Formazioni militari della R.S.I. a Novi Ligure 1943 - 1945

Pierfranco Malfettani

In memoria del fraterno amico Francesco Girolamo Tuo (1956-2022)

All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 in diverse località del Centro e Nord Italia si costituirono i primi embrioni di quelle che sarebbero diventate le Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana (1). Dopo il caos dovuto agli eventi, le spoliazioni e le deportazioni operate dai tedeschi e con il ritorno pubblico di Mussolini, si diede mano ad una, sia pur contrastata, ricostituzione delle FF.AA., affidata al ministro della Difesa nazionale, maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani. Questa ricostituzione prese corpo tra le istanze di chi voleva un esercito di soli volontari e di chi, come lo stesso Mussolini, intendeva dare a questa compagine un’impronta tradizionale basata sulla leva. Si provvide – sempre sotto l’occhio vigile e diffidente dei tedeschi – alla riorganizzazione dei Distretti, dei Comandi militari regionali e provinciali (al posto dei Comandi di Difesa Territoriale del Regio Esercito), di magazzini e depositi, nonché delle scuole militari; si tentò, non sempre con successo, di dare una nuova veste all’Esercito repubblicano, per distaccarsi maggiormente dalle tradizioni e dalla mentalità sabauda, ancora prevalente nell’intimo del corpo ufficiali e nei quadri sottufficiali di carriera. In omaggio a questa tendenza fu adottato il vessillo tricolore con al centro l’aquila repubblicana, al posto dello scudo di Savoia; si introdussero i “gladi romani” invece delle consuete “stellette” portate al bavero delle uniformi; si ridisegnarono le divise, tentando di eliminare le scomode fasce mollettiere e le goffe giubbe di lanital in favore di pantaloni a sbuffo e giacche a vento; fu generalizzato l’uso di capi mimetici e di copricapi come il basco, al posto della bustina; si ricorse al realistico ed efficace addestramento da parte di militari tedeschi; ecc. Per la zona ligure-piemontese fu creato il 210° Comando Militare Regionale, che ebbe prima sede a Genova e in seguito ad Alessandria (2), e dal quale dipendevano i Comandi Militari Provinciali 3° (Asti), 4° (Alessandria), 8° (Piacenza), 9° (Genova), 10° (La Spezia), 11° (Savona), 12° (Imperia), i relativi Depositi Misti Provinciali, recanti il medesimo numero e la medesima sede, e i Distretti Militari 1° (Alessandria), 2° (Piacenza), 16° (Genova), 71° (Savona), 74° (Tortona), 85° (Casale). Nel territorio di competenza del 210° C.M.R. si trovava una serie di reparti territoriali e di servizi che furono sovente ridimensionati o soppressi. L’Esercito Nazionale Repubblicano (E.N.R.) fu costituito in buona parte da ufficiali, graduati e militari di truppa volontari, ma anche da percentuali di richiamati e da giovani soggetti alla leva militare; fu tra queste ultime due categorie – oltre a quella dei soldati già prigionieri dei tedeschi l’8 settembre e rimpatriati per adesione – che maggiormente si verificarono diserzioni e il passaggio alle formazioni partigiane. È infatti ampiamente dimostrato che l’esercito della R.S.I. fu afflitto da renitenze e allontanamenti, pesanti ingerenze tedesche, pressione psicologica del nemico, incomprensioni da parte degli ambienti fascisti più intransigenti, ostilità da parte delle popolazioni, oltre, naturalmente, ad essere fortemente condizionato dall’andamento negativo delle sorti dell’Asse. Le Forze Armate repubblicane incorporarono comunque la ragguardevole cifra di oltre 500 mila uomini suddivisi tra Esercito, Marina, Aeronautica e le formazioni “di partito”; tra le prime sono maggiormente note le 4 divisioni dell’esercito addestrate in Germania (Monte Rosa, San Marco, Littorio e Italia) e la X Flottiglia M.A.S., composta da marinai volontari al comando della medaglia d’oro al Valor Militare Junio Valerio Borghese, mentre tra le seconde vi furono la Guardia Nazionale Repubblicana (G.N.R.) e le Brigate Nere, che per semplificazione si possono definire formazioni “in camicia nera”, in quanto raccolsero gli elementi della disciolta Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (M.V.S.N.) e i nuovi volontari del Partito Fascista Repubblicano (P.F.R.). Per completezza vanno ricordate anche le donne del Servizio Ausiliario Femminile (S.A.F.) e altri reparti minori, come la Legione “Ettore Muti”, la Legione “Tagliamento” o i giovanissimi delle Fiamme Bianche. Attraverso la documentazione consultata si può sommariamente enumerare la composizione e la consistenza delle forze armate repubblicane di stanza a Novi Ligure nel periodo settembre 1943 – aprile 1945. In città funzionarono anche alcune aliquote militari della Croce Rossa Italiana, dell’U.N.P.A., del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, della Polizia Repubblicana, ecc. la cui storia non è qui trattata.

 

In alto: Alpini della Divisione “Monte Rosa” ricevono omaggi da parte di un’ausiliaria del Servizio Ausiliario Femminile. (Foto collezione Malfettani)


Comando Armata Liguria

Il Comando dell’Armata Liguria, la più importante delle Grandi Unità messe in campo dalla R.S.I., ebbe sede a Novi Ligure, nella villa Lomellina del conte Edilio Raggio per il breve periodo che va dal 2 agosto al settembre 1944. L’Armata italo-tedesca, posta al comando del maresciallo d’Italia Rodolfo Graziani (dal 31 luglio 1944 al 2 maggio 1945) e dal tenente colonnello di Stato Maggiore Giovanni Biffoli (deceduto a Lecco il 27/4/1945) con funzioni di capo di Stato Maggiore dell’Armata. L’ Armata ebbe competenza territoriale dal confine svizzero sino ad Albenga; altri capi di Stato Maggiore dell’Armata Liguria furono i generali tedeschi Walter Nagel (dal 31 luglio 1944 al 20 aprile 1945) e Max-Josef Pemsel (dal 20 al 27 aprile 1945). Dall’Armata Liguria dipendevano il LXXV Corpo d’Armata, il Corpo d’ArmataLombardia” e il LI Corpo d’Armata. Tutti i documenti consultati e i testi pubblicati nel dopoguerra da alcuni protagonisti localizzano Villa Lomellina del conte Raggio nel territorio di Novi Ligure, anche se oggigiorno l’elegante complesso è situato in quello di Gavi. L’ errore potrebbe verosimilmente risiedere nel fatto che per raggiungere il sito in questione fosse più semplice partire da Novi, più facilmente collegata alle arterie del bacino padano e munita di un aeroporto.


Comando del Corpo d'Armata "Lombardia"

Con la costituzione dell’Armata Liguria il 31 agosto 1944 fu determinata la creazione del Corpo d’ArmataLombardia”, grande unità italo-tedesca, che ebbe anch’essa sede di comando in Novi Ligure, nella medesima villa Lomellina; da qui una sezione speciale tedesca di comunicazioni inviava – a mezzo telescriventi – gli ordini a tutte le unità dipendenti; il Corpo d’Armata (in tedesco Lombardia Korps) era destinato alla difesa della costa ligure e del settore piemontese da possibili sbarchi aeronavali degli Alleati, oltre che al presidio dei passi appenninici, indispensabili per le comunicazioni tra il fronte Sud e le retrovie; inoltre il Corpo d’ArmataLombardia” fu fortemente coinvolto nella lotta contro le forze partigiane in Liguria, basso Piemonte e zone pavesi-piacentine. Questa grande unità era comandata dal generale tedesco Kurt Jahn (dal 1° settembre 1944 al 1° maggio 1945), capo di Stato Maggiore il maggiore Jurgen Schroder (dal 5 settembre 1944 al maggio 1945). La competenza territoriale andava da San Lorenzo al Mare (Imperia) al confine di Levante della Provincia di Apuania (oggi Massa-Carrara); la sua profondità variava dai 30 ai 70 km nell’interno. Le unità che costituivano il Corpo d’Armata furono: 3a Divisione Fanteria di Marina “San Marco” (generale Amilcare Farina) rinforzata da un Gruppo di artiglieria costiera; 42a Divisione Jager (generale Jost); CLV Brigata da fortezza (generale Meinhold) rinforzata con due battaglioni di Marina, due battaglioni Bersaglieri (I e III), un Gruppo artiglieria costiera; CXXXV Brigata da Fortezza (generale Almers), rinforzata da una Compagnia pionieri e un Gruppo artiglieria costiera; il Raggruppamento “Cacciatori degli Appennini”. Presso questo Comando si svolsero diverse riunioni dei vertici militari italo-tedeschi in Nord Italia alla presenza del maresciallo Graziani e di alti ufficiali tra i quali vi furono: generali Princivalle, Farina, Sorrentino; feldmaresciallo Albert Kesselring, colonnello generale Heinrich von Vietinghoff-Sheel, generali Hildebrandt, Jahn, Meinhold, von Lieb, von Alberti, tenente colonnello Morgantini e altri. Il solo generale Amilcare Farina, comandante della Divisione Fanteria di Marina “San Marco”  si recò al Comando di Corpo d’Armata di Novi una decina di volte. Alla fine del mese di aprile 1945 diverse unità dipendenti dal Corpo d’Armata iniziarono il ripiegamento verso la fantomatica “linea del Po”, ma il 2 maggio 1945 i resti del Corpo d’Armata si arresero agli Alleati nella Pianura Padana.

