766° Reggimento di Fanteria Indipendente nordcoreano
Arturo Giusti
Il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente, in coreano: 766 Tongnip Pobyŏng Yŏndae (1) (제766독립보병연대) fu un reparto specializzato nell’infiltrazione e guerriglia, impiegato dall’Esercito Popolare Coreano (Cor. 조선인민군, Chosŏn Inmin'gun) nelle prime fasi della Guerra di Corea.
La storia del reparto risulta particolarmente complessa e difficilmente ricostruibile in maniera univoca, in quanto gli eventi operativi si intrecciano con narrazioni spesso distorte da errori nelle fonti e racconti propagandistici, sia nordcoreani sia sudcoreani. Nel corso del tempo, tali rappresentazioni hanno contribuito a sovrapporre elementi leggendari e interpretazioni non sempre verificabili alla realtà storica, rendendo necessario un approccio critico e comparativo per distinguere i dati documentabili dalle ricostruzioni di natura propagandistica
In alto: Soldati nordcoreani rimasti dietro le linee nemiche dopo la ritirata del settembre 1950, mentre operano nelle retrovie delle Nazioni Unite come guerriglieri. Non è chiaro come il fotografo del Life Magazine abbia avuto la possibilità di fotografarli, probabilmente si tratta di una fotografia posata dopo la cattura. Uno dei soldati è armato di un fucile M1 Garand di produzione statunitense catturato alle forze nemiche, lo stesso e quello in primo piano dispongono anche di bombe a mano a frammentazione Mark 2 statunitensi. (Foto: Life Magazine)
Nomi del reparto
Analogamente a quanto avviene in numerosi casi relativi alle unità dell’Esercito Popolare Coreano, le denominazioni ufficiali dei reparti non vengono rese pubbliche in modo sistematico. Di conseguenza, esse risultano frequentemente oggetto di traduzioni imprecise nelle fonti in lingua straniera oppure di trascrizioni errate derivate dalle testimonianze dei prigionieri di guerra.
Nel caso in esame, il nome ufficiale dell’unità appare essere 766° Reggimento di Fanteria Indipendente (Cor. 제766독립보병연대; 766 Tongnip Pobyŏng Yŏndae). Tuttavia, nelle fonti occidentali e sudcoreane il reparto viene indicato con una notevole varietà di denominazioni, spesso non coerenti tra loro. Tra le più ricorrenti si segnalano:
- 766ª Unità (Cor, 766부대; 766 Pudae)
- 766ª Unità di Fanteria (Cor. 766부대보병; 766 Pudae Pobyŏng)
- 766ª Unità di Guerriglia (Cor. 766부대 유격부대; 766 Yugyŏk Pudae)
- 766° Reggimento di Guerriglia (Cor. 766유격연대; 766 Yugyŏk Yŏndae)
- 766ª Brigata di Fanteria (Cor. 766보병여단; 766 Pobyŏng Yŏdan)
- 766ª Brigata di Guerriglia (Cor. 766유격여단; 766 Yugyŏk Yŏdan)
- 766ᵃ Brigata Indipendente (Cor. 766독립여단; 766 Tongnip Yŏdan)
In alcune ricostruzioni il reparto è stato impropriamente qualificato come “corpo” o “brigata di fanteria”. Tale discrepanza non riflette una differenza reale nella struttura dell’unità, bensì deriva da errori di traduzione e interpretazione presenti soprattutto nelle fonti occidentali, le quali tendono a riportare le denominazioni delle unità coreane senza un adeguato riscontro linguistico e terminologico.
La Corea del Nord Prima della Guerra
A partire dal 1910, l’intera penisola coreana fu annessa all’Impero Giapponese, rimanendo sotto dominio coloniale fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Il sistema coloniale giapponese comportò una profonda trasformazione economica e sociale, caratterizzata da industrializzazione selettiva, sfruttamento delle risorse e repressione politica della popolazione coreana.
Nell’agosto-settembre 1945, con la resa del Giappone, la Corea fu liberata e rapidamente divisa lungo il 38° Parallelo in due zone di occupazione: a nord, le truppe sovietiche entrarono nella penisola e assunsero il controllo del territorio; a sud, la presenza fu garantita dalle forze statunitensi. Nel Nord, sotto l’amministrazione sovietica, si avviò la costruzione di un nuovo sistema politico fondato su strutture comuniste locali e sull’ascesa di Kim Il-sung, figura sostenuta da Mosca e progressivamente affermatasi come leader della nazione.
Tra il 1945 e il 1948 furono avviate profonde riforme interne. La più significativa fu la riforma agraria del 1946, che ridistribuì le terre confiscate ai collaborazionisti e ai grandi proprietari, migliorando sensibilmente le condizioni delle masse contadine, la sanità pubblica fu resa gratuita, istruzione obbligatoria fino alle elementari e orario di lavoro di otto ore. Parallelamente, furono nazionalizzate le principali industrie e istituzioni finanziarie, mentre si procedeva alla costruzione di un apparato statale centralizzato. In questa fase iniziale, nonostante le difficoltà materiali derivanti dalla guerra e dal collasso dell’economia coloniale, ampi settori della popolazione beneficiarono di politiche redistributive e di una relativa stabilizzazione sociale.
Sul piano politico, i tentativi di creare uno Stato coreano unificato fallirono rapidamente, a causa della crescente contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel contesto della nascente Guerra Fredda. Nel 1948 si giunse così alla formazione di due entità statali separate: a sud la Repubblica di Corea, proclamata il 15 agosto, e a nord la Repubblica Popolare Democratica di Corea, proclamata il 18 settembre. La divisione, inizialmente concepita come temporanea, si consolidò rapidamente, accompagnata da tensioni politiche, scontri di confine e propaganda reciproca.
Nel frattempo, nel Nord fu costruito un apparato militare moderno con il sostegno sovietico. L’Esercito Popolare Coreano venne organizzato sul modello delle forze armate dell’URSS, con un addestramento sistematico, l’impiego di veterani coreani provenienti dalle formazioni comuniste in Cina e dall’Armata Rossa, e una dotazione significativa di armamenti pesanti, inclusi carri armati e artiglieria. Entro il 1950, la Corea del Nord disponeva di una forza militare numericamente e qualitativamente superiore rispetto a quella del Sud.
Oltre alla qualità e alla quantità maggiore degli aiuti militari confluiti nella parte comunista della penisola tramite l’Unione Sovietica, la neonata nazione poteva contare su migliaia di uomini che avevano già combattuto, sia come guerriglieri, sia come soldati.
A sinistra/In alto: Soldati nordcoreani pattugliano una via di P’yŏngyang nel 1947, davanti ad una Mensa Contadina dell’Associazione Popolare. Uno dei tre soldati è armato di mitra PPSh-41, gli altri due di Mosin-Nagant con baionetta, tutti di produzione sovietica. (Foto: blog.naver.com)
A destra/In basso: Kim Il-sung durante un comizio elettorale svoltosi nel 1946 per l’elezione dei deputati dei comitati popolari svoltesi nella parte settentrionale del paese, sotto influenza sovietica. Alle spalle del futuro leader nordcoreano, la bandiera sudcoreana, o T'aegŭkki è presente sullo sfondo insieme alla bandiera rossa del Partito Coreano dei Lavoratori. (Foto: Wikimedia Commons)
Nascita dell’Esercito Popolare Coreano
All’inizio del 1946 iniziò l’arruolamento su base volontaria nei territori della penisola coreana amministrati dai Sovietici. Mentre al sud l’amministrazione statunitense non era ostile ai coreani che avevano collaborato con i giapponesi, nel nord, questi cittadini erano ostracizzati e in alcuni casi perseguitati (2). Per questo motivo, l’arruolamento su base volontaria escludeva chiunque avesse già prestato servizio in corpi di polizia o militari filo-Giapponesi durante l'occupazione.
Entro la metà del 1946 furono formate una brigata di fanteria e due scuole militari a P’yŏngyang, una per l'addestramento degli ufficiali e l’altra per i commissari politici dell'esercito.
Tra il 1947 ed il 1949 le forze nordcoreane vennero progressivamente ampliate: vennero addestrate unità d’artiglieria, di comunicazione, del genio e continuarono a confluire nel paese armi ed equipaggiamenti sovietici che permisero, anche grazie alla coscrizione obbligatoria imposta nel 1948, la creazione delle Forze Aeree Popolari Coreane e della Marina Popolare Coreana (3).
Gli avvenimenti più significativi per le forze armate nordcoreane di quegli anni furono certamente la formazione del 15° Reggimento di Addestramento Corazzato, creato dopo il Settembre 1948 e gestito da istruttori sovietici. Si trattava della prima unità corazzata nordcoreana, e la seconda unità corazzata ad essere formata nella storia coreana, equipaggiata con i T-34-85 sovietici, che non avevano rivali nella penisola. Un altro grande avvenimento fu il ritorno in patria, nell’aprile 1949, di due divisioni di soldati coreani impiegati fino a quel momento nella Guerra civile cinese. Queste divisioni, seguite da una terza (4), tornata in Corea a marzo 1950, erano state impiegate dalle truppe comuniste di Mao Zedong nel conflitto tra comunisti e nazionalisti cinesi.
I soldati nordcoreani tornarono in patria come veterani esperti, sia per offensive su vasta scala, sia per azioni di guerriglia. A questi soldati, stimati dalle fonti occidentali come circa 14.000 combattenti più un numero simile di famigliari e truppe di supporto, fu concesso dai cinesi di tenere il proprio armamento personale. Alcune fonti riportano che la 6a Divisione di Fanteria nordcoreana, formata nell’ottobre 1949, era interamente composta da personale di queste divisioni.
