Reggimento Corazzato Indipendente dell’Esercito della Repubblica di Corea

Arturo Giusti

Il Reggimento Corazzato Indipendente, noto in coreano come Toknip Kigap Yŏndae (1) (Cor. 독립기갑연대) rappresentò la prima e più significativa espressione della motorizzazione militare sudcoreana nel periodo immediatamente successivo alla liberazione e nelle fasi iniziali della Guerra di Corea. Costituito formalmente nel 1948 e operativo fino al 1951 sotto il comando diretto del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Sudcoreano, esso incarnò il tentativo della neonata Repubblica di Corea di dotarsi di una forza mobile moderna in assenza di veicoli corazzati idonei ai moderni campi di battaglia.

In alto: Le autoblindo di produzione statunitense M8 Greyhound seguono delle Jeep Willys armate del 1° Battaglione Corazzato durante la parata del primo anniversario della Repubblica di Corea il 15 agosto 1949. (Foto: blog.naver.com)


La Corea del Sud Prima della Guerra

Dopo la liberazione dall’occupazione giapponese nel settembre del 1945, la porzione meridionale della penisola coreana si trovò in una condizione di estrema fragilità sia sul piano militare sia su quello sociale, conseguenza diretta di quarant’anni di dominio coloniale nipponico e della repentina divisione del paese lungo il 38° parallelo tra la zona di occupazione statunitense a sud e quella sovietica a nord. Sul versante militare, il vuoto di potere era pressoché totale: il regime coloniale giapponese aveva sistematicamente impedito la formazione di qualsiasi forza armata coreana autonoma, impiegando i sudditi coreani soltanto come manodopera forzata o in ruoli subalterni all’interno dell’Esercito Imperiale Giapponese e nell’Esercito Imperiale del Manciukuò (2) (l'esercito dello stato fantoccio giapponese in Manciuria), senza mai concedere loro addestramento o strutture indipendenti. 

L’arrivo delle truppe americane nel settembre 1945 portò il paese sotto l’amministrazione del Governo Militare degli Stati Uniti in Corea (United States Army Military Government in Korea, USAMGIK), portò alla creazione, nel gennaio 1946, della Kukgun (Costellazione Nazionale), una modesta forza di polizia armata composta inizialmente da poche migliaia di uomini (si stima tra i 2.000 e i 5.000 effettivi nei primi mesi) scarsamente addestrati, equipaggiati con armi leggere di in massima parte di produzione giapponese e del tutto priva della componente pesante (artiglieria, carri armati etc). 

Tale apparato difensivo si rivelò irrisorio rispetto alle unità nordcoreane, che l’Unione Sovietica aveva già iniziato a rafforzare con armi, addestramento e quadri ideologicamente allineati; la dipendenza dagli aiuti militari statunitensi, peraltro limitati nei primi anni, e subordinati a una strategia di contenimento più ampia, accentuò la vulnerabilità del Sud, che solo con la proclamazione della Repubblica di Corea il 15 agosto 1948 vide la nascita formale dell’Esercito della Repubblica di Corea (Republic of Korea Army, RoKA), pur rimanendo numericamente insufficiente e scarsamente pronto a fronteggiare una possibile aggressione.

Sul piano sociale, la popolazione reduce da decenni di oppressione culturale, linguistica ed economica imposta dal colonialismo giapponese, inclusa la proibizione dell’uso della lingua coreana e l’imposizione forzata di nomi e costumi nipponici, oscillava tra un’euforia collettiva per l’indipendenza ritrovata e un diffuso senso di disordine e incertezza. 

Le divisioni ideologiche erano laceranti: da un lato i nazionalisti conservatori, spesso legati alle élite che avevano collaborato con l’amministrazione coloniale, dall’altro le forze di sinistra e comuniste, ispirate dai movimenti indipendentisti in esilio a Shanghai o alla stessa Corea del Nord. L’economia, fortemente integrata al sistema produttivo giapponese, collassò con la repentina partenza di tecnici, imprenditori e capitali nipponici: fabbriche ferme, infrastrutture paralizzate e disoccupazione di massa (stimata intorno al 30-40% nelle aree urbane principali) si sommarono a gravi carenze alimentari, razionamenti e fenomeni di fame diffusa che colpirono soprattutto le fasce più povere della popolazione rurale e urbana. 

Le migrazioni interne e i primi flussi di rifugiati dal Nord aggravarono ulteriormente le tensioni demografiche, mentre scioperi generali, violenze politiche e sommosse (come le rivolte popolari di ideologia socialista del 1946-1947, soppresse con il sangue dalla polizia sudcoreana) resero il tessuto sociale estremamente instabile (3)

La Repubblica di Corea fu interessata da una serie di insurrezioni socialiste e comuniste, promosse soprattutto dal Partito Laburista Coreano del Sud contro l’amministrazione militare statunitense e il governo di Syngman Rhee. Tali rivolte, volte a impedire le elezioni separate annunciate per il 1948 e la divisione permanente della penisola, si concentrarono tra il 1946 e il 1949 e comportarono almeno tre episodi principali.  

La rivolta d’autunno del 1946, scoppiata a Taegu il 1º ottobre, si estese rapidamente ad altre province e fu repressa entro poche settimane, con circa 600-700 morti. L’incidente del 3 aprile 1948 nell’isola di Jeju, iniziato come protesta contro le elezioni, si trasformò in una guerriglia protrattasi fino al Maggio 1949 (con sacche residue fino al 1954), causando tra i 14.000 e i 30.000 decessi stimati. La rivolta di Yŏsu-Sunch’ŏn dell’ottobre 1948, originata dall’ammutinamento del 14º Reggimento di Fanteria, ebbe una fase acuta di due settimane e lasciò resistenze isolate fino al 1957, con un bilancio di 3.000-12.000 vittime.  

La polizia nazionale; la Kukgun, che nel mentre era stata rinominata Guardia di Sicurezza Nazionale della Corea del Sud (National Security Guard of South Korea), e gruppi paramilitari di destra, condussero la repressione, coadiuvate da assistenza logistica e di intelligence statunitense. Purtroppo le aggressive tattiche antiguerriglia sudcoreane, portarono ad un aumento della tensione sociale nazionale e contribuirono ad un clima di estrema polarizzazione politica e sociale. 

In questo contesto di transizione caotica, l’amministrazione USAMGIK tentò timide riforme agrarie e misure di stabilizzazione economica, ma il passaggio alla Repubblica di Corea avvenne in un clima di profonda spaccatura sociale, segnato da un’instabilità cronica che avrebbe costituito il tragico preludio alle tensioni culminate nella Guerra di Corea del 1950. 

Il 5 settembre 1948 venne ufficialmente formato l’Esercito della Repubblica di Corea (Republic of Korea Army, RoKA) formato con gli effettivi della precedente Guardia di Sicurezza Nazionale che aveva operato sotto l’USAMGIK dal 15 gennaio 1946. 

Gli Stati Uniti fornirono un numero limitato di armi da fuoco, prevalentemente consegnate dopo lo scioglimento delle forze d'occupazione statunitensi in Giappone. Per quanto riguarda le armi pesanti, vennero forniti circa 800 M1 ed M9 Bazooka da 60 mm, 114 cannoni anticarro M1 da 57 mm e 90 obici M101 da 105 mm. A queste armi vanno inclusi un numero sconosciuto di mortai da 60 mm e 81 mm, cannoni senza rinculo da 57 mm e 75 mm e pezzi d'artiglieria di produzione giapponese rimessi in servizio dopo il 1945. 

Anche l'armamento individuale, seppur in prevalenza di produzione statunitense (nel 1948 già il 60% delle armi era di origine USA, al 1950 si arrivava all’80%) era in parte costituito da equipaggiamento di origine giapponese. Fucili, mitra, mitragliatrici, maschere antigas, elmetti e anche alcuni pattugliatori costieri e addestratori dell'aeronautica erano di origine giapponese, risalenti al secondo conflitto mondiale. In totale vennero consegnate 51 milioni di cartucce di piccolo calibro alla Corea dagli Stati Uniti insieme a 19.400 M1 Carbine, 18.000 M1 Garand e altre migliaia di mitra e mitragliatrici prima del conflitto.