A sinistra/In alto: Il generale Rosario Sorrentino, capo della segreteria generale del ministero delle Forze Armate della R.S.I. (al centro), nello svolgimento delle sue funzioni si recò a Novi Ligure in molte occasioni. (Foto Pisanò)

A destra/In basso: La prestigiosa villa Lomellina dei marchesi Raggio, che fu sede del comando dell’Armata “Liguria” e del Corpo d’Armata “Lombardia”, le più importanti grandi unità messe in campo dalla R.S.I. durante la sua breve esistenza. (Foto In Novitate)


Scuola Allievi Sottufficiali - Scuola Allievi Graduati

Un documento datato 30 dicembre 1944 e firmato dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito Repubblicano, generale Angelo Scala, recitava: «[…] Sotto la data del 1° aprile 1944 deve intendersi costituita e mobilitata la “Scuola Sottufficiali – Novi Ligure». Il documento precisava che il 4° Deposito Misto Provinciale di Alessandria funzionava come centro di mobilitazione e che il 210° Comando Militare Regionale di Genova avrebbe emanato «d’intesa con la parte germanica» le disposizioni di competenza e gli organici definitivi che la scuola avrebbe assunto. Un altro interessante documento datato 12 aprile 1944 e firmato dal generale di Brigata i.g.s. (incarico di grado superiore) Luigi Jallà, comandante del 206° Comando Militare Regionale di Alessandria, confermava il 1° aprile come data di fondazione della Scuola Addestramento Graduati di Novi Ligure, giorno nel quale ebbe anche inizio il 1° Corso di addestramento per i graduati «delle armi di Fanteria, Artiglieria e Genio dei reparti italiani costieri inquadrati nelle grandi unità germaniche». Veniva inoltre precisato che il corso si trovava posto sotto la sorveglianza disciplinare ed amministrativa del comandante italiano del presidio di Novi Ligure (verosimilmente l’ufficiale italiano più alto in grado presente in questa piazza) e che, per la parte addestrativa, esso era diretto da un capitano, 4 ufficiali subalterni, 18 sottufficiali e 57 militari di truppa tedeschi. I graduati italiani erano inquadrati in 4 compagnie (due di Fanteria, una di Artiglieria, una del Genio) agli ordini di 3 ufficiali e 10 sottufficiali italiani per ogni compagnia. Il corso avrebbe avuto la durata di otto settimane, al termine del quale i militari sarebbero rientrati ai reparti di provenienza. Un foglio tedesco emesso nell’estate 1944 dall’Ispettore germanico per le unità italiane nella giurisdizione del Comando Superiore Sudovest, maggiore Lachmann, precisava che i militari partecipanti ai corsi dovevano presentarsi avendo con sé il fucile e i documenti di viaggio indicanti chiaramente lo scopo e la meta del viaggio. In un allegato al documento si specificavano inoltre gli scopi della Scuola Sottufficiali di Novi Ligure (fanteria): « a) Corso per allievi ufficiali della categoria “A”. durata 6 settimane. Scopo prefisso: addestramento quale comandante di squadra. Aperto per soldati con almeno 4 mesi di servizio militare, che probabilmente saranno idonei per diventare ufficiali. B) Corso addestramento per allievi sottufficiali. Durata 6 settimane. Scopo prefisso: addestramento a capo-squadra. Aperto per allievi sottufficiali oppure sottufficiali che hanno bisogno di ulteriore addestramento […]» (3). La posizione di questi corsi di addestramento tenutisi in Novi non doveva essere ancora stata codificata esattamente nel marzo 1945, cioè ad un mese dalla fine del conflitto in Italia, se i comandi tedeschi, con apposito documento (Generalkommando Lombardia – Abt 1°, Nr. 1041/45 Gen. K.H. Qu. 12/3/45) datato 27 marzo 1945 ancora discutevano sugli organici e sui mezzi da assegnare alla Scuola Addestramento Sottufficiali di Novi Ligure. In questo foglio il colonnello Hummel, per mezzo del capitano Franz, informava lo S.M.E. italiano che l’organico ottimale per il funzionamento della scuola avrebbe dovuto essere basato su 44 militari istruttori tedeschi e 55 italiani, muniti di un autocarro, un’automobile, una motocicletta e 8 biciclette. Tale documento fu registrato dagli organi militari italiani in extremis il 4 aprile 1945.Secondo la più accreditata versione storica italiana (quella del Pisanò-Baldrati risalente agli anni ’60 del secolo scorso) la Scuola Allievi Sottufficiali, per le armi di Fanteria, Cavalleria e Genio, era stata costituita dall’E.N.R. a Forlì il 10 marzo 1944 e ordinata su Comando, Compagnia Comando, 1a, 2a e 3a Compagnia. Presso questa scuola furono avviati gli ex-allievi sottufficiali del Regio Esercito per essere addestrati secondo il sistema germanico. La 1a Compagnia venne formata con personale appartenente alle quattro divisioni addestrate in Germania; le altre due con sottufficiali di altri Corpi e Servizi. La 2a Compagnia era al comando del tenente Massidda. Analogamente la Scuola Addestramento Sottufficiali, per tutte le altre Armi e Servizi, fu anch’essa costituita a Forlì il 10 marzo 1944 e strutturata su Comando, Compagnia Comando, 1a e 2a Compagnia, con una forza di 4 ufficiali, 80 sottufficiali a 180 militari di truppa. Vi furono addestrati (secondo i regolamenti, l’armamento e i materiali germanici) i sottufficiali che dovevano essere abilitati al comando di una squadra. La scuola unificata – che come abbiamo visto ad aprile 1944 era stata trasferita a Novi - fu organizzata sempre su Comando, Compagnia Comando e le medesime tre compagnie; la forza complessiva della scuola fu di 14 ufficiali, 64 sottufficiali e 208 uomini di truppa. Tra i docenti il sopra citato tenente Massidda (sardo di Ghilarza, con la barba a pizzetto e che circolava per Novi a cavallo), e i parigrado Giovanni Graziani e Bergamaschini. Il comando della Scuola Allievi Graduati era ospitato nella villetta di viale della Rimembranza 143, nei pressi del campo sportivo; il cancello d’ingresso era protetto con sacchi di sabbia e filo spinato ed era stato realizzato un piccolo corpo di guardia con sentinella e piantone, mentre nei dintorni furono scavate delle brevi trincee a zig-zag con funzione antiaerei, mentre la caserma per la truppa era allocata nei capannoni militari di viale della Rimembranza, nel dopoguerra divenuti sede dello stabilimento Pernigotti. Il 24 agosto 1944 un reparto di formazione della Scuola Allievi Graduati, al comando del già citato tenente istruttore Graziani, partecipò al rastrellamento italo-tedesco effettuato contro i partigiani della Divisione Garibaldi "Cichero" in località Strette di Pertuso (Cabella Ligure); durante gli aspri combattimenti caddero diversi militari della R.S.I., tra questi almeno quattro appartenenti alla scuola di Novi: lo stesso tenente Giovanni Graziani, il soldato Gaetano Luppi, il caporalmaggiore Francesco Matelli (o Malpelli) e il bersagliere Luigi Perenzini. Tra i militari che frequentarono la scuola si sono reperiti solamente i seguenti nominativi: caporalmaggiori dei bersaglieri Enzo Bonechi, Capponago, Tremolada, Roberto Furlanetto, Gastone Andreis, Cortopassi, Bongiorno, Erzegovesi, Alberto Girardi, tutti del II Battaglione di Milano. La fine della Scuola Allievi Graduati è stata ben descritta proprio dall’ex-allievo Girardi in un volume collettaneo di memorie di reduci del III Bersaglieri edito nel 1995: «(…) A Novi Ligure, nell’aprile 1945, nella scuola il morale è bassissimo, si respira l’aria della sconfitta, aumentano paurosamente i casi di diserzione. Il giorno 24, noi, allievi superstiti, veniamo dislocati sulle colline che fiancheggiano la statale dei Giovi, per coprire la ritirata delle forze tedesche dalla Liguria. Dopo una notte insonne, cessato il passaggio degli automezzi e considerata esaurita la nostra missione, con un gruppo di tedeschi del Comando di Novi, riattraversiamo a guado lo Scrivia e ci dirigiamo verso un fantomatico raggruppamento della Wehrmacht. Ci rendiamo tutti conto che la nostra guerra è irrimediabilmente finita e che, per sfuggire alla temutissima prigionia, dobbiamo contare soltanto sulla nostra iniziativa personale. Lancio uno sguardo interrogativo al capitano tedesco che arranca demoralizzato al mio fianco. Capisce benissimo la situazione e, con un cenno del capo, mi incoraggia tacitamente a tentare la sorte. Con altri quattro ex esco tranquillamente dalla disordinata colonna e mi inoltro attraverso i campi verso nord. Siamo stanchissimi, confusi, ma non rassegnati, convinti, chissà perché, di riuscire a tornare a casa senza gravi difficoltà» (4).