In realtà sembra che una sostanziale porzione di veterani della guerra in Cina fu redistribuita tra le varie formazioni di fanteria nordcoreane, spesso come ufficiali subalterni. Questa scelta aveva uno scopo ben preciso, rendere più coese le unità sotto ufficiali che avevano già avuto esperienza bellica, e permettere agli stessi di condividere strategie e suggerimenti con i sottoposti durante gli addestramenti.
Alla vigilia della Guerra di Corea, l’Esercito Popolare Coreano poteva contare su 10 divisioni di fanteria, con altre quattro in formazione, una brigata corazzata con 120 carri armati T-34-85, 16 semoventi SU-76M e circa 2.500-3.000 fanti, il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente, il 603° Reggimento Motorizzato, la 1ª e 3ª Brigata della Polizia di Frontiera e vari altri reparti indipendenti. In totale, queste forze totalizzavano circa 175.000 uomini, 258 carri armati, 170 semoventi d’artiglieria e 1.600 pezzi d’artiglieria a cui vanno inclusi 2.800 uomini delle Forze Aeree Popolari Coreane, e 10.500 uomini della Marina Popolare Coreana (che includevano tre reggimenti indipendenti fanti di marina).
A sinistra/In alto: Truppe nordcoreane bene armate di mitragliatrici leggere e armi automatiche, durante una riunione del commissario politico dell’unità. Immagine scattata prima della Guerra di Corea. (Foto: KCNA via Yonhap News)
A destra/In basso: Truppe dell’Esercito Popolare Coreano sfilano nelle vie di P’yŏngyang prima della Guerra di Corea. (Foto: KCNA)
Il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente
Dopo la liberazione e spartizione della penisola Coreana, prima nel sud amministrato dagli Stati Uniti e nella Repubblica di Corea poi, scoppiarono numerose rivolte popolari a causa del malcontento popolare nei confronti del governo.
Benché queste rivolte scoppiarono in maniera spontanea, come asserito dalle stesse fonti storiche sudcoreane, in più di un'occasione, la Repubblica Popolare Democratica di Corea inviò al sud infiltrati che potessero sostenere e gestire i gruppi di ribelli comunisti nel sud del paese.
Fu probabilmente nel 1947-1948 che i vertici dell’Esercito Popolare Coreano iniziarono la formazione di un’unità di infiltrazione e sabotaggio da inviare al sud. Si trattava di soldati addestrati, specializzati in guerriglia che sarebbero stati inviati oltre il confine sud del paese. Il loro obiettivo era duplice, in primis, queste unità avrebbero potuto contribuire con la loro disciplina ed il loro addestramento, a sconfiggere o indebolire le forze sudcoreane infliggendo più perdite dei gruppi di ribelli comunisti, spesso contadini privi di istruzione militare. In secondo luogo, i piccoli gruppi di nordcoreani avrebbero avuto il compito di dirigere e gestire i gruppi ribelli, che spesso operavano in maniera casuale, senza coordinazione tra di loro. Questi commandos vennero addestrati presso la 3ª Accademia Militare di Hoeryŏng, Hamgyŏng Settentrionale (al confine con la Manciuria) fondata appositamente per addestrare i gli infiltrati. La scelta del luogo non fu casuale, dapprima si trovava a oltre 400 km dal confine con la Corea del Sud, lontana da occhi indiscreti, ed era a soli 3 km dal confine con la Cina. Presso Hoeryŏng si trovava un accampamento di truppe cinesi comuniste che avevano il permesso di rimanere in Corea del Nord. Nel paese, i soldati cinesi si addestravano, riorganizzavano, erano in licenza o convalescenti. Gli ufficiali nordcoreani iniziarono a fare addestrare le reclute nazionali con i più esperti guerriglieri cinesi in questo campo per affinare le tattiche ed apprendere da esperti guerriglieri.
Il numero di commandos nordcoreani infiltrati in Corea del Sud è suggerito essere alcune centinaia prima della guerra, assegnati a reparti indipendenti tra di loro e dotati di grande autonomia organizzativa. Fu proprio durante la creazione di questi reparti che si ipotizzò di formare un reparto di maggiori dimensioni. L’idea alla base era quella di formare un’unità di fanteria leggera che fungesse d’avanguardia per un eventuale invasione della Repubblica di Corea. Le sue forze avrebbero operato sia fronteggiando apertamente l’avversario, che aggirando, infiltrandosi oltre le sue linee creando caos nelle retrovie ed indebolendo la difesa, coadiuvati dalle guerriglie locali quando possibile.
Benché non confermato, sembra che il reparto fosse anche specializzato nello sbarco anfibio, ma tale affermazione sembra provenire da un errore delle fonti occidentali (5).
Nell’aprile del 1949, presso la 3ª Accademia Militare di Hoeryŏng, venne formato il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente.
Come anticipato nel capitolo precedente, nello stesso periodo arrivarono dalla Cina circa 14.000 soldati coreani che vennero reintegrati nelle file dell’Esercito Popolare Coreano.
I veterani della Guerra civile cinese andarono certamente ad incrementare le file del reggimento, anche se non è da escludere la presenza di reclute prive di precedenti esperienze. Durante il periodo di addestramento alla 3ª Accademia Militare, i soldati nordcoreani ricevettero addestramento alla guerra asimmetrica, all’infiltrazione, al sabotaggio ed utilizzo di esplosivi. Il terreno montagnoso dell'area ed il rigido inverno, permisero di temprare duramente gli uomini, abituandoli ad operare nelle peggiori condizioni climatiche.
Purtroppo, per quanto riguarda il numero di effettivi, le fonti sono discordi tra loro, purtroppo anche a causa di un falso storico che ha portato a credere, per anni, ad un mito privo di fondamento che coinvolge i 766° Reggimento di Fanteria Indipendente di cui parleremo più avanti.
Secondo le fonti in lingua inglese, il reparto era composto da sei battaglioni numerati in ordine progressivo dal 1° al 6° per un totale di 3.000 uomini. Questo dato è riportato anche da diverse fonti sudcoreane, ma altre pubblicazioni più accademiche in lingua coreana riportano invece la presenza del 1°, 2° e 3° Battaglione, un battaglione d’artiglieria leggera, una sezione comunicazioni ed una sezione rifornimenti e viveri, per un totale di 3.000 uomini.
Come visto precedentemente nel caso della “vocazione anfibia” del reparto, le fonti occidentali riguardo il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente, tendono a commettere numerosi errori di valutazione ed interpretazione.
A sinistra/In alto: Truppe sudcoreane sorvegliano cittadini che hanno preso parte alle proteste antigovernative nel 1948. Sullo sfondo, un villaggio dato alle fiamme per rappresaglia. Benché molto civili nell'immagine vennero in seguito liberati, alcuni vennero incarcerati ed altri ancora uccisi sommariamente. (Foto: x.com via @Anggelion1)
A destra/In basso: Soldati nordcoreani in addestramento prima della guerra. Le reclute nordcoreane sono equipaggiate con elmetti SSh-40, fucili Mosin-Nagant e una mitragliatrice leggera DP-28. (Foto: blog.naver.com)
Un Falso Storico di Sessant’anni fa
Durante la Guerra di Corea gli scontri navali furono inesistenti, salvo nelle primissime settimane di guerra, quando la Marina Popolare Coreana perse la quasi totalità dei suoi vascelli.
Uno degli episodi navali più noti ebbe luogo il 26 giugno 1950, quando il pattugliatore antisommergibile sudcoreano RoKS Paekdusan (PC-701), appartenente alla classe statunitense PC-461, insieme ad altre due unità leggere, intercettò e ingaggiò un contatto marittimo nello specchio d’acqua compreso tra Pusan (nel settore sud-orientale della penisola coreana) e l’isola giapponese di Tsushima, nel tratto meridionale dello stretto di Corea.
Secondo la versione ufficiale sudcoreana, riportata anche dalle fonti statunitensi, come ne: Over the Beach, US Army Amphibious Operations in the Korean War, scritto da Donald W. Boose Jr., da cui di seguito è riportato un estratto dal Capitolo 3, p. 113, tradotto e riadattato dall'autore:
Nella serata di domenica 25 Giugno, il cacciasommergibili della Marina della Repubblica di Corea RoKS Paekdusan (PC-701), insieme ai dragamine RoKS Kongju (YMS-512) e RoKS Yŏnggwang (YMS-518), pattugliava a nord di Pusan sotto il controllo tattico del capitano del PC-701, Choi Yong-nam.
Poco dopo il tramonto, le vedette avvistarono del fumo all’orizzonte. Il Paekdusan si diresse verso la fonte del fumo e individuò una nave cargo non identificata di circa 1’000 tonnellate. Dopo aver ripetutamente intimato l’identificazione mediante segnali luminosi senza ricevere risposta, il comandante Choi portò il Paekdusan a una distanza di circa 600 iarde [500 m] e illuminò l’imbarcazione sospetta con un proiettore. Egli poté chiaramente osservare soldati nordcoreani in uniforme affollare il ponte della nave priva di contrassegni, armata con un cannone da 76 mm e quattro mitragliatrici.
Choi trasmise quindi un messaggio al quartier generale della Marina sudcoreana a Pusan, riferendo l’avvistamento, e ottenne l’autorizzazione ad aprire il fuoco. Il PC-701 iniziò una rapida raffica con il proprio cannone da 3 pollici [76 mm] (6), sparando 20 colpi e danneggiando la nave nordcoreana, che si fermò e rispose al fuoco, colpendo la plancia del Paekdusan con un proiettile da 76 mm, causando la morte di un ufficiale e di un marinaio.
Il PC-701 sparò altri 20 colpi, fino a quando il cannone si inceppò; a quel punto, tuttavia, il trasporto armato stava già sbandando sul lato di dritta e il suo albero era crollato. Pochi istanti dopo, la nave sprofondò di prua sotto le onde, mentre i marinai sudcoreani esultavano per la prima battaglia e la prima vittoria navale della loro marina” (7).