A sinistra/In alto: Tre giovani sudcoreani sospettati di essere guerriglieri comunisti sono tenuti sotto tiro dalle forze sudcoreane coinvolte in un rastrellamento durante la rivolta di Yŏsu-Sunch’ŏn del tardo 1948. (Foto: CNN)

A destra/In basso: Immagine a colori della proclamazione della Repubblica di Corea il 15 agosto 1948. (Foto: theme.archives.go.kr) 


L’Esercito sudcoreano tra costruzione statale e vincoli sull’armamento pesante

La costruzione delle forze armate della Repubblica di Corea si sviluppò in un contesto di costruzione statale accelerato, mentre la penisola coreana veniva stabilizzata lungo il 38° parallelo e le frizioni di frontiera si facevano ricorrenti. 

Sul piano istituzionale, gli Stati Uniti dopo la creazione della repubblica sudcoreana mantenevano il Gruppo Consultivo Militare Coreano (Korean Military Advisory Group, KMAG) dopo il ritiro delle forze d'occupazione nel 1949. La dotazione sudcoreana rimase comunque limitata rispetto a quella nordcoreana, sostenuta dall’URSS. 

L’assenza di carri armati nell’Esercito della Repubblica di Corea nel 1950 fu una scelta: nel 1949 il presidente sudcoreano Syngman Rhee richiese carri armati pesanti M26 Pershing, la valutazione resa in ambito KMAG fu che terreno e rete stradale coreani non avrebbero favorito operazioni corazzate. In realtà, l'amministrazione statunitense del presidente Henry S. Truman preferì evitare di consegnare carri armati alla piccola nazione asiatica per non sconvolgere gli equilibri politici e militari nella regione. 

Nel giugno 1950, alla vigilia dell’invasione nordcoreana, la fotografia complessiva più utilizzabile in chiave quantitativa è quella riportata dai documenti KMAG: le forze sudcoreane ammontavano a circa 151.000 uomini (dei quali 95.000 nel RoKA e i restanti divisi tra aeronautica e marina), con artiglieria limitata (soprattutto in funzione anticarro) e una componente corazzata ridotta a 27 autoblindo M8 e un numero similare di semicingolati M2 ed M3A2.

A sinistra/in alto: Una delle poche armi anticarro a disposizione delle forze sudcoreane all’inizio del conflitto era il cannone M1 da 57 mm di origine statunitense che però si dimostrò inefficace contro i T-34-85 nordcoreani. (Foto: US Army Korea US Army Korea - Installation Management Command)
A destra/in basso: Marinai della Guardia Costiera sudcoreana (che diventerà successivamente la Marina sudcoreana), armati di fucili giapponesi Arisaka Tipo 99 poco prima dello scoppio della Guerra di Corea. Nonostante l’equipaggiamento fornito dagli Stati Uniti e dall’Unione Sovietica, sia la Corea del Sud sia la Corea del Nord facevano ancora ampio uso di equipaggiamento giapponese. (Foto: wwiiafterwwii.wordpress.com) 


Origine

La genealogia del reparto affonda nell’evoluzione dell’unità di ricognizione creata durante la rapida espansione dell’apparato militare sudcoreano. L’espansione fra 1946 e maggio 1948 includeva già la previsione di un “Independent Armored Regiment”, secondo i resoconti del KMAG, nel novero delle nuove unità da creare o in formazione, segnalando un processo di istituzionalizzazione avviato “sulla carta” nella fase più turbolenta dell’ampliamento organico. 

Ufficialmente il reparto venne creato il 1° gennaio 1948, nell’area di Sus’aek (oggi quartiere residenziale di Seul), come formazione da ricognizione della 1ª Brigata di Ricognizione della Guardia di Sicurezza Nazionale della Corea del Sud con la 1ª Compagnia Corazzata e la 2ª Compagnia di Cavalleria.

Seguirono vari spostamenti e cambi di subordinazione, con trasferimento a Sŏbinggo, nell’area di Yongsan (sulla sponda settentrionale del fiume Han, oggi quartiere di Seul) il 4 Luglio, in questo periodo, fu riorganizzata come unità di ricognizione sotto il Comando Provvisorio delle Forze Speciali del Quartier Generale della Guardia di Sicurezza Nazionale. Nel settembre 1948, l'unità si trasferì da Sŏbinggo a Kimp’o ove si trovava l'aeroporto di Seul, e il 25 novembre 1948 fece ritorno a Sŏbinggo. Lo stesso 25 novembre 1948 l’unità venne elevata a Susaekdan (equivalente ad un battaglione rinforzato) e affidata al maggiore Yi Yong-mun per circa un anno. Il magg. Yong-mun era un veterano dell’Esercito Imperiale Giapponese, arruolatosi volontario nel 1937 frequentò l’Accademia Imperiale e scalò i ranghi, da sottufficiale di cavalleria fino al grado di maggiore conseguito nel 1943 e mantenuto fino al 1945. Nel 1947 venne integrato nei ranghi dell’Esercito della Repubblica di Corea. Il 5 dicembre l'unità venne promossa a Kigapdan (equivalente ad un gruppo corazzato) e il 10 dicembre 1948 ricevette il nome ufficiale di Reggimento Corazzato Indipendente (Toknip Kigap Yŏndae). Nell’aprile 1949 venne implementata la componente montata (incrementata a due compagnie) con 350 cavalli totali, segno della persistenza di esigenze di mobilità tattica in un ambiente infrastrutturale povero e montuoso. Il 30 luglio 1949 il colonnello Yi Yong-mun fu trasferito allo Stato Maggiore dell’Esercito come Direttore dell’Ufficio Informazioni, e il tenente colonnello Yu Hŭng-su fu nominato comandante di reggimento. Del ten. Col. Hŭng-su si trovano poche informazioni online, durante la Seconda guerra mondiale aveva servito i giapponesi con il grado di sottotenente. Nel dicembre 1949 fu inoltre costituito il 3° Battaglione di Fanteria a cui era aggregata una compagnia cinofila militare.

In altoIl tenente colonnello Yi Yong-mun, primo comandante della formazione corazzata sudcoreana. Il col. Yong-mun fu il principale promotore del battaglione montato del reggimento, che venne formato e ampliato grazie ai suoi sforzi. (Foto: n.news.naver.com)


Organizzazione interna e funzioni di supporto

Il Reggimento Corazzato Indipendente era direttamente subordinato al quartier generale dell’Esercito della Repubblica di Corea al comando del Capo di Stato del RoKA.  

Allo scoppio della Guerra di Corea, il Capo di Stato dell’Esercito della Repubblica di Corea era Chae Byong-duk, che aveva assunto tale nomina dal 10 aprile 1950 (ed era già assunto tale carica in precedenza).

La struttura reggimentale era composta da tre battaglioni più unità logistiche e di rifornimento. Allo scoppio della Guerra di Corea il battaglione era così organizzato: 

1° Battaglione Corazzato 

- 26 autoblindo

2° Battaglione di Cavalleria 

- 580 cavalli

3° Battaglione di Fanteria 

- 15-24 semicingolati

In alto: Ordine di battaglia del Reggimento Corazzato Indipendente. (Illustrazione: Autore)


1° Battaglione Corazzato

Il 1° Battaglione Corazzato era equipaggiato con 26 M8 Armored Car, autoblindo leggere statunitensi armate con un cannone da 37 mm e quattro uomini d'equipaggio. Ogni plotone corazzato era equipaggiato con tre autoblindo e sei Jeep Willys. Una compagnia, includendo il mezzo del comandante, disponeva complessivamente di 10 veicoli suddivisi in tre plotoni. Inoltre, il reggimento disponeva di due autocarri GMC CCKW G-508 da 2,1 tonnellate e due autocarri Chevrolet G-506 da 1,5 tonnellate. Erano presenti tre compagnie corazzate (di cui la terza sotto organico), oltre a una compagnia manutenzione e il plotone comando.

Essendo l'unico reparto sudcoreano dell'epoca dotato di veicoli corazzati, gli appartenenti al reparto erano scelti tra cadetti e soldati che avevano già conseguito la patente di guida o avevano conoscenza nell'ambito della manutenzione di veicoli a motore (4)

In generale, anche chi non soddisfaceva questi requisiti era scelto in base alle pregresse esperienze belliche, con molti membri degli equipaggi di autoblindo che avevano già operato nell’Esercito Imperiale Giapponese durante il Secondo conflitto mondiale. 

