incontri ufficiali: una nota immagine scattata a Kōbe nel 1928, in occasione del ritorno dal viaggio europeo di Yi Ŭn e Masako, ritrae insieme Yi U, Yi Kang, Yi Ŭn, Masako e Tŏkhye.
Il sostegno attribuito a Yi Kang nella scelta matrimoniale del figlio è quindi plausibile e coerente con il rapporto mantenuto fra i due, anche se le ricostruzioni più drammatiche dello scontro con le autorità giapponesi derivano soprattutto da testimonianze successive.
In alto: Il principe Yi U con in braccio il secondogenito Yi Jong nel 1940. (Foto Archivio Famiglia Yi)
Quanto era Realmente Anti-Giapponese Yi U?
È precisamente su questo punto che la documentazione diventa più difficile da utilizzare.
Dopo la morte di Yi U cominciarono a circolare numerosi ricordi di persone che lo avevano conosciuto. In essi il principe viene descritto come orgogliosamente coreano, contrario all'assimilazione e talvolta apertamente ostile ai giapponesi. Alcune testimonianze gli attribuiscono frasi nelle quali avrebbe dichiarato di essere coreano e di non voler diventare giapponese altre sostengono che desiderasse ottenere un incarico militare in Corea e che le autorità evitassero deliberatamente di permetterglielo perché tenevano potesse guidare una rivolta.
Queste testimonianze non devono essere ignorate, ma neppure trasformate automaticamente in documenti veritieri in toto.
Esiste infatti una differenza sostanziale fra un ricordo raccolto decenni dopo la liberazione e un rapporto della polizia coloniale, una lettera privata o un documento militare scritto mentre Yi U era ancora vivo. Nel primo caso possiamo ricostruire come il principe veniva ricordato; nel secondo possiamo dimostrare come realmente si comportò in quel momento.
Per ora, la documentazione consente di affermare con sicurezza alcune cose.
Yi U mantenne il proprio nome coreano, scelse una moglie coreana mentre altri importanti membri della dinastia sposavano giapponesi, mantenne forti rapporti familiari e dinastici con la Corea, la moglie e i figli tornarono a vivere a Unhyŏn'gung prima della fine della guerra. Parallelamente, egli continuò a prestare servizio nell'Esercito imperiale, frequentò la Scuola di Stato Maggiore, servì oltremare e raggiunse il grado di tenente colonnello.
Non esiste invece, allo stato della documentazione disponibile, una base sufficiente per descriverlo come membro clandestino del movimento indipendentista.
Yi U, Yi Ŭn e Yi Kŏn
Il confronto con gli altri principi della famiglia permette forse di comprendere meglio la sua posizione.
Yi Ŭn rappresentò il caso più importante di integrazione istituzionale. Trasferito in Giappone ancora bambino, sposò Nashimoto-no-miya Masako e percorse una lunga carriera nell'Esercito Imperiale, raggiungendo il grado di tenente generale. La sua posizione, tuttavia, rimase anch'essa condizionata dalla natura politica del suo trasferimento e dal controllo esercitato sulla famiglia reale coreana.
Ancora differente fu Yi Kŏn. Fratello maggiore di Yi U, educato anch'egli in Giappone e ufficiale di cavalleria, sposò una giapponese e dopo il 1945 scelse di rimanere definitivamente nell'arcipelago. Perduto lo status principesco con l'abolizione del sistema aristocratico nel 1947, assunse il nome giapponese Momoyama Ken'ichi e visse in Giappone fino alla morte.
Yi U seguì un percorso differente da entrambi. Non ruppe con le istituzioni imperiali e non rifiutò la propria carriera militare, ma pose limiti più evidenti alla propria assimilazione personale e familiare.
È in questo spazio ristretto che può essere collocata la sua "rivolta silenziosa": una resistenza identitaria e privata, reale in alcuni suoi elementi, ma successivamente ampliata dalla memoria fino ad assumere talvolta caratteristiche che la documentazione contemporanea non consente di dimostrare.
A sinistra/In alto: La principessa coreana Tŏkhye con il marito giapponese Sō Takeyuki, Conte di Tsushima nel 1931 (Foto tratta da Kyoko Honma, La principessa Tokue, Ashi Shobo, 1998)
A destra/In basso: Il principe Yi Kŏn, fratello maggiore di Yi U e primogenito di Yi Kang, con la moglie giapponese Matsudaira Yoshiko il giorno delle loro nozze, 5 ottobre 1931 (Foto Rekishi-Shasin Kai)
Hiroshima, Liberazione e Memoria
Quando Yi U raggiunse Hiroshima nell'estate del 1945, la guerra era ormai entrata nella sua fase finale. Il 10 giugno era stato assegnato allo stato maggiore della Seconda Armata Generale, uno dei due grandi comandi creati dall'Esercito imperiale per preparare la difesa delle isole metropolitane contro l'invasione alleata. Il quartier generale era stato stabilito a Hiroshima e il principe, promosso tenente colonnello, vi prestava servizio come ufficiale responsabile dell'istruzione e dell'addestramento.