Tuttavia, studi successivi hanno messo in discussione tale ricostruzione, identificando la nave coinvolta con il Plastun (G-089), un mercantile leggero sovietico armato con due cannoni antiaerei da 45 mm e una mitragliatrice pesante. L’unità era impegnata in una rotta di trasferimento tra Vladivostok, importante porto militare e commerciale sovietico situato nell’Estremo Oriente russo, sul Mar del Giappone, e Port Arthur (oggi Lüshun, nella penisola di Liaodong, Cina nord-orientale).
Più chiare le fonti sovietiche, riportando sulla faccenda che nella notte tra il 25 e il 26 giugno, le unità sudcoreane RoKS Paekdusan (PC-701), il dragamine RoKS Kongju (YMS-512) e il dragamine RoKS Yŏnggwang (YMS-518) attaccarono il Plastun, con il Paekdusan che fu l'unica nave sudcoreana ad aprire il fuoco.
Dopo circa venti colpi (con un numero di impatti sul Plastun stimato tra tre e cinque), il cannone da 76 mm del Paekdusan si inceppò. Nel tentativo di avvicinarsi per impiegare efficacemente le mitragliatrici, l’unità sudcoreana fu colpita da un proiettile da 45 mm sulla plancia (quattro feriti, di cui due mortalmente); in seguito virò e si ritirò.
Dopo aver sbarcato i feriti nel porto più vicino, il Paekdusan fece ritorno sul luogo dello scontro. Non avendo trovato alcun obiettivo, il suo comandante riferì di aver affondato un trasporto nordcoreano con 600 fanti a bordo, che si presumeva fosse diretto verso Pusan.
Il Plastun subì tre morti e 11 feriti. Contrariamente alle affermazioni iniziali della marina sudcoreana, la nave sovietica non venne affondata, ma riportò danni relativamente contenuti e riuscì a proseguire la navigazione fino a Vladivostok senza ulteriori ritardi significativi.
A sinistra/In alto: Il pattugliatore antisommergibile sudcoreano RoKS Paekdusan (PC-701) durante il suo servizio nella Marina della Repubblica di Corea. (Foto: Republic of Korea Armed Forces)
A destra/In basso: Il mercantile leggero sovietico Plastun (G-089) coinvolto nello scontro con il pattugliatore sudcoreano. (Foto: forums.airbase.ru)
Organizzazione
La teoria del mercantile viene quindi confutata, e porta alla luce un altro evidente caso di negligenza storica nei confronti di questo reparto nordcoreano (e sulla Guerra di Corea in generale) (8). Questo episodio ha portato all’erronea concezione occidentale di questo reparto come un'unità anfibia, già severamente mutilata dalle perdite durante le primissime ore di conflitto.
Secondo le informazioni pervenute dalle fonti sudcoreane più attendibili, il reparto disponeva di 3.000 uomini in tre battaglioni di fanteria, uno d’artiglieria, compagnia comunicazioni e compagnia rifornimenti. Si tratta pressappoco del medesimo organico di un reggimento di fanteria indipendente tipico dell’Armata Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale, da cui probabilmente si ispirarono i nordcoreani.
Ogni reggimento indipendente sovietico aveva un organico teorico di 3.182 uomini, compresi 187 ufficiali, 435 sottufficiali, 2.560 soldati. Per quanto riguarda l’organizzazione, erano presenti la compagnia comando, tre battaglioni di fanteria con una forza teorica di 778 uomini ciascuno, tre batterie d’artiglieria per un totale di: sei cannoni ZiS-3 da 76 mm, sei cannoni M1942 da 45 mm e quattro mortai da 120 mm, compagnia genieri, compagnia di ricognizione, compagnia di collegamento, compagnia di difesa contraerea e unità sanitarie e logistiche.
Tralasciando la presenza delle compagnie subordinate (ricognizione, difesa contraerea, etc...) del reparto sovietico, l’organico del reparto nordcoreano descritto nelle fonti sudcoreane più autorevoli rientra in questi parametri. Come per le divisioni di fanteria e i reparti corazzati, anche in questo caso l’Esercito Popolare Coreano puntò ad assimilare la dottrina sovietica e a modellare le sue unità con i medesimi ranghi per emulare l’efficacia sovietica in un possibile scontro con la Corea del Sud. Il comandante dell’unità è riconosciuto essere dalla maggior parte delle fonti il colonnello O Chin-u (1917-1995). Nel 1933 O Chin-U era emigrato in Manciuria e si era unito alle forze comuniste anti-giapponesi all’età di soli 16 anni. Scalò velocemente i ranghi delle forze comuniste e nel 1938 finì sotto il comando di Kim Il-sung, seguendone poi a sorte in Unione Sovietica. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Chin-u venne nominato vice-direttore del Dipartimento Militare della Scuola Centrale per quadri della sicurezza. Dopo la fondazione dell’Esercito Popolare Coreano, incarico che ricoprì per circa due anni. Nel febbraio 1948, ricoprì incarichi quali Capo di Stato Maggiore della 3ª Brigata della Polizia di Frontiera, comandante della medesima brigata e direttore della 3ª Accademia Militare, contribuendo al rafforzamento delle forze armate. Entro il giugno 1950, dopo aver ispezionato l’addestramento del reggimento per oltre un anno, ne divenne il comandante
In alto: Ordine di battaglia del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente. (Schema: Autore)
La Guerra di Corea
Poco prima della Guerra di Corea, il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente fu spostato dalla 3ª Accademia Militare di Hoeryŏng dove concludeva le ultime esercitazioni, raggiungendo la contea di Yangyang, nella provincia di Kangwŏn, a nord del 38° Parallelo. Il 23 luglio, il reparto fu spostato nelle città portuali di Wŏnsan e Kosŏng per essere imbarcato via nave. Non è purtroppo chiaro se tutto il reparto venne fatto imbarcare o se solo una parte, per supportare i fanti di marina nella guerriglia. Secondo altre fonti il reparto fu assegnato alla 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana che attaccò dalle aree costiere orientali, ma che quindi non prese parte agli sbarchi anfibi.
Quel che è certo, è che il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente fu assegnato al II Corpo d’Armata dell’Esercito Popolare Coreano, al comando del generale maggiore Kim Kwang-hyŏp. Il corpo d’armata era composto da:
- 2ª Divisione di Fanteria
- 5ª Divisione di Fanteria
- 12ª Divisione di Fanteria
- 1ª Brigata della Polizia di Frontiera
- 603° Reggimento di Fanteria Motorizzata
- 766° Reggimento di Fanteria Indipendente
- 945° Reggimento Indipendente Fanti di Marina (Marina Popolare Coreana)
- Veicoli corazzati del 15° Reggimento Corazzato d’Addestramento
La notte del 15 giugno 1950, un totale di 60 guerriglieri nordcoreani armati di armi automatiche furono infiltrati nelle aree del Monte Odaesan e del Monte Kye-bangsan, con l’obiettivo di sondare la reazione delle forze sudcoreane, indurre la dispersione delle loro truppe combattenti e creare disordine nelle retrovie. Tuttavia, quasi tutti gli infiltratori furono neutralizzati dalle operazioni di controguerriglia condotte in maniera sistematica dalle forze sudcoreane: entro cinque giorni dall’inizio delle operazioni, il 20 giugno, 55 agenti nordcoreani erano stati eliminati.
Nonostante ciò, i 60 commandos avevano riattivato una cellula dormiente di guerriglieri sudcoreani nella zona compresa tra i monti T’aebaek, Pohyŏn e Chirisan stimata in circa 540 uomini guidati dai superstiti del gruppo nordcoreano. Questa forza iniziò a minacciare apertamente le forze sudcoreane a sud del 38° Parallelo. Il comando sudcoreano pianificò una vasta operazione di rastrellamento che doveva partire da Chinju e coprire la zona montuosa. Tra i reparti schierati vi era parte della 3a Divisione di Fanteria sudcoreana ed elementi dell’8a Divisione di Fanteria che avrebbero dovuto iniziare l’operazione anti-guerriglia nella mattina del 25 giugno 1950. Di conseguenza, pur non avendo conseguito pienamente gli obiettivi prefissati, i commandos nordcoreani riuscirono comunque a ottenere il risultato di disperdere le unità combattenti avversarie in aree boscose a sud di Chinju alla ricerca di guerriglieri, alleggerendo le difese lungo il 38° Parallelo.
In alto: Guerriglieri comunisti sudcoreani catturati dalle forze sudcoreane durante un'operazione di rastrellamento. (Foto: LIFE Magazine)
Battaglia di Kangnŭng
Nella notte del 25 giugno 1950, prima dell’inizio delle operazioni di terra che porteranno alla sanguinosa Guerra di Corea, un gruppo di soldati nordcoreani sbarcò a Tŭngmyŏng, un villaggio costiero a circa 10 km a sud da Kangnŭng principale città costiera a sud del 38° Parallelo.
Non è chiaro di quale unità fossero questi uomini sbarcati sulla spiaggia poco distante dal villaggio. Grazie al resoconto dei contadini che abitavano lì, è possibile ricostruire i fatti: prima delle 4:00 di notte, un gruppo di soldati nordcoreani radunò i cittadini e li impiegò per trasportare equipaggiamenti e rifornimenti dalla spiaggia di Tŭngmyŏng fino al monte alle proprie spalle (chiamato Satkatpong Peak dalle moderne mappe online). I cittadini ipotizzarono che i nordcoreani fossero sbarcati già ore prima, visto che il materiale era già sulla spiaggia e che sulla montagna erano già state scavate buche individuali (foxholes secondo la terminologia anglofona) per la difesa. Le operazioni dei civili terminarono intorno alle 4:00, e i nordcoreani rimasero in massima allerta sul monte, in attesa degli eventi.