Il primo comandante provvisorio fu il sottotenente Pak Kil-ryong. Dal tardo 1949, il comandante del battaglione fu il tenente Kang Tae-min, nato nel 1922, che si era arruolato volontario nell'Esercito Imperiale del Manciukuò nell’aprile 1941. Diplomatosi al corso ufficiali dello stato fantoccio a Xinjiang (cina nord occidentale) nell’aprile del 1943 con il grado di sottotenente. Nel maggio 1944 si trasferì in Giappone dove seguì corsi da ufficiale all’Accademia dell’Esercito Imperiale diplomandosi nel giugno 1945. 
Dopo il rientro in Corea del Sud nell’aprile 1946, seguì un corso per ufficiali all’Accademia Militare Coreana diplomandosi nel marzo del 1949 con il grado di tenente e dopo alcuni ruoli fu assegnato come comandante del 1° Battaglione Corazzato del reggimento. Il 15 febbraio 1950 Tae-min venne promosso tenente colonnello e posto al comando del 22° Reggimento di Fanteria sudcoreano. Il ruolo di comandante fu quindi assegnato al maggiore Pak Mu-yŏl (anche scritto Park Mu-yeol) che era ancora al comando del battaglione allo scoppio del conflitto ma di cui le informazioni sono pressoché inesistenti.

A sinistra/in alto: Un M8 Greyhound sudcoreano di tarda produzione apre una colonna di truppe sudcoreane durante una parata prima della guerra. (Foto: pinterest.com)
A destra/in alto: Un totale di cinque autoblindo M8 Greyhound durante l'addestramento con istruttori statunitensi. (Foto: blog.naver.com) 


2° Battaglione di Cavalleria 

Il 2° Battaglione di Cavalleria del Reggimento Corazzato Indipendente era composto poco prima della guerra da circa 580 cavalli. Era diviso in due compagnie dotate di plotone armi pesanti (mitragliatrici leggere e mortai da 60 mm), compagnia comando e gli immancabili servizi logistici e veterinari. Benché il nome suggerisca il contrario, l’unità sarebbe tecnicamente un battaglione di dragoni e non di cavalieri. La differenza dottrinale tra le due unità è che, mentre i cavalieri combattono cavalcando a cavallo, i dragoni sono fanteria leggera che usa i cavalli per spostarsi velocemente, ma combatte appiedata.
Secondo le testimonianze dei reduci, nel 1948 la
 seconda compagnia di cavalleria esisteva solo sulla carta, essendo attiva solo la compagnia comando. La creazione della compagnia di cavalleria iniziò solamente dopo il 14 gennaio 1949 principalmente grazie allo sforzo del ten. col. Yong-mun, comandante del reparto corazzato. L’ufficiale coreano già nel 1948, invitò i membri dei club di equitazione dell’Università di Koryŏ e dell’Università Yŏnsei a Seul ad un evento privato dove tentò in ogni modo di convincere i giovani ad arruolarsi come cavalieri nel reparto coreano sfruttando la leva dell’addestramento per accedere alle olimpiadi (5)

Per quanto riguarda l’arruolamento di quadrupedi, il ten. col. Yong-mun andò personalmente e mandò ufficiali affiancati da veterinari ad acquistare particolari cavalli giapponesi dai contadini. Verso la fine della Seconda guerra mondiale, a causa della necessità di alimentare i soldati al fronte e i civili in Giappone, l’Impero Giapponese inviò migliaia di cavalli da guerra in Corea (dove la maggior parte delle coltivazioni erano confiscate dal governo giapponese). Questi cavalli radiati dalle ultime unità di cavalleria giapponesi, vennero usati in Corea per arare i campi, funzione che svolgevano ancora nel dopoguerra. All’inizio il reparto contava solo 100 cavalli che incrementarono a 350 nell’aprile 1949 quando l’unità fu realmente attivata (su due compagnie) e, infine, circa 580 cavalli prima dell’inizio della Guerra di Corea.
I giovani studenti delle università di Seul, arruolatisi nel reparto ricevettero due mesi di addestramento, mentre altre reclute del reparto, prive di esperienza di equitazione, ricevettero sei mesi di addestramento. Gli studenti vennero quindi integrati nelle fila del reparto montato come sottotenenti, raggiungendo entro sei mesi il grado di capitani assegnati come comandanti di plotone. Per quanto riguarda gli uomini senza precedente esperienza, l’addestramento spartano, l’ordinaria pulizia e cura del proprio cavallo risultavano stressanti, con casi registrati di diserzione. 

Furono reclutati sottufficiali che avevano prestato servizio nelle unità salmerie dell’Esercito Imperiale Giapponese, con i quali venne costituita la compagnia logistica del 2° Battaglione di Cavalleria. La compagnia logistica era incaricata principalmente della gestione delle scuderie e del foraggio. 

Il reparto era comandato inizialmente dal maggiore Kim Chin-hang che però non aveva esperienza nella cavalleria e pertanto l’unità fu gestita principalmente facendo affidamento sui membri dei club studenteschi di equitazione e dal tenente Yi Chong-sŭng (successivamente nominato vicecomandante). Il magg. Chin-hang fu sostituito in data ignota dal parigrado Jang Ch’ŏl-bu. Ch’ŏl-bu, nato nel 1921, venne arruolato a forza nell’Esercito Imperiale Giapponese nel gennaio 1944 ed inviato in Cina, nell’area di Xuzhou. Il giovane coreano riuscì a disertare e ad unirsi all'Esercito di Liberazione Coreano composto da coreani fedeli al governo in esilio a Shanghai scalando velocemente i ranghi. Grazie alla raccomandazione di Kim Gu, presidente del governo in esilio, Jang Ch’ŏl-bu nel marzo 1945 entrò all'Accademia militare di Huangpu (in Cina) dalla quale si diplomò come ufficiale di cavalleria nel febbraio 1947 tornando quindi in Corea del Sud. Il ventiseienne venne integrato nelle forze di sicurezza coreane, seguendo un corso per ufficiali dalla quale si diplomò nel 1948. Promosso Maggiore venne dapprima assegnato alla Marina Coreana, ma fu velocemente trasferito al neonato reparto corazzato sudcoreano.


A sinistra/in alto: Uomini del 3° Battaglione di Fanteria seguiti dal comando del 2° Battaglione di Cavalleria durante una parata nei primi mesi del 1950. (Foto: kin.naver.com)
A destra/in alto: Il maggiore Jang Ch’ŏl-bu in sella al suo cavallo. La foto fu scattata prima della Guerra di Corea (Foto. Wikimedia Commons)


3° Battaglione di Fanteria 

Verso la fine del 1949 fu costituito un battaglione di fanteria all’interno del quale erano presenti anche 24 semicingolati di produzione statunitense (6) che formavano una compagnia meccanizzata e una compagnia cinofila militare. Prima dello scoppio della Guerra di Corea, il reparto era formato anche da una terza compagnia. Concludevano l’organico del battaglione la compagnia comando e la sezione armi pesanti dotata di mortai, mitragliatrici pesanti e bazooka da 60 mm. 

Il comandante del 3° Battaglione di Fanteria era, allo scoppio della guerra, il maggiore Chŏn Yŏng-ŭn. 

In Alto: Una colonna meccanizzata del Reggimento Corazzato Indipendente si prepara ad entrare in azione nell’area di Taejŏn. Nonostante gli ingenti aiuti ricevuti dagli Stati Uniti, la Corea del Sud poteva contare solo su 27 autoblindo M8 Greyhound e alcune decine di half-track per contrastare i nordcoreani. (Foto: LIFE Magazine)


Altre Unità e Primi impieghi

Il Reggimento Corazzato Indipendente disponeva anche di una Chŏngbokwa (sezione d’intelligence), l'unità veniva impiegata per la raccolta/gestione delle informazioni che venivano poi passate direttamente all'alto comando del RoKA.

Sul versante delle comunicazioni, il reparto risulta associato a un nodo radio presso il Monte Namsan a Seul, coerente con la scelta di considerare le M8 non soltanto mezzi da ricognizione armata, ma anche strumenti di comando e controllo in un esercito che soffriva di fragilità nelle comunicazioni inter-unità e le cui reti radio erano scarse e vulnerabili. 

La qualificazione del reparto quale “prima unità meccanizzata” dell’Esercito della Repubblica di Corea è strettamente connessa alla disponibilità di un parco mezzi quantitativamente limitato, ma di notevole rilevanza simbolica e operativa nel contesto sudcoreano del periodo 1948-1950. 