Scuola Allievi Ufficiali

Diverse fonti elencano anche una Scuola Allievi Ufficiali di Novi Ligure; non solo gli autori partigiani, sovente piuttosto superficiali nell’identificazione dei reparti nemici che dovettero fronteggiare, ma anche fonti tedesche e italiane citano l’esistenza di detto istituto. Durante la R.S.I. ci fu ad Alessandria una Scuola Allievi Ufficiali dell’Esercito n. 2, che, per ragioni che attualmente sfuggono, ebbe (forse per un breve periodo) due succursali, una a Tortona e una, appunto, a Novi Ligure. Per i tedeschi la numerazione ufficiale fu: Italienische Offizierschule Novi Ligure - Feldpostnummer 82865, numero postale che fu attribuito dall’8 settembre 1943 al 22 aprile 1944. L’esistenza effettiva di questa scuola resta tuttavia in dubbio


Reparti Salmerie e Carreggio

Il 22 febbraio 1944 erano in costituzione tre Reparti Salmerie e Carreggio, organizzati dallo Stato Maggiore dell’Esercito Repubblicano – Ufficio Operazioni e Servizi, di cui due si stavano formando a Novi Ligure e uno a Palmanova (Udine); i primi due furono destinati alle necessità logistiche del 210° Comando Militare Regionale. Il 1° Reparto Salmerie e Carreggio, comandato dal tenente Trapani, aveva una forza di 3 ufficiali, 14 sottufficiali e 157 uomini di truppa; il 2° Reparto Salmerie e Carreggio era composto da 3 ufficiali, 5 sottufficiali e 36 soldati. Ambedue i reparti rimasero a Novi Ligure, dove operarono fino alla fine del conflitto, mentre il 3° ebbe vita propria in Veneto. Il 6 marzo 1944 la forza complessiva dei tre reparti veniva enumerata in 9 ufficiali, 63 sottufficiali e 407 uomini di truppa; il giorno 13 dello stesso mese le cifre risultavano leggermente diverse, ovvero 9 ufficiali, 63 sottufficiali e 457 soldati. Al 10 giugno 1944 la forza dei due reparti – sempre molto variabile - era ancora diversa: al 1°, 5 ufficiali, 11 sottufficiali e 243 soldati, mentre il 2° schierava 2 ufficiali, 3 sottufficiali e 111 soldati. Il 1° agosto 1944 figuravano operativi entrambi i due reparti schierati a Novi, mentre dal 1° settembre si ha notizia solamente del primo. Si può presumere che questi due modesti reparti logistici avessero la loro sede in una delle caserme di Novi, verosimilmente in coabitazione con altre truppe italo-tedesche.

A sinistra/In alto: Militari della R.S.I. appartenenti ad un reparto salmerie nel 1944. (Foto collezione Malfettani)

A destra/In basso: Militari della R.S.I. durante manovre a fuoco nell’area di Novi Ligure. (Foto Pisanò)


Tribunale Militare

Il 210° Tribunale Militare, dipendente dal 210° C.M.R. di Genova (come abbiamo visto fu in seguito trasferito ad Alessandria), fu costituito per effetto del decreto ministeriale del 29 novembre 1943. Ebbe prima sede in Sanremo, per essere in seguito dislocato in Novi Ligure, in virtù delle medesime motivazioni che riguardano il trasferimento del 210° C.M.R. Durante la permanenza nella cittadina ligure ebbe il seguente organico: Presidenti: colonnello Raoul Vecchi, col. Michele Pallotti; procuratore militare: col. Mariano Faso; sostituti procuratori: maggiore Antonio Pontretti, magg. Raffaele Bellesi, capitano Vito Stipo; giudice istruttore: magg. Domenico Pedote, cap. Ferdinando Maggioni; giudice relatore: magg. Biagio Cotugno, cap. Ignazio Scotto; cancelliere capo: tenente Arcangelo Monti; cancellieri: ten. Giovanni Nicosia, ten. Mario Mucia, ten. Marco Pasini. Dati di forza: ufficiali 26, sottufficiali 9, truppa 14. Si presume che il personale abbia seguito il trasferimento in Piemonte della struttura e pertanto è verosimile che i sopra nominati militari abbiano svolto i loro incarichi anche a Novi Ligure. Il decreto interministeriale 30 aprile 1944 – XXII n. 599 modificava la giurisdizione dei tribunali militari della R.S.I., sopprimendo la Sezione Autonoma che era stata costituita a Sanremo nel novembre 1943 e estendendo le funzioni al Tribunale Militare Regionale di Alessandria, con sede in Novi Ligure e l’ambito di competenza del 210° Comando Militare Regionale, ovvero sulle provincie di Genova, Savona, Imperia, Alessandria, Piacenza e La Spezia. Il Tribunale Militare di Novi Ligure ebbe la sua sede nei locali del palazzo Balbi, nell’attuale via Gramsci 47 e nelle ex-scuole femminili; tra gli ufficiali era spesso presente il colonnello Raffaele Delogu, comandante del 210° C.M.R. dell’E.N.R. Il tribunale trattava esclusivamente casi di militari disertori o renitenti alla leva, più raramente reati compiuti all’interno delle strutture militari. I provvedimenti discussi nella sede novese erano, nella stragrande maggioranza dei casi, destinati a rimanere tali solamente sulla carta, poiché era praticamente impossibile procedere alla cattura di tutti i militari assenti dai reparti. Come risulta da un documento d’epoca, il Tribunale Militare di Novi Ligure trattava anche i reati commessi da appartenenti alla Marina Repubblicana nei territori liguri, piemontesi e lombardi. Il 25 aprile 1945, con i tedeschi in ritirata e i partigiani che calavano dalle montagne, il tribunale fu disciolto; i militari di servizio caricarono buona parte dell’archivio su un autocarro, a bordo del quale vi era un capitano diretto verso una presunta linea di resistenza “oltre il Po”. Il resto dell’archivio – migliaia di carte – furono bruciate nel camino, ad opera di un maresciallo e della dattilografa civile. Dopo avere terminato di distruggere gli incartamenti, un ufficiale si rivolse alla signorina pregandola di affacciarsi alla finestra e ritirare la bandiera con l’aquila della R.S.I., certamente l’ultima a sventolare in città. Pagate le ultime spettanze, chiuso a chiave il portone, anche i restanti militari si allontanarono in fretta dal palazzo (5).