Alle 4:00 di notte del 25 giugno, sotto una pioggia torrenziale, iniziò l’attacco preparatorio d’artiglieria nordcoreano che colpì le linee sudcoreane lungo il 38° Parallelo e Kangnŭng (9), preludio dell’offensiva su vasta scala dell’Esercito Popolare Coreano. In quel frangente iniziarono anche a sbarcare il grosso delle forze del 945° Reggimento Indipendente Fanti di Marina della Marina Popolare Coreana. Sarebbe logico ipotizzare che i primi soldati nordcoreani sbarcati a Tŭngmyŏng fossero membri dello stesso reggimento, ma potrebbero essere stati commandos d’infiltrazione del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente, mandati in perlustrazione. Un’altro gruppo di nordcoreani tentò di sbarcare nell’area di Tojing, ma a causa dell’acqua poco profonda, rinunciarono e si unirono al resto delle forze a Tŭngmyŏng.
Alle 5:30 del mattino, il Quartier Generale dell’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana a a Kangnŭng fu allertato dalla presenza di forze nell'area di Tŭngmyŏng e dell’inizio dell'offensiva delle forze nordcoreane lungo il 38° Parallelo.
Il 21° Reggimento di Fanteria (8ª Divisione) di stanza a Samch’ŏk, venne quindi richiamato verso nord, per ripulire l'area a sud di Kangnŭng da quelli che si credeva essere semplici guerriglieri per riaprire le linee di rifornimento, e poi supportare il 10° Reggimento di Fanteria della medesima divisione in ritirata dal 38° Parallelo a formare una linea difensiva a nord di Kangnŭng.
La forza principale d’attacco nordcoreana, composta in quell’area dalla 5a Divisione di Fanteria attraversò il confine e attaccò lungo la Strada Statale 7 in direzione Chumunjin, mentre le colonne secondarie si addentravano nelle aree montuose ed impervie più nell’entroterra. Il 603° Reggimento di Fanteria Motorizzata, assegnato inizialmente al II Corpo d'Armata dell’Esercito Popolare Coreano fu successivamente ritirato e riassegnato ad altre aree del fronte, perché il terreno montagnoso e le scarse strade percorribili lo rendevano vulnerabile e poco efficace.
Le cinque compagnie del 3° Battaglione, 10° Reggimento di Fanteria sudcoreana che erano schierate alla linea di demarcazione furono dapprima colpite dall’artiglieria, e poi costrette a ripiegare in più occasioni, incapaci di ostacolare efficacemente l’avanzata delle forze nordcoreane.
Il 2° Battaglione della medesima unità, schierato a difesa della strada statale, più a sud, si ritirò senza combattere in direzione Chumunjin, mentre il 1° Battaglione più a ovest, si ritirò a Naemyŏn operando azioni di rallentamento.
Intorno alle ore 07:00, il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente sbarcò a Imwŏnjin, 60 km a sud del 945° Reggimento Indipendente Fanteria di Marina (70 km a sud di Kangnŭng) penetrando successivamente nella catena dei monti T’aebaek per azioni di disturbo e guerriglia contro le retrovie sudcoreane. Di massima priorità erano la distruzione delle linee telefoniche, dei centri radio e delle colonne di rifornimenti e rinforzi dirette a nord.
I fanti di marina sbarcati a Tŭngmyŏng, durante una perlustrazione presso Sansŏnguri, a sud di Kangnŭng, si imbatterono nel sito minerario della Società Coreana della Grafite e dell’Antracite, situato a Sansŏnguri in cui rapirono quattro dipendenti, tra cui il comandante delle forze di sicurezza ausiliarie di Kangnŭng, rallentando l’organizzazione della difesa in città.
Successivamente, dopo aver disposto un battaglione nell’area di Pamjae, il grosso delle forze iniziò a muovere verso nord in direzione di Kangnŭng.
Il battaglione di fanti di marina schierato a Pamjae,era incaricato di bloccare la Strada Statale 7 a qualsiasi unità sudcoreana diretta a nord mentre proseguiva l’avanzata verso sud in direzione di Okkye. Lungo la rotabile però, fu colto di sorpresa e respinto in un imboscata condotta dalla 1ª Compagnia del 21° Reggimento di Fanteria dell’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana che avanzava verso nord per respingere le forze nordcoreane, supportata da unità di polizia, da elementi della Lega Giovanile Coreana di Okkye e 60 marinai dalla base di Mukho. Nello scontro vennero uccisi 33 soldati nordcoreani.
In seguito a tale sconfitta, il comandante del battaglione di fanti di marina nordcoreano, ritenendo che il 21° Reggimento di Fanteria sudcoreano si sarebbe spostato da Samch’ŏk verso Kangnŭng, ordinò la costruzione di posizioni difensive per scongiurare il supporto alle truppe nell'area di Kangnŭng. Intanto da Kangnŭng furono mobilitate un plotone della Compagnia Anticarro divisionale con cannoni da 57 mm e la 4ª Compagnia del 1° Battaglione, 10° Reggimento. Le due unità vennero inviate a sud di Kangnŭng lungo la Strada Statale 7 per ingaggiare le forze nordcoreane sbarcate a sud, simultaneamente parte delle forze a Kangnŭng crearono una linea difensiva a sud della città per intercettare eventuali attacchi da sud, mentre il grosso del 10° Reggimento di Fanteria sudcoreano si schierava nella parte nord della città eccetto il 3° Battaglione che si posizionò a sud di Kangnŭng, tra la città e la 4ª Compagnia.
La 4ª Compagnia, si posizionò intorno alle 8:00 sulla Quota 247, nell’area di Taep’o. Intorno alle 11:00 la compagnia respinse una forza nemica stimata in una compagnia che avanzava verso nord da Tŭngmyŏng grazie al fuoco dei quattro mortai da 60 mm e delle otto mitragliatrici a disposizione.
I cannoni da 57 mm si posizionarono, invece, nell’area di Aninjin a supporto della 4ª Compagnia e aprirono il fuoco su alcune navi nordcoreane in procinto di sbarcare facendo desistere i pescherecci e le navi da sbarco nordcoreane.
In questi scontri, tre pezzi d’artiglieria del 18° Battaglione di Artiglieria sudcoreano vennero assegnati in supporto anche se il loro fuoco risultò impreciso ed irrilevante all’andamento dell’azione.
Verso le prime ore della mattina, il comandante dell’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana, il generale Yi Sŏng-ga, comprese in pieno la gravità della situazione, quando, richiesto un reggimento di fanteria di supporto al comando, gli fu risposto che non c'erano unità disponibili in riserva da inviare a rinforzo. Il generale, veterano dell’Esercito Nazionale Cinese di Chiang Kai-shek, aveva quindi intuito la disperata situazione che stava venendo a crearsi. Il gen. Sŏng-ga organizzò quindi la requisizione degli autocarri civili usati negli impianti minerari della zona, e iniziò ad evacuare sia equipaggiamento militare che civili da Kangnŭng, operazione che terminò entro il pomeriggio del 25 giugno. L’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana fu l’unica delle divisioni sudcoreane schierate lungo il 38° Parallelo a non disintegrarsi, e nonostante le perdite, si ritirò ordinatamente portando con sé anche l’artiglieria pesante divisionale (10).
Intanto, venne creata intorno a Kangnŭng una doppia linea difensiva, a nord, per respingere gli attacchi portati avanti dalle forze nordcoreane della 5ª Divisione di Fanteria che avanzavano dal 38° Parallelo, e a sud, per respingere gli attacchi del 945° Reggimento Indipendente di Fanteria di Marina.
Mentre il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente continuava a disperdersi nelle aree boschive e montagnose dell’area, il battaglione del 945° Reggimento rimasto a Pamjae continuò ad avanzare verso sud, scontrandosi alle 13:00, nuovamente con elementi del 21° Reggimento di Fanteria sudcoreano. Lo scontro avvenne nell’area di Nakp’yŏng, ma alle 14:00 l'offensiva dei fanti di marina nordcoreani riprese in direzione Hyŏnnae e arrivò ad attaccare la stazione di polizia di Okkye che venne conquistata nonostante il fuoco di mortaio proveniente dalla 13ª Compagnia, 21° Reggimento, situata a circa 1.000 m di distanza, su Quota 233.
L’ordine di ritirata da Kangnŭng arrivò alle 20:00 del 25 giugno, ed entro l’alba del giorno successivo, la ritirata fu completata bloccando l’accesso alle forze nordcoreane della 5a Divisione di Fanteria per un'intera giornata. Il 26 giugno si ebbero altri scontri tra la 5a Divisione di Fanteria nordcoreana e l’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana, che a corto di munizioni e priva di comunicazioni con altri reparti sudcoreani iniziò a ritirarsi. La mancanza di comunicazioni fu resa possibile proprio grazie alle azioni di sabotaggio condotte dagli uomini del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente che colpirono le linee di comunicazione sudcoreane grazie alla coordinazione con i guerriglieri locali, che in alcuni casi occuparono i villaggi sudcoreani nelle retrovie, rendendo inaccessibili interi tratti di strade costiere o nell’entroterra, rendendo il rifornimento e le comunicazioni con le truppe sudcoreane in prima linea rischioso.
Il generale Yi Sŏng-ga, comandante dell’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana si ritirò dall’area con l’obiettivo di ripiegare su Wŏnju; tuttavia, ritenendo imminente la caduta di quest’ultima a causa dei numerosi scontri con infiltrati e guerriglieri nell’area, modificò il proprio asse di ritirata puntando su Chech’ŏn, attraverso P’yŏngch’ang, villaggi al tempo sotto controllo governativo.