L’M8 Greyhound divenne immediatamente un oggetto di forte visibilità pubblica insieme ai cavalli bianchi del battaglione montato, nei giornali e nelle parate, incluso il grande sfilamento del 15 agosto 1949 per il primo anniversario della fondazione della Repubblica di Corea.
L’unico impiego di cui si è a conoscenza prima della Guerra di Corea avvenne alla fine del 1948. Il 20 ottobre, la 1ª Compagnia Corazzata fu inviata per partecipare alle operazioni di repressione della ribellione di Yŏsu-Sunch’ŏn, facendo ritorno alla base di Kimp’o il 9 novembre 1948. In riconoscimento dei meriti acquisiti durante tali operazioni, il Capitano Kang P’il-wŏn e tutto il personale impiegato furono promossi di grado. Il 16 novembre 1948 fu celebrata dall’unità una cerimonia commemorativa in onore dei caduti nella campagna durante gli scontri nella repressione della rivolta. Si trattava del maresciallo (specialista) Kim Ki-jong e altri sei militari.


In Alto: Il reparto corazzato del 1° Battaglione Corazzato del Reggimento Corazzato Indipendente sfila a Seul in un periodo impreciso tra il 1948 ed il 1950. (Foto: facebook.com)


Impiego nella guerra di Corea

L'inizio della Guerra di Corea alle 4:00 di mattina del 25 giugno 1950 fu la conseguenza diretta della divisione artificiale della penisola lungo il 38° parallelo, imposta dalle potenze vincitrici al termine della Seconda guerra mondiale. Il Nord, retto dal regime comunista di Kim Il-sung e sostenuto da Unione Sovietica e la neonata Repubblica Popolare Cinese incarnava un entità ideologicamente antagonista del regime anticomunista di Syngman Rhee appoggisto dagli Stati Uniti. Convinto della debolezza militare del Sud, accentuata dalle insurrezioni interne del 1946-1949, Kim Il-sung ottenne l’approvazione di Stalin e Mao Zedong e avviò un’offensiva finalizzata all’unificazione della penisola sotto un unico regime comunista. 

L’invasione del 25 giugno 1950 colse di sorpresa le forze sudcoreane. L’Esercito Popolare Coreano (Korean People's Army, KPA) comprendeva due corpi d'armata (sette divisioni, una brigata corazzata e vari reggimenti indipendenti o assegnati per l'invasione) per un totale di circa 200.000 soldati, 150 carri medi T-34-85, 120 semoventi d'artiglieria SU-76M e una cinquantina di autoblindo da ricognizione BA-64. 

L’Esercito sudcoreano fu costretto ad impiegare immediatamente ogni risorsa mobile. Il Reggimento Corazzato Indipendente non operò come massa corazzata concentrata: le autoblindo furono frazionate e assegnate a varie unità, secondo una logica che privilegiava ricognizione e collegamenti più che il combattimento. 

In quel momento: 

- 1° Battaglione Corazzato era stato distribuito tra divisioni in prima linea, dove veniva saltuariamente inviato di pattuglia lungo il confine.
- 2° Battaglione di Cavalleria era di stanza nella sua caserma nel quartiere di Hannam (nell’area di Yongsan, oggi Seul).
- 3° Battaglione di Fanteria era schierato nell’area di Kimp’o. 

Le M8 Greyhound erano provviste di apparati ricetrasmittenti SCR-506 con una portata di 120 km, in un esercito in cui gli apparati radio erano pochi ed assegnati solo a unità comando e coordinamento, poter disporre di apparati radio di tale portata era raro, e perciò il vero potenziale del reparto non fu mai sfruttato appieno, dividendo le autoblindo e i semicingolati a livello di plotone in punti chiave per la comunicazione più che un punti strategici. Questo permise di mantenere i contatti con più aree della Corea in maniera più semplice. Ad esempio, durante la visita ufficiale del futuro presidente della Repubblica di Cina Chiang Kai-shek ad agosto 1949, grazie al ponte radio fornito dalle M8 Greyhound, le forze sudcoreane rimasero in contatto con la scorta del politico cinese e il presidente Coreano Syngman Rhee a Kangnŭng (costa est della penisola) dal nodo del Monte Namsan a Seul (costa ovest della Corea), a circa 170 km di distanza. 

Tale impiego “a distaccamenti” degenerò rapidamente in compiti impropri quando l’urgenza operativa impose il confronto con i carri nordcoreani T‑34-85. Un episodio emblematico è quello dell’area di Ŭijŏngbu e del passo di Ch’uksŏngnyŏng, dove le M8 impiegate a sostegno della 7ª Divisione di Fanteria sudcoreana ricevettero l’ordine di fermare i T‑34-85 con risultati disastrosi in quanto il cannone da 37 mm era incapace di penetrare la corazza frontale dei T-34-85 anche a distanza ravvicinata. 

Ciò non significa che l’M8 fosse priva di utilità bellica: nelle fasi di ritardo e nei combattimenti contro fanteria e obiettivi non corazzati, il 37 mm poteva fornire un volume di fuoco apprezzabile.

A sinistra/in alto: Un M3 half-track del 3° Battaglione Corazzato camuffato con una rete mimetica durante le prime fasi del conflitto. (Foto: The Korean War in Pictures)
A destra/in alto: Un'unità di carri armati dell'Esercito Popolare Coreano equipaggiata con T-34-85 schierata per un’ispezione ufficiale. Data l'assenza di numeri dipinti sul fianco della torretta, i veicoli potrebbero essere appena arrivati dall'Unione Sovietica. Il primo carro armato della fila è stato assemblato dalla Fabbrica di carri Armati Stalin Ural № 183. (Foto: x.com)


Servizio del 1° Battaglione Corazzato

Immediatamente dopo lo scoppio della guerra di Corea, il 25 giugno 1950, la 6ª Divisione di Fanteria dell’Esercito Popolare Coreano dopo aver occupato la città di Kaesŏng nelle prime ore, avanzò verso sud con l’obiettivo di attraversare il fiume Han e penetrare nella penisola di Kimp’o. Il piano operativo prevedeva la conquista di Kimp’o, situata presso l’estuario del fiume Han, al fine di neutralizzare la linea difensiva della Repubblica di Corea lungo il fiume e consentire una rapida avanzata verso Yŏngdŭngp’o, Inch’ŏn e Suwŏn. 

All’epoca, la difesa di Kimp’o era affidata a forze limitate, costituite da elementi del 12° Reggimento di Fanteria della 1ª Divisione di Fanteria dell’Esercito della Repubblica di Corea, ritiratisi da Kaesŏng, nonché da personale della Scuola d’Intelligence e della Scuola di Fanteria stanziato presso l’aeroporto di Kimp’o. In risposta alla minaccia, il Quartier Generale dell’Esercito inviò rinforzi, tra cui elementi del 1° Battaglione Corazzato del Reggimento Corazzato Indipendente. Il 26 giugno tali unità furono riunite nel Comando di combattimento del settore di Kimp’o, una formazione di consistenza approssimativamente equivalente a tre battaglioni.

Il comando fu affidato al colonnello Kye In-ju, allora direttore della Scuola di Namsan. Le forze ai suoi ordini comprendevano il personale permanente dell’istituto, il 2° Battaglione del 12° Reggimento di Fanteria, il 3° Battaglione dell’8° Reggimento di Fanteria e un Battaglione della Difesa Nazionale composto da disertori male armati. Il Reggimento Corazzato Indipendente contribuì con la 1ª Compagnia Corazzata del 1° Battaglione Corazzato e il 3° Battaglione di Fanteria; ulteriori rinforzi includevano il 1° Gruppo del Genio da Puch’ŏn e il 2° Battaglione del 22° Reggimento di Fanteria da Taegu. 

A partire dal 26 giugno, le forze nordcoreane tentarono di attraversare il fiume Han nei settori settentrionali della penisola di Kimp’o, in particolare nelle aree di Wŏlgot e Hasŏng. Le forze sudcoreane predisposero posizioni difensive lungo le rive del fiume, realizzando trincee e capisaldi su alture quali il Monte Munsusan. All’alba, elementi avanzati del KPA riuscirono a completare l’attraversamento e a stabilire una testa di ponte; nel pomeriggio, l’operazione di attraversamento assunse carattere su larga scala, includendo anche l’area di Kangnyŏngp’o.

In relazione a tale situazione, il Quartier Generale dell’Esercito della Repubblica di Corea, nel tentativo di rafforzare la capacità combattiva del settore di Kimp’o, adottò la misura di reimpiegare nella penisola di Kimp’o le forze residue del reggimento corazzato. 