La famiglia non lo aveva seguito. Pak Ch'an-ju, insieme ai figli Yi Ch'ŏng e Yi Jong, era già rientrata in Corea, dove viveva a Unhyŏn'gung. quindi Yi U rimase solo in Giappone.
La mattina del 6 agosto 1945 lasciò la propria sistemazione per raggiungere il comando. Come ufficiale superiore e membro di una casa principesca disponeva di un aiutante di campo, il tenente colonnello Yoshinari Hiroshi, ma secondo le ricostruzioni della giornata i due non si trovavano insieme nel momento decisivo. Yi U percorreva la città a cavallo quando, alle 8:15, "Little Boy" esplose sopra Hiroshima.
Il principe si trovava a circa 700 metri dall'ipocentro, la distanza dall'esplosione era quindi estremamente ridotta. Nel centro della città l'onda d'urto distrusse o danneggiò quasi tutte le costruzioni, mentre la radiazione termica provocò ustioni gravissime alle persone esposte direttamente. Migliaia di abitanti morirono immediatamente e molti dei sopravvissuti cercarono rifugio lungo i corsi d'acqua che attraversavano Hiroshima.
Yoshinari Hiroshi
Il suo aiutante, Yoshinari Hiroshi, era sopravvissuto al bombardamento perché al momento dell'esplosione si trovava separato da Yi U. Dopo avere appreso della morte del principe, Yoshinari raggiunse il luogo nel quale questi era stato ritrovato e si suicidò.
Le ricostruzioni successive hanno interpretato il gesto come conseguenza del senso di responsabilità per non essere riuscito a proteggere l'uomo affidato alla sua custodia. In un ambiente militare nel quale il rapporto fra aiutante e membro di una casa principesca possedeva un significato particolarmente forte, Yoshinari avrebbe considerato la propria sopravvivenza e la morte di Yi U incompatibili con il proprio dovere.
L'episodio contribuì ulteriormente alla costruzione memoriale degli ultimi giorni del principe, ma il fatto fondamentale rimane che Yi U e il suo aiutante morirono entrambi come conseguenza diretta degli eventi del 6 agosto.
Il ritorno in Corea
La morte di Yi U pose immediatamente un problema dinastico e cerimoniale. Non era semplicemente uno dei numerosi ufficiali superiori uccisi a Hiroshima: nell'ordinamento imperiale continuava a essere Yi U Kong, capo della casa di Unhyŏn'gung e membro della famiglia reale coreana.
Le autorità giapponesi gli conferirono postumo il grado di colonnello.
La salma venne quindi preparata per essere riportata nella penisola. Il viaggio verso la Corea avvenne mentre l'Impero che Yi U aveva servito militarmente stava collassando. Il 9 agosto, due giorni dopo la sua morte, una seconda bomba atomica distrusse Nagasaki. Nello stesso giorno l'Unione Sovietica entrò in guerra contro il Giappone e le proprie forze penetrarono in Manciuria portando così, nel giro di pochi giorni, il Giappone a non poter sostenere più il conflitto con gli Alleati.
Yi U non vide nessuno di questi avvenimenti. La sua salma raggiunse la Corea e venne riportata a Unhyŏn’gung, dove si trovavano Pak Ch'an-ju e i figli e le esequie furono fissate per il 15 agosto 1945.
Quella mattina, mentre la famiglia si preparava a seppellire il principe, milioni di persone in tutto l'Impero si radunarono intorno alle radio. A mezzogiorno venne trasmessa la registrazione del Gyokuon-hōsō, con la quale l'imperatore Hirohito annunciava l'accettazione della Dichiarazione di Potsdam. Il Giappone aveva capitolato.
Per la Corea il 15 agosto divenne il giorno della liberazione dopo 35 anni di dominazione coloniale e, ironia della sorte, Yi U venne sepolto proprio quel giorno.
In alto: Le tombe della famiglia Yi. Attualmente le spoglie terrene del principe Yi U riposano accanto a quelle della moglie Pak Ch'an-ju e del figlio minore Yi Jong e alcuni loro antenati. (Foto naver.blog.com)
La famiglia dopo Yi U
La morte del principe lasciò Pak Ch'an-ju vedova a trent'anni, con due figli ancora bambini. Il maggiore, Yi Ch'ŏng, aveva nove anni; Yi Jong ne aveva circa cinque.