Dopo essersi concentrata a Chech’ŏn, l’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana, a causa di informazioni errate, si trasferì in treno a Taegu e successivamente fu costretta a rientrare nuovamente al fronte. Tale confusione operativa contribuì a semplificare l’infiltrazione delle truppe nordcoreane.
In alto/a sinistra: Mappa della Battaglia di Kangnŭng (25-26 giugno 1950). Il 945° Reggimento Indipendente Fanti di Marina è chiamato "549° Reggimento". (Foto: Wikimedia Commons)
In basso/a destra: Fanti di Marina nordcoreani armati di mitra PPSh-41 in uniforme bianca sfilano per le strade di P’yŏngyang prima della Guerra di Corea. (Foto: blog.naver.com)
Gli Scontri Lungo la Costa
Circa un’ora dopo l’inizio della guerra di Corea, alle ore 05:00 del 25 giugno 1950, il dragamine della Marina della Repubblica di Corea, ROKS Kap’yŏng (YMS-509), al comando del capitano Kim Sang-do, lasciò il porto di Mukho per intraprendere una missione di pattugliamento costiero.
Intorno alle ore 07:00, al largo di Kangnŭng, l’unità intercettò una formazione navale nordcoreana composta da due chiatte armate “con cannoni da 37 mm” (11), un dragamine contrassegnato con il numero “31”, verosimilmente di origine giapponese successivamente riutilizzato, e circa 20 imbarcazioni a vela impegnate in operazioni di sbarco di truppe ed equipaggiamenti. Ne seguì uno scontro della durata di circa 50 minuti, nel corso del quale il RoKS Kap’yŏng riuscì a infliggere danni sia al dragamine sia a una delle chiatte nemiche, costringendo le unità nordcoreane a disimpegnarsi e a ritirarsi verso nord.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, dopo aver effettuato riparazioni sommarie, il RoKS Kap’yŏng tornò in azione e ingaggiò altre due golette nordcoreane nei pressi di Samch’ŏk, riuscendo ad affondarne una e a catturare l’altra.
Questi scontri dimostrano che la Marina della Repubblica di Corea riuscì a colpire le forze del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente anche se i danni sembrano essere stati estremamente limitati all’unità di infiltrazione. Ignoto è invece il risultato dell’utilizzo del plotone della Compagnia Anticarro della 8ª Divisione di Fanteria contro le navi nordcoreane intente a sbarcare truppe il 25 giugno 1950. Certo è che le perdite subite quel giorno limitarono sensibilmente le capacità navali nordcoreane per i giorni successivi con risvolti negativi nel rifornimento di razioni e munizioni nelle settimane a venire.
In alto: Il dragamine RoKS Kap’yŏng fotografato durante la Guerra di Corea da un marinaio a bordo dell'incrociatore USS Toledo (CA-133), incrociatore pesante della classe "Baltimore" dell'US Navy. (Foto: blog.naver.com)
Avanzate Successive
Entro il 28 giugno, il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente nordcoreano aveva completato l’infiltrazione nell’area dei monti T’aebaek, avanzando dalla regione di Ulchin verso il Monte Ilwŏlsan.
L’operazione mirava a penetrare in profondità nel sistema montuoso dell’interno sudcoreano, con l’obiettivo di interrompere le linee di rifornimento tra Taegu e Pusan, snodi logistici fondamentali per le forze della Repubblica di Corea al fronte più a ovest. In particolare, Pusan costituiva il principale punto di sbarco degli equipaggiamenti (e in seguito, delle truppe) dell’US Army (Esercito degli Stati Uniti), impegnate nel tentativo di sostenere un dispositivo sudcoreano ormai in fase di collasso nelle prime fasi dell’offensiva nordcoreana. L’avanzata attraverso le regioni montuose del Kyŏngsang settentrionale sfruttava il terreno impervio per evitare il contatto diretto con le unità sudcoreane, puntando invece a operazioni di interdizione, sabotaggio e isolamento delle retrovie, in linea con il ruolo assegnato al reparto quale unità d’infiltrazione strategica.
Benché ben addestrati e agguerriti, i soldati del reggimento furono ostacolati dalla lenta avanzata della 5ª Divisione di Fanteria e del 603° Reggimento di Fanteria Motorizzata che come abbiamo visto, aveva enormi difficoltà ad avanzare nel terreno montuoso della costa orientale coreana e venne quindi ridispiegato. Allo stesso tempo, più ad ovest, anche la 7ª Divisione di Fanteria nordcoreana ebbe dei problemi nei primi giorni di guerra e fu quindi ridispiegata. Questa lentezza operativa ebbe risvolti negativi per l’avanzata nordcoreana lungo il fondamentale asse d’avanzata est, verso Pusan.
L’8a Divisione di Fanteria sudcoreana infatti, si era ritirata fino a Taegu e aveva lasciato il fronte quasi totalmente scoperto. La mancata avanzata fulminea comportò la perdita del vantaggio, permettendo ai sudcoreani di creare dei perimetri difensivi per rallentare i nordcoreani e mantenere al sicuro Taegu (che diventerà nel giro di pochi giorni la capitale provvisoria del paese, dopo la caduta di Seul e di Suwŏn, prima capitale provvisoria), e Pusan.
Il 28 giugno 1950, di mattina, il 23° Reggimento di Fanteria della 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana venne caricato su treno a Pusan e mandato a P’ohang, passando per Taegu. A causa della disperata situazione in cui versavano le forze della Repubblica di Corea in quei giorni, durante i movimenti, il 23° Reggimento di Fanteria dovette cedere una Compagnia Anticarro e due compagnie armi pesanti al 22° Reggimento di Fanteria sudcoreano (della medesima divisione) che era stato inviato d'urgenza nell'area di Seul. Il reggimento arrivò nella città costiera di P’ohang il 29 giugno alle 10:00 di mattina ed iniziò l’avanzata verso Chinju. Il 28 giugno erano stati assegnati al reggimento il 1° Battaglione Indipendente e un’unità della consistenza di un battaglione della scuola militare di Yŏngdŭngp’o che rimasero a P’ohang come riserva del reggimento (12).
Il comandante del 23° Reggimento di Fanteria sudcoreano, Tenente Colonnello Kim Chong-wŏn non aveva un'idea chiara delle posizioni e delle forze nordcoreane ma ordinò comunque un'avanzata verso Ulchin al 1° Battaglione, al 2° Battaglione ordinò di muovere su Ŭpnam e al 3° Battaglione di avanzare nell’area di Susan. Il 1° Battaglione, partito prima da P'ohang avrebbe dovuto raggiungere Ulchin alle 17:00 del 29 giugno, mentre gli altri due battaglioni e il quartier generale del reggimento (piazzatosi a Noŭm) avrebbero dovuto raggiungere le loro posizioni alle 20:00.
Le prime ricognizioni condotte dalla 1ª Compagnia del 1° Battaglione sudcoreano nel pomeriggio però rivelarono la presenza di forze nordcoreane già infiltrate nell’area di Ulchin. Una più attenta ricognizione portò allo scontro con una pattuglia di 12 nordcoreani. Nell’acceso scontro che ne seguì, due nordcoreani rimasero uccisi e uno catturato. Dalle informazioni rivelate dal prigioniero si potè stimare la forza nordcoreana a circa 250 soldati del 776° Reggimento di Fanteria Indipendente, con il compito di mantenere il controllo del territorio in attesa dell’arrivo delle forze principali della 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana.
Di fronte a tale situazione, il comando reggimentale sudcoreano rinunciò a un attacco immediato ad Ulchin, e adottò una postura più prudente, concentrandosi sulla raccolta di informazioni e sulla ridistribuzione difensiva, posizionando il 1° Battaglione a Ŭpnam, il 2° Battaglione a Susan ed il 3° Battaglione, con il comando di reggimento, a Noŭm.
Pur pianificando successivamente un’azione offensiva per la riconquista di Ulchin, il comandante di reggimento sottovalutò sia le difficoltà del terreno, aggravate dalle condizioni meteorologiche, sia la reale consistenza delle forze nordcoreane. Quando la pressione del 10° Reggimento di Fanteria della 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana aumentò, sostenuta da un intenso fuoco d’artiglieria e dall’impiego di semoventi d’artiglieria SU-76M, il reggimento fu costretto a ripiegare progressivamente a sud del fiume Wangp’i-ch’ŏn.
La ritirata, completata entro il 2 luglio, comportò l’abbandono di posizioni senza combattimento decisivo e la concentrazione dei tre battaglioni del 23° Reggimento di Fanteria sudcoreano a Kisŏng-ri e P’yŏnghae, dove il reggimento procedette alla riorganizzazione delle proprie forze. Tale decisione fu determinata dal deterioramento del morale e dalla mancanza di contatti con le unità sudcoreane nell’area.
Nonostante la debole resistenza offerta dai sudcoreani, il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente fu incapace di sfruttare l’iniziativa, e avanzò solamente nelle città di Yŏngyang (150 km a sud del 38° Parallelo) e Ch’ŏngsong (180 km a sud del 38° Parallelo), attendendo l’arrivo della 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana per avanzare sulla città di P’yŏnghae con più uomini. Il 10 luglio, il reggimento fu impiegato nuovamente per compiti di infiltrazione, diviso in piccoli gruppi avanzò, senza farsi individuare dalle forze sudcoreane verso P'yŏnghae raggiungendo la città costiera a soli 35 km da Yŏngdŏk il 13 luglio e occupandola dalle scarse forze sudcoreane ancora presenti.