Di conseguenza, sotto il comando unificato del comandante del 1° Battaglione Corazzato, maggiore Pak Mu-yŏl, la maggior parte delle forze residue del Reggimento Corazzato Indipendente nell’area di Seul fu trasferita nella penisola di Kimp’o. In particolare, la 2ª Compagnia Corazzata e la 7ª Compagnia di Cavalleria (7) si diressero verso Kimp’o alle ore 13:00, mentre il capitano Chŏn Yŏng-ŭn, comandante del 3° Battaglione di Fanteria, assegnò il plotone armi della compagnia comando alla 9ª Compagnia di Fanteria e, insieme a quest’ultima, partì alle ore 16:00 alla volta della penisola di Kimp’o.

I nordcoreani tentarono attraversamenti sporadici del fiume Han utilizzando piccole imbarcazioni, spesso camuffandosi da profughi; tuttavia, al calar della sera, iniziarono a impiegare natanti da attraversamento trainati da motoscafi, tentando sbarchi in unità di dimensioni pari a plotone dalla sponda tenuta dagli uomini del reggimento corazzato e da quelli del 2° Battaglione del 12° Reggimento di Fanteria, dalla zona di Sŏngnyup’o verso Chogang-ri. In risposta, il plotone corazzato guidato dal sottotenente Kwak Ŭng-ch’ŏl, inviato come rinforzo a Chogang-ri, aprì il fuoco con i cannoni da 37 mm delle autoblindo, affondando le imbarcazioni nemiche in fase di attraversamento, delle quali una, secondo le fonti, trasportava un veicolo corazzato. Di conseguenza, le forze nordcoreane abbandonarono il tentativo di sbarco nell’area di Chogang-ri e non mostrarono ulteriori segni di voler proseguire le operazioni di attraversamento in quel settore. 

Nonostante la resistenza sudcoreana, condotta con il supporto dell’artiglieria, l’inferiorità delle forze disponibili consentì alla maggior parte della 6ª Divisione di Fanteria nordcoreana di completare l’attraversamento entro la mattina del 27 giugno. Le unità sudcoreane si ritirarono verso T’ongjin, organizzando una linea difensiva lungo il Monte Unyusan e il Monte Ch’ŏnmasan nel tentativo di bloccare le direttrici verso Kimp’o. Tuttavia, furono costrette a ripiegare ulteriormente in direzione di Kimp’o e Yanggok. 

In questa fase, il colonnello Kye In-ju abbandonò il comando, fuggendo con la propria famiglia verso Taegu nella notte del 28 giugno. Il comando passò quindi al tenente colonnello Ch’oe Pok-su, Capo di Stato Maggiore del Comando di Kimp’o.

Alle prime ore del 28 giugno, la 6ª Divisione di Fanteria nordcoreana lanciò un attacco coordinato nel settore di Kimp’o. Un distaccamento avanzò lungo il fiume Han a bordo di imbarcazioni da pesca, sbarcando a nord di Taech’ŏng, mentre il grosso della divisione esercitò pressione sulle difese del 3º Battaglione del 22º Reggimento di Fanteria della 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana lungo la strada per Kimp’o, con il supporto di due carri armati T-34-85. Le truppe del 22º Reggimento di Fanteria erano state rinforzate da un plotone di autoblindo M8 Greyhound del 1° Battaglione Corazzato e da fanteria equipaggiata con bazooka M9. Tuttavia, né i proiettili perforanti da 37 mm delle autoblindo né i razzi dei bazooka si dimostrarono in grado di penetrare la corazzatura frontale dei carri nordcoreani. 

Con il deteriorarsi della situazione, furono inviati ulteriori rinforzi; tuttavia, il 28 giugno una compagnia carri nordcoreana riuscì a attraversare il fiume, sfondò le difese e occupò sia la città di Kimp’o sia il relativo aeroporto. Il generale maggiore Kim Hong-il, comandante del settore di Sihŭng, destituì Ch’oe Pok-su per aver abbandonato l’aeroporto senza opporre adeguata resistenza e affidò il comando al tenente colonnello U Pyŏng-ok, allora Capo di Stato Maggiore della 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana. Intanto l’integrità dei reparti in prima linea andava peggiorando ogni ora.  

Le forze sudcoreane continuarono a opporre resistenza, predisponendo nuove posizioni difensive presso la linea tra i monti Changnŭngsan, Kyeyangsan e Kaehwasan. Il 29 giugno, su ordine di Kim Hong-il, fu tentato un contrattacco per riconquistare l’aeroporto di Kimp’o, ma l’operazione fallì. Nel corso dei furiosi e brutali combattimenti per la base aerea, caddero il tenente colonnello Ch’oe Pok-su, il capitano Kang Mun-hŏn, comandante del 3° Battaglione di Fanteria del Reggimento Corazzato Indipendente, e il tenente Kim Il-rok, che aveva guidato l’assalto; il tenente colonnello U Pyŏng-ok si tolse successivamente la vita con la propria arma.

Di conseguenza, il Comando di Kimp’o perse la capacità di esercitare un comando unificato. La mattina del 29 giugno, Kim Hong-il trasferì l’autorità al tenente colonnello Im Ch’ung-sik, comandante del 18° Reggimento di Fanteria, che si era ritirato attraverso il fiume Han presso il molo dei traghetti vicino Kimp’o. Le forze residue tentarono nuovamente, il 30 giugno, di riconquistare l’aeroporto, ma senza successo. 

Nello stesso giorno, valutando la crescente minaccia proveniente dai settori di Oryu-dong e Sosa, Kim Hong-il nominò il colonnello Ch’oe Yŏng-hŭi, comandante del 15° Reggimento di Fanteria della 5ª Divisione di Fanteria sudcoreana, quale nuovo comandante del settore di Kimp’o, incaricandolo di riorganizzare le forze in ritirata e di mantenere la linea della strada Kyŏngin. 

Il 1° luglio, grazie all’intervento dell’aviazione statunitense che assicurò la superiorità aerea, il colonnello Yŏng-hŭi tentò di riprendere l’iniziativa. A tal fine lanciò attacchi sostenuti da mortai e mezzi corazzati, riuscendo a riconquistare le Quote 138 e 107 a sud dell’aeroporto. Tuttavia, l’attacco successivo contro la Quota 126, il giorno seguente, non conseguì risultati.

Con il collasso della linea difensiva del fiume Han, il mantenimento della strada Kyŏngin perse la propria rilevanza strategica. Di conseguenza, il Comando di Kimp’o portò a termine la propria missione ritardatrice fino alle ore 10:00 del 3 luglio e si ritirò per evitare l’accerchiamento nell’area di Yŏngdŭngp’o. 

Le unità sudcoreane in ritirata si diressero verso Suwŏn e Anyang, dove furono riorganizzate e impiegate nella difesa della linea di Anyang. Nonostante la grave inferiorità in uomini e mezzi, la resistenza del Comando di Kimp’o contribuì a rallentare significativamente l’avanzata della 6ª Divisione di Fanteria nordcoreana e a impedire l’attuazione del piano nemico volto a una rapida avanzata verso Inch’ŏn e Suwŏn per colpire le retrovie sudcoreane. 

Su alcuni blog sudcoreani di storia, viene riportato che durante gli scontri nella penisola di Kimp’o vennero distrutte tre autoblindo M8 dal fuoco dei carri armati medi di produzione sovietica, mentre si registra l’immobilizzazione di un T-34-85 dopo che venne colpito ad un cingolo. 

Dopo queste azioni, il servizio del 1° Battaglione Corazzato si fa incerto, non vengono riportati scontri del reparto con forze nordcoreane in nessuna area della del fronte per diversi giorni. I veicoli potrebbero essere stati semplicemente impiegati come centri radio per mantenere in contatto il quartier generale con le divisioni al fronte dopo aver perso i centri di comando divisionali nei primi giorni di guerra, e di conseguenza, non utilizzati in prima linea. 

Il 1° Battaglione Corazzato viene nuovamente citato nelle fonti storiche solamente il 4 agosto 1950, e le sue vicende si intrecciano con quelle del molto più accurato resoconto del 2° Battaglione di Cavalleria; il destino del battaglione è quindi descritto nel capitolo successivo. 