Compagnia Presidiaria Novi Ligure

Questo reparto dell’E.N.R. – detto anche Comando Presidio Novi Ligure - ebbe la forza di 16 ufficiali, 33 sottufficiali e 147 uomini di truppa; fu comandato dal capitano Salvatore Abbo (sino all’agosto 1944), dal capitano Federico Romualdi (sino al gennaio 1945) e infine dal sottotenente Centonze; il numero di Posta da Campo della compagnia era il consueto 733 assegnato ai reparti della zona di Alessandria. I compiti di questa compagnia dell’Esercito furono il presidio di caserme e infrastrutture, nonché di soccorso alla popolazione colpita dai bombardamenti aerei angloamericani. Alla data del 1° settembre 1944 la situazione del reparto era la seguente: 16 ufficiali, 31 sottufficiali e 40 militari di truppa.

A sinistra/In alto: La facciata di palazzo Balbi (XVII secolo) a Novi Ligure, che durante la RSI ospitò la sede del Tribunale Militare del 210° Comando Militare Regionale. (Foto Malfettani)

A destra/In basso: Un aspetto del giuramento delle Forze Armate della R.S.I. ad Alessandria il 30 gennaio 1944. (Foto Pisanò)


CI Battaglione Complementi del 3° Reggimento Bersaglieri 

Il 3° Reggimento Bersaglieri Volontari era stato costituito a Milano il 27 settembre 1943 per iniziativa del tenente colonnello Alfredo Tarsia raggiungendo in breve la forza di quattro battaglioni, derivati da altrettanti reparti del disciolto Regio Esercito, ovvero: I (ex LI), II (ex XX), III (ex XXV) e IV (ex XXVIII). I primi due battaglioni furono addestrati ad Alessandria – Cabanette (zona Cristo), gli altri due a Tortona. I battaglioni furono in seguito schierati in Liguria con compiti di difesa costiera e ordinamento autonomo, pur essendo inseriti nello schieramento difensivo tedesco; ai battaglioni I e III competevano i settori di Genova, dalla zona di Voltri alle Cinque Terre e il presidio delle vallate del Polcevera e del Bisagno; al II fu assegnata dapprima la costa savonese e in seguito quella dal confine francese alla zona di Imperia, mentre al IV fu assegnata la zona spezzina, con l’impiego di pattuglie sulla Linea Gotica e una compagnia a presidio dell’isola d’Elba. I frequenti cambi di denominazione (compresi quelli tedeschi), di numerazione e di dislocazione dei quattro battaglioni autonomi, hanno causato, in sede di ricostruzione storica, diversi equivoci. Il CI Battaglione Bersaglieri fu costituito ad Alessandria nel mese di marzo del 1944 con lo scopo di inquadrare e addestrare le truppe di rimpiazzo per i quattro battaglioni che costituivano il 3° Reggimento Bersaglieri Volontari; nell’aprile di quell’anno il CI Battaglione fornì i complementi per la 4a Compagnia del XIV Battaglione Difesa Costiera che era di stanza a Fiume (oggi Rijeka, Croazia). Il CI Battaglione fu strutturato su: Nucleo Comando, 1a e 2a Compagnia, Batteria Cannoni d’Accompagnamento Fanteria (o Batteria Complementi Artiglieria); al 1° agosto la forza era di 37 ufficiali, 69 sottufficiali e 389 militari di truppa. Con l’avvenuta autonomia dei quattro battaglioni del 3°, il reparto cambiò denominazione in quella di CI Battaglione Complementi Bersaglieri Difesa Controaerea, denominazione forse volutamente fuorviante per ragioni di segretezza militare, dato che esso non ebbe in dotazione alcuna arma controaerea, né fu mai addestrato per questo scopo. Nell’autunno 1944 il CI Battaglione fu trasferito a Novi Ligure, ospitato nella principale caserma cittadina; nel febbraio 1945 il reparto fu sciolto in conseguenza dell’impiego delle sue truppe come complementi del IV Battaglione Bersaglieri di ritorno dal fronte appenninico. Da questo periodo fino al termine del conflitto funzionò a Novi un Ufficio Stralcio, diretto dal capitano Amadio Bussei.

A sinistra/In alto: Bersaglieri del 3° Reggimento della R.S.I. in una località ligure durante il 1944; il CI Battaglione Complementi del 3° Reggimento ebbe sede a Novi Ligure. (Foto Pisanò)

A destra/In basso: Un gruppo di bersaglieri del 3° Reggimento della R.S.I. durante una pausa degli addestramenti nella zona di Alessandria, ritratti con gli istruttori italiani e tedeschi intorno ad un cannone da 47/32; i militari sono armati di fucili francesi Lebel 1886. (Foto collezione Malfettani)


Reparto di Artiglieria

Esistette un Reparto Italiano Artiglieria a Novi Ligure, successivamente confluito nel Comando Artiglieria di Alessandria, che formò diversi Gruppi Artiglieria Difesa Costiera dell’E.N.R. Alla data del 5 febbraio 1944 vi erano in addestramento a Novi tre batterie costiere di artiglieria, appartenenti al III Gruppo (successivamente rinumerato come II e destinato a Genova); al 6 marzo dello stesso anno la forza delle tre batterie era di 9 ufficiali, 66 sottufficiali e 324 uomini di truppa. Dopo il 13 marzo il personale e le armi dovettero verosimilmente iniziare il trasferimento in Liguria. Di questo reparto fece parte l’artigliere Giovanni Rocchinotti caduto nel giugno 1944 a Genova Sampierdarena sotto un bombardamento aereo angloamericano; all’atto della morte risultava appartenere ad un non meglio precisato reparto Artiglieria Batterie Costiere di Novi. La denominazione ufficiale tedesca del reparto fu: Italienische Artillerie Ersatz Abteilung Novi Ligure - Feldpostnummer 81823, numero attribuito dalla data dell’8 settembre 1943 al 26 aprile 1944.


II Battaglione Guastatori del Genio

Il battaglione si formò il 14 dicembre 1943 a Novi Ligure con un gruppo di ufficiali provenienti dall’Arma del Genio del disciolto Regio Esercito e da alcuni marinai; questa unità ebbe dei natali piuttosto burrascosi: il primo comandante fu infatti un ex-sergente di Marina che, munito di documenti falsi intestati al capitano sommergibilista Corradini, rimase al comando per circa 45 giorni prima di essere smascherato e sostituito dal capitano del Genio Gaetano Giorelli. Il personale di truppa, delle classi di leva 1924 e 1925, proveniva dai distretti militari di Como, Bergamo, Brescia e Torino. Il reparto – inizialmente denominato Battaglione Guastatori Italiani n. 2 - era strutturato su Comando, Compagnia Comando, 1a, 2a, 3a Compagnia, con una forza di 28 ufficiali, 42 sottufficiali, 560 uomini di truppa. Nel reparto era presente, come in tutte le formazioni della R.S.I., un ufficiale germanico di collegamento, il tenente Baasner, che ebbe ai suoi ordini sette sottufficiali tedeschi che ebbero il compito di addestrare il personale. Tra gli altri nominativi di ufficiali si notano: l’aiutante maggiore in 2a tenente Centonze; l’ufficiale all’Assistenza e Propaganda capitano Dino Borsani (deceduto il 10 maggio 1945 a Somma Lombardo); il tenente Impelluso, comandante la 2a Compagnia; i sottotenenti Calveri, Cuppini e Di Blasi. Dal 14 gennaio 1944 il battaglione fu trasferito per via ferroviaria a Polesella, in Provincia di Rovigo, dove trovò alloggio nelle locali scuole elementari e dove, il 14 gennaio, prestò solenne giuramento di fedeltà alla R.S.I.; il reparto, a tale data, aveva una forza di 20 ufficiali (compreso il comandante, capitano Giorelli), 28 sottufficiali e 526 graduati e militari di truppa. Da questa data in poi il Battaglione mutò comandanti, denominazione, destinazione e forza presente, per terminare la guerra il 25 aprile 1945 a Somma Lombardo (Varese).


114° Battaglione Genio Fortificazioni Costiere

Fu costituito nei primi mesi del 1944 a cura del 210° Comando Militare Regionale Piemonte e alloggiato nella caserma di Novi Ligure, anziché – come inizialmente previsto dalle autorità militari germaniche - a Brà (Cuneo). Il giorno 7 febbraio, per il completamento della forza del reparto, erano ancora mancanti 250 uomini; nel mese di marzo il battaglione fu ultimato e partì con destinazione Arezzo, a disposizione delle forze armate tedesche, che lo denominarono Italienische Stellung Bau Bataillon 114 e lo impiegarono nella realizzazione di opere di fortificazioni nei punti strategici dell’Appennino toscano.