La successione dinastica passò a Yi Ch'ŏng, che divenne il nuovo capo della linea di Unhyŏn'gung. La posizione che ereditava, tuttavia, aveva ormai perso gran parte del proprio significato istituzionale. La liberazione della Corea aveva fatto scomparire il sistema coloniale nel quale la dinastia Yi e le case principesche erano state formalmente organizzate, mentre la successiva divisione della penisola e la nascita della Repubblica di Corea avrebbero definitivamente escluso qualsiasi restaurazione della monarchia.
Yi Ch'ŏng proseguì successivamente gli studi negli Stati Uniti, laureandosi in architettura alla Marquette University. Tornato in Corea, lavorò come architetto e si dedicò anche alla conservazione del patrimonio storico della famiglia. Non ha avuto figli e vive attualmente in Corea ed è tutt'oggi, l'ultimo membro della dinastia Yi ancora in vita. Negli ultimi anni, ha donato diversi artefatti e terreni della propria famiglia ai musei sudcoreani e al governo coreano.
Il destino del fratello minore fu invece molto più breve. Yi Jong studiò negli Stati Uniti e morì il 25 dicembre 1966, a venticinque anni, a causa di un incidente stradale mentre si recava alla messa di Natale. Venne seppellito accanto al padre.
Pak Ch'an-ju sopravvisse al marito per quasi mezzo secolo. Continuò a vivere legata a Unhyŏn'gung e morì nel 1995, all'età di ottant'anni dopo una vita dedicata a curare gli anziani della dinastia e da mecenate dell'istruzione femminile, contribuendo alla fondazione della Scuola Femminile di Economia Domestica di Kyŏngsŏng (predecessore dell'attuale Liceo Femminile Chungang) e fu la prima presidente del consiglio di amministrazione dell'Accademia Ch'ugye.
A sinistra/In alto: Il figlio maggiore del principe Yi U e della principessa Pak Ch'an-ju, Yi Ch'ŏng, fotografia scattatagli nei tardi anni ‘90. Nel 2026 Ch'ŏng ha compiuto 90 anni. (Foto namuwiki.com)
A destra/In basso: La principessa Pak Ch'an-ju in una fotografia scattatale probabilmente poco dopo la Seconda guerra mondiale (Foto naver.blog.com)
Resistente o collaborazionista?
Il problema fondamentale posto dalla sua biografia rimane difficile da risolvere attraverso categorie nette. Da un lato esiste l'ufficiale Yi U.
Frequentò volontariamente o meno le istituzioni nelle quali era stato inserito, ma una volta adulto percorse concretamente la carriera dell'Esercito imperiale. Divenne ufficiale d'artiglieria, frequentò il Rikugun Daigakkō, raggiunse il grado di maggiore e poi di tenente colonnello, servì nelle Filippine e in Cina e fece parte dello stato maggiore della 1ª Armata e successivamente della Seconda Armata Generale. Non fu quindi un principe al quale fosse stata semplicemente attribuita un'uniforme per ragioni protocollari.
Non esistono inoltre prove che abbia aderito clandestinamente al movimento indipendentista coreano o che abbia utilizzato la propria posizione militare per sabotare materialmente l'Impero.
Dall'altro esiste Yi U come membro di una dinastia colonizzata.
Era stato trasferito in Giappone quando era ancora bambino e inserito in un percorso educativo deciso molto prima che potesse scegliere autonomamente il proprio futuro. Apparteneva a una famiglia il cui valore politico aveva indotto Tokyo a controllarne educazione, matrimoni, residenze e attività. Suo padre Yi Kang aveva tentato di raggiungere il movimento indipendentista; Yi U mantenne una moglie e una famiglia coreane, conservò il proprio legame con Unhyŏn'gung e non raggiunse mai il livello di assimilazione culturale che caratterizzò invece il fratello Yi Kŏn.
La sua opposizione alla giapponesizzazione non può essere trasformata in una resistenza armata, che non ebbe luogo. Allo stesso modo, la sua carriera nell'Esercito imperiale non può essere analizzata ignorando le circostanze eccezionali nelle quali i principi coreani venivano cresciuti e controllati dall'apparato coloniale.
È significativo che, durante la compilazione del Ch'inil Inmyŏng Sajŏn, il grande dizionario biografico dedicato ai coreani coinvolti nella collaborazione con il dominio giapponese, Yi U non sia stato infine incluso fra i collaborazionisti. La decisione non trasformava il principe in un combattente per l'indipendenza, ma riconosceva il carattere particolare della condizione nella quale aveva vissuto.