Per quanto riguarda, invece, il 3° Battaglione di Fanteria, il reparto, in massima parte appiedato, venne impiegato nell’area di Kimp’o fin dal secondo giorno di conflitto, quando le forze nordcoreane della 6ª Divisione di Fanteria iniziarono ad attraversare il fiume Han. Si conosce molto poco del servizio del 3° Battaglione di Fanteria che, secondo alcune fonti, venne annientato durante gli scontri nella penisola di Kimp’o. Si sa per certo che il comandante, il maggiore Chŏn Yŏng-ŭn venne ucciso durante i contrattacchi per riconquistare l’aeroporto di Kimp’o. Si può supporre che il battaglione, subì numerose perdite e che venne quindi integrato nei ranghi del 1° Battaglione Corazzato che perdeva progressivamente personale e autoblindo a causa degli eventi bellici e dell’usura.
La presenza di semicingolati del 3° Battaglione di Fanteria è citata dopo l’attraversamento del fiume Han delle forze nordcoreane. L’8ª Divisione di Fanteria e la 9ª Divisione di Fanteria sudcoreane si ritirarono verso Suwŏn, 20 km a sud di Seul. Nel tentativo di rallentare l’avanzata della 2ª Divisione di Fanteria, la 4ª Divisione di Fanteria, e la 105ª Divisione Corazzata "Seoul" dell'Esercito Popolare Coreano. Un battaglione del genio sudcoreano abbatté alberi, mentre alcuni semicingolati M3 del 3° Battaglione di Fanteria vennero predisposti come ostacoli lungo la strada che collegava la capitale a Suwŏn. Tuttavia, tali misure si rivelarono inefficaci di fronte all’impeto delle unità corazzate. Una colonna di 12 T-34-85 avanzò a massima velocità sulla strada, travolgendo gli ostacoli ed i semicingolati senza difficoltà, proseguirono quindi l’avanzata, entrando in contatto con la 3ª Divisione di Fanteria sudcoreana, rimasta nell’area per consentire all’8ª e 9ª Divisione di Fanteria di disimpegnarsi, infliggendole gravi perdite.


A Sinistra/In Alto: Le linee difensive e i movimenti delle forze Nordcoreane e Sudcoreane nella Battaglia della Penisola di Kimp’o, 26 giugno - 3 luglio 1950. (Foto: namu.wiki)

A Destra/In Basso: Alcuni elementi del 1° Battaglione Corazzato del Reggimento Corazzato Indipendente si ritirano verso sud dopo gli scontri con i carri armati medi dell'Esercito Popolare Coreano nei primi giorni della guerra. Zona di Ch’ŏnan, primi di luglio del 1950. (Foto: namu.wiki)


Servizio del 2° Battaglione di Cavalleria 

Dopo aver iniziato a spostarsi verso il fronte il primo giorno di guerra da Seul, il 2° Battaglione di Cavalleria, intorno alle ore 10:00 del 26 giugno, arrivò presso Ch’uksŏngnyŏng. Il maggiore Jang Ch’ŏl-bu individuò colonne corazzate nemiche dirette verso Ŭijŏngbu. Mantenendo il contatto con il nemico, ripiegò verso T’aerŭng raggiungendo nuovamente Seul, e il 27 giugno, alle ore 15:00 circa, attraversò il fiume Han nell’area di Hannam utilizzando imbarcazioni da addestramento. 

Durante il passaggio del fiume, il battaglione subì un attacco aereo da parte di velivoli Yak di produzione sovietica dell’Aeronautica Popolare Coreana; tuttavia, un caccia statunitense Lockheed P-80 Shooting Star intervenne abbattendo gli aerei nemici. 

L’unità si concentrò quindi a Taebang-dong. Il 29 giugno 1950 il magg. Ch’ŏl-bu trascorse l’intera giornata pattugliando le rive del fiume per raccogliere informazioni sul nemico. Al tramonto, il 3° Plotone della 3ª Compagnia segnalò la presenza di un plotone nemico in attraversamento con barche nei pressi di Ch’ŏngdam. Il comandante di battaglione ordinò una carica di cavalleria, guidata dal sottotenente Cho Ton-ch’ŏl. Il nemico, colto di sorpresa, oppose inizialmente resistenza, ma fu rapidamente sopraffatto e completamente annientato, venendo respinto nel fiume senza superstiti. 

Nel frattempo, constatato che la caserma del 2° Battaglione di Cavalleria ad Hannam era stata occupata dal nemico, sei mortai da 60 mm furono posizionati lungo la riva meridionale del fiume Han e, alle ore 22:00, circa 60 colpi furono concentrati sulla posizione nemica.  

Dopo l’attraversamento del fiume Han, a causa della disintegrazione del Reggimento Corazzato Indipendente e di altre unità sudcoreane, il battaglione di cavalleria fu assegnato alla 2ª Divisione Mista. Il Generale Kim Hong-il, comandante del settore di Siheung, affidò al battaglione di cavalleria la difesa dell’area di Sinsa, ritenendolo particolarmente adatto grazie alla conoscenza del terreno acquisita durante le esercitazioni equestri nella zona. 

Alle ore 08:00 del 30 giugno 1950, l’8° Reggimento di Fanteria della 3ª  Divisione di Fanteria nordcoreana iniziò l’attraversamento del fiume sotto la copertura di artiglieria. Piccoli gruppi di nordcoreani attraversarono il fiume Han con barche, stabilendo teste di ponte e minacciando il fianco del battaglione di cavalleria presso Quota 75. 

Durante il combattimento, i cavalli, non abituati al rumore delle armi, si spaventarono e fuggirono. Tra il tentativo di recuperarli e quello di respingere il nemico, il combattimento divenne impossibile. Il sottotenente Ch’oe Yŏng-hwa, impiegato come portaordini tra l’area di Sinsa e il settore di Kimp’o, lanciò da solo una carica di cavalleria contro il nemico e cadde eroicamente. 

Il battaglione si ritirò quindi verso Umyŏn, Kwach’ŏn e Kunp’o. Dopo sei giorni di resistenza sulla linea del fiume Han, e con il crollo della linea di Suwŏn il 4 luglio, fu avviata una ritirata ritardante. Durante la ritirata, il battaglione subì anche fuoco amico da parte di velivoli australiani; nei pressi di Sŏnghwan morirono cinque cavalieri e cinque cavalli. L’unità abbandonò la strada principale e proseguì attraverso i percorsi montani. 

L’8 luglio, nei pressi di Kongju, il battaglione distrusse un’unità nemica di circa 400 uomini a Yugu (8), catturando anche il veicolo del comandante nemico. 

Il 14 luglio, il 2° Battaglione di Cavalleria partecipò agli scontri sul fiume Kŭm (14-17 Luglio 1950). In questa battaglia, la 24ᵗʰ Infantry Division (24ª Divisione di Fanteria) dell’US Army (Esercito Statunitense) tentava di rallentare la 4ª  Divisione di Fanteria "Seul" dell’Esercito Popolare Coreano nella sua avanzata verso il sud della penisola. La pioggia torrenziale e l'impreparazione delle truppe statunitensi permisero alle forze nordcoreane di attraversare il fiume Kŭm e di infiltrarsi oltre le linee statunitensi già dopo poche ore di combattimento. La L Company (Compagnia L) del 34ᵗʰ Infantry  Regiment (34° Reggimento di Fanteria) della divisione statunitense, schierata sul lato orientale dello schieramento statunitense fu costretta a ripiegare sotto attacco dalla riva e del preciso fuoco d’artiglieria nordcoreano. 

Un gruppo di soldati nordcoreani (stimati dagli statunitensi in circa 400 uomini), si infiltrò nelle falle della linea difensiva e iniziò ad attaccare unità arretrate e tendere imboscate a reparti di rifornimento e rinforzi diretti alla prima linea. Un gruppo di questi infiltrati, intorno alle 14:00, aggirò ed attaccò le posizioni dei cinque obici da 105 mm della B Battery del 63ʳᵈ Field Artillery Battalion (Batteria B del 63° Battaglione di Artiglieria da Campagna) della 24ᵗʰ Infantry Division. 