Reparto Fanteria di Marina "San Marco"

Nel volumetto - Intervista al partigiano “Cucciolo” di W. Delfini  - viene citato come presente a Novi un reparto della X Flottiglia M.A.S.: «Anch’io dovetti darmela a gambe perché lì vicino c’era una casermetta della X M.A.S. con tanto di camionetta, e stavano già muovendosi»(6). Come pare certo, a partire dall’autunno 1944, vi fu a Novi Ligure un piccolo nucleo di marinai della Divisione Fanteria di MarinaSan Marco” – spesso confuso con la X Flottiglia M.A.S. che indossava uniformi simili –, forse incaricati di acquisire viveri e materiali per la divisione che si trovava schierata nel Ponente Ligure; questo nucleo di marinai della San Marco era comandato dal tenente di Fregata Giacomo Fazio, un ufficiale imperiese proveniente dalla Milizia. Data anche la frequente presenza in zona del comandante la divisione, generale Amilcare Farina (vedi Armata Liguria), non si può escludere che questi uomini potessero costituire una piccola scorta sempre pronta in loco per ogni evenienza (7). Tuttavia, è possibile che in Novi fossero presenti anche elementi della X Flottiglia M.A.S.

A sinistra/In alto: Un gruppo di marinai della Divisione “San Marco” durante il rientro in Italia nell’estate 1944; il militare a destra, a capo scoperto, è il genovese Luigi De Martini (1924-1990). (Foto Pisanò)

A destra/In basso: Durante la R.S.I. il capitano di fregata Giacomo Fazio, della Divisione “San Marco” – qui in uniforme del P.N.F. -, fu sovente distaccato a Novi Ligure per ragioni di servizio. (Foto collezione Malfettani)


Posto Sosta e Ristoro di Novi Ligure

Situato nei pressi della stazione ferroviaria, o forse addirittura in un locale posto all’interno dello stesso edificio, il Posto Sosta e Ristoro (P.S.T.) delle Forze Armate Repubblicane di Novi Ligure dipendeva gerarchicamente dal 205° U.T.I.C. (Ufficio Trasporti Italiano di Collegamento). Alla data del 29 luglio 1944 la forza del minuscolo reparto consisteva in un ufficiale (sottotenente) e 9 Ausiliarie del Servizio Ausiliario Femminile; per un migliore funzionamento del P.S.T. novese – si notava in un documento – sarebbero occorsi almeno altri due sottufficiali. Il P.S.T. doveva generalmente fornire assistenza al militare in transito sotto forma di pasti gratuiti e giochi da tavolo, nonché disporre di posti letto in una vicina caserma. A proposito della presenza in Novi di Ausiliarie del S.A.F., il reduce repubblicano Giancarlo Bolognesi, nel suo volume di memorie Le stellette, la croce, il gladio a pagina 87 così scrive: «[…] A Busalla, nello scompartimento che occupiamo, salgono alcune spigliate e simpatiche ausiliarie con cui ci intratteniamo in piacevoli conversari e cantiamo in coro le canzoni della nostra epoca. Sono dirette ad Alessandria, scendono a Novi Ligure e dopo i saluti e gli abbracci, rimasti soli, scende su di noi un velo di malinconia; che ventata di sana e splendida giovinezza ci siamo donati reciprocamente» (8)


Compagnia Carabinieri

La Compagnia Carabinieri, nella sede di Novi Ligure, rimase in servizio con la denominazione originale almeno fino alla fine di marzo 1944, quando, per effetto dello scioglimento ufficiale dei Reali Carabinieri, molti dei suoi membri si diedero alla macchia o furono incorporati nella Guardia Nazionale Repubblicana, in unione con la ex Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale per la gestione dell’ordine pubblico. Il comando fu nell’attuale via Gramsci 6, già sede dei Reali Carabinieri di via Collegio. Nell’estate 1944 questo edificio fu occupato dalla neocostituita Brigata Nera.


Guardia Nazionale Repubblicana

Fu costituita nel 1943 raggruppando in un’unica struttura l’Arma dei Carabinieri e la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale, di cui la 104a Legione “Santorre di Santarosa” era stata, dal 1923 fino al 25 luglio 1943 e per pochi mesi dopo l’armistizio, il reparto di appartenenza dei legionari alessandrini. La G.N.R. non ebbe vita facile e fu afflitta da un alto numero di diserzioni, segnatamente nell’estate 1944, allorché parve che la vittoria degli Alleati fosse imminente, causando l’allontanamento spontaneo di un alto numero di Carabinieri, parecchi dei quali raggiunsero le formazioni partigiane. Viceversa, numerosi furono i giovani volontari affluiti nella G.N.R., sia per spirito combattivo, sia per evitare il temuto invio in Germania oppure per poter disimpegnare il servizio militare non lontano da casa. Diverso il discorso per i militi più anziani, veterani in camicia nera reduci di più guerre, sovente provenienti da regioni meridionali, che costituirono lo “zoccolo duro” di tutta la struttura e che prestarono servizio fino alle fine della guerra. Novi Ligure fu sede di un distaccamento, dipendente dal 605° Comando Provinciale G.N.R. di Alessandria che disponeva di reparti e presidi anche a Casale Monferrato, Acqui, Tortona, Valenza e nel capoluogo, oltre alle caserme già dei Carabinieri sparse nelle più remote località della provincia, presidi che, come detto, sovente si dissolsero per effetto di azioni partigiane, per il timore delle deportazioni in Germania o per lo scioglimento dell’Arma, tradizionalmente legata a Casa Savoia. La caserma della G.N.R. a Novi ebbe sede sotto l’altura del castello, in un antico edificio di contrada Carmine già impiegato come infermeria durante la Prima guerra mondiale; questo sito sarebbe stato oggetto di alcuni attacchi da parte dei partigiani. Dopo la fine della guerra, l’ultimo comandante della G.N.R. novese, tenente Guido Chiamberlando, fu fucilato dopo un processo sommario da parte di un "tribunale del popolo" insieme al tenente Giorgio Bondi, ufficiale d’amministrazione della Brigata Nera. Nel numero unico della Gioventù Comunista novese La Squilla, dato alle stampe in occasione del 1° maggio 1946, si legge: «Il mattino del giorno 27 aprile Novi è completamente libera. Arrestati i fascisti, il popolo, che vuole rendere giustizia ai suoi gloriosi caduti, elegge il suo tribunale che colpirà i più colpevoli» (9); così scrive invece l’autore novese Egidio Mascherini «[…] A questa farsa ch’ebbe a protagoniste le masse scatenate e, come teatro, il campo sportivo dell’ILVA, assistei anch’io, diciassettenne, ed il ricordo raccapricciante non m’uscirà mai più dalla mente» (10)