Fu in questo periodo che la situazione cambiò drasticamente per le forze nordcoreane. La città di P'yŏnghae era a meno di 80 km dalla più grande città di P’ohang, da quale affluivano rifornimenti e truppe statunitensi in arrivo dalle basi giapponesi del Far East Command (Comando dell’Estremo Oriente). Per le forze delle Nazioni Unite, mantenere la città di P’ohang al sicuro dagli attacchi nordcoreani era imperativo per poter fermare l’avanzata dell’Esercito Popolare Coreano. Dal 9 luglio 1950 la 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana, rinforzata da vari reparti improvvisati e unità ritiratesi da altri fronti, ebbe la possibilità di disporre di un contatto radio diretto con le navi della US Navy statunitense e della Royal Navy britannica a largo della costa orientale. Questo permise alle forze sudcoreane di disporre del fuoco navale di supporto in qualsiasi ora della giornata ce ne fosse bisogno. Gli attacchi aerei delle forze aeree statunitensi e australiane intervenute in supporto delle forze sudcoreane aggravò ulteriormente la situazione alle forze nordcoreane al fronte, mentre le campagne di bombardamento aeree svolte dall’aeronautica statunitense in Corea del Nord fiaccarono le linee di rifornimento.
Fu proprio ai primi di Luglio 1950 che le forze statunitensi entrarono effettivamente in guerra, dapprima con la Task Force Smith ad Osan il 5 luglio 1950, e poi con intere divisioni di fanteria e cavalleria che operavano nella parte occidentale della penisola da metà Luglio. Benché i risultati dei primi scontri con le forze statunitensi furono vittoriosi per i nordcoreani, le azioni di ritardo statunitensi ebbero successo, e a costo di pesanti perdite, riuscirono a far pagare un alto prezzo in uomini, mezzi e munizioni ai nordcoreani per ogni battaglia vinta. Gli statunitensi furono solo la prima delle diverse nazioni delle Nazioni Unite che entrarono in guerra a fianco della Repubblica di Corea contro le forze nordcoreane.
Le forze nordcoreane sulla costa orientale subirono una severa battuta d’arresto, soprattutto se confrontate ad altre unità che parteciparono all’offensiva in Corea del Sud in altri settori.
La 5ª Divisione di Fanteria, il 945° Reggimento Indipendente di Fanteria di Marina e altri reparti nordcoreani soffrirono particolarmente per il supporto aeronavale dell’avversario, ed erano anche afflitti dalla mancanza di razioni e munizioni che abbassarono progressivamente il morale. Anche il terreno impervio era un ostacolo, non permettendo grandi manovre avvolgenti, spesso impiegate negli scontri precedenti dalle forze nordcoreane. Per quanto riguarda il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente, invece, la situazione fu generalmente diversa, grazie all’addestramento e all’indottrinamento, si evince dagli interrogatori ai prigionieri, che a Luglio il morale era ancora molto alto, nonostante le perdite subite, principalmente per il tiro dell’artiglieria navale.
Il reggimento continuava ad operare come unità d’infiltrazione, divisa in piccoli nuclei e inviando spesso pattuglie rinforzate a molestare le linee sudcoreane. La scarsità di cibo e munizioni non fu un problema grazie allo speciale addestramento impartito a questi soldati nordcoreani, le loro capacità di sopravvivenza anche se completamente isolati dalle linee alleate, vennero dimostrate con vari attacchi alle retrovie delle Nazioni Unite, anche a diverse decine di chilometri dietro le linee di difesa sudcoreane. Questi attacchi, mirati alle colonne di rifornimento inviate da P’hoang verso nord, avevano il duplice scopo di indebolire le forze sudcoreane, ma anche quello di procurarsi cibo e armi catturate con cui continuare la guerriglia. Spesso questi attacchi erano coordinati con guerriglieri sudcoreani del posto che conoscendo il terreno, rendevano più facile gli spostamenti e le imboscate.
Entro il 17 luglio, la 5ª Divisione di Fanteria e il 766° Reggimento nordcoreano, rinforzati da elementi della 12ª Divisione di Fanteria (13), nonostante le perdite, riuscirono ad occupare Yŏngdŏk costringendo il 23° Reggimento di Fanteria sudcoreano a ripiegare.
Il settore di Yŏngdŏk costituiva una posizione difensiva di primaria importanza per la protezione di P’ohang, poiché il tratto di circa 45 km che conduceva alla città offriva condizioni favorevoli a una difesa ritardatrice grazie al terreno. In particolare, il corso del fiume Osipch’ŏn e il ponte di Kanggu rappresentavano punti chiave per ostacolare l’avanzata nemica, mentre la conformazione del terreno tra Yŏngdŏk e Kanggu permetteva una difesa concentrata. Per tali ragioni, il comandante dell’8ª Armata statunitense, Walton Walker, al comando del settore operativo, ordinò di mantenere la linea costiera. La 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana, ora al comando del generale di Brigata Yi Chun-sik, organizzò la difesa disponendo il 23º Reggimento di Fanteria sulla linea T’aebudong-Chwagoktong e concentrando le posizioni principali su Quota 181 e Quota 207, mentre il 1° Battaglione Indipendente proteggeva il fianco presso la Quota 208.
Tra il 24 e il 26 luglio, la 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana condusse ripetuti attacchi, inizialmente accerchiando con forze di livello compagnia la Quota 181 e esercitando una forte pressione su Quota 207 con elementi fino al livello di battaglione, costringendo temporaneamente le unità sudcoreane a ripiegare. Tuttavia, i contrattacchi sudcoreani, sostenuti da intensi bombardamenti navali e aerei statunitensi, consentirono la riconquista delle posizioni perdute. Il 26 luglio, il 22° e il 23° Reggimento di Fanteria sudcoreani lanciarono un’offensiva coordinata: la Quota 181 fu riconquistata dopo duri combattimenti e respinti contrattacchi notturni nordcoreani, mentre la Quota 207 cadde rapidamente grazie a manovre di aggiramento che costrinsero le forze nemiche a ritirarsi verso Yŏngdŏk. I successivi tentativi nordcoreani di contrattacco, sostenuti da artiglieria e i pochi cannoni semoventi SU-76M superstiti, rimasero limitati e non riuscirono a sfondare le linee difensive, probabilmente perché finalizzati soprattutto a contenere le forze sudcoreane su Quota 207 mentre lo sforzo principale si concentrava su Quota 181. Entro il 27 luglio, la 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana consolidò il controllo della linea lungo le Quote 181 e 207, assicurando sia la tenuta della linea costiera sia una base per future operazioni offensive. Le forze nordcoreane, in particolare la 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana, avevano subito perdite molto elevate, stimate intorno al 40% degli effettivi a causa del fuoco navale e aereo, e furono progressivamente costrette a ripiegare verso nord dopo il fallimento dei contrattacchi. Parallelamente, il comando del II Corpo d’Armata nordcoreano, guidato da Kim Mu-jŏng, ordinò alla 12ª Divisione di Fanteria di attaccare P’ohang, ma senza risultati decisivi. Gli scontri nel settore Yŏngdŏk-Kanggu furono particolarmente cruenti, con la città di Yŏngdŏk e le posizioni difensive, catturate e liberate più volte dalle forze nordcoreane in quei giorni. Le azioni della 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana ritardarono l’avanzata nordcoreana e vennero terminate solamente il 9 Agosto, quando fu ordinata la ritirata oltre il fiume Osipch’ŏn.
In alto/a sinistra: Mappa della Battaglia di Yŏngdŏk, benché scritta in coreano e Hanja, gli spostamenti delle unità, e le unità stesse sono riconoscibili. Nella mappa il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente non è presente, ma la sua manovra d’infiltrazione e aggiramento (da ovest) è comunque riportata, benché attribuita alla 5ª Divisione di Fanteria, secondo questa mappa. (Foto: namu.wiki.com)
In basso/a destra: Una batteria di mortai da 82 mm 82-BM-37 delle forze nordcoreane apre il fuoco sulle posizioni sudcoreane nelle prime fasi della Guerra di Corea. (Foto: blog.naver.com)
Battaglia di Andong
Nella Battaglia del Perimetro di Pusan, nota in coreano come: “Linea Difensiva del Fiume Naktong”, mantenuta con estrema difficoltà dalle forze sudcoreane e delle Nazioni Unite a partire dall’agosto 1950, il settore compreso tra Namji e Yŏngdŏk, esteso per circa 160 km in lunghezza e 80 km in profondità, presentava caratteristiche favorevoli sia alla difesa esterna sia alle operazioni su linee interne, grazie alla presenza di corsi d’acqua, alture e a una rete viaria sviluppata; lo stesso fiume Naktong (a sud ovest) costituiva un rilevante ostacolo naturale.
In tale contesto, l’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana si oppose all’avanzata della 12ª Divisione di Fanteria nordcoreana diretta a conquistare Andong per liberarsi la via verso P’ohang, mentre il comando nordcoreano dispose l’impiego della 8ª Divisione di Fanteria nordcoreana lungo l’asse Yech’ŏn, con l’obiettivo di avanzare verso sud, e ordinò alla 12ª Divisione di Fanteria di impegnare frontalmente le forze sudcoreane ad Andong.
Simultaneamente, elementi della 5ª Divisione di Fanteria e del 776° Reggimento di Fanteria Indipendente furono incaricati di aggirare Andong per colpire le retrovie sudcoreane. In risposta, le forze sudcoreane schierarono il 18º Reggimento di Fanteria sudcoreano a Yech’ŏn per contrastare la 8ª Divisione di Fanteria nordcoreana, mentre unità dell’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana e il 1º Reggimento di Fanteria della Divisione della Capitale furono disposti a nord di Andong. Elementi di alcuni reggimenti sudcoreani che avevano operato, prima della guerra, in operazioni anti-guerriglia furono impiegati in alcune azioni contro gli infiltrati nordcoreani ed i guerriglieri locali, con scarsi risultati.