Il maggiore Jang Ch’ŏl-bu guidò personalmente un attacco per soccorrere gli artiglieri statunitensi. Secondo le fonti sudcoreane, l’attacco fu efficace, portando alla sconfitta dei 400 nordcoreani assedianti. Un altra fonte sudcoreana, il 2° Battaglione di Cavalleria, dopo aver combattuto nell’area di Yugu, si trovò costretto a ripiegare a causa della distruzione dei ponti sul fiume Kŭm, attraversandolo con mezzi di fortuna. Nel corso del movimento, entrò in contatto con elementi statunitensi dispersi e si ricongiunse con una posizione di artiglieria nei pressi di Samgyo-ri. Il giorno successivo, i cavalieri intervennero nel tentativo di soccorrere tale posizione, già sotto attacco nemico; tuttavia, giunta sul posto, trovò la batteria ormai in condizioni critiche e non fu in grado di respingere l’avversario, limitandosi a distruggere i cannoni, coprire il ripiegamento statunitense e a evacuare i feriti (9)

Le fonti statunitensi offrono una prospettiva parzialmente diversa, ma ugualmente incerta. In esse si menziona l’intervento improvviso di reparti di cavalleria sudcoreana a sostegno di una batteria accerchiata da forze nordcoreane valutate in 400 soldati con mortai e mitragliatrici. Tuttavia, viene sottolineato come il livello di confusione fosse tale da impedire una chiara valutazione degli effetti dell’azione: non risulta infatti possibile stabilire con precisione se l’attacco abbia contribuito in modo significativo alla rottura dell’accerchiamento o abbia avuto un impatto soltanto limitato e temporaneo. Alle 15:00 fu ordinata la ritirata agli artiglieri, ma a causa del fuoco nordcoreano furono inflitte pesanti perdite a sera la batteria d’artiglieria contava sei ufficiali e 125 soldati dispersi o uccisi in azione, due obici distrutti dall’artiglieria nordcoreana e tre abbandonati (10)

Un ulteriore resoconto descrive una situazione di accerchiamento completo della B Battery statunitense da parte di circa 400 fanti nemici. L’intervento della cavalleria sudcoreana, giunta improvvisamente e lanciata all’attacco, avrebbe consentito agli artiglieri di sganciarsi e ritirarsi in ordine (11). Anche in questo caso, tuttavia, la narrazione non permette di determinare con chiarezza l’entità dei risultati ottenuti né le perdite inflitte al nemico.
Il giorno successivo, il 15 luglio, il 2° Battaglione di Cavalleria è annoverato tra le unità che condussero contrattacchi per alleggerire la pressione esercitata dalle forze nordcoreane sul 3ʳᵈ Battalion (3° Battaglione) del 34ᵗʰ Infantry  Regiment statunitense. Il 16 Luglio, un reparto guidato dal sottotenente Ch’oe Mun-ho ricevette l’ordine di avanzare oltre il fiume Kŭm per ricognizione; successivamente, a causa del collasso della linea difensiva statunitense sulla sponda sud del fiume, il reparto fu richiamato e costretto a una rapida ritirata notturna. Molti cavalli, ormai esausti, dovettero essere abbandonati.


A Sinistra/In Alto: Dragoni del 2° Battaglione di Cavalleria in marcia nel luglio 1950. (Foto: kin.naver.com)

A Destra/In Basso: Schema delle azioni del 14 luglio 1950, incluso il contrattacco del 2° Battaglione di Cavalleria. (Mappa: Google Maps, elaborazione dell'Autore)


La Fine del Reggimento 

Il 23 luglio, dopo duri combattimenti e una ritirata attraverso Taejŏn, Okch’ŏn, Yŏngdong e Kimch’ŏn, il 2° Battaglione di Cavalleria raggiunse Taegu, capitale provvisoria della Repubblica di Corea, dopo la conquista di Seul. Quasi immediatamente, ricevette l’ordine di fermare l’avanzata nemica verso Ch’ŏngsong. Il 25 luglio, il magg. Ch’ŏl-bu dispiegò le sue forze nella regione, sostenuto da circa 500 uomini del 5° Battaglione di Polizia formato con agenti di polizia richiamati nel RoKA. Il battaglione di cavalleria prima di lasciare Taegu lasciò gli ultimi cavalli superstiti nella città, le bestie erano ormai esauste e con ferite da sella lancinanti quando cavalcati. 

Nonostante la forza ridotta, il battaglione svolse efficacemente missioni di ricognizione, collegamento e combattimento grazie alla leadership del maggiore Jang Ch’ŏl-bu. Le forze nordcoreane, inclusa la 12ª Divisione di Fanteria e il 766° Reggimento di Fanteria Indipendente (12) non riuscirono ad occupare Ch’ŏngsong per circa una settimana grazie alle tattiche difensive del battaglione di cavalleria appiedato e di quelle dei poliziotti. Il comandante di battaglione conduceva personalmente ricognizioni notturne, distinguendosi per coraggio e leadership. Intorno al 2 agosto le forze nordcoreane all’assalto di Ch’ŏngsong vennero rinforzate da 3.000 uomini della 12ª Divisione di Fanteria nordcoreana. Il 3 agosto, la difesa di Ch’ŏngsong risultava sempre più critica, il magg. Ch’ŏl-bu ordinò ai superstiti del battaglione di mantenere le posizioni fino all’ultimo uomo. Il battaglione condusse numerose azioni di disturbo e incursioni contro il nemico, infliggendo gravi perdite.

All’1:00 di notte, una forza nordcoreana di entità pari a un reggimento tentò un’infiltrazione notturna sfruttando l’oscurità. Una sua componente avanzò lungo un tratto della cresta meridionale del Monte Pibongsan, riuscendo a inserirsi tra il 3º Battaglione e un'altra unità sudcoreana più a nord, interrompendone i collegamenti. Proseguendo l’infiltrazione, tali elementi giunsero fino a Mokgye, dove erano dislocati i posti di comando del 1º Battaglione Corazzato e del 2º Battaglione di Cavalleria del Reggimento Corazzato Indipendente (13)

Le unità nordcoreane infiltrate, travestite da personale di polizia, eliminarono le sentinelle e accerchiarono una grande abitazione rurale utilizzata come posto di comando del 2º Battaglione di Cavalleria. Il comandante, maggiore Jang Ch’ŏl-bu, oppose resistenza, ma, divenuta la situazione ormai disperata, scelse di togliersi la vita piuttosto che cadere prigioniero (14)

Il sottotenente Pak Ik-kyun provvide a comporre la salma del comandante e assunse il comando ad interim del battaglione di cavalleria. Il posto di comando del 1° Battaglione Corazzato riuscì invece a ritirarsi senza perdite. Nel frattempo, a partire dalle ore 04:00, i superstiti dei due battaglioni del Reggimento Corazzato Indipendente furono impegnati in violenti combattimenti contro una forza nemica stimata in circa due battaglioni di fanteria, con esiti alterni. 

Tuttavia, la distruzione del posto di comando di un battaglione e il trasferimento del secondo, unita all’azione delle forze nordcoreane infiltrate, determinò una situazione estremamente critica: i due battaglioni si trovarono infatti attaccati simultaneamente da entrambe le direzioni. Il sottotenente Pak Ik-kyun, comandante ad interim del 2º Battaglione di Cavalleria, decise di congiungersi con il 1º Battaglione Corazzato, schierato sul fianco sinistro, al fine di costituire il nucleo principale del reggimento e affrontare il nemico su entrambi i fronti. Durante il tentativo di sfondamento presso il cosiddetto passo di Kurigokchae, le unità furono tuttavia investite da un’imboscata; giunte nei pressi della Quota 375, risultavano ormai estremamente provate dalla fatica. Una volta riunitesi sulla Quota 375, le due unità, poste sotto il comando del più anziano, il sottotenente Pak Ik-kyun, tentarono di ristabilire il contatto con il posto di comando sudcoreano dell’area. Attraversato a guado il fiume Panbyŏnch’ŏn, esse si attestarono nei pressi della località di Notkal (circa 3,5 km a ovest di Mokgye, nell’area di Chidong), predisponendo una difesa perimetrale e inviando un ufficiale di collegamento al posto di comando del reggimento situato a Ch’ŏngsong.

Il 5 agosto, in seguito alla diffusione della notizia della morte del maggiore Jang Ch’ŏl-bu e ad un attacco, all’alba, al comando del 18° Reggimento di Fanteria sudcoreano, il dispositivo difensivo sudcoreano nell’area perse il controllo della situazione operativa sul campo di battaglia. 

Nel corso degli scontri successivi, le forze sudcoreane subirono gravi perdite in termini di personale e materiali, in particolare tra le proprie forze principali, costituite dal 18º Reggimento di Fanteria e dai resti dei due battaglioni del Reggimento Corazzato Indipendente. Costrette infine a ritirarsi, ostacolate dagli infiltrati nordcoreani, le forze sudcoreane riuscirono a ripiegare e a concentrarsi nella provincia di Ŭisŏng, dove il Reggimento Corazzato Indipendente cessò la sua esistenza e i superstiti assegnati ad altre unità. 