Guardia Nazionale Repubblicana Ferroviaria

Alla III Legione G.N.R. FerroviariaEmanuele Ferro”, che aveva sede di comando a Genova, competeva il controllo delle linee ferroviarie della Liguria e di quelle che collegavano questa regione con il Piemonte. Essa formò i seguenti Nuclei o Sezioni: Genova-Principe, Genova-Brignole, Genova-Sampierdarena, Genova-Bolzaneto, Giovi, e i Comandi Stazione di Imperia, Ovada, Ronco Scrivia, Savona, Sestri Levante, Ventimiglia. Comandante la III Legione, durante la R.S.I., fu il colonnello Aldo Pagani (deceduto a Genova nel 1945); i militi della Ferroviaria svolgevano compiti di vigilanza del traffico ferroviario, controllo degli scambi e dell’ordine pubblico nelle stazioni e sui convogli, vigilanza alle numerose opere d’arte, impianti e linee ferroviarie, soccorso alle popolazioni durante le incursioni aeree nemiche, repressione del fenomeno della “borsa nera” (traffico illegale di generi alimentari a prezzi d’usura) e, in ultimo, contrasto alla guerriglia partigiana. Dalla testimonianza del milite Edilio Acerbi (classe 1924), reduce della III Legione G.N.R. Ferroviaria: «Prestai servizio a Novi Ligure, a Genova ed in quasi tutte le stazioni di competenza della III Legione situate sulle direzioni Genova-Novi, Genova-Ovada, Genova-Chiavari, ecc. […] Durante il bombardamento di Novi (8 luglio 1944) salvai una donna che rischiava di essere travolta e che correva come impazzita urlando sulla piazza della stazione ferroviaria. Riuscii a trascinarla a forza nel rifugio e per questo fatto meritai un encomio dal mio comando. Nell’agosto 1944 fui promosso brigadiere. […] Per essermi occupato anche della gestione d’ufficio, sono in grado di ricostruire l’entità di alcuni presidi della Milizia Ferroviaria nel 1944: Novi Ligure Stazione F.S.: 6 uomini e un ufficiale, che erano il capitano Raoul Barsanti o il tenente Contarini o il tenente Quaglia; Novi Ligure-San Bovo: 24 uomini presso la “Casermetta”; Arquata Scrivia: 12 uomini e un ufficiale (o anche un brigadiere); Ronco Scrivia: da 4 a 6 uomini, di cui due dormivano nella sottostazione elettrica F.S., due di pattuglia notturna nelle gallerie fino ai Giovi, dove si incontravano con altri due provenienti da Busalla; Sampierdarena: circa 40 uomini, che pattugliavano anche Rivarolo, Bolzaneto e Pontedecimo che non disponevano di posti fissi; Sampierdarena-Deposito locomotive: 8 uomini […]» (11). Il Comando Stazione Novi Ligure fu comandato dai seguenti ufficiali: capitano Ercole Oggero (fino al 26 gennaio 1944), tenente Mario Contarini (dal 26 gennaio al 6 luglio 1944), capitano Raoul Barsanti (dal 6 luglio 1944 al 14 marzo 1945, data nella quale fu ucciso dai partigiani a Basaluzzo - Alessandria), capitano Aldo Nosenzo (fino all’aprile 1945). Altri ufficiali in servizio furono il sottotenente Giovanni Quaglia (deceduto il 9 ottobre 1944), il sottotenente Sergio Tozzi e il sottotenente Anton Maria Magnarin, disperso nell’aprile 1945.

A sinistra/In alto: Militi della G.N.R. Ferroviaria del Comando di Novi Ligure durante la R.S.I.. Il milite seduto al centro con la camicia nera aperta sul bavero della giubba è Edilio Acerbi, in seguito promosso brigadiere. (Foto collezione Malfettani)

A destra/In basso: Il brigadiere della G.N.R. Giorgio Leardi (Novi Ligure 1923 – Genova 2022), in seguito promosso sottotenente, nel marzo 1945 resterà ferito in combattimento contro i partigiani a Moncalvo (Asti). (Foto collezione Malfettani)


II Brigata Nera "Attilio Prato"

Il Partito fascista repubblicano di Novi fu ricostituito nell’ottobre del 1943 ad opera di alcuni militanti tra i quali il seniore (maggiore) della Milizia Giacinto Malaspina (12) e del colonnello dell’Esercito Giorgio Pertici (13). Nel gennaio 1944, sotto la supervisione del colonnello Carlo Valassina (federale di Alessandria), furono assegnati i primi incarichi per il P.F.R. novese: commissario di zona dr. Aurelio Bellocchio; commissario prefettizio del Comune Stefano Pernigotti; segretario politico Arturo Zavaglia; componenti il direttorio: Giovanni Quaglia, Pietro Gozzoli, Gino Perotti, cav. Ennio Merendi, la carica di revisore fu assunta dai seguenti: avv. Mario Piaggio, Carlo Delitala, Francesco Solinas, quest’ultimo dipendente dell’ILVA e padre di un caduto in guerra. Il fascio repubblicano di Novi disponeva anche di un periodico, il decadale La Torre, diretto dall’affermato giornalista Mario Ferretti coadiuvato dal fratello Attilio, deceduto nel tragico bombardamento dell’8 luglio 1944; detta testata ebbe verosimilmente vita breve, per certo dal gennaio al marzo 1944. Le Brigate Nere (Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere) furono costituite ufficialmente il 1° luglio 1944 per effetto del decreto legislativo 446-XXII che prevedeva la militarizzazione degli iscritti al Partito; compito di questo nuovo corpo – i cui membri si chiamavano “squadristi” – era quello di difendere i suoi militanti e le sedi del Partito, l’armamento dei presidi abbandonati dai Carabinieri, la lotta contro eventuali lanci di paracadutisti nemici, ma, soprattutto, il contrasto della guerriglia partigiana. Le Brigate Nere furono l’ultima risorsa della Repubblica di Mussolini, un organismo fortemente voluto dal segretario del P.F.R. Alessandro Pavolini ma osteggiato dai tedeschi (che lesinarono loro armi, munizioni, mezzi e carburanti), malvisto dagli ambienti moderati dell’ultimo fascismo e odiato dalle popolazioni, che dovettero spesso subire la loro indisciplina e la cieca violenza di molti dei suoi militi. Va infine precisato che le Brigate Nere, per le azioni di rastrellamento contro i partigiani, dipendevano operativamente dai comandi delle SS tedesche. La II Brigata Nera “Attilio Prato” (14) costituì i distaccamenti di Alessandria, Casale Monferrato, Valenza, Tortona, Novi Ligure, Arquata Scrivia, Serravalle Scrivia e Acqui Terme; questi distaccamenti provvidero anche a presidiare paesi e località minori, a seconda delle necessità e delle disponibilità di uomini e mezzi. Il 21 luglio 1944 la II Brigata Nera ricevette 50 fucili Mod.’91.  Al successivo giorno 24 la Brigata alessandrina possedeva una forza (teorica) di circa 800 uomini, mentre era in corso l’approntamento delle caserme dei presidi esterni, sorti con lo scopo di sostituire quelli della G.N.R. abbandonati per diserzione dei Carabinieri o sciolti con il ripiegamento del personale maggiormente esposto all’azione dei partigiani. In realtà solamente 165 uomini – anziani e ragazzini - erano stati realmente mobilitati e avviati a Savigliano (Torino) per addestramento. Sempre alla data del 24 luglio la “Attilio Prato” aveva appena ricevuto 500 fucili e possedeva 5 mitra e 20 pistole in calibro 9 mm. Dal 1° luglio al 28 ottobre 1944 la II Brigata Nera di Alessandria ricevette dal Comando Generale del Corpo la somma di sei milioni di Lire. Il 20 settembre gli iscritti al P.F.R. di Alessandria che avevano chiesto l’arruolamento nella Brigata Nera erano sempre circa 800, ma quelli effettivamente mobilitati e armati solo 505. Il giorno 20 agosto 1944, il primo comandante della “Attilio Prato” Carlo Valassina - tenente colonnello e commissario federale uscente del P.F.R. – faceva visita al distaccamento di Novi e al suo comandante (segretario politico) alla presenza di diversi militanti (15). Il distaccamento aveva sede in un elegante edificio situato nel centro storico di Novi, nell’attuale via Gramsci 28, una palazzina storica (che aveva già ospitato i Reali Carabinieri e poi la G.N.R.) dotata di ampio cortile e vasti locali trasformati in camerate e uffici. Una delle prime operazioni del distaccamento novese fu effettuata al Monte Reale (Ronco Scrivia), dove sarebbero state rinvenute armi e munizioni britanniche che vi erano state occultate. Il 20 ottobre 1944 gli squadristi di Novi Ligure presero parte, insieme a reparti dell’Esercito repubblicano al comando del generale Raffaele Delogu e a un plotone tedesco, ad un rastrellamento nella zona di Mombaruzzo (Asti) durante il quale il Delogu fece fucilare il partigiano cattolico Pietro Boidi e un altro compagno (16). Ultima, fatale azione intrapresa dalla Brigata Nera di Novi Ligure fu quella di Garbagna, in Val Borbera, svolta nel marzo 1945 con il concorso di elementi della 162. (Turk.) Infanterie-Division (162Divisione di Fanteria "Turkistan", spesso definiti "mongoli") e dei distaccamenti della Brigate Nere di Tortona, Serravalle e altri. Caduti in un’imboscata tesa dai partigiani, gli squadristi furono indotti alla resa poiché completamente circondati e a corto di munizioni. Da quel momento gli squadristi furono trasferiti a piedi fino alla Colonia di Rovegno, in attesa di decisioni sulla loro sorte, la più attesa delle quali era lo scambio di prigionieri tra gli italo-tedeschi e i partigiani. Il precipitare degli eventi, la sconfitta che si prospettava imminente per le forze dell’Asse, la mancata trattativa sullo scambio di prigionieri influirono sulla sorte delle Brigate Nere e sui “mongoli” detenuti. Ma fu soprattutto un altro fatto di sangue ad accelerare la fine della maggioranza di loro: la strage di Cravasco di Campomorone. Il giorno 22 marzo 1945 nove militari tedeschi perirono in un’imboscata tesa dalla Brigata Volante “Balilla” nella località di Cravasco. Immediata fu la rappresaglia nazista, che si effettuò prelevando dalle carceri genovesi di Marassi 18 partigiani e fucilandoli a pochi metri di distanza dal luogo dove i nove tedeschi furono rinvenuti cadaveri. A tale ennesimo gesto di forza messa in atto dalla Wehrmacht, i vertici partigiani – su ordine degli ufficiali statunitensi della Commissione alleata che si trovavano nell’entroterra ligure per coordinare l’azione della Resistenza – decisero di effettuare un’ulteriore “contro-rappresaglia”, per palesare la accresciuta forza militare dei partigiani e per porre con le spalle definitivamente al muro i comandi nazisti e fascisti, fucilando – il 4 aprile a Cravasco – ben 38 militari italo-russo-tedeschi. In buona sostanza gli squadristi novesi furono inseriti tra i fucilati di Cravasco e i rimanenti furono soppressi nella ex-Colonia montana della Gioventù Italiana del Littorio di Rovegno negli ultimi giorni di guerra; solo pochissimi militi novesi riuscirono a scampare alla morte. Per completezza ricordiamo che da Novi provenivano anche alcuni volontari nella Legione Autonoma Mobile “Ettore Muti” di Milano, e tra questi i giovani: Mario Montaldo del 1927 e Mario Perino classe 1926 che non risultano tra i novesi caduti sotto le insegne della R.S.I.