Conclusioni
Yi U trascorse quasi tutta la propria esistenza all'interno di una contraddizione che non aveva contribuito a creare.
Nacque principe quando la propria dinastia aveva già perso il regno. Venne educato nell'Impero che aveva conquistato la Corea, formato nelle sue scuole militari e trasformato in uno dei suoi ufficiali. Servì quell'esercito fino alla morte e ne raggiunse i ranghi superiori.
Contemporaneamente conservò una propria identità coreana e oppose almeno alcuni limiti all'assimilazione personale e familiare che aveva interessato altri membri della dinastia.
Definire questi comportamenti una 'rivolta silenziosa' non significa attribuire a Yi U un'attività indipendentista che le fonti non dimostrano. Significa piuttosto riconoscere la particolare forma di resistenza identitaria possibile per un uomo cresciuto dall'infanzia all'interno delle strutture destinate ad assimilarlo.
La sua morte rese questa contraddizione definitiva. Il 7 agosto 1945, Yi U morì come tenente colonnello dell'Esercito imperiale giapponese. Il 15 agosto venne sepolto come principe della casa Yi. Quello stesso giorno la Corea tornò libera dal dominio giapponese.
Note
1 - Tristemente noto in quanto, moltissimi sopravvissuti all'esplosione, gravemente ustionati, trovarono la morte lungo le sue sponde cercando sollievo immergendosi nell'acqua contaminata. Dalle testimonianze, in quei giorni, il fiume e le sue rive divennero un cimitero a cielo aperto per migliaia di abitanti di Hiroshima.
2 - Nel 1897, nel tentativo di evitare l'assimilazione della penisola coreana nell'Impero del Giappone, il re Kojong proclamò la nascita dell'Impero Coreano. Tale stratagemma però non servì allo scopo.
3 - Kanetoshi, unico non nobile, svolse vari incarichi tra cui Ufficiale di Stato Maggiore e proseguì la carriera nel dopoguerra. Tōru promosso tenente colonnello risulta essere a fine guerra assegnato alla 12ª Armata Giapponese a difesa del territorio metropolitano. Tōsaku nel 1944, con grado di maggiore, era assegnato al Comitato tecnico delle operazioni dell'Esercito e della Marina.
Fonti
Lingua coreana
- Yi Ch’ŏng, Mio padre, il principe Yi U in "Storia di Unhyŏngung e della sua famiglia", Seoul Museum of History, Seoul.
- Ban Byung-yool, Il Governo Provvisorio Coreano di Shanghai e il principe imperiale Ŭich’in: con particolare riferimento alla politica verso l’ex famiglia reale e al tentativo di esilio a Shanghai, Journal of History and Culture, 2024.
- Ju Myeong-jun, Il tentativo di esilio a Shanghai del principe imperiale Ŭich’in, studio dedicato al tentativo di Yi Kang di raggiungere il Governo Provvisorio Coreano.
- Seoul Museum of History, Unhyŏngung e la famiglia reale di Unhyŏngung, Seoul Museum of History, Seoul. Catalogo storico-museale particolarmente utile per Yi U, Pak Ch’an-ju, Yi Ch’ŏng e la storia familiare del ramo di Unhyŏngung.
- National Institute of Korean History, Database della storia coreana, Seoul.
Fonti giapponesi
- Agenzia della Casa Imperiale del Giappone, Registri e documenti della Casa Imperiale, Tokyo. (Documentazione utile per i rapporti tra la famiglia imperiale giapponese e i membri dell’ex casa imperiale coreana.)
- Archivio Nazionale del Giappone, Documenti relativi alla famiglia reale Yi e alla nobiltà coreana, Tokyo, Archivio Nazionale del Giappone.
- Biblioteca Nazionale, Raccolta di documenti e pubblicazioni relative alla Casa Yi di Corea, Tokyo.
- Ministero della Guerra giapponese, Registri dell’Esercito imperiale giapponese, Tokyo, varie annate.
- The Nippon Times, Sua Altezza il principe Yi decorato e promosso al grado di colonnello, 15 agosto 1945.
- The Nippon Times, Un ufficiale dell’esercito si suicida, 30 agosto 1945. (Sul suicidio dell’aiutante di Yi U, Yoshinari Hiroshi, dopo la morte del principe a Hiroshima.)
Fonti in inglese
- Bix, Herbert P., Hirohito and the Making of Modern Japan, New York, HarperCollins, 2000.
- Kim, G., Architectural Eclecticism across National Contexts, Japan Architectural Review, 2026.
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