Il 30 luglio, dopo la conquista di Yech’ŏn da parte dell’8ª Divisione di Fanteria nordcoreana, le forze nordcoreane organizzarono un attacco coordinato su più direttrici: la 12ª Divisione di Fanteria e parte della 8ª Divisione di Fanteria nordcoreana impegnarono frontalmente il 21º Reggimento di Fanteria sudcoreano, mentre altre unità penetrarono tra il 10º Reggimento di Fanteria dell’8ª Divisione di Fanteria e il 1º Reggimento di Fanteria della Divisione della Capitale sudcoreana.
Contemporaneamente, lungo l’asse Yean aggirando il fianco orientale, arrivarono i reparti del 766° Reggimento, che attaccarono a sorpresa, da più direzioni, 16º Reggimento di Fanteria sudcoreano, determinando un accerchiamento su tre lati. La rottura del fronte del 16º Reggimento di Fanteria costrinse l’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana a ripiegare verso l’area di T’okye e T’ŏtgol. Il giorno seguente, il 31 Luglio, i nordcoreani intensificarono l’offensiva impiegando unità corazzate con T-34-85 provenienti dal 203° Reggimento Corazzato della 105ª Divisione Corazzata "Seul" (14) contro il 21º Reggimento di Fanteria sudcoreano, che fu inizialmente costretto a ritirarsi verso Okdal, ma riuscì a contrattaccare e a recuperare le posizioni grazie al supporto dei bombardamenti dell’aviazione statunitense, che disorganizzarono le forze avversarie e distrussero sei carri armati nemici. Nello stesso tempo, fu deciso il ripiegamento generale verso la linea sul fiume Naktong, ma la trasmissione tardiva e inefficiente degli ordini, affidata a ufficiali di collegamento anziché a comunicazioni dirette (inaffidabili grazie ai sabotaggi nordcoreani), provocò gravi ritardi e disorganizzazione, tanto che alcune unità non ricevettero affatto l’ordine di ritirata. Di nuovo, il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente ebbe successo nell’ostacolare la difesa sudcoreana ad Andong colpendo le retrovie, infiltrandosi nella città in piccoli gruppi, ostacolando l’arrivo di rinforzi, munizioni e impedendo la ritirata su certe direttrici.
Il 1º agosto, mentre l’8ª Divisione di Fanteria sudcoreana iniziava il ripiegamento, il 1º Reggimento di Fanteria della Divisione della Capitale sudcoreana, incaricato della copertura, fu schierato circa 2 km a nord di Andong, ma non riuscì a contenere l’attacco nordcoreano avviato alle 4:00 del mattino; la linea difensiva fu quindi infranta e le truppe si ritirarono disordinatamente all’interno della città. In una situazione di enorme confusione sulla reale posizione e forza delle truppe nordcoreane. Confusione generata principalmente dall’infiltrazione dei soldati del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente che attaccarono nelle retrovie e asserragliati negli edifici di Andong. Nell’impossibilità di attendere ulteriormente il completamento del ripiegamento, le truppe sudcoreane fecero esplodere intorno alle 7:00 del mattino i ponti stradale e ferroviario di Andong nel tentativo di impedire il passaggio del nemico. Tale decisione comportò però la perdita delle vie di ritirata per numerosi reparti sudcoreani e profughi, i quali furono costretti a tentare l’attraversamento del fiume Naktong, subendo gravi perdite per annegamento a causa della forte corrente. Anche le forze nordcoreane subirono tuttavia perdite significative, tra cui la morte, il 30 luglio, del comandante della 12ª Divisione di Fanteria, maggior generale Ch’oe Chun-guk a causa del tiro dell’artiglieria navale statunitense. Nonostante questo, il nuovo comandante, il maggior generale Ch’oe In riuscì a occupare Andong e, in riconoscimento di tale risultato, fu conferito alla divisione il titolo onorifico di "Andong" da Kim Il-sung in persona, diventando la 12ª Divisione di Fanteria "Andong".
In alto/a sinistra: Mappa della Battaglia di Andong tra il 29 luglio ed il 1° agosto 1950. (Foto: blog.naver.com)
In basso/a destra: Rifornimenti nordcoreani, abbelliti dalla macchina della propaganda con bandiere e striscioni, avanzano trainati da carretti, verso la parte meridionale della penisola coreana. (Foto: News1)
Offensiva su P’ohang
Come visto in precedenza, l’area di Yŏngdŏk-Kanggu venne sgomberata definitivamente dalla 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana solamente il 9 agosto 1950 dopo aver dissanguato per circa una settimana la 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana e parte del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente.
Quella notte, il 766° Reggimento venne diviso in piccoli gruppi e avanzò, senza essere ingaggiato dalle truppe sudcoreane, arrivando alla periferia nord-ovest di P’ohang nella notte del 10 agosto con una forza stimata di 300 uomini.
I commandos, penetrarono in città seminando il panico tra la popolazione civile e nelle poche forze ausiliarie e unità logistiche sudcoreane.
Reparti ausiliari di marina, dell'aeronautica, dell'esercito e la polizia sudcoreana organizzarono una difesa improvvisata. Nella scuola elementare femminile di P’ohang, una compagnia di 71 studenti volontari, sostenne per circa 11 ore un combattimento disperato contro il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente fino alle 12:00, quando dovettero desistere per carenza di munizioni (15).
Una serie di attacchi aeronavali lanciato su ordine del generale Walton Walker costrinsero le forze nordcoreane del reggimento d'infiltrazione a indietreggiare e ad attendere le forze della 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana che intanto aveva aggirato parte della 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana e si stava spingendo a sud. Solamente durante la notte le forze nordcoreane si infiltrarono in città.
Nello stesso periodo, dopo aver tentato di bloccare la rotta di rifornimento P’ohang-Taegu ed essere stata respinta dalle forze sudcoreane, la 12ª Divisione di Fanteria ‘Andong', ormai ridotta a poche migliaia di uomini, si spostò a sud-est infiltrandosi nell'area ovest di P’ohang.
Le forze sudcoreane non avevano previsto questo spostamento, giudicando le azioni in quell'area montagnosa e boschiva impossibili ad una divisione, non avevano previsto questo spostamento di fronte e vennero colte impreparate. Al contempo, la 5ª Divisione di Fanteria nordcoreana, fortemente colpita negli scontri precedenti, venne rinforzata da reclute provenienti dal nord, da 2.000 coscritti sudcoreani (16), e probabilmente dal 945° Reggimento Indipendente Fanteria di Marina che non venne più citato dalle fonti e fu probabilmente assorbito dalla divisione di fanteria.
Le forze delle Nazioni Unite, invece crearono la Task Force P’ohang formata dai 17°, 25° e 26° reggimenti di fanteria sudcoreani, dal 1° Battaglione Anti-Guerriglia e un battaglione di marines sudcoreani e da una batteria del 18ᵗʰ Field Artillery Battalion (18° Battaglione d'Artiglieria da Campagna) statunitense. L'obiettivo della Task Force P'ohang era quello di contrattaccare e ricacciare le forze nordcoreane dall'area montagnosa a ovest di P’ohang, dove si stavano radunando le forze della 12ª Divisione di Fanteria "Andong".
Venne anche formata la Task Force Bradley formata dall’8ᵗʰ Infantry Regiment (8° Reggimento di Fanteria) e altri reparti della 2ⁿᵈInfantry Division (2ª Divisione di Fanteria) statunitense. La Task Force Bradley, al comando del Generale di Brigata Joseph S. Bradley, vicecomandante della 2ⁿᵈInfantry Division, formato nell'aeroporto di Yonil ebbe l'ordine di liberare P’ohang dalle infiltrazioni del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente. A partire dall’12 Agosto, tali forze lanciarono contrattacchi coordinati, mentre l’aviazione statunitense e l’artiglieria navale colpivano sistematicamente le posizioni nordcoreane. I combattimenti si estesero all’area di An’gang e alle alture circostanti P’ohang, dove la 12ª Divisione di Fanteria ‘Andong’ nordcoreana operava nelle vallate a ovest, mentre la 5ª Divisione di Fanteria e il 766º Reggimento di Fanteria Indipendente combattevano all’interno e nei dintorni della città. Nonostante iniziali successi e la temporanea occupazione di P’ohang, le forze nordcoreane non riuscirono a consolidare il controllo, anche a causa della crescente pressione nemica e della distruzione delle loro linee di rifornimento aggravatesi sensibilmente a causa della loro lunghezza e i continui attacchi aerei e bombardamenti (17).
Entro la metà di Agosto, la situazione logistica delle unità nordcoreane era divenuta critica: le linee di approvvigionamento erano collassate e le truppe soffrivano di grave carenza di viveri, munizioni e rinforzi. Sottoposte a continui attacchi aerei e bombardamenti navali, le unità nordcoreane subirono perdite ingenti; il 766º Reggimento fu ridotto a circa 1.500 uomini, mentre la 5ª Divisione di Fanteria e la 12ª Divisione di Fanteria scesero a una forza analoga entrambe totalizzando 4.500 soldati. Il 15 agosto le forze delle Nazioni Unite lanciarono una controffensiva generale che, dopo giorni di combattimenti intensi e sanguinosi, portò entro il 17 agosto alla rottura delle posizioni nordcoreane nel corridoio di Kyŏngju e nell’area di An’gang, eliminando la minaccia immediata alle linee di rifornimento verso Taegu. Le fonti sudcoreane stimano l’uccisione di 15.000 soldati nemici (numero ovviamente esagerato) e 3.722 prigionieri nordcoreani contro 2.301 morti, 4.040 dispersi e 5.908 feriti sudcoreani. Sconosciute ma di certo limitate, le perdite statunitensi.