A sinistra/In alto: L’edificio che durante la R.S.I. fu occupato della locale Brigata Nera, era stato in precedenza sede del comando dei Reali Carabinieri. (Foto Malfettani)

A destra/In basso: Novi Ligure, 1944. Un momento delle esequie tributate al milite Gastaldi, appartenente alla Brigata Nera novese, vittima di un’azione partigiana. Tra i militari che presentano le armi si notano membri della G.N.R., della G.N.R. Ferroviaria (a sinistra) e della Brigata Nera. (Foto collezione Scarone)


Altri Reparti

Allo stato attuale delle ricerche non sono stati individuati altri reparti militari della R.S.I. operanti a Novi Ligure, tuttavia non è improbabile, ad esempio, che nell’aeroporto “Eugenio Mossi”, gestito dai tedeschi per tutto il periodo dell’occupazione, prestassero servizio anche avieri italiani, magari solo in funzione di supporto e logistica. Occorre inoltre approfondire la presenza o meno di reparti di artiglieria controaerei leggera italo-tedesca nella zona di Novi, di unità delle G.N.R. speciali (Postelegrafonica, Stradale, ecc.), di uffici di arruolamento e posti tappa per le truppe delle divisioni regolari e della Marina, che, soprattutto a partire dall’estate 1944, transitarono per Novi Ligure, sia per via ferroviaria, sia per via ordinaria. Almeno fino al marzo 1944 funzionò in Novi una sede distaccata del 4° Deposito Misto B., non meglio identificato; allo stesso modo, si ha notizia di un Battaglione Genio Pionieri, presente per certo a Novi nel febbraio 1944, ma si potrebbe trattare di una diversa denominazione del sopra citato 114° Battaglione Genio Fortificazioni Costiere.


Conclusioni

Questo primo contributo sulla presenza militare della R.S.I. in Novi Ligure dall’8 settembre 1943 al 25 aprile 1945 può fornire un quadro sufficientemente rappresentativo delle forze in campo, che non ebbero soltanto compiti antiguerriglia, ma che costituirono un’importante aliquota a sostegno dell’Esercito combattente. Novi Ligure fu, come tutte le città piemontesi, una piazza militare importante anche per la repubblica di Mussolini, favorita dall’ottima posizione geografica e dalla presenza di strutture adeguate; fu sede di alti comandi e di centri d’addestramento, città ben presidiata e - fatta eccezione per i pesanti bombardamenti aerei angloamericani e alcune attività partigiane – relativamente tranquilla fino alla fine del conflitto. Il numero degli uomini che qui prestò servizio è pertanto valutabile in circa 3.600 – 4.000 unità, escludendo particolari periodi duranti i quali la presenza di militari dell’Asse aumentò temporaneamente, come in occasione del rastrellamento dell’aprile 1944 (detto “della Benedicta”) o durante quello dell’inverno 1944 – 1945.

A sinistra/In alto: L’ingresso dell’aeroporto “Eugenio Mossi” di Novi Ligure in un’immagine del secondo dopoguerra. (Foto In Novitate)

A destra/In alto: In una località ligure alcuni bersaglieri del 3° Reggimento della R.S.I. in coda per ricevere il rancio. (Foto collezione Malfettani)


Tabella: Le truppe della R.S.I. a Novi Ligure nel periodo 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945

Corpo Sede Periodo Comandante Forza Stimata
Comando Armata Liguria Villa Lomellina 2 agosto - settembre 1944 Maresciallo d'Italia Rodolfo Graziani 100
Comando Corpo d'Armata "Lombardia" Villa Lomellina 31 agosto 1944? - 2 maggio 1945 Generale Kurt Jahn 100
Scuola Allievi Sottufficiali - Scuola Allievi Graduati Comando in viale Rimembranza 143 1° aprile 1944 - 25 aprile 1945? 250
Scuola Allievi Ufficiali
Reparti Salmerie e Carreggio 22 febbraio 1944 - 25 aprile 1945 Tenente Trapani 470
Tribunale Militare Palazzo Balbi, via Gramsci 47 Dopo 29 novembre 1943 - 25 aprile 1945 Presidente Raoul Vecchi 50
Compagnia Presidiaria Novi Ligure Capitano Salvatore Abbo, poi capitano Federico Romualdi, poi sottotenente Centonze 200
CI Battaglione Complementi del 3° Reggimento Bersaglieri Ex caserma Giorgi Autunno 1944 - febbraio 1945 450
Reparto di Artiglieria 5 febbraio 1944 400
II Battaglione Guastatori Genio 14 dicembre 1943 - 14 gennaio 1944 Capitano Gaetano Giorelli 600
114° Battaglione Genio Fortificazioni Costiere Ex caserma Giorgi Primi mesi del 1944 - marzo 1944 600
Reparto Fanteria di Marina "San Marco" Autunno 1944 - 25 aprile 1945 Tenente di Fregata Giacomo Fazio 20
Posto Sosta e Ristoro Nei pressi della Stazione F.S. 10
Compagnia Carabinieri Via Gramsci 6 Fino alla fine di marzo 1944 100
Guardia Nazionale Repubblicana Contrada Carmine 50
Guardia Nazionale Repubblicana Ferroviaria Stazione F.S. e Scalo F.S. San Bovo 30
II Brigata Nera "Attilio Prato" Via Gramsci 28 1° luglio 1944 - aprile 1945 30

Note

 

1 - In questo breve testo si utilizzano le corrette denominazioni di Repubblica Sociale in luogo della definizione di Repubblica di Salò (che era sede della agenzia di stampa del Ministero degli Esteri e non del governo, che non ebbe una sede unica ma fu frazionato in numerose località) e di Esercito Nazionale Repubblicano al posto di repubblichino, per tenere fede ad un principio filologico che si applica in ogni seria e distaccata analisi scientifica. La R.S.I. assunse ufficialmente tale denominazione il 1° dicembre 1943.

 

2 - Il trasferimento fu dettato dalla estrema vicinanza alla costa ligure, sulla quale insisteva il pericolo di uno sbarco navale nemico; i suoi comandanti furono, in sequenza, i generali Filippo Diamanti, Amedeo De Cia, Mario Guassardo, Luigi Jallà, Raffaele Delogu.