Testimonianze concordano nel descrivere il trasferimento e la consegna dei cavalli a strutture nelle retrovie, operazione che segnò la perdita della capacità operativa come unità montata. Entro breve tempo, il numero di cavalli si ridusse significativamente e il reparto fu definitivamente riorganizzato come unità di fanteria. Anche il personale veterinario venne in parte impiegato come forza combattente, mentre i cavalli superstiti furono trasferiti fino a Pusan e affidati ad altre unità.


A Sinistra/In Alto: I dragoni del 2º Battaglione di Cavalleria al loro arrivo a Taegu nel tardo luglio 1950. Poco dopo, i soldati dovettero lasciare i loro amati animali per l'ultima volta. (Foto: reddit.com da u/StrangeHotel7638)

A Destra/In Basso: Ufficiali dell'Esercito Sudcoreano passano in rassegna i cavalli del 2º Battaglione di Cavalleria (Foto: kin.naver.com)


Eredità e discendenza nella tradizione meccanizzata sudcoreana e conclusioni 

Nonostante la breve vita operativa e la distruzione del parco mezzi, il Reggimento Corazzato Indipendente rimase un riferimento identitario nella genealogia della meccanizzazione sudcoreana: la continuità istituzionale è fatta risalire, nelle ricostruzioni coreane più diffuse, alla 1ª Brigata di Fanteria Meccanizzata, richiamata come discendente simbolica della prima esperienza nazionale con i veicoli corazzati. 

Sebbene le poche fonti che ne fanno menzione presentino il reggimento come un’unità corazzata, l’analisi dei resoconti provenienti da fonti sudcoreane restituisce un quadro sensibilmente diverso. Dall’esame della sua evoluzione storica emerge infatti come, più che essere ricordato quale primo reparto corazzato del Paese, esso sia considerato dalle fonti autoctone come “ultimo reparto di cavalleria coreano”. 

In tale prospettiva, la memoria del reggimento viene preservata e celebrata con una valenza simbolica e tradizionale analoga a quella attribuita, nel contesto italiano, alla carica di Isbuscenskij del Reggimento "Savoia Cavalleria"


In Alto: Due autoblindo M8 Greyhound della 316ª Unità Corazzata, 3ª Divisione Corazzata dell'Esercito della Repubblica di Corea, conservano la mimetizzazione, le insegne e il numero di serie anteriore originali statunitensi, oltre al nuovo numero di serie posteriore sudcoreano. L'autoblindo in primo piano è un modello di ultima produzione, come si evince dal vano di stivaggio che sostituisce il portamine anticarro tra l'asse anteriore e quello posteriore, un aggiornamento introdotto alla fine del 1944. Sulla torretta sono presenti iscrizioni in hanja (coreano scritto in caratteri cinesi): ‘Kyŏngmu’, il nome di un’antica capitale coreana, e ‘T’agong’, letteralmente “Perforatore”. I due caratteri cinesi che fiancheggiano la stella bianca significano "Esercito" in hanja. Luogo: Yeongwol, 5 gennaio 1951. Entrambi i veicoli sono equipaggiati con l’attacco pieghevole D67511 per la mitragliatrice contraerea Browning M2HB e hanno kit medici montati sul retro del paraurti sinistro. I veicoli della 316ª Unità Corazzata arrivarono in Corea nel tardo 1950 per formare nuove unità. (Foto: NARA)


Note

1 - In tutto l'articolo, per le parole coreane dell'alfabeto hangŭl, l'autore utilizzerà il sistema di romanizzazione McCune-Reischauer, uno dei due sistemi più utilizzati di traslitterazione del coreano, insieme alla latinizzazione riveduta. Per quanto meno comune, questo sistema di romanizzazione risulta più corretto nelle pronunce. 

2 - La maggior parte dei soldati di origine coreana, circa 245.000 (dei quali  circa 116.000 combattenti e 120.000 ausiliari), arruolati volontari tra il 1937 ed il 1944 o per coercizione (dal 1944), operarono come fanteria leggera o con compiti logistici. Solamente una minima parte di coreani ebbe ruoli più importanti come sottufficiali o piloti di caccia. Una parte di questi veterani vennero reintegrati come ufficiali e sottufficiali nelle forze sudcoreane a partire dal gennaio 1946.

3 -  Come le truppe giapponesi durante l'occupazione, le forze sudcoreane divennero tristemente famose per la brutalità, non solo contro i guerriglieri, ma anche contro i cittadini sospettati di essere simpatizzanti. Interi villaggi vennero dati alle fiamme per rappresaglia. 

4 -  Tra il 1945 ed il 1950 in Corea del Sud erano presenti circa 7.000 veicoli a motore di ogni tipo (non contando quelli militari e usati dagli statunitensi) per una popolazione stimata tra i 16 ed i 20 milioni di abitanti. Meno dello 0,01% della popolazione sudcoreana era quindi provvista di patente di guida.

5 - Secondo la testimonianza di Kil Chŏn-sik, uno degli studenti universitari che si arruolarono e che in seguito alla guerra divenne segretario generale del Partito Repubblicano coreano, il maggiore Yi Yong-mun, saputo che i giovani volevano candidarsi alle olimpiadi, li convinse facendo notare che alle precedenti olimpiadi di Berlino 1936, la maggior parte dei partecipanti alle gare di equitazione erano anche ufficiali degli eserciti esteri. Affermazione corretta in quanto, i partecipanti italiani all’ultima olimpiade prima del Secondo conflitto mondiale, erano tutti ufficiali dell’Arma di Cavalleria del Regio Esercito.

6 -  Già nella primavera 1948 il reparto impiegava 5-7 semicingolati. Successivamente alcune fonti fanno riferimento a 12, 15 o 24 semicingolati totali. La cifra di 24 veicoli è confermata da Storia delle Forze Armate (in Coreano) edito dall'Ufficio Storico del RoKA nel 1970, con specifico riferimento al fatto che il totale di 24 semicingolati venne raggiunto dopo l'elevazione a reggimento. 

7 - Secondo altre fonti, si trattava della 1a Compagnia Corazzata, si è invece allo scuro di cosa si intenda per 7a Compagnia di Cavalleria. La 7a Compagnia del Reggimento Corazzato Indipendente sarebbe dovuta essere la compagnia dotata di semicingolati del 3° Battaglione di Fanteria. Si tratta verosimilmente di un errore nelle fonti, in quanto il battaglione di cavalleria non operò a Kimp’o durante i primi giorni di guerra. 

8 - Il numero di caduti avversari è stato verosimilmente gonfiato dai veterani o dalle fonti coreane postbelliche per aumentare l’alone di eroismo intorno a questi giovani cavalieri. 

9 - Storia della Guerra di Corea, Vol. II, Operazioni di Ritardo, op.cit. in bibliografia, p. 471, Estratto dalla testimonianza del sottotenente Cho Ch’ŏl-ton. (in Coreano) 

10 - South to the Naktong, North to the Yalu, Disaster at the Kum River Line, op.cit. in bibliografia, p. 128 

11 - This Kind of War: The Classic Korean War History, Taejon, op.cit. in bibliografia, p.90

12 - Anche noto come 766° Reggimento d’Infiltrazione o come brigata. 

13 - Dopo gli scontri nella penisola di Kimp’o, questa e la prima volta che torna ad essere citato il 1° Battaglione Corazzato, probabilmente a seguito della perdita di buona parte delle autoblindo fu trasformato in un'unità di fanteria assieme alle unità del 3° Battaglione di Fanteria e di altri soldati sbandati, sostenuti da pochi M8 Greyhound. 

14 - Altre fonti riportano che il maggiore si suicidò per lo stesso motivo, ma dopo essere stato gravemente ferito.

Fonti

Bibliografia

  • Roy E. Appleman, South to the Naktong, North to the Yalu (June-November 1950), Washington, D.C., Center of Military History, United States Army, 1961. 
  • R. Fehrenbach, This Kind of War: The Classic Korean War History, Washington, D.C., Potomac Books, 2000. 
  • Storia della Guerra di Corea, Volume II: Operazioni di Ritardo, Seoul, Ministero della Difesa Nazionale, Istituto per la Compilazione della Storia Militare, 1983.
  • Millett, Allan R., The War for Korea, 1950–1951: They Came from the North, collana “Modern War Studies”, Lawrence, University Press of Kansas, 2010.
  • Shen, Chih-hua, La Guerra di Corea nei Documenti Segreti, Seoul, PNA World, 2024. (in coreano; spesso citato in inglese come The Korean War in Secret Documents)

Sitografia


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