A questo punto, ridotto a meno della metà delle forze originali, il 766º Reggimento di Fanteria Indipendente si ritirò nell’area del Monte Pihaksan, a circa 10 km a nord di Kigye. In quest’area, il 19 agosto, i superstiti del 766º Reggimento vennero inseriti nell’organico della 12ª Divisione di Fanteria 'Andong' nordcoreana, come precedentemente fatto con il 945° Reggimento Indipendente Fanti di Marina e la 5ª Divisione di Fanteria.
Con lo Sbarco ad Inch'ŏn dell’X Corps (10° Corpo) dei Marines il 15 settembre 1950, il fronte dell’Esercito Popolare Coreano intorno al Perimetro di Pusan ricevette l’ordine di ritirata. Il 16 settembre, nel settore del I Corpo d’Armata sudcoreano, elementi della Divisione della Capitale sudcoreana avanzarono combattendo strada per strada ad An’gang. Il giorno successivo, nel settore del II Corpo d’Armata sudcoreano, un battaglione della 7ª Divisione di Fanteria sudcoreana, avanzando da ovest, si congiunse con elementi della Divisione della Capitale, colmando così una breccia esistente da settimane tra il I e il II Corpo d’Armata sudcoreani. Nel corso della ritirata verso le regioni montuose settentrionali, la 12ª Divisione di Fanteria nordcoreana condusse una serie di tenaci azioni ritardatrici contro la Divisione della Capitale nei pressi di Kigye, ofe si era sciolto il 766° Reggimento. La località di Kigye tornò sotto il controllo sudcoreano il 22 settembre 1950.
Dopo questi scontri, la 12ª Divisione di Fanteria "Andong" nordcoreana si ritirò oltre il 38° Parallelo e sciolta per formare nuove unità di fanteria con i superstiti.
In alto/a sinistra: Movimenti nelle prime fasi della Battaglia di P’ohang in una mappa del Center of Military History, United States Army. (Foto: Center of Military History)
In basso/a destra: La scuola elementare femminile di P’ohang, come si presentava nel settembre 1950, dopo i bombardamenti statunitensi sulla città. (Foto: P’ohang City Archive)
Conclusioni
Il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente rappresenta uno dei reparti più peculiari e spesso fraintesi dell’Esercito Popolare Coreano durante le prime fasi della Guerra di Corea. Nato come unità specializzata in infiltrazione, sabotaggio e guerriglia, il reggimento fu concepito per operare in profondità oltre le linee nemiche, fungendo da avanguardia leggera e forza di disturbo strategico in supporto all’offensiva principale nordcoreana.
Nonostante l’addestramento rigoroso ricevuto presso la 3ª Accademia Militare di Hoeryŏng, l’impiego di veterani della Guerra civile cinese e una struttura organizzativa ispirata ai reggimenti indipendenti sovietici, il reparto non riuscì a raggiungere gli obiettivi strategici più ambiziosi che gli erano stati assegnati: interrompere le linee di comunicazione tra Taegu e Pusan e creare un collasso delle retrovie sudcoreane. Le operazioni anfibie iniziali, gli sbarchi sulla costa orientale e le successive azioni di infiltrazione nei monti T’aebaek dimostrarono la capacità del reggimento di operare in piccoli nuclei con grande autonomia, ma furono ostacolate da fattori decisivi: il terreno impervio, la lentezza dell’avanzata delle divisioni regolari di supporto, la superiorità aeronavale delle forze delle Nazioni Unite e la crescente carenza di rifornimenti.
Il mito del “battaglione anfibio affondato” al largo di Tsushima e l’erronea attribuzione di una vocazione anfibia al reparto testimoniano come, fin dai primi mesi di guerra, la storia del 766° Reggimento sia stata vittima di semplificazioni, errori di traduzione e propaganda, sia sudcoreana che occidentale. In realtà, il suo contributo fu quello tipico di una forza di guerriglia d’élite: seminare disordine, ritardare l’organizzazione difensiva avversaria e costringere il comando sudcoreano a disperdere risorse preziose in operazioni di controguerriglia.
Note
1 - In tutto l'articolo, per le parole coreane dell'alfabeto hangŭl, l'autore utilizzerà il sistema di romanizzazione McCune-Reischauer, uno dei due sistemi più utilizzati di traslitterazione del coreano, insieme alla latinizzazione riveduta. Per quanto meno comune, questo sistema di romanizzazione risulta più corretto nelle pronunce.
2 - I primi leader della Corea del Nord erano stati guerriglieri anti-giapponesi ed erano perciò riluttanti nei confronti dei collaborazionisti. Solamente in pochissimi casi documentati, i collaborazionisti furono tollerati o reintegrati nei ranghi delle forze nordcoreane.
3 - Alla vigilia della Guerra di Corea, l’Aeronautica Popolare Coreana disponeva di 79 Yak-9, 93 Il-10 e 67 velivoli da addestramento, collegamento e trasporto. La Marina, invece, poteva contare su tre squadroni navali con quattro cacciasommergibili leggeri, cinque motosiluranti, cinque dragamine e un quarto squadrone con alcune cannoniere e pescherecci armati.
4 - Benché il numero totale di soldati stimato rimanga invariato, secondo altre fonti, i soldati coreani che avevano combattuto in Cina erano stati assegnati alle 164ª e 166° Divisione di Fanteria.
5 - Durante le primissime fasi della Guerra di Corea parte del 766° Reggimento di Fanteria Indipendente sbarcò da navi lungo la costa est della penisola. Fonti occidentali riportano l’errata conclusione che il reparto avesse quindi vocazione anfibia.
6 - La fonte originale fa distinzione, usando il sistema metrico decimale (76 mm) per l'arma sovietica e il sistema anglofono (3-inch) per l'arma statunitense, scelta fatta per evitare confusione. L'autore del presente articolo ha mantenuto invariata la scelta letteraria.
7 - Nel libro di Donald W. Boose Junior, questa narrazione viene riportata essere una citazione dell’US Army, 8206ᵗʰ Army Unit, Amphibious Training Center, Unit History, ATC History, pp. 17-18.
8 - Questa storia ha purtroppo portato a numerose altre storie “irrealistiche”, tra cui una ricostruzione, difficilmente sostenibile alla luce delle evidenze operative, nella quale il 3° Battaglione del 766° Reggimento sarebbe stato distaccato e inviato in missione per infiltrarsi fino a Pusan. In tale versione, esso, affiancato da ulteriori elementi di supporto, avrebbe costituito una formazione di circa 600 uomini denominata 588° Battaglione o "Unità 588".A questa unità sarebbe stato assegnato il compito, francamente irrealistico, di compiere un’incursione contro il porto di Pusan, distruggendo infrastrutture vitali al fine di impedire lo sbarco delle forze delle Nazioni Unite.
9 - Gli scontri di confine tra le due coree, e lo scambio reciproco dell’artiglieria contro villaggi o linee difensive era comune durante gli anni che vanno dal 1948 al 1950, questo iniziale attacco fu quindi male interpretato dalle forze sudcoreane di stanza a Kangnŭng.
10 - Delle altre divisioni sudcoreane, la 6ª Divisione di Fanteria riuscì a ritirarsi con parte dei suoi obici, le altre divisioni persero ogni obice e cannone nei primissimi giorni di guerra.
11 - Più probabilmente cannoni anticarro da 45 mm M1942 assegnati al 766° Reggimento di Fanteria Indipendente.
12 - Il 1° Battaglione del 23° Reggimento partì verso Chinju da P’ohang appena arrivato, mentre il 2° e 3° Battaglione seguirono nel pomeriggio, verso le 15:00. La decisione di lasciare la riserva reggimentale a P’ohang fu suggerita dal Tenente Colonnello Rollines S. Emmerich, advisor della 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana.
13 - La divisione era originariamente designata 7ª Divisione di Fanteria, tuttavia, poiché la sua avanzata nella contea di Hongch’ŏn subì ritardi, il suo comandante, il Mag. Gen. Chŏn U, fu destituito. In sua sostituzione fu nominato il mag. gen. Ch’oe Ch’ung-guk, e la 7ª Divisione fu ridenominata 12ª Divisione di Fanteria.
14 - Come si vedrà di nuovo a breve, Kim Il-sung intervenì in più occasioni in maniera ufficiale, per premiare le sue unità che più si distinsero in battaglia. Dopo aver conquistato la città di Seul, la 3ª Divisione di Fanteria e la 4ª Divisione di Fanteria nordcoreane ricevettero il soprannome ufficiale di 'Seul', insieme alla 105ª Brigata Corazzata, che fu anche elevata al rango di divisione, pur mantenendo invariato l’organico.
15 - La storia è stata resa famosa dal film sudcoreano 71: Into the Fire, che narra appunto, le vicende delle 71 studenti.
16 - Si trattava in massima parte di civili sudcoreani disoccupati tra i 18 ed i 40 anni arruolati sotto coercizione, anche se non mancarono volontari. I civili, privi di addestramento e male armati, venivano principalmente impiegati in compiti di seconda linea e logistici, ma non mancarono azioni offensive con scarsissimi risultati.
17 - Mentre i sudcoreani hanno prodotto un film sulla compagnia di studenti volontari, la propaganda della Corea del Nord ha glorificato otto soldati nordcoreani che a quanto pare, con una mitragliatrice Maxim, rallentarono le forze delle Nazioni Unite per diverse ore, permettendo ai compagni di ritirarsi.
Fonti
Bibliografia
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Sitografia
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- https://www.yna.co.kr/view/AKR20111004172100062
- Identificazione dello scontro tra RoKS Paektusan e Plastun in https://forums.airbase.ru/2021/11/t50920_88--kholodnaya-vojna.html
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