 

3 - AUSSME, Fondo I1, Busta, fascicoli 1864-1916

 

4 - Bottino U.M., I nostri giorni cremisi, op. cit. in bibliografia; testimonianza di Costantina Solinas del 17 ottobre 2007; la testimonianza di Alberto Girardi è contenuta in Bottino U.M., Sapevamo di perdere, op. cit. in bibliografia

 

5 - Testimonianza Costantina Solinas del 17 ottobre 2007.

 

6 - Delfini W., Le ragioni dell’antifascismo. Intervista a “Cucciolo” il più giovane partigiano di Novi Ligure, p. 41, op. cit. in bibliografia.

 

7 - Il generale Amilcare Farina (n. Firenze 1891 + Brescia 1974), militare di carriera, all’8 settembre comandava la Piazza Militare di Tolone (Francia); aderì alla R.S.I. e dal settembre 1944 ebbe il comando della San Marco fino alla resa, avvenuta il 29 aprile 1945 nella Cittadella di Alessandria

 

8 - Bolognesi G. Le stellette, la croce, il gladio, p. 87, op. cit. in bibliografia

 

9 - Silvano M., I giornali di Novi, politica, gente, costume (1840-1946), p. 634, op. cit. in bibliografia

 

10 -  Mascherini E., Una città chiamata Novi, op. cit. in bibliografia

 

11 - Testimonianza di Edilio Acerbi del l 2 aprile 1995

 

12 - Il seniore della Milizia Giacinto Malaspina era decorato di medaglia di bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: «Alla testa di un nucleo CC.NN. contrattaccava il nemico riuscito a penetrare nelle nostre linee a causa del ripiegamento d’altro reparto del suo battaglione. Ferito continuava nel contrattacco animando i propri dipendenti col suo esempio ardimentoso e col suo spirito di sacrificio. Si lasciava condurre al posto di medicazione soltanto quando era stato contenuto l’impeto avversario. Monte Shkalles – Fronte greco, 22 dicembre 1940 – XIX». Era stato squadrista, si fregiava del brevetto della “Marcia su Roma”, poi ufficiale della M.V.S.N. dalla fondazione, volontario in Etiopia, presidente dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra di Novi. Nel dicembre 1938 il Malaspina era stato assunto in servizio permanente effettivo nella V Legione Camicie Nere “Valle Scrivia di Tortona”; partecipò alle operazioni contro la Grecia con il X Battaglione Camicie Nere e al 25 luglio 1943 si trovava nei dintorni di Tivoli, comandante del Battaglione Guastatori della costituenda Divisione Corazzata Legionaria "M", grande unità che si stava formando con i migliori elementi tratti dai battaglioni combattenti della Milizia, reduci dai vari fronti di guerra. Fu questore di Asti da marzo a giugno 1944 (Il Messaggero di Novi, 10 dicembre 1938, n. 50).

 

13 - Il maggiore Giorgio Pertici, ufficiale del Genio decorato di medaglia d’argento al Valor Militare (Cfr. Il Messaggero di Novi, 1° luglio 1939, n.26); secondo una fonte resistenziale si trattava invece del tenente colonnello Eugenio Pertici, comandante della caserma di Novi (testimonianza di Renato Semino, in www.isral.it - 2019/06).

 

14 - Attilio Prato, nato nel 1903, medico veterinario, fu il segretario politico del Fascio repubblicano di Sezzadio (Alessandria), ucciso il 15 luglio 1944 da partigiani della Brigata Garibaldi “Buranello” (Lazzero R., Le Brigate Nere, p. 301, op. cit. in bibliografia; Spina G., Diario di guerra di un sedicenne, p. 117, op. cit. in bibliografia). Lo Spina, allora volontario della Brigata Nera di Alessandria, prese parte al rastrellamento di Mombaruzzo dell’ottobre del 1944

 

15 - Pansa G., Il gladio e l’alloro, pag. 160, op. cit. in bibliografia; Lazzero R., Le Brigate Nere, p. 297, op. cit in bibliografia. I segretari federali del Partito Fascista Repubblicano di Alessandria furono: tenente colonnello Carlo Valassina, fino al 15 agosto 1944; Pietro Sau (classe 1901), fino al 31 agosto 1944; dr. Federico Locatelli (n. 1896 + 24 aprile 1945 a Masserano (Vercelli) fino al 1 maggio 1945; e Guido Monero

 

16 - Pietro Boidi, nato a Genova il 9 marzo 1923, studente universitario, appartenente all’Azione Cattolica di Alessandria; chiamato alle armi nei Granatieri a Roma, dopo l’8 settembre fu partigiano in Monferrato e per le sue doti umane, politiche e militari divenne in breve comandante di una Brigata. Catturato con altri compagni, cadde fucilato dalle Brigate Nere a Mombaruzzo (Asti) il 20 ottobre 1944. È stato insignito di medaglia d’argento al V.M. alla memoria.

Fonti

 

Bibliografia

  • Baldrati P.A. ., San Marco, San Marco. Storia di una Divisione, Milano, Archeotipografia, 1989.
  • Bassi A. La battaglia di Garbagna, Varzi, Guardamagna, 2003.
  • Bolognesi G. Le stellette, la croce, il gladio, Bologna, Lo Scarabeo, 2006.
  • Bottino U.M., Sapevamo di perdere, Milano, Fotolito Negri, 1993.
  • Id., I nostri giorni cremisi, Milano, Fotolito Negri, 1995.
  • Daglio G., La Resistenza in Val Borbera e in Val Curone, Milano, Cooperativa Colibrì, 2006.
  • Delfini W., Le ragioni dell’antifascismo. Intervista a “Cucciolo” il più giovane partigiano di Novi Ligure, Torino, Grafica Nuova, 2009.
  • Graziani R., Ho difeso la Patria, Milano, Garzanti, 1948.
  • Lazagna G.B., Ponte rotto, Milano, Cooperativa Colibrì, 2005.
  • Lazzero R., Le Brigate Nere, Milano, Rizzoli, 1983.
  • Malfettani P., Il 3° Reggimento Bersaglieri della R.S.I. in "STORIA Militare" n.368, maggio 2024
  • Martelli M., Le Brigate Nere, Firenze, Segnalibro, 1999.
  • Mascherini E., Una città chiamata Novi, Alessandria, Edizioni Dell’Orso, 1987.
  • Pansa G., Il gladio e l’alloro, Milano, Mondadori, 1991
  • Pedemonte S., Han fatto la guerra, Genova, Guzzo Editore, 2003.
  • Pedemonte S. e Schiavi A., Monte Reale, la storia, il paesaggio, la corsa, Genova, Sagep, 2019.
  • Pisanò G., Gli ultimi in grigioverde, 4 Volumi, Milano, CDL, 1a Edizione 1967.
  • Scalpelli A., La formazione delle Forze Armate di Salò attraverso i documenti dello Stato Maggiore della R.S.I., estratto della rivista Il Movimento di Liberazione in Italia, Milano, numeri 72-73, fascicoli III-IV, luglio-dicembre 1963.
  • Silvano M., I giornali di Novi, politica, gente, costume (1840-1946), Ovada, ed. Novinostra, 1997.
  • Spina G., Diario di guerra di un sedicenne, Roma, Settimo Sigillo, 1998.
  • Tieghi S., Le corti marziali di Salò, Novara, Oltre Edizioni, 2016.
  • Tuo F., Malfettani P., Viale C., I Caduti della R.S.I. Genova 1943-1946, III edizione, Genova, Tradizione, 2018.

 

Quotidiani e Periodici

  • Il Messaggero di Novi, annate 1938-1942, presso Biblioteca Civica G. Capurro di Novi Ligure.
  • In Novitate, Anno XXX, fasc. 60, novembre 2015; Anno XXXVII, fasc. 61, dicembre 2022.
  • Novinostra-In Novitate, Anno V, n. 9, giugno 2022.

 

Sitografia

 

Testimonianze

  • Testimonianza Costantina Solinas, già iscritta al P.F.R. di Novi Ligure, rilasciata all’autore in data 17 ottobre 2007.
  • Testimonianza Edilio Acerbi, reduce della 3a Legione G.N.R. Ferroviaria, rilasciata all’autore in data 2 aprile 1995 a Serravalle Scrivia.
  • Testimonianza di Alberto Girardi, contenuta in Bottino U.M., Sapevamo di perdere, Milano, Fotolito Negri, 1993.

 

Documenti

  • Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito, Fondo I1, Busta, fascicoli 1864-1916